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Approfondimenti

Missioni di 'pace', missioni di STUPRO

autore: 
da http://it.peacereporter.net

17/11/2009
Caschi blu puniti per abusi

Cinquanta caschi blu Onu in missione di Peacekeeping nei paesi a rischio sono stati puniti per abusi. Una vicenda che va dalla Costa d'Avorio a Haiti.
Messo in sostanza con le spalle al muro, il Media Center dell'Organizzazione delle Nazioni Unite non ha potuto che confermare una voce che da tempo girava negli ambienti: negli ultimi tre anni almeno 50 caschi blu delle missioni di Peacekeeping dell'Onu sono stati puniti per aver commesso stupri e altri generi di abusi sessuali.

Un dato che sicuramente potrebbe, se analizzato a fondo, rivelarsi dieci volte inferiore rispetto a quello reale. Infatti, sarebbero molti di più, almeno 450, i casi di abuso commessi dai soldati delle varie missioni di pace sparse per il pianeta.
E perchè allora solo 50 di loro sono stati puniti? Per un motivo molto semplice. L'Onu in queste situazioni non può fare altro che indagare sulle violazioni commesse dai caschi blu mentre l'azione giudiziaria è affidata ai governi nazionali dei Paesi di origine del personale. Insomma, se un casco blu di nazionalità brasiliana commette in Haiti un reato come quello dello stupro non può essere giudicato né dal governo haitiano né da un tribunale Onu ma solo ed esclusivamente da un giudice brasiliano.

Agghiacciante ciò che è stato raccontato alcuni mesi fa da Save the Children. Secondo un rapporto dell'Ong, infatti, più della metà dei giovani intervistati in Haiti, Costa D'Avorio e Sudan, avrebbe ammesso di essere entrato in contatto con persone che dicevano di aver subito abusi da parte del personale delle missioni di Peacekeeping. E non è difficile immaginare come questi dati siano reali. In Haiti ad esempio molto spesso, forse troppo, si è parlato di stupri sulle giovani donne del Paese da parte dei caschi blu. Nei quartieri periferici, come ad esempio Martissant, è lo sfruttamento della prostituzione il problema principale. Come conferma anche l'ambasciatore dell'Unione Europea Francesco Gosetti di Sturmeck. "Circa un anno fa - dice l'ambasciatore dal suo ufficio di Petion Ville, quartiere residenziale della disastrata capitale Port au Prince dove si trova l'ambasciata Ue- c'era un problema importante legato, se ricordo bene, a un contingente che controllava il quartiere di Martissant. Si é parlato di sfruttamento della prostituzione, di traffico di droga. La Minustah (Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite) ha aperto un'inchiesta e preso misure correttrici".
E sembra anche che poco tempo fa il comando generale delle missione abbia emesso nuove linee guida per il comportamento dei soldati, ai quali sarebbe stato ovviamente richiesto di non frequentare prostitute locali.

Inoltre, gli stupri in Haiti sono quasi all'ordine del giorno e lasciano segni indelebili sulla psiche di chi li subisce. Oltre al danno fisico, infatti, si deve aggiungere quello psicologico. Non solo. Una donna che subisce stupro nell'isola che una volta era considerata la perla dei Caraibi, viene rifiutata dalla società, emarginata e a tutti gli effetti si trasforma in una persona senza diritti. E se poi dopo lo stupro resta anche incinta non le viene garantito un dignitoso supporto clinico sanitario. Oltre a questo, si moltiplicano anche i casi di morte legata a complicazioni della gravidanza.

Francis Ford Coppola: "Gomorra? Una brutta esperienza"

Il regista italoamericano, a Torino per presentare il suo film "Segreti di famiglia", non è convinto dal cinema italiano di oggi: "La colpa è dei maschi italiani che vogliono tutta la fama per se stessi lasciando le briciole ai figli"

“Gomorra ed è stata una brutta esperienza”. Il pluripremiato film di Matteo Garrone, tratto dal best seller di Roberto Saviano, non ha convinto del tutto Francis Ford Coppola, il celeberrimo regista italoamericano presente in questi giorni al Torino Film Festival per presentare la sua ultima pellicola “Sefreti di Famiglia, che uscirà domani nelle sale italiane. “È un film troppo duro, anche se molto ben recitato”, ha precisato il film maker della saga de “Il Padrino” al quotidiano di informazione cinematografica online Cinecittà News.

CINEMA ITALIANO OSTAGGIO DEI PADRI – “Il Divo, che non ho visto, e Gomorra sono un po’ poco per parlare di rinascita”. Coppola non crede che i film di Sorrentino e Garrone rappresentino il risorgimento del cinema italiano “specie se confrontati con i film di Rosi, Rossellini, Monicelli, Antonioni, Dino Risi e Nanni Loy. Il vostro problema sono i maschi italiani – dichiara il Premio Oscar – padri che non mollano l’osso, che vogliono tutte le donne e tutta la fama per se stessi e ai figli lasciano le briciole. Per i giovani non ci sono abbastanza opportunità, anche nel cinema”.

ORIGINI NAPOLETANE – Ciononostante Coppola rivendica tutt’oggi le sue origine italianissime: “Mi sento profondamente italiano – spiega il regista – Tutti e quattro i miei nonni sono nati qui. Tre nella zona di Napoli ed un altro in Lucania. Del resto è la forza degli immigrati ad aver fatto grandi gli Usa, un paese composto al cento per cento da gente venuta da altri paesi”.

ha sgamato saviano ahahaha

Domenico Papalia e Antonio Perre. Ecco i volti dei giovani superlatitanti della 'ndrangheta milanese.

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DOSSIER & INCHIESTE. LA MAFIA A MILANO‎ ‎
Domenico Papalia e Antonio Perre. Ecco i volti dei giovani superlatitanti della 'ndrangheta milanese
I due sono latitanti dal 3 novembre, quando sono sfuggiti al blitz della Dia. Ora le indagini sono passate alla sezione catturandi dei carabinieri. Da Milano a Locri è caccia ai due rampolli della 'ndrangheta
L'indagine

Domenico Papalia e Antonio Perre sono coinvolti nell'indagine Parco sud. A carico dei due c'è un mandato di cattura per associazione mafiosa

Assieme al clan Barbaro avrebbero gestito, in regime di monopolio, gli affari del movimento terra nel Milanese

Dalla carte dell'inchiesta, coordinata dal pm Alessandra Dolci, Domenico Papalia emerge come capo indiscusso dell'organizzazione. Lui, pur giovanissimo, sarebbe il refernte della 'ndrangheta per il nord Italia

Nell'ordinanza di custodia cautelare emerge, infine, l'intento del clan di fare un salto di qualità ed entrare nel circuito delle agenzie immobiliari. Una di queste, la Kreiamo con sede in via Montenapoleone, avrebbe funzionato come lavatrice del denaro della cosca

19 novembre 2009 - Li hanno cercati ovunque, setacciando palmo a pamo l’intero territorio di Buccinasco. Hanno provato nei paesini che si allungano verso Pavia. Ma nulla. Domenico Papalia e Antonio Perre si sono trasformati in fantasmi. Di loro non si hanno tracce dal 3 novembre scorso quando sono sfuggiti al blitz degli investigatori. Quella notte gli uomini della Dia hanno bussato alle loro case con in mano l’ordinanza d’arresto per associazione mafiosa. “Ma Papalia – confida un ispettore – era già tre giorni che non si vedeva a casa”. Diversa la situazione di Perre, detto Toto 'u cainu. “Ci è sfuggito da davanti al naso – dice il pm Alessandro Dolci, titolare dell’indagine Parco sud - . Perre è riuscito a scendere in garage, qui ha preso l’auto ed è scappato, quasi travolgeva un investigatore”. E così a 16 giorni di distanza le ricerche stanno a zero. Intanto, l’indagine è passata dagli uomini della Dia alla sezione catturandi dei carabinieri. In mano, i militari hanno solo due immagini che Milanomafia.com è in grado di pubblicare in anteprima (da sinistra Domenico Papalia e Antonio Perre). Si tratta di foto tratte dai documenti di identità dei due latitanti.

Altro non si sa. Nulla è emerso dalle perquisizioni effettuate negli appartamenti di parenti e amici. Decine di persone, legate ai due giovani boss. “Non abbiamo trovato nulla che assomigli a un bunker”, ci dice un investigatore. Ora il dubbio è che i rampolli della ‘ndrangheta milanese siano scesi in Calabria. Domenico Papalia, ad esempio, oltre che a Platì, dove è nato il padre Antonio (oggi al 41 bis), potrebbe aver trovato rifugio in qualche masseria attorno a San Luca. La sua giovane moglie, infatti, è originaria di questo paese, i cui clan, storicamente, sono tra i più potenti della mafia calabrese. Stesso discorso vale per Antonio Perre. E’ chiaro che a entrambi, visti soprattutto i loro legami familiari, non mancherebbero appoggi e fiancheggiatori.

Eppure, fonti molto qualificate della squadra Mobile sostengono la tesi di una latitanza tutta milanese. Scenario più che ragionevole, visto che sia Papalia che Perre da sempre vivono qua la nord ed è qua che hanno interessi e amicizie. L’influenza del clan Papalia, infatti, non è limitata al solo territorio di Buccinasco e Corsico. Uomini legati alla cosca sono presenti a Zelo Surrigone, paesone satellite che si affaccia sulla statale 30 in direzione Vigevano. Qui abita Pasquale Violi, detto lucifero, originario di Platì con diversi precedenti penali. Ancora più in là, a Bubbiano, vivono elementi di spicco della famiglia Trimboli. Un nome che si allunga fino a Casorate Primo. Qui, prima di essere arrestato, aveva la sua residenza Giuseppe Pangallo, classe ’80 di Platì, sposato con Rosanna Papalia figlia del boss Rocco Papalia. Si tratta di un territorio molto vasto dove tutti questi paesi degradono in una campagna punteggiata di cascine abbandonate, luoghi ideali per trascorrere una latitanza, tanto più che si trovano in spazi aperti e facilmente controllabili. (cg, dm)

Una storia di amicizia e di sacrificio John Cookson e Fernando Iaffa Brodsky - Clarence Kailin

John Cookson, americano di Madison (Wisconsin) di origine anglo tedesca, era un teenager quando alla secondary school incontra e diventa grande amico di Clarence Kailin. Quando Hitler prende il potere in Germania Clarence e John subito capisco la follia e il disastro che sta per colpire il popolo ebraico. Nel momento del sollevamento militare di Franco nel 1936 Clarence e John sono tra i primi a partire per New York e a imbarcarsi per la Spagna. A John mancavano solo due mesi per ottenere la laurea presso lUniversita del Wisconsin. Cookson era un grande matematico e un giorno leggendo un articolo di Albert Einstein scopri un errore in uno dei suoi calcoli. Scrisse allora ad Einstein allUniversità di Princeton il quale lo ringrazio per iscritto. Durante la guerra John fu ricoverato a causa di itterizia e i dottori chiesero di rimandarlo a casa, ma lui rifiutò e chiese di essere rimandato al fronte. Fu quindi inviato nella retroguardia fascista dove portò avanti operazioni di sabotaggio contro depositi di munizioni e contro treni militari. In seguito chiese di essere inviato al Battaglione Lincoln (XV Brigata Internazionale) dove vi erano molti suoi amici di Madison. Fu assegnato alle comunicazioni della XV Brigata, compito che svolse in modo egregio. Alla fine di aprile del 1938 fu incaricato responsabile delle comunicazioni della Brigata Lincoln. Alla fine di settembre a pochi giorni dal rimpatrio delle Brigate Internazionali fu mandato al fronte e ferito con alcuni compagni. Inviato allospedale da campo nei pressi di Marca morì in seguito alle ferite. Fernando Iaffa Brodsky, argentino di origine ebraica, amico di John, fu uno di coloro che lo trasportarono allospedale. Sotto il regime di Franco tutti i soldati repubblicani furono gettati in una fossa comune nei pressi di Barcellona e le loro tombe distrutte. Ma la tomba di John, nascosta dai pini e dai frutteti e dai contadini del luogo per circa quaranta anni, si è salvata e non ha subito questo scempio, tra le poche o probabilmente unica in tutta la Spagna. Iaffa sposato con un donna di Marca dalla quale ebbe quattro figli visse per tutta la sua vita a Buenos Aires anche se spesso tornava a Marca dalla famiglia della moglie. Iaffa espresse il desiderio che le sue ceneri fossero sparse vicino alla tomba dellamico e nel 2005 una delegazione, composta tra laltro da Milton Wolf, capo della Brigata Lincoln, autore di vari libri e da Giovanni Pesce ha posto una lapide semplice vicino alla tomba di John. Che emozione è stata il aver trovato questo luogo (9 luglio 2007) ancor oggi nascosto e protetto dai pini e porre alcuni fiori di campo sulle tombe dei due amici li vicino al vecchio mulino dellolio tra Marca e Torre di Fontaubella. Grazie alla popolazione di Marca e Torre Fontaubella che hanno preservato questo luogo e che continuano a custodirlo con lassociazione no jubilem la memoria. Nel 2003 Clarence Kailin, che ha raccolto le lettere alla famiglia dellamico John e le ha pubblicate allo scopo di far conoscere le doti umane dellamico, ha presenziato allinaugurazione del monumento alla pace e alla liberta. Nella penultima foto John è in basso a sinistra e Clarence alla sua destra, mentre nellultima foto Clarence è in mezzo. Ciao John e Fernando http://www.youtube.com/watch?v=xZAVcJ8oIf0

Come funzionano i servizi segreti

autore: 
***

COME FUNZIONANO I SERVIZI SEGRETI
di Aldo Giannuli

Leggi l’indice
http://ia341307.us.archive.org/2/items/IndiceComeFunzionanoServiziSegret...

Il testo è diviso in due parti:

- la prima, più elementare, è rivolta ad un pubblico alle prime armi e, dopo un breve capitolo storico, descrive le attività informative e le operazioni speciali dei servizi segreti;
- la seconda parte riguarda, invece il ruolo crescente dei servizi segreti nel Mondo. Quindi i nuovi tipi di guerra e le nuove sfide. Molta attenzione è dedicata al tema della guerra economica ed alla convergenza fra i servizi segreti statali e quelli privati delle multinazionali nel mondo dell’ipercapitalismo finanziario, quindi alla trasformazione dell’idea stessa di guerra che non è più riducibile al solo aspetto militare. Gli studi strategici, ormai intrecciano senza soluzione di continuità i dati militari con quelli politici, economici, sociali, finanziari, tecnologici ecc. e prendono in considerazione modelli operativi che mescolano indifferentemente i vari piani (dall’uso del terrorismo alle manovre di destabilizzazione finanziaria, dall’appoggio alla criminalità ed alla pirateria all’aggressione batteriologica o informatica) secondo le dottrine della “guerra asimmetrica”.

L’esito finale è il profilarsi del pericolo di una guerra coperta, asimmetrica, globale che ci obbliga a rivedere tutte le nostre chiavi di lettura politiche.

Il libro si conclude con un appendice che invita ad applicare queste nozioni alla tranquilla, rituale lettura mattutina del giornale, insieme alla colazione: “Cappuccino, brioche ed intelligence” riporta alcune notizie uscite di recente sulla stampa proponendone possibili letture alternative, un po’ più maliziose. Il giornale letto come lo leggerebbe l’operatore di un servizio segreto. Beninteso: lo scopo non è quello di dire come effettivamente siano andate determinate vicende, ma quello di “leggere il giornale con gli occhiali dell’intelligence”, cioè come le leggerebbe un operatore del settore mettendole in relazione con altre notizie precedenti e spesso dimenticate.
Un gioco intellettuale che, però, può servire a renderci un po’ più pronti a misurarci con una realtà che cambia e nella quale i servizi segreti hanno un ruolo sempre maggiore.

www.aldogiannuli.it

IL VACCINO DALLE UOVA D'ORO

autore: 
Rita Pennarola

Sorpresa: nei grandi ospedali per malattie infettive buona parte di medici in servizio non intende vaccinarsi contro il virus della Suina. Succede al Cotugno di Napoli. E non solo. Vediamo perche'.

Se, come dimostrano i numeri, i colossi del farmaco, dall'alto del loro mezzo biliardo di dollari e passa all'anno di fatturato, superano di gran lunga l'invincibile industria delle armi, non risulta poi cosi' difficile capire perche' periodicamente, con cadenza ormai “regolare”, scoppia l'allarme mediatico sulle pandemie che, come altrettanti Armageddon, stanno arrivando a flagellare il pianeta, mietendo milioni di vittime e rendendo percio' piu' che mai invocato l'arrivo di specifici vaccini. Virus creati in laboratorio proprio per far nascere la necessita' di contrastarli, mantenendo su livelli altissimi le corazzate quotate in Borsa? E, in ogni caso, quali conseguenze potranno avere sulla salute umana prodotti a base di virus, realizzati molto spesso sull'onda dell'emergenza, ma destinati alla profilassi di massa su scala mondiale (quest'anno da novembre in poi)?
Quasi “naturale”, allora, che dopo gli allarmi globalizzati sul virus dell'antrace (2001) e sull'influenza aviaria (che nel 2005 vide l'allora ministro della Salute Francesco Storace lanciato all'acquisto di dosi da milioni di euro, poi di fatto mai utilizzate perche' nel frattempo il virus era “mutato”), oggi dovesse arrivare una ennesima “maledizione biblica”. Terrorizzante, per la maggior parte dell'umanita', ma, per qualcun altro, provvidenziale.
Sulla influenza A o “suina” - quel virus H1N1 che sta tenendo col fiato sospeso buona parte dell'umanita', fra propaganda dei governi, complicita' dei grandi media nelle mani degli stessi colossi farmaceutici, ma anche fra leggende metropolitane e falsi scoop - cominciano oggi a farsi strada le prime, rigorose ricostruzioni che, dati scientifici alla mano, lasciano filtrare le terribili verita' alla base dell'allarme planetario.
Percio', nelle stesse ore in cui la Agenzia europea per il controllo sui farmaci da' via libera ai primi due vaccini anti-pandemia, che saranno prodotti da Novartis e GlaxoSmithKline, arrivano impietosi dossier come quello di Luciano Gianazza, autore di numerosi libri che smascherano il dietro le quinte affaristico della medicina contemporanea. Il quale oggi parla di questi vaccini come delle nuove armi biologiche di distruzione di massa.

ACCHIAPPA LA SUINA
Dopo le prime avvisaglie della scorsa primavera, il clamore mediatico sulla suina esplode a giugno, quando la Organizzazione mondiale della sanita' annuncia che la pandemia sara' di livello 6, vale a dire molto elevato, scatenando la corsa dei governi all'acquisto del vaccino. L'attivita', nei laboratori, diventa da allora frenetica. Quali rischi comportano la fretta e la conseguente, possibile approssimazione? "Alle multinazionali del cartello Big Pharma (GlaxoSmithKline, Baxter, Novartis e altre) - punta l'indice Gianazza - e' stato assicurato che non vi sara' contro di loro alcun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare".
Ancor piu' esplicito il movente economico: "la Novartis - fa sapere Gianazza - ha raccolto ordinativi gia' da trenta diversi Paesi. Solo dagli Usa ricevera' 346 milioni di dollari per l'antigene e 348,8 milioni per un adiuvante. La Baxter ha ordini da cinque Paesi per 80 milioni di dosi, ma non ha ricevuto l'approvazione della Food and Drug Administration, quindi vendera' al di fuori degli Stati Uniti. GlaxoSmithKline ha ricevuto 250 milioni per la fornitura agli Usa di numerosi “prodotti pandemici”. Il totale degli ordini nei soli Stati Uniti ammonta a 7 miliardi di dollari".
Numerose le sostanze tossiche, a partire dai cosiddetti adiuvanti, senza i quali i vaccini non potrebbero essere conservati ne' mantenuti in forma stabile. Fra questi Gianazza enumera ad esempio "il thimerosal, conservante 50 volte piu' tossico del mercurio, che puo' provocare a lungo termine disfunzioni del sistema immunitario, sensoriali, motorie, neurologiche, comportamentali".
GlaxoSmithKline, che ha sede a Londra, come adiuvante per i suoi vaccini usa anche un composto contenente alluminio, il cui uso, in certe dosi, e' causa accertata di disfunzione cognitiva.
C'e' poi la formaldeide: una nota sostanza cancerogena e tossica per l'apparato riproduttivo. "Nel 2007 - continua Gianazza - la California ha utilizzato piu' di 30.000 tonnellate di questa sostanza cancerogena come microbicida sulle piu' importanti coltivazioni sparse nel suo territorio".
Altro ingrediente comune ai nuovi vaccini e' lo squalene, noto come sostanza che puo' provocare l'artrite reumatoide. E i ricercatori oggi associano l'uso dello squalene alla cosiddetta “Sindrome della Guerra del Golfo” che ha colpito migliaia di soldati americani con danni irreparabili al sistema immunitario, compresi sclerosi multipla, fibromialgia e, appunto, l'artrite reumatoide.
Passiamo al secondo produttore, la Baxter International con casa madre a Chicago e una sede anche in Italia. Non si conoscono ancora fino in fondo le sostanze presenti nel nuovo vaccino, ma puo' essere utile dare un'occhiata a quelle che si trovavano nel prodotto contro il virus H5N1 dell'influenza aviaria.
"Le cellule in coltura - si legge nel dossier di Gianazza - sono prese dalla “scimmia verde africana”. I tessuti prelevati da questa specie di scimmie sono stati in passato responsabili della trasmissione di virus, tra cui l'HIV e la poliomielite. La Baxter ha posto una richiesta di brevetto sul processo che utilizza questo tipo di coltura cellulare per la produzione di quantita' di virus infettivi, che vengono poi inattivati con formaldeide e luce ultravioletta".
Passiamo al terzo colosso, l'elvetica Novartis International AG con sede a Basilea e una propaggine in Italia, a Torre Annunziata, ai margini del fiume Sarno, il corso d'acqua tristemente famoso per essere uno fra i piu' inquinati d'Europa. Ed e' proprio dalla Novartis che l'Italia avrebbe acquistato le sue dosi di vaccino anti-suina. Al pari della Baxter, la corazzata elvetica sta utilizzando una linea cellulare di cui e' proprietaria (analoga a quella della scimmia verde) per far crescere i ceppi del virus, invece delle uova di gallina, come si era sempre fatto finora. Cio' permette all'azienda di ridurre drasticamente il tempo necessario per iniziare la produzione del vaccino, che ha preso la denominazione ufficiale di “Focetria”.
Anche qui non mancano additivi come la formaldeide e il bromuro dicetiltrimetilammonio, un disinfettante utilizzato per sterilizzare utensili.

PARTICELLE KILLER
Altro allarme e' quello lanciato dall'economista e politologo William Engdahl, collaboratore di testate come Asia Times e autore di libri sulla globalizzazione. A meta' settembre il gruppo indipendente internazionale Global Research pubblica un articolo in cui Engdahl rivela la presenza di nanoparticelle nei vaccini per l'influenza H1N1. "Ora e' saltato fuori - si legge - che i vaccini approvati per essere utilizzati in Germania e nei paesi europei contengono delle nanoparticelle in una forma che e' risultata attaccare cellule sane e che puo' essere mortale".
Il sistema era stato messo a punto nel 2007 dai ricercatori dell'Ecole Polytechnique Fe'de'rale de Lausanne i quali, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, avevano spiegato: "queste particelle sono cosi' sottili che, una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule D migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria puo' essere quindi estremamente forte".
"C'e' un solo - obietta Engdahl - piccolo problema: i vaccini che contengono nanoparticelle possono essere mortali o, come minimo, causare danni irreparabili per la salute". Le particelle di nanodimensioni - viene spiegato - si fondono con le membrane del nostro corpo e, secondo studi recenti condotti in Cina ed in Giappone, vanno avanti a distruggere le cellule senza sosta. Una volta che hanno interagito con la struttura cellulare, non possono piu' essere rimosse.
"Dopo lo scandalo dell'amianto - incalza Engdahl - e' stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro, per la loro enorme forza attrattiva, penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto. E le nanoparticelle sono ben piu' piccole delle fibre di amianto. Prove effettuate a Beijing dimostrano gli effetti mortali sull'uomo".
L'European Respiratory Journal, autorevole periodico destinato a medici ed operatori sanitari, nel numero di agosto ha pubblicato un articolo intitolato "L'esposizione alle nanoparticelle e' correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma". Si riporta quanto avvenuto nel 2008 a sette giovani donne ricoverate presso il Beijing Chaoyang Hospital. Di eta' fra i 18 ed i 47 anni, erano state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi sul posto di lavoro. Analoghi i sintomi: dispnea, versamento pleurico, liquido nei polmoni, difficolta' respiratoria. Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano innescato nei polmoni infiammazioni e processi di fibrosi, con presenza di granulomi nella pleura. Il microscopio elettronico ha permesso di osservare che le nanoparticelle si erano collocate nel citoplasma e nel nucleo delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni.
"Il fatto chel'Organizzazione mondiale per la sanita', l'European Medicines Evaluation Agency ed il German Robert Koch Institute permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle - e' la drastica conclusione di William Engdahl - la dice lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee".

Memores Domini

dal sito di cl

’Associazione Memores Domini riunisce persone di Comunione e Liberazione
che seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo.
I fattori portanti nella vita dei Memores Domini sono la contemplazione,
intesa come memoria tendenzialmente continua di Cristo, e la missione,
cioè la passione a portare l’annuncio cristiano nella vita di tutti gli uomini.

Il Memor Domini "è un laico che liberamente vive una esistenza totalmente immersa nel mondo con una totale responsabilità personale" (Memores Domini – Intervista a Monsignor Luigi Giussani) e che si impegna alla missione vivendo il proprio lavoro professionale come il luogo della memoria di Cristo, traducendolo, cioè, in offerta.
Gli associati intendono seguire una vita di perfezione cristiana praticando i consigli evangelici “sintetizzabili nelle categorie in cui, tradizionalmente, la Chiesa riassume l’imitazione di Cristo. L’obbedienza, nel senso che lo sforzo spirituale, la vita ascetica, sono facilitate e autenticate da una sequela. La povertà, come distacco da un possesso individuale del denaro e delle cose. La verginità, come rinuncia alla famiglia per una dedizione anche formalmente più totale a Cristo” (Intervista citata)
I Memores Domini – chiamati anche “Gruppo adulto” - praticano vita comune in case il cui scopo, sostenuto dal clima di silenzio, dalla comune preghiera e dalla condivisione fraterna, è l’edificazione vicendevole nella memoria in vista della missione.

I Memores Domini hanno avuto origine a Milano nell’anno 1964, nell’ambito dell’esperienza di Gioventù Studentesca.

Dopo essersi diffusa in varie Diocesi, l’Associazione venne eretta canonicamente dal Vescovo di Piacenza, Mons. Enrico Manfredini, il 14 giugno 1981. Sette anni dopo, l’8 dicembre 1988, i Memores Domini vennero approvati dalla Santa Sede, che riconobbe loro personalità giuridica come “Associazione ecclesiale privata universale”.

I Memores Domini sono presenti in 31 nazioni oltre l’Italia

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Da: http://blog.brunovergani.it/
Perché pubblicare questa testimonianza su internet?
Se guardo indietro la passività è stata per me condizione primigenia.
Per giustificarla ho nel tempo costruito un percorso avventuroso, un personaggio di animo sensibile e profondo, alla ricerca di un senso nella vita.
Oggi qualcosa è radicalmente cambiato in me: non mi va più bene. Non sopporto più la mia passività. Questo è un tema molto interessante che Richiama Rilke, Hesse, Nietsche. Diventare ciò che si è. Uscire dalla passività, dalle costruzioni ideologico-religiose che nascondono un mero desiderio di protezione, ed affrontare la vita. Per questo ho iniziato da tempo un percorso artistico con scritti ed immagini dove sono protagonista e Memorie di un ex monaco è parte di questo percorso. L’ho pubblicato per ergermi di fronte al mondo, pacatamente orgoglioso di essere ciò che sono.
perché oggi?
Per due motivi. Il primo intimo: Il frutto per maturare necessita del suo tempo. Oggi, le scelte di una passività culturalmente e spiritualmente "alta" fondate non tanto su un lento e libero disvelamento quanto su una dolorosa necessità iniziale, si stanno in me sgretolando.
E per una urgenza sociale: Il pensiero che, se non fossi andato via, potrei essere ancora lì connivente con l’attuale classe dirigente italiana, per la contiguità di CL con la stessa, mi fa rabbrividire e mi ha spinto ad espormi.
dove hai rappresentato finora il monologo teatrale tratto dal testo letterario “memorie di un monaco”?
Dieci annni fa il drammaturgo e regista teatrale Vincenzo Todesco, mi ha guardato in faccia e d’istinto mi ha proposto di mettere in scena “l’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett da lui diretto ed io, d’istinto, ho detto di si. Da lì, grazie a Todesco, è iniziato il mio percorso artistico. E’ un percorso un po’ zen, dove non si cerca il consenso ma la verità. Non ho sentito l’urgenza di intraprendere la carriera artistica, preferisco essere libero da qualsiasi condizionamento. Per campare faccio l’erborista, una bellissima professione. Da dieci anni ogni anno metto in scena un monologo. Negli ultimi anni miei testi piuttosto autobiografici. La prima messa in scena è di solito anche l’ultima. La rappresentazione come ripetizione esula dai miei interessi. Memorie di un ex monaco è stato rappresentato l’ultima estate all’interno di un trullo in Puglia. Un uomo su una sedia racconta e tace (talvolta le pause raccontano più delle parole). Addetti ai lavori apprezzano le rappresentazioni. Quest’anno hanno assistito Marco Baliani, Marco Bechis e Carlo Formigoni.
chi, di quelli che conoscevi negli anni 70 ha fatto carriera, dentro il movimento e nel mondo?
Non mi risulta si faccia carriera in CL, esistono responsabilità che dovrebbero essere vissute come servizio. I nomi non mi interessano, mi sa di gossip e qui stiamo parlando di faccende terribilmente importanti.
come vengono "scelti" i memores che fanno carriera o acquisiscono posizioni di visibilità nel movimento (es. formigoni, lupi, ecc)?
Ai miei tempi per capacità e competenze specifiche, suppongo sia ancora così.
c'era un indirizzamento politico?
L’anticomunismo a tutti i costi.
come si diventa capo della casa dei memores?
Per una valutazione del Direttivo che applica criteri che francamente ignoro.
chi era il ragioniere priore con conto segreto a vaduz?
Lo si può leggere su “Repubblica” Inchiesta Oil for food.
credi che la tua esperienza sia isolata?
Si. Ci vogliono le palle per emanciparsi da costrizioni del genere.
quali erano gli umori della casa e la vita con gli altri memores?
Un gruppo di uomini che non si sono scelti ma che vivono tutti i giorni insieme, rinunciando al sesso e alla paternità. Che accettano una assoluta dipendenza ontologica da un altro uomo, un superiore che gli rappresenta cristo stesso, che si traduce nel chiedergli sistematicamente “posso?” anche su scelte o dettagli insignificanti. Che danno i soldi del proprio lavoro al gruppo. O cristo esiste davvero e ti dona una struttura affettivo ormonale dell’altro mondo o impazzisci. Io stavo male.
Anche se l’essere aggiornato riguardo il bollettino medico degli attuali Memores non è, al momento, mia urgenza esistenziale, ho ricevuto numerose mail di appartenenti a CL che mi rassicurano: le cose stanno diversamente da quanto avevo testimoniato di me stesso e garantiscono che tutti stanno piuttosto bene.
perché andato via?
Un malessere profondo, financo fisico nel tradire la mia natura, direi la mia vocazione di uomo.
conosciuto don Giussani?
In "memorie di un ex monaco" racconto una micro storia personale, sullo sfondo si scorge il contesto sociale milanese degli anni '70 di cui voglio fare cenno per spiegare come funzionavano le cose e il mio rapporto personale con Don Giussani. Il materialismo ateo, così si chiamava tutto quello che non riconosceva cristo e la sua chiesa come centro della storia, era piuttosto dilagante a tutti i livelli. Ripensandoci oggi all'interno di questa galassia eterogenea era presente, insieme ad una minoranza ideologicamente miope e violenta, un umanesimo onesto e profondo. Don Giussani non la vedeva così e col suo temperamento focoso ha fatto fronte all'emergenza drasticamente. La casa brucia, diceva, anzi urlava. E se la casa bruciava mica si poteva andare per il sottile, mica si poteva dialogare con i presunti piromani, mica si potevano aspettare le indicazioni di un magistero ecclesiale dormiente e tiepido. Urgeva che l'avvenimento chiesa potesse sopravvivere fuori dalle sagrestie, che non fosse relegato a dimensione intimistica ma presente e protagonista assoluto nella storia e nella società a qualsiasi costo, anche quello di utilizzare il bisogno di senso esistenziale di ragazzi sensibili per farli diventare, a fin di bene, militanti obbedienti per la nobil causa. Dinamica accaduta, con le debite proporzioni, anche nella sinistra estrema con conseguenze nefaste. Don Giussani, con la bontà nel cuore, ha fatto questo. Occorreva agire con urgenza. Non si poteva star lì a perdere tempo nel rispettare la sensibilità del singolo che entrava nel movimento, nell'accoglierlo così come era, con la sua personalità e espressioni. Serviva manovalanza attiva per spegnere l'incendio, così siccome il fine giustificava i mezzi questi ragazzi sono stati programmati all'obbedienza militante me compreso. Io mi ero innamorato di Don Giussani, come si innamorano gli adolescenti sani ad una proposta forte e totalizzante. Ancora oggi se leggo alcuni suoi interventi li avverto condivisibili e coinvolgenti. Ma proprio obbedendo a quelle parole affascinanti mi sono ritrovato nel supplizio dell’obbedienza. Cercavo un senso esistenziale e mi sono ritrovato a distribuire volantini contro il divorzio, ad obbedire a persone che mai avrei frequentato, a dare tutto me stesso per appoggiare la campagna elettorale di tizio e caio che nulla centravano con il significato dell'essere, con lo svelarsi del sacro, con i motivi di fondo per cui avevo abbracciato una dedizione totale a dio. Una teoria ineccepibile e affascinante che poi mi conduceva nel quotidiano in un labirinto per me disumano e Don Giussani ne è stato responsabile.
qual era il fascino dell'obbedienza?
Un fascino teorico ma potente: la possibilità di emanciparsi da se stessi. Un io detronizzato che abbraccia l’Assoluto diventato carne e così, fusi in questa alterità, potersi percepire definitivamente liberi dalla finitudine. Poi di fatto l’obbedienza era di uomini ad altri uomini che, a loro dire, rappresentavano l’Assoluto stesso. Un bell’equivoco.
perchè tanti giovani oggi aderiscono al movimento?
Se ti arriva la notizia che Colui che ha fatto tutto ha preso un corpo e ti invita a cena sarebbe stupido non accettare.
era facile fare proseliti?
Quando la proposta è totalizzante e con un pizzico di esaltazione i giovani accorrono.
che tipo di incontri "politici e culturali" frequentavate?
Incontri nell’ambiente sociale, nella politica e nelle istituzioni a partire dalle indicazioni del Magistero ecclesiastico. No al divorzio. Punire penalmente una donna che abortisce. No al marxismo. No al preservativo. Si alla scuola cattolica sovvenzionata dallo Stato e così via. Quando arrivavano le indicazioni dall’autorità si obbediva nel sostenerle e divulgarle ad oltranza senza grado di dubbio e senza rispetto per la ragioni altrui. Non si considerava se era saggio vietare l’uso del preservativo nel terzo mondo, od era opportuno sanzionare penalmente una donna che abortiva. In quegli anni non esistevano tecniche medicali di rianimazione come le attuali, tanto sofisticate da differire il momento della morte, così potevi congedarti senza chiedere il permesso al vescovo. Non si rifletteva ma si obbediva, in quanto la dottrina sociale dell’autorità ecclesiastica era la volontà di Dio stesso. E Dio ne sapeva sicuramente di più della mia piccola mente. Quindi si obbediva cercando di far proprie le ragioni di fondo che motivavano le indicazioni della Chiesa e se le ragioni non si trovavano si obbediva lo stesso, utilizzando stratagemmi retorici e ogni mezzo disponibile per modificare la società alle direttive avute.
come si entrava nei circoli di potere politico in Cl?
Non lo so non ci sono mai entrato. Ero un manovale della base.
memores mediamente colti? buona istruzione?
Si. Le università sono le roccheforti.
casa di sofferenti, evidenti problemi di salute.
Statisticamente, rispetto alla media italiana, ricordo di si. Io tra questi.
quanto tempo rimasto?
Tra movimento di CL e monaci una decina d’anni. Proprio quelli della mia formazione umana. Se non sono venuto troppo male forse qualche merito glie lo devo riconoscere.
chi esce rimane nel movimento?
Nel Memoriale ho scritto: “Andato via una mattina. A freddo. Rapido. Senza preavviso. Dopo una notte un po’ insonne dove, tirando onestamente le somme, ho concluso che la Chiesa e forse anche Dio erano una invenzione umana, una cattiva idea.” Siccome non sono parole di un intellettuale illuminista, si può comprendere quanto sia umanamente devastante una simile esperienza. Comprendo chi va via dal gruppo monastico ma rimane ciellino. Io non sono riuscito, mi sarei sentito disonesto con me stesso, ma comprendo chi sia rimasto.

hanno saputo della tua testimonianza pubblicata. come hanno reagito?

Prima di pubblicare il memoriale l’ho trasmesso per conoscenza all’attuale responsabile dei Memores, con il quale avevo avuto un buon rapporto. Mi ha risposto parole di vicinanza umana e di augurio spero sincere, che ho apprezzato e che condivido. Per il resto dei messaggi a me personalmente diretti di appartenenti a CL che hanno preferito non esporsi nel blog. Rispettosi, non di rado arguti e a tratti sinceramente vicini al mio percorso umano hanno contribuito ad un confronto costruttivo. Punto contestato è stato come ho descritto l'obbedienza all'autorità. Contenti loro.

in che modo questa esperienza ha cambiato il tuo rapporto con la fede?

Con la fede non si ha un rapporto. O c’è o non c’è. In Dio quello della rivelazione non ci credo più. Credo in una vocazione umana, in un Destino al quale preferisco non dare nome.

frammenti del testo teatrale

La comunità monastica era ispirata alla regola di San Benedetto e formata da piccoli nuclei di otto, dieci elementi dislocati prevalentemente in anonimi appartamenti metropolitani. Era il modello di quegli anni, non so se le bande armate avessero copiato noi o noi loro. Fedeli al “ora et labora”, che metodologicamente significa prega lavorando e lavora pregando, si lavorava all’esterno della casa facendo i lavori che fanno tutti. Nessuna veste particolare, nessun distintivo. All’interno di ogni casa un responsabile: il capo casa. A coordinare le case un Direttivo guidato da un abate: il Vecchio. Detto così sembra una confessione di Buscetta, ma non trovo altro modo per spiegare la struttura dell’organizzazione.
La povertà consisteva nel non possedere nulla di proprio, in quanto proprietà è un'estensione della personalità. Lo dice anche “Il Bolscevico”, il quotidiano maoista che leggeva mio figlio. La rinuncia a possedere materialmente, a livello personale, era un atto di rinuncia a se stessi che il vangelo comanda a coloro che cercano la perfezione cristiana, ma siccome la regola diceva, che bisognava lavorare nel mondo, il profitto derivante dal lavoro lo si versava interamente nelle cassa comune, così personalmente si rimaneva poveri. Quanto versato nella cassa comune serviva per le spese generali della casa e il vitto, il settanta per cento che avanzava veniva devoluto al Direttivo. C’era un piccolo budget per le spese personali che, siccome era concesso fumare, io spendevo in sigari. Toscani extravecchi.
[...]
Quanto mi beccavo una latrata ne prendevo nota e il giorno dopo nella medesima situazione, provavo a comportarmi con il superiore in modo opposto. La latrata arrivava identica e puntuale come quella del giorno precedente. Stesso tono, stesse parole, medesimo volume della voce. La faccenda incominciava ad appassionarmi, così ho indagato a fondo e con scrupolo provando, giorno per giorno, decine e decine di comportamenti diversi nello stesso contesto, proponevo tutte le variabili di cui ero capace e regolarmente il feedback del capo era l’identica latrata. indipendentemente da quanto dicevo, facevo, avvertivo, indipendentemente dal significato che attribuivo alle situazioni, i miei sentimenti, pensieri e messaggi venivano spogliati di validità. Alla fine dell’esperimento ho compreso quanto fossero per me vantaggiosi i modi di fare del capo casa, che con la sua mirabile costanza nel massacro sistematico mi permetteva in quell’olocausto provinciale di non attaccarmi alla logica, alla coerenza e al buon senso, infidi alibi per non emanciparmi dall’egoiga personalità. Una dipendenza ontologica. Io non esistevo. Dipendevo dall'altro per esistere.
[...]
Per contattare la presenza del Dio incarnato, morto, risorto e che si è sciolto in tutto dovevo obbedire al capo casa, un ragioniere brianzolo alto con labbra grandi. Miope. La mattina quando si svegliava dopo le lodi, che sono le preghiere del mattino, prima di bere il caffè, si ricreava appoggiando il suo pollice destro sull’occhio del primo subalterno che gli capitava schiacciando con forza. A me faceva male ma a lui piaceva. Io sopportavo perché, siccome lui era per me Dio, la pratica della pressione oculare, in qualche modo, faceva parte della regola. Visto che al capo piaceva giocare a carte e il calcio, quando avevamo tempo libero si giocava a carte o si andava a vedere la “Domenica Sportiva” in casa dei suoi genitori. Non ero entusiasta, ma era sempre meglio di un dito nell’occhio e poi come dire di no alla presenza storica di Dio nella mia vita? Non era una persona cattiva, solo che gli piaceva di tanto in tanto insultare i subalterni e schiacciargli gli occhi. Sono più di trent’anni che non lo incontro, ma proprio ieri ho letto di Lui su “Repubblica” . Il ragioniere brianzolo, alto con grandi labbra e miope, che era il mio priore, a dire di un pubblico ministero, ha negato l’innegabile quando interrogato ha risposto: “Non ho alcun conto in Svizzera con la denominazione Paiolo, ne sono beneficiario economico di altri conti esteri”. Agli atti, invece, risulta una rogatoria che lo indica cotitolare di ”un conto societario aperto a Vaduz”. Non si trova, quindi, nei guai per aver schiacciato gli occhi ad un novizio, ma per l’inchiesta “Oil for food”, roba di consulenze pilotate, fondi neri e ipotesi di tangenti dove il mio ex priore, che attualmente collabora con il governatore della sua regione, è rimasto coinvolto.
[...]
E’ trascorso molto tempo da quella mattina che ho fatto le valigie e sono andato via. Non so se nel frattempo le cose lì siano cambiate, ho però notato che quel confratello che prima era un giovane politico, che non trovava spazio in nessun partito, oggi è il governatore della più ricca regione italiana, il fatto è tuttavia moralmente irrilevante in quanto i monaci, pur avendo accettato il voto di povertà, possiedono le cose in un modo completamente diverso, essi vivono come se non avessero niente pur possedendo tutto. I giovani preti con i quali scherzavo in semplicità adesso sono vestiti di rosso come a carnevale e portano strani copricapi. Alcuni sono vescovi, un altro cardinale che ha rischiato di diventare Papa.

Oil for Food

di Gianni Barbacetto - 12 giugno 2009
C'è una sentenza a cui sono stati dedicati solo brevi trafiletti sui giornali. Eppure coinvolge un politico di prima grandezza, che punta addirittura alla successione di Silvio Berlusconi.

La sentenza è quella del processo "Oil for food", il politico è Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. Ricordate la vicenda? È lo scandalo scoppiato nel 2004, quando sono emersi i fiumi carsici di tangenti pagate all'ombra del programma delle Nazioni Unite "Oil for food", nato per addolcire l'embargo all'Iraq di Saddam Hussein permettendo di scambiare oil, cioè petrolio, con food, cibo e medicine. Un'indagine americana ha certificato che, sotto l'ombrello protettivo di quel programma Onu, Saddam assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime. Poi, dopo l'invasione Usa, quei soldi sono finiti a finanziare la guerriglia e il terrorismo. Coinvolti nel gioco, grandi compagnie e piccoli trader petroliferi, ma anche singole persone ed esponenti politici di una cinquantina di Paesi del mondo.

Tra questi, Roberto Formigoni che, in nome della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, braccio destro di Saddam, ha ricevuto contratti per 24,5 milioni di barili: la più massiccia tra le assegnazioni fatte a soggetti italiani. Poiché Formigoni non fa il petroliere, i contratti sono stati gestiti da aziende suggerite dal governatore: la Cogep della famiglia Catanese e la Nrg Oils di Alberto Olivi. Così una piccola impresa come la Cogep si è trovata di colpo a passare dalle autobotti alle petroliere. In cambio, secondo l'inchiesta sviluppata a Milano dal pm Alfredo Robledo, avrebbe pagato tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani. La Nrg Oils avrebbe pagato invece almeno 262 mila dollari. I Catanese (benché la loro Cogep fosse già stata coinvolta nello scandalo dei petroli e i suoi titolari fossero già stati condannati nel 1982 per contrabbando internazionale) sono tra i fondatori della Compagnia delle Opere, l'associazione d'imprese promossa da uomini di Cl, e questo è bastato, evidentemente, per far scattare la segnalazione di Formigoni a Saddam. A partire dal 1997, Saddam e Aziz concedono succulenti contratti alla piccola Cogep, che "ringrazia" Formigoni versando dal 1998 al 2003 oltre 700 mila dollari sui conti di una società estera, la Candonly, controllata da Marco Mazarino De Petro, il fiduciario di Formigoni per i rapporti con l'Iraq di Saddam. Come giustifica De Petro tutti quei soldi? «Sono il compenso per la mia consulenza». Ma è difficile capire in che cosa sia consistita quella consulenza, visto che De Petro può esibire soltanto una relazione stilata nel 1996, tre paginette dalla sintassi difficile, in cui strologa di un «accordo petroil for food».

Ora è arrivata la sentenza. La prima condanna europea per quello scandalo: due anni di carcere a De Petro, in primo grado, per corruzione internazionale di funzionari dello Stato; condannati anche Andrea Catanese e Paolo Lucarno, uomini della Cogep. E Formigoni? Era già da tempo uscito dall'inchiesta. Ma a prescindere dal piano giudiziario, le responsabilità morali e politiche delle azioni di Mazarino De Petro ricadono su di lui. Come Berlusconi per il caso David Mills: lì, se Mills è il corrotto, Berlusconi è il corruttore; in Oil for food, se Mazarino De Petro è il corruttore, la responsabilità morale e politica del suo operato è del politico per conto del quale De Petro operava, cioè Formigoni. È semplice e chiaro. Qualcuno l'ha detto? Qualcuno l'ha scritto? E ancora: Candonly era una società riferibile di fatto ai Memores Domini, il "gruppo adulto" di Comunione e liberazione di cui Formigoni è l'esponente più in vista. Dove sono andati a finire i soldi di Candonly? Chi li ha utilizzati? Perché Formigoni non lo spiega? E perché nessuno glielo chiede?

Cl Formigoni e Santa Rita e "truffe" alla sanità Lombarda

CORSIA PREFERENZIALE - (di Paolo Biondani- Espresso)

Già nel 2007 i tecnici della Regione denunciarono l'assenza di controlli sulle cliniche private. Ma il governatore Formigoni ha ignorato il dossier

Forchettoni Per trasformare la sanità in una macchina da soldi manovrata dai politici, basta azzerare l'efficacia dei controlli sulla spesa pubblica. Le cause della degenerazione di un sistema dove "i malati servono a produrre profitti", mentre i medici diventano "sciacalli" (così i giudici di Milano riassumono l'inchiesta sulla clinica Santa Rita), vengono confermate anche da documenti interni alla Regione Lombardia, finora inediti. Già 13 mesi prima dello scandalo, i tecnici di fiducia del governatore ciellino Roberto Formigoni denunciavano che i nuclei regionali di controllo (Noc) non riescono mai a scoprire "nessuna anomalia".

In giugno, quando 14 arresti decapitano la clinica d'oro del notaio Francesco Pipitone, Formigoni capisce che non può più gridare al complotto ordito da "magistrati politicizzati, giornalisti, Confindustria e Cia", come aveva fatto nel 2005 per l'affare Oil for food. "Ben vengano queste inchieste", dichiara questa volta il governatore al 'Corriere': "Basta con i medici che prendono un premio per ogni operazione in più. Cambieremo il sistema dei rimborsi". Ma allora è vero che finora la Regione arricchiva le cliniche senza verifiche? Formigoni nega: "In Lombardia c'è il sistema di controlli più vasto d'Italia. Nel solo 2007 abbiamo recuperato 29 milioni". Antonio Mobilia, direttore fino a dicembre dell'Asl Città di Milano, è ancora più audace: "L'inchiesta è partita da una nostra segnalazione. E in settembre avevamo sospeso la convenzione per la chirurgia toracica".

Peccato che il presunto reparto-killer sia stato riaccreditato dopo due mesi. Mobilia in realtà l'aveva sospeso solo un anno e mezzo dopo l'avvio delle indagini giudiziarie. Tra il 2000 e il 2006 la sua Asl ha più che raddoppiato i rimborsi alla Santa Rita: da 22 a 49 milioni. E nel marzo 2006, mentre la Guardia di finanza riceveva il primo anonimo, Pipitone festeggiava l'ennesimo boom dei ricavi ("Più 49 per cento"), "grazie all'accreditamento di altri 95 posti letto in chirurgia toracica e neurochirurgia".

Nel luglio 2007 le due pm, Tiziana Siciliano e Grazia Pradella, denunciano al Senato che "gran parte delle strutture private milanesi", compresa la Santa Rita, sono indagate per truffe milionarie: "Gonfiare i rimborsi è una prassi sistematica", che i finanzieri hanno scoperto "semplicemente incrociando i dati della Regione ed evidenziando così i rimborsi anomali". Le stesse pm segnalano "la completa inutilità dei controlli regionali". E rivelano che "già nel maggio 2007 l'apposito Gruppo di valutazione ha confermato tutte le anomalie in un rapporto alla Regione".

Nel documento, mai pubblicizzato, i tecnici di Formigoni contestano proprio "la mancanza di un serio controllo nella gran parte delle strutture". E giudicano "difficilmente comprensibile la quasi totale assenza di sanzioni" anche dove si registra "un'alta percentuale d'irregolarità". Il problema è che la Regione interviene solo se "superano la soglia del 5 per cento": un livello "impossibile da dimostrare nella pratica", perché appena ci si avvicina, i Noc si fermano. Questa mancanza di controlli riguarda tutti i rimborsi, non solo le cliniche indagate. Una torta enorme. Dal 1995 a oggi la Regione ha distribuito alla sanità privata più di 30 miliardi di euro.

II giro di vite nei controlli è stato finora solo annunciato da Formigoni. In dicembre, nell'ultima lottizzazione, la Lega ha scalzato Mobilia dalla Asl: il manager di An è stato riciclato come direttore dell'ospedale San Carlo di Milano. Dove in maggio si è fatto intercettare mentre "l'amico Pipitone" gli chiedeva di "assumermi 'sta dottoressa". Dopo gli arresti, il notaio ha nominato presidente della Santa Rita l'avvocato Luigi Colombo, che ai clienti inglesi si presenta come "consigliere del presidente lombardo". Il suo studio è legatissimo a Cl. E al Pirellone c'è già chi profetizza una vendita al San Raffaele, l'ospedale di don Verzè. Che dopo le prescrizioni del '99 ora è di nuovo inquisito per i rimborsi-truffa

FRANCESCO PAOLO PIPITONE
Notaio fino al 1996, anno del suo pensionamento. E oggi proprietario della clinica Santa Rita di Milano, ormai bollata come la ?clinica degli orrori? per la serie di interventi, ritenuti dall?� accusa gravemente lesivi, quando non mortali, e inutili, fatti per intascare presunti rimborsi illeciti per 2 milioni e mezzo di euro. Le vittime sarebbero cinque, mentre quasi un centinaio di pazienti avrebbero riportato lesioni gravissime. Socio unico e rappresentante legale della clinica, Pipitone è agli arresti domiciliari, come altri undici tra medici e dirigenti, il primario di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone e il suo collaboratore Pietro Fabio Presicci. Chiusa dal 9 giugno in seguito alla sospensione del contratto con la Regione, la clinica è stata in parte riaccreditata lo scorso 22 luglio. Nuovo amministratore è l?avvocato e consulente regionale Luigi Colombo, uomo di fiducia del governatore Formigoni.

le cifre dell'oro blu

autore: 
vittoria oliva

LE CIFRE DELL'ORO BLU
E dove ce oro c'è guerra.
E inoltre in molti punti strategici la guerra dell'acqua si somma a quella delle pipeline

il Dominino si "esercita" su tutte le materie prime a livello globale
In alcune zone la scarsità di acque provocherà e già sta provocando conflitti, fino a quanto gestibili? la privatizzazione già in stato avanzato in certi paesi attenuerà forse questi conflitti? Non è logicamente pensabile.
Cifre:
Quasi il 40% della popolazione mondiale dipende da sistemi fluviali in comune a due o molteplici paesi. L'India e il Bangladesh configgono per il Gange, il Messico e gli Stati Uniti per il Colorado, la Cecoslovacchia e l'Ungheria per il Danubio; Asia centrale: ex repubbliche sovietiche, , si contendono due fiumi super sfruttati , l'Amu Darja e il Sjr Darja. Centrale è questa contesa nel Medio Oriente dove l'oro blu si intreccia ad altre questioni
Conflitti tra Isarele Palestina Turchia e Kurdistan Armenia ci sono non solo per le pipeline ma anche per l'acqua
il 24 marzo del 2009 : storico incontro a Baghdad tra il Capo di Stato turco Abdullah GulIl e il Presidente iracheno Jalal Talaban, il turco ha fatto capire all'iracheno che deve fare il duro con i Pkk : la Turchia ha in mano la carta vincente ossia le dighe costruite sul Tigri e l'Eufrate, dighe che limitano le riserve idriche irachene: la grane Diga di Ataturk è la sesta al mondo;
si sviluppa lungo il tratto inferiore dei corsi d'acqua dl Tigre e l' Eufrate che irrigano la zona comprendente le pianure di Gazi Antep; Şanil
Urfa, Adiyaman, Diyarbakir, Mardin Siirt, Batman e Sirnak. Il progetto GAP ha ripercussioni anche sul clima della regione: chi è padrone dell'acqua è padrone di un bene primario ma anche dell'energia che ne ricava, e queste dighe sono nelle zone che rivendicano i Curdi. Israele e Turchia sono i gendarmi della zona: Palestinesi, Armeni e Kurdi hanno pagato lo scotto duramente: come la questione sia intrigate ed annosa basta leggere questo link
http://www.rivistaindipendenza.org/movlibnaz/conflitto%20israelo-kurdo.h...
e soffermarsi su questo punto:
"Ironicamente due altre fonti potenziali di acqua per Israele e per i suoi alleati arabi e palestinesi, i fiumi Seyhan e Ceyhan nella piana Cilician, mentre erano precedentemente fuori dai confini geografici del Kurdistan turco sono diventati più largamente popolati dai kurdi come risultato di pratiche di pulizia etnica condotte dal governo turco nello scorso decennio e che si sono intensificate dalla guerra del Golfo. Adana, la più vasta città della piana, e attraverso cui il Seyhan scorre, ha ora una popolazione per più del 25% curda. Questa è la stessa regione che ha due oleodotti (recentemente riaperti) che partono dal Kurdistan iracheno ed arrivano a Yumurtalik sulla costa mediterranea. I due oleodotti e i quattro fiumi -Seyhan, Ceyhan, Eufrate e Tigri- simboleggiano la confluenza di due delle più ambite merci nel mondo e della regione: petrolio e acqua. Il petrolio per gli Stati Uniti, i paesi occidentali ed il Giappone, e l'acqua per Israele ed il suo gruppo di nuovi alleati arabi. L'acqua per i secondi, specialmente palestinesi e giordani, è necessaria per assicurare una crescita economica sufficiente a controllare le rivolte nazionaliste che si stanno sempre di più esprimendo nei movimenti e nei discorsi islamisti. La crescita del nazionalismo arabo nella parte orientale del mediterraneo presenta il rischio di diffondersi nella regione del Golfo e di minacciare i regimi che controllano le forniture di petrolio per l'Occidente e il Giappone".

Tanto credo sia sufficiente per capire come siano dirompenti e difficilmente governabili i conflitti.
Tra le varie "contese" troviamo anche"'Egitto con una notevole crescita demografica e fonti di approvvigionamento idrico molto limitate sul proprio territorio nazionale. 56 milioni di persone in Egitto dipendono quasi interamente dalle acque del Nilo,il problema però è che le scaturigini del fiume non si trovano all'interno del paese." l'85% del Nilo è generato dalla piovosità in Etiopia e scorre come Nilo azzurro nel Sudan prima di entrare in Egitto. La parte restante dipende dal sistema del Nilo bianco, che ha le sue sorgenti in Tanzania, al lago Vittoria, e si congiunge al Nilo azzurro nei pressi di Khartoun. Il fiume più lungo del mondo rifornisce in tutto nove nazioni, e in Egitto arriva per ultimo. Sulla base di un accordo sottoscritto nel 1959 con il Sudan, l'Egitto ha diritto ogni anno a 55,5 miliardi di metri cubi d'acqua del Nilo, mentre al Sudan ne sono stati assegnati 18,5. Per soddisfare il suo fabbisogno l'Egitto integra l'acqua del Nilo con piccole quantità di acque freatiche, con l'acqua del drenaggio agricolo e con acque di scolo municipali trattate. Nel 1990, ha avuto una disponibilità di 63,5 miliardi di metri cubi di acqua. sfortunatamente, anche secondo le proiezioni più modeste la domanda idrica egiziana salirà a 69,4 miliardi di metri cubi per la fine del decennio."
Così dicevano.

Basta leggere i paesi, fare riferimento alla loro situazione attuale è abbiamo ancor più chiaro il quadro generale.

Come sia esplodente la situazione della guerra dell'acqua è chiaro anche perché tutti siamo acculturarti più o meno, e sappiamo che: è vero la superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, ma questa è costituita per il 97,5% da acqua salata. L’acqua dolce è per il 68,9% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile. Tale quantità corrisponde allo 0,008% dell’acqua totale del pianeta. E questo spiega gli interessi: è una materia prima pregiatissima! RARA e sempre più...cara perchè rara;e spiega perché si cerca acqua sulla Luna, su Marte.
Scarsa è l'acqua dolce e distribuita in maniera ineguale sul globo terrestre.
La maggior parte di acqua è concentrata in alcuni bacini in Siberia, nella regione dei grandi laghi in Nord America, nei laghi Tanganika, Vittoria e Malawi in Africa, mentre il 27% è costituita dai cinque più grandi sistemi fluviali: il Rio delle Amazzoni, il Gange con il Bramaputra, il Congo, lo Yangtze e l’Orinoco.
Il conflitto per l'oro blu si sviluppa a livello globale come quello per le pipeline di petrolio e gas. E queste sono le motivazioni reali delle privatizzazioni.

Nel mondo, un miliardo e 400 milioni di persone del pianeta non hanno accesso all’acqua potabile.Con le privatizzazioni già in atto e quelle a venire non penso per loro un futuro più...umido.. pensate che tempo fa dicevano "Negli ultimi cinquant’anni la disponibilità d’acqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia. La FAO prevede che nel 2000 saranno almeno 30 i paesi che dovranno far fronte a crisi idriche croniche"; ed ora siamo nel 2009. La "questione" è annosa, antica come tutte le "questioni". Ed è una "questione" che rende evidente l'assurdità del Sistema Capitale che rende la prima fonte di vita dell'umanità, quella senza la quale nessuna civiltà una merce, una risorsa strategica per il Potere.
A me pare evidente che un sistema che: fame e sete non merita altro che di andare a fare in culo CON OGNI MEZZO NECESSARIO! più metteteci il resto: ma veramente non servono mica analisi approfondite, ma solo i dati di fatto per dire.
QUESTO E' UN SISTEMA DA ABBATTERE.

Gran livellatore il capitale dicevo ieri, è vero: infatti l'acquedotto pugliese si troverà nelle stesse condizioni rispetto al forte NORD come i paesi...in sviluppo citati sopra, con l'aggravante magari che noi non abbiamo il Nilo il Tigri e L'Eufrate,l' Orinoco, il Gange...e noi ci abbiamo solo Po, Arno il Piave, Sarca Mincio, il Volturno, il Tevere, il Noce e in Puglia il...Cervaro.....
dei ruscelletti insomma, rispetto ai fiumi citati, certo godendone libera-mente ci basterebbero, ma libera-mente non c'è!
ok vuol dire che incomincerà la borsa nera e no dell'acqua oltre quella delle bottiglie in plastica e poi la trafila dei tipi che verranno a suonare per...l'acqua più conveniente..in un primo momento, ma la "gente" alla fine si stuferà alla grande io credo....no dico alla fine qualche ciocco di legno per fare uno stufato collettivo si troverà con l'acqua bastante! e in finale è quello che cercano! che si sono "stufati" di fare affari su tutto, sono più stanchi ed esauriti di noi!!!!
Vittoria
L'avamposto degli Incompatibili
http://controappunto.splinder.com/

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