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San Martino dell'Argine - Il manifesto della giunta leghista - "Denunciate al Comune i clandestini"

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MILANO - L'invito alla denuncia del clandestino arriva alla fine di un manifesto che riporta un paio di articoli e relative pene del decreto Maroni sulla sicurezza: "Chiunque fosse a conoscenza della presenza sul territorio comunale di immigrati clandestini è pregato di comunicarlo con tempestività al sindaco, all'ufficio di polizia municipale o all'ufficio anagrafe del Comune per i necessari atti conseguenti. Grazie della collaborazione". Firmato: l'amministrazione comunale.

Da una settimana a San Martino dall'Argine, mille e ottocento abitanti a 25 chilometri da Mantova, nel comune con la più bassa percentuale di immigrati di tutta la provincia, sono comparsi i manifesti. In centro e in periferia, vicino alle scuole e lungo le strade che portano alle piccole fabbriche e alle aziende agricole. Dopo il caso bresciano di Coccaglio, dove la giunta leghista ha inaugurato i controlli agli immigrati con il permesso di soggiorno in scadenza intitolandolo al "Bianco Natale", ora un altro comune lombardo invita tutti i residenti a segnalare gli irregolari. "L'obiettivo è informare sulle nuove norme. Ora bisogna stare attenti a dare in affitto le case, magari non a norma, a clandestini", spiega il sindaco Alessandro Bozzoli, indipendente alla guida di un'amministrazione Lega-Pdl.

E sull'invito a segnare gli irregolari taglia corto: "È un passo ulteriore, dopo situazioni anomale del passato che ci hanno fatto riflettere". Eppure a San Martino dall'Argine gli immigrati non arrivano al cinque per cento. L'unico caso di irregolarità negli ultimi anni è quello di un'azienda manifatturiera cinese con qualche lavoratore in nero. Gli altri stranieri sono famiglie indiane che lavorano nelle aziende agricole e albanesi utilizzati come operai.

Da quando sono comparsi i manifesti, negli uffici comunali dell'Anagrafe o della polizia municipale non è arrivata nessuna segnalazione, anche perché in paese è difficile trovare clandestini. "Chi parla di invito alla delazione è in cattiva fede, dice cose maliziose" replica alle polemiche il vicesindaco leghista Alessio Renoldi, operaio metalmeccanico a Curtatone, 30 anni, "leghista da quattro, da quando ho iniziato a occuparmi di politica", l'anima giovane della giunta. E insieme al suo collega di partito e assessore alle Politiche sociali Cedrik Pasetti, 34 anni, avvocato, membro del direttivo provinciale e responsabile per la Lega dei comuni della zona, ha dato una virata securitaria al governo del paese. "Da quando la legge è cambiata, a dare ospitalità o lavoro a un clandestino si rischia il penale - spiega il vicesindaco - Chi viene a conoscenza di questi casi deve dirlo al Comune".

"Il manifesto di San Martino dall'Argine è un precedente pericolosissimo - interviene "Articolo 3, Osservatorio sulle discriminazioni" - L'obbligo di comunicare la notizia di reato non spetta al cittadino ma alle autorità di pubblica sicurezza. Questa iniziativa è un invito alla delazione". "Una caccia alle streghe contro ogni buon senso" aggiunge Emanuele Zanotti, della lista civica di opposizione in Comune, vicina al centrosinistra. "Non ce n'era davvero bisogno - spiega Zanotti - . Si rischia di mettere gli uni contro gli altri in una comunità dove tutti si conoscono. Italiani e stranieri. Nel nostro territorio è un'iniziativa inutile. È solo ideologia che alla Lega è servita per raddoppiare i voti alle ultime elezioni".

La Repubblica

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Spataro critica il processo breve - Il Pdl: dalle toghe azione eversiva(ahahah)

Da Gasparri a Bondi dure reazioni
alle accuse del pm sulla riforma
ROMA
Un riferimento al ministro dell’Interno Roberto Maroni («Guai a lanciare allarmi esagerati» sul terrorismo) e una bocciatura dei dati forniti dal ministro della Giustizia Alfano sull’impatto del ddl sul processo breve. Il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, va in televisione ospite di Lucia Annunziata a "In mezz’ora" e quel che dice fa scatenare le critiche del Pdl, che lo accusa di aver fatto una vera e propria «tribuna politica» e invita a «battersi a tutti i livelli» contro questa anomalia. Spataro parla del processo Abu Omar, di cui si sta occupando e spiega di non aver ricevuto pressioni, ma di aver di sicuro trovato ostacoli. «L’apposizione del segreto di Stato - argomenta - non è una pressione, ma un ostacolo giuridico».

Ma soprattutto il procuratore aggiunto di Milano punta il dito contro le nuove normative in materia di giustizia. Attacca il ddl Alfano che nella parte in cui prevede di sganciare il pm dalla polizia giudiziaria sembra ispirato da «logica aziendale», ma in particolare critica il ddl sul processo breve che martedì comincia il suo iter al Senato. Alfano ha detto che riguarderà l’1% dei procedimenti? «Allora - chiede Spataro - dov’è il problema? Vuole dire che il 99% dei processi funziona egregiamente. Se è solo l’1% allora la legge non serve ma io temo che i numeri saranno peggiori in futuro».

Parole che scatenano critiche a pioggia da parte del Pdl. Per il portavoce del Partito, Daniele Capezzone, quella di Spataro è stata una «tribuna politica» senza contradditorio. «Siamo di fronte a un’azione eversiva contro la legalità democratica» commenta il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, mentre il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi sottolinea che l’anomalia non è soltanto nelle parole di Spataro, ma anche nella mancata presa di distanza della sinistra. Il presidente dei deputati, Frabrizio Cicchitto, è convinto che le parole del procuratore aggiunto di Milano siano la conferma «dell’esistenza di una grande anomalia italiana contro la quale è indispensabile battersi a tutti i livelli, nel Parlamento e nel Paese».

16:37

14/12/2009 - 21:00
15/12/2009 - 11:00
Etc/GMT+1
autore: 
Davide Sormani
image1: 
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Con

Mario Ripamonti
Davide Sormani

Video Editing

Chiara Drusian

Si ringraziano:

www.arcoiris.tv
Loris Fabiani

Un'esplosione. Un orologio fermo alle 16.37. Due personaggi, tanto simili a due clown moderni, si muovono in uno spazio al confine della memoria, combattendo tra ricordi ed oblio, aspettando non un Godot, nulla di ultraterreno, ma qualcosa di reale e tremendamente umano come la memoria: che qualcuno si ricordi di loro, poiché nemmeno loro stessi ne sono ormai più in grado.

Usando come spunto la strage di Piazza Fontana, in un'atmosfera surreale, cara a Beckett e Pinter, la memoria e l'oblio si raccontano, sfidandosi per la supremazia dell'uno sull'altro, e raccontano una società troppo ostinata a dimenticare.

elezioni a primavera?

autore: 
***

Elezioni a primavera?

Se qualcuno si prendesse la briga di sfogliare gli articoli precedenti di questo blog scoprirebbe che tutto quello che sta succedendo era già ampiamente prevedibile e (quasi) previsto.
Il 2 luglio, scrivevamo che il momento critico per il Cavaliere sarebbe stato il G8, superato il quale sarebbe scattata la sua controffensiva:
“ rimpasto di governo (con punizione di quanti non lo hanno difeso, a cominciare dalle ministre), purga interna contro i finiani, poi attacco alle opposizioni, magari condito da qualche scandalo, forte pressing sull’Udc per assorbirlo nella maggioranza, “ritocco” agli organigrammi dei servizi (qualcuno forse pagherà…), pressing sulla Corte per far passare il lodo Alfano…”

Salvo il rimpasto di governo ed il ritocco agli organigrammi dei servizi, il resto è andato esattamente così (assalto a Fini, pressing sulla corte, scandali sessuali…). Poi il 6 agosto commentammo il ritorno di Feltri al “Giornale” segnalando come questo fosse il primo sintomo della controffensiva che sarebbe partita dagli scandali contro esponenti della sinistra e giornali ostili al Cav.
Il 13 settembre scrivemmo che Berlusconi stava pensando ad elezioni anticipate ed elencammo anche i motivi per cui esse gli sarebbero apparse desiderabili e dicemmo anche che una sentenza costituzionale sfavorevole sul Lodo Alfano avrebbe favorito tutto questo. E, infatti, di elezioni si parla.
Diciamo questo non per rivendicare alcuna preveggenza (per carità…) ma per dire quanto si trattasse di cose prevedibili anche da una persona che segue la politica leggendo i quotidiani e senza alcuna fonte privilegiata a disposizione. Tutto facilmente prevedibile. Perchè questa è una partita a scacchi a mosse obbligate.

Ora la questione sta in questi temini: Berlusconi ha interesse ad andare ad elezioni a marzo perchè:
a- sino ad allora godrà di un’area di consensi abbastanza ampia; dopo, gli effetti sociali della crisi inizieranno a mordere ed il suo consenso potrebbe entrare in sofferenza. Inoltre la sua maggioranza appare già in affanno interno e, presumibilmente, sarà esposta ad un crescente logorio
b- i progetti alternativi (grande centro, nuovo centro sinistra, operazione finiana ecc.) sono ancora in gestazione e giungerebbero impreparati all’appuntamento
c- le elezioni regionali non sono un test favorevole ad un partito come il suo, con debole radicamento territoriale, ed un eventuale risultato mediocre (come è accaduto con le europee) avrebbe l’effetto di accelerare il suo logoramento
d- più passa il tempo e più diventano probabili le condanne per i processi in corso.
Per le stesse ragioni, i suoi avversari (Pd, Fini, Casini) hanno interesse a far slittare le elezioni politiche dopo quelle regionali e, magari, al 2011.
Per evitare le elezioni l’unica possibilità sarebbe quella di un governo alternativo -con una maggioranza diversa- presentato come governo istituzionale (a presidenza Fini e con ministri “politici”) o tecnico (ad es. Presidenza Draghi e con ministri “tecnici” non parlamentari). Ma questa soluzione non è facilissima, soprattutto con lo spettro delle elezioni regionali che offrirebbe al Cavaliere il destro per una campagna forsennata contro “l’espropriazione della volontà dei cittadini, il colpo di stato ecc.”. E se poi alle regionali la coalizione Pdl-Lega (anche senza Fini) ottenesse oltre il 45%, sarebbe la fine del governo tecnico o istituzionale ed elezioni politiche immediate con condizioni ancora più favorevoli a Berlusconi.

Morale: Fini, Casini, il Pd hanno interesse a mantenere questa situazione sino alle regionali, per poi fare il governo di transizione ed andare alle politiche fra l’autunno del 2010 e la primavera 2011. Ma se Berlusconi dovesse accelerare la crisi, non c’è dubbio che il tentativo di fare il governo di transizione verrebbe fatto. Insomma, il gioco del cerino.
Vediamo chi si brucia.

www.aldogiannuli.it

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