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Chiusa nella notte l’ultima, difficilissima, trattativa in Prefettura. Il gruppo Camozzi: l’attività riprende il 12 ottobre. Aedes: tempi certi sull’approvazione della variante.
MILANO - L’accordo è stato firmato a mezzanotte e mezza, in Prefettura, e l’entusiasmo ha subito contagiato gli operai riuniti in presidio fin dal pomeriggio all’ingresso di Palazzo Diotti, in corso Monforte. Slogan, sorrisi, abbracci: la Innse riapre il 12 ottobre. L’imprenditore bresciano Attilio Camozzi ha raggiunto l’intesa con la società proprietaria dell’area di via Rubattino, l’immobiliare Aedes.
Resta da definire un ultimo aspetto, legato alla titolarità del terreno: se non sarà approvata la variante urbanistica (chiesta da Aedes), Camozzi farebbe ripartire l’attività dietro il pagamento di un canone d’affitto agevolato per i prossimi trent’anni. È stata un’altra giornata al cardiopalma per tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Innse. Le 49 tute blu dell’azienda hanno bussato ieri mattina alla porta di Aedes. «Ci era giunta voce di problemi sulla trattativa, allora ci siamo mobilitati». Alle 16.30 è iniziata l’ultima, difficilissima, trattativa in Prefettura tra Camozzi e la società immobiliare (disposta a cedere i 15 mila metri quadrati della Innse purché sia apportata una variante in grado di compensare la perdita economica causata dall’operazione).
Otto ore di confronto. Poi, alle 0.30, si è arrivati alla firma. Dal canto suo, l’assessore all’Urbanistica del Comune, Carlo Masseroli, aveva più volte assicurato che un accordo sulla variante può e deve essere trovato. L’Agenzia del territorio farebbe da garante. Questo, però, secondo Camozzi e Aedes non annullerebbe il «rischio » dovuto all’iter di approvazione in consiglio comunale: il percorso richiede almeno un anno, mentre la ripartenza della produzione non può più aspettare. Ma la soluzione, hanno spiegato le parti nella notte, può arrivare sia dalla cessione (con variante) sia dall’affitto agevolato dell’area.
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