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Antifascismo

Memoria Internazionalista a Trieste

autore: 
Revelli
image1: 
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Il 13 Nov. prossimo è da tempo programmata a Trieste, Casa 'TINA MODOTTI', una serata in ricordo degli internazionalisti che combatterono il fascismo in Spagna nel 1936/39, comunisti e anarchici soprattutto; dopo 70'anni era intenzione ricordarli con le loro immagini, i loro canti e con la singolarissima ricostruzione storica di alcuni compagni vestiti con le improvvisate uniformi di allora, oggetti di uso comune, per andare oltre la solita retorica del ricordo. Un momento di memoria antagonista da svolgersi in luogo chiuso, cercando, dopo 70'anni, di riunire la memoria di quei vecchi eroi senza patria. Ma i 'padroni di casa', ultimi resti di PRC, Com.Ital. ecc..., hanno posto, ad una settimana dall'evento, IL VETO sul vestire uniformi rivoluzionarie e assumere altri atteggiamenti 'guerrafondai' (la lotta al fascismo fu guerrafondaismo????).
Così, i pochi compagni, tutti lavoratori a basso reddito, che si sono fatti carico di tale impegno, si sono trovati di fronte l'ennesima 'paura della propria ombra' da parte dei 'valorosi compagni' della Casa Modotti.
Tale atteggamento ce lo aspettavamo di certo dal PD, dall'ANPI, dalla CGIL....
Perfetto, ottimo esempio di coraggio antifascista aver paura di qualche logora uniforme anni '30 e di una che per contro fu veramente una stagione tragica ma gloriosa.
Complimenti ai 'comunisti' della 'Modotti' !
(....e scrive un comunista!)

Scritte razziste sul palazzo dello stupro

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Scritte razziste sono comparse nella notte sul muro di un edificio in via Vignati, zona Affori a Milano, dove l'altra sera una 31enne milanese era stata aggredita e violentata nei box di casa da uno straniero che la donna ha indicato come "un nordafricano". La donna, trascinata nello scantinato, era riuscita a far scattare alcuni contatori: la sorella è rimasta al buio e l'uomo è fuggito quando ha sentito che stava scendendo.
http://milano.repubblica.it/multimedia/home/18511553

BREGAMO Paciana vs FN

Sarà un sabato da "opposti estremisti" quello di oggi a Bergamo. Sono infatti in programma due incontri organizzati da due schieramenti che più distanti non si può: Forza Nuova e il centro sociale Pacì Paciana. In via Bonomelli, presso la sede bergamasca del partito guidato da Fiore, si terrà "Moneta di popolo contro banche ed usura", che i fedelissimi di Forza Nuova sponsorizzano come "assalto alla Bergamo liberale". "Il crollo del "muro" di Wall Street - si legge nell'invito alla conferenza -, che ha dato il via all'inizio della fine del sistema liberal-capitalista, pone le forze tradizionaliste nel dovere di ergersi a guida del popolo nella lotta per un ritorno ad un'economia reale e a misura d'uomo. E', dunque, chiaro come questi mesi siano fondamentali per lo sviluppo e la diffusione di un vero e proprio modello economico alternativo al capitalismo sfrenato". L'iniziativa prenderà il via alle ore 16 e vedrà come relatori: Massimiliano Bonavoglia, Presidente dell'ASSC (Associazione Sviluppo Società Civile) e Attilio Montone, militante di Forza Nuova Milano e studente di Scienze bancarie, assicurative e finanziarie presso la Cattolica.
Al centro sociale Pacì Paciana invece come ogni anno ci sarà la festa del raccolto con degustazione di birra alla canapa e dolcetti antiproibizionisti. Alle 20.30 cena verde e dibattito, mentre alle 23 si terrà il concerto di Miss Dawn Penn, artista jamaicana. "L’unica vera sicurezza che si può garantire non può prescindere da politiche antiproibizioniste - si legge sull'invito del Pacì Paciana -: il proibizionismo fa danni e uccide. Lo abbiamo visto nostro malgardo negli ultimi giorni con la morte in carcere di Stefano Cucchi, arrestato per la detenzione di pochi grammi di hashish. Il delirio securitario e proibizionista ha fatto numerosi morti, da Aldro a Aldo Bianzino: è ora di dire basta a un modello neoautoritario e che rende le nostre vite di consumatori o di semplici cittadini meno sicure".

Comunicato repressione contro 5 antifascisti a Verona

autore: 
antifa

Esprimiamo la massima solidarietà ai 5 compagni antifascisti colpiti dalla repressione dello stato la notte tra il 4 e il 5 Novembre a Verona. Già da tempo a Verona la procura con in prima persona il questore e il capo della Digos scaligera, hanno iniziato una continua repressione nei confronti di antifascisti/e e gruppi che si ispirano all’antifascismo militante, per tentare goffamente, appoggiati dalla solita e nota stampa asservita, di stroncare una resistenza antifascista che comincia a prendere piede nella famigerata Verona. Una città ammorbata da decenni di fascismo, in ogni strato sociale e istituzionale, ronde leghiste, polizia corrotta, squadracce naziste appoggiate dal solito politicante di turno, sette di integralisti cattolici e “ariani” padani, Verona è sempre stata storicamente il brodo culturale e pratico dei peggiori “laboratori” razzisti. Stufi e nauseati di pestaggi, accoltellamenti, raid contro rom, immigrati, omosessuali, e diversi in genere, culminati con l’assassinio un anno fa di Nicola Tommasoli, la città da tempo ha cominciato a rispondere colpo su colpo, strada per strada, tentando d’arginare e chiudere spazi ai fascisti ormai totalmente integrati in ogni aspetto istituzionale e coperti da sbirri, militari e magistratura. Basta vedere come è finito l’omicidio di Tommasoli: dopo un anno gli assassini fascisti sono tutti a casa e possono frequentare la scuola, in cui noti esponenti di Forza Nuova e Casapound fanno sentire la loro cameratesca vicinanza e amicizia, solidarizzando con loro incontrandoli e “coccolandoli”. Meno di un anno fa, veniva aggredita e pestata una ragazza dai soliti fascisti già conosciuti in città e dalla questura, e mentre loro se ne andavano indisturbati, i militari di scorta alla polizia, fermavano lei e i suoi amici, facendo finta di non vedere il branco nazista andarsene sghignazzando dopo l’ennesima vigliaccata. Addirittura il sindaco Tosi, qualche anno fa, andò in carcere a dare tutto il suo appoggio a 5 fascisti arrestati per aver accoltellato 2 compagni e 3 compagne in una notte in cui il branco era a caccia di “rossi e negri” per ripulire la città. La “pacatezza” e il pacifismo interessato della sinistra istituzionale e movimentista veronese è nota e nemmeno degna d’esser citata anche se in negativo. La misura è colma e il tempo delle parole è finito!!! L’antifascismo militante deve tornare a Verona sia come difesa personale e di gruppo, che come pratica politica finalizzata a debellare per sempre il fascismo ormai sconfitto dalla storia e dalla lotta di resistenza, ma mai digerito e seppellito dagli italiani, che ciclicamente nella storia del paese, viene riutilizzato in momenti di crisi economica e sociale. I 5 antifascisti sono accusati d’aver tentato di organizzare la “chiusura preventiva” di un noto locale veronese solito a dare spazi a band e personaggi nazisti, come i Gesta Bellica, gruppo musicale del consigliere comunale Miglioranzi. Si sono ribellati attivamente a una città ormai incancrenita dal razzismo, ingiustizie, omicidi e violenze politiche, sempre verso i più deboli, gli esclusi e gli emarginati della ricca e borghese Verona. Di fronte le telecamere e i giornalisti il questore con il capo della Digos, felici dell’ennesimo show mediatico, hanno detto che “..non c’è più trippa per gatti, nei confronti di chi pratica violenza politica a Verona, perché la digos è attiva nel controllo di alcuni ben conosciuti estremisti della città. Il poliziotto ha sparato un colpo di pistola in aria per fermare i giovani in fuga perché pensava fossero ben altri estremisti già attenzionati e sotto controllo da tempo, che operano in città…” Ci chiediamo, chi sono questi “terribili terroristi” veronesi che speravano di arrestare o sparare, la notte del fermo dei 5 compagni? E rispondiamo che a Verona non c’è più “trippa per gatti” per i fascisti, razzisti e sbirri corrotti che pestano e assassinano i fermati in questura!!! Verona non tollererà più i fascisti e chi li protegge o ne è complice!!! Come sempre, se i 5 ragazzi sono innocenti va tutta la nostra solidarietà, se colpevoli la nostra complicità!! Libertà per tutti/e gli/le antifascisti/e e rivoluzionari/e colpiti/e dalla repressione dello stato o in galera!!! Sempre dalla parte di chi di fronte l’ingiustizia sceglie di dar tempesta!!!
IL TEMPO DELLE PAROLE E’ FINITO!!!
ANTIFASCISTI/E
BRIGATA 17 LUGLIO

benefit associazione dax

27/11/2009 - 21:00
27/11/2009 - 23:59
Etc/GMT+2
autore: 
associazione dax
image1: 
torchiera_271109.jpg

Dimenticare significa perdere l'eredità di una lotta che è ancora
inconclusa. Non dimenticare obbliga a comprendere, a smascherare, a
continuare quella lotta. Per combattere questo nuovo fascismo non ci
saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni, ad affrontarlo
toccherà a voi.

Ass.culturale e antifascista Dax16marzo2003 presenta:
concerto con
Osaka fire drugster(hc melodico)
El perro diablo (metalcore)
Ruggine(hc old school)

a seguire contest Dj
Bravi Ragazzi VS Fuckoceri

il tutto al csoaTorchieraSenz'acqua piazza cimitero monumentale Milano

[SAVONA] annullare le intitolazioni istituzionali effettuate a nome di Carlo Giuliani

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SAVONA annullare le intitolazioni istituzionali effettuate a nome di Carlo Giuliani

Il sindaco di Borghetto Santo Spirito, Santiago Vacca, ha chiesto al Parlamento e al governo di annullare le intitolazioni istituzionali effettuate a nome di Carlo Giuliani e queste sue affermazioni non sono certo passate inosservate facendo partire una serie di polemiche.

Abbiamo chiesto a Nino Miceli consigliere regionale del Pd un suo commento sulla vicenda.
"Questa iniziativa presa da pochi della maggioranza del centro-destra per riabilitare Placanica contiene come unica proposta sostanziale di chiedere al Governo e al Parlamento di far annullare le intitolazioni istituzionali a carico di Giuliani, messo che ve ne siano; la proposta è preceduta in delibera da una serie di invettive che identificano l'intero movimento di contestazione al G8 di Genova con la sua ridottissima frangia violenta e che affermano che le iniziative in memoria di Giuliani avrebbero colpevolizzato di fronte all'opinione pubblica l'arma dei carabinieri; rispettiamo la sentenza della Corte Europea che ha riconosciuto per Placanica la legittima difesa ma intendiamo affermare tre principi, come primo punto sono da evitare queste strumentalizzazioni politiche di un evento tragico come la morte violenta di un ragazzo; come secondo punto non si può fare di ogni erba un fascio identificando tutti i movimenti contro la globalizzazione con qualche gruppetto violento; punto terzo, criticare alcuni comportamenti di alcune forze dell'ordine non significa necessariamente colpevolizzarle in blocco" ha dichiarato Miceli.

Vedremo se nei prossimi giorni altri replicheranno alla vicenda ma sicuramente la morte di Carlo Giuliani e gli episodi legati al G8 nonostante siano passati ormai molti anni sono ancora argomenti che scaldano gli animi e che difficilmente verranno dimenticati anche nei prossimi anni futuri.

Pubblichiamo la mail di risposta al sindaco di Borghetto S. Spirito da parte di Marco Sferini, Responsabile Organizzazione PRC Savona.

Perché il sindaco di Borghetto Santo Spirito soffre al vedere una sala (o una qualsiasi altra struttura o luogo) intitolata a Carlo Giuliani? Perché il sindaco evidentemente patisce nel vedere quel nome e quel cognome. Perché considera il giovane assassinato a Genova un facinoroso, un manifestante violento, un turbatore dell'ordine costituito. Il contrario di ciò che a Genova accadde in quel luglio del 2001, quando le forze di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza si scatenarono alla caccia di massa, si misero in una posizione giuridica altamente incostituzionale seguendo precisi ordini che venivano dalle più alte cariche dello Stato. Tutto ciò è ormai assodato, provato dalle centinaia di migliaia di fotogrammi che esistono sui cortei del G8, su via Tolemaide e su piazza Alimonda.

Sono passati otto anni e il nome di Carlo fa ancora paura. Al potere fa sempre paura una verità scomoda, un incidente di percorso nella gestione della pubblica piazza. Peccato che di incidente non si tratti, ma bensì di una conseguenza indotta dal clima velenoso di quei giorni che appestava l'aria con i gas urticanti, sparati a getto contro chiunque, indistintamente. Per non parlare dei lacrimogeni, indirizzati ad altezza d'uomo. Altri tentati omicidi, per fortuna non andati a segno.

"Rossa marmaglia devi capir / se scendi in piazza si può morir...", cantavano negli anni '70 le note di Ivan Della Mea e altri cantautori sulla morte di Franco Serantini. Morto ammazzato di botte. Carlo muore ammazzato da un proiettile. E poi sulla sua morte viene gettato un velo di mistificazioni, un velo pesante, un velo di menzogne. Così come sulla sua vita. C'è più concessione di alibi per chi ha sparato se si può infangare il nome di chi è steso in terra in una pozza di sangue. La vera zona rossa. Quella della morte.
E ora, negando quello scenario reale di morte cercata, di morte voluta, il sindaco Vacca propone al governo di eliminare il nome e il cognome di un ragazzo ucciso dallo Stato perché serve riabilitare quello di Mario Placanica, il carabiniere a cui è attribuito lo sparo contro Carlo.

Forse il sindaco Vacca vuole riportare in auge la tesi che fu un sasso ad uccidere Carlo? Quale altra verità storica vuole cancellare dal suo Comune e dell'Italia intera? Forse il nome di qualche via intitolata a Giorgiana Masi? O ai morti di Reggio Emilia?
Fino a che punto un sindaco, un primo cittadino, può spingersi nell'esagerazione della propria foga politica da estremizzarla con richieste come quella fatta all'esecutivo? Ci sono strade e vie di questo Paese intitolate ai massacratori fascisti come Giorgio Almirante. Ci sono strade e vie intitolate agli affossatori del principio del comune interesse sociale come Bettino Craxi.

Ci sono strade e vie di questo Paese che portano il nome di Antonio Gramsci, Enrico Berlinguer, Don Lorenzo Milani, Peppino Impastato e Giovanni Falcone. Ecco, a noi sembra che i nomi di Giorgiana Masi, di Franco Serantini, di Carlo Giuliani siano nomi che evocano una voglia di libertà soffocata. Una voglia di libertà come quella che diversissime culture sociali e politiche hanno portato avanti nel corso della storia di questo infelice Paese. La richiesta del sindaco Vacca va nella direzione opposta perché obbedisce ad una cultura marziale, illiberale e profondamente legata ad un passato autoritario che rischia di tornare se non saremo pronti, sin da ora, prima di subito, a contrastarlo con la verità delle parole, con la semplicità delle nostre azioni quotidiane.

Che il sindaco di Borghetto Santo Spirito rispetti la giovane vita spezzata di Carlo Giuliani. Era una vita libera e libertaria, e non era una vita dedicata al lancio di estintori come tanti, troppi mistificatori e fascisti di nuovo modello vogliono far credere.
Signor sindaco, il suo atto è prima di tutto un insulto alla memoria di quei giorni a Genova, è un'offesa alla Costituzione di questa Repubblica ed è il chiaro evidente segno che solo chi vive odiando produce parole, gesti e richieste come quella da lei avanzata al governo. Si vergogni, signor sindaco. Di tutto cuore, le ripetiamo: si vergogni.

Marco Sferini
Responsabile Organizzazione PRC Savona

Il 7 novembre la CGIL porta i ‘Diritti in Piazza’

Una giornata di mobilitazione per la tutela individuale. Centinaia di iniziative in tutte le regioni

Per rivendicare l’accesso alle prestazioni sociali e il pieno godimento di ‘sacrosanti’ diritti per i giovani in cerca di lavoro, i lavoratori, i cittadini, i pensionati , la CGIL ha organizzato per sabato 7 novembre la seconda giornata della tutela individuale ‘Diritti in Piazza’.

In tutte le regioni e in centinaia di piazze del paese, la CGIL - con manifestazioni, presidi, e altro - sarà in campo per sottolineare come oggi più che mai sia importante conoscere e potersi avvalere di tutele e servizi e avere notizia dei propri diritti previdenziali, assistenziali, sanitari per poterli esercitare e vederli riconosciuti.

Centinaia di appuntamenti lungo tutta la penisola per cambiare le scelte del governo che cancellano diritti individuali e collettivi, impoveriscono salari e pensioni, penalizzano giovani, lavoratori, pensionati e il futuro del paese. E' attiva sul sito www.cgil.it una pagina speciale dedicata alla Giornata Nazionale della Tutela Individuale del 7 novembre, dove sono disponibili i materiali e le notizie delle iniziative territoriali che si terranno quel giorno in tutta Italia.

Reggio Emilia è antifascista

La notte tra il 23 e il 24 ottobre un gruppo di attivisti da Casa Pound ha attaccato il centro sociale occupato Aq16, danneggiando la struttura (vetrate rotte, grondaie divelte, tentativo di sfondamento della porta) e attaccando adesivi e manifesti sui muri. Il giorno successivo un gruppo di quasi un centinaio di attivist* si è diretto in via Montefiorino, dove ha sede CPI, per restituire un po' di merda ai fascisti [Report Audio].
Ovviamente i fascisti hanno dichiarato, come al loro solito, di essere stati vittime di una predeterminata aggressione e che gli attivisti dell'Aq16 si sarebbero danneggiati il posto da soli per poi incolpare loro.

Casa Pound a Reggio Emilia ha aperto la sede da neanche un anno ma è già riuscita a rendersi responsabile di un'escalation di attacchi e provocazioni che non si vedeva da decenni: dai volantinaggi davanti alle scuole, conditi con minacce, insulti e altrui striscioni strappati, ad azioni "futuriste" (con scarsissimo risultato di pubblico) come distribuire pasta, impiccare babbo natale, a scritte sempre più invasive. Tutto questo con l'appoggio malcelato del PDL, di cui Casa Pound sta sempre più diventando la costola giovanile. Il collegamento sembra quasi dinastico: il rappresentate di Blocco Studentesco (settore giovanile di CPI) è Giorgio Eboli, figlio di Marco Eboli, capoccia del PDL a Reggio Emilia.
La stampa locale, con la complicità del comune, intanto continua a dilettarsi con il giochetto degli opposti estremismi [rassegna stampa], teoria con ben pochi collegamenti con la realtà dato che i movimenti fascisti sono sempre stati strumentali al potere, di cui sono fedeli cani da guardia e servi.

Ma una parte di Reggio Emilia non ci sta. E questa parte di città sabato sette novembre manifesterà contro tutti i fascismi sia quello muscolare ed esibito di CPI che quello strisciante e invasivo propagandato dal Governo e ben accetto dall'"opposizione" che contro lo sfruttamento padronale.

Sabato 7 Novembre, ore 14.30 concentramento presso Porta Santa Croce

Scarica il dossier su Casa Pound Reggio Emilia prodotto dall'Aq16.

http://emiliaromagna.indymedia.org/node/7113

Lettera aperta ai comunisti, agli antifascisti e ai democratici di Livorno e della Toscana

azione comunista antifascista

Avanti! Per la liberazione dei tre compagni arrestati a Pistoia e per rafforzare la mobilitazione antifascista!

Un breve messaggio di Alessandro Della Malva si unisce alle aspirazioni, alla generosità, alla combattività di centinaia e migliaia di comunisti, anarchici, democratici e progressisti che in tutta la Toscana e in tutta Italia lottano contro la mobilitazione reazionaria, il razzismo, l'omofobia e il fascismo.

Con questa lettera aperta annunciamo l'imminente uscita del quarto dossier: “Controinformazione e mobilitazione per la liberazione di Alessandro Della Malva, Elisabetta Cipolli e Alessandro Orfano”

Compagni,
salutiamo con i migliori auspici la convocazione del corteo di sabato 7 novembre a Livorno per la liberazione di Elisabetta Cipolli, Alessandro Orfano e Alessandro Della Malva. Sarà certamente una manifestazione partecipata, degna della tradizione e dei valori che i lavoratori, le masse popolari e i giovani di Livorno hanno nel cuore e che, con le lotte, hanno contribuito a sedimentare nella coscienza collettiva, antifascista, popolare e comunista del nostro paese.
La solidarietà, il calore e la vicinanza con i compagni privati della libertà saranno rafforzati e con questa mobilitazione sarà rafforzata la mobilitazione antifascista di queste settimane che si è espressa con forza e determinazione fin dal presidio sotto la questura di Pistoia, dai presidi a Livorno, nelle assemblee preparatorie del corteo del 24 ottobre a Pistoia e, con forza e visibilità ancora maggiore, nel corteo di Pistoia.
Con questa lotta, e dentro di essa, hanno trovato forza e slancio tutte le realtà, gli organismi, i collettivi e i singoli che vi hanno partecipato e le settimane trascorse, pur cariche di preoccupazione per i compagni accusati, sono state una formidabile esperienza di lotta, di coordinamento, di mobilitazione: dalla nascita dei comitati di parenti e amici dei compagni, alla nascita di comitati di solidarietà in varie città della Toscana, dallo stesso corteo di Pistoia, che ha fatto emergere la vera anima popolare e antifascista della città.
I tre compagni si sono certamente sentiti parte di questo movimento, come allo stesso modo questo movimento ha dato coraggio ai loro famigliari; in tutta la Toscana si stanno organizzando le forze migliori, più sane, combattive per dare vita a iniziative di solidarietà, contro la repressione e antifasciste.
Persino il consiglio regionale, il 28 ottobre, ha dovuto pronunciarsi contro le ronde fasciste SSS di Massa e si è schierato contro il tentativo della destra reazionaria di sdoganare e riabilitare il fascismo e i fascisti.

La mobilitazione in Toscana sta dando slancio e prospettive alla lotta antifascista in tutta Italia, la resistenza dei compagni in carcere o ai domiciliari, la grande risposta popolare dei compagni fuori sono di incoraggiamento e di esempio per decine e centinaia di giovani che scendono in strada per togliere agibilità politica e spazi di manovra ai fascisti e ai razzisti: i compagni di Torino, le compagne di Roma, quelli di Reggio Emilia, Parma, Napoli, Genova, Novara, Verona prendono e danno forza alla mobilitazione toscana, prendono e danno determinazione e coraggio.

La migliore risposta a chi voleva fiaccare la mobilitazione, a chi fomentava l'isolamento dei tre compagni arrestati a Pistoia, alle autorità pubbliche (Prefettura, questura, magistratura), a chi ci voleva rassegnati allo sdoganamento del fascismo e dei fascisti è stata data a Pistoia, quando centinaia di compagni hanno sfilato compatti per le vie del centro cantando Bandiera Rossa, salutati dai lavoratori, dai giovani, dagli anziani affacciati ai balconi con il pugno chiuso!

La forza, la determinazione e la creatività di questa mobilitazione ha inoltre avuto il grande merito di coinvolgere e far schierare una parte importante della pubblica opinione contro la montatura giudiziaria e a favore dei compagni incarcerati e privati della libertà personale perché antifascisti.
A questo proposito abbiamo apprezzato e sosteniamo la formazione del comitato dei famigliari e degli amici dei compagni di Alessandro Orfano ed Elisabetta Cipolli! E' la miglior risposta per rompere il muro di isolamento che le autorità hanno cercato di alzare davanti ai compagni. Così come è stata un'ottima iniziativa l'appello di solidarietà, già sottoscritto da comuni cittadini e da personaggi pubblici che hanno avuto la possibilità di sostenere una lotta per la difesa dei valori della Costituzione e portare il loro contributo per la liberazione dei tre compagni arrestati a Pistoia.

Questa esperienza di lotta, ripercorsa qua per sommi capi, ha raccolto e sta raccogliendo la solidarietà da ogni parte d'Italia e da ogni parte del mondo: numerosi partiti e organizzazioni internazionali ci hanno fatto pervenire la loro solidarietà con i compagni arrestati a Pistoia cogliendo l'occasione di salutare il nostro Secondo Congresso, i compagni turchi del MLKP ci hanno mostrato con orgoglio il loro giornale in cui veniva dato ampio spazio a questa lotta e veniva portata come esempio per i giovani comunisti turchi! Il Partito Comunista Unificato del Nepal (maoista) ci ha inoltrato un suo comunicato di solidarietà e per conoscenza un documento indirizzato al Tribunale e al Sindaco di Pistoia in cui chiede la liberazione dei compagni.

Tutto ciò è stato possibile grazie al fatto che fino ad oggi ognuno di noi è stato capace di mettere avanti e rafforzare il carattere unitario e antifascista della mobilitazione, senza nascondere le differenze, che anzi sono state trattate con il confronto e il dibattito politico. In questo modo abbiamo saputo respingere ogni tentativo di divisione del fronte comune di lotta promosso, in modo più o meno aperto, dal nemico di classe (politicanti, DIGOS, questura, ecc.) che ha tutto l'interesse a far spegnere o scemare questa carica di lotta e di mobilitazione.

Avanti, compagni! Sviluppiamo, rafforziamo e alimentiamo la mobilitazione seguendo la strada che abbiamo collettivamente tracciato nelle scorse settimane. Ogni forza e realtà deve dare il proprio contributo al massimo delle sue possibilità, per fare in modo che i tre compagni siano scarcerati al più presto e che, quando saranno liberi, troveranno un movimento più forte, più coeso, più convinto che la lotta contro il fascismo, il razzismo e l'omofobia è legittima e giusta, anche se per la borghesia è illegale.

Anche se non riteniamo giusto il vostro appello a una manifestazione esclusivamente cittadina (perché è un segnale che va in senso opposto all'apertura, alla partecipazione, al protagonismo popolare e al rafforzamento della lotta per la liberazione dei tre compagni); anche se non riteniamo giusta la richiesta di scendere in piazza senza bandiere, simboli, striscioni e volantini (perché la solidarietà è un fatto politico! Chi scende in piazza se ne assume la responsabilità...come anche chi non scenderà!) parteciperemo alla manifestazione e faremo appello agli organismi, alle associazioni e ai singoli che possiamo raggiungere a fare altrettanto affinché anche questa manifestazione diventi un tassello della grande mobilitazione in corso e ne sia elemento di sviluppo. Scenderemo in strada per dare il nostro contributo alla riuscita della manifestazione!
Con lo stesso spirito unitario e perseguendo il medesimo obbiettivo di unire le mobilitazioni, anziché procedere in ordine sparso, abbiamo iniziato a promuovere a nostra volta l'adesione all'appello fatto dai famigliari e amici dei compagni di Livorno.

La lotta contro il fascismo è parte della lotta per non pagare la crisi dei padroni, è parte della lotta contro la repressione, per condizioni di vita dignitose, per difendere i diritti e conquistarne di nuovi. E' parte della lotta contro il capitalismo e per il socialismo.
E in queste lotte impariamo ad unire ciò che i padroni, i poliziotti e la magistratura borghese vorrebbero diviso.
· Con questo spirito parteciperemo alla manifestazione di sabato 7 novembre a Livorno e invitiamo i partiti e le organizzazioni comuniste, le associazioni e i singoli, i democratici e i progressisti a fare altrettanto!

· Con questo spirito parteciperemo anche al corteo di Pisa promosso da ARCI, ANPI e CGIL per sabato 7 (al mattino).
· E con questo spirito promuoviamo la ronda popolare antifascista e antirazzista a Prato, venerdì 6 novembre alle 21.00 (partenza da via S. Stefano a pochi passi dal Duomo di Prato) e facciamo appello agli organismi e ai singoli che lottano contro fascismo, razzismo e omofobia a parteciparvi.

Messaggio di Alessandro Della Malva detenuto nel carcere di Pistoia

Cari compagni, oltre a sentire con le mie orecchie la grande solidarietà dei compagni che hanno partecipato al corteo di Pistoia, ho saputo da Katy che la mobilitazione sta proseguendo e si sta allargando.

Mi ha dato forza e grande emozione vedervi sotto il tribunale di Firenze e, non so se mi avete sentito, ho cantato anche io con voi Bandiera Rossa. Ringrazio voi e chi era con voi.
(...) Ho chiesto a Katy, e chiedo anche a voi, se vi è possibile, di portare il mio saluto, di comunista e antifascista ai compagni e alle compagne che scendono in piazza perché la lotta a cui partecipano è la migliore risposta a chi tiene me in galera e gli altri due compagni ai domiciliari.
Voglio portare il mio saluto ai compagni che si preparano a partecipare alla ronda popolare antifascista e antirazzista a Prato perché tengono alti i valori della Resistenza e ai compagni che scenderanno in piazza il 7 novembre a Livorno perché alimentano la solidarietà, la mobilitazione e la lotta. In particolare voglio ringraziare e salutare i compagni e le compagne che preparano la mobilitazione per il 27 novembre a Massa, per la seconda udienza del processo contro la ronda popolare antifascista e antirazzista del 25 luglio.(...)
Dal carcere di Pistoia sono con tutti voi. Uniti contro il fascismo, il razzismo e l'omofobia, coloriamo di rosso il futuro: facciamo dell'Italia un nuovo paese socialista!

[Trieste] Il Monumento della Discordia

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Sta facendo parlare in città l’iniziativa dell’associazione “Promemoria” contro il previsto obelisco “pacificatore” che il Comune di Trieste ha intenzione di erigere in piazza Goldoni quale monumento alle “vittime di tutti i totalitarismi”.
Va subito detto che tale iniziativa non è dovuta alla fantasia della giunta Di Piazza, ma risale ancora alla gestione di Riccardo Illy, persona che comunque sembra dare particolare importanza al concetto di “pacificazione” e di “riconciliazione”, dato che in una delle sue prime esternazioni dopo l’elezione a “governatore” della Regione ha nuovamente manifestato l’intenzione di indire una giornata pacificatrice tra Italia e Slovenia, al momento dell’ingresso di quest’ultima nell’Unione Europea, con cerimonie in quelli che è diventato in voga definire “luoghi simbolo” della barbarie dei totalitarismi, cioè la Risiera di San Sabba e la “foiba” di Basovizza.
A prescindere dalle connotazioni revisionistiche storiche di tali iniziative, vorremmo iniziare a dire qualcosa in merito alla cosiddetta “riqualificazione” di piazza Goldoni.
Piazza Goldoni non è che sia poi una gran bella piazza. Incastrata tra le principali direttrici del traffico cittadino, piena di rumore e di inquinamento, ha perso le sue iniziali connotazioni di piazza di mercato e quindi di ritrovo; ciononostante, con quella miseria di arredo urbano (quattro panchine e qualche aiuola con degli alberi volonterosi che hanno resistito negli anni all’inquinamento del luogo), è rimasta un punto di ritrovo di pensionati al mattino, di giovani nel pomeriggio ed alla sera, punto base per decidere di andare da qualche altra parte. Farne una spianata con obelisco, così come appare dal progetto pubblicato sul “Piccolo”, è semplicemente demenziale.

Intanto non si riesce a capire perché i megagalattici progettisti della “riqualificazione” urbana non riescano a considerare, nei loro progetti, la possibile presenza di qualche zona verde (alberi, aiuole, fiori, cespugli) e di panchine degne di questo nome (forse per non fare concorrenza sleale ai locali che possono sistemare le proprie sedie nelle zone riqualificate, cosicché chi si vuole sedere potrà farlo solo a pagamento e non usare le gratuite panchine pubbliche?); ma poi ci chiediamo il significato urbanistico di un obelisco e di una specie di porticato stile Ventennio in una piazza ottocentesca. Non sarebbe possibile lasciare le aiuole, magari curandole un po’ meglio, ed impedire la sosta selvaggia dei motorini per fare di piazza Goldoni un luogo vivibile, nei limiti del possibile stante la sua posizione in pieno centro città? Oppure se non si parla di grandi opere non ci si volta neppure indietro, in questi tempi di progresso?
Torniamo all’obelisco. Bontà loro, i progettisti hanno progettato un “normale” obelisco e non hanno seguito l’esempio dei loro colleghi di Crotone, dove è stato eretto un monumento dedicato sia ai caduti della Repubblica sociale che della Resistenza, monumento che ha la forma inequivocabile di un gladio romano (che vi sia qualche doppio senso non tanto nascosto?), come vediamo nella foto pubblicata sul “Secolo d’Italia”:

Però il senso del monumento è lo stesso: pacificare, ovverosia parificare le vittime ai carnefici, senza stare a distinguere che quando c’è una guerra, di solito c’è sempre qualcuno che la inizia, e forse ha più torto di chi non avrebbe voluto farla però è stato costretto a difendersi.
Così l’obelisco di piazza Goldoni servirà a ricordare alla popolazione coloro che sono stati impiccati e fucilati nelle rappresaglie nazifasciste, che sono stati massacrati in Risiera o nei rastrellamenti in Carso ed in periferia; ma nello stesso tempo ricorderà anche quelli che queste esecuzioni e rappresaglie e massacri hanno compiuto e sono poi stati uccisi, per vendetta personale o condannati a morte dopo processo in Jugoslavia. Ricorderemo così assieme ai caduti partigiani del rastrellamento di Borst del 10/1/45 (Dusan Munih, Stanko Gruden, Ivan Grzetic e Danilo Petaros, poi ucciso in Risiera), anche uno di coloro che parteciparono al rastrellamento operato dalla “banda Collotti”, Mario Fabian, infoibato a Basovizza.
Ricorderemo un altro aguzzino della “banda Collotti”, Alessio Mignacca, che fu fucilato a Lubiana: era specializzato nella ley de fuga (sparò uccidendo Francesco Potocnik e ferendo Roberto Caprini), ma fu responsabile di avere fatto abortire una prigioniera picchiandola; lo ricorderemo assieme alle persone che lui uccise.
Ricorderemo Ernesto Mari, capo degli agenti di custodia al Coroneo, infoibato nella foiba Plutone, assieme agli agenti di custodia che egli fece deportare in Germania e trovarono la morte nei campi, come Salvatore Leone.
Ma ricorderemo altri agenti di Collotti, Ferruccio Soranzio e Domenico Sica, fucilati anch’essi a Lubiana: li ricorderemo assieme alle vittime del rastrellamento di Longera del 21.3.45 (Andrej Pertot, Pavel Petvar, Angel Masten ed Evald Antoncic) al quale essi parteciparono attivamente; e Soranzio, partigiano traditore detto Crok, lo ricorderemo anche assieme alle 25 vittime del rastrellamento di Ronchi del 25.4.44, che furono deportate in Germania dopo la sua delazione.
Potremmo andare avanti a lungo su questo argomento, ma ci fermiamo qui.
Un unico suggerimento: se si vuole ricordare assieme tutti questi morti, lo si faccia almeno con una nota biografica a fianco di ciascun nominativo, in modo che si sappia chi era civile, chi partigiano, ma soprattutto anche chi era SS, chi della “banda Collotti”, chi delatore e via di seguito.

da:
http://www.nuovaalabarda.org
http://www.nuovaalabarda.org/articoli/monumento_della_discordia.pdf

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