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A Milano il Comune sfratta gli ex deportati

“La figlia di un deportato sfratta gli ex deportati”. Alla sede dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati) di via Bagutta a Milano, vicino a piazza San Babila, sono rimasti a bocca aperta quando lo scorso 11 gennaio hanno ricevuto la raccomandata da parte del Comune. Il messaggio è chiaro: l’associazione deve lasciare liberi gli uffici entro il 30 giugno 2009, dopo oltre 40 anni.

“Abbiamo chiesto spiegazioni”, dice il presidente della sezioni milanese Dario Venegoni, “ma finora non abbiamo ricevuto risposte. Non capiamo il motivo di un’iniziativa da parte di un’istituzione con cui abbiamo sempre avuto buoni rapporti (abbiamo ricevuto diversi Ambrogino d’oro) e oggi guidata dalla figlia di un ex deportato”. Paolo, il padre di Letizia Moratti infatti, fu arrestato durante la Resistenza e rinchiuso a Dachau. “Abbiamo sempre pagato regolarmente l’affitto”, continua Venegoni, “circa 10 mila euro l’anno e ci manteniamo con le nostre sole forze. In altre città l’Aned viene ospitata gratuitamente in edifici comunali”.

L’associazione degli ex deportati promuove 200 iniziative ogni anno, convegni, pubblicazioni, commemorazioni, lezioni nelle scuole per ricordare le vittime dei lager nazisti, “senza distinzione di religione e parte politica”, sottolinea il presidente milanese. “Il Comune mostra di non riconoscere il valore storico e culturale della nostra associazione”. E alla Giornata della memoria, domenica 27 gennaio, i membri dell’Aned rischiano di trovarsi sul palco di fianco ai rappresentanti di Palazzo Marino.

L’assessore alla Casa Giovanni Verga spiega in un’intervista a “Chi ama Milano” che la lettera inviata all’Aned è solo un avviso di routine di fine contratto e non uno sfratto. Per capire che fine farà quindi la sede dell’associazione l’opposizione ha inviato un’interrogazione al sindaco, firmata dal capogruppo del Pd Marilena Adamo e dal consigliere Carmela Rozza, che dice: “Non ci è stato ancora risposto e non sappiamo cosa il Comune intenda fare degli uffici di via Bagutta. Si tratta di un caso simile ma non identico a quello dell’Anpi (che ha ricevuto lo sfratto perché l’edificio in cui ha sede verrà cartolarizzato, ndr), di una comunicazione di fine locazione senza richiesta di rinnovo. Vogliamo sapere se qualcuno si è preoccupato di trovare una sistemazione alternativa a enti che rappresentano principi cardine della nostra storia”.

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