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Barcellona: Scoperta loggia massonica segreta "Ausonia"

basta_parole_fatti

L’inchiesta della Distrettuale antimafia di Messina scaturita dalle dichiarazioni del politico - imprenditore barcellonese Maurizio Marchetta sta diventando qualcosa di politicamente molto più grave di un caso giudiziario su un presunto giro di corruzione aggravato dal coinvolgimento di esponenti di primo piano della mafia. Senza volere anticipare l’esito dell’inchiesta della Procura sulle accuse rivolte da Marchetta ad alcuni politici e imprenditori di primo piano di Confindustria Messina, quanto finora è emerso in proposito sembra giustificare ampiamente tutti i dubbi soprattutto circa la democrazia e il libero mercato esistente nello Stretto. Ma su questo lasciamo lavorare i magistrati Giuseppe Verzera e Angelo Cavallo. Le dichiarazioni di Marchetta fanno scoprire una loggia massonica deviata e chiaramente non censita a Barcellona Pozzo di Gotto che operava da alcuni anni. Il nome di questa loggia è Ausonia, con sede nella centralissima piazza Marconi. Protagonisti attivi a detta del Marchetta, medici, funzionari, docenti e... qui cala il silenzio. La Messina da bere e la stessa classe politica, per non dire la magistratura, che parte recitavano in tutto questo? Messina, Barcellona, Patti, Capo d'Orlando... quante vicende mai completamente chiarite, ma a giudicare con il senno di poi, nell'ultimo decennio che precede l'affare Ponte, c'è qualcosa che non torna in più di un fascicolo giudiziario, in più di una nomina politico - amministrativa. Ma è soprattutto Messina e la sua ridente provincia barcellonese a non dare tregua alla ragion di stato. Barcellona Pozzo di Gotto è lo specchio di questo Paese: della politica, del costume, magari un po' deformato del mezzo, che tende a enfatizzare. E poi c'è l'appalto del secondo palazzo di giustizia di Messina, della Stu Tirone, del water front, con tutto quello che ne consegue a rigor di logica e di legge. Non è sempre facile conciliare il bene collettivo con quello privato, il Codice penale con l'azienda raccomandata dal Sistema Messina. Naturalmente, con tutto il rispetto dovuto alle Istituzioni, non abbiamo potuto fare a meno di pensare che siamo rimasti ancora fermi al cosiddetto "Tavolino". Non abbiamo sbagliato a scrivere quello che abbiamo scritto: abbiamo semplicemente riposto male la nostra fiducia nella giustizia. La carne si sa, è debole. Se questo è vero, oggi Messina paga la sua mancanza di coraggio nel dire no a certi personaggi: un cattivo affare, dettato da un calcolo politico fondato su un’illusione. Il Ponte sullo Stretto.

Commenti

e' risaputo che diversi

e' risaputo che diversi (molti) mafiosi sono anche affiliati alle logge.
non mi sembra nulla di nuovo.

TRAPANI - Agenti della

TRAPANI - Agenti della Squadra Mobile di Trapani e del commissariato di Alcamo hanno arrestato dieci persone accusate di associazione mafiosa, estorsione, incendio, danneggiamento, detenzione illegale di armi ed esplosivi e ricettazione. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato e dai pm della dda Paolo Guido e Carlo Marzella, ha ricostruito gli assetti del mandamento mafioso di Alcamo, controllato dalla storica famiglia mafiosa dei Melodia, strettamente legata al boss latitante Matteo Messina Denaro. Al capomafia ricercato i Melodia, da anni ai vertici del mandamento, avrebbero fatto riferimento in caso di dissidi con "famiglie" di altre zone. Tra gli arrestati anche due donne: Anna Maria Accurso, moglie del capo mandamento detenuto Antonino Melodia, e Anna Greco, figlia di uno degli arrestati. Accurso veniva impiegata per ricevere e conservare i soldi incassati dalle estorsioni. Greco, invece, era incaricata di recapitare le lettere con le richieste di pizzo e riscuotere il denaro dalle vittime del racket.

In carcere, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Palermo Antonella Consiglio, sono finiti Anna Maria Accurso, 46 anni, Filippo Di Maria, 46 anni; Lorenzo Greco, 77 anni; Diego Melodia, 74 anni; Nicolò Melodia, 85 anni; Stefano Regina, 45 anni; Gaetano Scarpulla, 40 anni; Felice Vallone, 41 anni; Tommaso Vilardi, 66 anni e Anna Greco, 49 anni. A Lorenzo Greco, Stefano Regina e Felice Vallone, già detenuti, la misura cautelare è stata notificata in carcere.

Per anni hanno combattuto una lotta fratricida per il controllo del mandamento: Diego e Nicolò Melodia, esponenti storici della mafia di Alcamo, si sono contesi i guadagni del racket delle estorsioni e la gestione degli affari illeciti della zona. E' uno dei particolari emersi dall'operazione antimafia denominata Dioscuri proprio in riferimento al rapporto di parentela tra i due arrestati. I moderni Castore e Polluce avrebbero dato vita a due opposte fazioni reclutando, ciascuno, i propri fedelissimi. E imprenditori e commercianti sarebbero stati costretti a far fronte alle richieste di pizzo dell'una e dell'altra cosca. Secondo gli inquirenti, Nicola Melodia, dopo l'arresto dei due figli Antonino e Ignazio, ha assunto il ruolo di capo della famiglia di Alcamo. Il fratello Diego ha tentato di scalzarlo accaparrandosi il controllo del racket grazie a Lorenzo Greco, già condannato per favoreggiamento mafioso e detenzione di armi, e Felice Vallone, da poco scarcerato dopo una condanna per mafia. Dell'esercito di Nicolò Melodia, invece, avrebbe fatto parte, tra gli altri, Filippo Di Maria che, secondo gli inquirenti, avrebbe riscosso il pizzo e intrattenuto rapporti con politici locali per conto della cosca. Numerosi i danneggiamenti e le estorsioni scoperte dalla polizia: ai taglieggiamenti, spesso doppi, venivano sottoposti concessionarie di auto e imprese. Le somme chieste andavano dai 10mila euro fino ai 200mila imposti ad un imprenditore alcamese.

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