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Precari, esplode la rabbia professori e bidelli sui tetti - "A casa 8000 persone"

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Proteste a Caserta e Benevento

Professori come operai. Salgono sui tetti per difendere il posto di lavoro. Accade a Caserta e Benevento dove ieri è ripartita la protesta contro i tagli. A manifestare sono i precari della scuola che da sempre lavorano con contratti annuali (durano da settembre a giugno) e l´unico tempo pieno che rischiano di ottenere è quello da trascorrere a casa in disoccupazione. Colpa del piano del governo con il quale nella sola Campania verrebbero cancellate seimila cattedre e mandati via duemila tra bidelli e impiegati, secondo le stime dei sindacati. Cifre da brivido, scenari da catastrofe sociale. Ieri la disperazione ha spinto marito e moglie, entrambi lavoratori annuali della scuola, a scavalcare una finestra dell´Ufficio scolastico provinciale di Caserta e minacciare di lanciarsi nel vuoto. Immagini identiche a quelle andate in scena venerdì scorso a Napoli, dove un gruppo di operai si è arrampicato su una torre del Maschio Angioino. I due coniugi, entrambi quarantenni, con dieci anni di nomine alle spalle, hanno spiegato di aver lasciato il posto a Brescia convinti di essere inseriti nelle graduatorie per Caserta. Cosa che poi non è avvenuta. Da qui la protesta che ha costretto i vigili del fuoco a sistemare un materasso gonfiabile in via Ceccano. La mobilitazione, sollecitata in tutta Italia attraverso il tam tam su Internet, ha fatto tappa anche a Benevento. Qui una ventina di persone, tra docenti e personale ausiliario, alleate nella precarietà, ha occupato il terrazzo della sede dell´Ufficio scolastico provinciale per dire no alla riduzione di 500 posti di lavoro. Dal tetto del palazzo è stato calato uno striscione con la scritta "Come gli operai dell´Innse, fino a quando non avremo risposte". Solidarietà ai docenti beneventani è stata espressa venerdì sera sul palco del concerto di Francesco De Gregori organizzato nell´ambito della kermesse "Quattro Notti e più di luna piena". Un´insegnante, introdotta da Lucio Dalla - direttore artistico della manifestazione - ha letto un documento e ieri, nel capoluogo sannita, è stata convocata anche una giunta comunale straordinaria. Il segretario della Cisl scuola Campania, Vincenzo Brancaccio, parla di «situazione drammatica» e annuncia per domani un tavolo con il direttore scolastico regionale, Alberto Bottino. «E´ da tempo che denunciamo con forza che così si ledono i diritti dei precari - spiega il sindacalista della Cisl - credo in un´azione di lotta decisa che tenda a fare in modo che il governo e la Gelmini sappiano la verità sulla situazione della scuola in Campania». Ma ormai il primo settembre, giorno in cui scatterà, come ha indicato il ministero, l´assegnazione delle cattedre, è arrivato. Proteste per la scuola anche a Vico Equense. A scatenarle è stata la decisione del Comune di chiudere due plessi didattici. Provvedimento annullato dal Tar dopo il ricorso di cittadini e docenti.

(AGI) - Roma, 31 ago. - Monta la protesta dei lavoratori precari della scuola. Come preannunciato dai sindacati, l'inizio dell'anno scolastico appare contrassegnato da manifestazioni di docenti e personale Ata a cui non sono stati riconfermati gli incarichi. Il malessere e' partito dal Sud ma domani la protesta contro i tagli decisi dal ministro Gelmini sale al Nord: a Torino, Flc-Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola hanno dato appuntamento davanti all'Ufficio Scolastico Regionale. Oggi, mentre gli Uffici scolastici provinciali procedevano alle chiamate per l'assegnazione degli incarichi, vi sono stati sit-in a Catania e a Messina mentre a Palermo e' proseguito il presidio che da diversi giorni i precari attuano davanti all'ex Provveditorato di via Praga, dove due di loro attuano lo sciopero della fame. Le tre citta' sono quelle maggiormente penalizzate, con un migliaio di posti in meno ciascuna su un totale di circa 5.000 in tutta la Sicilia. A Palermo i dimostranti hanno ricevuto la solidarieta' del Pd, manifestata dal coordinatore nazionale della mozione Franceschini, Piero Fassino, che si e' recato a incontrarli in via Praga assieme ad alcuni esponenti locali del partito. A Napoli, un gruppo di una cinquantina di docenti precari ha occupato la sala d'attesa dell'Ufficio scolastico regionale in via Ponte della Maddalena. I precari facevano parte di un corteo di prostesta estemporaneo per i tagli al personale docente e amministrativo che in Campania tocca oltre 8mila posti di lavoro. A Benevento, dopo la seconda notte sul tetto dell'ex provveditorato agli studi, le 7 insegnanti precarie sannite che protestano contro i tagli al personale docente e amministrativo hanno avuto un presidio affollato da colleghe e colleghi che hanno manifestato la loro solidiarieta'.
Un'assemblea ha deciso di aprire le iscrizioni alla scuola popolare alternativa che sara' organizzata presso il presidio permanente, con corsi di recupero gratuiti per i bambini e i giovani del rione Liberta' in cui e' sita la struttura. In Calabria, circa 500 precari hanno manifestato davanti l'Ufficio scolastico provinciale e poi davanti l'ingresso della Prefettura di Cosenza.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/precari-esplode-la-rabbia-...

Primo giorno di lavoro per gli operai Ma la Manuli ha i cancelli chiusi

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L'amministratore delegato, impegnato ad un incontro convocato d’urgenza in Prefettura, insieme a rappresentanti delle istituzioni locali e dei sindacati, e la Rsu, ha fatto sapere che l'azienda non riaprirà

Ascoli Piceno, 31 agoato 2009 - La Manuli non riaprirà. E' in sintesi ciò che ha fatto sapere l’amministratore delegato dell'azienda, impegnato oggi ad un incontro convocato d’urgenza in Prefettura, insieme a rappresentanti delle istituzioni locali e dei sindacati, e la Rsu. Il messaggio era ben chiaro anche da questa mattina quando, per ciò che doveva essere il primo giorno di lavoiro, gli impiegati, convocati per le 8, e gli operai alle 14, hanno trovato i cancelli della fabbrica chiusi.

La protesta degli operai è arrivata quindi sotto il portone della Prefettura con fischietti e cartelli. Fuori dalla fabbrica prosegue invece ininterrottamente da quasi un mese un presidio fisso dei dipendenti rimasti senza posto.

Del caso Manuli (un’azienda nata e cresciuta ad Ascoli Piceno, ma che ora vorrebbe delocalizzare la produzione in Cina) il sindaco e il presidente della Provincia di Ascoli Piceno hanno informato il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, che segue la situazione.

Strage di Piazza Loggia - Gianni Guido e il "giallo bresciano"

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Dopo la scarcerazione di Gianni Guido, val la pena di ricordare che l'assassino del Circeo è stato al centro di un giallo quando era in carcere in Argentina, nel 1985, e che riguarda la strage di Piazza della Loggia a Brescia (vedi anche la lettera scritta dall'Associazione dei famigliari delle vittime lo scorso anno al ministro degli Esteri Franco Frattini in un articolo precedente).
L'allora giudice titolare dell'inchiesta Gianpaolo Zorzi voleva interrogarlo in merito alle rivelazioni che Ermanno Buzzi (condannato per l'eccidio bresciano, poi ucciso in carcere nel 1981) avrebbe fatto a Guido quando erano rinchiusi nello stesso carcere a San Gimignano, ovvero che la strage era stata effettivamente compiuta da un gruppo di fascisti bresciani di cui Buzzi faceva parte, in collaborazione con altri esponenti di estrema destra guidati da Giovanni Rognoni. Le rivelazioni di Buzzi a Guido erano state rese note da Angelo Izzo, altro autore del massacro del Circeo (dove perse la vita Rosaria Lopez e riuscì a salvarsi Donatella Colasanti fingendosi morta) insieme a Guido e ad Andrea Ghira.
Zorzi però non riuscì a interrogare Guido. Il caso è ricostruito nell'ordinanza del giudice istruttore di Milano Guido Salvini riguardo all'eversione di estrema destra che portò anche all'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana a Milano: quando venne reso noto il racconto di Izzo, "il giudice istruttore di Brescia si era quindi subito attivato chiedendo alle autorità argentine mediante una rogatoria internazionale di poter interrogare personalmente Gianni Guido. Il giudice di Buenos Aires, incaricato dell'organizzazione della rogatoria, aveva comunicato all'ambasciata d'Italia di Buenos Aires che l'interrogatorio avrebbe potuto aver luogo l'11 marzo dell'85, ma pochi giorni prima di tale data il ministero degli esteri argentino aveva chiesto di differire l'interrogatorio in quanto non meglio identificate autorità italiane avevano comunicato che i magistrati bresciani non avrebbero potuto essere presenti per tale data".
L'interrogatorio fu fissato al 23 aprile, ma proprio pochi giorni prima, il 4 aprile, Guido riuscì a scappare dalla prigione, anzi dall'ospedale di Buenos Aires, dove si trovava per "circostanze mai chiarite", ha scritto ancora Salvini.
Si chiamava Mariano Maciel il funzionario che il 6 marzo 1985 sottoscrisse la lettera con la quale il ministero degli Esteri argentino comunicò al giudice federale di Buenos Aires, Juan Regoli, che le "autorità italiane" avevano chiesto lo spostamento della data della rogatoria. Ma di Maciel si sono perse le tracce: è andato in pensione e neppure il governo del suo paese pare in grado di rintracciarlo.
Si trattò di un vero e proprio depistaggio: non è mai stato possibile identificare chi aveva chiesto di spostare l'interrogatorio, se mai qualcuno lo fece, permettendo così che la fuga avvenisse prima. E addirittura i giudici di Brescia non erano neppure informati che era stato fissato l'incontro con Guido.
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La fine dei rave

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dall'espresso

Le feste illegali come espressione di libertà. Tribù che vivevano sui camion attraversando l'Europa e occupavano fabbriche con musiche e luci. Il racconto anonimo di uno dei pionieri di quella stagione. Mentre ora dominano spaccio e business.

Adesso quando si parla di rave è solo questione di cronaca nera: notizie drammatiche, ragazzi che muoiono per overdose o per una pasticca avvelenata. Un tempo il rave era altro: quello che ne resta è solo il contorno marcio che negli anni è cresciuto ai margini, fino a fagocitarlo e distruggerlo. È per questo che ho accettato di raccontarlo: un tempo parlarne sarebbe stato un tradimento. La sua forza è sempre stata l'alone di mistero che lo circondava e lo rendeva impalpabile al modo esterno. Adesso questo non serve più, anzi, penso che per tutte quelle persone che come me ci hanno creduto, che più di me li hanno fatti nascere e crescere, sia giusto distaccarsi dalla degenerazione di oggi. Non trovo più quella coscienza che gli dava ragion d'essere, che rendeva i free party non solo un'occasione di ballare e sballare, senza limiti e senza regole: adesso vedo situazioni dove qualcuno si può arricchire, trasformandole solamente in business.

Quando tredici anni fa ho conosciuto i rave party ero poco più che adolescente, in un mondo un po' più accessibile ai ragazzi di quanto lo sia oggi. Che lasciava più libertà e più possibilità di espressione. Non era ancora nata la stagione dei divieti, della guerra alla movida e della demonizzazione di ogni divertimento giovanile. Il rave era distante da tutto: totale distacco dal sistema in cui viviamo, senza cercare di combatterlo ma neanche di confrontarsi con le sue regole. Lo si capiva già dalla scelta degli spazi. Riportava la vita in quegli edifici diventati fantasmi: i luoghi dove in passato i lavoratori smettevano di essere persone e venivano usati come ingranaggi. Fabbriche abbandonate, capannoni industriali ridotti a scheletro, senza più il cuore meccanico, pulsante, produttivo.

Lì volevamo andare, per l'enorme disponibilità di spazio, per l'acustica particolare, per la possibilità di crearci dentro un altro mondo fatto di persone, musica, cani. Al centro, come fosse un nuovo cuore, c'era il sound system: un muro di casse potente migliaia di watt. Il resto sorgeva come d'incanto. Spuntavano fontane di fiamme e giocolieri che illuminavano il buio con il fuoco, installazioni meccaniche colossali e performance che contaminavano tutte le arti. Questo magma partoriva la Taz, acronimo inglese per 'zona temporaneamente autonoma', totalmente libera. Per un periodo da tre a sette giorni nasceva un altro universo, con i suoi equilibri. Equilibri che percepivi solo vivendoci dentro. E una sola regola dominante: 'La festa sei tu!'.

Era l'espressione di una nuova cultura: quella dei traveller, un movimento nato in Inghilterra alla fine degli anni '80. Persone che le feste le organizzavano, le facevano muovere di paese in paese, di cultura in cultura. Spostando generatori, impianti audio, video, strutture meccaniche; viaggiando su veicoli militari, vecchi camion e autobus trasformati in case o magazzini mobili. Tutto questo era una tribe: una comunità di persone, cani, bambini, che viveva su quei mezzi e si spostava come fosse un circo, in carovana. Ognuno aveva un suo ruolo: chi suonava, chi costruiva le casse, chi montava l'impianto del suono, chi riparava i camion, chi creava le performance. Non esisteva il profitto. Tutti i ricavi, quelli degli alcolici venduti nei giorni del party e quelli delle droghe, servivano solo per vivere: per viaggiare, organizzare altre feste, migliorare le attrezzature.

Le tribe si spostavano in continuazione per tutta Europa e talvolta anche oltre, coinvolgendo sempre più persone, creando sempre più Taz. Così altre tribù sono entrate in contatto inventando i teknival, la massima espressione di questa stagione: enormi feste che fondevano un miscuglio di giovani diversi fino a farne un'unica cosa, legate dallo stesso spirito anarchico ma non ideologico, dalla musica di più sound system. Intorno, fuori, lo stupore: l'impossibilità di bloccare questo movimento. La polizia? Era confusa, impreparata. Quando una pattuglia fermava quella carovana, si scatenava il caos. Una confusione senza violenza, semplicemente disarmante. Dai camion scendevano in massa ragazzi vestiti di nero, coperti di tatuaggi e piercing, con moltitudini di cani: c'era chi cominciava a mettere musica, che parlava inglese, francese, spagnolo, ceco, italiano. Quei camion avevano targhe e documenti di altri paesi, forse falsi, impossibili da controllare. Un incubo per gli agenti d'ogni nazionalità che preferivano lasciarci passare. Tanto - pensavano - finché rimangono ai margini, finché stanno lontani dal sistema civile che fastidio danno?

Questo caos era libertà: di spostarsi, occupare temporaneamente spazi inutilizzati e anche di far girare sostanze stupefacenti. Droghe che venivano prese in Olanda, in Inghilterra, alla fonte, là dove venivano fabbricate e non ancora manipolate. Si vendevano a prezzi politici, la qualità era garantita e a nessuno conveniva tirare pacchi: avresti perso rispetto e credibilità. Non era permesso ad esterni di venire a fare il proprio business, mettendo in circolazione acidi sballati, ecstasy tagliata male. Eroina e cocaina restavano fuori. Infatti in Campania la camorra ha vietato subito i rave, sparando contro i camion, per non vedere crollare il suo monopolio e i suoi prezzi.

I luoghi venivano scelti con attenzione: fabbriche senza più proprietari che potessero sporgere denuncia, lontane dai centri abitati, senza ambienti pericolanti. Poi si organizzava la festa. All'inizio il Web non esisteva. Le informazioni giravano a voce o attraverso i flyer: manifestini che venivano distribuiti solo in quegli ambienti. Indicazioni che comunque non segnalavano il luogo, ma un meeting point in cui trovarsi, per poi partire insieme. Questo sistema garantiva la sicurezza e la riuscita della festa. Proteggeva lo spirito dei partecipanti: un equilibrio che funziona fino a quando ognuno è cosciente dei grandi rischi ma anche delle grandi possibilità che incarna una situazione così libera. Se qualcuno si sente male o si prende male, la festa si trasforma in un bad trip per tutti. Quella forte empatia trasmetteva felicità, serenità, complicità ma al tempo stesso poteva diventare un canale riservato alle paure, alle paranoie e all'aggressività. Dentro il rave le parole e le formalità lasciavano spazio agli sguardi, alle sensazioni vissute da tutti. In tutto questo la musica ha un ruolo fondamentale: è veloce (da 180 a 200 battiti per minuto), scandita da bassi martellanti, arricchiti da suoni quasi psichedelici. Tutti ballano in una trance collettiva. La musica non si interrompe mai, occupa tutto il rave, ne scandisce il ritmo: si sostituisce al tempo, fino a farne perdere la cognizione, fino a trasmettere un senso di libertà totale. Nella festa si può ballare fino a crollare, ma anche mangiare, dormire, esplorare ogni angolo della Taz . Mettersi in macchina e uscirne solo quando ce la si sente. Tutti insieme, proteggendo la tribe dalla polizia con la forza del gruppo.

Mi ricordo un teknival organizzato nel 2001 sul Monte Grappa, nell'ex base Nato, durato più di una settimana, con tribe provenienti da Italia, Francia, Inghilterra, Cecoslovacchia, Spagna: decine di migliaia i partecipanti. La Digos arrivò a festa iniziata, senza sapere che fare. Stupiti, aspettavano fuori. B. - una di quelle persone che i rave li aveva fatte nascere, li viveva, ci suonava - gli andò incontrò con piglio milanese e li accompagnò dentro. La ricordo mentre mostrava agli agenti il muro di casse alto 4 metri, mentre gli presentava i gruppi stranieri: "È un festival di musica elettronica e di incontro tra realtà underground europee". Loro increduli, chiesero solo che entro una settimana tutto scomparisse, nello stesso modo in cui era comparso: 'E senza casini!'. E così fu.

Alcune tribe si spinsero in Bosnia prima e in Serbia più tardi sfidando guerre etniche e raid della Nato, per portare la loro energia nei palazzi dilaniati dalle bombe. Il movimento continuava ad allargarsi. E questa crescita poco alla volta ha segnato la fine della stagione che ho conosciuto. Le notizie diffuse su Internet hanno aperto le porte dei rave a chi non ne condivideva i valori. Cominciarono a nascere decine di nuove tribe, che però avevano perso la filosofia libertaria diventando solo organizzatori di eventi illegali. Occasioni di profitto e divertimento, nulla di più. Iniziarono a comparire sempre più spacciatori di professione, ladri, malintenzionati, felici di poter approfittare di persone troppo 'fatte' per proteggersi. Diventò presto un fenomeno sociale: in Francia ogni fine settimana venivano intasate autostrade, deturpate zone verdi, o distrutte strutture. Erano all'ordine del giorno gli stupri, le violenze, i ragazzi morti. Le tribe delle origini sono fuggite, in cerca di terre vergini: nel nuovo mondo, in Sudamerica. Altri si sono dati alla musica creando etichette indipendenti. O al circo. E di quel mondo adesso è rimasto poco o nulla.

America Latina: crisi, movimenti di lotta, neocolonialismi

11/09/2009 - 20:00
11/09/2009 - 23:00
Etc/GMT+2
autore: 
comitato permanente
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Siamo felici di invitarvi al dibattito pubblico sull'America Latina, che si terrà venerdì 11 settembre, alle h. 20.00, al Palaplip di Carpenedo a Venezia-Mestre*.

Insieme a Ricardo Antunes e Charles André Udry e ai membri di diverse associazioni latino - americane, parleremo della drammatica trasformazione economica e sociale che investe l'America Latina, del ruolo che vi hanno i governi e i poteri economici del Nord del Mondo, delle risposte combattive della popolazione - un esempio importante per i lavoratori del Nord del Mondo.

In allegato troverete la locandina dell'iniziativa.
Vi chiediamo di partecipare e contribuire alla sua riuscita aiutandoci nella diffusione di questo invito.

"Crisi, movimenti di lotta, neocolonialismi - Cosa non sappiamo dell'America Latina"

Oltre 500 milioni di abitanti, un intero continente, eppure dall´America Latina le notizie ci arrivano con il contagocce...
Obiettivo del dibattito è iniziare a superare una condizione di ignoranza in cui, nel Nord del mondo, siamo in molti a trovarci. Di fronte alla rappresentazione stereotipata che i media ci danno dell'America Latina, limitandosi per esempio a parlare di pochi e "grandi" personaggi politici, sentiamo la necessità di occuparci delle questioni che riguardano la maggior parte delle popolazioni latino-americane.

Vogliamo parlare, andando più a fondo, dei processi economici, che trasformano in modo drammatico le società latino-americane, e in cui hanno un ruolo importante i governi e i poteri economici del Nord del mondo. Quali sono gli effetti dell'amministrazione Obama in America Latina? Quanto pesano gli interessi economici europei in quello che non è più il giardino della sola America? Perché le migrazioni continuano a dissanguare i paesi latini?

Le popolazioni latino-americane, messe sempre più a dura prova dalle mire del mercato mondiale, rispondono con lotte che sono per noi un esempio a cui guardare, perchè i lavoratori del Nord del mondo ne sono ugualmente coinvolti.
Con questo obiettivo, conoscitivo e politico, invitiamo tutti a confrontarsi con Charles André Udry e Ricardo Antunes, e con la fondamentale voce delle associazioni latino-americane.

Un caro saluto,

- A La Calle ! (Bologna)
- Associazione Immigrati San Vito al Tagliamento
- Comisión Intereclesial de Justicia y Paz Colombia
- Centro E. Balducci (Zugliano-Udine)
- Comitato di Solidarietà con i Popoli dell'America Latina (Marina di Massa - Massa Carrara)
- Comitato permanente contro le guerre e il razzismo (Mestre-Venezia)
- KanKurwa (Bologna)
- Gruppo promotore per un Coordinamento antimperialista antifascista dell´Alto Vicentino (Schio - Vicenza)
- Il Pulego (Venezia)
- Red de Alternativas A la Impunidad y la Globalización del Mercato (Colombia)

Come raggiungere la sala:

Il Palaplip è in via San Donà 195, a Carpenedo.
(http://maps.google.it/maps?oe=utf-8&client=firefox-a&q=via+San+Don%C3%A0...).
Lo si può raggiungere da Mestre - linee 13, 14, 15, 4 e 4/ - e da Venezia - linee 24, 4 e 4/.

Per chi proviene da Padova:
http://www.viamichelin.it/viamichelin/ita/search/Itineraires?strStartLoc...
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Per chi proviene da Trieste:
http://www.viamichelin.it/viamichelin/ita/dyn/controller/Itineraires?str...
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