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Riccardo Rasman
http://www.youtube.com/watch?v=zhRIqjl7Yyc&feature=fvw
www.youtube.com/watch?v=iMQL75yUIuk
Giovedì, 28 Febbraio 2008
Riccardo Rasman
[...]
SENATO DELLA REPUBBLICA
Gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELL’INTERNO
Premesso che:
Riccardo Rasman era un giovane nato a Trieste il 5 agosto 1972;
nel 1992 il Rasman, nel corso dell’espletamento del servizio di leva durante, riferì di aver subito atti di “nonnismo” in seguito ai quali iniziò a manifestare una sindrome schizofrenica paranoide;
a seguito di un ricorso promosso contro il Ministero della Difesa, la Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia con sentenza del 26 settembre 2003 riconobbe il giovane, in relazione alla sindrome maturata, l’infermità dipendente da cause di servizio;
il 27 ottobre 2005, poco dopo le 20, Rasman era da solo nel suo appartamento assegnatogli dall’istituto case popolari a Trieste, presso il quale si recava saltuariamente;
Rasman si trovava probabilmente in uno stato di agitazione psico-fisica dovuto alla sua malattia e, tenendo la musica della radiolina alta si mostrò nudo sul balcone da dove lanciò due patardi sulla strada, uno dei quali cadde vicino alla figlia del portiere dello stabile;
questo episodio, pur non provocando lesioni alla ragazza, spinse a chiedere l’intervento del 113;
quando le forze dell’ordine giunsero sul posto con due volanti il Rasman si era ormai rivestito e steso a letto spaventato, rifiutandosi di aprire la porta di casa;
nonostante il Rasman, secondo le testimonianze dei vicini, si fosse completamente calmato e seduto sul letto, gli agenti chiesero l’ausilio dei Vigili del fuoco per forzare la porta
una volta sfondata la porta di casa vi fu una violenta colluttazione fra il Rasman, di corporatura molto robusta, e i quattro agenti che lo immobilizzarono;
dopo la colluttazione Rasman riportava ferite sanguinanti al volto e alla testa; fu ammanettato con le mani dietro la schiena e gli furono legate le caviglie con un filo di ferro.
gli agenti effettuarono su Rasman una prolungata pressione sul dorso al fine di renderlo inerme, e lo lasciarono nella predetta posizione prona per diversi minuti nel corso dei quali il Rasman iniziò a respirare affannosamente e ad emettere rumorosi rantoli, percepiti anche dai vicini di casa;
Riccardo Rasman cessò di rantolare e divenne cianotico, ma solo tardivamente gli agenti chiesero l’intervento del 118, senza ancora - nel frattempo - provvedere a voltare l’uomo in posizione supina;
giunto sul posto il 118, viene constatato il decesso di Rasman.
Considerato che:
le indagini vennero effettuate su delega del PM dagli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione;
dopo due anni di indagine, nell’ottobre 2007, il Pubblico Ministero dott. Mortone, ha richiesto l’archiviazione del caso ritenendo che i quattro agenti intervenuti, indagati per omicidio colposo, abbiano agito nell’adempimento di un dovere e quindi con pieno diritto, pur essendo stato accertato dalla perizia medico legale disposta dallo stesso PM che il decesso è avvenuto per “asfissia posturale” del Rasman causata dall’azione dei quattro agenti;
effettuata opposizione all’archiviazione da parte dei legali della famiglia Rasman, il prossimo 28 febbraio si celebrerà davanti al GIP l’udienza che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione;
questo episodio presenta delle inquietanti similitudini con quanto pare sia accaduto al giovane Federico Aldrovandi, il giovane di 18 anni morto a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato e malmenato dalla polizia.
Per sapere:
se il ministro intenda chiarire quali siano i motivi per i quali siano stati utilizzati metodi tanto brutali con un invalido psichico;
se il ministro intenda verificare se la scelta di assegnare l’indagine agli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione e quindi nella morte di Rasman;
come il ministro intenda intervenire per far chiarezza su questi episodi di fermi di polizia che troppo spesso si tramutano in colluttazioni ed a volte, come nel caso di Rasman e del giovane Aldrovandi, sfociano in tragedia.
Roma, 27/2/2008
Sen. Adelaide Gaggio Giuliani
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Morto di polizia ? Giallo a Trieste
Una mossa che raramente capita di vedere in un'aula giudiziaria: un pm che revoca di fatto la richiesta di archiviazione presentata da lui stesso. E' successo ieri mattina nell'aula del tribunale di Trieste. Si riapre così il caso sulla morte di Riccardo Rasman: il gip Paolo Vascotto si è preso cinque giorni per decidere sulla richiesta di un supplemento di indagini del pubblico ministero Pietro Montrone.
Riccardo aveva 34 anni, da tempo soffriva di una sindrome schizofrenica paranoide, era seguito dai servizi sociali. La sera del 27 ottobre 2006 si trovava da solo nel suo monolocale in via Greco 38. Forse era un po' su di giri, il giorno dopo lo attendeva un nuovo lavoro. O chissà cosa gli era accaduto. Ma fatto sta che quella sera Riccardo non fa nulla di socialmente pericoloso, se non buttare un paio di petardi in strada, ascoltare musica ad alto volume e girare nudo per casa. Petardi «forti come bombe», però, per una vicina che chiama la polizia. Intervengono almeno due volanti (il difensore di parte civile sospetta che ad un certo punto diventino quattro). Ma la porta è chiusa, quel ragazzone alto 1,85 per 120 chili si è ormai calmato, è steso sul letto, vestito e probabilmente impaurito. Sua sorella Giuliana, che da due anni insieme al padre Duilio e alla madre Maria Albina lotta per sapere la verità, in una video-inchiesta realizzata da Paolo Bertazza ricorda: «Viveva nella paura, e io che gli dicevo: Ricky non puoi vivere così. Pensa sempre che se qualcuno ti vuole fare male ci sarò io davanti a te». Ma quella sera al quarto piano di via Greco Giuliana non c'è e non può esserci. E lui è spaventato soprattutto dalle divise - anche se questo la polizia proprio non lo può sapere - perché la sua depressione inizia durante la leva militare, quando subisce violenti atti di «nonnismo», tanto da essere congedato e vedersi riconosciuta dalla Corte dei Conti l'infermità dipendente da causa di servizio. Ma sono proprio uomini in divisa quelli che intimano di aprire la porta. Riccardo urla che no, che se non se ne vanno li ammazza. E la polizia che, invece di chiamare i servizi sociali - nonostante sospetti di essere di fronte a una persona psichicamente debole, tanto da chiedere una verifica in centrale, che però non arriva in tempo - avverte i vigili del fuoco per sfondare la porta. Ne segue una colluttazione molto pesante, dicono le relazioni di servizio dei quattro agenti che ora sono indagati per omicidio preterintenzionale in concorso tra loro. Per bloccare Riccardo - che si agita e che accoglie i poliziotti brandendo un bastone - danno manforte anche i vigili del fuoco. Si tratta di almeno sei persone contro uno. La stanza è in penombra, nessuno accende la luce, si vede poco. Riescono ad ammanettarlo con le mani dietro la schiena, ma lui si agita ancora. Allora gli salgono sul dorso in due. Gli legano i piedi con un filo di ferro. Quando infine accendono la luce, si rendono conto che è cianotico, e che ha perso i sensi. Chiamano il 118, ma Riccardo è morto.
Per il medico legale incaricato della perizia dal pm ad averlo ucciso non sono le botte, nonostante nella stanza ci sia molto sangue, ma un' «asfissia posturale», causata dalla pressione sulla schiena di una persona in carenza di ossigeno. E' la stessa causa di morte sospettata dai legali di parte civile per un altro caso di decesso durante un controllo di polizia: quello del diciottenne Federico Aldrovandi a Ferrara nel settembre 2005. Sul caso Aldrovandi è in corso un processo per omicidio colposo, proprio oggi un'udienza in cui si attendono importanti smentite sulle ultime dichiarazioni dei dirigenti della questura ferrarese.
E ora uno spiraglio di luce anche per Rasman. Il pm ha fatto dietrofront, dopo aver sostenuto che l'intervento dei poliziotti era legittimo, e l'azione svolta in legittima difesa. «Va riconosciuto l'atteggiamento onesto», commenta uno dei legali, Giovanni Di Lullo, da pochi giorni affiancato da uno dei legali della famiglia Aldrovandi, Fabio Anselmo, che dice: «Ora attendiamo giustizia per una morte tanto sconcertante quanto choccante».
Cinzia Gubbini
(da Il Manifesto)
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Commenti
Alcune precisazioni:
Alcune precisazioni: l’edificio di case popolari dove abitava Rasman è in Via Grego, non Greco.
Non erano in sei contro uno, perché i pompieri non hanno affrontato Rasman, si sono limitati ad aprire la porta, altrimenti sarebbero stati indagati per omicidio preterintenzionale anche loro e poi non è un loro compito istituzionale. I poliziotti erano quattro, tra cui una donna (due volanti, ogni equipaggio ha due uomini). Solo dopo è arrivata una terza macchina.
Con il senno di poi è facile fare commenti. I poliziotti dovevano chiamare i servizi sociali, non dovevano entrare, dovevano aspettare, ecc.
Ma pensate alla situazione che si è presentata: una persona con problemi mentali in stato di agitazione chiusa nel suo appartamento, si sembra calmato, ma che fare? Lasciarla stare, aspettare i servizi sociali che non si riescono mai a rintracciare in ore serali, o addirittura andarsene? E se poi questa persona si butta dalla finestra o esce e uccide qualcuno o fa qualche danno? Una volta entrati e cominciata la colluttazione non ci si pensa che immobilizzando una persona la si può soffocare.
Forse si poteva gestire la situazione in un altro modo, ma ripeto, è facile fare i professori dopo che sono successi i fatti.
E’ stata una terribile tragedia.
I vicini di casa si lamentavano che Rasman faceva confusione, teneva la musica a tutto volume. Gli bussavano alla porta chiedendogli di smetterla e lui alzava ancora di più il volume. Le istituzioni dovevano fare di più per lui finché era in vita, ora è inutile.
Infine c’è da chiedersi chi è che sta finanziando questa causa legale e che interessi abbia.
Il caso era praticamente chiuso, ma è stato riaperto grazie all’intervento di chi? Chi paga gli avvocati, la famiglia può permetterselo? Non è certo un avvocato d’ufficio, si farà pagare bene.
Sarebbe interessante capire i motivi che hanno portato a questo colpo di scena.
Come scritto dallo stesso Manifesto in questo articolo: “Una mossa che raramente capita di vedere in un'aula giudiziaria”.
bravo
tutto giusto.peccato però che mandano sempre 4 arroganti bastardi in divisa che non hanno nessuna idea sana nè preparazione su come affrontare queste e altri tipi di situazioni, basta contare i morti "per sbaglio" e i depistaggi a cura delle veline di questura.l'unico modo che hanno è quello che gli hanno insegnato e legittimato: la violenza.
eh beh... 4 contro 1 allora
eh beh... 4 contro 1 allora è onesto.
Forse si poteva gestire la cosa in modo diverso?????
senza parole.
col senno di poi cosa? quindi è normale che 4 poliziotti pestino a sangue un ragazzo NON ARMATO? E' normale ammanettarlo e soffocarlo???
ma zitto va.
allora la prossima volta ci vai tu da solo
Ecco uno molto bravo a giudicare.
4 contro 1 non è onesto né disonesto, non è una sfida a duello, è una situazione dove bisogna fermare una persona e più poliziotti intervengono e maggiori sono le possibilità di immobilizzare la persona senza fargli del male (cosa che in questo caso purtroppo non è riuscita). Ad esempio in USA i poliziotti girano da soli, ma ti sparano appena fai una mossa.
Sì, è vero, erano tre uomini ed una donna contro uno, ma si trattava di un armadio di grosso uomo di 36 anni agitato per motivi psichici, non di un ragazzo tranquillo. Vorrei proprio vederti tu in quella situazione.
Un ragazzo NON ARMATO? I poliziotti gli hanno forse sparato? Cosa intendi dicendo che era disarmato? Una persona disarmata è assolutamente innocua, non ti può prendere a pugni e calci?
Come fai a sapere che lo hanno pestato a sangue e che non si sia fatto male agitandosi, sbattendo sui muri? Ma hai mai fatto a pugni con qualcuno, ti è mai capitato di farti male alla mano sferrando un pugno?
Non sto dicendo che sia normale soffocare una persona, ma è stata una disgrazia, non l’hanno fatto apposta.
A quello che dice peccato però che mandano sempre quelli in divisa che non sono preparati: chi bisogna mandare? Ci vai tu a fare interventi del genere? Magari domani il tuo vicino di casa fa casino e tu gli mandi il 113…
Dici che non sono preparati, basta contare i morti per sbaglio? Ma sai quanti interventi al giorno succedono in Italia del genere che hanno successo senza uccidere nessuno? Perché non conti quelli?
Se non stava facendo niente di pericoloso perché non rimproverate anche chi ha chiamato la polizia?
Ma sei scemo o ci fai? Il
Ma sei scemo o ci fai?
Il ragazzo era tranquillo , non minacciava nessuno.
In base a cosa hanno sfondato la porta?
Il ragazzo era conosciuto come malato mentale , perchè non hanno chiamato il servizio saniatrio?
O abbiamo della polizia incapace,
o abbiamo dei poliziotti violenti.
Casi come questi si ripetono continuamente.
Un po' e un po'...
Un napoletano ladro, non fa i napoletani ladri.
Un chirurgo incapace, non fa tutti i chirurghi incapaci.
Un poliziotto violento, non fa una polizia violenta.
C'è tanta gente che fa il proprio lavoro in silenzio e con criterio.
Poi ci sono gli altri, come in questo caso.
Provocati, malmenati o quello che vi pare.
Ma non si lascia morire un cristiano già immobilizzato e percosso fino al limite dell'incoscienza.
Se appartieni alle forze
Se appartieni alle forze dell'ordine, DEVI essere in grado di gestire lo stress derivante da situazioni di questo tipo! Vale a dire: una persona qualsiasi , che NON HA una preparazione adeguata, in una rissa, purtroppo potrebbe commettere l'irreparabile, ma un poliziotto NO! Altrimenti questa gente a cosa ci serve? A cosa è preparata, allora?
Peraltro una persona qualsiasi probabilmente pagherebbe il suo errore, un appartenente alle forze dell'ordine, resterà certamente impunito.
e adesso arrivano anche i militari
e adesso arrivano anche i militari, senza preparazione specifica (ammesso che i poliziotti ce l'abbiano).
non uno
non uno , ma bensì 4 (quattro) erano i "poliziotti" violenti
forse non va incolpata tutta la categoria, ma sicuramente vanno puniti questi atti orrendi.
immaginati tutti i poliziotti con indole violenta, sanno che rientra nel loro compito (come a dichiarato il pm )colpire e torturare e UCCIDERE. in giro di poco avremo delle stragi
facile parlare
A quello che mi ha dato dello scemo rispondo che lo scemo è indubbiamente lui.
Con il senno di poi è facile dire che l’uomo (perché lo chiami ragazzo? Aveva 36 anni, non 15) non minacciava nessuno. Invece gettava petardi dal balcone.
In base a cosa hanno sfondato la porta?! Ma sei scemo o ci fai?
Hanno sfondato la porta perché non apriva ed era agitato. Come si fa ad essere sicuri che non fosse pericoloso? Ma hai visto la foto del “ragazzo”? Hai visto la sua faccia?
Perché non hanno aspettato il servizio sanitario? Cosa poteva fare il servizio sanitario? Entrare al posto della polizia e uccidere il “ragazzo”?
Casi come questi si ripetono continuamente?! Ma se è successo due anni fa e da allora non ci sono stati altri casi del genere!
A quello che dice che se appartieni alle forze dell’ordine devi essere superman: ma cosa ne sai dell’addestramento della polizia? Sono uomini come tutti gli altri, non sono mica i Navy Seals. E tuttavia questa gente serve, perché la gente la chiama ogni giorno e non succedono sempre degli esiti del genere.
A quello che dice ma bensì: si dice o ma o bensì.
E’ stata una disgrazia. Ripeto, vorrei proprio vedervi voi in quella situazione, voi che sapete giudicare e condannare molto bene, cosa avreste fatto se foste stati al posto dei poliziotti? Rispondetemi a questa domanda, invece di dire stupidaggini.
Marco
Purtroppo in questi casi è difficile dire con esattezza dove stia il torto o la ragione. Non voglio entrare nella polemica perchè tutte le argomentazioni portate hanno la loro validità, ma una cosa, da psicologo, la devo dire: il servizio sanitario andava chiamato. Non sminuire il nostro lavoro dicendo che non poteva fare nulla: probabilmente bastava parlare con quell'uomo, che era un malato psichiatrico, per evitare questa tragedia...
Per il resto concordo sul fatto che è facile parlare con il senno di poi.
giustissimo, ma
E' giusto quello che dici, ma è difficile reperire uno psicologo alla sera. Al CIM c'è solo un infermiere che ha solo la funzione di rispondere al telefono; sulle ambulanze c'è il medico, ma non uno psicologo.
Forse c'è anche alla sera lo psichiatra al reparto psichiatrico dell'ospedale, ma il sistema di questo tipo di medico consiste nell'immobilizzare il matto per iniettargli un sedativo, cioè sarebbe successa ugualmente la colluttazione, solo con la manforte di alcuni infermieri e dello psichiatra.
Inoltre il personale sanitario spesso scarica la patata bollente sostenendo che non gli compete intervenire per contenere una persona che dà in escandescenze, sostenendo che è un compito della polizia.
Comunque si vuole creare un servizio apposito per questi casi in cui sarà reperibile uno psicologo, che è l'unica figura competente per gestire situazioni del genere. Tutt'oggi invece questi casi sono lasciati alla polizia e al personale del 118, in passato anche ai pompieri (esisteva una squadra chiamata "cattura pazzo"), che non hanno le conoscenze adeguate.
Ci auguriamo tutti che questo servizio venga attivato al più presto.
forse qualcuno non si è mai
forse qualcuno non si è mai trovato a tu x tu con degli agenti che non vogliono sentire parole ...
forse qualcuno non ha un figlio che ha subito dei traumi psicologici a causa del nonnismo ....
forse qualcuno ha bisogno di comprensione dialogo o amore e non di forza bruta utile a nulla se non ad unccidere...
forse..anzi voglio proprio vedere chi se ha un figlio che viene deliberatamente ucciso dalla polizia resta zitto o dice " si si bravi avete fatto il vostro lavoro"... devonon portare ordine non morte,ammissibile in nessun caso .
COMUNQUE SONO DI TRIESTE E RIKY LO CONOSCEVO DI PERSONA ERA UNA BUONA PERSONA!!
per il resto l'uomo ha sempre dominato l'uomo a suo danno... avanti cosi non si va da nessuna parte.
Chi
sei?
A tutto c'e' un limite. E'
A tutto c'e' un limite.
E' vero e' facile parlare, ma e' altrettanto facile massacrare una persona di botte fino alla morte, tra l'altro in quattro, sapendo anche che la persona aveva dei problemi mentali.
Come han saputo chiamare i vigili del fuoco per abbattere la porta, nello stesso tempo dovevano chiamare persone competenti che sapessero affrontare persone malate di mente; anzi prima ancora di chiamare i vigili del fuoco.
Si son lasciati prendere la mano un po troppo !!!
Guardate i filmati
Guardate i filmati pubblicati su you tube a riguardo di Riccardo Rasman !!!
NO NO, Gli agenti che sono intervenuti NON DEVONO RIMANERE IMPUNITI !!!!
Queste cose non devono accadere per nessun motivo al mondo.
Era malato di mente e gli agenti lo sapevano perfettamente in quanto Riccardo era già noto alle forze dell'ordine.Certo ammazzandolo se lo son tolto dai piedi.Ora non lo sentiranno più. Troppo facile risolvere così certe situazioni.
NON DEVONO RIMANERE IMPUNITI
ancora
Chiamare persone competenti che sappiano affrontare malati di mente? Chi dovevano chiamare, che non c’è nessun servizio del genere a quell’ora di sera?
Al Cim a quell’ora c’è solo il centralinista, il 118 non ha a bordo uno psicologo, gli infermieri dell’ambulanza al massimo potevano saltare addosso a Rasman insieme ai poliziotti.
A volte interviene il 118 per matti agitati e si comportano peggio. Ho sentito definire gli infermieri come "sbirri in camice bianco".
Volete capire che non c’è nessun servizio apposito e quindi in casi del genere arriva la polizia, che non ha le competenze per trattare con una persona malata di mente?
E’ vero, erano in quattro, ma erano quattro scriccioli contro un armadio di uomo. Una era donna, non dimentichiamolo.
Bisogna creare un servizio apposito per questo genere di problemi. Usare i quattro poveri agenti come capri espiatori è inutile.
Perché, dopo questo caso, non è stato creato un servizio apposito? Così la morte di Rasman non è servita a niente, solo a mettere alla gogna dei poliziotti che hanno cercato di fare il loro dovere. E quando si ripresenterà un altro caso del genere, saremo di nuovo tutti a dire che la polizia ha sbagliato, dovevano chiamare un apposito psicologo che non esiste, prima ancora dei pompieri.
Inoltre, se critichiamo il comportamento della polizia, allora bisogna criticare la complicità dei pompieri che hanno forzato la porta.
Se si ritiene che Rasman era innocuo, bisogna criticare anche il comportamento di chi, solo per intolleranza, ha chiamato il 113. Senza quella chiamata non sarebbe successo niente.
Eppure si criticano solo i quattro agenti. Troppo facile.
Invece di sbraitare, discutiamo per creare una struttura che si occupi di casi di gente con problemi psichici.
una disgustata
Sbraitare, criticare, parlare è troppo facile, bisogna creare una struttura adeguata ai malati psichici…
UN’UOMO (e molti altri) MORTO PER LA VIOLENZA QUATTRO POLIZIOTTI???
Quante volte ricorrono a metodi tragici quanto non è assolutamente necessario???
Quante volte sfogano la loro rabbia su persone che si ritrovano psichicamente deboli per colpa dell’assurdo sistema in cui viviamo???
Quante volte schedano ragazzi, ragazze, chiunque non gli vada a genio come un soggetto pericoloso e in base a questo si sentono liberi di reagire???
Tanto poi ogni loro reazione viene giustificata, no?
Tanto i casi riguardanti le forze dell’ordine vengono messi a tacere o archiviati con false motivazioni, no?
Tanto le indagini vengono affidate a loro colleghi, amici che depistano i fatti realmente successi, no?
Tanto le condanne, ammesso che ci siano, sono lievi, no?
Ma quanto devo leggere ancora???
Non c’è giustificazione per questo fatto, né per tutti gli altri, frequenti, fatti analoghi.
Se mi fossi trovata in quella situazione?
Sono SICURA che non sarei arrivata ad uccidere.
chi lo ha ucciso
Come fai a dire di essere SICURA di comportarti in un certo modo in situazioni critiche che non hai mai vissuto? Il fatto è che non doveva andare la polizia a gestire quel tipo di situazione.
Ti chiedi quante volte ricorrono a metodi tragici quanto non è assolutamente necessario???
E quante volte hanno invece salvato vite umane, impedendo suicidi? I giornali danno più risalto ad una malefatta della polizia, che ad una azione svolta bene.
Hai ragione, sbraitare è troppo facile, bisogna creare una struttura adeguata. La colpa di ciò è di tutti.
Perché prendersela solo con la polizia perché sarebbe intervenuta contro un uomo che, con il senno di poi, in quel momento non era pericoloso? Cioè, perché non prendersela anche con chi ha chiamato il 113? I vicini di casa saranno contenti che quell'uomo che disturbava con lo stereo ad alto volume è morto.
Rasman è stato ucciso prima dalla società, che lo ha abbandonato, Rasman era un uomo malato, doveva essere seguito meglio. Una società ipocrita che si giustifica incolpando i quattro poliziotti, che sono andati quella sera da Rasman non di loro volontà, ma chiamati dagli altri inquilini e dai passanti. Coloro che hanno chiamato il 113 volevano mettere a tacere quel disturbatore senza sporcarsi le mani. Non lo hanno affrontato loro, hanno mandato avanti quattro poliziotti che Rasman non lo avevano mai conosciuto. Ora si godono i vantaggi della loro morte.