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Coversatorio sobre el golpe de honduras y cena confraternidad con Asambleista Europeo por el Ecuador

02/07/2009 - 19:20
Etc/GMT+2
autore: 
ces

INVITACION
Se invita a los compañeros y compañeras
al conversatorio democràtico “Golpe de estado en Honduras” y a la cena de confraternidad con los amigos
del asambleista Europeo por el Ecuador: Avv. Washingthon Cruz que se llevarà a cabo el dia viernes 3 dejulio-2009

Lugar: zona de porta Garibaldi- local asociaciòn punto Rojo

Hora:20.00 ( 8.00 de la noche)

Dirección.via Guglielmo pepe.n-14 y Carmagnola -Milano

Responsable. del evento
la confraternidad de amigos-milan-italia
para.info.3395210947-3407837426-3395900321
www.puntorosso.it
www.movimientopaisitalia.com

COLPO DI STATO. E L’EX PRESIDENTE ZELAYA PREPARA IL RITORNO IN PATRIA
Honduras, il golpista
che viene da Bergamo
Micheletti «el italiano». Dicono di lui: «È un duro»

Il presidente golpista Roberto Micheletti saluta i militari (Afp)
RIO DE JANEIRO — Un ber¬gamasco che lavora «come un toro», duro, determinato e senza troppi scrupoli. Figlio di quel pezzo d’Italia che se ne andò a cercare fortuna nel¬le Americhe a cavallo dell’ulti¬ma guerra, più per cambiar aria che per necessità. Rober¬to Micheletti, 65 anni, il presi¬dente dell’Honduras che nes¬suno riconosce, l’ultimo gol¬pista fuori tempo dell’Ameri¬ca Latina, non è nato in Italia ma solo per caso. In quegli an¬ni il padre Umberto era già an¬dato e venuto da Bergamo al¬l’Honduras per un paio di vol¬te, incerto tra la propria terra e le opportunità che si apriva¬no in un Paese poverissimo, dove gli stranieri più svelti potevano arrivare facilmente al vertice del potere e della ric¬chezza. E sono stati i due figli maschi, Roberto e Marco Po¬lo, a realizzare il sogno. Con un percorso classico: eserci¬to, imprenditoria e politica.
Giovanissimo, Roberto si arruolò nella guardia armata presidenziale, dove ebbe un ruolo primario in un tentati¬vo di colpo di Stato nel 1963. Fallito il golpe, finì brevemen¬te in carcere. Passò un perio¬do negli Stati Uniti, dove mi¬se insieme una somma che gli permise al ritorno di com¬prare una flotta di camion. Dai primi mezzi che guidava personalmente, Micheletti e il fratello arrivarono a creare in Honduras una grossa ditta di autotrasporti, che ancor og¬gi possiedono. Ma entrambi sapevano che il vero salto si poteva effettuare solo con la politica. Roberto è alla Came¬ra dai primi anni Ottanta, il fratello è già stato al governo, come viceministro dell’Agri¬coltura. Entrambi in quel par¬tito liberale che rappresenta gli interessi dell’oligarchia del Paese ma è bravissimo a trovare i voti tra i più poveri, grazie al maneggio dei fondi pubblici. Nel frattempo i due sono rimasti attivi nella picco¬la comunità italiana dell’Hon¬duras (sono circa un migliaio i nostro connazionali) e Mar¬co Polo ha tuttora una carica nella camera di commercio italiana a Tegucigalpa.
Senza il golpe, Micheletti non sarebbe mai arrivato alla Presidenza. È molto conosciu¬to, ma non è popolare, si dice a Tegucigalpa. Alle primarie del partito che avrebbe dovu¬to decidere il candidato ven¬ne sconfitto, ma intanto era riuscito a conquistare la presi¬denza del Congresso. Una po¬sizione ritenuta fondamenta¬le in Honduras, perché dispo¬ne di fondi pubblici che pos¬sono essere utilizzati nei colle¬gi, a fini clientelari. La scorsa settimana è stata questa cari¬ca a permettergli di diventare capo dello Stato, nel tentativo dei golpisti di dare una par¬venza di legittimità costituzio¬nale al cambio. Come era pre¬vedibile, il vicepresidente ha rifiutato di succedere a Zela¬ya, e così la fascia presidenzia¬le è toccata a «el italiano». Toccherà adesso a lui distri¬carsi nel pasticcio internazio¬nale creato dal golpe. Nessun Paese ha riconosciuto il suo governo e molti ambasciatori latinoamericani sono stati ri¬chiamati in patria per prote¬sta. L’Unione europea decide¬rà il da farsi nelle prossime ore. Micheletti forse non ave¬va fatto i conti con la secca censura arrivata anche dalla Casa Bianca. Pensava forse che i forti interessi americani in Honduras, sempre difesi dal suo schieramento, potes¬sero bastare a far passare l’azione come un cambio ac¬cettabile. Nelle prossime ore dovrà anche trovare il modo di gestire quello che promet¬te essere un colpo di teatro. Zelaya, oggi in Costa Rica, vuole tornare in patria, forte dell’appoggio dell’Onu che lo considera ancora presidente legittimo. La presidente ar¬gentina Cristina Kirchner lo accompagnerà. Come farà Mi¬cheletti a far eseguire il man¬dato di cattura che — ha ri¬cordato — pende sulla sua te¬sta?
Rocco Cotroneo
01 luglio 2009 http://www.corriere.it/esteri/09_luglio_01/honduras_golpista_bergamo_mic...

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