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La Polizia sgombera dalla torre Galfa il fantasma degli anni '70
Marco Giovanniello - 15 maggio 2012
Polizia e Carabinieri hanno sgomberato stamattina la torre Galfa di Milano dagli occupanti "Macao", forse fermando l' onda di revival dei mefitici anni '70 che ha già raggiunto un apice gambizzando a Genova Roberto Adinolfi, AD di Ansaldo Nucleare.
Sotto tiro mediatico il sindaco Pisapia, che non potendo perdere né il sostegno del cosiddetto "popolo arancione" né quello dei moderati che alle elezioni avevano voltato le spalle a Letizia Brichetto in Moratti, ha dato prova di sano cerchiobottismo e pronunciato frasi di circostanza, ma non si è messo di traverso alla decisione di sgombero, forse perché come avvocato penalista si è ricordato che l' articolo 633 del codice recita:
Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi.
Il Sindaco, del resto, come avrebbe potuto benedire l' occupazione di un grattacielo che si trova a poche centinaia di metri da quelli in costruzione del Bosco Verticale, disegnati dal suo assessore nonché leader del PD Stefano Boeri?
La ricca borghesia di sinistra milanese, di cui Pisapia stesso è uno dei massimi rappresentanti, si è trovata di fronte alle proprie contraddizioni e può ringraziare la Polizia che le ha levato le castagne del fuoco, intervenendo prima che la situazione alla torre Galfa s' incancrenisse e approfittando dello sparuto numero, pare una ventina di persone, degli occupanti. Si versa qualche lacrima in parte da coccodrillo e tiremm innanz, business as usual.
Dall' altra parte non è stato tutelato l' interesse di Ligresti, come era comodo affermare, ma quello di Fondiaria e quindi anche dei suoi tartassati soci di minoranza e dei creditori.
I giovani Macao purtroppo non potranno più "fare cultura" nel grattacielo del Padrone. Me ne dispiaccio, augurando loro di andare a lavorare.
So che purtroppo sarà difficile, la capitale economica d' Italia purtroppo non è più quella che sapeva dare un lavoro a Rocco e ai suoi fratelli, anche se non avevano alcuna istruzione. Ora anche i laureati faticano a trovare uno stage remunerato simbolicamente
Con buona pace di Dario Fo e di Lella Costa spero che l' amministrazione comunale, invece di preoccuparsi dei giovani che vogliono fare "cultura", ma che in realtà vogliono fare casino (peraltro indispensabile al benessere psicofisico), si tiri su le maniche perché Milano torni ad essere una città che cresce economicamente e che soddisfa il bisogno di avere un lavoro, senza il quale nessuna equità è possibile.
Quanto alla torre Galfa, che torni presto ad essere okkupata da centinaia di impiegati.