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Racconti Indyani

autore: 
Claudia

 Qui potete inserire i vostri racconti, sbizzarrirvi con la fantasia.

A me è piaciuto questo:
Un uomo affetto da problemi di sterilità, decide di farsi visitare
da un famoso andrologo. Il dottore, dopo aver preso tutti i dati del
paziente, gli porge una
provetta:
- Allora, per prima cosa prenda questa provetta, se la porti a casa e me
la riporti con un campione del suo sperma. Ho un laboratorio di analisi
che farà  il conteggio degli spermatozoi.
- D'accordo dottore. Cercherò di fare il prima possibile. L'uomo torna
il giorno successivo, il dottore lo accoglie:
- Buongiorno. Allora, ha fatto?
- No, purtroppo. Ieri sono andato in casa e mi sono chiuso in bagno. Ho
provato con la mano destra fino a che non mi sono stancato. Allora ho
provato con la mano sinistra, ma non c'è stato niente da fare. Ho
riprovato di nuovo con la destra senza alcun risultato. A quel punto ho
chiamato mia moglie, sperando che almeno lei ci riuscisse. Ha provato
con la destra ma non c'è riuscita. Poi ha provato anche con la
sinistra... ma niente di niente. Allora le ho detto di provare con la
bocca, lei lo ha fatto ma non è servito a niente. Presi dalla
disperazione abbiamo chiamato la filippina! Ha provato anche lei prima
con la mano destra e poi con la mano sinistra... ma niente! Ho detto
anche a lei di provare con la bocca, poverina, si è impegnata, ma non è
riuscita a fare niente di niente. Pensi che alla fine ci hanno provato
mia moglie e la filippina insieme... niente anche così. Dottore... come
cazzo si apre 'sta provetta???

Commenti

Il movimento della

Il movimento della Scapigliatura nasce e si sviluppa a Milano nel ventennio successivo all’unità. E non a caso. La dimensione urbana rende infatti massimamente percepibile l’urto tra la modernità economica e l’intellettualità umanistica.

L'asinello

autore:

ansa

ARRESTATO  BABBO NATALE
SPACCIAVA COCAINA
Sconforto nel presepe Il Bambin Gesu diserta il giaciglio
La Vergine: “Un complotto!”
San Giuseppe: “E' solo un' icona del  consumismo, niente a che vedere con la  sacralità dell'Avvento Cristiano”
L'Arcangelo Gabriele: “Ma stai zitto cornuto!”
L'Asinello rifiuta la biada e si lascia deperire
Gaspare dei Re Magi: “Natale é morto,  l'Epifania spacca!” 
La Befana in silenzio stampa
 Il fatto
Ancora droga alla cascina Segantini
Le dosi nascoste nel mangime delle renne 
Il fatto é avvenuto nella notte;  erano da poco passate le due  quando
gli agenti della volante  della polizia di stato, in forze al 
commissariato di via Tabacchi,  durante un pattugliamento di  routine,
hanno notato l'anziano,  vestito a festa, che si appartava  con fare
sospetto proprio nei  pressi   dell'ex-fortino   della  droga,   da 
poco  sgomberato  dalle forze dell'ordine. Stupore doppio quindi per
la  gente   semplice   Teodosio  Sgozzafiglioli e per l'assistente 
capo Venceslao Stupraporcelli:  non solo l'amarezza di rivedere  sui
navigli lo squallido smercio  di morte,  ma anche lo smacco  di  
vederne   interprete   il  vecchino più amato dagli italiani (e non
solo). Ai   poliziotti   non  é  rimasto  niente   altro  da   fare  
che  intrufolarsi   discretamente  nel  viavai di disperati per
cogliere  in fragranza di reato il nonnetto;  il   quale   non  ha  
opposto  resistenza all'arresto ed anzi, in  uno  sfogo  di   pianto 
ha  dichiarato di essersi  ridotto a  questo  a  causa  della  crisi 
economica  che  ha  tagliato  drasticamente il giro di affari  nel
settore natalizio. In  effetti   gli   ultimi   dati  pubblicati  
dall'ISTAT  parlano  chiaro:   nel   2008  su  tutti   i  bambini  
intervistati,   il   35%  dichiara   di   non   potersi  permettere una
penna, il 28%  dichiara di non avere carta, il  19% dichiara di non
sapere cosa  sia una penna né la carta,  l'11%  dichiara di essere
analfabeta e  solo il restante 7% dichiara di  avere   spedito   la  
classica  letterina. Pochi se confrontati al 79% del  2007; un crollo
verticale che ha  gettato sul lastrico migliaia di  famiglie di
folletti, elfi, gnomi,  renne, fabbricanti di slitte ed ha  portato 
l'icona  della  Natività  Cristiana all'estrema scelta di  una vita
criminale. E l'effetto domino potrebbe non  essersi esaurito: secondo
alcune  indiscrezioni pare che anche la  befana abbia avuto una netta 
diminuzione degli ordinativi.
La testimonianza
Nelle stalle la voce girava già da anni
Parla il capo squadra scelto della mandria da traino
Alceste é la terza generazione di una famiglia di  trainatori   di  
slitte  natalizie;   ha  cominciato  servizio facendo il cucciolo
tenerone che fa le  foto con i bambini; raggiunta la maturità ha 
servito il Natale come stallone da monta ed ora é  nel pieno di una
brillante carriera da trainatore  scelto. “Quando sarò vecchio e non
avrò più  forza   per   trainare   mi   piacerebbe   finire 
imbalsamato nel salotto di qualche stronzo”; ha  le idee chiare
Alceste. Lo sguardo fiero e duro, il  muso scalfito dalle raffiche di
ghiaccio, la scorza  callosa, sulle corna i segni di innumerevoli 
combattimenti. E' una renna di poche parole  Alceste, poche parole e
molti fatti. Però adesso  ha voglia di parlare per rompere il muro di 
silenzio che ha avvolto questa triste vicenda  come la nebbia ha
avvolto questo triste Natale.  Ha  voglia  di  rendere  pubblico 
quello  che,  purtroppo, già da anni era noto nell'ambiente  degli
addetti ai lavori. “Tra di noi la voce girava,  ma nessuno osava
parlarne apertamente”. Quando é cominciato tutto? “La prima volta fui 
io  stesso  ad  accorgermene:   eravamo  alla  mangiatoia dopo una
giornata di esercitazioni  sulla neve, stavo con il muso affondato nel 
mangime e notai un sapore molto amaro tipo  medicinale. Nessuno mi
diede ascolto neanche  quando  dopo  cena  se  ne  stavano  tutti 
smascellando come dei pirla e nessuno riusciva  a prendere sonno”; non
gli credevano, ma  poi...”una volta stavamo pascolano liberi e uno  di
quelli giovani, quelli novelli del traino,  rovistava nel deposito
mangimi per rubare un po'  di biada; trova un panetto da mezzo chilo,
ma  prima di capire cosa sia arriva il guardiano che  lo richiama.
Allora lui per non farsi pizzicare fa  un sol boccone del panetto; é
partito come un  treno! Tirava cornate a destra e a manca!  Caricava
tutti  quelli che gli capitavano a tiro!  L'hanno dovuto abbattere a
fucilate. Da allora  tutti mi hanno dato ragione.” Ma nessuno ha 
parlato.

Bepa

Primo bacio

Titolo
Primo bacio

Autore
PaolaClara

Genere
Racconti Brevi      

Pubblicata il
22/12/2008
 

Scritta il
26/03/2007 

Fuori
dalla macchina è buio. L'inverno sta arrivando, con le sue nebbie e il
gelo nell'aria. Nella via non ci sono altre auto e un silenzio
innaturale sembra regnare sovrano. Anche se fuori c'è poca luce,
all'interno dell'auto io e te riusciamo a vederci e guardarci negli
occhi, il che è importante, almeno oggi. Mi hai invitata fuori, abbiamo
girato tutto il pomeriggio con gli altri ed ora che mi riaccompagni io
so che succederà. Ti osservo da tempo, non riesco a trovarti bello
come dovresti essere. Non è grave, ciò che conta è che tu sarai il mio
primo bacio. Forse ti ricorderò tutta la vita con un brivido di
eccitazione, o forse il brivido alla lunga sarà di disgusto, però non
mi interessa. Questo bacio lo voglio. Non desidero altro, ma non so che fare. Sono solo una stupida ragazzina e non l'ho mai fatto, l'ho solo immaginato. Allora
ti guardo, aspetto che tu mi saluti, aspetto di dover scendere. Ho già
una mano sulla maniglia, basterebbe tirare e l'aria fredda entrerebbe a
fermarci. Non tiro, ovvio. Mi saluti, ti saluto. Ci avviciniamo. Non so. Mi
sento strana, come non mi sono mai sentita. Come se il calore del tuo
corpo, del tuo respiro, mi attirassero in una trappola. Ho paura, ma è
grandioso. Le nostre labbra si toccano ed io sento accelerare il
mio cuore. Sei morbido. Il tuo respiro diventa il mio, mi entra nelle
narici, mi sale al cervello. Non l'ho mai fatto prima, ma è così
naturale che mi ritrovo a farlo, mentre la testa comincia a girarmi.
Eppure non riesco a smettere, rimarrei qui per sempre. Armonia di
movimenti, non c'è nulla di più intimo del ricevere il tuo bacio. Non
respiro bene, sono troppo attenta a godermi questi momenti, perché
voglio viverli completamente, voglio essere sicura di averlo fatto
davvero. Ho caldo, come se l'inverno non esistesse, come se l'aria
che ci circonda fosse acqua calda in una vasca ed io avessi solo
bisogno di togliere i vestiti. Mi sembra strano che siano solo le
nostre bocche ad essere unite, è come se io fossi in te e tu in me. La
testa mi gira ancora, colpa dell'apnea, del respirare la tua aria, del
cuore che impazzisce. Ho bisogno d'aria. Ho bisogno di smettere. Ma non lo faccio e nemmeno tu. Ti starai divertendo? Ti sto baciando bene? Mi prenderai in giro? In fondo è la prima volta... Non
ricordo di essere scesa dall'auto, mentre ti guardo attraverso il
finestrino e tu te ne vai. Non cammino, barcollo fino al cancello.
Tutto mi sembra più colorato di prima, come fosse stato ridipinto in
questi minuti. Rido, scema. Mi muovo come se fossi ubriaca, ma mi
diverto davvero. Non starò male per questo. Mi fiondo in camera,
mi butto sul letto senza togliere il giubbotto e mi abbandono
all'infinito ripetere quel bacio finchè non mi si placa il cuore. Lo
ricorderò così come è stato? Tra due, tre, dieci anni, sarà ancora così
vivido? Sarà ancora importante? Lo sarà, anche se tu non ci sarai? Sarà così ogni volta? Sarà così con chiunque? Merda, quante domande.

Soggetto:

Tahoma e Verdana erano fratello e sorella
della tribù dei MiohaKan-deprecated del Canada australe.
Quando giunsero i primi coloni
si tuffarono in acqua per mostrar loro,
l'arte della idric dance.
Mentre volteggiavano in acqua e per aria,
il capitano del vascello inglese,
di origine italiana, esclamò:
"Ardè che gnòca"

Chi era Capitan Maf?

Chi era Capitan Maf?

(un racconto su Bagdad)

RACCONTO BREVI
LA MILLEUNESIMA NOTTE (UN RACCONTO SU BAGDAD)
Postato il 18 Ottobre, 2007 da Anonimo
in

* Analisi e Opinioni
* Guerre globali
* RACCONTO BREVI
* Globale

Autore:
ALEJANDRO CESAR ALVAREZ
link autore:

LA MILLEUNESIMA NOTTE
(un racconto su Bagdad)


Alla vigilia gli uccelli si staccano tutti insieme dai rami più alti degli alberi, volando inquieti in direzioni contrarie.

Nel mare il canto delle sirene si confonde col grido delle bestie che partoriscono con sofferenza le proprie angosce.

Laggiù, in una piccola casa senza cortile né giardino, assetata senza speranza, si vanno accumulando mucchi di panni sporchi.

http://napoli.indymedia.org/taxonomy/term/532

“Acido Politico” - n°9 novembre 2006 - Cazzario

“Acido Politico”   - n°9  novembre 2006 -  Cazzario
 “Acido Politico” ricorda il grande artista recentemente scomparsoE' MORTO ANTONELLO VENDITTIE' scomparso all'improvviso, come il valore delle azioni ParmalatE' ufficiale, anche il test del DNA dimostra che non si tratta di Corrado Guzzanti. E' scomparso all'improvviso,tra l'attonito silenzio dei suoi amati tifosi romanisti, che forse potranno festeggiare il prossimoscudetto con una canzone allegra, e tra lo sgomento dei dirigenti della sinistra italiana, che vedonoassottigliarsi ulteriormente i già pochi voti di vantaggio sulla Cdl.Noi di “Acido Politico” vogliamo ricordarlo rendendo omaggio alla sua favolosa carriera, senza retoricae senza troppi piagnistei, convinti che è questo che lui avrebbe voluto.La fortuna di Antonello è certamente legata alle campagne pubblicitarie di automobili: tutto cominciail 19 ottobre del 1966 alle ore 20.43, quando 12 milioni di telespettatori rimangono incollati su RAIUNOascoltando: "Tu sei dentro di me, come l'ALFA ROMEO...". Le vendite della Gulietta salgono del6,7% in 15 giorni. Venditti è gia una star.Nel 1969 Venditti si schiera contro l'intervento dei carri armatici sovietici a Praga, e lancia, una campagnaa sostegno dell'industria automobilistica cecoslovacca componendo "Compagno di Skoda". Ilbrano viene sponsorizzato dal gruppo del Manifesto mentre riceve un diretto attacco dal quotidianodel PCI, l'Unità, che con un editoriale di Cossutta dal titolo: "Perchè un carroarmato è meglio di unaSkoda", invita tutti i compagni ad acquistare i prototipi degli attuali SUV.Nel 1975, all'apice della sua carriera, firma un contratto con la Wolkswagen e regala forse il suo pezzomigliore scrivendo la colonna sonora di un'irriverente pubblicità che mostra il Papa in Piazza santiApostoli, che a bordo di una decappottabile diffonde la benedizione Urbi et Orbi, sotto le note dell'inconfondibilevoce di Antonello che canta: "vedo la santità del MAGGIOLONE". Le reazioni del Vaticanoemergono da un articolo dell'Osservatore Romano dal titolo "decappottabile? Sì ma quella giusta"in cui si invitano tutti i fedeli ad acquistare una Papa-mobile.Nel 1992, l'Italia viene investita dalla sua più profonda crisi, che porterà alla fine della Prima Repubblica,che tutti sappiamo è dovuta al problema di trovare parcheggi nel centro delle grandi città(Parcheggiopoli); Venditti è per il cambiamento radicale e sostiene una campagna a favore delle utilitariecantando "Ci vorrebbe una MICRA". Reagisce al forte attacco il PSI con la famosa dichiarazionedi Bettino Craxi che invita quelli che non trovano parcheggio ad "andare tutti al mare"."Ci mancherà un grande artista, la sua musica era travolgente come una striscia di coca" dice LapoEllkan in esclusiva sul nostro giornale. "La Fiat si impegnerà a raccogliere in un album tutti i suoi piùgrandi successi". Il titolo? E' ovvio...Good bye, CINQUECENTO!
“Acido Politico” ricorda il grande artista recentemente scomparsoE' MORTO ANTONELLO VENDITTIE' scomparso all'improvviso, come il valore delle azioni ParmalatE' ufficiale, anche il test del DNA dimostra che non si tratta di Corrado Guzzanti. E' scomparso all'improvviso,tra l'attonito silenzio dei suoi amati tifosi romanisti, che forse potranno festeggiare il prossimoscudetto con una canzone allegra, e tra lo sgomento dei dirigenti della sinistra italiana, che vedonoassottigliarsi ulteriormente i già pochi voti di vantaggio sulla Cdl.Noi di “Acido Politico” vogliamo ricordarlo rendendo omaggio alla sua favolosa carriera, senza retoricae senza troppi piagnistei, convinti che è questo che lui avrebbe voluto.La fortuna di Antonello è certamente legata alle campagne pubblicitarie di automobili: tutto cominciail 19 ottobre del 1966 alle ore 20.43, quando 12 milioni di telespettatori rimangono incollati su RAIUNOascoltando: "Tu sei dentro di me, come l'ALFA ROMEO...". Le vendite della Gulietta salgono del6,7% in 15 giorni. Venditti è gia una star.Nel 1969 Venditti si schiera contro l'intervento dei carri armatici sovietici a Praga, e lancia, una campagnaa sostegno dell'industria automobilistica cecoslovacca componendo "Compagno di Skoda". Ilbrano viene sponsorizzato dal gruppo del Manifesto mentre riceve un diretto attacco dal quotidianodel PCI, l'Unità, che con un editoriale di Cossutta dal titolo: "Perchè un carroarmato è meglio di unaSkoda", invita tutti i compagni ad acquistare i prototipi degli attuali SUV.Nel 1975, all'apice della sua carriera, firma un contratto con la Wolkswagen e regala forse il suo pezzomigliore scrivendo la colonna sonora di un'irriverente pubblicità che mostra il Papa in Piazza santiApostoli, che a bordo di una decappottabile diffonde la benedizione Urbi et Orbi, sotto le note dell'inconfondibilevoce di Antonello che canta: "vedo la santità del MAGGIOLONE". Le reazioni del Vaticanoemergono da un articolo dell'Osservatore Romano dal titolo "decappottabile? Sì ma quella giusta"in cui si invitano tutti i fedeli ad acquistare una Papa-mobile.Nel 1992, l'Italia viene investita dalla sua più profonda crisi, che porterà alla fine della Prima Repubblica,che tutti sappiamo è dovuta al problema di trovare parcheggi nel centro delle grandi città(Parcheggiopoli); Venditti è per il cambiamento radicale e sostiene una campagna a favore delle utilitariecantando "Ci vorrebbe una MICRA". Reagisce al forte attacco il PSI con la famosa dichiarazionedi Bettino Craxi che invita quelli che non trovano parcheggio ad "andare tutti al mare"."Ci mancherà un grande artista, la sua musica era travolgente come una striscia di coca" dice LapoEllkan in esclusiva sul nostro giornale. "La Fiat si impegnerà a raccogliere in un album tutti i suoi piùgrandi successi". Il titolo? E' ovvio...Good bye, CINQUECENTO!

Racconto Brevissimo

 Ai tempi della grande crisi.
Racconto Brevissimo di Oidualc Ieffam
Erano i tempi della grande crisi. Solo un nome sembrava ergersi al di sopra della frustrazione generale. Era un musicista minuto, dall'aria clownesca: un piccolo grande uomo. Il suo nome era Giovanni Allevi. Ebbene, mentre Giovanni suonava, non tutti appludivano: c'era chi voleva ungersi di catrame, rotolare per terra, e tapprsi le orecchie per poter urlare, la rabbia dell'insuccesso personale.

  L'ho incontrata per

 

L'ho incontrata per strada, o forse non era lei, talmente cambiata.

No non era lei, con un abito scuro,

  attorciliato per il freddo.

Mi ha guardato furtiva, con lo sgardo che spuntava dal bavero,

nei pressi del supermercato.

"Cosa cazzo ci farà?" Ho pensato.

Ma ancora, non sono sicuro fosse lei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

QUELLA SERA IN VIA MANCINELLI



QUELLA SERA IN VIA MANCINELLI


La strada e' buia.Un vento di marzo sposta il lampioncino in fondo a destra,lo fa dondolare come un'altalena.Nel silenzio si ascolta solo la voce del telegiornale da poco iniziato.Una voce metallica che viene da qualche casa con le finestre aperte.Il conduttore parla del rapimento Moro,dell'uccisione della scorta avvenuta due giorni prima a Roma,delle inchieste iniziate in fretta e furia.Il silenzio maschera il rumore sordo di passi veloci.Loro sono due ragazzi che vestono come una volta:jeans scampanati,camicione a quadretti,giubbotti con le frange,capelli lunghi.Di sabato,a quell'ora, percorrono la strada che divide in due il quartiere Casoretto,via Mancinelli.Trecento metri senza luce,un luogo poco frequentato,di sera come di giorno,buio,scuro.Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci,parlano di Moro e di viaggi,di quei sogni che ogni ragazzo ha in testa a diciotto anni.Il risotto di Danila,la madre di Fausto,li attende fumante.Fausto non sopporta quando Jaio arriva in ritardo agli appuntamenti."La prossima volta me ne vado,non ti aspetto più- dice all'amico ."Cerca di essere più elastico-risponde Lorenzo.I passi si fanno più intensi e i pensieri corrono veloci come razzi.Un pezzo di vita scorre come la trama di un film e i ricordi prendono il sopravvento.Quei sabati al Parco Lambro con le chitarre,sognando un po' di California,ad ascoltare chi tornava da mete lontane ognuno con la sua piccola verità.Ricordi che si rincorrono come le chitarre di Crosby,Stills,Nash e Young.Le voci degli amici ,delle ragazze,delle lunghe discussioni politiche.Le prime esperienze con le donne consumate in poche ore,la fretta di correre lontano e di fuggire via da Milano.Il suono della chitarra di Jaio,ricevuta in regalo dallo zio solo due anni prima. E quei progressi fatti dai primi timidi accordi alle canzoni vere e proprie imparate su manuali di contrabbando.Le feste al Leoncavallo,i concerti di jazz ,il bar,spettacoli teatrali di compagnie che vengono da lontano.Il blues di Jaio e i Rolling Stones che Fausto ama tanto ascoltare. All'altezza del portone dell'Anderson School i passi d'improvviso si fermano.Fausto e Jaio avvertono il pericolo,si voltano intorno per chiedere aiuto.Intorno a loro c'è il vuoto, la solitudine. Così due giovani dall'accento romano si avvicinano con fare sbrigativo.Li bloccano.Ora i quattro si trovano faccia a faccia.Si fa avanti uno con l'impermeabile bianco e il bavero alzato,avrà diciotto,vent'anni."Siete del Centro Sociale Leoncavallo?-dice con voce squillante. Lorenzo e Fausto si guardano,sono increduli.Non rispondono.Il senso di due vite si spegne sotto i colpi di otto proiettili Winchester,7,65,sparati da un professionista. Un'esecuzione. I corpi si accasciano a terra.Il primo a cadere è Fausto .Il proiettile lo colpisce all'addome; gli altri tre in rapida successione all'emitorace sinistro,al braccio destro e alla regione lombare sinistra..Lui compie una torsione su sé stesso .Un quinto proiettile lo raggiunge di striscio bucando gli indumenti.Poi tocca a Lorenzo,Jaio per gli amici.Tre colpi lo fanno crollare sul marciapiede:Fausto è riverso sul piano stradale mentre Jaio è a breve distanza,centrato più volte mentre tenta una fuga impossibile.Dopo quei colpi che sembrano petardi scende un silenzio irreale.La strada si fa ancora più scura e nel buio scappano gli assassini.Polizia e carabinieri ammetteranno che si tratta professionisti,che nulla è stato lasciato al caso. Killer che avevano già sparato altre volte:conoscevano le armi,come utilizzarle senza silenziatori.Due ragazze appena entrate dall'oratorio,si affacciano dalla finestra e notano tre persone fuggire e due corpi riversi in una pozza di sangue.Alla polizia diranno che avevano sentito come dei petardi.Anche la perpetua della chiesa, che in quel momento si trova nell'abitazione che dà su via Mancinelli,intuisce che qualcosa non va e avvisa il parroco,Don Carlo Perego,uno di quei preti di quartiere che ha visto crescere tutti i ragazzi in un'unica strada.Si avvicina,riconosce Jaio e Fausto.Si china come in un atto di pietà e raccoglie il corpo mancante di Lorenzo Iannucci che gli spira tra le braccia:Poi in un momento di lucidità torna a casa e avvisa il 113.Don Perego piange come un bimbo,si dispera.Pensa a quanto sia ingrata la vita."Perché proprio loro?-continua a chiedersi."Erano così giovani,non avevano mai fatto di male a nessuno.Fausto veniva ancora sul campetto dell'oratorio insieme con Lorenzo e io li facevo entrare purché si limitassero a giocare al pallone e non parlassero con i nostri ragazzi di politica".Detta queste parole mentre la via inizia a brulicare di persone.Ragazzi come loro,di quel quartiere nella periferia est di Milano che frequentano il Centro Sociale Leoncavallo.Nel quartiere c'è chi offre la sua versione."Quella via era un pericolo-grida un conducente dell'autobus appena rientrato nella vicina rimessa dell'Atm di via Teodosio.Una ragazzina si scansa dal gruppo e piange.Il corpo di Lorenzo e' ancora coperto da un lenzuolo bianco mentre quello di Fausto viene trasportato all'Ospedale Bassini in un disperato tentativo di salvarlo. C'e' un via e vai di gente di ogni tipo.Ragazzi del Centro Sociale si mischiano ai tanti abitanti del Casoretto che vengono a rendere omaggio a due giovani delle loro strade.Giornalisti armati di taccuini cercano una verità credibile ma le fonti istituzionali percorrono disordinatamente piste di ogni tipo. C'è chi mette le mani avanti.Il capo di Gabinetto della Questura Bessone si lascia andare,parla a braccio con alcuni cronisti ."E' chiaro.Si tratta di un regolamento di conti,una faida fra gruppi della nuova sinistra o inerente al traffico di stupefacenti":Nessuno gli crede.Ci guardiamo stupiti.Traffico di stupefacenti?Faide tra gruppi?La matrice di destra di quell'omicidio e' ben chiara ,viene sussurrata da molti quella sera ma non ci sono prove.Gli assassini agiscono con la massima sicurezza. Così come altrettanto certa risulta la loro provenienza. I tre scappano verso il Centro Sociale Leoncavallo anziché fuggire verso la più vicina Piazza San Materno.Forse perché non conoscono la città.Molti assistono alla dinamica dell'agguato.Lo si saprà più tardi analizzando le varie controinchieste che Lotta Continua,Avanguardia Operaia e il Movimento Lavoratori per il Socialismo.Vicina ai killer si trova una testimone oculare,Marisa Biffi.Mette a verbale ciò che ha visto.(Agli atti delle inchieste dei giudici Spataro,Barazzetta ,Mascarello e Salvini).

La strada e' buia.Un vento di marzo sposta il lampioncino in fondo a destra,lo fa dondolare come un'altalena.Nel silenzio si ascolta solo la voce del telegiornale da poco iniziato.Una voce metallica che viene da qualche casa con le finestre aperte.Il conduttore parla del rapimento Moro,dell'uccisione della scorta avvenuta due giorni prima a Roma,delle inchieste iniziate in fretta e furia.Il silenzio maschera il rumore sordo di passi veloci.Loro sono due ragazzi che vestono come una volta:jeans scampanati,camicione a quadretti,giubbotti con le frange,capelli lunghi.Di sabato,a quell'ora, percorrono la strada che divide in due il quartiere Casoretto,via Mancinelli.Trecento metri senza luce,un luogo poco frequentato,di sera come di giorno,buio,scuro.Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci,parlano di Moro e di viaggi,di quei sogni che ogni ragazzo ha in testa a diciotto anni.Il risotto di Danila,la madre di Fausto,li attende fumante.Fausto non sopporta quando Jaio arriva in ritardo agli appuntamenti."La prossima volta me ne vado,non ti aspetto più- dice all'amico ."Cerca di essere più elastico-risponde Lorenzo.I passi si fanno più intensi e i pensieri corrono veloci come razzi.Un pezzo di vita scorre come la trama di un film e i ricordi prendono il sopravvento.Quei sabati al Parco Lambro con le chitarre,sognando un po' di California,ad ascoltare chi tornava da mete lontane ognuno con la sua piccola verità.Ricordi che si rincorrono come le chitarre di Crosby,Stills,Nash e Young.Le voci degli amici ,delle ragazze,delle lunghe discussioni politiche.Le prime esperienze con le donne consumate in poche ore,la fretta di correre lontano e di fuggire via da Milano.Il suono della chitarra di Jaio,ricevuta in regalo dallo zio solo due anni prima. E quei progressi fatti dai primi timidi accordi alle canzoni vere e proprie imparate su manuali di contrabbando.Le feste al Leoncavallo,i concerti di jazz ,il bar,spettacoli teatrali di compagnie che vengono da lontano.Il blues di Jaio e i Rolling Stones che Fausto ama tanto ascoltare. All'altezza del portone dell'Anderson School i passi d'improvviso si fermano.Fausto e Jaio avvertono il pericolo,si voltano intorno per chiedere aiuto.Intorno a loro c'è il vuoto, la solitudine. Così due giovani dall'accento romano si avvicinano con fare sbrigativo.Li bloccano.Ora i quattro si trovano faccia a faccia.Si fa avanti uno con l'impermeabile bianco e il bavero alzato,avrà diciotto,vent'anni."Siete del Centro Sociale Leoncavallo?-dice con voce squillante. Lorenzo e Fausto si guardano,sono increduli.Non rispondono.Il senso di due vite si spegne sotto i colpi di otto proiettili Winchester,7,65,sparati da un professionista. Un'esecuzione. I corpi si accasciano a terra.Il primo a cadere è Fausto .Il proiettile lo colpisce all'addome; gli altri tre in rapida successione all'emitorace sinistro,al braccio destro e alla regione lombare sinistra..Lui compie una torsione su sé stesso .Un quinto proiettile lo raggiunge di striscio bucando gli indumenti.Poi tocca a Lorenzo,Jaio per gli amici.Tre colpi lo fanno crollare sul marciapiede:Fausto è riverso sul piano stradale mentre Jaio è a breve distanza,centrato più volte mentre tenta una fuga impossibile.Dopo quei colpi che sembrano petardi scende un silenzio irreale.La strada si fa ancora più scura e nel buio scappano gli assassini.Polizia e carabinieri ammetteranno che si tratta professionisti,che nulla è stato lasciato al caso. Killer che avevano già sparato altre volte:conoscevano le armi,come utilizzarle senza silenziatori.Due ragazze appena entrate dall'oratorio,si affacciano dalla finestra e notano tre persone fuggire e due corpi riversi in una pozza di sangue.Alla polizia diranno che avevano sentito come dei petardi.Anche la perpetua della chiesa, che in quel momento si trova nell'abitazione che dà su via Mancinelli,intuisce che qualcosa non va e avvisa il parroco,Don Carlo Perego,uno di quei preti di quartiere che ha visto crescere tutti i ragazzi in un'unica strada.Si avvicina,riconosce Jaio e Fausto.Si china come in un atto di pietà e raccoglie il corpo mancante di Lorenzo Iannucci che gli spira tra le braccia:Poi in un momento di lucidità torna a casa e avvisa il 113.Don Perego piange come un bimbo,si dispera.Pensa a quanto sia ingrata la vita."Perché proprio loro?-continua a chiedersi."Erano così giovani,non avevano mai fatto di male a nessuno.Fausto veniva ancora sul campetto dell'oratorio insieme con Lorenzo e io li facevo entrare purché si limitassero a giocare al pallone e non parlassero con i nostri ragazzi di politica".Detta queste parole mentre la via inizia a brulicare di persone.Ragazzi come loro,di quel quartiere nella periferia est di Milano che frequentano il Centro Sociale Leoncavallo.Nel quartiere c'è chi offre la sua versione."Quella via era un pericolo-grida un conducente dell'autobus appena rientrato nella vicina rimessa dell'Atm di via Teodosio.Una ragazzina si scansa dal gruppo e piange.Il corpo di Lorenzo e' ancora coperto da un lenzuolo bianco mentre quello di Fausto viene trasportato all'Ospedale Bassini in un disperato tentativo di salvarlo. C'e' un via e vai di gente di ogni tipo.Ragazzi del Centro Sociale si mischiano ai tanti abitanti del Casoretto che vengono a rendere omaggio a due giovani delle loro strade.Giornalisti armati di taccuini cercano una verità credibile ma le fonti istituzionali percorrono disordinatamente piste di ogni tipo. C'è chi mette le mani avanti.Il capo di Gabinetto della Questura Bessone si lascia andare,parla a braccio con alcuni cronisti ."E' chiaro.Si tratta di un regolamento di conti,una faida fra gruppi della nuova sinistra o inerente al traffico di stupefacenti":Nessuno gli crede.Ci guardiamo stupiti.Traffico di stupefacenti?Faide tra gruppi?La matrice di destra di quell'omicidio e' ben chiara ,viene sussurrata da molti quella sera ma non ci sono prove.Gli assassini agiscono con la massima sicurezza. Così come altrettanto certa risulta la loro provenienza. I tre scappano verso il Centro Sociale Leoncavallo anziché fuggire verso la più vicina Piazza San Materno.Forse perché non conoscono la città.Molti assistono alla dinamica dell'agguato.Lo si saprà più tardi analizzando le varie controinchieste che Lotta Continua,Avanguardia Operaia e il Movimento Lavoratori per il Socialismo.Vicina ai killer si trova una testimone oculare,Marisa Biffi.Mette a verbale ciò che ha visto.(Agli atti delle inchieste dei giudici Spataro,Barazzetta ,Mascarello e Salvini).

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