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Milano - Continua il presidio sotto la Torre Galfa

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da Radio Popolare

Una cinquantina di persone al presidio sotto Macao sgomberato.
Piantate diverse tende.

Regole infrante e bisogni di cultura. Cosa insegna lo sgombero del Macao

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dal corriere

Un'occupazione abusiva non è un atto di civiltà, ma un'azione illegale che infrange le regole e la legge. I giovani artisti che a Milano hanno invaso la Torre Galfa non potevano non sapere che si sarebbero messi dalla parte del torto: creativi in cerca di spazio o senzatetto organizzati non sono autorizzati ad abbattere le porte per insediarsi in casa altrui. Lo sgombero effettuato ieri dalla polizia era dunque inevitabile.

Ma le ragioni di chi lamenta a Milano la mancanza di spazi e di luoghi per dare un'opportunità alle idee e al talento meritano più ascolto: certamente in altre forme, meglio senza invadere un palazzo. Oggi si discute e si litiga via Twitter e in Rete sui ritardi del Comune, sull'occhio chiuso dell'assessore alla Cultura, sui tentennamenti del sindaco Pisapia: sembrano tutti scontenti, i legalitari, i movimentisti e i fautori dell'intransigenza. Quel che al sindaco non si deve rimproverare però è di non aver impedito lo sgombero. Sarebbe stato clamoroso il contrario. Pisapia alla fine ha trovato una soluzione per gli artisti di «Macao» lasciati sul marciapiede: ci sarà uno spazio nei locali dell'ex Ansaldo. Ma il caso è chiuso solo in apparenza. Adesso ci sarà un'altra immediata polemica: è giusto premiare con una sede chi non ha rispettato le regole e si è mosso al di fuori dei bandi e delle procedure corrette?

La variopinta occupazione della Torre di proprietà del costruttore Ligresti lascia uno strascico di domande alla politica e alla città: dove si possono incanalare le energie positive (e pacifiche) che tanti giovani chiedono di poter esprimere senza trasgredire la legge? C'è una risposta in grado di indirizzare un sogno creativo in modo più costruttivo? E che cosa se ne fa il Comune degli spazi vuoti e degli edifici dismessi dove ballano i topi e crescono le erbacce?

Dietro l'occupazione di una torre ridotta a spettrale monumento all'abbandono c'era, vogliamo crederlo, anche un tentativo di dialogo diverso da quello tante volte sperimentato in passato da altri occupanti abusivi, con sassi, spranghe, risse, aggressioni. C'era il tentativo di dire che a Milano si possono sperimentare nuove forme di collaborazione. Quelle che in passato altri sindaci, come Aniasi, avevano autorizzato con un patto: voi sistemate l'area, i locali, garantite una corretta gestione e il Comune vi lascia in uso uno spazio altrimenti destinato al degrado. Senza occupazioni abusive, ma rispettando le regole e la legalità.

I duri di Askatasuna chiudono ai terroristi: "Autistici e narcisisti, sono nostri nemici"

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da repubblica

TORINO - Autistici, narcisisti, nichilisti. Soprattutto, vittime dei metodi di spettacolarizzazione dei media, gente che "si guarda l'ombelico pensando di fare altro, e magari se lo guarda in televisione, come sta facendo in questi giorni chi ha scritto la rivendicazione". Eccolo il giudizio di Askatasuna - il centro sociale che ormai è il vero cuore politico della protesta in val di Susa - sugli attentatori di Genova. Un giudizio duro, a tratti sprezzante. Un giudizio meditato: "Abbiamo voluto aspettare qualche giorno - dicono i militanti del centro - perché non ci piace entrare nel tritatutto dei media su quella storia".

Se chi ha ferito Adinolfi sperava di raccogliere proseliti in val di Susa, è probabile che si sia sbagliato di grosso. Il giudizio del centro sociale torinese è venuto dopo una lunga serata di discussione. La fase è molto delicata. Ci sono stati arresti per gli assalti ai cantieri valsusini della scorsa estate, la pratica della violenza ha finito per ridurre l'area di consenso e sono molti quelli che temono l'appiattimento mediatico di quella violenza sull'attentato di Genova. L'equivoco sulle parole del ministro Cancellieri ("La Tav è la nostra maggiore preoccupazione") sembrava andare in quella direzione. Per questo lunedì sera era importante prendere una posizione: per smascherare il gioco e smarcarsi. "L'episodio di Genova non c'entra, non ha connessioni con le lotte della val di Susa e del resto d'Italia, da Napoli a Termini Imerese". E però, dice Askatasuna "l'eco del gesto di Genova può essere usato contro le lotte". L'attentato ad Adinolfi come una provocazione contro i movimenti?

Il centro sociale torinese non attribuisce l'azione terroristica ad apparati deviati dello Stato: "C'è piuttosto la mano di chi è prigioniero del proprio autismo", dicono i militanti di Askatasuna, giudicando chi ha ferito il dirigente dell'Ansaldo "una vittima dell'individualismo esasperato", gente che "ha come unico interlocutore il grande satana dei media". Il ferimento di Roberto Adinolfi diventa così un'operazione mediatica, un modo per distrarre il movimento dai suoi obiettivi. Si spiega così il giudizio sprezzante sull'attentato al dirigente dell'Ansaldo: "In questi giorni si è fatto un gran parlare di un episodio di scarsa rilevanza politica, sociale e persino sanitaria".

Sarebbe sbagliato pensare che questa posizione sull'attentato di Genova coincida con una revisione delle tradizionali posizioni di Askatasuna, che si pone certo, a differenza dell'area anarchica, il problema di ottenere consenso nell'opinione pubblica: "Sfatiamo il mito per cui cercare consenso equivale ad ammorbidire le posizioni", dicono i militanti del centro sociale torinese. Quel che conta, per quello che è diventato uno dei principali centri dell'area autonoma in Italia, è "riuscire a sperimentare mobilitazioni che incrinino rapporti di forza nella società". È la classica contrapposizione tra anarchia e autonomia, una storia lunga un secolo che oppone i sostenitori del gesto individuale e della propaganda del fatto ai teorici della lotta di massa e dell'allargamento del consenso. Sulla questione il giudizio di Askatasuna è lapidario: "Se non ci sono soggetti sociali ma monadi individualistiche, là dove regna l'autismo, non si pone il problema della vittoria".

La torre Galfa e gli anni '70 ?

http://www.linkiesta.it/blogs/rotta-verso-il-mercato/la-polizia-sgombera...

La Polizia sgombera dalla torre Galfa il fantasma degli anni '70
Marco Giovanniello - 15 maggio 2012

Polizia e Carabinieri hanno sgomberato stamattina la torre Galfa di Milano dagli occupanti "Macao", forse fermando l' onda di revival dei mefitici anni '70 che ha già raggiunto un apice gambizzando a Genova Roberto Adinolfi, AD di Ansaldo Nucleare.

Sotto tiro mediatico il sindaco Pisapia, che non potendo perdere né il sostegno del cosiddetto "popolo arancione" né quello dei moderati che alle elezioni avevano voltato le spalle a Letizia Brichetto in Moratti, ha dato prova di sano cerchiobottismo e pronunciato frasi di circostanza, ma non si è messo di traverso alla decisione di sgombero, forse perché come avvocato penalista si è ricordato che l' articolo 633 del codice recita:

Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.

Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi.

Il Sindaco, del resto, come avrebbe potuto benedire l' occupazione di un grattacielo che si trova a poche centinaia di metri da quelli in costruzione del Bosco Verticale, disegnati dal suo assessore nonché leader del PD Stefano Boeri?

La ricca borghesia di sinistra milanese, di cui Pisapia stesso è uno dei massimi rappresentanti, si è trovata di fronte alle proprie contraddizioni e può ringraziare la Polizia che le ha levato le castagne del fuoco, intervenendo prima che la situazione alla torre Galfa s' incancrenisse e approfittando dello sparuto numero, pare una ventina di persone, degli occupanti. Si versa qualche lacrima in parte da coccodrillo e tiremm innanz, business as usual.

Dall' altra parte non è stato tutelato l' interesse di Ligresti, come era comodo affermare, ma quello di Fondiaria e quindi anche dei suoi tartassati soci di minoranza e dei creditori.

I giovani Macao purtroppo non potranno più "fare cultura" nel grattacielo del Padrone. Me ne dispiaccio, augurando loro di andare a lavorare.

So che purtroppo sarà difficile, la capitale economica d' Italia purtroppo non è più quella che sapeva dare un lavoro a Rocco e ai suoi fratelli, anche se non avevano alcuna istruzione. Ora anche i laureati faticano a trovare uno stage remunerato simbolicamente

Con buona pace di Dario Fo e di Lella Costa spero che l' amministrazione comunale, invece di preoccuparsi dei giovani che vogliono fare "cultura", ma che in realtà vogliono fare casino (peraltro indispensabile al benessere psicofisico), si tiri su le maniche perché Milano torni ad essere una città che cresce economicamente e che soddisfa il bisogno di avere un lavoro, senza il quale nessuna equità è possibile.

Quanto alla torre Galfa, che torni presto ad essere okkupata da centinaia di impiegati.

Tutti col C.S.O.A. Cartella

autore: 
FOA Boccaccio

Nella notte tra lunedì e martedì un fatto gravissimo ha colpito le compagne e i compagni del C.S.O.A. Angelina Cartella (http://www.csoacartella.org/). Un attentato incendiario ha devastato e reso praticamente inagibile lo spazio che in 10 anni di occupazione è riuscito a creare a Reggio Calabria un polo di aggregazione e sperimentazione politica e culturale unico in tutta la provincia. Uno spazio vivo, pieno di iniziative ed eventi, frequentato da fasce di popolazione molto diverse tra loro, in cui riescono a prendere piede progetti come la scuola di italiano per migranti, il cineforum, la fiera della decrescita, l’orto urbano, la campagna per l’acqua pubblica, senza dimenticare le serate musicali e le infinite lotte contro la devastazione dei territori. Tutto questo è molto scomodo in una città da sempre ad appannaggio delle ‘ndrine e dei politicanti destrorsi (ultima notizia è quella che il consiglio comunale della città sarebbe pronto a dare spazi comunali ad associazioni come Casa Pound). D'altronde la matrice dell’attentato appare chiara: svastiche, croci celtiche e scritte inneggianti al fascismo sono state vergate sui muri rimasti, lasciando ben poco spazio all’immaginazione. Non è la prima volta che loschi figuri tentano di incendiare o intimidire tutte le persone che hanno dato e danno vita a questo spazio sociale. Inoltre la campagna “Io sto col Cartella”, lanciata poche settimane fa, aveva denunciato un clima di intimidazione molto strano, ma i compagni e le compagne avevano terminato il loro comunicato con la frase: nessuno può pensare di fermare il vento, potete solo fargli perdere tempo, e noi ne siamo sempre più conviti.

Come F.O.A. Boccaccio 003 esprimiamo tutta la solidarietà possibile e ribadiamo che NOI SIAMO COL CARTELLA. La distanza geografica non conta, le lotte ci uniscono e ci fanno sentire vicini come non mai. Seguiremo con attenzione le indicazioni dei compagni e delle compagne reggin*, pronti a sostenere anche attraverso una campagna di raccolta fondi il rilancio delle loro attività.

ORA E SEMPRE RESISTENZA.

SOLIDARIETA’ DALLA FOA BOCCACCIO DI MONZA

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