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La denuncia: agenti come belve
«Le prime botte le prendi all'ufficio matricola e poi continua così.
Ti picchiano con manganelli o a mani nude, quando entri in carcere capisci che non vali niente, che non hai diritti. È come una giungla.
Devi subito accettare le regole altrimenti sei morto, non intendo fisicamente, anche se può capitare». S.F. è un trentacinquenne, ex dipendente di una nota azienda italiana (ora aspetta il reintegro), è entrato a nell'istituto di pena di Poggioreale a Napoli per motivi analoghi a quelli di Stefano Cucchi, lo scorso maggio, e ne è uscito dopo una settimana sulle sue gambe.
Ma poteva anche non andare così.
Chi ti ha picchiato?
Le guardie carcerarie, chiamati assistenti, ma credetemi sono delle belve.
Qualcuno più umano c'è ma nel nostro padiglione, il Firenze, che insieme all'Avellino raccoglie chi arriva per la prima volta in carcere, sono i peggiori.
Perché?
Perché in questi settori non ci sono i detenuti di lungo corso o i camorristi, ma persone che non sono mai state in galera. E le guardie si sfogano, senza paura,
perché dicono che noi siamo pesc' e cannuccia', insomma gente che non conta niente. Non mischiano le matricole con i recidivi.
Lo capisci subito appena entri, e se non lo capisci te lo dicono gli altri al passeggio:
«Qui si pigliano 'e mazzat'».
Quando te le hanno suonate per la prima volta?
Al reparto matricole. Mi avevano preso le impronte digitali, poi uno mi ha
fissato negli occhi e mi ha dato uno schiaffo: «Che guardi a fare?», mi ha detto.
Allora ho tenuto lo sguardo basso tutto il tempo, mentre restavo in mutande o facevo le flessioni.
Sono stato ad aspettare credo per almeno due ore con gli altri nuovi detenuti, ogni minuto sentivi il rumore di un "pacchero", o le urla di qualcuno.
Una volta in cella è andata meglio?
Almeno parli con qualcuno che ti dà indicazioni, ti spiega chi è il più nervoso tra i secondini, ti dicono di non farti trovare in pantaloncini quando c'è tizio,
di non chiedere nulla a caio. Ma soprattutto ti mettono in guardia per la conta,
che si fa mattina, pomeriggio e sera.
Devi sempre tenere le mani dietro la schiena e lo sguardo basso, se alzi la testa le
prendi di santa ragione. Non lo fanno subito, aspettano la notte, entrano e ti bastonano nella branda.
A te è capitato?
No, però dopo un giorno che stavo lì, eravamo otto in una cella, due miei compagni giocavano con dei cartoncini che avevano disegnato a mano,
perché è vietato avere le carte. Un secondino li prese e li portò via, tornarono con la
schiena tumefatta e le mani gonfie.
Ci dissero che avevano preso manganellate ovunque, ma che gli avevano messo le coperte sui polsi per non lasciare segni.
Poi cosa è successo?
La sera arrivò una guardia e ci disse che il secondino dalla torretta aveva visto qualcuno nella stanza affacciato alla finestra. Presero G. e lo portarono via.
Poi vennero a prenderci tutti e ci dissero: «Non vuole confessare, ora v'accirimm',
sti figli 're cas' popolari». Ci condussero nei sotterranei, in quello che i detenuti chiamano reparto Dx, non lo so perché ma ha questo nome.
Qui erano in quattro, tutti incappucciati, che iniziarono a prenderci a manganellate, schiaffi e calci.
Cosa pensavi in quel momento?
Che non la smettevano più. Avevo paura che non sarei uscito più perché quella punizione sarebbe stata annotata da qualche parte.
In realtà loro non dicono niente a nessuno, ti picchiano e basta.
È una cosa normale?
Io sono stato lì una settimana e mi è capitato quattro volte.
Ma ho capito che era un'abitudine quando nella cella di fronte alla nostra c'era una persona stesa nel letto che non partecipava alla conta.
Era cardiopatico e non stava bene. Invece di portarlo al pronto soccorso per tre giorni lo hanno colpito nella brandina, lui respirava a fatica, noi non potevamo fare niente.
Una sera è stata chiamata una dottoressa, erano le 11, non lo dimenticherò più.
Lei disse: «Sta bene, sta fingendo».
La mattina dopo era morto.
Così hanno cambiato alcuni secondini e abbiamo avuto un attimo di respiro.
Poi sono uscito.
Secondo la tua esperienza Stefano Cucchi può essere morto per le botte prese?
Assolutamente sì. Io sono alto un metro e 90 e peso 98 chili, se un ragazzo
magro e più fragile avesse preso le bastonate che mi hanno dato, minimo si sarebbe spezzato le costole.
Per questo quando ci facevano scendere tutti insieme i più grossi cercavano di coprire quelli più piccoli.
Perché non hai denunciato quello che ti è accaduto?
Secondo voi avrei trovato qualcuno disposto a testimoniare con me?
E se anche l'avessi trovato è la parola di ex-detenuti contro lo stato.
Nessuno parlerà mai.
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20091031/pagina...
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Commenti
guardie carcerarie al muro
Non sono uomini ma bestie. Sono delle merde. Qualcuno dice che sono poche mele marce che infamano la maggior parte che son sane. Invece è il genere che è marcio e magari c'è qualche mela sana. Come i nazisti vivono di violenza sugli inermi. Bisognerebbe fare come in Albania al tempo della rivolta: sradicare le sbarre delle celle e dare fuoco alle galere. E poi, una cosa alla volta, risanare alla fiamma tutto il resto.
Nessuna pietà per questi cani! La vendetta proletaria arriva, statene certi. E' ora di pensare male.
Dove sono finiti i buoni propositi di un tempo
Una canzone di qualche anno fà, che fa capire che essere sgomenti perchè nelle carceri si pigliano mazzate dalle merde sadiche e fasciste messe a far da guardia è assurdo, pensiamo piuttosto ad organizzare un opposizione seria e finiamola con i falsi buonismi, morte al fascio e alle camice nere non deve essere solo una canzonetta, e purtroppo viste quali che sono le capocce che coordinano la sinistra di oggi in italia, i movimenti devono ripartire dalla base e dimenticarsi la possibilità di poter ottenere qualcosa dibattendo in parlamento, quello è il loro gioco, per i poveri o si lotta nelle piazze o non si ottiene un cazzo, va ricreata una struttura che coordini e reincanali il malcontento popolare, che è vasto nella giusta direzione, per riacquistare la forza di un tempo, quella forza che consentiva almeno saltuariamente di pareggiare i conti e che oggi è solo un ricordo lontano come i fatti di genova del 2001 dimostrano.
http://www.controappunto.org/moseca/delle%20vostre%20galere.mp3