MERCOLEDI 11 NOVEMBRE - ore 21.30
Centro sociale BARAONDA -
via Pacinotti 13 - zona Ind. Marconi - Segrate MI
2a RIUNIONE del comitato AMICI E AMICHE di EUSKAL HERRIA in preparazione delle iniziative di FEBBRAIO 2010 (Settimana internazionale di solidarietà con Euskal Herria)
Alla riunione sono invitati tutti coloro che intendono collaborare con le iniziative con/per i Paesi Baschi, in particolar modo durante la settimana di solidarietà con Euskal Herria di febbraio, e tutti coloro che intendono ospitare nei propri spazi e realtà dibattiti, concerti, cene eccc... durante la settimana di solidarietà di febbraio.
Chiediamo quindi a tutte le persone sensibili alla questione di mobilitarsi per denunciare l'attuale stato di ECCEZIONE che Euskal Herria sta vivendo.
Vi aspettiamo!!
Kabul, 5 nov. - (Adnkronos) - L'Onu ha deciso di ritirare temporaneamente centinaia di dipendenti che lavorano in Afghanistan nel quadro di una revisione delle misure di sicurezza all'indomani dell'attacco del 28 ottobre contro una sede dell'organizzazione a Kabul che ha ucciso cinque dipendenti delle Nazioni Unite. L'Onu ha circa 5.600 dipendenti in Afghanistan, 80 per cento dei quali di nazionalita' afgana. Circa il 12 per cento del personale - percentuale che corrisponde a 672 dipendenti - verra' spostato in un'operazione che i responsabili definiscono di ridislocamento "limitato, a breve termine".
La giustizia ha fatto il suo corso...non è uncaso sporadico,di certo lo rifarà.Non ci sorprende.In molti dicono che è giusto così...cioè che questa è appunto giustizia.La giustizia che commina solo sanzioni pecuniarie a chi uccide i propri dipendenti -schiavi magari disattivando dolosamente il sistema antincendio o quello automatico di sicurezza di una pressa perchè rallentano il ritmo produttivo.La giustizia delle missioni militari che rendono euforico il ministro Sacconi per l'assegnazione all'ENI del secondo giacimento petrolifero iracheno alla modica cifra di un milione di morti.La giustizia di chi spenderà 15 miliardi di euro della collettività per 130 nuovi caccia bombardieri f-35 senza degnarsi di spiegare a cosa serviranno...la giustizia di chi ha ridotto il lavoro una vergognosa questua,un vagabondaggio senza più dignità,un continuo ricatto senza più speranza e l'ambiente in una camera a gas nella quale si soffoca e ci si ammala .La giustizia raccontata dalla propaganda fatta di singoli casi montati ad arte per seppellire quelli socialmente più preoccupanti.La giustizia ,sempre la stessa di chi uccide in carcere un ragazzo fragile o una compagna che si è battuta fino al totale sfinimento ,sorvegliata perfino per andare a pisciare ma lasciata libera di fare a strisce un lenzuolo con i denti e di impiccarsi in perfetta solitudine. ..la violenza....la giustizia...è sempre stato difficile decidere ma non decidere non è la prima ingiustizia che commettiamo?
Il comandante talebano della regione di Herat lancia il suo proclama: gli occidentali controllano solo l'aeroporto e i palazzi governativi, il resto della regione è nelle nostre mani. La sfida della propaganda islamica
È una sfida ai militari italiani che amministrano quella parte di Afghanistan. "La forza della Jihad nella regione di Herat continua a crescere ogni giorno. Abbiamo strutture organizzative e difensive in tutta la regione, possiamo resistere ai nemici e attaccarli dovunque vogliamo. Disponiamo anche di unità speciali nel capoluogo, che conducono raid contro le basi del nemico. Il governo afghano e i soldati della Nato riescono a controllare solo l'aeroporto, gli edifici amministrativi e meno del dieci per cento della regione. Il resto è nelle nostre mani: interi distretti, incluso quello di Shindand, sono in nostro dominio". Abdul Manan Niyazi, comandante dei talebani nella regione di Herat. con un'intervista al mensile dei combattenti islamici Al Somod ha presentato il suo punto di vista dopo un'estate di operazioni condotte dalla Folgore. Un proclama di propaganda - intercettato e analizzato dal sito della Nefa Fondation americana - che però mostra le capacità anche mediatiche della guerriglia.
Il comandante - 40 anni, con il battesimo del fuoco contro i sovietici alla fine degli anni Ottanta e studi nelle scuole islamiche - sottolinea la corruzione della pubblica amministrazione fedele al governo Karzai e soprattutto della polizia. Parla di bustarelle da pagare ai posti di blocco e di commercianti sequestrati dagli agenti per ottenere riscatti. La corruzione e la violenza delle forze governative - secondo Abdul Manan Niyazi - strangolerebbero i commerci e spingerebbero la popolazione a chiedere la protezione dei talebani.
I mujaheddin ai suoi ordini condurrebbero soprattutto imboscate, concentrando le unità combattenti per poi disperdersi dopo l'attacco. Il capo guerrigliero dichiara che dall'inizio dell'anno "cinquanta veicoli e mezzi blindati nemici sono stati distrutti dalle mine e dalle trappole esplosive, dozzine di soldati stranieri e duecento uomini delle forze governative sono stati uccisi". E racconta: "Pochi giorni fa, i reparti italiani hanno condotto un'operazione nel direttorato di Adraskan ma i mujahedin gli hanno inflitto gravi perdite. I loro veicoli corazzati sono finiti sulle nostre mine. È stata la sconfitta più grave degli italiani in Afghanistan. La loro situazione in quei giorni ha fatto crescere il dibattito sul ritirarsi e c'è stato un violento dibattito".
Le cronache del nostro contingente non registrano combattimenti ad Adraskan nell'ultimo mese. Nella zona - dove sono basati gli istruttori italiani che formano e accompagnano in battaglia i soldati afghani assieme a un distaccamento di carabinieri che addestra la polizia - ci sono stati duri scontri tra luglio e agosto. Le ultime operazioni note degli italiani sono invece nell'area di Shindand. Citata da Abdul Manan Niyazi che descrive altri combattimenti contro "i crociati" occidentali nelle ultime settimane. Offensive americane o della Nato a Shindand, Siyuchan e Wadi Takht che si sarebbero trasformate in disfatte. "Non passa un giorno senza che subiscano perdite di uomini e di mezzi a causa delle nostre mine".
Il leader talebano conclude descrivendo il morale alto dei suoi combattenti "mentre quello del nemico sta crollando. Il momento della loro fuga e della loro sconfitta si avvicina".
Propaganda, appunto. Che però riesce ad avere diffusione sempre più larga in Afghanistan. Mentre cresce il malcontento della popolazione per la cattiva amministrazione e la corruzione delle strutture governative. E il nostro contingente si prepara a un inverno duro, con la brigata Sassari e i bersaglieri che stanno rimpiazzando i parà e quattro cacciabombardieri Amx che si preparano ad operare dall'aeroporto di Herat.
“CHI FA LA GUERRA NON VA LASCIATO IN PACE!” + cena benefit
Sabato 7 novembre 2009 presso il Laboratorio Anarchico PerlaNera di Alessandria
verrà presentato l’opuscolo antimilitarista “Chi fa la guerra non va lasciato in pace!”.
L’opuscolo redatto ed autoprodotto dalla Rete Antimilitarista Anarchica, di cui il L.A.
PerlaNera fa parte, raccoglie materiale di analisi ed esperienze che parlano di ANTIMILITARISMO in un’accezione fortemente libertaria. Infatti lo scritto ne ripercorre brevemente i cenni storici, le origini, passando poi ad analisi più attuali,
per esempio leggendo il legame che intercorre fra militarismo e razzismo, o agli innumerevoli sviluppi e nuove forme che il militarismo sa darsi nel mondo attuale,
per poi proseguire con due approfondimenti specifici: il primo sulla militarizzazione
territoriale annosa e scandalosa della Sardegna; l’altro su un pessimo tentativo, in alcune
scuole di Lecco, di far passare i militari stessi come promulgatori di pace con incontri e
dibattiti con gli studenti.
Poiché le nostre vite sono quotidianamente bombardate da un livello di militarizzazione
sempre più crescente, soprattutto nelle città, ma più in generale in un clima in cui si registra una forte ripresa del militarismo in tutte le sue accezioni con le spese militari in
forte crescita, gli investimenti delle banche nel commercio di armi, le aziende italiane produttrici di armi, l’esercito italiano impiegato in operazioni di pubblica sicurezza:
sono l’aspetto lampante di una società ed un’economia pervasa da una cultura autoritaria
e militarista.
Ed è proprio contro queste logiche inumane ed assassine che è nata e si muove la Rete Antimilitarista Anarchica, aperta a tutti quelli che si ritrovano sui contenuti e sulle pratiche libertarie per presentare interventi, riflessioni, iniziative e mobilitazioni, per costruire relazioni anche internazionali e porre le basi per una nuova stagione di lotta antimilitarista nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle piazze per sensibilizzare su questi temi tutti i cittadini che subiscono il militarismo in tutte le sue forme.
Il presente opuscolo, e quelli che seguiranno, sono quindi strumenti di lavoro, di lotta e di contro-informazione atti a creare un terreno fertile alla diffusione
di una contro-cultura che si opponga fermamente all'autoritarismo ed alla sua emanazione più nefasta e brutale, cioè la concezione stessa della guerra.
Sommario dell'opuscolo:
• Cosa significa antimilitarismo anarchico
• Cenni storici
• Manifesto dell'antimilitarismo anarchico
• Antinterventismo e diserzione
• Le donne e l'antimilitarismo
• La guerra in casa
• La pace si fa a scuola
• L'occupazione militare in Sardegna
• F35, nuovi strumenti ai killer di stato
• Il campeggio contro la base di Mattarello
• Gli anarchici contro il muro
• Le basi USA in Italia
• Epilogo
• Le potenze si preparano alla guerra
A seguire cena benefit.
Ore 19,00: Aperitivo e presentazione opuscolo antimilitarista
Ore 20,00: Cena benefit per finanziamento attività, prezzo proposto euro 15, gradita prenotazione.
MENU':
• Salatini
• Tagliatelle al cioccolato fatte in casa
• Coniglio al cacao
• Anello di verdure con salsa affumicata
• Torta sacher
Sabato 7 novembre 2009 a partire dalle ore 19,00 al Laboratorio Anarchico PerlaNera, via Tiziano 2 (interno parcheggio stazione F.S. - in fondo a destra) - Alessandria.
Per eventuali contatti e/o prenotazioni, indirizzo e-mail: lab.perlanera@libero.it
oppure telefonare al numero 3474025324.
It was during the Oka Crisis, a land dispute between the Mohawk nation and the town of Oka, Quebec from July to September 1990. It was the first of a number of well-publicized violent conflicts between First Nations (aborigines people) and the Canadian government in the late 20th century. The Mohawk nation had been pursuing a land claim that brought them into conflict with Oka’s golf course expansions.
During this tense standoff with police in Quebec, Canadian Press photographer Tom Hanson snapped a masked Mohawk warrior – arm raised, rifle in hand – standing atop an overturned Sûreté du Québec police van. This photo of land rights campaigner Richard Nicholas, taken on July 11 (just after a police assault to remove Mohawk barriers failed) became the symbol of the land rights movement.
In March 2009, both Hanson and Nicholas died on the same day – and both at the young age of 41. Hanson collapsed playing hockey and Nicholas (whom he never actually met) was killed in a car crash. “To think that the very man who took that picture died on the same day at the same age — how miraculous is it that something like that would happen?” said Nicholas’ cousin and a Kanesatake band chief Sonya Gagnier. “At that pinnacle moment in 1990 they crossed paths, and then they crossed paths again. It’s another pinnacle point–they crossed paths in death.” For Hanson, it was a fitting end to a stellar career launched by the images he captured during the aboriginal standoff...
Mercoledì 28/10 ore 14:30 Aula 20
Facoltà di Scienze Politiche via Conservatorio 7
DELTA IN RIVOLTA
Pirateria e guerriglia contro le multinazionali del petrolio in Nigeria
Suggerimenti da una «insurrezione asimmetrica»
144 pagine - 8,00 euro - edizioni PORFIDO
Da decenni, in Nigeria, la popolazione si batte contro lo sfruttamento selvaggio della propria terra da parte delle multinazionali del petrolio e del gas (tra le quali spicca la nostrana ENI-AGIP).
Un silenzio mediatico ai limiti della censura circonda l’insurrezione del Delta del Niger, per coprire le responsabilità dell’Occidente e cementare complicità e rassegnazione.
Ma tra occupazioni di impianti e sabotaggi, manifestazioni non violente e azioni di guerriglia, una multiforme resistenza dimostra come sia ancora possibile opporsi alla devastazione ambientale e sociale che il Progresso porta con sé...
Un grido di rivolta e di dignità, da cui gli animi intorpiditi dei “privilegiati” d’Occidente avrebbero molto da imparare.
- presentazione del libro (sarà presente l’autore)
- proiezione del film Delta Oil’s dirty business
(regia di Y. Avergopoulos - 2007 - durata 63 min)
Mercoledì 28/10 ore 14:30 Aula 20
Facoltà di Scienze Politiche via Conservatorio 7
DELTA IN RIVOLTA
Pirateria e guerriglia contro le multinazionali del petrolio in Nigeria
Suggerimenti da una «insurrezione asimmetrica»
144 pagine - 8,00 euro - edizioni PORFIDO
Da decenni, in Nigeria, la popolazione si batte contro lo sfruttamento selvaggio della propria terra da parte delle multinazionali del petrolio e del gas (tra le quali spicca la nostrana ENI-AGIP).
Un silenzio mediatico ai limiti della censura circonda l’insurrezione del Delta del Niger, per coprire le responsabilità dell’Occidente e cementare complicità e rassegnazione.
Ma tra occupazioni di impianti e sabotaggi, manifestazioni non violente e azioni di guerriglia, una multiforme resistenza dimostra come sia ancora possibile opporsi alla devastazione ambientale e sociale che il Progresso porta con sé...
Un grido di rivolta e di dignità, da cui gli animi intorpiditi dei “privilegiati” d’Occidente avrebbero molto da imparare.
- presentazione del libro (sarà presente l’autore)
- proiezione del film Delta Oil’s dirty business
(regia di Y. Avergopoulos - 2007 - durata 63 min)
26 Ott. Ore: 19.25 - CHIAPAS: REPRESSIONE A VENUSTIANO CARRANZA
E' in atto in Chiapas da sabato una massiccia offensiva repressiva da parte dell'esercito federale, della polizia del Chiapas e dei gruppi speciali contro la comunità contadina di Venustiano Carranza. Le forze repressive hanno fatto irruzione nella comunità fortemente armati e a volto coperto per effettuare arresti perquisizioni e intimidire la comunità. Nella giornata di sabato sono stati arrestati due appartenenti alle comunità contadine che operano per il recupero delle terre. Ci sono stati pestaggi e intimidazioni. Il servizio da san cristobal con Gianni Proiettis, collaboratore del Manifesto.
[Scarica il contributo audio, durata: 14 min.] on www.radiondadurto.org
Due i candidati che maggiormente si contenderanno la poltrona presidenziale: quello del Frente Amplio, centrosinistra, e quello del Partido Nacionalista, centrodestra
Il 25 ottobre prossimo si terranno in Uruguay le elezioni presidenziali. Diversi gli schieramenti che si affronteranno. Secondo gli ultimi exit poll pubblicati dalla stampa locale e diffusi dalle televisioni nazionali, il candidato del Frente Amplio (centro sinistra), Josè Mujica, ex guerrigliero Tupamaro e amico di Chavez, sarebbe favorito rispetto al suo diretto avversario Louis Alberto Lacalle, espressione politica del Partido Nacional (centro destra). C'è già chi è convinto, fra gli analisti politici nazionali, che una sola tornata elettorale non sarà sufficiente e bisognerà andare al ballottaggio. Possibile, certo, non sicuro ma possibile.
In ogni caso chi succederà a Tabarez Vasquez (che per legge non potrà ricandidarsi) se la dovrà vedere poi con una crisi finanziaria globale che ha colpito duro anche alcuni stati sudamericani ma da cui l'Uruguay ha saputo difendersi in maniera egregia.Se infatti l'economia nazionale ha segnato un -8 percento (a dire la verità quasi 9) nei primi tre mesi del 2009 nel secondo e terzo trimestre ha registrato una crescita pari al 4 percento. C'è chi crede, soprattutto la Banca Centrale del Paese, che le previsioni di crescita per l'Uruguay per il 2009 possano arrivare allo 0.8 percento e per il 2010 all'1,2 percento. Dati positivi che manterranno un'ottima gestione economica del Paese.
Ma la campagna elettorale che come detto vedrà scontrarsi quasi esclusivamente il candidato del Frente Amplio e quello del Partito Nacional, ha anche altri protagonisti. Uno dei più importanti senza dubbio è Pedro Bordaberry, uomo simbolo del Partido Colorado, con poche speranze di portare a casa la vittoria finale. Lui vorrebbe essere l'outsider di questa giornata elettorale ha puntato tutta la sua campagna su valori legati alla famiglia. Il suo partito politico dovrebbe attestarsi intorno al 12/13 percento dei suffragi.
Poi c'è il candidato presidenziale del Partido Indipendente che ha puntato tutto sugli indecisi. A loro si è rivolto Pablo Mieres, leader della lista che ha esordito nel giorno di chiusura della campagna con : "Se vi sentite insoddisfatti dei voti dati in precedenza votate per il Partido Indipendente".