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Epifani: cari giornalisti, ora sbattete la crisi in prima pagina

Il Segretario della CGIL interviene sul rapporto tra media e mondo del lavoro. Perché tv e giornali vicini al governo raccontano un’altra realtà

L’inchiesta «Autunno italiano» condotta da Rinaldo Gianola sull’Unità è una delle poche, vere iniziative giornalistiche che raccontano la crisi economica e sociale in Italia. Quello che una volta avrebbero fatto i grandi giornali, oggi per fortuna lo ha fatto l’Unità. Questa constatazione, però, apre un problema, ci dobbiamo porre una domanda: perchè non si vuole parlare della crisi, perchè si vuole tacere la realtà, perchè la si relega ai margini dell’attenzione dell’opinione pubblica, e perchè questo avviene solo in Italia?

Basta prendere, ad esempio, le prime pagine dei grandi giornali europei dell’ultimo anno, verificare come hanno presentato i problemi economici, le ricadute occupazionali, le tensioni sociali, e confrontarle con le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani. C’è un abisso. Da noi si parla di tutto tranne che della crisi. Ora è comprensibile che il governo e i giornali vicini facciano questa operazione. Se Berlusconi ha detto alcuni mesi fa che il peggio era passato e oggi afferma che la crisi è già finita, evidentemente i giornali e le tv più sensibili agli interessi del governo non possono raffigurare quello che sta avvenendo nel Paese, preferiscono parlare d’altro. Questo silenzio, questa latitanza nel raccontare la crisi italiana è davvero sorprendente. Ormai tutti, dal governatore Mario Draghi alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dagli artigiani alla Confcommercio, tutte le categorie produttive sostengono che il peggio per l’occupazione deve ancora arrivare.

La CGIL da molto tempo sostiene questa tesi e riteniamo che fino alla fine del 2010 la situazione per l’occupazione resterà grave. È inutile nascondere questi problemi, dovrebbero essere al centro dell’attenzione del governo, del dibattito politico e del mondo dell’informazione. Un anno fa usai il termine «arriva la valanga» parlando del ricorso alla cassa integrazione e della crisi occupazionale. Nel frattempo abbiamo perso 650mila posti di lavoro, di cui oltre 300mila precari, e questa tendenza si accentuerà nei prossimi mesi. Il motivo è semplice: le aziende di fronte a una crisi che si prolunga nel tempo passano da una fase di attesa in cui conservavano gli occupati utilizzando la cassa integrazione a una nuova fase di movimento in cui decidono ristrutturazioni, tagli, chiusure.

Chi ha due stabilimenti ne chiude uno, si cancellano attività produttive e reparti, si taglia l’occupazione. Questo fenomeno colpisce, soprattutto, le piccole imprese che non ce la fanno più a reggere un’emergenza che si estende al commercio, alla distribuzione, perchè i consumi sono in caduta. Viviamo oggi un paradosso: le Borse guadagnano, i valori in molti casi sono raddoppiati nel 2009, le banche si stanno sistemando e proprio ora l’occupazione va a picco. Naturalmente tutto questo richiederebbe una diversa politica economica e sociale da parte del governo: se non si fa nulla torneremo a quello che eravamo nel 2007 forse tra sei o sette anni.

La CGIL ritiene che bisogna fare tre cose, subito.

1)Completare e integrare il sistema degli ammortizzatori sociali, raddoppiare il periodo di indennità della cassa integrazione, aumentare massimale della cassa integrazione e pensare a provvedimenti si sostegno per i precari che hanno perso il lavoro.

2)Una nuova politica industriale. Cosa si fa sulla rottamazione auto, si continua o no? E quando si decide che condizioni verranno poste alla FIAT? Che cosa si intende fare per sostenere gli altri settori industriali?

3)Un intervento fiscale. Tutti parlano della Merkel, ma nessuno segnala che la stragrande parte della manovra fiscale del governo tedesco è a favore delle famiglie. Da noi si parla di tutto tranne che di ridurre le tasse su lavoro dipendente, sui pensionati, sulle famiglie. Se proprio alleggerire l’Irap si può fare una scelta intelligente togliendo il costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap. Potrebbe essere una manovra che consente di creare occupazione e di sostenere fiscalmente gli investimenti e i consumi. La Finanziaria, invece, va in direzione opposta, Tremonti attende lo scudo fiscale. Non è così che si aiutano l’economia, le imprese, i lavoratori.

Per questo la CGIL si batte per avere una risposta diversa. Noi portiamo la crisi in piazza. Lo abbiamo fatto a Modena, lo stiamo facendo a Roma dove ogni giorno decine di operai e impiegati di aziende in crisi vengono a dare la loro testimonianza e il 14 novembre faremo una grande manifestazione in piazza del Popolo. La CGIL è impegnata a fianco delle famiglie, dei lavoratori, dei disoccupati, di tutti coloro che soffrono le conseguenze della crisi. In questa battaglia ci aiuta l’Unità, che ringrazio, con le sue inchieste in nome di un antico e trasparente giornalismo.

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