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L’enfasi riservata all’arresto del militante di Forza Nuova per gli scontri allo stadio di Catania culminati nella morte dell’ispettore di polizia rischia di essere fuorviante. Negli ultimi anni si è continuato a morire di calcio ma la polarizzazione politica sembra rivestire un ruolo calante rispetto ad altre dinamiche. Certo, la curva etnea è una delle più nere di Italia – nella città in cui già il Msi negli anni ’70 superava il 20% – e gli ultrà rossoblu un’altra volta si erano resi responsabili (Messina 2001) di una “morte da stadio”.
Numerose le coincidenze significative: anche in quel caso si trattava di un derby (come ad Avellino: dove a restare vittima degli scontri con la polizia fu un giovane napoletano, nell’autunno 2003), ci fu l’uso di bombe carta, ad essere accusato del delitto fu un minore. L’osservatorio della polizia sottolinea come le curve più violente siano oggi al Sud: Catania, appunto, ma anche Napoli e Salerno. E in uno nei numerosi blitz che si sono succeduti in questi giorni contro altre tifoserie responabili di comportamenti violenti è emerso un interessante spaccato della nuova realtà ultrà: nei Niss (Niente incontri solo scontri) ci sono anche figli della buona borghesia e non solo gli emarginati dei quartieri della morte quotidiana. Il gruppo è nato dall’aggregazione di dissidenti dai vari gruppi storici. L’inchiesta è uno sviluppo della precedente retata che nel giugno 2005 mandò in galera nove ultrà della Sanità (alcuni già condannati con i riti alternativi). Ma le violenze sono continuate, come il lancio di petardi durante la partita con il Frosinone nello scorso dicembre, che portò alla squalifica del San Paolo. Bene, nelle perquisizioni ai 13 ultrà del Niss, con il solito armamentario di mazze e botti sono stati sequestrati come cimeli le foto che immortalano numerosi scontri con le forze dell’ordine, dal lancio di petardi contro i poliziotti all’incendio di una gazzella dei carabinieri. Ed è questa la nuova frontiera del calcio ultrà: il poliziotto primo nemico. Ma almeno a Napoli questa scelta non si colora di “nero” né è immediatamente riconducibile a una volontà politica della “camorra” di estendere il fronte di scontro con le forze dell’ordine. Infatti, quando nei giorni scorsi, i giovani dei centri sociali che animano il movimento di lotta per il lavoro hanno tentato di promuovere un coordinamento unitario contro le nuove misure repressive che colpiscono la presenza organizzata negli stadi quanto nellle manifestazioni di piazza, si sono sentiti rispondere da un esponente dei Mastiff, un gruppo storico nato e cresciuto nella periferia settentrionale ad altissima densità camorristica, che “ognuno si fa le sue”.
Minor attenzione ha meritato, invece, sull’onda securitaria che ha travolto il Paese e il sistema calcio per lo choc emotivo del primo poliziotto ammazzato allo stadio da un ultrà (mentre era già successo il contrario a Cremona e a Trieste ma nessuno sembra ricordarsene) un dato più significativo: che le violenze sono in calo, già prima del decreto Pisanu.
Anche nelle politiche di ordine pubblico – dopo l’incapacità manifestata a mettere mano allo smantellamento delle più odiose leggi del centrodestra – il governo Prodi si dimostra assai riottoso a fare qualcosa di sinistra. Probabilmente non c’è proprio un lucido disegno ma sicuramente la spinta alla “privatizzazione” della security è un segnale inquietante della pervasività crescente del controllo sociale mentre la improvvida decisione della “serrata” degli stadi accentua la spinta alla definitiva trasformazione del calcio in un “prodotto televisivo”.
Sia chiara una cosa: la “fascisteria” ha sempre un peso rilevante in alcune delle curve più importanti di Italia ma a comprendere quello che di interessante sta succedendo nel movimento ultrà ci aiuta piuttosto il ricorso ad altri strumenti dell’analisi sociale, come l’uso della categoria della concorrenza mimetica e delle dinamiche di ricambio della leadership in movimenti carismatici e poco strutturati.
Alcuni dei leader delle “curve nere” negli anni ’90 hanno oggi compiti importanti di direzione politica nei principali gruppi della destra radicale: in Forza nuova il patavino Caratossidis è il coordinatore nazionale, l’interista Canu il segretario lombardo, nella Fiamma Tricolore Castellino e Chiavenato sono segretari provinciali rispettivamente a Roma e a Verona. Ma dal basso nuovi gruppi emergenti spingono. Per una sigla prestigiosa come la giallorosa Distinzione e tradizione che si scioglie decimata dai Daspo (il divieto amministrativo di accesso alle manifestazioni sportive) si vanno a formare piccoli aggregati più o meno spontanei che si caratterizzano per un più basso tasso di affermazione ideologica e un uso esplicito della violenza (le “lame”) per occupare lo spazio liberato. Canu è rimasto invece vittima di una duplice, contrapposta pressione. Da una parte dagli altri leader della curva nerazzurra, preoccupati dagli effetti di un eccesso di caratterizzazione politica e della conseguente visibilità, come ostacolo agli “affari” milionari che il controllo di una curva assicura (il giro dei biglietti omaggio oggi è gestito da Franchino Caravita, inquisito negli anni ’80 per un accoltellamento ma poi divenuto socio con un leader della curva rossonera nell’affare del merchandising), dall’altra dalla nascita di una nuova formazione di skin, gli Irriducibili, che si erano aggregati a “Spazio libero”, anomalo centro sociale della zona Bovisa, smantellati dopo le indagini per un raid nella zona dei Navigli concluso con l’accoltellamento di alcuni giovani del centro sociale Conchetta: le ammissioni di qualche indagato e l’uso massiccio delle intercettazioni ambientali e delle analisi tecniche sui cellulari hanno permesso di ricostruire l’operatività di una banda di strada, dedita allo scontro con gli avversari, tanto politici (autonomi, anarchici) quanto di stile (punk, grabber) o di curva (milanisti). Che anche quando portano le “mazzate” a casa – come è successo a Bergamo – vedono i compagni che li hanno picchiati non menarsene vanto per non incorrere nei rigori giudiziari: e così se la possono prendere solo con i camerati meno coraggiosi che non hanno saputo reggere la durezza dello scontro.
Il ruolo “d’ordine” degli altri leader della curva nerazzurra emerge in diversi episodi: dal lancio di fumogeni contro il portiere del Milan (il “negro” Dida) nel derby del 2005 alla comparsa di una croce celtica in curva durante la partita con il Livorno, la squadra “rossa” per eccellenza che si è rivelata la cartina di tornasole per verificare il tasso di “fascisteria” delle curve avversarie. E del resto è un antico sapere poliziesco (Liborio Romano che all’arrivo di Garibaldi arruola la camorra nella Guardia nazionale per assicurarsi il controllo della piazza) che in certe situazioni è meglio coinvolgere i “capi” per il controllo delle “truppe”.
Da tutt’altri problemi è attraversata la curva rossonera: dopo lo scioglimento della Fossa dei Leoni (l’unica sigla di “sinistra”) una nuova aggregazione di destra, i Guerrieri ultras, sgomita per guadagnare spazio. E in questo contesto sotto tiro sembrano essere finiti i gruppi storici: a ottobre un esponente dei Commandos è stato gambizzato in un supermercato a Sesto San Giovanni mentre un leader delle Brigate Rossonere è da due settimane in prognosi riservata dopo un pestaggio in curva. I primi due arrestati hanno tentato di buttarla su “questioni di donne”, ma le indagini si sono indirizzate sulla “guerra” per il controllo del business della curva. E ora ci sono sei latitanti per tentato omicidio. Ma già in precedenza era affiorato l’intreccio tra ambienti malavitosi e ultrà rossoneri. Uno degli arrestati per la rissa di Genova in cui è ammazzato “Spagna” paga duramente la circostanza sfortunata di essere stato l’ultimo a vedere in vita Alessandro Alvares, il militante dell’area politica rosso-nera (era fuoriuscito dal Fronte Nazionale di Tilgher con il gruppo che ha dato vita all’Associazione Limes): accusato dell’omicidio dell’amico sarà assolto al processo. Resta sullo sfondo – come ipotesi di movente – un traffico d’armi mentre il coinvolgimento nell’inchiesta dello storico leader militare di Avanguardia nazionale, Mimmo Magnetta, conferma la continuità dell’ambiente. Già nel 1997, nei pressi del ristorante Maya, gestito da Nico Azzi (condannato per la mancata strage sul treno nel 1973) un gruppo di ultrà milanisti aveva accoltellato un consigliere comunale di Rifondazione. Poiché tutte queste vicende giudiziarie non hanno esito è opportuno non arrivare a conclusioni definitive, ma al di là del rilievo penale è evidente la contiguità ambientale tra vecchia guardia delle destra radicale milanese e giovani leoni della curva rossonera.
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Commenti
Un piano dell' ultradestra dietro il tifo nazi negli stadi
MILANO - "Negli stadi italiani esiste un piano dell' estrema destra per egemonizzare le curve a livello europeo e reclutare militanti. La notizia è confermata dalla polizia e molto preoccupante: ci sono agganci con analoghe esperienze neonaziste inglesi e americane. Per ora siamo solo all' inizio. Ma se non si interviene in fretta, il fenomeno può diventare incontrollabile". Secondo il parlamentare diessino Roberto Sciacca, l' infittirsi di croci celtiche, simboli hitleriani e striscioni razzisti nasconde un rischio sottovalutato: l' uso dello stadio per scopi paramilitari. La nuova denuncia - che segue le interrogazioni presentate ai ministri Melandri e Jervolino - allunga altre ombre sull' episodio sul quale sta indagando la Digos: la cacciata dalla curva Sud dell' Olimpico dei Cucs, lo storico gruppo ultrà romanista, da parte di alcuni estremisti di destra. Non si tratta, insomma, della classica successione generazionale, con le nuove leve che avvicendano i vecchi capi in maniera più o meno contrastata. Se sullo sfondo di questa vicenda è certamente andata in scena anche la battaglia per il ricco business offerto dalla curva - tra biglietti, gadget e trasferte i più scafati possono portare a casa due milioni e mezzo a settimana -, in primo piano torna la politica, con riflessi inquietanti. Al centro dell' attenzione sono finiti i nazifascisti romani e in particolare Forza Nuova, il movimento fondato da Roberto Fiore (ex Terza Posizione) e Massimo Morsello (ex Nar), attivo anche in altre città e soprattutto a Padova. I due, rientrati da Londra, dove hanno fatto fortuna con un' agenzia di servizi e nella ristrutturazione di immobili, hanno ripreso a frequentare l' Olimpico, al pari di Maurizio Boccacci, ex leader di Movimento Politico, condannato come partecipante alla spedizione neonazista di Brescia- Roma del novembre ' 94, chiusa con l' accoltellamento del vicequestore Giovanni Selmin. Boccacci ha annunciato la rinascita del suo Movimento per il 28 ottobre, marcia su Roma. L' ipotesi che l' estrema destra abbia intensificato la propria presenza negli stadi per catturare consensi e adepti trova conferma negli ambienti ultrà. Durante la guerra nel Kosovo, nella curva laziale, è comparso uno striscione anti-Nato, firmato appunto da Forza Nuova, e sono improvvisamente aumentate le coperture finanziarie per i gruppi di tifosi dichiaratamente di destra, soprattutto al Sud. Il caso romano è quello più eclatante ma l' intreccio tra militanti di curva e di piazza è in atto da anni: in Triveneto, Lombardia e Sicilia, ma anche a Bologna, dove 4 anni fa i Mods rossoblù organizzarono insieme a quelli romanisti una caccia al nero finita con un accoltellato. L' osmosi è continua: alcuni leader ultras hanno fatto carriera politica (Verona, Padova) e alcuni politici si sono fatti campagna elettorale in curva. Il Veneto Fronte Skinhead, White Power e Meridiano Zero sono sigle di movimenti politici xenofobi che hanno affondato le loro radici in molti stadi: l' operazione è ancora più evidente e capillare nelle piccole realtà della serie C, e per rendersene conto basta visitare i siti internet degli Skinhead Pro Patria e Juventude Crociata Padova, dove i richiami alla politica di estrema destra sono più che espliciti con slogan ("Razzisti fascisti e orgogliosi di esserlo"), croci celtiche, manifesti politici ma anche citazioni di Ezra Pound. L' allarme-nazi non va confuso col passaggio di consegne in atto in alcune curve, dove i simpatizzanti della sinistra sono stati progressivamente sostituiti dai giovani di ideologia opposta, più numerosi: nella stessa curva del Milan - come a Firenze, Bologna o Perugia più o meno pacificamente - il patto vigente (vietato fare politica) può mascherare solo in parte il fenomeno. Più reale è il pericolo di contatti tra ultrà di squadre diverse, parziale distorsione del modello inglese, come spiega il direttore del centro studi della polizia, Maurizio Marinelli. "In Inghilterra gli hooligans più pericolosi si ritrovano alle partite della nazionale per attaccare le forze dell' ordine. Da noi la novità è che i più violenti si alleano con ultrà un tempo nemici per provocare disordini". Un tentativo di aggregazione minacciosa intorno alla Nazionale è fallito ai Mondiali ' 98. La comune simpatia politica diventa spesso una copertura per nascondere il vero movente, quello economico. Nella curva interista, qualche anno fa, i contrasti tra i Boys e gli estremisti di Azione Skinhead nacquero appunto da problemi "commerciali". Moratti sta tentando di ripulire la Nord dai simboli neonazisti e la più seria preoccupazione degli ultrà è quella di non perdere il controllo della curva. Ieri a Roma c' è stato un vertice in Questura tra le forze dell' ordine. "Chiederemo ai presidenti di dare un' indicazione forte e contatteremo Moratti, che è il più sensibile. Sensi dice di essere antifascista, ma intervenga concretamente. Altrimenti, se succederà qualcosa in curva, ne sarà corresponsabile" dice ancora l' onorevole Sciacca. - di ENRICO CURRò e EMILIO MARRESE 1999
Fascio e Stadio: un connubio di molto tempo fa, il tifoso ultrà
Contatti fra tifosi di Roma e Lazio. Striscioni per mandare messaggi politici
Indagini in curva Sud
La destra estrema recluta allo stadio i nuovi militanti . Sorvegliato Maurizio Boccacci, del Movimento politico
Non e' un filo invisibile: e' un filo nero. E basta seguirlo. Porta diritto dentro la curva Sud dello stadio Olimpico. Adesso e' ufficiale: l' hanno scelta, ma il tifo per la Roma e' e sara' solo un pretesto. Quella Curva gli serve per "reclutare militanti" e per "veicolare messaggi". Roba nazista. Con dentro dosi massicce di antisemitismo e xefonobia. Le stesse che gia' infestano la curva Nord, quella della Lazio. Il prossimo derby rischia di fornire uno spettacolo agghiacciante. Che potrebbero gradire solo certi giovani frequentatori del centro sociale di viale Castrense, "Portaperta". Il filo nero porta anche li' . Al cancello d' ingresso della scuola media occupata e chiusa dalla polizia tre giorni fa. Sul cancello hanno appeso una grossa croce celtica. Per comprendere cio' che sta accadendo a Roma, in queste ultime settimane, occorre rimettere insieme una serie di fatti, di persone e di striscioni. Cominciando proprio da quello - storico e famosissimo - che e' sparito in curva Sud, dopo la prima partita del campionato di calcio: lo striscione del Cucs, Commando ultra' curva sud. Gli investigatori della Digos aspettano ancora che "i capi tifosi minacciati e picchiati, si decidano a fornirci l' identikit dei loro aggressori". Perche' ci sono stati discorsi eloquenti ma, per chi non voleva capire, anche pugni e calci. Adesso, comunque, il discorso comincia ad essere piuttosto chiaro: l' estrema destra ha avviato un programma di "depurazione" della Curva. La lenta e progressiva scomparsa di certi striscioni - oltre a quello del "Cucs" e' infatti gia' sparito anche quello di "Opposta fazione" - portera' all' ingresso di altre sigle. Magari una sola. E grande. Molto romanista e pero' anche molto "romana". Negli ambienti investigativi della questura non e' parso casuale uno striscione apparso proprio in occasione di Roma-Inter. C' era scritto: "Piotta, la Sud ti schifa". Si' , un insulto, proprio a lui, al supercafone romano che, per un' intera estate, ha esportato l' immagine di una citta' coatta in tutto il Paese. A certi non ha fatto ridere. Roma, dicono, e' un' altra cosa: "Tosta, imperiale e fascista". Quello striscione contro "er Piotta" viene valutato come il primo, importante messaggio spedito dai nuovi capi della curva Sud. Ne seguiranno altri. Anche piu' diretti. Ne basta uno a partita. L' estrema destra ha infatti colto alla perfezione l' enorme tasso di "visibilita' " che offre quella precisa parte dello stadio. Fotografata migliaia di volte e poi inquadrata durante le telecronache e mandata in onda in molti servizi televisivi. Il lavoro cui verra' sottoposta la curva Sud dovra' fornire, nei progetti, un risultato migliore di quello ottenuto in curva Nord. Li' , le frange che la governano, "dopo essersi caratterizzate con svastiche e croci celtiche, ora badano soprattutto a certi discorsi pseudocommerciali che, recentemente, hanno provocato anche attriti robusti con la stessa societa' ". In questura si parla, apertamente, di "fenomeno trasversale". Si ricordano le trasferte di certi ultra' della Roma, "non casualmente" accompagnati da ultra' della Lazio. E viene obbligata anche la citazione di Maurizio Boccacci, 40 anni, ex leader del "Movimento politico occidentale", il gruppo neonazista romano sciolto, sei anni fa, per incitamento all' odio razziale. Boccacci fu infatti condannato a quattro anni di reclusione per gli scontri avvenuti a Brescia il 20 novembre del 1994, al termine di Brescia-Roma, nel corso dei quali fu accoltellato il vicequestore Giovanni Selmin. La Digos non perde d' occhio Boccacci. Cosi' come vengono "monitorati" gli spostamenti dei giovani che frequentano il centro sociale di viale Castrense 48, nei pressi di piazzale Appio, ufficialmente chiuso pochi giorni fa "perche' frequentato da giovani che avevano partecipato ai disordini dello scorso primo maggio". E' una spiegazione ufficiale credibile: solo che c' e' dell' altro. I locali della vecchia scuola media stavano diventano sede di dibattiti seri e pero' anche di pericolose adunate. Troppe frequentazioni sospette. Troppe sigle che cominciavano ad apparire, appunto, anche in curva Sud. E troppe analogie con cio' che accadeva nella sede del "Movimento politico occidentale" di Boccacci, in via Domodossola, sempre nel quartiere di San Giovanni. Gli investigatori della Digos sono sicuri: "L' estrema destra, a Roma, vive una stagione di ricambio generazionale. Sulla quale vigiliamo e indaghiamo, per capire dove porta". E' un filo nero. Basta seguirlo. Fabrizio Roncone Si sentivano i padroni della curva. I depositari del tifo tutto cuore e ironia: "Il nostro capolavoro? La scritta esposta un anno fa per Roma-Atletico Madrid, a capo di una lunga contestazione alla societa' . Diceva: "Sensi: guarda la curva e capisci perche' ". Ora, sembrano piuttosto cani bastonati. Scacciati dal loro regno. Trattati come scarpe vecchie. Invitati a mettersi da parte dopo ventidue anni di coreografie, di cori, di applausi. Che resta del vecchio Commando ultra' curva sud? "La fede. Ma anche la rabbia. Non ci va di arrenderci cosi' , ma non abbiamo neanche le idee chiare su cosa si possa concretamente fare". "Alessandro", voce del Cucs, ha i capelli grigi, un filo di barba e tanta tristezza addosso: "Ho visto vecchi compagni di trasferta scappare dallo stadio, due domeniche fa. Non se la sentono piu' di mostrare il petto ai piu' giovani, a quelli che vogliono darci un calcio nel sedere e prendere il nostro posto. Io, invece, non me la sento soprattutto di lasciare la curva in mano a loro. Ma li avete visti, chi sono? Altro che ricambio generazionale, come dicono. Quelli sono neonazisti, nei simboli e nei sistemi. Non gli interessa cambiare , vogliono schiantarci: ci hanno buttato giu' gli striscioni, ci hanno distrutto i tamburi. Chi ha provato a resistere e' stato spintonato, preso a pugni, minacciato coi coltelli. Lo chiamano nuovo tifo : giudicate voi cos' e' ". I resti del Commando si aggirano divisi nei ritrovi di sempre. C' e' grande incertezza anche all' interno del gruppo-leader fondato a gennaio del ' 77. "Alcuni - spiega ancora Alessandro - vorrebbero continuare a tifare e basta, magari in un angolo diverso della curva, rispetto a quello centrale che abbiamo occupato per anni: puntano sulla solidarieta' di quanti, e non dovrebbero essere pochi, non hanno mandato giu' la maniera in cui ci hanno sbattuti fuori. Altri addirittura vorrebbero rispondere per le rime: il nostro posto e' questo, il nostro striscione non si tocca. Ma non c' e' unita' di vedute. E forse in parecchi c' e' anche troppa paura: sfidare certi tipi non e' facile, ve lo garantisco. Per questo abbiamo deciso di ritrovarci, in questi giorni, per decidere cosa fare per Roma-Perugia. Puo' succedere di tutto, anche che il gruppo accetti l' idea di sciogliersi". Ma come si e' arrivati a tutto questo? I nuovi padroni della curva parlano di tifo vecchio, di slogan da rinfrescare, di atteggiamenti da cambiare. "Io invece parlo di interessi. E di spinte politiche. A qualcuno puo' far comodo agguantare il business dei gadget da stadio e magari anche l' organizzazione delle trasferte. Altri possono cercare di costruire in curva nuove aggregazioni, sotto l' insegna dell' ideologia, con scopi che di sicuro non c' entrano niente col pallone. Noi ci siamo finiti in mezzo un po' per caso. Eravamo la guida sana del tifo, ci esprimevamo correttamente, credo, anche attraverso un giornale. Ora ci ritroviamo in minoranza. Con le nostre forze, possiamo fare poco. Deve pensarci qualcun altro. La societa' , le autorita' . A meno che, davvero, della curva e delle migliaia di ragazzi che ci vanno non interessi niente a nessuno". St. Pe. "Una rivoluzione, una guerra, una sfida tra branchi? Macche' : immagini buone per i giornali, per le televisioni, per chi di queste cose non sa niente eppure pontifica. Noi vogliamo solo il rinnovamento della curva. Basta col vecchio modo di fare tifo, con le coregrafie da mentecatti, col mutismo di chi sta allo stadio come davanti alla pay-per view. Noi siamo la Roma. Dobbiamo tornare a essere un modello, un riferimento per tutte le tifoserie d' Italia". "Francesco" ha poco piu' di vent' anni, i capelli rasati un orecchino al lobo sinistro, due draghi tatuati sugli avambracci da culturista. Si presenta come ex "fegato spappolato", dal colorito nome del gruppo piu' estremo della curva Sud. Ora, dice, e' confluito nell' As Roma Ultras, il clan emergente, quello che vuole strappare la leadership del tifo al Commando ultra' . Con la violenza, denuncia qualche esponente del Cucs. Per ragioni politiche e di interesse economico, giura qualche altro. "Francesco" risponde con una smorfia: "Se c' e' una cosa che non ci interessa e' il guadagno. Il business da curva , come lo chiamate, appartiene semmai a vecchie organizzazioni: tipo quella contrassegnata dallo striscione che, la notte di Roma-Inter, abbiamo scaraventato nel fossato. Il Commando no, il Commando non ha mai mercanteggiato sul tifo. Pero' , ormai, non contava piu' niente. Ne' all' Olimpico, dove quelli venivano coi tamburi come vent' anni fa, a cantare gli stessi slogan. Ne' in trasferta, dove bastava che volasse uno schiaffo perche' riarrotolassero gli striscioni, zitti zitti. E' questo che vogliamo cambiare. E al Commando lo abbiamo detto da mesi: fatevi da parte, lasciate che proviamo noi a svegliare la curva. Poi, magari, allo stadio c' e' stata qualche incomprensione...". Incompresione o aggressione? "Qualcuno puo' avere esagerato, non abbiamo mica tutti lo stesso modo di reagire. Forse qualche ragazzo ha pure tirato fuori un temperino. Ma che io sappia non e' successo niente di grave. Quanto alla politica, certo, abbiamo le nostre idee. Siamo tutti di destra: come la maggior parte delle nuove generazioni, no? Io per esempo voto per An, altri sono su posizioni piu' estreme. Ma non mi pare che tra noi ci sia chi va allo stadio come in sezione. Le svastiche? Sono un simbolo forte, da stadio, da diversi anni. Specie nei derby, a Roma: piu' ne tirano fuori i laziali, piu' ne sventoliamo noi. Ma con la nostra voglia di voltare pagina non c' entrano. Ripeto: siamo contro i rapporti con la politica, con la societa' , con i media. Vogliamo tifare Roma e basta. In modo nuovo. Con canzoni tipo quella di Rita Pavone: "Perche' perche' la domenica mi lasci sempre sola". E' un' idea nostra, ora la stanno copiando tutti. In Sud ci si sta cosi' : si canta e si urla. Altrimenti si va in altri settori. Il Commando non e' piu' in grado di gestire tutto questo. Ma non li aveva visti? Venivano allo stadio in trenta, con trentacinque tamburi e uno striscione di quaranta metri. Era ora di cambiare, non si poteva andare avanti cosi". Stefano Petrucci "Sui treni bisogna rispettare le regole. Non vogliamo criminalizzare nessuno. Ma i passaggi sul treno si pagano e i treni devono viaggiare sicuri". Mano ferma delle ferrovie nei confronti dei tifosi in trasferta. La "lezione" di Venezia, domenica, segna un punto di svolta. Domenica sera i tifosi della Roma che non volevano pagare il biglietto sull' Intercity di ritorno Udine-Roma sono stati identificati e fatti scendere dal treno. Vincenzo Sacca' , responsabile per le Fs dei rapporti con i clienti, spiega che fuori degli stadi i "tifosi" tornano ad essere normali passeggeri. Paganti. "Paganti come ogni altro passeggero - precisa Sacca' -. Non puo' piu' ripetersi quella scenetta fin troppo nota tra controllori che chiedono il biglietto e tifosi che rispondono con arroganza: "Niente biglietto, siamo tifosi". D' ora in poi sia chiaro che chi sale in treno deve rispettare le regole. E tra le regole c' e' anche quella di pagare il biglietto, cosi' come deve fare ogni passeggero". Domenica, secondo i testimoni, i tifosi della Roma erano "esterrefatti" della richiesta di biglietti e hanno continuato a rivendicare il "diritto" di viaggiare gratis. "D' ora in avanti non sara' piu' possibile avanzare simili pretese - ammonisce Sacca' -. Lo diciamo senza nessuna volonta' persecutoria, ma nella piena consapevolezza di voler viceversa garantire la massima sicurezza per tutti i viaggiatori. Il biglietto deve evitare che si formino gruppi indistinti che non hanno titolo per viaggiare e possono produrre altri guai, dai vandalismi a comportamenti ancor piu' pericolosi. Gli incidenti di primavera a Salerno (4 tifosi morti in un rogo sul treno) pesano. Ma la nostra non e' una politica di chiusura nei confronti delle tifoserie. Le Ferrovie sono invece pienamente disponibili a discutere con tutti i gruppi realmente organizzati, andando loro incontro in termini organizzati". Dopo la soppressione dei "convogli speciali" su che cosa punta dunque la nuova strategia delle ferrovie? "Siamo favorevoli a treni organizzati, charterizzati - aggiunge il dirigente delle Fs -. Ma il succo e' che si deve sempre pagare un biglietto. Se le realta' saranno organizzate possiamo agevolarle. Un fatto e' certo: cercheremo per il futuro di non far ricadere la presenza dei tifosi sugli altri passeggeri, evitando ritardi come quello di tre ore registrato domenica a Venezia". La soluzione? "Metteremo in azione tutto cio' che separa la clientela normale da chi puo' determinare inconvenienti - conclude Sacca' -. Le partenze dei tifosi non devono avere riflessi negativi sulla clientela ordinaria. Adotteremo percio' filtri per gli accessi ai treni e cercheremo di separare i vagoni dei tifosi da quelli degli altri".
(21 settembre 1999)