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Fra i soggetti arrestati ci sono imprenditori edili e immobiliari che hanno accettato le logiche mafiose e un perito arrestato di corruzione dopo aver accettato una mazzetta per agevolare un operazione economica della cosca. Tra gli indagati anche personale di amministrazioni comunali, addetti al rilascio di pratiche edilizie e un cancelliere del tribunale.
I volti puliti degli imprenditori lombardi con un fitto reticolo di società con sede anche in via Montenapoleone e i boss della 'ndrangheta di Platì, le famiglie Barbaro e Papalia arrivate ormai alla terza generazione di affari criminali e di monopolio nel movimento terra. Con le 17 ordinanze emesse dalla Dia e firmate dal gip Giuseppe Gennari - su richiesta dei pm Ilda Boccassini, Mario Venditti, Alessandra Dolci e Paolo Storari della Dda - viene disarticolato un gruppo criminale ramificato con agganci anche nella pubblica amministrazione: tra gli arrestati, anche un perito del Tribunale al servizio dei boss, mentre sono 58 le persone perquisite, 48 indagate, e oltre 5 milioni di euro il valore dei beni sequestrati dal Gico della Guardia di finanza.
L'organizzazione aveva il monopolio del movimento terra e dello smaltimento rifiuti, anche in cantieri come il raddoppio della Milano-Mortara e la Tav. "Tu sai meglio di me, nell’edilizia bisogna spesso rispettare degli equilibri... a volte devi dare la possibilità di fare delle demolizioni a qualcuno, altre volte la costruzione all’altro… è un discorso di reciproche soddisfazioni... — dice l’imprenditore Andrea Madaffari, in una intercettazione — La comunità calabrese è assolutamente ben radicata e quindi siamo circondati, a parte che siamo noi tutti calabresi.. quelli che fanno gli scavi è gente di Platì". Madaffari e il socio Alfredo Iorio, quest’ultimo presidente del Cusago calcio, puntavano all’acquisto e alla ristrutturazione del castello di Cusago, dove riciclare milioni di euro.
Ed è così che sulla capitale del Nord torna l’ombra delle infiltrazioni mafiose negli appalti dell’Expo 2015. "Certamente c’è un interesse — dice il procuratore capo Manlio Minale — . L’esclusione del movimento terra dai contratti rimane una porta aperta per le cosche". Netto l’appello lanciato da Ilda Boccassini: "Gli imprenditori devono capire che devono stare con lo Stato o contro lo Stato". (03 novembre 2009)
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