L’associazione ‘Cittadini contro l’amianto’ HA PARTECIPATO ieri all’assemblea di San Bassano organizzata dal comitato promotore di un’assemblea popolare contro la discarica di Cappella Cantone. La riunione, parecchio partecipata, ha visto la presenza di alcuni cittadini di San Bassano e di esponenti di gruppi e di giovani che operano in altre aree del territorio cremonese.
Al termine di un dibattito, a volte vivace e a volte anche un po’ confuso, infantile e strumentale, vista la presenza di persone provenienti da altre zone del territorio finora estranee alle iniziative fin qui condotte ed organizzate da noi (tre convegni di approfondimento tecnico-scientifico, presidi, volantinaggi, ecc…), si è confermata la proposta di procedere alla realizzazione di un presidio permanente con il compito di proseguire la campagna di informazione già da noi intrapresa da oltre un anno e di creare le condizioni di una futura occupazione dell’area coinvolgendo il più possibile la popolazione locale e tutti i comitati a livello nazionale. “Cittadini contro l’amianto” ringrazia tutta la popolazione intervenuta e la stampa locale presente a questa serata e che in questo anno e mezzo ha affiancato la nostra battaglia.
Le iniziative continueranno e nelle prossime riunioni saranno decise le modalità operative.
La discarica di Cappella Cantone non è un problema locale, ma ormai un problema nazionale ed in questa logica continueremo a muoverci.
D’ora in poi il nostro slogan sarà “L’unica battaglia che si perde è quella che si abbandona”.
Continueremo a tenere informata la stampa e la popolazione dei prossimi passaggi. La discarica non passerà.
Per chi vuole avere costanti informazioni sulla nostra lotta e per trovare tutti gli strumenti di approfondimento sul problema amianto e la pericolosità della discarica, consulti il nostro blog http://cittadinicontroamianto.blogspot.com.
LA DISCARICA INCOMBE,
Il rischio che il nostro territorio possa ospitare il famigerato impianto di raccolta
dell'amianto si fa sempre più concreto. La volontà di provincia e regione in questo
senso è chiarissima. La maggior parte delle forze politiche non hanno preso in seria
considerazione un' alternativa che escludesse completamente la costruzione della
discarica.
CHE COSA VOGLIAMO FARE?
Le malattie mortali provocate dall'amianto hanno tempi di latenza molto lunghi (20-
40 anni) e gli effetti negativi sulla salute non si riscontreranno in tempi brevi.
Vogliamo lasciarci avvelenare? Vogliamo condannare le future generazioni a
subire gli effetti di un'opera così devastante? Vogliamo che l'ambiente che ci
circonda venga ulteriormente offeso e violato?
IMPEDIAMONE LA COSTRUZIONE!
Anche se il tempo stringe possiamo ancora fermare la discarica: altre esperienze ci
insegnano che con l'impegno e la mobilitazione delle persone coinvolte le battaglie
si possono vincere. Sarà fondamentale nei prossimi mesi intensificare le
azioni/attività di protesta ed essere presenti fisicamente tanto nei comuni vicini
quanto sul luogo stesso della discarica.
Per questo riteniamo necessario/utile incontrarci e confrontarci per costruire le
prossime iniziative.
ASPETTIAMO IL TUO CONTRIBUTO
DELEGARE NON E' LA SOLUZIONE
PARTECIPA ALL' ASSEMBLEA POPOLARE
VEN 20 NOVEMBRE SAN BASSANO (Cremona)
ore 21 – sala BANDA (piazza Monsignor Frosi)
Giallo legionella a Cesano Maderno, ultimo lembo di Brianza milanese. Tra le vie della cittadina di 35mila abitanti si registra un quarto dei casi segnalati in tutta la Lombardia. È così dal 2006. L´Istituto superiore sanità (Iss) ha messo sotto la lente di ingrandimento la vicenda, perché non si riesce a spiegarne le cause. «Nella nostra regione rappresenta un´anomalia e la seguiamo con particolare attenzione», dicono. Ma ancora non c´è soluzione. Ogni anno, in media, si registrano 25 nuovi episodi. Anziani e operai i più colpiti.
Ogni volta che un ospedale della zona si trova davanti a un contagiato, lo comunica all´Asl. E sulla cartina della città in mano agli esperti si aggiunge uno spillo rosso per scovare il nesso causa-effetto. Via San Marco, Mulinello, Monterosa, è qui che è si registrato il picco. Lo scorso anno un paziente è morto. Per tutti gli altri, dopo il ricovero è arrivata la guarigione. «Si tratta di un batterio da non sottovalutare. Nel 9,6 per cento dei casi è letale», rimarca Oscar Di Marino, direttore sanitario del San Gerardo di Monza, uno dei maggiori esperti italiani di legionella. Sotto accusa gli impianti di aerazione, gli enormi condizionatori installati sui tetti di scuole, caserme e aziende. Alla sbarra anche la rete idrica.
L´Iss è in guardia da tempo e tiene sotto controllo costante la situazione. Le analisi dei pozzi non hanno svelato il mistero. Diverso il discorso per l´acqua che sgorga dai rubinetti di casa. In più di un´abitazione, i tecnici hanno rilevato 710mila Ufc/l (unità formanti colonia in un litro di acqua, l´indicatore del batterio incriminato). Un valore ben oltre la soglia di tollerabilità, che si ferma a 100mila Ufc/l. Anche questo dato non spiega il moltiplicarsi della malattia. L´esplosione di batteri si registrata anche alla fontana di via San Marco. Ma l´acqua non è l´elemento più pericoloso: «Basta farla scorrere in abbondanza prima di utilizzarla», spiegano dall´Asl.
Il vero problema è l´aria. «Indaghiamo le torri di evaporazione. Sono loro le probabili fonti di contagio», affermano dall´Iss. Le microparticelle di acqua veicolate dagli impianti di refrigerazione sono i maggiori portatori dell´agente killer. Per debellarne la diffusione, in città il ministero sta conducendo un´indagine epidemiologica a tappeto. Nulla è lasciato al caso. Alla mappatura aerea di Cesano i sanitari hanno affiancato lo studio dei venti. La commissione creata ad hoc sta misurando intensità e direzione per individuare la sorgente del problema. I cittadini hanno paura. «Con i bambini a scuola non vorremo trovarci davanti a qualche brutta sorpresa», dice una mamma.
A rassicurarla ci pensa il sindaco Marina Romanò: «Siamo in stretto contatto con l´Asl. La scorsa settimana abbiamo avuto un incontro per pianificare un nuovo screening sull´acquedotto. E non escludiamo la clorazione shock, una disinfezione radicale della rete, anche se non risulta infetta, che comporta non avere acqua potabile per alcuni giorni. Misure drastiche ma che con la psicosi che avanza potrebbero essere necessarie».
(18 novembre 2009)
Sono anni che le multinazionali agro-chimiche cercano con ogni mezzo di
forzare le resistenze europee per diffondere i loro veleni sotto forma di
organismi geneticamente modificati (OGM).
In Argentina, Stati Uniti, Cina, Canada.... le estensioni OGM sono una
realtà preoccupante per il livello di contaminazione a cui sono giunte,
erodendo la biodiversità e cancellando antichi saperi
tramandati da comunità vicine alla terra e alla natura.
L'Italia fa parte di quei paesi europei dove ancora gli ogm in
agricoltura non hanno preso piede e dove non sono autorizzate semine con
materia prima transgenica. Questo non significa che non sia in atto una
contaminazione, sono autorizzati mangimi OGM che provengono dagli Stati
Uniti che ovviamente vanno in circolo. Una contaminazione meno nota è
quella fatta passare per accidentale o usando il gergo dei dirigenti
delle multinazionali: incidenti di percorso. Si vuole arrivare tramite
un inquinamento graduale delle filiere tradizionali ad una contaminazione
generalizzata, dove non sussista più neanche il problema di dove
inserire un OGM quando il livello di inquinamento è tale da non esserci
più la possibilità di porre distinzioni.
La condizione necessaria alle multinazionali Biotech per avere campo
libero è far si che i propri prodotti dai laboratori raggiungano i
campi dove sanno bene che l'inquinamento genetico oltre ad essere
scontato sarà irreversibile, per creare quel mondo dove non si possa più
fare a meno di loro.
Questo è quello che è avvenuto fino ad adesso in Italia con continui
tentativi di inquinare le filiere tradizionali, ad opera di
multinazionali specialiste in questo senso come Monsanto, Bayer,
Pioneer...
dove i loro semi OGM sono stati trovati un po' ovunque.
Oggi queste multinazionali hanno trovato nell'EFSA (Autorità europea per
la sicurezza alimentare) un'alleato. Quest'organo europeo, riconosciuto
a livello internazionale, delibera sulla sicurezza degli OGM e
praticamente su ogni nocività di questo sistema industriale. Il suo
compito non è un semplice parere scientifico, tra l'altro su
documentazione data dalle stesse multinazionali biotech, ma un passaggio
necessario per le autorizzazioni.
A breve l'EFSA dovrà esprimersi sull'autorizzazione su un mais ogm della
Monsanto il MON810 e un riso ogm della Bayer RICELL62.
Rifiutiamo questi OGM e qualsiasi forma di manipolazione genetica
sull'uomo, gli altri animali e sulle piante dalle applicazioni
alimentari a quelle mediche, aldilà di reali o presunte conseguenze
sulla salute umana. Pensiamo che la dannosità sia già insita in queste
tecnologie. Dal momento in cui la manipolazione entra negli organismi
viventi il controllo su questi si fa totale.
Queste sperimentazioni sono il grimaldello con cui la scienza risponde
alle esigenze del sistema industriale fondato sullo sfruttamento e sul
saccheggio della natura e di ogni sua forma vivente.
Dobbiamo fare in modo che queste sperimentazioni restino nell'unico loro
luogo veramente congeniale: il laboratorio, non in attesa che l'ennesimo
esperto di turno ci assicuri della loro innocuità, ma solo per averli
tutti concentrati quando una vola per tutte decideremo finalmente di
spazzarli via.
FERMIAMO L'INGEGNERIA GENETICA
NO AL MAIS OGM DELLA MONSANTO NO AL RISO OGM DELLA BAYER
SABATO 21 NOVEMBRE
Ore 14.00 – Piazza Mercanti – Milano
Si passerà sotto la Bayer e si finirà in “Torchiera” dove ci sarà una
iniziativa sul COP15: mobilitazione internazionale per il summit dei
potenti sull’ambiente ed economia a Copenhagen
* BIO-MERCATO #8
un incontro tra produttori e semplici cittadini consumatori, uno spazio per riscoprire i sapori senza rinunciare ai saperi; un'occasione per acquistare prodotti biologici e capire cosa c'e' dietro parole e concetti, a volte fumosi, come "chilometri zero", "prodotti di stagione", "filiera corta", "agricoltura bio"...
ortaggi, frutta e pane, ma anche salumi, formaggi e molte altre autoproduzioni da gustare, conoscere... e imparare a ripetere...
... inoltre, per tutto il giorno:
*CICLOFFICINA mobile a cura di +BC
porta la tua bici da riparare o da spippolare
* Banca del seme del bulbo e della talea:
porta i semi delle tue piante da scambiare e piantare
- ore 11.30:
* Panificazione nel forno della Cascina
- ore 13:
* PRANZO scorretto all'incanto
- dalle 15:
* workshop di SARTORIA CREATIVA
porta un vestito vecchio e insieme
gli ridaremo la vita...
- ore 16:
* IL SIGNOR PALLINO
spettacolo giullaresco per bambini
- ore 17:
MOONCUP e dintorni
alla scoperta di un'alternativa ecologica agli assorbenti
Compri tutto al discount? Passi la domenica al grande centro commerciale? La giungla del business “equoesolidale” ti attanaglia? Stacca la spina!!
Concediti una giornata al biomercato della Cascina Torchiera. Senza intermediari, né pubblicità, senza sponsor o grandi marchi.
Biomercato è un incontro tra produttori e semplici cittadini, uno spazio per riscoprire i sapori senza rinunciare ai saperi; per acquistare prodotti biologici e ridar senso a parole e concetti abusati quali "chilometro zero", prodotto di stagione, filiere corta, agricoltura bio...
Scavalca i meccanismi alienanti della grande distribuzione, riscopri il rapporto diretto col produttore, conosci le sue pratiche e scegli davvero quello che mangi; per la tua salute, per l'ambiente e per l'economia.
La Cascina Torchiera si apre al quartiere offrendo spazio alla possibilità di un consumo consapevole e alla creazione un'altra economia, di un diverso stile di vita capace di farci vivere bene consumando meglio e meno.
Risorse sempre più scarse e guerre per il loro controllo: la consapevolezza e la riduzione dei consumi è molto più che una filosofia di vita, è un agire politico quotidiano.
In Cascina troverete bancarelle di alimenti biologici locali, formaggi, salumi, miele, vino, ortaggi di stagione; oltre che saponi naturali, oli, essenze, borse, vestiti...
Troverete produttori disponibili a condividere le loro pratiche e scoprirete la qualità dei loro prodotti. Troverete momenti per scambiare e acquisire nuove conoscenze, si realizzeranno inoltre workshop per riscoprire il piacere di auto-produrre e di creare.
L'appuntamento è tutti i mesi con nuovi laboratori e nuovi approfondimenti sul consumo critico e sulle scelte legate alla salute, all'ambiente e all'economia.
MELBOURNE, November 16, 2009 --- The Copenhagen Climate Change conference next month, once the great hope of environmentalists, had its teeth pulled this week after an accord between China and the United States to postpone an envisaged global treaty that would have set limits to gas and carbon dioxide emissions world-wide.
With the main polluters out of the treaty project the conference is a lame duck.
Ironically the disheartening Sino-American accord was reached during President Barack Obama’s visit to Beijing and indicates the Chinese may have used their credit-power - the U.S. owns billions of dollars in trade to Beijing -to bend the U.S. administration to their will and in the process weaken a U.S, president who won his mandate on a pledge to tackle climate change and had proclaimed himself a leader in the battle to save the planet.
Although a disaster for the environment the Sino-American agreement has been an important signal of the rapidly changing balance in world power. China with trade surplus money all around the globe can now play banker, indirectly staking the U.S. military adventures - just like empires in medieval times which turned to bankers and merchants to bankroll their expansionist ambitions.
Since the glut for cheap Chinese goods is unlikely to abate among a consumer-crazed human race the Chinese hold all trumps in the global power game today. And China’s omnipotent communist party has always fiercely opposed limits on gas and carbon dioxide emissions. The party is afraid any curb on its mainly coal-powered energy would slow down industrial production and with it the economic boom that is vital to maintaining the party’s power and prestige. A slow-down or recession may kindle revolt among 1.3 billion Chinese citizens who tolerate the tyrannical rule of the communist nomenclature as long as the economy grows and individual prospects improve.
In fact the postponement saves both China and the U.S. from violent domestic reaction by industrialists and skeptics of global warming. For the last months all Obama’s efforts to push through significant anti-pollution legislation have been short-circuited, slowed down, shelved by the U.S. Congress or were stuck in the Senate. This led to speculation he would have to legislate by presidential degree.
Postponing the emission treaty ‘indefinitely’ has virtually scuttled the much expected Copenhagen conference in which 122 nations were to participate. Copenhagen is now a toothless wonder where prime ministers and presidents or their serfs will mouth the usual platitudes about the need to tackle the problem of our dying planet, where scientists and experts will make doomsday speeches about our children’s apocalyptic future in air-conditioned bubbles on a planet where rising sea levels will wipe out entire island nations and drown millions of homes, a planet where storms, tsunamis, typhoons and climatic abnormalities will become ever more frequent and ever more fierce.
On the other hand the decision to scuttle the emission treaty provided fresh wind for those who have either stubbornly ignored the growing signs of climatic perversions or keep arguing that ‘the others should do it first before we follow.’
For example in Australia the opposition Liberal Party, just like the Republicans in the United States, has been doing exactly that. Its leader, Malcolm Turnbull, argued ‘we should wait to pass climate change legislation until after the Copenhagen conference.’
At least he was not as bad as former U.S. Republican Party President George W. Bush who remained skeptical about the scientific evidence of climate change and publicly felt there was no need for joint global action – or any action at all even though he was made frequently aware that the United States is the world’s leading polluter of climate-altering gases.
On the other side China’s supreme leader Hu Jintao’s oft-repeated argument is that the industrialized western nations should first curb their emissions because they had been the planet’s main polluters for decades while ‘developing’ countries like China and India should be allowed to catch up by continuing their level of pollution.
Perhaps Australia’s staunchly pro-treaty Prime Minister, Kevin Rudd, summed it all up when he yelled at his opposition in parliament: “Their argument is that we must not act until others do. But this has been used by political cowards since time immemorial both of the left and the right…….”
Of course, there are always those who want to make a compromise and hope for better luck in the future – when its probably too late. Denmark’s Prime Minister, Lars Looke Rasmusssen, is one of those. He was ordered to Singapore overnight to be informed about the Washington-Beijing agreement on postponement which he must have known literally castrated his much anticipated Copenhagen Climate Conference.
Said the unperturbed Dane: “The conference must resign itself to face what is possible - and not what is not possible.”
Obviously jeopardizing profits and vested interests is NOT possible.
Ends.
Il 10 novembre 1995 veniva impiccato in Nigeria, assieme a 8 collaboratori, Ken Saro Wiwa, poeta, politico, sceneggiatore e ambientalista che fra i primi aveva denunciato le responsabilità internazionali nella sistematica devastazione del Delta del Niger. A Ken Saro Wiwa, figura dimenticata della lotta in difesa del continente africano, è dedicata questa trasmissione a 14 anni dall'impiccagione. Con noi Sergio Baffoni, attivista dell'associazione "Terra" e animatore del sito www.salvaleforeste.it e Pierpaolo Capovilla, bassista e cantante della band "Teatro degli orrori" che ha appena dedicato all'attivista nigeriano il proprio ultimo album, "A sangue freddo".
[Scarica il contributo audio, durata: 24 min.] on http://www.radiondadurto.org/agenzia/2009-11-10-19-22_int_kensarowiwa-95...
In data 28 ottobre 2009 la Regione Lombardia, precisamente il settore Territorio ed Urbanistica il cui assessore alla partita è il leghista Boni, ha espresso giudizio positivo in ordine alla compatibilità ambientale del progetto presentato da Cavenord per la realizzazione della discarica di amianto a Cappella Cantone e in data 4 novembre ha sospeso (ma non respinto) il progetto di discarica di amianto di Cingia de’ Botti per richiedere integrazioni.
La VIA per Cappella Cantone è volutamente omissiva dal punto di vista tecnico-legale, diversamente non si sarebbe arrivati ad un parere favorevole, e soprattutto nella parte che riguarda la gestione dei percolati inserisce delle prescrizioni che vanno addirittura ad aggravare l’equilibrio ambientale .
Il provvedimento arriva a meno di una settimana dalla presentazione di un rapporto dell’istituto di ricerca regionale (IRER ) in cui si analizzano tutte le criticità del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale in Regione Lombardia in questi ultimi dieci anni. Per citarne alcuni: mancanza di una approfondita valutazione delle alternative, coinvolgimento diretto di soli enti territoriali, senza un peso rilevante della società civile (ad esempio associazioni ambientaliste), rendere spesso prioritario la salvaguardia dei consensi territoriali rispetto alla piena tutela ambientale. Si evidenziano anche problemi di eventuali conflitti di interessi poiché la struttura VIa è alle dipendenze della direzione generale Territorio e dovrebbe invece essere un organismo autonomo dagli uffici regionali.
Ci chiediamo quindi: perché tutta questa fretta degli uffici regionali? Perché non si è voluto prendere in considerazione il fatto che esiste un’alternativa meno impattante per il territorio, cioe’ il trattamento termico dell’amianto? Questa alternativa poteva essere concretamente realizzata al posto della discarica, visto che l’ASPM di Soresina e undici comuni del Soresinese avevano già deciso di proporre il progetto alla Regione Lombardia.
La valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana, contribuire
con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e
conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale per la
vita, così recita l’ art. 5 lettera b) del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008.
Noi non siamo disposti a rinunciare al diritto individuale della tutela della nostra salute. La realizzazione di questa discarica non è un’attività per il “bene comune”, è l’ennesimo risultato di una politica ambientale corrotta ed inefficace ed è ora di dire BASTA!
Queste le nostre prossime azioni:
- lunedì 9 novembre, ore 21, incontro organizzativo a Castelleone presso il circolo B. Brecht in via Cappi 26. Sono invitati tutti i cittadini, comitati, organismi, associazioni che vogliono condividere un percorso di lotta contro la realizzazione della discarica.
- mercoledì 11 novembre, ore 17.30, conferenza stampa a Cremona presso il CISVOL via San Bernardo 2 per presentare l’esposto alla Procura di Cremona per informare sui rischi per la salute e l’incolumità pubblica che la discarica di Cappella Cantone può causare e l’avvio di indagini difensive
- venerdì 20 novembre, ore 21, assemblea popolare a San Bassano in sala banda, piazza Monsignor Frosi
- giovedì 26 novembre, ore 21, assemblea popolare a Soresina in sala Gazza, biblioteca comunale, via Matteotti
In data da destinarsi assemblee popolari a Castelleone e Cingia de’ Botti.
Ieri, in vista del prossimo appuntamento del 19 dicembre a Villa San Giovanni, la Rete No Ponte si è riunita presso il c.s.o.a. “A. Cartella”.
L’assemblea partecipata ed operativa ha condiviso le prime linee guida che condurranno alla prossima manifestazione.
I “No Pontisti”, dopo una seria riflessione sulla scorsa giornata di Amantea, hanno inoltre concordato di esprimere con questo comunicato la loro solidarietà al Comitato De Grazia per i numerosi ed infelici tentativi di banalizzare quanto sta accadendo in Calabria da parte di alcuni esponenti di Governo.
Nel costruire la nuova piattaforma “No Pontista”, che verrà resa nota prossimamente in un’apposita conferenza stampa, l’assemblea ha di fatto concordato su un punto: oltre alle ragioni tecniche che in questi anni ci hanno spinto a dire NO al Ponte sullo Stretto, vi sono altre ragioni altrettanto gravi ed ancor più urgenti, ovvero quelle relative alla speculazione finanziaria ed alla logica dello sfruttamento sfrenato e distruttivo del territorio.
Nei prossimi giorni la Rete No Ponte sarà promotrice di diverse iniziative in cui, non solo continuerà a spiegare le ragioni del NO, ma esporrà le proposte di progetti alternativi che possano mirare alle “vere opere necessarie”: la messa in sicurezza del territorio ed una progettazione alternativa per i trasporti.
Salute, istruzione e diritto alla mobilità sono tra i principali diritti dei cittadini, eppure essi sono quotidianamente calpestati da una politica di governo speculare e disattenta alle vere esigenze del territorio.
La questione del Ponte è certamente di interesse nazionale ed internazionale, ancor più calabrese e siciliana, è un contenitore di lotte per l’ambiente e contro la politica speculare.
Perciò la Rete vuole partire da Villa San Giovanni, dal pezzo di territorio che più di tutti sul fronte calabrese ne pagherà le conseguenze, ma vuole farlo al fianco di tutti i calabresi e di quante realtà nel resto d’Italia si battono per la difesa del proprio territorio.
La Rete No Ponte si è ridata appuntamento per venerdi 6 novembre alle ore 18,00 presso la sala parrocchiale della Chiesa di SS Cosma e Damiano di Acciarello.