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25.11: NEI CENTRI DI DETENZIONE PER IMMIGRATI LA POLIZIA STUPRA

25/11/2009 - 18:30
Etc/GMT+1
autore: 
chiunque

ore 18.30 piazzale cadorna.
Distribuiremo il seguente volantino:

25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Care signore e signorine,
tutte saprete che il problema della violenza sulle donne è di impellente attualità e si articola sotto svariate forme, dalla più cruenta alla più sottile e quotidiana.
Tutte avrete letto i dati ISTAT e scoperto che la maggior parte delle violenze si consuma tra le mura domestiche e viene compiuta da uomini italiani.
Tutte, una volta nella vita, vi sarete interrogate sull'influenza dell'immagine mediatica su ognuna di noi e sulle vostre bambine, scoprendo quanto il nostro corpo venga sfruttato e mercificato.
Tutte avrete affermato che non basta il 25 novembre, sarete uscite dal silenzio, urlando che è proprio questo a legittimare i sprusi.
Tutte, in questa giornata, avrete chiesto a gran voce più sicurezza, per poter essere libere di agire, senza dipendere dalla paura.
Tante di voi avranno cantato vittoria quando è stato approvato il decreto anti stupri, perchè facilita la denuncia da parte di ogni donna: dovrà essere creduta e, solo in un secondo tempo, smentita. Vittoria!
Oppure quando è stato approvato il pacchetto sicurezza, sono stati messi i militari a pattugliare le strade, hanno approvato le ronde cittadine, hanno aumentato a sei mesi il tempo di permanenza all'interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione(CIE). Vittoria?
Eppure alcune non erano d'accordo ed hanno gridato che, in nostro nome, lo stato sdoganava una politica di razzismo e repressione passando senza scrupoli sui nostri corpi, altro che tutela delle sue donne!

Care signore, signorine, ora vi raccontiamo ciò che vi ostinate a non conoscere, rendendovi complici.
Vi ricordate i CIE, quei luoghi nei quali, anche per proteggerci, hanno rinchiuso per sei mesi immigrati ed immigrate, rei di non avere il permesso di soggiorno, grazie all'approvazione del pacchetto sicurezza?
Vi ricordate che, anche a Milano ne esiste uno? (Per chi fosse un po'smemorata e non si orientasse un gran che ricordiamo che si trova in via corelli. )
Ebbene, in questi luoghi vengono rinchiuse anche delle donne. Donne che conoscete: spesso lavorano nelle vostre case, accompagnano i figli nella stessa scuola dei vostri, o magari battono sotto le vostre finestre. Sono accomunate dal reato di non possedere il permesso di soggiorno.
Solitamente, dopo un controllo dei documenti(che non hanno) vengono prelevate dalla polizia e rinchiuse nelle gabbie di qualche Cie. Sono quelle che, d'un tratto, spariscono.
E che vita conducono le donne nei CIE? Questa non la ricordate proprio mai: violenze, soprusi, stupri, botte e minacce.
C'è il caso di Joy ed Hellen, che quest'estate hanno respinto il tentato stupro compiuto proprio dall'ispettore capo nel CIE di via Corelli,Vittorio Addesso, il quale poi, in occasione di una rivolta, le ha arrestate e picchiate, insieme alle altre. Joy ed Hellen hanno denunciato la violenza: Massimo Chiodini, responsabile crocerossa nel CIE, ha coperto Vittorio Addesso e la PM ha chiesto di mettere agli atti le loro dichiarazioni per poter procedere ad una denuncia per calunnia. La giudice ha accolto la richiesta.
E poi c'è Daniela, tuttora rinchiusa nel centro di Corelli: l'ispettore capo Vittorio Addesso, finchè lei non cederà alle sue richieste, la terrà per tutto il tempo che gli è consentito. Daniela, qualche settimana fa, per farsi rilasciare ha tentato di darsi fuoco.
E ce ne sono altre, signore e signorine. Le loro storie non sono giunte fino alle vostre orecchie? Non vi siete mai occupate di loro. Il vostro silenzio si è fatto complicità.
Eppure, tutto questo avviene in nostro nome, questo lo sapevate. Vi siete dimenticate che a uomini come Vittorio Addesso abbiamo delegato la nostra difesa: polizia, carabinieri, soldati. Lo Stato.

Ora lo sapete, signore e signorine. Non ci sono scuse: d'ora in avanti la vostra indifferenza sarà complicità. Scegliete da che parte stare.

28 arrests at Spanish event attended by BNP's Griffin

Forza Uova

MADRID — Spanish police Saturday detained 28 members of a far-right party who tried to disrupt an event held by a rival far-right group attended by British National Party leader Nick Griffin at a Madrid hotel.

The detained are all members of Spain's far-right Patriotic Socialist Movement and they were arrested after they attacked doormen at the hotel who were trying to prevent them from entering, a police spokesman said.

Four people were lightly injured in the scuffle but did not require medical care, he added.

The National Democracy Party which staged the event said it had requested police protection because of fears that far-left groups might try to disrupt it as has happened in the past.

It was not immediately clear why members of the Patriotic Socialist Movement tried to disrupt the event, which featured in addition to Griffin, the leader of Italian far-right party Forza Nuova, Roberto Fiore, and National Democracy leader Manuel Canduela.

In June Griffin and another BNP member won seats in the European Parliament elections, a first for the party which advocates the voluntary repatriation of immigrants. It has no seats in the national parliament.
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Two far right groups came to blows outside the Velázquez Hotel in the capital

28 people were arrested in Madrid on Saturday when two far right groups came to blows outside the hotel Velázquez in the city.
All the arrests were from the far right collective Patriotic Socialist Movement, who were trying to break up a meeting being held inside the hotel by the D.N., Democracia Nacional group.

The meeting had invited the Euro MP and leader of the British Nationalist Party, Nick Griffin, to talk, along with Roberto Fiore from Forza Nuova and Manuel Canduela from the DN.

The Democracia Nacional group had asked for police protection to, as they put it, ‘avoid the usual violent episodes that so called anti-system groups arrange every time the DM or its president carries out any act’.

Statements were taken from those arrested at the headquarters of the Police Provincial Information Brigade.
Several people needed medical attention after the riot.

A Spokesman for Nick Griffin told the Daily Telegraph that he ‘may’ have made a visit to Franco’s tomb at the Valley of the Fallen.
Friday the 20th was the 34th anniversary of Franco’s death.

Discarica di Cappella Cantone: la lotta continua verso il presidio permanente

L’associazione ‘Cittadini contro l’amianto’ HA PARTECIPATO ieri all’assemblea di San Bassano organizzata dal comitato promotore di un’assemblea popolare contro la discarica di Cappella Cantone. La riunione, parecchio partecipata, ha visto la presenza di alcuni cittadini di San Bassano e di esponenti di gruppi e di giovani che operano in altre aree del territorio cremonese.

Al termine di un dibattito, a volte vivace e a volte anche un po’ confuso, infantile e strumentale, vista la presenza di persone provenienti da altre zone del territorio finora estranee alle iniziative fin qui condotte ed organizzate da noi (tre convegni di approfondimento tecnico-scientifico, presidi, volantinaggi, ecc…), si è confermata la proposta di procedere alla realizzazione di un presidio permanente con il compito di proseguire la campagna di informazione già da noi intrapresa da oltre un anno e di creare le condizioni di una futura occupazione dell’area coinvolgendo il più possibile la popolazione locale e tutti i comitati a livello nazionale. “Cittadini contro l’amianto” ringrazia tutta la popolazione intervenuta e la stampa locale presente a questa serata e che in questo anno e mezzo ha affiancato la nostra battaglia.

Le iniziative continueranno e nelle prossime riunioni saranno decise le modalità operative.

La discarica di Cappella Cantone non è un problema locale, ma ormai un problema nazionale ed in questa logica continueremo a muoverci.
D’ora in poi il nostro slogan sarà “L’unica battaglia che si perde è quella che si abbandona”.
Continueremo a tenere informata la stampa e la popolazione dei prossimi passaggi. La discarica non passerà.

Per chi vuole avere costanti informazioni sulla nostra lotta e per trovare tutti gli strumenti di approfondimento sul problema amianto e la pericolosità della discarica, consulti il nostro blog http://cittadinicontroamianto.blogspot.com.

Siamo anche su facebook, http://www.facebook.com/cittadinicontroamianto con quasi 1400 contatti.

per informazioni scrivi a nodiscaricadiamianto@yahoo.it
o telefona a: 3389875898
visita il nostro blog: http://cittadinicontroamianto.blogspot.com

Mariella Megna
Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona

fonte: nodiscaricadiamianto@yahoo.it

Appello internazionale per denunciare e disconoscere la farsa elettorale in Honduras

Le organizzazioni sociali, politiche e solidarie e le persone a titolo personale sotto firmanti dichiariamo:

1. Il colpo di stato in Honduras, con la partecipazione complice degli Stati Uniti, materializzato da Micheletti ed il suo regime di fatto, ha portato con se 21 persone assassinate, 4.234 denuncie per violazioni delle libertà fondamentali, 7 attentati, 95 minacce di morte, 133 casi di tortura, 394 persone con lesioni e 211 ferite a causa della repressione, 1.987 arresti illegali, 2 intenti di sequestro e 114 prigionieri politici accusati di sedizione. E ogni giorno questi numeri continuano ad aumentare.

2. I golpisti si mantengono al potere dimostrando con questo gesto il loro profondo disprezzo per la democrazia ed il loro riconoscimento nullo del diritto sovrano dei popoli di esprimersi attraverso del voto.

Il tempo ha dimostrato che le manovre tanto del governo nordamericano, come quelle dell’OSA, sottomesso ai suoi interessi, non pretendevano difenderla, bensì semplicemente dilatare, ostruire ed infine appoggiare a coloro che pretendono portare a termine una farsa elettorale.

3. Posteriormente al 30 ottobre, gli Stati Uniti hanno manovrato e reso possibile l’accordo tra il governo presidiato da Manuel Zelaya Rosales e i golpisti, il cosiddetto Accordo Tegucigalpa/San José, che legittimerebbe le elezioni del 29 novembre evitando che il movimento popolare arrivasse a partecipare a quest’ultimi con possibilità potenziali.

I golpisti non hanno rispettato l’accordo. Il presidente costituzionale continua racchiuso nell’ambasciata di Brasile, la repressione continua. In un gesto di cinismo senza limiti, gli Stati Uniti si sono affrettati a dichiarare il loro riconoscimento delle elezione. Il presidente Manuel Zelaya Rosales ha denunciato la totale impunità con la quale si svilupperanno le elezioni del 29 novembre. Allo stesso tempo il Fronte Nazionale di Resistenza assieme ad altre forze democratiche ha annunciato che non andrà alle urne e che boicotterà la farsa elettorale.

4. La maggioranza dei mezzi di comunicazione, al servizio dell’oligarchia, gli imperialismi e le loro imprese transnazionali, hanno già dato per terminata la crisi e vogliono legittimare le elezioni del 29 de novembre del 2009. Nonostante questo sforzo coordinato e mediatico di annunciare la fine della crisi, la lotta del popolo honduregno continua e reitera le sue petizioni:

1. Il ritorno incondizionato del presidente Manuel Zelaya Rosales alla presidenza della Repubblica dell’Honduras, ripristinando la situazione esistente anteriore al 28 giugno 2009.

2. Disconoscimento del processo elettorale del 29 novembre 2009

3. Dopo la rottura del ordine costituzionale da parte della casta politica oligarca, più che mai: la Convocazione ad un’Assemblea Costituente.
4. Condanna e punizione per i golpisti ed i loro complici.

Inoltre, sommandoci a queste petizioni legittime del popolo honduregno, chiediamo ai governi ed alle istituzioni internazionali di non riconoscere le elezioni del 29 novembre, di non inviare nessun tipo di commissione o missione di osservatori internazionale e di mantenere la pressione politica, economica e finanziera contro la dittatura civica-militare imposta dall’oligarchia ed il imperialismo, come anche disconoscere le autorità false che pretendono presentarsi come rappresentanti del popolo honduregno.

Libertà per il popolo honduregno

Barcellona, novembre del 2009

Per aderire: asp.hondureny@gmail.com

Assemblea de Solidaritat amb el Poble Hondureny de Catalunya
Collettivo Italia Centroamerica CICA
Associazione Italia Nicaragua

Blitz nella notte degli operai Alcoa: bloccati i cancelli della centrale Enel

Il blitz è scattato in piena notte. Quando mancava mezz'ora all'una del mattina un centinaio di operai dell'Alcoa di Portovesme hanno varcato i cancelli dello stabilimento occupato e si sono riversati davanti alla centrale termoelettrica dell'Enel

Il blitz è scattato in piena notte. Quando mancava mezz'ora alla una del mattino un centinaio di operai dell'Alcoa di Portovesme hanno varcato i cancelli dello stabilimento occupato e si sono riversati davanti alla centrale termoelettrica dell'Enel. Un blitz improvviso con un obiettivo preciso: bloccare i cancelli della centrale, in particolare i varchi di accesso al carbonile. Davanti al muro umano si sono dovuti fermare i camion carichi di carbone, il combustibile della centrale, appena sbarcato dalle stive di un mercantile approdato nel pomeriggio nelle banchine dello scalo industriale di Portovesme. Niente alluminio, niente carbone: è la nuova parola d'ordine degli operai dell'Alcoa ormai decisi a tutto pur di evitare la chiusura della loro fabbrica. L'obiettivo Enel non è casuale: è proprio l'elevato costo dell'energia ad avere messo in ginocchio la loro fabbrica. Il blocco era ancora in atto nel cuore della notte e non si sa quando verrà rimosso. Gli operai rischiano, tenere una nave ferma in porto ha costi altissimi, qualcuno dovrà pagare. Ma la disperazione fa vincere qualsiasi paura. La protesta va avanti

Per una fabbrica che rischia di fermarsi un'altra riaccende i motori. Alla Portovesme srl ripartono da oggi i forni Waelz, spenti da febbraio. Rientrano al lavoro 140 persone, tra dipendenti diretti e degli appalti, che sono rimaste in cassa integrazione per nove mesi. Un segnale di speranza in un polo industriale che sforna cassintegrati a tempo indeterminato, dove le fabbriche si fermano ma non ripartono e anche i grandi colossi vivono in emergenza, come sta succedendo in queste settimane ad Alcoa.

L'ECCEZIONE In questo scenario il riavvio del Waelz, l'impianto della Portovesme srl dove si produce zinco utilizzando i fumi di acciaieria, rappresenta un'eccezione: un buon numero di lavoratori torna alla normalità, un reparto produttivo riparte. Resta ancora fermo il ciclo di produzione del piombo, che probabilmente non sarà riavviato prima di maggio 2010: per circa 300 operai, tra diretti e imprese, continuerà la cassa integrazione. «Questa è una giornata importantissima per noi», dice Tore Cappai, delegato Filcem Cgil della Rsu di fabbrica, «perché finalmente un pezzo fondamentale della fabbrica riprende a marciare. Certo, resta in sospeso la questione del Kss, dove si produce il piombo, e ci auguriamo che i problemi ancora in attesa di una soluzione definitiva, come l'energia a prezzi competitivi e il contratto di programma per incentivare gli investimenti, possano essere archiviati nel più breve tempo possibile».

IL CASO ALCOA ben diversa, come detto, la situazione nella vicina fabbrica di alluminio dell'Alcoa. Il rischio chiusura che incombe sullo stabilimento, mette a rischio circa 2000 posti di lavoro. Continua il presidio dei lavoratori e, soprattutto, prosegue il blocco dell'alluminio in uscita. Una forma di protesta che sta creando seri problemi alla compagnia Alcoa, impossibilitata a rifornire i suoi clienti abituali (tra cui importanti aziende nazionali dall'altra parte del Tirreno) a causa dell'iniziativa degli operai.

Intanto, a proposito della strategia allo studio del Governo per abbassare i prezzi dell'energia, venerdì l'Autorità per l'energia ha approvato una delibera che fissa le regole per l'interconnessione con le reti elettriche estere. «È singolare che per superare il problema dei costi energetici sia necessario rivolgerci all'estero, quando proprio sotto di noi c'è una straordinaria fonte di energia come il carbone», dice Francesco Sanna, senatore del Pd. Dopo l'assemblea di sabato in fabbrica, lavoratori, organizzazioni sindacali e sindaci sono impegnati ad organizzare la trasferta di giovedì a Roma. Luciano Uras, consigliere regionale dei Comunisti, Sinistra sarda, Rossomori ha proposto che a Roma ci sia anche il Consiglio regionale.

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