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http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/06/insurrezionechev...
Non c'è un libro da tradurre, né una storia da raccontare...
(prefazione all'edizione italiana)
«Lo scandalo di questo libro è che tutto quello che vi figura è rigorosamente e
catastroficamente vero, e non cessa di avverarsi, ogni giorno di più». Queste le parole
rilasciate il 25 maggio 2009, al quotidiano Le Monde, da Julien Coupat, rilasciato da lì a
qualche giorno dopo una detenzione durata sei mesi, decisa sulla base di sospetti, e
senza prova alcuna. Julien Coupat è accusato non tanto di essere il «capo» di una
presunta «cellula terroristica», non tanto di aver sabotato le linee ferroviarie dell'alta
velocità francese, quanto piuttosto di aver scritto L'insurrezione che viene, il libro che
avete tra le mani. E queste sue parole potrebbero riassumere il motivo per il quale
abbiamo deciso di tradurlo: perché quel che dice è vero, e soprattutto, lo dice. Senza
compromessi di linguaggio e stile, senza promesse di comprensioni da raggiungere al
termine di chissà quali interpretazioni, il Comitato Invisibile ha condensato nelle pagine
che seguono una serie di esperienze sensibili a tutti, e da tutti immediatamente
riconoscibili. L'insurrezione che viene non ha nulla a che vedere con i saggi di filosofia
politica piazzati in un qualsiasi irraggiungibile pantheon di un qualsiasi vuoto
dogmatismo: esso fa della vita e della realtà una questione, in primis, di riflessione e,
conseguentemente, di azione. E lo fa con un atto, deliberato e tangibile, di
riappropriazione della vita.
Dovremmo quasi ringraziare il triste teatrino delle leggi antiterrorismo, dello stato
d'eccezione e dello sciacallaggio mediatico riguardo alla presunta connessione tra
L'insurrezione che viene e il cosiddetto «caso di Tarnac», per aver permesso che questo
libro venisse letto su così vasta scala, in maniera collettiva, e spesso da un punto di vista
pratico. Se non fosse stato per loro, probabilmente la gioia propagata da questo libro
non avrebbe raggiunto così tante persone. Probabilmente, non avrebbe spinto altri a
tradurlo nel proprio idioma, a parlarne in così tante occasioni, ad analizzare e mettere
in atto le conseguenze che esso inevitabilmente porta con sé.
Come Traduttori Invisibili, abbiamo tentato di rendere il più fedelmente possibile i
contenuti de L'insurrezione che viene, trasponendolo in un'altra lingua, ma rimanendo
strettamente legati allo spirito di ciò che viene espresso al suo interno. Abbiamo scelto
l'anonimato anche come traduttori, per gli stessi motivi espressi più avanti dal Comitato
Invisibile: il pensiero che è dietro a questo libro, è collettivo, collettiva è la sua
redazion, e collettiva, contro la proprietà intellettuale, è la sua diffusione. Situatici in
una qualche zona indefinita tra un comitato di sostegno e una possibile espressione del
sentimento insurrezionale, abbiamo cercato di far superare a questo libro i confini del
territorio linguistico francofono, per accendere la scintilla di un incendio fatto di
riflessioni, incontri, decisioni e azioni che ogni comune che nascerà in seguito avrà modo
autonomamente di sviluppare.
Non c'è un libro da tradurre, né una storia da raccontare: c'è un ordine da far crollare.
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Commenti
Piccolo pezzetto per invogliare alla lettura ;)
È una delle conquiste degli ultimi movimenti che una manifestazione degna di questo
nome debba essere d'ora in poi «selvaggia», vale a dire non dichiarata alla prefettura.
Avendo la scelta del terreno, si farà attenzione, come fece il black bloc organizzato a
Genova nel 2001, di accerchiare le zone rosse, di evitare il confronto diretto, e
decidendo il percorso, di obbligare le guardie a seguire il tragitto voluto da noi invece di
essere, al contrario, costretti a muoversi dove vogliono gli sbirri, notoriamente
sindacalizzati e notoriamente pacifisti. Si vide in quel caso come un migliaio di persone
determinate abbia potuto far indietreggiare delle intere camionette di carabinieri, per
poi incendiarle. L'importante non è tanto essere armati in maniera migliore, quanto
avere l'iniziativa. Il coraggio non è nulla, la fiducia nel proprio coraggio è tutto. E avere
l'iniziativa, contribuisce.
Tutto incita, comunque, a considerare gli scontri diretti come punti di creazione di stallo
per le forze avversarie, permettendo di prendere tempo e attaccare altrove – anche
nelle vicinanze. Il fatto che non si possa impedire che uno scontro abbia luogo non vieta
di trasformare lo scontro in un semplice diversivo. Prima ancora che alle azioni, bisogna
concentrarsi sulla loro coordinazione. Infastidire la polizia, è far sì che essendo costretta
ad essere ovunque, essa non sia efficace da nessuna parte.
Ogni atto di disturbo rianima questa verità, enunciata nel 1842: «La vita dell'agente di
polizia è penosa; la sua posizione nel mezzo della società è tanto umiliante e
disprezzata quanto il crimine stesso [...] La vergogna e l'infamia lo circondano da ogni
dove, la società lo scaccia dal suo seno, lo isola come un pariah, gli sputa addosso tutto
il suo disprezzo insieme allo stipendio, senza rimorsi, senza rimpianti, senza pietà [...] il
distintivo da poliziotto che porta in tasca è un brevetto di ignominia».
Io il libro l'ho letto. Un
Io il libro l'ho letto.
Un ottimo testo da far circolare il più possibile.
La traduzione ha qualche imperfezione ma nel complesso è ben fatta.
Colgo l'occasione per ringraziare i compagni che si sono presi la briga di tradurlo...BRAVI.
Un libro francese di autori
Un libro francese di autori ignoti mette la febbre addosso a molti americani. Il futuro non ha futuro, è scritto nel libro, e per gli americani che hanno da sempre navigato su barche abbastanza comode e su acque quasi sempre calme, senza un "futuro" nella mente, significa la fine prima del tempo. Il libro, che è stato intitolato "The coming insurrection", secondo il governo francese è "un manuale per il terrorismo". Il filosofo francese Giorgio Agamben lo considera "uno dei piu' intelligenti lavori del nostro tempo". Molti commentatori ritengono si tratti del lascito di Guy Debord.
Tradotto in inglese, "The coming insurrection" spiega attentamente il rifiuto della Sinistra ufficiale e della sua agenda riformista, mentre si allinea con il crescente numero di chi in Francia, negli Stati Uniti e altrove, rifiuta l'idea che teoria, politica e vita stessa sono reami separati. "The coming insurrection" (in italiano 'arriva l'insurrezione'...) è la prima pubblicazione ufficiale in USA della collezione di propaganda che si accentra al recupero di "comunismo" come una tattica per l'insurrezione globale.
Mette paura addosso all'americano il fatto che il libro esorti apertamente la formazione di 'centinaia di comunita' basate sul principio dell'amicizia che si formano "in ogni stabilimento, in ogni strada, in ogni villaggio, in ogni scuola". In una parte della pubblicazione si legge: "Hanno usato i nostri genitori per distruggere il mondo e ora vogliono usare noi per ricostruirlo, e con un profitto". Molti giovani statunitensi la pensano proprio cosi'. Oggi gruppi di giovani dai 20 ai 30 anni si riuniscono privatamente per discutere pagina per pagina di questo libro. Anche in America, insistono, arriverà l'insurrezione. E come è scritto nel libro stesso, arriverà con le armi. Con il fuoco. "Non c'e' insurrezione senza armi!".
Contro chi ci affama,
Contro chi ci affama, teppismo proletario
Morte ai partiti, morte al sindacalismo dei padroni.
Viva la rivolta, viva l'autonomia, viva l'imprevedibilità, viva la selvaggeria