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il capodanno "celtico" inventato dalla lega

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Ieri sono stato al capodanno celtico organizzato dalla Lega Nord a Gallariano di Lestizza in provincia di Udine.
Un evento che ha riunito i vertici regionali del partito, tra cui il segretario Pietro Fontanini, il presidente del consiglio regionale Edouard Ballaman e il deputato Massimiliano Fedriga. Ospite d’onore della serata il direttore de La Padania Leonardo Boriani.

Il primo impatto è quello che si ha con una qualunque festa di paese. A parte le bandiere schierate in bella vista all’ingresso, si intende.
Una volta entrato nell’area dei festeggiamenti mi procuro un buono pasto, che comprende, da subito, un aperitivo “celtico” (in realtà uno spritz sotto falso nome) oltre a un menù completo, anch’esso naturalmente “celtico” e composto da un antipasto di formaggi e ossobuco, una pasta col ragù, una “Polentaccia Padana” con porchetta e formadi frant, dolce e caffè.
Niente male per soli dieci euro, soprattutto se si pensa che il tutto viene annaffiato da un fiume di vino rosso estratto da celtiche damigiane.

L’aperitivo, così come ogni altra bibita, viene servito su questo sottobicchiere:

Finito l’aperitivo, i padani si assiepano sulle panche mentre la dirigenza prende posto sul palco, in un tripudio di manifesti elettorali e foulard verdi, per un breve comizio.

Il primo elemento degno di nota è che tutti gli esponenti friulani del partito facciano il proprio discorso in lingua friulana.
Mi viene subito in mente una domanda: cosa possono capirci Fedriga, triestino, e Boriani, di Varese? Come precisa in seguito il direttore del quotidiano leghista, “una buona parte”, pur “attraverso le difficoltà”. E la comprensione, spiega Boriani, scaturisce dai “sentimenti comuni” che, è il caso di dirlo, legano i presenti, pur nelle differenze d’idioma.

Sarà. Intanto il segretario Fontanini loda La Padania per essere uscita, per la seconda volta, con una prima pagina in marilenghe. Il primo quotidiano nazionale, dice, che abbia dato spazio alla lingua friulana, senza ostacolarla o ridurla a insignificante dialetto come fatto da tutti gli altri.

Nessun cenno al fatto che la Padania esca in tutta la regione, e che a Monfalcone, a Trieste, a Gorizia e a Grado si parlino dialetti distanti anni luce dal friulano. Mi chiedo che senso abbia una prima pagina di un quotidiano, strumento di comunicazione per eccellenza, che non comunichi. Rispetto delle tradizioni? E di chi? Non certo di quelle triestine, gradesi o bisiache.

E poi che avrebbe dovuto fare, Boriani, stampare cinque prime pagine in cinque idiomi diversi per il solo Friuli Venezia Giulia?
E applicare il tutto a ogni altra regione della Padania? Il tutto, sia chiaro, senza sprechi di denaro pubblico.

L’assonanza dei miei pensieri con le parole di Ballaman, che nel frattempo ha preso il microfono, ne interrompe il flusso. Il presidente del consiglio regionale parla della sua battaglia agli sprechi: tre milioni di euro risparmiati in due anni, a servizi invariati. Dice che la sinistra avrebbe voluto rimandare una votazione di quindici giorni perché non si sarebbe potuta tenere entro l’orario stabilito di fine seduta, le 18.30. Aggiunge che soltanto grazie alla determinazione sua e degli altri consiglieri leghisti si è potuta risparmiare ai cittadini questa inutile perdita di tempo. Applausi scroscianti.

Poi affronta il tema del cimitero islamico. Un tema scottante, in provincia di Udine, e di rilievo nazionale. In sostanza, come mi spiega una militante in seguito, il sindaco Honsell (centrosinistra) il 28 settembre propone al consiglio comunale di Udine un piano regolatore cimiteriale con un’area riservata ai musulmani da 200 posti-salma nel cimitero frazionale di Paderno, un paesino alle porte di Udine. I leghisti insorgono, formalmente (cioè come da volantino) perché la disposizione (votata a netta maggioranza, 30 favorevoli, 7 contrari) violerebbe “l’art.28 del regolamento di polizia mortuaria, che prevede la priorità di sepoltura per i residenti di Paderno ed aprendo così di fatto all’invasione di funerali islamici da tutta la provincia di Udine [...] senza richiedere alcun parere alla popolazione”. Di fatto, invece, per questo motivo:

SDC10061 Al che, stupidamente, continuo a pormi domande. Come è possibile che il problema per i leghisti sia allo stesso tempo che ci sia una parte di cimitero dedicata appositamente alla sepoltura di islamici, dunque separata rispetto alle altre, e che “i loro defunti possono riposare accanto ai nostri”? Sarebbe semmai vero il contrario: proprio se non ci fosse il piano regolatore approvato dalla giunta Honsell ci sarebbe il “rischio” di essere seppelliti accanto a un islamico (ammesso e non concesso, naturalmente, che questo configuri un qualunque tipo di problema per un individuo sano di mente).

Ma i padani sembrano non recepire questo messaggio, e raccolgono anzi firme per protestare contro la decisione del sindaco. Uno dei miei amici finge di interessarsi, ma lamenta di non avere un documento. La militante fa spallucce: “firma lo stesso“. Il mio amico glissa. Da quel momento presto particolare attenzione alla raccolta firme (sono in prima fila), e mi rendo conto che non c’è alcun bisogno di sotterfugi: tutti firmano, e tutti hanno un documento. Sono proprio convinti che la petizione risponda a una qualche logica.

Tuttavia, i miei ragionamenti mi portano a una conclusione spiacevole. E cioè che l’unica spiegazione possibile sia che non si desideri alcuna sepoltura per gli islamici. Solo in quel caso la petizione avrebbe senso. Nel frattempo Ballaman, neanche a farlo apposta, sta dicendo:

verrebbe da dire “a quel punto lì non rompono più le scatole, li abbiamo sopportati fino a lì”

cioè, tradotto, li abbiamo sopportati già in vita, il grosso sforzo è stato questo, non sopportare il pensiero che finalmente siano morti o che da morti accampino altre pretese. Poi serra le fila:

Ogni volta che si concede qualcosa è un gesto di debolezza. E con la debolezza diventiamo prede. Io non voglio vivere da preda.

Applauso fragoroso.

Dopo quelle parole nulla ha più un grosso rilievo. Boriani spiega che Bossi abbia barattato il grido “Roma ladrona” con il federalismo, ottenendo addirittura di trasformare una prima pagina da un’accusa contro i discendenti di Romolo e Remo a uno spot per Miss Padania. Fedriga, che quando lascia la festa mi saluta (inspiegabilmente) con un sorriso e una pacca sulla spalla, chiede agli elettori di scendere in piazza contro la proposta (avanzata dai finiani) di concedere il voto agli extracomunitari. Una richiesta che risponde “a battaglie interne per la leadership del PDL e fatta sulla pelle dei nostri cittadini”.

SDC10059Alla fine del comizio, parte il Va’ Pensiero, l’inno della Padania. E sull’aria di Verdi tutti scattano in piedi. Chi commosso, chi con la mano sul cuore. Chi canticchiando l’intero brano. I Giovani Padani locali stendono la loro bandiera. Tutti sono in piedi e in silenzio e per un attimo sembra di essere finiti in un paradossale Stato che sta allo stesso tempo fuori e dentro i confini di casa nostra. Le televisioni locali si aggirano tra i presenti a caccia di una lacrima o un labiale. L’applauso che segue l’ultima nota è il più fragoroso e sentito della serata.

Finito il comizio, il capodanno celtico diventa a tutti gli effetti una festa a base di cibo e vino friulano. Se non fosse per un paio di anziani signori vestiti da vichinghi e per le svariate sciarpe verdi che spiccano tra i tavoli. Torna il vociare dialettale di sempre; due ragazzine servono ai tavoli; si pasteggia su melodie improbabili che vanno dalle messe funebri alla dance d’accattonaggio primi Novanta (tralasciando Heidi – troia, ingiustificabile).

Sulla festa spira il vento freddo del Nord. Unico retaggio, forse, dei celtici padri ripetutamente evocati a supporto di un movimento che in regione ottiene il 17,45% dei voti (con picchi in diversi comuni di oltre il 25%), con un incremento di ben cinque punti percentuali rispetto soltanto a un anno prima. Mi copro, come bastasse a proteggermi. Ma quando lascio la festa, infreddolito e quasi turbato dalla genuinità e dall’onestà della stragrande maggioranza dei volti che ho passato in rassegna stasera, capisco che non bastano le mie ragioni, a confortarmi. Qualcosa di questo movimento mi sfugge, e continua a sfuggirmi.

Prima di andarmene una militante mi raccomanda di essere presente alla fiaccolata contro il cimitero islamico di sabato 7 novembre. Io le assicuro: ci sarò. Non perché intenda oppormi alla decisione del sindaco Honsell (questo, naturalmente, non glielo dico), ma perché devo afferrare quel qualcosa che se ne va insieme al vento di questo Nord che è casa mia e, allo stesso tempo, non lo è più.

A sabato, dunque
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repost da Fabio Chiusi

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