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Non è la prima volta che muore un interinale mentre lavora e non sarà nemmeno l'ultima.
Così come non lo sono state le altre morti e gli infortuni che continuano a coinvolgere lavoratori di tutte le nefaste categorie create ad hoc dal neoliberismo: in nero, a termine, interinali, collaboratori, partite iva a unico committente, determinati e indeterminati.
Dividi et impera, la regola del potere non è cambiata dopo oltre 2000 anni.
Lavoro sempre piu' saccheggiato e stroncato, lavoratori e classi meno
abbienti che al solito pagano i conti dei padroni, pagano con i conti la finanza creativa dei ladroni seduti nelle banche cui il governo premia con iniezioni di sangue succhiato da tagli indiscriminati allo "stato sociale"
Nel 2007 le morti legate al lavoro nel nostro Paese sono state 1.170 di cui 609 per infortuni stradali, l'Italia è il paese dove si muore di più sul lavoro in Europa.
La fredda falsità con la quale gli omicidi sul lavoro sono trattati dai media e dai politici, è amplificata dalle vuote chiacchiere istituzionali, un insulto per i parenti, i colleghi delle vittime e per tutti i cittadini liberi. Combattere per non morire di lavoro non significa costruire un illusoria "cultura della sicurezza" che possa essere utilizzata per colpevolizzare i morti.
Neanche per sogno. Combattere gli omicidi bianchi significa prendere parte. Combattere per il diritto allo studio o alla salute significa prendere parte.
La crisi stessa implica l' urgenza di una scelta di campo. Che le istituzioni lo stiano gia facendo è chiarissimo. Lo stesso governo che si
dimentica dei morti della thyssen promette di salvarci dalla crisi con una cura peggiore del male.
In un certo senso la crisi è come il naufragio del titanic, le scialuppe, gli aiuti, le detrazioni e gli sconti sono tutti per la prima classe. Peccato che, fuor di metafora la loro scialuppa di salvataggio sia costituita dal perdere il proprio posto di lavoro, dal diritto di ognuno di andare in pensione prima di morire di lavoro, dell'università usata solo come fondo di emergenza per pagare gli stravizi dei banchieri, degli ospedali diventati fondazioni private, dall'asilo dei nostri figli, dall'anno prossimo a pagamanto, ovviamente per poter garantire l'abolizione dell'ici a chi non ne aveva bisogno.
Il quadro, per chi lo voglia vedere, è di una brutalità sconcertante.
Per fermare la crisi dovuta alle speculazioni finanziarie dei loro mandanti i governi, varano una serie di misure d' emergenza per assicurare ai soliti noti guadagni facili: Riduzioni delle tasse, privatizzazioni a raffica, licenziamenti col beneplacito dei sindacati concertativi, tutela per banche e grandi finanzieri, tutti salvi, tutti santi; poichè loro ci condurranno fuori dalla crisi a colpi di flessibilità, caccia ai fannulloni, tagli ed evasione fiscale legalizzata.
Hanno rotto il giocattolo e noi glie lo dobbiamo pagare nuovo e più bello di prima.
La crisi c'è ma lorsignori non si fanno mancare nulla, non certo la prima della scala, non le grandi opere, da sempre regalo irrinunciabile a mafiosi e tangentisti, nemmeno potevano rinunciare un G8 da 400 milioni.
Per aggiungere al danno la beffa poi ci dicono di consumare, se necessario a rate, pur di fare ripartire l economia, non dobbiamo preoccuparci, pensano a tutto loro.in pochi mesi sarà di nuovo tutto latte e miele Eppure,forse la frittata è stata fatta, forse questa volta il danno è troppo grosso perché si possano scopare i cocci sotto al tappeto, sotto il sorriso di plastica ed il doppiopetto lorsignori hanno una fifa blu, hanno talmente tanta paura da mobilitare un esercito per ogni starnuto. Un mercatino natalizio trasforma il centro di Milano in una zona rossa ed un omicidio in grecia mette in agitazione le polizie di mezza europa. E questa è forse la migliore lezione che si puo portare a casa dalla crisi gli onnipotenti tecnocrati europei e i loro compari strozzini globali hanno paura di noi: anziani, precari, operai e studenti. Hanno paura, perché sanno, conoscono quello che accadrà, sanno quanto sangue ancora dovranno succhiarci per continuare ad esistere.
Forse, stavolta, l' hanno veramente fatta grossa.
Approfondimenti:
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