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Non sappiamo nulla di te!
Sappiamo solo il tuo nome, che stavi al quarto piano nella
sezione di media sicurezza, che eri «extracomunitario», giovanissimo, e che sabato 3 gennaio 2009 nel carcere di Spoleto ti sei tolto la vita impiccandoti.
Un’altra vittima della violenza della giustizia! Il carcere è vigliacco, forte con i deboli e debole con i forti, e tu eri solo un migrante, la vittima ideale. Una nuova vittima del terrorismo istituzionale e mediatico sul tema della sicurezza della nuova classe dirigente politica. E d’altronde non c’è più nessuna sinistra garantista che visiti le carceri e che si interessi di chi vive in carcere. Non c’è più nessuno che s’interessi di noi!
Da poco tempo abbiamo messo in scena uno spettacolo teatrale, e un detenuto e una psicologa hanno recitato queste due battute premonitrici: «Cosa pensi di quei detenuti che invece si tolgono la vita?»
«Ammiro il coraggio che io non ho… l’uomo ha così paura di morire che si è inventato l’idea di Dio per sfuggire al destino della morte; ma se fossi disperato vorrei avere quel coraggio».
Tu eri proprio disperato, ma nessuno si è accorto di nulla.
E la colpa è anche nostra, dei tuoi compagni che non hanno capito, che non ti sono stati vicini abbastanza… perdonaci!
Ma il carcere, qualsiasi carcere anche quello modello di Spoleto, rimane pur sempre una mostruosa creatura di cemento armato. Una creatura che assassina e che mangia la vita di chi c’è dentro. Una creatura che odia la felicità, la speranza e la vita. Tutti noi siamo appesi ad un filo. Un filo chiamato speranza. Di sicuro per te la speranza, se mai l’hai avuta, è finita ieri. Per noi è ancora viva ma chissà per quanto.
Probabilmente, domani nessuno si ricorderà di te, forse, se sei fortunato almeno da morto, qualche giornale locale scriverà poche righe sulla tua morte. Per questo gli ergastolani in lotta per la vita, i detenuti dell’alta sicurezza e i detenuti dell’elevato indice di vigilanza ti augurano buon viaggio nell’aldilà, con la speranza che Dio, qualsiasi Dio, ti dia quella giustizia sociale che non ti ha dato su questa terra. Condoglianze alla tua famiglia.
Con affetto, a nome dei detenuti del carcere di Spoleto,
Ivano Carmelo Rapisarda e Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto, 4 gennaio 2009
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