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[Verona] «Macché fascismo, è solo disagio»

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dal manifesto

Incredibile seduta straordinaria del consiglio comunale di Verona dopo l'uccisione di Nicola Tommasoli. Per i 5 arrestati dalla maggioranza di destra solo giustificazioni: sono stati provocati, la politica non c'entra. Un consigliere di An: «Si è trovato nel luogo sbagliato nel momento sbagliato».

Sabato prossimo Verona e Negrar, in occasione dei funerali privati di Nicola Tommasoli, hanno proclamato il lutto cittadino. Il massacro del ventottenne di Santa Maria di Negrar, ucciso a calci in testa nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio in pieno centro storico da cinque giovanissimi, di cui tre sicuramente legati alla destra radicale, impone alla città una riflessione scomoda. Che in effetti Verona, almeno stando al dibattito svoltosi nella seduta straordinaria tenuta ieri dal consiglio comunale, forse non ha molta intenzione di fare.
Tutti, maggioranza di centrodestra e minoranza di centrosinistra, si sono affrettati a condannare con parole anche forti l'omicidio di Nicola, a esprimere il cordoglio alla famiglia ma nessuno, a parte il «solito» (e unico) comunista presente, il capogruppo del Pcdi Graziano Perini, ha usato le parole «estrema destra, curva dell'Hellas, ideologia identitaria riconducibile al nazifascismo». L'origine vera della violenza che ha ammazzato Nicola.
In aula serpeggia palpabile il fastidio di essere di nuovo al centro dell'attenzione mediatica, la paura di essere ancora bollati come una città fascista. Si vota una mozione generica in cui non vi è alcun riferimento politico (42 su 43, vota contro Graziano Perini), un'altra che plaude all'azione delle forze dell'ordine, si osserva qualche minuto di silenzio per commemorare Nicola.
A nulla valgono i richiami di Roberto Fasoli, consigliere comunale del Pd, che invita il sindaco a non semplificare l'accaduto né minimizzandolo come una «ragazzata» né usando il mero contrasto fascismo/antifascismo: «In questo momento - dice Fasoli - raccomando a Flavio Tosi di non trattare la città come il medico che si accontenta di dare al paziente un'aspirina. Il sindaco ha il dovere di non tranquillizzare i cittadini, è il sindaco di tutti e deve togliere ogni alibi a chi pensa di godere di protezioni e omertà».
Il tentativo è abbastanza chiaro: da una parte il centrodestra, capitanato dal sindaco sceriffo Flavio Tosi (Lega Nord), che vuole far passare la tragica vicenda come un episodio di bullismo, la violenza di un gruppo di giovani privi di valori che, magari in preda all'alcol, hanno esagerato con le botte. Dall'altra un centrosinistra che parla di tutto, violenza negli stadi, permissivismo dei genitori, programmi poco educativi alla tv, disagio esistenziale, perdita di senso e chi più ne ha più ne metta. Un trattato di sociologia della devianza in forma di consiglio comunale.
Quando attacca a parlare Ciro Maschio di Alleanza nazionale - lui si definisce «l'unico gandhiano» di An - e dice: «Nicola era un bravo ragazzo ma si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato». Il pubblico presente in balconata esplode, grida a Miglioranzi (Andrea, capogruppo della lista Tosi in consiglio comunale, ex Veneto Front Skinhead, attualmente della Fiamma) «Andrea, fai vedere la svastica» (tatuaggio?) e «vergogna, vergogna». Il presidente sospende la seduta, i rivoltosi vengono cacciati dai vigili e si devono accontentare di inscenare una piccola manifestazione fuori dal municipio.
Quando parla Miglioranzi, esempio vivente della collusione di Tosi con la destra radicale - non bastassero le sue partecipazioni ai cortei della destra neonazista, alle «messe riparatrici» con gli integralisti cattolici, il processo per propaganda razzista che gli pende sulla testa - i contestatori sono già fuori e il «Miglio» si esprime in tutta tranquillità: «Deve essere disinnescata - dice - la spirale della violenza, qualsiasi odio politico per l'avversario non deve più esistere». Non male per chi ha fatto parte di uno dei gruppi più famigerati della «White power music», i Gesta Bellica.
Del resto anche il sindaco non scherza. Nell'intervento conclusivo, prima di darsi in pasto alle telecamere e comparire col vescovo sulle scalinate del municipio per la «manifestazione silenziosa» indetta dal consiglio comunale, pensa bene di invocare una «condanna esemplare» per gli assassini di Nicola stigmatizzando «il quadro normativo inadeguato» per cui «se la condanna non è esemplare chi patisce la condanna è libero in poco tempo». Ma il problema - dice - è di tutto l'Occidente, che si è arricchito ma ha perso i valori fondamentali. Così citando, salta dalla Perugia di Meredith ai ragazzi di Torino che hanno aggredito i vigili che appioppavano le multe, ai bulli che spediscono i filmati a You Tube e via generalizzando.
Per non dire che in città la violenza esiste, è di stampo neofascista (stadio compreso), e di questo è morto Nicola.

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