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NOI SAPPIAMO
NOI NON DIMENTICHIAMO
Di anno in anno la memoria delle stragi di Stato, come
quella della resistenza antifascista, subisce attacchi revisionisti
sempre più feroci dai palchi e dagli scranni istituzionali
così come dagli intellettuali organici al regime.
Ma noi non siamo complici di questa logica criminale: noi
sappiamo e non dimentichiamo.
Rifiutiamo fermamente e combattiamo ogni equiparazione
tra vittime e carnefici – partigiani/repubblichini
o Pinelli/Calabresi – e anche per questo in occasione
del 2 agosto vogliamo ricordare in modo autonomo
le stragi e la lunga storia della violenza di Stato
che oggi trova continuità nel “pacchetto sicurezza”.
Invitiamo le donne e gli uomini che considerano
la memoria e l’antifascismo valori etici
irrinunciabili a lasciare, dopo il suono della
sirena alle 10.25, il piazzale della stazione e
proseguire con noi nel “corteo della memoria”
che andrà verso piazza dell’Unità con una
mostra itinerante per affermare che:
• nessuna logica revisionista o degli opposti estremismi
può riscrivere la storia italiana;
• nessuno spazio, oggi come domani, può essere
lasciato alla canaglia fascista e razzista e alle sue
sponde istituzionali;
• il “pacchetto sicurezza” e le logiche securitarie,
come ieri le stragi, sono strumenti criminali
dello Stato per reprimere le lotte sociali;
• i veri pericoli in questo paese sono il crescente
sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, la deriva
autoritaria e la riorganizzazione fascista e non,
invece, le donne e gli uomini migranti come i
media di regime vorrebbero farci credere.
********************************
"Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che
viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie
di golpes istituitasi a sistema di protezione del
potere). Io so i nomi dei responsabili della strage
di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi
dei responsabili delle stragi di Brescia e di
Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi
del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i
vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti
autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli
"ignoti" autori materiali delle stragi più recenti".
Così incominciava il “Romanzo delle
stragi” di Pasolini (1975). In anni recenti,
anche e soprattutto negli appelli alla
verità fatti dai palchi e dagli scranni istituzionali,
assistiamo al tentativo di trasformare
la memoria delle stragi in una
commedia, dove vengono messi in scena
personaggi improbabili e continui depistaggi.
Non potendo tutto negare, le
dichiarazioni di rappresentanti di governo,
così come i tanti libri recenti scritti
da postfascisti e le cicliche rivelazioni
giornalistiche al soldo del regime, tendono
ad accreditare una verità dimezzata:
furono alcune “menti bacate” neofasciste
a promuovere la “strategia della tensione”
e la violenza stragista degli anni
Settanta.
Ma noi sappiamo qual è il loro gioco:
nascondere e far dimenticare i mandanti
e la finalità delle stragi, la loro genesi
nelle istituzioni opache dello Stato italiano,
dimostrata in tanti processi. Dalla
strage di piazza Fontana del 1969 fino a
quella di Bologna del 1980, l’Italia ha
sperimentato infatti una lunga “strategia
delle stragi” condotta da uomini degli
apparati dello Stato e da neofascisti da
essi personalmente organizzati, indirizzati,
finanziati e protetti. Quelle bombe
contribuirono a reprimere il movimento
operaio e studentesco: il loro scopo era
quello di spaventare, di manipolare l’opinione
pubblica, di promuovere con la
violenza un “ritorno all’ordine”. E quei
crimini sono effettivamente serviti per
costruire un mondo più ingiusto, ipocrita
e violento.
Oggi è importante ricordare che lo stragismo
fu di Stato. Non solo contro tutti i
tentativi di depistaggio e di revisionismo,
ma soprattutto perché la memoria diffusa
è l’unico antidoto contro la possibilità
che certi eventi possano ripetersi.
Per questo, in occasione dell’anniversario
della strage di Stato del 2 agosto 1980
alla stazione di Bologna, vogliamo ribadire,
con Pasolini, che noi sappiamo e
non dimentichiamo. Vogliamo ribadirlo
soprattutto oggi che la repressione della
diversità, delle lotte sociali, dei sogni di
libertà, dei diritti delle persone si fa sempre
più violenta. E non intendiamo essere
complici di chi, ancora una volta, utilizzerà
l’anniversario di una strage per
sdoganare il proprio criminale revisionismo
e negare le complicità con il fascismo
di ieri e di oggi.
Invitiamo le donne e gli uomini che considerano
la memoria e l’antifascismo
valori etici irrinunciabili a lasciare, dopo
il suono della sirena alle 10.25, il piazzale
della stazione e proseguire con noi nel
“corteo della memoria” verso piazza
dell’Unità.
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