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Una Repubblica di Razzisti

autore: 
Stefo

Lettera di proteste per l’articolo pubblicato da Repubblica il 14 ottobre 2009
‘Il Triangolo dei mascherati’ a firma Sandro De Riccardis

Vorremmo esprimere la più viva contrarietà per i toni, i contenuti e i termini utilizzati nell’articolo apparso sul quotidiano ‘La Repubblica’, nella prima pagina della cronaca di Milano, mercoledì 14 ottobre a firma Sandro De Riccardis con il titolo ‘Il Triangolo dei Mascherati’.
Inoltre vorremmo sottolinearne gli errori che mal si addicono a uno dei quotidiani più letti della nostra città, Milano.
E più precisamente:
Termini e frasi come ‘La guerra di religione’, ‘Enclave araba’, ‘ Liberarono per sempre il parco dalle mamme occidentali’, ‘Colonizzazione delle scuole di quartiere’, ‘Visi scuri che si vedono sotto casa’,
Gli episodi citati come: ‘le liti continue, Le madri italiane con bambini che piangevano e scappavano quando vedevano quei lunghi abiti neri come i fantasmi dei loro incubi peggiori ’,
‘Mamme occidentali costrette a frequentare i giardini di via Don Gnocchi’
(Secondo il cronista donne con bambini e passeggini al seguito dovrebbero fare ogni giorno un chilometro di andata e uno di ritorno per frequentare un parco giochi di un altro quartiere?)
‘Fuori le porte degli stabili ci sono solo scritte in arabo’
(Non è assolutamente vero basta guardare i citofoni per accorgersene)
‘Oggi gli arabi controllano interi isolati di San Siro’
‘Impongono regole e abitudini agli italiani rimasti’
‘A San Siro domina il welfare islamico’
‘Muro invisibile con l’Occidente che abita ancora in quartiere’
‘Ogni giorno si combatte la guerra per la conquista delle strade’
Colonizzando gli stabili popolari’
‘Bivacchi di kebab e birra’
‘Durante il ramadan le notti diventano più violente…vampate di violenza’
‘Donne in niqab che sputano dietro a due marocchini con figli convertitesi al cristianesimo in via Maratta’
‘Riempiendo le scuole di via Paravia e via Dolci fino al 90% di bimbi arabi’
‘Le ore di digiuno davanti al bar San Siro di Piazza Monte Falterona’
‘In via Dolci e Aretusa esiste una società staccata, un unico regno islamico che fornisce tutto ai suoi sudditi’
‘Quelli che non hanno ancora venduto stabili sottocosto agli arabi’
(Ma se le vie citate riguardano stabili popolari di proprietà dell’Aler come si fa a parlare di vendita sottocosto?)
Racket che permette le occupazioni abusive (e l’Aler che lascia da anni decine di appartamenti sfitti con il bisogno di case che c’è a Milano non ha nessuna responsabilità?)
Piazzale Civitali (Non esiste, forse voleva dire via Matteo Civitali)

A farci indignare sono soprattutto le parole sottolineate. Trasudano di una rabbia, di un livore che oltre a non rispecchiare la realtà, sono le stesse usate nel Quindicinale ‘La difesa della razza’ pubblicato dal 1938 al 1943 durante il regime fascista. Uno dei redattori era Giorgio Almirante per anni a capo dei neofascisti italiani.
Parole che pensavamo relegate nel dimenticatoio della storia e che riemergono invece ora, nelle pagine di cronaca di uno dei quotidiani più importanti della nostra città.
Come cittadini, come esseri umani, come uomini e donne che hanno a cuore la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza che proprio nel quartiere San Siro-Baracca ha avuto decine di martiri, (compreso Giuseppe Pinelli che vi abitava fino alla sera prima della sua ‘caduta accidentale’ dalle finestre della Questura di Milano nei giorni dopo la Strage di Piazza Fontana del dicembre1969) esprimiamo tutto il nostro stupore e la nostra preoccupazione per il razzismo che emerge dall’articolo.
Uno scritto che semina una malvagità pericolosa nel nostro futuro e in quello dei nostri figli. Crudele soprattutto quando parla dei bimbi che colonizzano, litigano, riempiono le scuole destinate ad altri.
Il futuro che vorremmo è di pace e serenità, di sicurezza sul lavoro e nel lavoro, di diritti oggi negati come quello della casa.
Una realtà diversa da quella prospettata e descritta negli squallidi termini usati dell’articolo.
Invitiamo il caporedattore della cronaca di Milano e l’articolista a fare una visita al doposcuola popolare che si tiene allo spazio di via Micene ogni lunedì e giovedì dalle 17 alle 19 per rendersi conto quali siano gli sforzi che molti stanno facendo per costruire un futuro migliore per tutti gli abitanti di Milano.

Commenti

Repubblica di razzisti

Una critica all’articolo pubblicato su Repubblica “Il quartiere ghetto degli immigrati islamici
dove l'emarginazione si trasforma in rabbia”.

Qualche giorno fa mi hanno segnalato un articolo scritto su Repubblica il 14 Ottobre. Il pezzo affronta il tema del quartiere di San Siro di Milano ed soprattitolo ne anticipa molto bene il contenuto: “ (..) il triangolo dei mascherati (..)”.
Leggetelo, se vi è sfuggito. Sono molte le riflessioni che mi ha suscitato mentre lo scorrevo e sono altrettante quelle elaborate successivamente. Sì, perché quest’articolo fa riflettere molto ed è difficile allontanare i pensieri. Puoi tenerli a bada solo se ti prometti di fare qualcosa; ad esempio creare un minimo di dibattito perché articoli come questi non passino inosservati.
La prima sensazione è che stessi leggendo un articolo dai tratti inequivocabilmente razzisti.
Su Repubblica.
Rispetto la libertà di opinione, abbiamo manifestato per questo, ci siamo indignati e, nelle nostre piccole vite, tentiamo quotidianamente di essere liberi e di lasciare libertà. Un giornalista, però, dovrebbe conoscere l’importanza del suo lavoro, della responsabilità che ricopre, perché le parole si possono trasformano in sentenze, soprattutto se dall’altra parte non ci c’è attenzione e sufficiente informazione.
Nell’articolo si parla con un tono sprezzante di culture che vengono da lontano. Si ripete una decina di volta la parola arabo in 744 parole. Sembra quasi un’ossessione.
Tanto per dare un’idea (ma leggetelo l’articolo!) le prime battute sono: “a San Siro, c´erano le madri in niqab che accompagnavano i bambini. E quelle italiane coi loro figli che piangevano e scappavano, quando vedevano i lunghi abiti neri e quella maschera sul viso come i fantasmi dei loro incubi peggiori”.
Parla di questioni complesse con un velo d’imprecisione e pressapochismo, al punto che fa pensare che ci sia stato poco a San Siro, giusto il tempo per mettere in fila settecentoquarantaquattro parole aggressive.
A questo punto una domanda sorge spontanea. Oltre all’evidente faziosità, quest’articolo ha in pancia qualche obiettivo? In genere il primo scopo è la giusta informazione, e qui non se ne vede traccia. Un bravo giornalista poi va oltre l’informazione, propone idee per costruire qualcosa e migliorarne le condizioni. E di idee e corretta informazione ce ne sarebbe d’avvero bisogno quando si parla di un quartiere come San Siro che, obiettivamente, vive tanti problemi, delicati e complessi.
Infatti le maggiori azioni in questo quartiere sono sviluppate dalle associazioni del territorio nate un po’ spontaneamente. È inevitabile, però, che si tratta d’interventi che solo parzialmente rispondono alle esigenze dei cittadini e ai problemi che quotidianamente si presentano. È quindi chiaro che non basta, ci vorrebbe un’amministrazione presente anche dove i riflettori sono spenti, ci vorrebbero bravi giornalisti, e ce ne sono, che spendessero qualche parola in più per accendere le luci e così, forse, anche le idee incomincerebbero a diventare “cosa concreta”.
Mentre il 14 ottobre su Repubblica sono state scritte parole che, invece di costruire e di proporre, distruggono e alzano muri che sono già troppo alti.
Francy
riporto il link dell'articolo:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/il-quartiere-ghetto-degli-...

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