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Morte Interinale

autore: 
Stefo
Logo Tenaris di Dalmine (BG)

MORTE INTERINALE
Non è la prima volta che muore un interinale mentre lavora e non sarà nemmeno l’ultima. La fine di Sergio Riva 20 anni, in fabbrica da un anno, non è una tragica fatalità. Così come non lo sono state le altre morti e gli infortuni che continuano a coinvolgere lavoratori di tutte le nefaste categorie create ad hoc dal neoliberismo: in nero, a termine, interinali, collaboratori, partite iva a unico committente, determinati e indeterminati. Dividi et impera, la regola del potere non è cambiata dopo oltre 2000 anni.
La fredda falsità con la quale questi omicidi sono trattati dai media e dai politici, è amplificata dalle vuote chiacchere istituzionali, un insulto per i parenti, i colleghi delle vittime e per tutti i cittadini liberi. Mentre conosciamo a memoria ogni piccolo anfratto della casa di Cogne e abbiamo visto le lenzuola sporche di quella di Perugia, di Erba e dei mille altri luoghi di cui si nutre la cronaca assetata di sangue, i posti dove si muore di lavoro nessuno li inquadra. Telecamere vietate. Niente dei capannoni e delle macchine su cui muoiono in media 3 lavoratori al giorno. Avete per caso visto il forno dove sono bruciati i ragazzi della Thyssen Krupp? E la macchina che stava usando Sergio negli stabilimenti-modello che sfilano colorati di fianco alla autostrada Milano-Venezia? Fanno schifo molti ambienti di lavoro, ancora oggi. Lì lo spirito bipartisan, tanto caro ai giornalisti di regime, non si vede. Non ci sono cravatte e i faccioni di gomma finti di Vespa e Ballarò. Non c’è nulla che si possa abbellire ad uso del video.
Nessuna delle norme previste dal testo unico sulla sicurezza, ideato dal debole governo Prodi, ha avuto il tempo di essere messa in pratica. Sommerse dalla valanga di voti con cui la destra ha vinto le ultime elezioni. E dalla voglia di cancellare tutte le regole dei liberal-evasori nostrani.
Il legame tra insicurezza sul lavoro e del lavoro è una delle leggi su cui sono state fondate le relazioni industriali e i rapporti di forza dalla fine degli anni Ottanta ad oggi. Il neoliberismo si nutre di insicurezza. Un ulteriore mortale aspetto, forse il meno indagato da chi si occupa di precarietà, dell’infame ricatto del lavoro a termine, del reddito a singhiozzo.
E che questa sia una faccia pericolosa della ‘flessibilità buona’, definizione usata nell’ultima campagna elettorale dagli ex D.s. Fassino e Veltroni, si capisce anche dal modo in cui l’unico telegiornale che fa riferimento alla loro area politica ha trattato la morte del ragazzo alla Tenaris di Dalmine. Quasi per miracolo, visto che la parola era diventata vietata durante il governo Prodi, è stato usato il termine interinale. Lo stesso ideato, legiferato, istituzionalizzato da sindacati di regime ed ex sindacalisti, creato ad hoc per affrontare ‘le nuove sfide del mondo del lavoro’, inserito e accettato negli atti congressuali della FIOM fin dai primi anni Novanta. Somministrazione di lavoro, non vergognamoci di ricordarlo sempre, resa possibile da una legge del governo di centrosinistra nel 1996, votata da Verdi, Rifondazione, benedetta dagli ex comunisti e dai sindacati in coro. Essere moderni ha un prezzo. Quello che abbiamo pagato noi, generazione entrata nel mondo del lavoro a partire dagli anni Novanta. Instabilità economica e mentale, vita in bilico, personalità quadruplicate, e ancora umiliazioni, repressione, morte.
Non è forse vero che i responsabili del lavoro del PD sono ancora l’infausto Treu e il liberista Morandi, e che il figliol prodigo Bassanini, con la sua vergognosa legge, è stato il principale responsabile dell’esplosione del lavoro flessibile nel pubblico impiego?
Non dimentichiamoci mai i nomi e i cognomi dei responsabili dello svilimento del lavoro e dei lavoratori, della perdita di dignità di chi suda per portare a casa la pagnotta. Non facciamoci prendere in giro dai soliti giochetti destra/sinistra, fannulloni/stakanovisti usati come un dogma da tutti i media. Le responsabilità sono bilaterali, tanto per usare un termine tanto caro alla falsa pratica della concertazione, sia degli imprenditori che dei sindacati. E la morte di Sergio, interinale, è qui a insegnarcelo. Che il suo martirio sia di monito al sindacato e di sprone per tutti. Ci insegni a combattere fino all’ultimo respiro la barbarie del neoliberismo, e a rigettarla in faccia a chiunque cerchi di farcela ingoiare con tutti i mezzi a sua disposizione.

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