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Ecosistema

[Calabria] Rifiuti: fiume cosentino ad alta radioattivita'

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Cosenza. "Non sappiamo cosa ci sia nell'area di Serra d'Aiello dove sono stati depositati rifiuti radioattivi.

Di sicuro la radioattività strumentale è molto più alta del normale, da tre a sei volte, e si è registrato un incremento notevole, rispetto al circondario, di leucemie e tumori".
Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, facendo riferimento al servizio del Tg1 sull'inchiesta, di cui si era già appreso nei mesi scorsi, per le morti nella zona del Tirreno cosentino che sarebbero state provocate dalla presenza di rifiuti radioattivi. Il sito si trova nell'alveo del torrente Oliva a Serra D'Aiello. "Il picco di incidenza di patologie e di morti di più persone anche dello stesso nucleo familiare - ha aggiunto Giordano - si è avuto otto o dieci anni addietro. Adesso, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale ha individuato i radionuclidi come il cesio e lo stronzio e, malgrado le sostanze si siano nel frattempo degradate, chiunque compia delle misurazioni in quella zona rileva valori al di sopra del normale". Secondo il Procuratore di Paola, "l'accertamento della presenza del materiale deve coincidere con la bonifica del sito. Per sapere cosa c'é sepolto in quel sito bisogna scavare con tutti gli accorgimenti e le cautele del caso. Allo stato non si possono fare, in questo senso, affermazioni categoriche. Certo, da questo punto di vista ci vuole prudenza perché lo scavo non può essere fatto con una semplice ruspa. Ci vuole attenzione perché non si può mettere a repentaglio la vita delle persone".

Amianto alla Scala, bonifica tardiva

autore: 
Alex Miozzi

Tiboni, CUB: “Ennesimo intervento a scoppio ritardato alla faccia della tutela della salute di lavoratori e cittadini.” Il sindacato di base aveva allertato circa la presenza di amianto già alla fine dello scorso anno. Chiusa per due mesi la galleria del teatro milanese per l’eliminazione dalla fibra nociva.

MILANO, 01 settembre 2009. I primi a segnalarlo erano stati i sindacalisti della CUB alla fine di novembre dello scorso anno (notizia riportata da CRONACA QUI il 26 novembre e da EPOLIS Milano il 12 febbraio di quest’anno), la cui presenza causerà la chiusura della galleria del Teatro alla Scala di Milano per circa due mesi, fino alla fine di ottobre.

Al contrario è solo di qualche giorno fa la decisione di Comune, Asl e Fondazione Teatro alla Scala di iniziare i lavori di bonifica dell’amianto, in accordo con il sindaco Letizia Moratti e il sovrintendente Stéphane Lissner, un intervento previsto già alla fine di luglio ma posticipato al 26 agosto per la richiesta dell’Asl di mappare tutta la sala.

“Contrariamente a quanto si vorrebbe far passare ora, il materiale tossico era stato rinvenuto proprio l’anno scorso da un gruppo di lavoratori all’interno dei locali frequentati dalle maestranze tecniche e dai vigili del fuoco” Specifica Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della CUB. “Parliamo del rivestimento delle bocche dei fari sala, nella zona cupola soprastante la platea, oltre a una sua presenza sparso all’interno del locale delle parti adiacenti le passerelle di servizio.”

A suffragare ulteriormente la presenza di amianto era stata anche la morte sospetta di un vigile del fuoco, a causa del mesotelioma pleurico, patologia direttamente legata alla fibra di amianto, e di un suo collega repentinamente ammalatosi della stessa patologia.

Da parte degli stessi lavoratori era stata richiesta un’immediata verifica da parte della dirigenza e delle autorità competenti la Fondazione, e la successiva e tempestiva bonifica dei locali indicati dalla fibra di questo pericoloso materiale.

“Adesso fingono di preoccuparsi della salute di chi va a teatro, soprattutto per evitare che chi aveva già comprato i biglietti per gli spettacoli di settembre chieda il rimborso. In realtà questo intervento a scoppio ritardato non tiene minimamente conto della salute dei lavoratori e viene fatto solo per non perdere la faccia.” Conclude Tiboni.

[Roma] Teoria e pratica della detenzione amministrativa. Una testimonianza da Ponte Galeria

«Quando sono entrato qui mi hanno detto che dovevo stare tranquillo, che qui ero libero… Ho visto la Croce Rossa e mi sono detto: “meno male, almeno non vedo la polizia intorno”. Invece mi sono sbagliato tanto, mi sono sbagliato tanto a pensare così…

La Croce Rossa mi ha dato un paio di ciabatte, un paio di lenzuola di carta di quelle che si usano sui treni, quelle usa e getta. Mi ha aperto un cancello e… lunghe sbarre, lunghe sbarre alte quattro metri. Tutto a sbarre. Avete presente gli zoo, come sono divisi gli animali? Una gabbia sono negri, una gabbia sono arabi, una gabbia sono del Bangladesh, una gabbia sono indiani, una gabbia sono europei… Da lontano ho visto i militari, e come girano intorno coi mezzi che usano lì in Afghanistan - armati! Subito mi sono reso conto che mi hanno detto una bugia, che non ero libero io: una persona chiusa in una gabbia 16 per 20 non può essere libera, non può essere libera!

Qui non c’è la vita, non si può vivere così: ci danno il vitto solo per tenerci in vita. Sapete come ci sentiamo, sapete come ci sentiamo noi? Persone sequestrate! Una cosa è sentirla - vedete, mi viene la pelle d’oca - e un’altra cosa è trovarsi solo cinque minuti in una gabbia… e no, due mesi, tre mesi, quattro mesi, cinque mesi, sei mesi… E intorno a noi girono militari che sono tornati dall’Afghanistan. Vigili urbani, Polizia, Finanza, Carabinieri, Polizia stradale, militari… tutte le divise abbiamo qua. E in più abbiamo la Croce Rossa: per me il nome della Croce Rossa è infangato, infamato!, perché sotto le divise della Croce Rossa si nascondono gli ex militari. E questo lo posso confermare davanti a tutti, anche davanti al Presidente della Repubblica.

Qui non è come fosse Guantanamo: è Guantanamo. È Guantanamo. È Guantanamo del signor Berlusconi, del signor Bossi, del signor Maroni, del signor Fini, del signor Casini e del signor Calderoli. Noi vogliamo che nostra voce si senta da qua a tutto il mondo come si è sentita per Guantanamo.Trasmettetela e ve ne saremo molto grati: le nostre sofferenze qua non si possono descrivere. Non si possono descrivere, non si possono descrivere…»

Ponte Galeria, Roma, 30 agosto 2009

La teoria e la pratica della “detenzione amministrativa” in undici minuti di intervista su http://www.autistici.org/macerie/?p=18803

(Sono giornate agitate, queste, a Ponte Galeria. Aumenta la sofferenza ed aumenta la voglia di urlare. Un recluso oggi si è sentito male ed è stato portato via, un altro ha inghiottito due pile e non l’hanno portato in ospedale perché avevano paura che scappasse. Tra l’urlo e la lotta, forse, ancora qualche giorno.)

[Giappone] Documentario schock, massacro di delfini in una baia giapponese. Minacce al regista

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Una mattanza che si ripete ogni anno, da sempre e che sembrava destinata a rimanere segreta. È la strage dei delfini di Taiji, una città giapponese a 500 Km a Sud-Ovest di Tokyo.

La cittadina sorge proprio in prossimità di una delle principali rotte migratorie dei mammiferi marini. Qui, quando arriva la stagione, un gruppo di pescatori va in mare e produce con i remi una barriera sonora che serve a disorientare i delfini e a farli cadere in trappola nella baia.

Qualche decina di loro viene presa e destinata agli acquari di mezzo mondo. Gli altri, invece, vengono letteralmente massacrati a bastonate e venduti sul mercato alimentare, spesso spacciati per la prelibatissima carne di balena. Parte dei mammiferi macellati, poi, finisce anche nelle mense scolastiche.

Fino ad un anno fa, la mattanza di Taiji, città dove il delfino è apparentemente venerato con tanto di statue e mosaici, si svolgeva in gran segreto.

Ora, però, il documentario «The Cove» («La Baia»), presentato e premiato all’edizione 2009 del Sundance Film Festival sta mostrando la cruda verità.

Il trailer, accessibile in Rete, viene visto da un numero sempre crescente di utenti inorriditi.

A girare il documentario sono stati Louie Psihoyos, fotografo con 18 anni di militanza nel National Geographic e Richard O’Barry, che negli Anni Sessanta addestrò il delfino della serie Tv Flipper e che ora, proprio a causa di quell’esperienza, è un feroce oppositore della cattività dei mammiferi marini.

I due si sono serviti di due esperti di apnea che hanno collocato delle telecamere nascoste sul fondo della baia. E hanno ottenuto un risultato impressionante: dopo il massacro, tutta l’acqua della baia è di colore rosso.

Psihoyos aveva anche tentato di girare il documentario per vie legali; dopo aver chiesto le autorizzazioni, però, è stato minacciato in modo non proprio velato dal sindaco della città giapponese: «Avvicinarsi alla baia», che è inaccessibile e circondata da siepi di tela catramata e telecamere a circuito chiuso, «può voler dire farsi molto male».

anche le scie chimiche tornano dalle ferie

strana coincidenza : finiscono le ferie per una buona parte degli italiani, le città incominciano a riaprire, e proprio da lunedì (ieri) sono riapparse in cielo le scie chimiche, che non si vedevano dagli inizi d'agosto. tra le ipotesi più discusse, quella che attraverso le scie, simili a quelle della condensa degli aerei ma molto più persistenti nel cielo, vengano sparse nell'atmosfera nanoparticelle di metalli utili come trasportatrici di dati.
In effetti 30 anni fa non si aspettavano che sarebbe nato un giorno un telefono da portarsi sempre appresso, e che tutto il mondo l'avrebbe usato. Non è così difficile pensare che si stia brevettando un nuovo tipo di tecnologia, che salterà fuori un giorno in maniera inaspettata proprio come il cellulare. Magari molto più dannosa, e con conseguenze sempre peggiori sulla salute umana e sul clima, ma acclamata dal mondo come utile.

CAMPEGGIO NO NUCLEARE IN PUGLIA

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20 – 23 AGOSTO IN SALENTO , CAMPEGGIO ANTINUCLEARE

Nell’ambito delle molteplici battaglie sociali e ambientali che caratterizzano il panorama delle resistenze popolari i Italia , nell’autunno 2008 si rimetteva in moto un circuito di esperienze , soggettività e collettività per contrastare il disegno governativo del riavvio del Nucleare Civile.
Nonostante le lotte di un decennio e il referendum del 1987 avessero decretato a livelli plebiscitari la chiusura delle centrali e del ciclo nucleare , il 2 luglio 2009 la Camera ha approvato il “ DDL Sviluppo-pacchetto anticrisi” che contiene il ritorno al nucleare .Entro 6 mesi il governo renderà noti i siti , dichiarati di “ interesse strategico-militare” per evitare e superare d’imperio i contrasti con le Amministrazioni Locali : una aperta dichiarazione di guerra alle popolazioni !
Dopo un anno di riunioni e iniziative pubbliche, che ha visto la nascita del Coordinamento Nazionale Antinucleare salute-ambiente-energia, il Coordinamento Pugliese impegnato a sconfiggere i previsti insediamenti nucleari in Puglia come nel resto d’Italia ( già prima di Cernobyl, nel 1985, il movimento vietò il nucleare in Puglia) , organizza un campeggio di lotta , in agosto in Salento, giornate di convivialità,di pizzica , di impegno.
Il campeggio di lotta si svolge dal 20 al 23 agosto presso la “ Masseria Fattezze”, a 2Km dal mar Ionio /Porto Cesareo : il periodo coincide con il percorso della “ Notte della Taranta”, che si sposta in vari paesi del Salento per concludersi il 22 /8 a Melpignano.
Si è scelto questo posto , già noto in Salento come riferimento culturale, per poter essere liberi da ingressi e pass :il costo giornaliero è di 5 euro, la cucina autogestita sfornerà specialità salentine.

Il Campeggio di lotta verterà principalmente sul nucleare e l’ energia padrona , ma verranno trattati altri argomentiall'ordine del giorno della agenda politica autunnale : la crisi, la precarietà e il reddito, il razzismo, le “ grandi opere”: dalla Tav al Ponte sullo Stretto , dalle autostrade ai trafori ,dagli inceneritori ai rigassificatori, insomma tutto ciò che è la continuità di un modello di sviluppo che ha già lasciato sui territori solo morte e distruzione.

Il programma di massima è questo :

Giovedì 20 agosto
Ore 18 presentazione del Campeggio , interventi delle situazioni presenti
Ore 19,30 scenari internazionali

Venerdì 21 agosto
Ore 18 crisi. Lavoro,precarietà,reddito
Ore 19,30 beni comuni – piano energetico regionale

Sabato 22 agosto
Ore 18 assemblea antinucleare e scelte energetiche

Domenica 23 agosto
Ore 18 iniziativa esterna, sul sito nucleare previsto , a Avetrana
Ore 21 festa serale finale con tanta musica salentina

Coordinamento Pugliese / Coordinamento Nazionale Antinucleare salute-ambiente-energia
( info : boboaprile@tiscali.it tel. 368582406 )
In allegato la mappa per arrivare al campeggio!!!!!!

http://www.pugliasostenibile.it/sites/default/files/mappa_fr_1248037801....

http://www.pugliasostenibile.it/sites/default/files/Screenshomt.png

http://www.pugliasostenibile.it

Oulx - Manifestazione contro la seconda canna del Frejus

29/08/2009 - 15:00
29/08/2009 - 23:50
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Oulx - Manifestazione contro la seconda canna del Frejus

SABATO 29 AGOSTO 2009
ORE QUINDICI
Oulx - Manifestazione Contro la seconda canna del Frejus

25 PERCHE NO ALLA SECONDA CANNA DEL FREJUS:
1.
Perché se il problema vero è quello della sicurezza esistono soluzioni alternative per garantire la sicurezza senza realizzare un altro traforo
2.
Perché la scelta di realizzare il secondo tunnel è solamente basata su logiche ed interessi aziendali e non – come è stato affermato scorrettamente – imposta dalle vigenti normative (è più comodo e conveniente fare un nuovo tunnel lasciando in pieno esercizio l'attuale, e garantire la continuità dei proventi da pedaggio, che realizzare interventi sul tunnel attuale ed essere costretti ad attivare sensi unici alternati o periodi di chiusura del traforo, perdendo parte dei pedaggi)
3.
Perché gli interessi e le problematiche della Valle di Susa, e della gente che in essa vive, devono essere prevalenti rispetto a quelli della Società concessionaria del traforo e dell’autostrada
4.
Perché in Valle d’Aosta il problema della sicurezza è stato risolto senza realizzare un secondo tunnel
5.
Perchè se il tunnel del Frejus non offre oggi le necessarie garanzie di sicurezza è necessario adottare immediatamente (e non eventualmente tra sette od otto anni) i provvedimenti necessari per renderlo sicuro e tra questi provvedimenti in primis quello della radicale riduzione dei transiti in modo da riportarlo a condizioni di sicurezza accettabili.
6.
Perché la sicurezza deve essere garantita a tutti, fuori e dentro il tunnel, e non solo a chi percorre la galleria del Frejus o ci lavora (sicurezza di qualità dell’aria che respiriamo, sicurezza nei confronti del trasporto di merci pericolose, garanzie anche all’esterno di tunnel ed autostrada in caso di gravi incidenti, garanzie di vivibilità della valle, garanzie per la qualità dell’ambiente etc.).
7.
Perché è una scelta (legge obiettivo) fatta senza consultare le amministrazioni e la gente della Valle di Susa: un conto è decidere e condividere insieme “se e come fare un’opera” ,un altro è comunicare alla gente ed alle amministrazioni, scelte già decise, addirittura presentare già i progetti dell’opera
8.
Perché quella che chiamano canna di sicurezza è in realtà, viste le dimensioni proposte (larghezza di 8 metri per una lunghezza di circa 13 km), un vero e proprio secondo traforo (l’attuale è largo 9 metri).
9.
Perché il progetto è impattante: un'altra inutile violenza alla montagna, anni di cantiere (previsioni ottimistiche 6-7 anni, ma i tempi non vengono quasi mai rispettati), disagi, costruzione di opere impattanti in area a rischio idrogeologico, drenaggio delle acque sotterranee, aumento di traffico di mezzi pesanti, rumori, polveri, inquinamento, estrazione di un grande volume di materiale, trasporti, depositi e discariche di tale materiale
10.
Perchè in Francia a pochi chilometri da Modane, e precisamente ad ORELLE, c’è un altro tunnel sull’autostrada del Frejus, un tunnel di quasi 4 chilometri CHE HA UNA SOLA CANNA. E per il momento non si parla di un suo raddoppio. Allora la massima sicurezza serve solo per il traforo del Frejus???
11.
Perché la realizzazione di una seconda canna, e soprattutto di queste dimensione, lascia adito ad ambiguità e preoccupazioni: possibile ulteriore aumento del traffico di merci su gomma e conseguenti ricadute negative sul territorio (dal maggiore inquinamento al danno ambientale)
12.
Perché già oggi i livelli di inquinamento e di caduta di qualità dell’aria sono evidenti e preoccupanti
13.
Perché questa valle è già compromessa e danneggiata dall’autostrada (dal punto di vista paesaggistico ed ambientale) e già sopporta un volume di traffico pesante (1/3 del totale delle merci che attraversa le Alpi)
14.
Perché questa valle non trae alcun beneficio dal traffico di mezzi pesanti che la percorre che anzi comporta danno all’ambiente alpino ed oneri per la collettività
15.
Perché dal secondo buco verranno estratti oltre 650.000 metri cubi di smarino (un “cubone” di 65 metri di altezza, cioè una casa di ventidue piani, con base grande come due campi da calcio affiancati) da depositare in discariche a Bardonecchia, Chiomonte, Meana etc.
16.
Perché tale scelta contrasta con le finalità della Convenzione delle Alpi (Protocollo Trasporti), il trattato che vincola i Paesi alpini (sottoscritto anche dall’Italia) a misure esplicite di orientamento della mobilità verso il mezzo ferroviario
17.
Perché l’impatto dei lavori e del potenziale incremento di traffico non sono compatibili ne’ con le attività economiche della Bassa Valle né con la vocazione turistica dell’Alta Valle Susa
18.
Perché non crediamo più alle promesse ed assicurazioni fatte da chi prima ci racconta che la seconda canna è un obbligo imposto dall’Unione Europea e poi ci dice che “non ci sarà aumento di traffico”
19.
Perché sappiamo che le leggi, le norme ed i regolamenti si fanno e si disfano e si modificano continuamente,e spesso sotto la spinta di forti interessi. Oggi si promette e garantisce l’utilizzo delle seconda canna solo per esigenze di sicurezza; domani le promesse e le garanzie potranno – come spesso avviene – essere dimenticate ed il secondo tunnel essere utilizzato (con modesti interventi) come vera e propria seconda canna di esercizio.
20.
Perché le ricadute ed esperienze negative delle opere realizzate nel recente passato (autostrada e primo tunnel autostradale) hanno dimostrato la scarsa attenzione alle problematiche del territorio da parte della Società concessionaria che considera questa valle come un semplice corridoio di transito di mezzi e merci in cui esercitare la riscossione di redditizie “gabelle”, senza preoccuparsi degli effetti negativi che il traffico arreca all’aria, all’ambiente ed alla gente che qui vive.
21.
Perché non esiste – e non vogliamo accettare - nessuna possibile “compensazione” in grado di attenuare la compromissione del territorio e la caduta di qualità della vita e dell’ambiente della nostra valle.
22.
Perché la montagna e l’ambiente alpino sono sistemi ecologici fragili e delicati, già molto compromessi, che è necessario rispettare, tutelare e garantire al meglio delle loro condizioni per il nostro futuro e quello delle prossime generazioni.
23.
Perché il Ministro Di Pietro ad Aosta il 30 aprile 2007 ha detto: Niente raddoppio del tunnel del Bianco ma messa in sicurezza e sviluppo della rete ferroviaria. E riteniamo che non sia giusto che esistano valli di serie A (in cui si presta attenzione all’ambiente ed alla vocazione turistica del territorio, come la Valle d’Aosta) e valli di seri B (destinate a corridoio di traffico merci, come la Valle di Susa).
24.
Perché siamo stufi di sentire continuamente da parte di politici ed amministratori, enunciazioni di principio e formali proclami a favore dell’ambiente e della necessità di tutela della montagna e poi nella realtà, assistiamo a quotidiane e continue violenze al territorio che originano da scelte evidentemente contraddittorie con tali proclami ed enunciati.
25.
Perché l’esperienza della lotta contro il TAV ha dimostrato che la volontà e l’attenzione della gente alle problematiche del territorio può fermare le scelte sbagliate e le opere nocive e non necessarie ispirate solo dalla logica del profitto di alcuni a scapito dell’interesse collettivo.

[Abruzzo] scontro sindaci-Bertolaso "Sulle macerie lavori a rilento"

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l sottosegretario: "A settembre chiuderemo le tendopoli,
non si può pretendere che faccia tutto la Protezione civile"
di GIUSEPPE CAPORALE

La Russa: "Tocca anche alle amministrazioni locali fare la loro parte"
L'AQUILA - Le macerie del terremoto del 6 aprile sono ancora lì, in quasi tutti i 49 paesi colpiti dal sisma. Ferme da 113 giorni. Dopo la vicenda di Castelnuovo (riportata ieri da Repubblica), si scopre che anche in altri borghi gravemente danneggiati, la situazione è quantomeno simile, specie a Villa Sant'Angelo, Fossa, Sant'Eusanio e Tione degli Abruzzi (anche a causa degli ingenti danni). Ogni Comune dell'area del cratere, nel suo territorio, ha provveduto a pulire esclusivamente le vie d'accesso per la circolazione ed ha isolato la "zona rossa", lasciando così gran parte delle macerie al loro posto.

Alcune amministrazioni locali hanno anche predisposto siti temporanei per lo stoccaggio, ma i lavori, comunque, procedono a rilento. Non solo, all'Aquila - da giorni - è scoppiato un "caso macerie": la giunta guidata da Massimo Cialente ha affidato lo smaltimento di un milione e 500mila metri cubi di "rifiuti derivanti dai crolli connessi all'evento sismico", ad una sola ditta. Senza gara d'appalto. "Un business da 50 milioni di euro - accusa l'opposizione guidata dal capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliane - quanto meno sospetto per le procedure adottate". Dopo che la Guardia di Finanza ha acquisito gli atti della vicenda per approfondimenti, l'incarico è stato revocato.

E sulla vicenda "ricostruzione e macerie", ieri, è intervenuto anche il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso: "Noi a settembre chiuderemo le tendopoli, riapriremo le scuole, ma non si può pretendere che faccia tutto la Protezione Civile. Anche le altre amministrazioni ed i cittadini si devono impegnare per affrontare i problemi e risolverli".

Questo ha risposto a margine dell'inaugurazione della strada per la funivia del Gran Sasso (risistemata dall'Esercito) alla presenza del ministro della Difesa Ignazio La Russa. Ed ha aggiunto: "La Protezione Civile ha emanato nei tempi stabiliti le ordinanze. Tocca però ad altri applicarle e ciò non sta avvenendo".

Secca e tecnica la replica del sindaco Cialente: "Al Comune dell'Aquila sono arrivati 20 milioni di euro, per far fronte alle domande di intervento delle case classificate A, B e C. Per le sole A, secondo le nostre stime ne servono 120. E poi: il prezziario regionale è incompleto; siamo sommersi da richieste di revisione per case classificate agibili. Ed i rimborsi per la ricostruzione leggera hanno procedure poco chiare".

Intanto l'1 agosto prenderà il via un censimento. Spiega Bertolaso: "Metteremo gli aquilani che sono ancora senza alloggio davanti a tre scelte: trasferirsi nelle case che stiamo costruendo, oppure andare ospiti presso parenti o amici. O andare in affitto in case che può trovare la Protezione Civile e si può eventualmente procedere a requisire le case sfitte".

PONTE MESSINA: TREMONTI E MATTEOLI, SI FARA' NEI TEMPI PRESTABILITI

autore: 
noponteno

PONTE MESSINA: TREMONTI E MATTEOLI, SI FARA' NEI TEMPI PRESTABILITI

Roma, 24 lug - ''La norma inserita nel Maxiemendamento al decreto Anticrisi consente di velocizzare le procedure, e pertanto, il Ponte sullo Stretto verra' realizzato nei tempi prestabiliti e i lavori si concluderanno entro il 2016''.
Lo dichiarano, congiuntamente in una nota, i ministri dell'Economia, Giulio Tremonti, e delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli.

''La norma - osservano i due Ministri - prevede la nomina di un Commissario (il presidente della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci) che approvera' tutti gli atti necessari anche di natura transattiva con le associazioni delle imprese aggiudicatarie in modo da consentire la ripresa delle attivita' e l'inizio dei lavori, a valere sulle risorse gia' assegnate e disponibili''.

com-sam/sam/alf

[Abruzzo] cronaca di una morte annunciata

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Luglio 19, 2009

Se prendete la strada da Roma verso nord o sud e vi fate 150 chilometri, lo stacco ambientale , il cambio di epoca non lo trovate.

Se invece ve li fate verso est passate il Gran Sasso vi capita di entrare in epoche lontane come succede in pochi posti in Italia.

Incontrate paesini “dipinti” sui monti, transumanze e pastori a frotte , cafoni di Silone che ancora si inchinano ai preti ed ai maggiorenti del paese, operai che ancora parlano di scuola serale e sindacato con lo sfilatino con la frittata di peperoni e la bottiglia di vino rosso seduti per terra in fila per uno, giovani con sul viso disegnato un bel paio di cerchi rossi sulle guancie e non sono pagliacci, ma salute vento e formaggio buono, anzi formaggio vero.

Vecchi vestiti con mantelli neri e seduti sui sagrati delle chiese a parlare ancora di raccolti e si tolgono il cappellone nero quando passi perché sei teoricamente appartente ai maggiorenti, quel modo antico di sentire le differenze di classe ed i mestieri.

Sono stato sabato in Abruzzo nei 50 chilometri intorno a L’Aquila ed ho parlato con la gente vera , quella in carne ed ossa, non con i figuranti e le comparse che sbraitano per una foto col silvio.

Scusate ma non ho tempo di rendere organico e completo questo insieme di appunti presi in base a quel che ho visto e sentito ed ora faccio solo un pò di cronaca

A tre mesi dal sisma la protezione civile è impegnata ancora nella gestione dell’emergenza, ci siamo ancora dentro fino al collo.

Eppure l’ utilizzatore terminale continua a fare lo scemo.

Agenzia Ansa 2009-07-16 17:51

Terremoto: Berlusconi, battuto ogni record ricostruzione

L’AQUILA – Lo Stato coprirà il 100% delle spese per la ricostruzione in Abruzzo. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa tenuta al termine della sua visita nelle aree terremotate.

ROMA – “Siamo in avanti rispetto ai tempi previsti dagli esperti del settore. Le case saranno consegnate entro fine novembre”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a L’Aquila, in merito alla costruzione delle abitazioni per i terremotati abruzzesi.

La verità?

Ci sono solo un paio di cantieri veri in cui in effetti ho visto le casette antisismiche venir su a vista d’occhio tra Bazzano ed Onna ma basteranno per pochi, 12.000, se consegnate tutte ed in tempo e qui tutti ricordano settembre e non dicembre come termine di consegna promesso all’inizio dal silvietto.

Pensate che solo i terremotati con le case di tipo E, cioé completamente distrutte , sono 13.000 a L’aquila città, quindi escludendo dal conto tutti i paesi colpiti dei 49 comuni censiti.

Inoltre ci sono altre decine di migliaia di abitazioni con altre classificazioni per le lesioni subite.

Pochissimi hanno visto l’assegno di 800 euro al mese garantito a professionisti commercianti artigiani ed agricoltori per la perdita del lavoro

Le 100 euro mensili a testa per le famiglie che hanno trovato autonomamente un alloggio subito dopo il sisma?

Le aziende continuano a licenziare e gli aiuti ritardano, il governo ha già deciso che recupererà le tasse sospese da gennaio prossimo, ma é impossibile pagare le tasse più gli arretrati né ora né dopo, perchè la città è all’anno zero e nessuno lavora.

Lunedì prossimo la Commissione congiunta di finanze e bilancio discuterà gli emendamenti presentati in Parlamento, ma allo stato attuale i terremotati oltre a dover pagare i mutui, devono restituire il 100% delle tasse e degli oneri previdenziali arretrati e sospesi per il terremoto in 24 rate a partire da primo gennaio 2010.

Ricordo a tutti che in Umbria e Marche i cittadini cominciano a pagare gli arretrati delle tasse oggi, a 14 anni di distanza dal sisma. Ed e’ poi inaccettabile che dei 4 miliardi di euro stanziati dal governo per il decreto anti crisi, 500 milioni siano a carico degli abruzzesi.

I soldatini di stagno al servizio del premier venissero a vedere di persona cosa é L’Aquila oggi.

Togliendo i figuranti che si sono portati al G8 per evitare troppi vuoti e relative figuracce internazionali ( proprio così! ) ed i 5.000 dei cortei in gran parte poi ripartiti e che hanno fatto almeno un po’ di civilissime proteste colorate , oggi L’Aquila é un città fantasma e l’esodo verso la costa é pressoché totale.

Del resto qui se ne é parlato già abbastanza e sappiamo come tale esito sia voluto ( vedi la seconda parte di Rosellina di questo post Controinformazione a 4 mani: perché papi ha preso l’ultima curva prima della fine e perché l’ Abruzzo finirà a banche e mcdonald e casette isolate con gli sponsor ) ed anzi corrisponda ad una idea ben precisa e quindi tralascio il tutto e torno a fare il cronista.

Certo ho visto una nuova bella ed ampia strada che collega l’aeroporto di Preturo con la caserma di Coppito, quella del G8.

Lo svuotamento delle tendopoli va invece molto a rilento e gli abruzzesi che non avevano lesioni gravi nelle case rientrano comunque con lentezza, la terra trema e c’é ancora paura, i soldi per le riparazioni sono ancora promesse lontane da mantenere , mancano servizi essenziali come il gas.

Questa del gas é una cosa molto preoccupante qui , insieme al grosso ostacolo ai lavori che é la mancanza del prezzario.

La regione non ha fissato il prezzario per le imprese che devono inserirsi nella ricostruzione, é da un bel pò che doveva farlo ma ancora nulla.

Sembra una stupidaggine burocratica, ma senza prezzario niente lavori di ricostruzione

Il sindaco de L’Aquila ha ricevuto solo 20 milioni di euro i primi i luglio , un finanziamento relativo agli indennizzi delle case di tipo A, ovvero quelle che necessitano solo di piccole riparazioni per essere abitabili. E questi soldi non può neanche spenderli se Chiodi, il presidente della Regione , non emette il prezzario.

Notare che aveva la possibilità di farlo da più di un mese visto che il provvedimento relativo è del 25 maggio. Ora dice che lo farà in questi giorni, Vedremo e , comunque, 20 milioni di euro sono una goccia in un oceano.

Ad oggi 18 luglio ci sono ancora 143 campi tendati con oltre 23.000 persone dentro . Altre 30.000 piu’ fortunate negli alberghi. La Protezione Civile non si coordina coi comuni che non possono più anticipare niente e sono senza un lira.

Nel decreto legge del 23 giugno non c’e’ scritto quel che berlusconi ripete oggi e la differenza fra le panzane che racconta e la realtà vera comincia ad esser troppa.

E’ vero che lui fa propaganda tutto l’anno anche e specialmente lontano dalle elezioni .

Ed é anche vero che al G8 un po’ di luce di Obama e le pressioni indebite di Napolitano su tutti – giornalisti compresi – gli hanno evitato il temuto shock politico internazionale ma questo pagliaccio deve piantarla di lucrare continuamente ed incessantemente sulla pelle della gente che soffre.

Del resto il buon giorno si era visto dal mattino, con la prima delle 17 visite per stare “vicino” al popolo abruzzese (vedi fra gli altri Lo sciacallo e la controinformazione).

Si dice che si compri una casa in queste ore qua vicino per iniziare una fase più serena e sobria della sua vita : basta con le escort nude in piscina a villa certosa e gli spettacolini lesbo apparecchiati per lui da produttori mediaset , da ora in poi solo passeggiate salubri e parsimoniose sul Gran Sasso.

Speriamo che non ricominci a passeggiare come faceva i primi giorni sui cadaveri degli aquilani in cambio di niente : qui tutti – destra e sinistra aquilana - metterebbero la firma per avere lo stesso trattamento od anche solo un pò di meno di Umbria e Marche di 14 anni addietro.

Vado via la sera e dopo più di tre mesi l’altopiano bellissimo dove é incastonata la città é sempre lo stesso, un lugubre insieme di macchie nere senza luce se non quella della statale 17 , la strada che ha segnato in superficie la traccia della faglia sottostante quella notte alle 3,32 .

Solo qualche luce dei lampioni messa in fila sulla statale 17 come per dover sempre ricordare la via che ha fatto il sisma per distruggere quel mondo e probabilmente per non farlo tornare più.

Come non tornerà mai più il centro de L’Aquila che non sarà ricostruito.

Molti qui credono che finirà un ambiente intero , un sistema di valori legato a quel mondo a quelle radici.

Io stesso che passavo oltre il Gran Sasso e riuscivo veramente a ” staccare” la spina perché incontravo qualcosa di veramente lontano e diverso , più , molto di più dei 150 chilometri che distano da Roma, forse lo spazio era in termini di anni…

Io stesso, dicevo, la penso come loro.

http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/07/19/abruzzo-cron...

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