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Occupano l'ex asilo
poi se ne vanno
TRENTO - «Vogliamo solo uno spazio autogestito. Quell'edificio è abbandonato da anni e finché rimane così lo utilizzeremo noi». Ragionava così un ventenne con il cappotto scuro che, pur tenendosi un po' staccato del gruppo anarchico, ha seguito passo a passo la nuova occupazione dell'«assillo», come viene da loro chiamato, la struttura dell'ex asilo di via Manzoni. Un pensiero che potrebbe essere condiviso pensando alla riqualificazione dello spazio; peccato che si tratti di un immobile privato già destinato ad una futura ristrutturazione con finalità sociali. Ieri alla città il blitz è costato parecchio: via Manzoni e il primo tratto di via Brennero chiusi per quasi sei ore, traffico intasato da piazza Venezia a piazza Sanzio con l'unico sbocco verso Trento nord su via Romagnosi, attività commerciali praticamente bloccate come il distributore Esso all'angolo con largo Nazario Sauro. Senza contare la mobilitazione di Digos, polizia, carabinieri, vigili del fuoco. Tre agenti sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso; due poliziotti della volante sono stati aggrediti con un estintore e investiti dalla schiuma. Diciassette erano gli anarchici asserragliati sul tetto dell'asilo, una trentina quelli arrivati in un secondo momento per protestare contro i fogli di via, con scene di guerriglia urbana fra tegole lanciate contro le forze dell'ordine, urla e insulti al cordone di poliziotti.
Alle 9.30 gli spazi dell'ex asilo sono stati nuovamente violati: a neppure un mese dallo sgombero che portò alla denuncia di 12 occupanti, gli anarchici sono tornati - seppur per poche ore - nello stabile. Per fare ciò si sono muniti di mazze e picconi e, nella porta principale che dà proprio sulla trafficata via Manzoni, hanno battuto i primi colpi. Due-tre mazzate e si è aperto un varco fra i mattoni eretti a debole barriera dai muratori subito dopo il primo sgombero. Gli anarchici si sono infilati nella struttura per asserragliarsi sul tetto. Il piano era quello progettato il mese scorso per evitare lo sgombero: rifugiarsi nella parte più alta dell'edificio per poter avviare una trattativa. Ma nella notte fra il 14 ed il 15 ottobre gli anarchici vennero sorpresi nel sonno e non fecero in tempo a salire lungo le scale; la polizia aveva scoperto, nascosti nel solaio che porta al sottotetto, generi di prima necessità che sarebbero serviti al gruppo per «resistere» alla polizia. La resistenza c'è stata a tre settimane di distanza, ieri, quando le forze dell'ordine sono intervenute per fermare l'improvviso blitz. Una ventina di incappucciati, fra cui alcune ragazze e giovani di neppure vent'anni, erano sul tetto, altrettanti in strada a sostenerli. Uno show che ha attirato l'attenzione di decine e decine di persone nel rione di San Martino, divise tra favorevoli e contrarie. Sì, perché accanto a chi invitava senza tanti complimenti gli anarchici ad andare a lavorare e a finire «con le mani nude a scavare nella roccia», c'erano anche nostalgici delle lotte in piazza che incitavano bonariamente a «non cadere nella trappola», a continuare la protesta per «muovere una città addormentata». La trattativa è partita pochi minuti dopo il blitz ed è proseguita ininterrottamente fino alle 14.30, quando anche l'ultimo degli occupanti ha abbandonato l'edificio. Del dialogo con gli anarchici se ne è occupato il vicequestore Roberto Giacomelli, in contatto con il questore Angelo Caldarola. Nella tarda mattinata la polizia è intervenuta per una lite verbale fra alcuni cittadini e qualche anarchico e, un paio di volte, per allontanare dall'edificio il gruppo che si trovava in strada e che tentava di interagire con i compagni asserragliati.
Fra le 13.30 e le 14.30 gli anarchici sul tetto hanno lasciato l'edificio, non senza qualche tensione: è bastato che il primo, sceso dalla scala, fosse circondato da poliziotti e gli altri occupanti hanno inscenato una protesta che è andata oltre le ingiurie. In via Manzoni è comparso anche il pubblico ministero Marco Gallina. «Non rispettate i patti» hanno urlato gli anarchici alla polizia, tentando di sequestrare la scala. Patti che prevedevano che nessuno degli occupanti fosse portato in questura, ma identificato sul posto. Dal tetto sono volate tegole contro le forze dell'ordine. Una manciata di minuti di alta tensione, con l'invito da parte della polizia ad abbassare i toni. Alla fine, dopo un'ora, tutti gli occupanti sono scesi dal tetto, in sicurezza grazie ai materassini approntati dai vigili del fuoco. C'era anche un'ambulanza, pronta ad intervenire. La situazione è tornata alla normalità solo verso le 15, quando il gruppo si è allontanato da via Manzoni e la strada è stata riaperta alle auto.
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