RECLAIM YOUR MEDIA!
Per continuare Indymedia Lombardia ha bisogno del vostro supporto.
Difendi la tua informAzione!

Autofinanziamento :
Partecipa|| Quanto ci costa? || Non puoi/vuoi fare una donazione online?

Considerazione sugli arresti dei 10 giugno

autore: 
una compagna

- Conosce Luigi Fallico?
- No.
- E Gianfranco Zoja?
- Nemmeno.
- Riccardo Porcile, invece, lo conosce?
- No, non lo conosco. Non conosco nessuna di queste persone.

Ed è vero. Questi Fallico, Zoja, Porcile, prima d’ora non li avevo mai sentiti. Conosco, invece, Gigi. E Gian. E Massi, uno dei “sussisi”. Se li avessero chiamati coi loro nomi, avrei detto che sì, li conosco. E che ho mangiato, bevuto, riso, discusso liberamente con loro, sotto gli splendidi soli liguri, romani e sardi.
Sui giornali, oggi, leggo che Gigi era noto come “il corniciaio”. Mentre Gian era “l’armiere”. Massi – e questo è innegabile – viene definito “il contadino”. Sempre dai giornali, sempre oggi, apprendo molte altre informazioni – inedite – su questi compagni. Anzitutto, scopro che sono dei “terroristi”. Ovvero, persone che seminano “terrore” per raggiungere scopi più o meno politici. Poi, scopro che volevano ricostruire un partito armato nel solco delle Br-Pcc. Scopro anche che armati lo erano veramente e, dulcis in fundo, che erano “pronti a tutto”. Infine, gli occhi percorrono questa domanda, che un giornalista dell’Apcom ci sottopone con brio: “Erano pericolosi?”, e subito dopo la risposta: “lo potevano diventare. Perché seguendo quanto ha scritto Cechov se al primo atto in scena c'è un fucile entro la fine della tragedia questo sarà utilizzato”. E continua: “in questa vicenda venuta a galla tutta insieme, e che ha impegnato l'antiterrorismo su e giù per lo stivale in perquisizioni, di armi per provare a fare un attacco allo Stato ce ne sono abbastanza [!!!! Chi ha visto le foto dell’”arsenale”, è pregato di trattenersi, che purtroppo c’è poco da ridere, ndr]. Anche se poi il progetto di un attentato al G8 alla Maddalena è pensato, da Fallico e Bellomonte, con l'utilizzo di aeroplanini radiocomandati [beh, su questa è impossibile trattenersi. Ridete pure, ndr]”.
Il senso dell’intera vicenda giudiziaria – perché quella politica merita un discorso a parte, molto più lungo e articolato – sta nella frase “lo potevano diventare”. Che si sposa benissimo con le dichiarazioni di Lamberto Giannini (capo della Digos romana) e del questore di Roma, Giuseppe Caruso, durante la conferenza stampa dell'altro ieri: “VOLEVANO studiare come eludere la sorveglianza” alla Maddalena, “INTENDEVANO ricostituire una struttura delle Brigate Rosse”, “SI ACCINGEVANO a rilanciare la lotta armata in Italia”. Se poi avessero iniziato a minare la sorveglianza, se stessero effettivamente ricostruendo una qualche brigata rossa, se la lotta armata fosse stata rilanciata o meno, non è dato saperlo. E comunque non importa. Ciò che conta è l’intenzione. Perché il vero reato, per chi è comunista, sta già nell’intenzione. E meno male che non hanno ancora studiato un modo per leggere e registrare i pensieri, altrimenti non basterebbe metà del territorio italiano per sbattere tutti in galera e buttare la chiave.
Nulla di nuovo, diranno i più. Tuttavia, il fatto che la repressione utilizzi meccanismi cui i cosiddetti “nemici dello Stato” sono abituati da sempre, non deve farli ripiegare su se stessi. Non deve impedire di mettere a nudo e denunciare, sempre e comunque, la contraddizione che questi meccanismi lasciano emergere prepotentemente. Contraddizione che piega e poi spezza sul nascere non solo ogni idea “antisistema”, ma anche il più banale senso critico e rivendicativo di ogni essere umano, circa i suoi diritti e la società in cui vive. Per questo, oggi, ci ritroviamo in queste condizioni. Anzi, non ci ritroviamo proprio.
L’Italia è uno stato che si proclama democratico, garantista, e “di diritto”. Però lascia che la giustizia funzioni secondo la logica della praesumptio culpae (presunzione di colpa) in voga durante la sacra Inquisizione contro gli eretici. Una logica ben lontana dal diritto su cui poggerebbe la nostra “democrazia”: quello cioè, del cogitationis poenam nemo patitur, ovvero: nessuno può essere punito per il proprio pensiero.

“Le “associazioni sovversive” sono caratterizzate dalla volontà degli associati di un effettivo uso della violenza e di una turbativa dell'ordine costituzionale. Sono quindi illecite già nello stadio della programmazione dei reati, anche se non si è nemmeno tentato di compierli. La “soglia di punibilità” retrocede sulla base di “ipotesi criminose aperte” o addirittura libere. Con l'aggravante della “finalità di terrorismo”, tali ipotesi vengono ulteriormente espanse, fino all'arbitrio assoluto degli inquirenti e dei giudici, autorizzati dal potere politico a fare come credono, e a retrocedere la soglia di punibilità alla manifestazione del pensiero e addirittura al pensiero stesso”.

Così scrive il collettivo Luther Blissett in un testo che spiega chiaramente cosa si nasconda, al di là delle chiacchiere, dietro le espressioni “democrazia” e “libertà di pensiero ed opinione”. E continua:

"Il reato associativo è un reato d'opinione all'ennesima potenza, un reato a consumazione virtuale.
Ciò porta alla “lievitazione” dei capi d'accusa: da fatti specifici attribuiti a singole persone si risale, per induzione, a una presunta struttura organizzativa; chiunque abbia avuto rapporto politici con gli inquisiti di partenza viene inserito in tale struttura, e considerato colpevole di qualunque reato ad essa attribuito, in concorso con tutti gli altri inquisiti. Di più: ciascun imputato viene collocato ai vertici dell'ipotetica Organizzazione, descritto come un capo, un “leader storico”, un “mandante” (cfr. il “Teorema Calogero”). Non esistono più i cosiddetti “reati intermedi” come il favoreggiamento: si verifica una traslazione della responsabilità, la spirale accusatoria porta in galera sempre più “capi” (la cui “pericolosità” è il pretesto per una lunga carcerazione preventiva) e l'O. - come i ragazzi della via Paal - diventa una banda armata di soli generali e al massimo un sottufficiale, il povero Nemecsek. L'O. è ormai una cellula cancerosa, produce una metastasi di mandati di cattura, requisitorie, sentenze-ordinanze, ma soprattutto di falsi scoop e veline […].Ogni conflitto viene interpretato come emergenza; si tratterà quindi di prevenire estendendo e perfezionando (grazie a tecnologie impensabili fino a poche ore fa) il controllo sociale, e reprimere dando sempre più potere alle forze dell'ordine."

Ecco di cosa stiamo parlando. Repressione. Punizione preventiva al compimento del reato. A meno che non si ammetta candidamente che il reato è nell’opinione. Che il reato è nelle parole che due persone, nell’intimità di una conversazione telefonica o all’interno della propria casa, si scambiano liberamente. Senza pensare che quelle parole li trascineranno in galera per anni, forse decenni. Anche se, ormai, uno se lo immagina pure.
I giornali titolano a cinque colonne che Gigi, Massi e Gian stavano preparando un “attentato” alla Maddalena, per il G8. Poi, nelle ultime tre righe dell’articolo, leggiamo anche che l’attentato doveva avvenire attraverso “modellini radiocomandati” contro le navi del summit: “un´azione senza vittime che avrebbe fatto il giro del mondo”, specificano i meno disonesti. Eccola, l’eversione-giocattolo.
E le armi? Boh. Nemmeno loro sanno dove collocarne il ritrovamento. A che servivano? Ma, soprattutto, funzionano? A vederle, sembrerebbero dei veri e propri residuati bellici. La zona dove sono state rinvenute (sotterrate in campagna chissà da chi e da quanto) era una zona di azioni partigiane. D’altronde la stessa famiglia di Massimo è di lunga tradizione comunista e partigiana. Magari quelle armi le aveva conservate qualche suo parente subito dopo la guerra, nel ’45, anziché renderle all’esercito. Ma questo non è detto, credo non lo sapremo mai. E le rapine? “Avrebbero pianificato di autofinanziarsi attraverso rapine…parlavano di denaro ‘da ripulire’”. Come si può vedere, leggendo con attenzione e senza fretta le righe dei comunicati e delle dichiarazioni, di concreto c’è poco o niente. Solo congetture, ipotesi, parole che sotto le lenti di un magistrato e attraverso il megafono dei nostri media, diventano proiettili sparati da una canna di fucile.
L’importante è inserire gli eventi nella loro giusta dimensione. Che non è certo quella a cinque colonne dei giornali, che gridano allo scampato ritorno degli anni di piombo. Se penso che la lotta armata sarebbe dovuta rinascere dalla mani di Gigi, mi sembra – senza offesa – una barzelletta. Che può riuscire, solo nella misura in cui fa veramente ridere. Peccato che Gigi è in galera, insieme a Gian, Massi e altre persone che non conosco. Adesso, le giornate sotto il sole a bere, ridere e parlare liberamente hanno un sapore amaro, metallico. Che sa di microfoni, trascrizioni e celle d’isolamento.

Commenti

La "compagna" che scrive non

La "compagna" che scrive non è né tra gli arrestati, né tra gli indagati, né tra i semplici perquisiti, quindi nessuno può averle chiesto niente.
Quando le manie di protagonismo sono più forti della solidarietà!

Ultime Features

A.M.P. Transiti e Malfattori, storia infinitaMAr, 24/11/2009 - 15:03
Chi sono i ladri ? Mer, 18/11/2009 - 10:51
Fermi e cariche al corteo di stamattinaMAr, 17/11/2009 - 14:00
L'accoglienzaDom, 08/11/2009 - 07:38
Comportamenti correttiSab, 31/10/2009 - 19:32
C'è del marcio in Danimarca. Gio, 22/10/2009 - 23:40
Sciopero Generale.Lun, 19/10/2009 - 09:46
Manifestazione nazionale per i cinqueMAr, 06/10/2009 - 18:27
Un altro autunno un'altra crisiSab, 03/10/2009 - 15:17
Summit UNESCO a Monza: Cultura e autorganizzazione contro la vetrina del ForumVen, 18/09/2009 - 22:25