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- Poesia del pub - poesia del pub
il ritmo è reggae dub
vibra dentro le vene
scuote il torpore
delle tue catene
si dice che il futuro
t'appartiene
a te
in catene
ma non sono sicuro che
vada bene
in catene
| A.M.P. Transiti e Malfattori, storia infinita | MAr, 24/11/2009 - 15:03 |
| Chi sono i ladri ? | Mer, 18/11/2009 - 10:51 |
| Fermi e cariche al corteo di stamattina | MAr, 17/11/2009 - 14:00 |
| L'accoglienza | Dom, 08/11/2009 - 07:38 |
| Comportamenti corretti | Sab, 31/10/2009 - 19:32 |
| C'è del marcio in Danimarca. | Gio, 22/10/2009 - 23:40 |
| Sciopero Generale. | Lun, 19/10/2009 - 09:46 |
| Manifestazione nazionale per i cinque | MAr, 06/10/2009 - 18:27 |
| Un altro autunno un'altra crisi | Sab, 03/10/2009 - 15:17 |
| Summit UNESCO a Monza: Cultura e autorganizzazione contro la vetrina del Forum | Ven, 18/09/2009 - 22:25 |
Commenti
Giusto informare e poetare
"Non state a contemplare il vostro ombelico, pretendendo che sia
rilevante per tutto il resto del mondo. Se avete qualcosa da dire
aprite la bocca, invece di mugugnare". (Lawrence Ferlinghetti)
Annusando
M'illumino d'incenso.
Claudia
autore:
vittoria oliva
....musica di L.Battisti
Ti stai sbagliano dice la UE quello che ha visto
non E' RAZZISMO
la Rom è casa che aspetta me
non E' RAZZISMO
Se c'era uno sbirro poi
non può essere RAZZISMO
La Rom non ha mai chiesto di più
chi sta sbagliando sono certo sei tu
non è RAZZISMO ....
E' solo SICUREZZA
Un poeta greco
autore:
vittoria
la letteratura moderna greca e poco conosciuta e poco tradotta in Italia
I simulacri e le cose
Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi...
non temere, diceva il poeta,°
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.
Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l'alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall'ansia della morte
con prestiti a vita di anima e corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropovori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.
Come una goccia di vetriolo brucia l'occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
"inesauribili le forze del male nell'uomo"
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
"Ma la poesia cosa fa, che cosa fanno i poeti"
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siano giullari, profeti o cortigiani.
Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l'adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell'istante cruciale
chiese l'altro poeta: più luce. °°
E la poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull'uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.
Titos Patrikios
Da La resistenza dei fatti (Crocetti, 2007)
http://bp0.blogger.com/_x5j2e
http://bp0.blogger.com/_x5j2ePuCSbI/RfQjYUYRk-I/AAAAAAAAAAU/0-cD2J21Uzw/...
CANTO POESIA PAROLA Se anche
CANTO POESIA PAROLA
Se anche cantassi come gli angeli,
ma non amassi il canto,
non faresti altro che rendere sordi gli uomini
alle voci del giorno e alle voci della notte.
Kahlil Gibran "Il profeta"
http://piemonte.indymedia.org
http://piemonte.indymedia.org/article/899
Peppino Marotto, poeta e sindacalista, ucciso ad Orgosolo(NU)
italia |
storia e memoria |
notizie domenica 30 dicembre, 2007 13:19 by sardu
NUORO - Ucciso a colpi di pistola in
un agguato in pieno centro di Orgosolo. Peppino Marotto, 82 anni, era
un poeta, un fine autore di canzoni popolari, un uomo impegnato nella
politica e nel sociale. Gli hanno sparato in pieno giorno: sei colpi di
pistola alle spalle. Un delitto inspiegabile o, forse, spiegabile solo
con il fatto che Marotto, nella sua attività sociale, potrebbe aver
toccato qualche interesse di cui non doveva sapere o che avrebbe potuto
mettere in pericolo.
Marotto era noto in tutta la Sardegna. A Orgosolo era una specie di
saggio conosciuto da tutti, rispettato anche dai nemici politici. E’
stato freddato intorno alle 10:30, il killer (o i killer) lo ha
raggiunto da dietro mentre entrava in edicola, come faceva ogni giorno.
L’assassino è fuggito a piedi facendo perdere le tracce nei vicoli del
paese. Allo stato non risulta che qualcuno l’abbia visto, anche se la
cosa sembra incredibile.
Alla sua età, Marotto era responsabile dello sportello pensionati del
patronato Inca della Cgil. Si occupava degli anziani del paese ma è
possibile che, attraverso di loro, si sia dato da fare anche per i
giovani. In questo ambito potrebbe essere venuto a conoscenza di
qualche traffico, per esempio di droga, che rappresenta il problema più
grave per i ragazzi di Orgosolo e dintorni.
Marotto ha anche fatto parte del coro a tenores Supramonte di Orgosolo.
Tra le sue opere ci sono "Su pianeta ’e Supramonte", 1996,
"Testimonianze poetiche in onore di Emilio Lussu", 1983, "Cantones
Politicas Sardas", 1978. Ha anche dedicato un canto alla Brigata
Sassari al ritorno dalla Prima Guerra Mondiale. La scheda sul sito
della casa editrice Condaghes, che ha pubblicato "Su pianeta ’e
Supramonte", lo descrive così: "Le sue convinzioni di giustizia sociale
e la sua caparbietà barbaricina gli son valse la galera e il confino.
Il suo desiderio di comunicare gli ideali di emancipazione e di libertà
lo hanno portato a cantare nelle piazze della Sardegna e del mondo.
Ancora oggi Peppino Marotto presta il suo impegno nell’azionismo
sindacale e per condurre nel suo paese una Camera del Lavoro".
Integrazione: Ha dedicato poesie e canzoni alla figura di Gramsci, che
amava tanto e alle vicende di Pratobello (le lotte intraprese dai
contadini contro i militari che cercarono di usurpare la terra ai
locali orgosolesi). Si definiva "Comunista".
Lentamente muore
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)
William Shakespeare Se
William Shakespeare
Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita."
http://roma.indymedia.org/tax
http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/972
Claudio Maffei
I pensieri di Gaza
Ululano nella notte
come cani randagi:
sono i pensieri
di Gaza.
Urlano il dolore
di piccole vite,
sconvolte,
dalla tragedia umana.
Imprecano,
straziano,
s'arrotolano e si dimenano
nella notte.
Che non finisce mai
Mai
1° festival internazionale dei poeti castel porziano 1979
http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/3279
1° festival internazionale dei poeti castel porziano 1979
Autore:
(((A)))
INTERVISTA A… Fernanda Pivano e Peter Orlovsky
Giunti ad Ostia per partecipare al primo festival internazionale di
poesia, nella hall di un albergo locale, la famosa e dolcissima
scrittrice Fernanda Pivano e l’altrettanto famoso poeta Peter Orlovsky
si sottoposero volentieri ad una nostra intervista che, anche a mesi di
distanza, ha mantenuto la sua importanza e bellezza per gli
appassionati del genere, intervista che perciò vi proponiamo qui di
seguito.
E’ lo stesso poeta americano a presentarsi: “Peter Orlovsky, poeta
buddista di New York, che è anche contadino, che pianta alberi di noci;
il suo primo libro di poesie si chiama ‘poesie del buco del culo pulito
e canzoni di legumi sorridenti’, pubblicato da Ferlinghetti”.
BOUNTY – Che cosa può rappresentare per voi fare oggi un festival della poesia qui in Italia?
P. - In qualunque luogo si faccia, un festival della poesia è molto
utile. Solo attraverso la poesia si può raggiungere la vera
comunicazione, perché la poesia è libera da burocrazie, da restrizioni
politiche, da ogni genere di propaganda. E’ libera dalla propaganda
cattolica, religiosa, libera dal lavaggio mentale politico, da
qualsiasi tipo di lavaggio mentale. Se si vuole avere la speranza di
raggiungere la comunicazione, ci si può solo affidare alla poesia. Fare
il festival qui, a Rotterdam o in Inghilterra, è la stessa cosa.
O. – Questo festival mi ha permesso di incontrare poeti italiani, di
incontrare la gente italiana che vende pomodori e dolce basilico,
imparare qualche parola italiana.
B. – Fernanda, quali possibilità ha, secondo te, il movimento anarchico organizzato di diffondersi tra la gente oggi?
P. – A me pare che il momento sia molto propizio visto che la
situazione psicologica è così tormentata ed i poli così cristallizzati,
tra occidente ed oriente, che il movimento per una terza forza sia
maturo. Bisognerà poi vedere cosa succederà dal punto di vista
dell’organizzazione; la posizione anarchica è una posizione
meravigliosa, un’idea splendida, ma bisognerà vedere se il movimento
anarchico riuscirà ad abolire il capitale borghese senza però ricrearne
uno di tipo statale. I problemi sono anche molti altri, vedere per
esempio fino a che punto la perfezione umana, che secondo me è alla
base dell’anarchia, sia poi in realtà realizzabile. Siamo perfetti noi
da poter dire che gli altri hanno torto? In certi momenti viene da
chiedersi se non sarebbe necessario avere un po’ più di umiltà.
Ora è Orlovsky che fa le domande a noi: “Dove stanno gli alberi di
noce in Italia?”. Noi spaventosamente ignoranti in materia siamo
costretti ad improvvisare e gli rispondiamo: “In Toscana!” e lui per
niente avvilito: “Quanti tipi di noce?”. Noi: “Un solo tipo”.
B. – Non credi che sia un po’ fuori luogo mettersi a lavorare in
campagna senza più tenere conto della realtà sociale circostante, che
in ogni caso è presente?
O. – No, perché ciascuno deve fare quello che sa fare e ciascuno di
noi non sa fare molto; per coltivare centinaia di noci occorrono molti
anni, molta fatica, devozione, tempo e lavoro duro, e centinaia di noci
muoiono, non crescono; così come fare l’anarchico richiede molto lavoro.
B. – Qual è il tuo pensiero sulla scelta nucleare, pensi che sia una soluzione valida?
O. – Noi siamo già morti, è troppo tardi per salvarci, dobbiamo
godere la morte e far crescere dei buoni alberi da frutta, se questo ci
può far vivere più a lungo. Ci sono già nuove tonnellate di Plutonio
nell’atmosfera, nella biosfera, nell’oceano e probabilmente tra cento
anni tutto questo entrerà nella trasformazione del cibo e produrrà il
cancro.
B. – Fernanda, quando nelle prefazioni che tu hai fatto per i libri
di Ferlinghetti, Ginsberg e degli altri, tu li definisci anarchici,
loro come prendono questo aggettivo? Secondo te che senso ha per loro?
Gli danno lo stesso significato che gli diamo noi?
P. – Loro danno un significato meno articolato del nostro alla
parola “anarchico” perché non hanno un movimento anarchico in questo
momento, sicché loro rappresentano tutto quello che c’è di anarchico,
però più come stile di vita che come ideologia. E’ uno stile di vita
soprattutto anticapitalista, antimilitarista, antinucleare,
anticonsumista, anticompetitivo. Sempre nel mondo del dissenso non
violento, nel senso creativo, dando alla creatività e all’immaginazione
la possibilità di agire invece di darla alla repressione.
O. – Questa è una vecchia tradizione buddhista, quella della
meditazione: sedendo su un cuscino e mescolando la mente con il respiro
e lo spazio, in modo che si vede volare indietro ogni parola della
mente, di modo che non si diventa aggressivi con gli altri. Il mio
anarchismo consiste nel piantare alberi di noce.
B. – Parlateci dell’importanza della conoscenza tra Ginsberg e Burroughs.
P. – E’ stato un vantaggio reciproco, Burroughs ha influenzato
Ginsberg per una certa razionalità, freddezza, sarcasmo; Ginsberg ha
influenzato Burroughs per questa sua viscerale accettazione della vita,
del mondo, questa capacità di andare a fondo delle cose.
O. – Burroughs amava Ginsberg come amante, Burroughs era innamorato
di Ginsberg, gli scriveva lettera d’amore dal Perù. Allen, Burroughs e
Kerouac hanno scritto la loro prima storia insieme, a New York,
intitolata “la notte che gli ippopotami hanno dormito nel loro
deposito”. Burroughs ha passato molte notti battendo a macchina come un
pipistrello sbatte le ali in una stanza, Burroughs pensa in immagini.
B. – Che cosa ha significato per il vostro gruppo la scomparsa di Kerouac?
O. - Ci ha lasciato un rimpianto dentro, non siamo stati abbastanza
dolci con lui, al contrario siamo stati aggressivi. Non avevamo capito
che stava male.
P. – Secondo me la morte di Cassady e di Kerouac li ha messi di
fronte al problema della morte, problema che tutto sommato loro non si
erano posti. Con la perdita di questi loro due pilastri si sono sentiti
perduti, in una poesia Ginsberg disse che avrebbe continuato lui il
lavoro, finché ce l’avesse fatta.
O. – Se ci fosse stato un maestro che avesse insegnato a Kerouac la
meditazione, oggi sarebbe ancora vivo. Ma Kerouac conosceva la
meditazione solo attraverso i libri. In quegli anni (gli anni ’60) non
c’era un maestro di meditazione in Occidente.
B. – Peter, che senso ha per te il continuo girare per il mondo?
O. – Viaggiando si impara a coltivare l’uva a Genova e a coltivare
cachi. A New York un dottore mi ha detto che una volta aveva comprato
45 dollari di cachi per il suo bambino che stava morendo di una
malattia intestinale. Qui in Italia avete bisogno di un albero di cachi
per persona. 56 milioni di alberi di cachi.
B. – Che importanza attribuisci all’uso di sostanze allucinogene?
O. – Meglio la meditazione, la meditazione è veramente interessante
adesso perché è una nuova pratica in America, ed è una pratica antica
orientale che va avanti da 2.500 anni. L’LSD è interessante ogni tanto,
anche quando si medita.
B. – Non pensi che la meditazione possa essere alterata dall’LSD?
O. – Gregory Corso dice che L’LSD mostra di più di quello che non
c’è e di quello che c’è. Per me la meditazione consiste nel liberare il
respiro e L’LSD mi aiuta a lavorare nei campi.
B. – Un giudizio su Leary.
O. – Leary vuole lasciare la terra, ma è molto costoso, non tutti
possono andare nello spazio, non tutti ci riescono, e quanta parte di
terra si può prendere nello spazio? Quanti acri, quanti alberi di noce?
[Bounty, anno 1, numero 0, novembre 1979, pagine 6 e 7.
L’intervista è di Fabio del Gruppo anarchico Malatesta, Roma]
Intervista a Giorgia
http://it.dada.net/video/13579437/Giorgia-Intervista-a-Giorgia-(Dada-Exclusive)-1/
JOYCE MANSOUR IL MIO CORPO BRUCIA DALLA NASCITA
JOYCE MANSOUR
IL MIO CORPO BRUCIA DALLA NASCITA
Se cercate una traduzione italiana delle poesie di Joyce Mansour, non sprecate tempo. Non ne esistono a parte l’elegante plaquette FIORITA COME LA LUSSURIA curata da Carmine Mangone e stampata da NAUTILUS.
In internet si trova solo qualche rara notizia e sembra che anche in Francia, dove l’autrice pubblicò ben 16 raccolte di poesie, quattro testi di prosa e una pièce, la signora ”dell’eros senza fine” sia poco conosciuta.
Certo le sue poesie non fanno parte di quel genere che viene declamato enfaticamente nei seminterrati di piccole librerie polverose, come accade da noi, né di quello che prevede dibattiti, interviste, approfondimenti, in sale asettiche con luci al neon.
La poesia di Joyce Mansour, per il poco che ho potuto leggere recuperando qua è là, è impudica, violenta, scanzonata, ironica, urlata. Rivendica il diritto di urlare il proprio desiderio anche in versi, di maledire gli uomini che non l’anno voluta, di accusare gli amanti di non essere alla sua altezza, e all’altezza di quel corpo – e quell’anima- che “brucia sin dalla nascita.” Di passione ovviamente.
Ma è ancora di moda la passione ai nostri giorni? Oppure troppo complessa, scomoda, pericolosa per essere urlata dentro un libro e in mezzo a un pubblico?
Liberi di avere le vostre opinioni, ma guardandovi attorno avrete poco da elucubrare: agli incontri poetici ci si addormenta! Figuriamoci se qualcuno azzarda la passione!
Vi propongo alcuni versi, tanto per darvi un’idea dell’intensità cui mi riferisco, e del temperamento della signora Mansour.
Da “GRIDA”, 1953
Mi piacciono le calze che rassodano le tue gambe.
Mi piace il busto che sostiene il tuo corpo tremante
Le tue rughe i tuoi seni ballonzolanti la tua aria affamata
La tua vecchiaia contro il mio corpo teso
La tua vergogna davanti ai miei occhi che sanno tutto
I tuoi vestiti che odorano del tuo corpo marcio.
Tutto questo alla fine mi vendica.
Degli uomini che non hanno voluto saperne di me
Vuoi il mio ventre per nutrirti
Vuoi i miei capelli per sfamarti
Vuoi le mie reni i miei seni la mia testa rasata
Vuoi che muoia lentamente lentamente
Che mormori morendo parole infantili.
Mi piace vedere i loro visi paurosi
Non ci tengono a scrutare la morta
Vogliono rinchiuderla in fretta lontano dalla pausa.
E ancora vestiti a lutto
Faranno l’amore per seppellire meglio
Il suo ricordo disfatto.
Voglio mostrami nuda ai tuoi occhi melodiosi.
Voglio che tu mi veda mentre urlo di piacere.
Che le mie membra piegate sotto un carico troppo pesante
Ti spingano a gesti blasfemi.
Con i capelli lisci della mi testa offerta
Rimangano sospesi alle tue unghie ricurve di furore.
Che ti tenga in piedi cieco e devoto
Guardando dall’alto il mio corpo spiumato.
Ti piace dormire nel nostro letto disfatto
Non ti disgustano i nostri antichi sudori
Le lenzuola sporche di sogni dimenticati
Le nostre grida che risuonano nella camera buia
Tutto questo esalta il tuo corpo affamato
La tua brutta faccia alla fine s’illumina
Perché i nostri desideri di ieri sono i tuoi sogni di domani
(Traduzione di Mauro Conti dalla rivista “Poesia”, Crocetti)
DA “LACERAZIONI”, 1955
Invitami a trascorrere la notte nella tua bocca
Raccontami la giovinezza dei fiumi
Premi la mia lingua contro il tuo occhio di vetro
Dammi a balia la tua gamba
E poi dormiamo, fratello mio,
Perché i nostri baci muoiono più veloci della notte.
C’è del sangue sul giallo d’uovo
C’è dell’acqua sulla piaga della luna
C’è dello sperma sul pistillo della rosa
C’è un dio in chiesa
Che canta e s’annnoia
Non ci sono parole
Soltanto peli
Nel mondo senza verzura
Dove i miei seni sono re.
E non ci sono gesti
Soltanto la mia pelle
E le formiche che brulicano tra le mie gambe untuose
Portano le maschere del silenzio lavorando.
Viene la notte e la tua estasi
E il mio corpo profondo questo polipo senza pensiero
Ingoia il tuo sesso agitato
Durante la sua nascita.
Un nido di viscere
Sull’albero secco che è il tuo sesso
Un cipresso nero piantato nell’eternità
Fa la veglia ai morti che alimentano le sue radici
Due ladroni crocifissi su costolette d’agnello
Se la ridono del terzo che, a missione compiuta,
mangia la sua croce di carne arrostita.
Il nero mi circonda
Salvatemi
Gli occhi aperti sulla vuota disperazione degli orizzonti marittimi
Mi scoppiano nella testa
Salvatemi
I pipistrelli dai corpi ammuffiti
Che vivono nei cervelli torturati dei monaci
S’attaccano alla mia lingua cremosa
La mia lingua gialla di donna accorta.
Salvatemi, voi che capite
E i vostri giorni saranno moltiplicati
Malgrado i peccati che non vi hanno perdonato
Malgrado lo spessore delle notti nelle vostre bocche
Malgrado i vostri bambini iniziati al male
Malgrado i vostri letti.
( traduzione di Carmine Mangone da “Fiorita come la lussuria”)
NOTE BIOGTRAFICHE:
Joyce Patricia Ades – questo il suo nome autentico – è nata ad Bowden, in Inghilterra, nel 1928. I suoi genitori risiedevano però abitualmente a Il Cairo, dove la famiglia Ades faceva parte da diverse generazioni della numerosa colonia britannica. Dopo gli studi secondari svolti in Svizzera e Inghilterra, Joyce rientra quindi in Egitto. Nel 1947, primo tragico matrimonio:suo marito, colpito da un mare incurabile, muore dopo appena sei mesi. Nel ’49 si risposa con Samir Mansour della comunità francese. La nuova coppia comincia allora a spostarsi tra Parigi e Il Cairo, e Joyce s’inizia alla cultura francese assimilandone la lingua da autodidatta. Nel ’53 pubblica a Parigi la sua prima raccolta di poesie, “Cris” attirando da subito l’attenzione dei surrealisti. Sarà l’inizio di una parabola creativa che si esaurirà soltanto nel 1986, allorquando la scrittrice angloegiziona muore per un tumore al seno.
Scrisse di lei Claude Courtot, membro del gruppo surrealista: “Avevo fatto la conoscenza di Joyce e di Breton nel 1964. Al caffè La promenade de Venus, lei si sedeva sulla panca in fondo alla sala, sotto il grande specchio, in modo da essere di fronte a Breton (…) chiedeva regolarmente del rum e fumava un sigaro enorme che, per uno strano contrasto, rendeva ancora più femminili i tratti del suo viso di bambola bruna dagli occhi attraenti come pozzi…”
Alina Rizzi
http://www.segniesensi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=54&I...
Suona Gio' Suona
Suona Gio'
Suona ancora,
fregatene,
stupisci.
Godi dell'arte
e fai godere.
Suona ancora dài,
lascia rodere gli invdiosi,
non ascoltare.
Suona!
Vivi l'ebrezza dell'ispirazione,
quando arriva fresca e soave
e donala,
come solo tu sai fare.
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Poesia di Clamaf dedicata a Giovanni Allevi
Imbecillopoli
IMBECILLOPOLI
di Claudio Maffei
Imbecillarabi salgono sui monti per sparare.
Imbecillebrei salgono sui tanks... e sparano.
Imbecilli cavalcano l'odio e galoppano,
uccidono,
e s'azoppano ed imprecano,
mentre i loro figli crepano.
Infine piangono.
Imbecillopoli è là, nell'umano deserto mediorientale:
Claudea
Pier Paolo Pasolini Come sono diventato marxista? Ebbene… andavo tra fiorellini candidi e azzurrini di primavera, quelli che nascono subito dopo le primule, – e poco prima che le acacie si carichino di fiori, odorosi come carne umana, che si decompone al calore sublime della più bella stagione – e scrivevo sulle rive di piccoli stagni che laggiù, nel paese di mia madre, con uno di quei nomi intraducibili si dicono “fonde”, coi ragazzi figli dei contadini che facevano il loro bagno innocente (perché erano impassibili di fronte alla loro vita mentre io li credevo consapevoli di ciò che erano) scrivevo le poesie dell’“Usignolo della Chiesa Cattolica”; questo avveniva nel ‘43: nel ‘45 “fu tutt’un’altra cosa”. Quei figli di contadini, divenuti un poco più grandi, si erano messi un giorno un fazzoletto rosso al collo ed erano marciati verso il centro mandamentale, con le sue porte e i suoi palazzetti veneziani. Fu così che io seppi ch’erano braccianti, e che dunque c’erano i padroni. Fui dalla parte dei braccianti, e lessi Marx. […] [da Poeta delle Ceneri in Bestemmia, Poesie disperse II Garzanti, Milano 1993]
COMPAGNI ERAVAMO, FRATELLI ERAVAMO, CAPITE?
COMPAGNI ERAVAMO, FRATELLI ERAVAMO, CAPITE?
autore:
vittoria oliva
Un compagno è venuto a trovarmi, non basta, non basta conoscersi solo
virtualmente.
E venuto a trovarmi e mi ha regalato un libro: La breve estate
dell'anarchia, vita e morte di Buenaventura Durruti..
Ho inziato a leggere il libro e ho trovato questa frase.
"Fin da bambini amici eravamo., Durruti ed io, compagni eravamo, fratelli eravamo, capite? quando appena tenevamo qualche dente in bocca, prima assai
che andavamo a scuola".
Fin da bambini amici eravamo
Compagni eravamo, fratelli eravamo, capite?.
quando appena tenevamo qualche dente in bocca.
Quali parole meglio di queste posono dire il significato vero della vita?
Si, si piange sui bambini dilaniati dalla ferocia e alcuni, i soliti, ipocritamente dicono: impossibile far vedere certe scene, turbano i nostri bambini!, creano depressione, sepolcri imbiancati! le maledizioni non sono
bastanti per la vostra vergognaa. Eh si occhio non vede, cuore non duole, le "cosacce" si possono fare, basta non mostrarle: logica religiosa, di tutte le religioni!
Si, si piange ci si dispera su queste morti, su tutte le morti,
specialmnente dei piccoli, ma io mi chiedo: e prima? prima della morte fisica cosa ci stava?
La morte dell'anima.
La morte dell'anima prima della morte dei corpi.
Fin da bambini amici eravamo
Compagni eravamo, fratelli eravamo, capite?.
quando appena tenevamo qualche dente in bocca.
Pensiamo, pensiamo e vergogniamoci per questi bambini cresciuti nell'odio reciproco.
Io sento questa come una colpa anche mia.
Non voglio, non voglio alibi, non voglio sentirmi immune da questa colpa. La colpa perchè sia redenta deve essere riconosciuta, perchè non si incancrenisca fino a farla diventare un dato di fatto NATURALE.
Fin da bambini amici eravamo
Compagni eravamo, fratelli eravamo, capite?.
quando appena tenevamo qualche dente in bocca..
Pensiamo, pensiamo alla morte dell'anima che viene prima di quella del corpo.
Pensiamo ai bambini di Gaza cresciuti in campo di concentramento, fra checkpoint e filo spinato, fra soldati e divise, fra bombe, missili, fosforo e tutte le armi micidiali,
senza pane, senza acqua, con le fogne a cielo aperto, ai loro giochi fra la polvere e il sangue: perchè io che ho conosciuto la guerra vi dico che ugualmente si gioca da bambini: ma i soli giochi che si imparano sono gioghi
di guerra: si gioca ai soldati invece che a guardie e ladrii, si gioca ai funerali, con bambole o piccoli animali morti.
Bambini a cui è insegnato solo l'odio per il nemico; pensiamo anche ai bambini israeliani a cui non manca nulla, non manca il pane, l'acqua e tutto il resto ma non sanno
Fin da bambini amici eravamo
Compagni eravamo, fratelli eravamo, capite?.
quando appena tenevamo qualche dente in bocca.
Pensiamo a questi bambini cresciti nell'odio reciproco, alla loro morte dell'anima che precede quella dei corpi e vergogniamoci.
Ora voi fautori dell'una o dell'altra causa, ditemi quale causa vale le tante morti dell'anima dei piccoli che, poi, li porterà alla sicura morte dei corpi ?
No, le mie parole non sono una esortazione ad un pusillanime pacifismo le mie parole sono un richiamo alla ragione dell'anima soltanto. Vendere l'anima al diavolo dello Stato della Patria è una colpa troppo grande e le
lacrime sui piccoli corpi sacrificati al Moloc di ideali fasulli, degli ideali dei potenti, non sono lacrime di rigenerazione, ma solo lacrime ipocrite: lacrime che fecondano l'avidità dei potenti, lacrime che danno modo a tante organizzazioni "umanitarie" di mettere su i loro baracconi da fiera del dolore per i loro guadagni, ai "partigiami" dell'una o dell'altra parte per il loro vergognoso triofalismo.
E A TUTTI I PAPI E I RE PER CONTINUARE A SFRUTTARVI UCCIDENDOVI PRIMA
NELL'ANIMA E POI NEI CORPI.
Ingrassate, ingrassate i papi e i re con le vostre lacrime!
Piangere dopo?
non serve, non serve;
o meglio SERVE SERVE
perchè è SERVILE!
piangete quando i vostri figli sono ancora vivi e li crescete alla scuola dell'odio.
Piangete quando i vostri figli non sanno:
Fin da bambini amici eravamo
Compagni eravamo, fratelli eravamo, capite?.
quando appena tenevamo qualche dente in bocca.
vittoria
L'avamposto degli Incompatibili
www.controappaunto.org
STOP THE KILLING!
STOP THE VIOLENCE!
STOP THE WAR!
... NOW!