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Una lettera-denuncia dei detenuti di Pavia: «Sami, morte evitabile»

PAVIA. I detenuti di Torre del Gallo lanciano la loro accusa: la tragedia di Sami Mbarka Ben Garci, il tunisino che si è lasciato morire di fame in cella, «si poteva evitare benissimo». Lo scrivono in una lettera al legale del nordafricano e fanno riferimento a un altro caso. All’avvocato Aldo Egidi di Milano, i detenuti della prima sezione del carcere scrivono di avere assistito alla «lunga agonia del suo povero cliente, una morte lenta e umiliante». Descrivono Sami come «un prigioniero in un campo di concentramento» e aggiungono che «il suo povero cliente è stato lasciato morire sotto gli occhi di tutti noi». Parole pesanti, che vengono respinte dalla direzione del carcere. Sami, secondo alcune testimonianze, avrebbe sofferto in particolar modo per l’accusa di violenza sessuale, che ha sempre respinto, ma che lo ha portato a dover vivere in una situazione “protetta”, isolato dagli altri detenuti e messo a condividere la cella con un compagno condannato sempre per reati a sfondo sessuale. In una lettera indirizzata alla fidanzata, il 27 agosto, Sami scriveva: «Io sto muorendo, sono dimagrito troppo» e ancora «ti dico che mi dispiace io lo sciopero non lo tolgo. Di questa vita non me ne frega niente». Tornando alla lettera spedita all’avvocato Egidi, i detenuti della prima sezione (che alla notizia del decesso hanno protestato battendo le stoviglie contro le sbarre) si offrono di fornire la loro testimonianza. E fanno riferimento a un altro caso. Quello di Luca Campanale, un ventottenne che si è impiccato a San Vittore lo scorso 12 agosto. La vicenda del ragazzo è riassunta in un’interrogazione che la senatrice radicale Donatella Poretti ha rivolto al ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
Il giovane in questione avrebbe avuto una pesante invalidità psichica dopo un incidente stradale verificatosi quando aveva 17 anni. In seguito, anche a causa dell’abuso di alcol e cocaina, il giovane commise alcune rapine. I giudici gli riconobbero solo un vizio parziale di mente, condannandolo a due anni di reclusione. Nel giugno 2009, Luca Campanale fu portato nel carcere di Torre del Gallo, dove rimase sino al 30 luglio. Il padre, Michele Campanale, contattò più volte le direzioni sanitarie degli istituti di pena, manifestando il timore che il giovane potesse farsi del male. In particolare, in una lettera indirizzata il 20 giugno alla direzione sanitaria di Torre del Gallo, si parla di “graffi ripetuti” notati sul collo del giovane e di una sua lettera “delirante” all’avvocato. Il 12 agosto, Luca Campanale si è impiccato in cella a San Vittore.

"La Provincia pavese", 16 settembre 2009

Commenti

Lettere dal carcere di Pavia

Se può essere utile, era il 16 settembre 2009
http://www.reset-italia.net/2009/09/16/lettere-dal-carcere-di-pavia-sett...

Doriana

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