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Aggredito l'organizzatore del Premio Borsellino, la contestazione a Gasparri
di Lorenzo Baldo - 2 Novembre 2009
Pescara. Questa mattina nel parcheggio della Provincia di Pescara è stato aggredito l'organizzatore del premio nazionale “Paolo Borsellino”.
Leo Nodari stava per accogliere il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, venuto appositamente per partecipare ad un incontro sulla legalità realizzato all'interno delle giornate del Premio Borsellino.
Secondo le prime ricostruzioni un paio di persone lo hanno avvicinato gridandogli “servo dei fascisti”, sferrandogli poi un pugno in faccia. Le stesse forze dell'ordine presenti sul luogo lo hanno soccorso ed accompagnato all'ospedale per esaminare la ferita riportata ad un occhio. Sconosciuti al momento gli aggressori che sono riusciti a dileguarsi tra la folla.
Contemporaneamente si stava svolgendo una manifestazione pacifica dei rappresentanti dell'associazione “Amici di Beppe Grillo", Prc, Idv ed altri per protestare contro la partecipazione di Gasparri al Premio Borsellino.
“Ci dispiace per Leo Nodari – ha dichiarato Massimiliano Di Pillo, organizzatore della manifestazione di protesta – prendiamo le distanze da quanto accaduto, ma noi non c'entriamo nulla. Manifestiamo contro una persona che può parlare di tutto, ma non di Borsellino che è morto in nome della giustizia e della legalità, essendo portavoce di Marcello Dell'Utri, condannato a nove anni (condanna in I° grado per concorso esterno in associazione mafiosa ndr), essendo firmatario dello scudo fiscale ed essendo contro le intercettazioni telefoniche”.
Dal canto suo Leo Nodari ha successivamente dichiarato che “non ci facciamo intimidire, non c'era bisogno di un gesto violento e comunque andiamo avanti con più forza di prima”.
Secondo la testimonianza di Helene Benedetti, che insieme ad un altro gruppo di persone hanno cercato di presenziare alla manifestazione con le agende rosse, l'aggressione a Nodari (di cui non hanno avuto assolutamente contezza) sarebbe stata una scusante per non permettere loro di accedere all'interno della sala.
La Benedetti ha riferito inoltre di alcune frasi offensive nei confronti di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, che Maurizio Gasparri avrebbe pronunciato durante il dibattito.
“Abbiamo notizia di parole gravemente offensive che il senatore Gasparri avrebbe pronunciato nei miei confronti nel corso del suo intervento al "Premio Borsellino" – ha replicato poco fa Salvatore Borsellino – Ci riserviamo di esaminare la registrazione dell'intervento per verificare quali siano state le parole pronunciate e valutare eventuali azioni legali da intraprendere nel caso quanto mi è stato riferito sia effettivamente avvenuto, eventualità che riteniamo possibile ed in sintonia con la personalità dell'autore dell'intervento e che riteniamo gravissima soprattutto se riferita all'ambito in cui sarebbe avvenuta”.
Facendo un passo indietro si può rileggere con più cognizione di causa ciò che è avvenuto oggi. Tutto inizia con le aspre polemiche sollevate per l'eventuale partecipazione di Clemente Mastella al Premio Borsellino. Partecipazione che poi non c'è stata. Nodari ha ribadito che l'idea di realizzare un dibattito tra Clemente Mastella e Luigi de Magistris all'interno del Premio Borsellino era stata approvata dall'ex ministro della giustizia e disapprovata dall'ex magistrato, facendo di fatto saltare l'incontro che non veniva quindi inserito nell'ultima stesura del volantino.
Quest'anno, oltre alla partecipazione di magistrati come Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Maurizio De Lucia e Piergiorgio Morosini, gli inviti al Premio Borsellino erano stati estesi ad altri esponenti della società civile, così come ad alcuni esponenti di Centrosinistra e ad altri del Centrodestra. Qualche forfait è arrivato dal Centrosinistra, mentre diverse conferme di partecipazione sono giunte dal Centrodestra. Conferme che, nelle persone di Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, hanno riacceso inevitabilmente le polemiche.
Aspre polemiche che ci riportano agli anni bui del nostro Paese nei quali per bloccare sul nascere le contestazioni bastava infiltrare con qualche “disturbatore” i movimenti di protesta che finivano poi essere ritenuti gli unici responsabili delle azioni violente perpetrate.
Un rischio molto alto per coloro che anche oggi pacificamente hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti di presenze inopportune ad una manifestazione nazionale sulla legalità e che possono venire strumentalizzati da interessi politici.
Ogni aggressione va condannata e per questo la nostra solidarietà va a Leo Nodari per l'atto vile che ha subito.
Ma la critica nei confronti degli organizzatori del Premio Borsellino per avere invitato alcuni esponenti del Centrodestra che nulla hanno a che spartire con la memoria di Paolo Borsellino e che possibilmente intendono rifarsi una verginità parlando di antimafia, resta più che mai immutata.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/21210/78/
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3 novembre 2009 - 06.45
Gasparri, ministro senza... Borsellino
Lo stato di diritto è finito. In maniera strisciante, silenziosa, i nostri diritti se ne vanno. Uno ad uno. Solo che non ce ne accorgiamo, storditi dai fuochi artificiali degli spettacoli televisivi, distratti dal chiacchiericcio delle comari che pubblicano gossip politico e autoreferenziale sulle prime pagine dei giornali.
Mentre alcuni talk-show politici somigliano più a una puntata di Zelig - dove tutti ridono fragorosamente rilanciandosi battute e dileggi - che a un dibattito sull’arte del buon governo, le strade si svuotano e vengono confiscate dallo stato di polizia. Ciò che era pubblico diviene inesorabilmente privato, comprato da chi spende e intende il consenso elettorale come se ogni voto conseguito fosse moneta sonante, come se ogni scheda o preferenza acquisita fosse l’equivalente di un pacchetto azionario, una stock-option sulla società italiana, che era una società civile, mentre oggi è una società per azioni: l’Italia S.p.A.
Gli italiani sono diventati dipendenti. Dai e dei media, che poi coincidono con i loro padroni. I sindacati sono stati aboliti. Se ti lamenti, perdi i tuoi diritti di cittadinanza e vieni spento, silenziato, annullato come se non fossi mai esistito. Se ti va male finisci in galera e non ne esci più. Quantomeno non vivo. I pochi nostalgici che provano ad esercitare un diritto, quello della libera manifestazione del dissenso, della critica, vengono immediatamente avviluppati, inattivati, resi inerti.
Si moltiplicano ormai in lungo e in largo gli episodi di contestazione a questa nuova morale del tornaconto personale. Chi serba ancora, gelosamente custodito tra i suoi ricordi più intimi, memoria del tempo nel quale il cittadino aveva diritto di parola e la dialettica era vista come un arricchimento del tessuto democratico, non come un fastidio da reprimere con disprezzo, lo tiene per sé. Sa bene che se commettesse l’errore di provare a trasferire il principio astratto della sovranità popolare nell’ologramma multimediale cui è ridotta la nostre Repubblica, verrebbe isolato, trattato come un’interferenza nel segnale, azzittito dai suoi stessi concittadini, come accade al cinema quando un vicino molesto fa un rumore che risveglia dall’incanto ipnotico una moltitudine di individui estremamente vicini ma disperatamente soli.
I cittadini che escono dalle loro case per essere partecipi della vita reale, quella che – paradossalmente - fluisce al di fuori dei reality-show, rischiano grosso. Rischiano l’incolumità fisica, fronteggiati da eserciti in tenuta antisommossa che invece di essere impiegati per debellare le mafie, la camorra e la criminalità organizzata, sono addestrati e stipendiati per impedire ai padri di famiglia, alle madri e ai loro ragazzi di esprimere ogni pensiero che non sia omologato e conforme alle opinioni ufficiali, quelle che ogni sera i telegiornali pubblicano come un gazzettino, un decalogo delle idee lecite e consentite. Rischiano l’incolumità psicologica, sottoposti ad un linciaggio morale e mediatico ottenuto grazie alla mistificazione più sleale e scorretta, in un gioco di continui ribaltamenti tra il vero e il falso, tra il giusto e l’ingiusto che non si fa scrupolo di commettere scempio della verità e dei fatti. Rischiano la libertà e la stessa vita, annotati in elenchi di sorvegliati speciali, seguiti per le strade e nei locali pubblici, intimiditi dalle forze dell’ordine, identificati, perquisiti, talvolta perfino prelevati a casa come terroristi, nemici non della patria ma dei padrini, conseguenza di un difetto nel software di tele-inoculazione, fisiologica percentuale di individui autoimmuni da eliminare con i cari vecchi metodi tradizionali dell’era pre-televisiva: la rimozione fisica.
Ieri mattina a Pescara, davanti al Palazzo della Provincia, si è consumata l’ennesima farsa, l’ennesima mortificazione dei valori millenari che la nostra civiltà ha sintetizzato nel tentativo di edificare una costruzione che si trovasse in equilibrio e in armonia con i diritti e i doveri di ogni essere umano, perché i forti non fossero tali solo con i deboli e perché i deboli avessero, mediante l’esercizio della bilancia istituzionale, il mezzo per diventare forti ed alimentare il moto perpetuo della dialettica democratica.
Un gruppo di cittadini, armati della sola agenda rossa di Paolo Borsellino – simbolo di quella parte corrotta delle istituzioni che ha ordinato quella che viene definita non una strage di mafia, bensì una vera e propria strage di stato -, si è dato appuntamento ad un convegno organizzato in occasione del XIV Premio Borsellino, con l’intento di attendervi ed esprimere il proprio dissenso rispetto alla partecipazione di Maurizio Gasparri in qualità di ospite. Giusto o sbagliato che fosse, nell’esercizio dei loro diritti costituzionali, questi cittadini della Repubblica Italiana hanno ritenuto che il portavoce al Senato dell’onorevole Marcello Dell’Utri, condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, non fosse in alcun modo titolato per onorare, commemorare e celebrare la memoria di Paolo Borsellino, saltato in aria con la sua scorta il 19 luglio 1992, in via D’Amelio.
Nonostante il convegno fosse aperto al pubblico e nonostante l’unica voce che si levasse dalle loro fila fosse quella di un libricino rosso tenuto stretto in in una mano tesa verso il cielo, è stato loro vietato l’ingresso all’aula. Nell’era del decadimento dello stato di diritto, non c’è bisogno di alcuna motivazione per negare la rappresentanza ad un gruppo di cittadini: si mente, tutt’al più si tace. Alle ripetute richieste di una spiegazione ufficiale è lecito non dare alcuna risposta, e perfino darne una falsa. Un faraone non deve nulla ai suoi schiavi, e neppure un padrone ai suoi operai. Non una banda di incalliti delinquenti, non un manipolo di facinorosi teppistelli, ma ragazzi e ragazze di buona famiglia, colti, educati. Tra di loro perfino alcuni consiglieri comunali e circoscrizionali. Ecco chi è stato allontanato come un gruppetto di giovincelli ubriachi tenuti alla larga dal buttafuori di una discoteca. Questo è uno stato di buttafuori, senza nessuna dignità né alcun rispetto per la persona. Camorristicamente parlando: “La gente sono vermi e devono rimanere vermi”.
Quando la Consigliera Circoscrizionale Lea Del Greco, in virtù del suo ruolo istituzionale, è riuscita a superare le fitte maglie dei bravi posti ad invalicabile baluardo tra i cittadini e i loro diritti, si è trovata di fronte a un’aula semivuota – non strapiena, dunque, come aveva sostenuto il vice-questore nel tentativo di giustificare l’ingiustificabile divieto di accesso – e ad uno scenario irreale e fiabesco, fatto di madamigelle scollacciate e politici locali ossequiosi, preoccupati di non sfigurare, in un andirivieni di servi e lacchè disperatamente intenti a compiacere il loro ospite potente, possibile viatico per una opportunità di carriera o di commercio da non lasciarsi sfilare di mano per colpa di una stupida questione di articoli costituzionali e diritti di cittadinanza. Fuori dal palazzo, che il popolino continuasse pure ad agitare quelle insulse rubrichette rosse! A chi in seguito avrebbe sostenuto di avere avuto l’accesso negato, sarebbe stato semplice rispondere: “lei non ha mica chiesto di entrare”, cosa che in effetti è stato davvero risposto ad una incredula ed alquanto basita Lea Del Greco, a fronte dell’ennesima rimostranza con richiesta di citazione degli articoli di legge che giustificavano questa disparità di trattamento. Richiesta, com’è ovvio, rimasta totalmente inevasa.
Ma la ciliegina sulla torta doveva ancora arrivare. La democrazia, ovvero il potere del popolo, è talmente ormai un’espressione vuota e priva di ogni reale significato, che anche solo avvicinare colui che il popolo demanda ad amministrare i suoi interessi è impresa non solo ardua, ma addirittura pericolosa. Perfino se a farsi portavoce presso un Ministro di Sua Maestà è una giovane donna avvenente, raffinata, colta e gentile, che tenta di porgere con tatto ed educazione quella che a tutti gli effetti sarebbe potuta sembrare a Gasparri una lettera d’amore, ben infiorettata e minuziosamente ripiegata, se un indelicato, rozzo e bavoso cane da guardia di pavloviana memoria non avesse afferrato il polso della giovane come un soldato israeliano afferrerebbe la mano di un attentatore suicida palestinese che sta per innescare il detonatore, con l’intento non meglio decifrabile di accartocciare un’arma letale – il foglio di carta che Lea avrebbe potuto impugnare di taglio per squarciare la gola di Gasparri all’altezza della giugulare – o forse di invitarla per un improbabile giro di walzer, avendola improvvidamente scambiata per una di quelle veline che negli ambienti regali è possibile reperire a buon mercato.
Nonostante il destino avverso, la lettera contenente le dieci domande del popolo delle agende rosse perviene alfine tra le mani del portavoce di Dell’Utri – essendo Gasparri capogruppo PDL al Senato, ed essendo Marcello stato premiato in seguito alla condanna con la carica di senatore –, quel Dell’Utri per il quale Mangano non strozzava i bambini ma era al contrario un eroe.
Che Maurizio Gasparri - Ministro di un governo che querela chi fa le domande, anziché rispondere - non avrebbe minimamente preso in considerazione l’eventualità di soffermarsi a disquisire punto a punto sul contenuto della lettera, credo che fosse un fatto largamente assodato per tutti. Che invece, dopo essersi appropriato della memoria di un uomo che ha combattuto strenuamente la mafia ed ogni compromesso morale, volesse appropriarsi anche dei legami familiari di Paolo Borsellino, esautorando il fratello Salvatore che sarebbe stato nientedimeno addirittura “disistimato” dallo stesso Paolo, questo era francamente meno prevedibile.
Grazie alla videocamera del popolo delle agende rosse di Pescara, il blog ha ricevuto le immagini di quanto accaduto ed ha così potuto fare ascoltare le dichiarazioni di Maurizio Gasparri a Salvatore Borsellino, raccogliendo le sue prime reazioni a caldo. Guardate il video accluso a questo articolo: Gasparri, Ministro senza… Borsellino!
Dopo la conclusione del convegno, il presidente ed il vice-presidente di Espressione Libre, Antonio Mancini ed Emanuele Mancinelli, che erano presenti alla contestazione delle agende rosse, sono stati pedinati dalla Polizia fino a quando non sono entrati in un fast-food. Lì, mentre stavano mangiando, sono stati raggiunti ed è stato richiesto loro di esibire i documenti, senza che nessun giustificato motivo venisse loro addotto. Gli agenti di polizia si sono dunque allontanati, per tornare poi con una piccola agenda in mano – si spera non rossa – sulla quale hanno scrupolosamente annotato i nomi sui citofoni delle due abitazioni dei ragazzi.
Anche questa è l’Italia S.p.A.: si va a contestare il potere mafioso, e si riceve una visita della polizia a casa.
http://www.byoblu.com/post/2009/11/03/Gasparri-ministro-senza-Borsellino...
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VIDEO
Gasparri arrivato poi a Pescara ha parlato di una aggressione «inquietante».
«Mi sembra veramente inquietante - ha aggiunto Gasparri - che dei mafiosi rossi compiano azioni così violente nei confronti di chi garantisce la legalità. Forse era qualcuno che votava per i sindaci che hanno messo a sacco questa città. Probabilmente non può più rubare e picchia gli onesti». Per ora Nodari non ha voluto rendere noto il nome del facinoroso.
http://www.piazzagrandeonline.com/watch/213292/-premio-borsellino-aggred...
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Premio Borsellino. Il fratello Salvatore furioso con organizzatori
PESCARA. «Invito personalmente Leo Nodari, che mi risulta essere tra gli organizzatori del Premio e con il quale ho partecipato in passato a incontri per la Legalità e per la Giustizia, a non volere, per il futuro, inseguire riconoscimenti da parte delle Istituzioni mescolando per questo il sacro con il profano».
«Dove si ricorda, si commemora o si onora il nome di Paolo Borsellino vogliamo che si possa sentire solo un "fresco profumo di libertà" e niente altro».
Parole durissime quelle di Salvatore Borsellino, rilasciate al blogger Byoblu che demoliscono e disconoscono il Premio Borsellino organizzato in Abruzzo proprio da Leo Nodari.
La contestazione è sbarcata sul web da alcuni giorni e gruppi di persone e movimenti vicini a Borsellino non hanno visto di buon occhio un certo modo di gestire il premio e la selezione delle persone da invitare.
«Contesteremo però nella maniera più dura», ha aggiunto Salvatore, il fratello del giudice ammazzato, «chi vorrà strumentalizzare il nome di Paolo Borsellino utilizzando un premio a lui intitolato per tentare di ripulire la propria immagine mentre nei discorsi e nelle azioni quotidiane legate alle proprie responsabilità di parlamentare o di membro del governo contribuisce, attaccando anche e demonizzando la magistratura allo scopo di tutelare gli interessi del proprio padrone, ad alimentare il puzzo del compromesso morale, della contiguità e della complicità che ammorba l'aria del nostro paese. Clemente Mastella ha già avuto la decenza di rinunciare a partecipare all'incontro previsto nell'ambito del premio, lo stesso chiediamo che facciano altri rappresentanti delle Istituzioni, quali Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, altrimenti non potremo fare a meno di contestare la loro partecipazione a questo premio levando in alto le nostre Agende Rosse e gridando la nostra rabbia e la nostra indignazione».
«Scacciati da via D'Amelio dal popolo delle Agende Rosse», ha aggiunto Salvatore Borsellino, «quei politici vogliono oggi sfruttare la possibilità offerta loro da un premio intitolato a Paolo Borsellino per andare a Pescara a lustrare la loro immagine accostandola a quella di un nome che non sono degni neanche di pronunciare. Oggi sappiamo che non di mancata protezione si è trattato 17 anni fa in Via D'Amelio, ma di una vera e propria Strage di Stato, purtroppo l'ennesima nel nostro paese. Strage organizzata da pezzi deviati dello Stato stesso per eliminare quel magistrato che si era opposto a quella scellerata trattativa avviata tra lo Stato e l'antistato che oggi le rivelazioni di collaboratori di giustizia e la improvvisata ritrovata memoria di membri delle Istituzioni, che mi auguro siano chiamati a rendere conto del loro prolungato silenzio, stanno in maniera sempre più chiara portando alla luce grazie all'opera di magistrati coraggiosi che finalmente stanno per squarciare il velo che per anni ha coperto i veri responsabili di quella strage».
Oggi, lunedì 2 novembre, Gasparri sarà a Pescara alle ore 11 presso la Sala della Provincia di Pescara proprio nell’ambito del premio Borsellino
L’Associazione Espressioni Libre, presieduta da Massimiliano Di Pillo, ha organizzato per l’occasione una protesta alla quale aderiranno anche PescarainComune, i Meet Up, Rifondazione comunista ed altri.
«A tutto c'è un limite», commenta Gianluca Vacca di Pescarain Comune by Amici di Beppe Grillo, «Gasparri, Mastella, La Russa non devono avere niente a che fare con la memoria di Paolo Borsellino. Il Pdl e i suoi esponenti sono incompatibili con la giustizia e con chi ha dato la propria vita per combattere gente come Mangano, pluricondannato per mafia nonché eroe, secondo i parametri del capo-padrone del Pdl, Berlusconi».
La protesta è promossa dal cosiddetto Popolo delle agende rosse, «quello che, dopo aver marciato il 19 luglio a Palermo e il 6 ottobre a Roma, si stringe intorno alla figura di Salvatore Borsellino e alla sua sete di verità e giustizia».
02/11/2009 8.39
http://www.primadanoi.it/notizie/23283-Premio-Borsellino-Il-fratello-Sal...
| A.M.P. Transiti e Malfattori, storia infinita | MAr, 24/11/2009 - 15:03 |
| Chi sono i ladri ? | Mer, 18/11/2009 - 10:51 |
| Fermi e cariche al corteo di stamattina | MAr, 17/11/2009 - 14:00 |
| L'accoglienza | Dom, 08/11/2009 - 07:38 |
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Commenti
Premio Borsellino, volano pugni
Premio Borsellino, volano pugni
Aggredito Nodari, contestata la presenza di Gasparri come relatore
di Paola Aurisicchio
PESCARA. La giornata dedicata alla legalità, con Maurizio Gasparri ospite del Premio Borsellino, viene macchiata da presunte aggressioni e polemiche. L’organizzatore Leo Nodari dice di essere stato colpito con un pugno nel parcheggio della Provincia, a due passi dalla vibrata protesta sostenuta a distanza da Salvatore Borsellino, che invita Nodari «a non mischiare sacro e profano». E’ la fotografia della mattinata convulsa scatenata ieri, intorno alle 10, dall’arrivo del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, invitato a parlare al Premio Borsellino, in un incontro dal titolo «Damanda di giustizia, dovere di verità» nella sala dei Marmi della Provincia.
Leo Nodari, teramano, promotore del premio nazionale intitolato al magistrato ucciso e presidente dell’associazione Società civile, aveva appeno parcheggiato la macchina quando al grido “servo dei fascisiti” sarebbe stato colpito. «Sceso dall’auto, sono stato raggiunto da un pugno alla testa che mi ha procurato una ferita e mi ha rotto gli occhiali», racconta nel pomeriggio, mentre è all’o spedale di Teramo per un controllo. «Non so chi sia stato, gli occhiali mi sono caduti e non ho visto bene. Ma ho sporto denuncia contro ignoti ». Soccorso, Nodari è entrato nella sala dei Marmi per introdurre il convegno, facendo riferimento all’episodio accaduto ma invitando ad andare avanti. «Sono amareggiato », racconta, «credo che Paolo Borsellino non appartenga a nessuno, così come la legalità non ha colori. Il premio non merita un gesto violento e noi, infatti, andiamo avanti, non ci facciamo intimidire».
Ma mentre all’interno, Gasparri sta parlando alla platea di studenti, politici e cittadini — «Borsellino, Falcone e molti altri hanno pagato il prezzo della vita per la loro azione, per la loro legalità» — dice Gasparri, l’ingresso della Provincia è circondato da una cinquantina di manifestanti. Tra loro, Maurizio Acerbo, consigliere comunale Prc, alcuni rappresentanti dell’associazione Amici di Beppe Grillo ed esponenti dell’Idv. Una manifestazione pacifica per protestare contro il premio Borsellino e gli invitati. Nelle mani, i manifestanti stringono una lettera invitata dal fratello del magistrato ucciso nel 1992, Salvatore Borsellino.
La lettera, diffusa in un video del sito Teramo News in cui a parlare è proprio Borsellino, dice: «I politici vanno al premio Borsellino a lustrare la loro squallida immagine accostandola a quella di un nome che non sono degni di pronunciare. Io e il popolo delle Agende rosse che mi sostiene nella lotta di resistenza contestiamo chi vuole strumentalizzare il nome di Paolo Borsellino utilizzando un premio a lui intitolato per tentare di ripulire la propria immagine. Mastella ha avuto la decenza di rinunciare all’i ncontro e lo stesso chiediamo agli altri rappresentanti delle istituzioni».
«Rivolgo personalmente a Leo Nodari, con il quale ho partecipato a incontri per la legalità, a non volere per il futuro inseguire riconoscimenti da parte delle istituzioni mescolando il sacro con il profano», conclude la video-lettera. Maurizio Acerbo e gli altri manifestanti sventolano pacati la lettera di Salvatore Borsellino e facsimili di Agende rosse, in nome di quella scomparsa di Paolo Borsellino. «Siamo qui per protestare contro un esponente di una maggioranza di governo che conta nelle sue file personaggi indagati e condannati per reati connessi alla mafia e che sta conducendo un attacco all’indipendenza della magistratura ».
Quando tra i manifestanti si sparge la voce dell’aggresione a Nodari, Acerbo prende le distanze: «Non siamo stati noi. L’i ncrescioso episodio non ha nulla a che fare con la nostra protesta pacifica ». Poi, nel primo pomeriggio, quando l’aggressione viene confermata, il consigliere commenta: «Auspichiamo che siano presto individuati i responsabili. Il palazzo di governo è dotato di sistemi di videosorveglianza e sarà facile verificare quanto accaduto ».
(03 novembre 2009)
http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/premio-borsellino-volano-pugni/1767...
Maurizio Gasparri portavoce di un condannato per mafia
di Giorgio Bongiovanni - 3 novembre 2009
Maurizio Gasparri è il presidente del gruppo parlamentare del Pdl al Senato, portavoce di Marcello dell'Utri, condannato in I° grado a 9 anni...
...per concorso esterno in associazione mafiosa.
Marcello dell'Utri è un politico per il quale è tuttora in corso il processo di appello per concorso esterno in associazione mafiosa; non è stato condannato definitivamente, ma sono state sufficientemente provate le sue frequentazioni con boss mafiosi.
Nonostante tutto questo il sen. Gasparri si permette di dichiarare impunemente che Paolo Borsellino disistimava suo fratello Salvatore.
Eppure il senatore sa benissimo di essere portavoce di un politico frequentatore di mafiosi (lo stesso Dell'Utri ha ammesso ai giudici di aver pranzato e cenato con dei mafiosi).
E di questa attività di Gasparri cosa direbbe il suo padrino, il suo mentore, Giorgio Almirante, se fosse ancora vivo?
Si vergogni sen. Gasparri, lei non è degno di sedere in un'aula del senato!
A Salvatore Borsellino va tutta la nostra solidarietà e il nostro infinito ringraziamento per il suo esempio incondizionato di uomo giusto al di sopra di una classe politica destinata unicamente all'oblio.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/21272/48/