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MESERO (MILANO), 28 settembre 2009. A un mese di quella che molti ritengono essere stato l’epilogo della vicenda dell’Esab di Mesero, dal 2 settembre con occupazione della fabbrica e un manipolo di sei lavoratori saliti sul tetto contro l’apertura della procedura di mobilità comminata dal 24 giugno a 85 lavoratori, su 143 dipendenti totali, la partita è ancora aperta.
Dall’incontro di venerdì scorso presso la Regione Lombardia, che ha visto anche la partecipazione del sindacalismo di base e dell’azienda, del Ministero per le Attività Produttive, del Comune Mesero e dei soggetti istituzionali presenti all’accordo siglato il 3 agosto scorso, emergono ancora alcuni problemi irrisolti, primo fra i quali una quarantina di lavoratori disoccupati al termine della cassa integrazione.
“A dispetto di quanto qualcuno ha erroneamente scritto, presso il Ministero delle Attività Produttive la CUB ha siglato solamente il verbale di accordo con cui si è stata attivata la cassa integrazione speciale (CIGS) per due anni, naturalmente insieme alle RSA” puntualizza Walter Montagnoli della CUB.
“Quello che era stato scritto in maniera totalmente inaccettabile da un punto di vista sindacale, e che noi non abbiamo non abbiamo sottoscritto, è stato diversamente l’accordo con l’azienda, firmato dalle Rsa” specifica Montagnoli “un’intesa del tutto priva di un impegno, anche solo formale, rispetto a un futuro processo di reindustrializzazione dell’area, problema che guarda caso si sta ripresentando ora in tutta la sua complessità”.
Riguardo a questo aspetto, si è avviato con la Regione un progetto pilota, riguardante anche altre aziende, con, da una parte, l’obiettivo di ricercare nuovi investitori per l’Esab, connesso alla creazione di un piano di reindustrializzazione dell’area, e dall’altra con il fine di creare un percorso rivolto ai lavoratori fondato su formazione e riqualificazione, per garantirne la rioccupazione.
“Vogliamo evitare, come troppo spesso avviene, che una volta conclusa la fase di accordo tutti gli altri problemi, occupazionali e produttivi, restino irrisolti e finiscano nel dimenticatoio e nel disinteresse di tutti i soggetti che hanno dato vita all’accordo” conclude Montagnoli.
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