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Guerre globali

I Talebani: "Controlliamo noi Herat sconfitte le truppe italiane"

Il comandante talebano della regione di Herat lancia il suo proclama: gli occidentali controllano solo l'aeroporto e i palazzi governativi, il resto della regione è nelle nostre mani. La sfida della propaganda islamica

È una sfida ai militari italiani che amministrano quella parte di Afghanistan. "La forza della Jihad nella regione di Herat continua a crescere ogni giorno. Abbiamo strutture organizzative e difensive in tutta la regione, possiamo resistere ai nemici e attaccarli dovunque vogliamo. Disponiamo anche di unità speciali nel capoluogo, che conducono raid contro le basi del nemico. Il governo afghano e i soldati della Nato riescono a controllare solo l'aeroporto, gli edifici amministrativi e meno del dieci per cento della regione. Il resto è nelle nostre mani: interi distretti, incluso quello di Shindand, sono in nostro dominio". Abdul Manan Niyazi, comandante dei talebani nella regione di Herat. con un'intervista al mensile dei combattenti islamici Al Somod ha presentato il suo punto di vista dopo un'estate di operazioni condotte dalla Folgore. Un proclama di propaganda - intercettato e analizzato dal sito della Nefa Fondation americana - che però mostra le capacità anche mediatiche della guerriglia.

Il comandante - 40 anni, con il battesimo del fuoco contro i sovietici alla fine degli anni Ottanta e studi nelle scuole islamiche - sottolinea la corruzione della pubblica amministrazione fedele al governo Karzai e soprattutto della polizia. Parla di bustarelle da pagare ai posti di blocco e di commercianti sequestrati dagli agenti per ottenere riscatti. La corruzione e la violenza delle forze governative - secondo Abdul Manan Niyazi - strangolerebbero i commerci e spingerebbero la popolazione a chiedere la protezione dei talebani.

I mujaheddin ai suoi ordini condurrebbero soprattutto imboscate, concentrando le unità combattenti per poi disperdersi dopo l'attacco. Il capo guerrigliero dichiara che dall'inizio dell'anno "cinquanta veicoli e mezzi blindati nemici sono stati distrutti dalle mine e dalle trappole esplosive, dozzine di soldati stranieri e duecento uomini delle forze governative sono stati uccisi". E racconta: "Pochi giorni fa, i reparti italiani hanno condotto un'operazione nel direttorato di Adraskan ma i mujahedin gli hanno inflitto gravi perdite. I loro veicoli corazzati sono finiti sulle nostre mine. È stata la sconfitta più grave degli italiani in Afghanistan. La loro situazione in quei giorni ha fatto crescere il dibattito sul ritirarsi e c'è stato un violento dibattito".

Le cronache del nostro contingente non registrano combattimenti ad Adraskan nell'ultimo mese. Nella zona - dove sono basati gli istruttori italiani che formano e accompagnano in battaglia i soldati afghani assieme a un distaccamento di carabinieri che addestra la polizia - ci sono stati duri scontri tra luglio e agosto. Le ultime operazioni note degli italiani sono invece nell'area di Shindand. Citata da Abdul Manan Niyazi che descrive altri combattimenti contro "i crociati" occidentali nelle ultime settimane. Offensive americane o della Nato a Shindand, Siyuchan e Wadi Takht che si sarebbero trasformate in disfatte. "Non passa un giorno senza che subiscano perdite di uomini e di mezzi a causa delle nostre mine".

Il leader talebano conclude descrivendo il morale alto dei suoi combattenti "mentre quello del nemico sta crollando. Il momento della loro fuga e della loro sconfitta si avvicina".

Propaganda, appunto. Che però riesce ad avere diffusione sempre più larga in Afghanistan. Mentre cresce il malcontento della popolazione per la cattiva amministrazione e la corruzione delle strutture governative. E il nostro contingente si prepara a un inverno duro, con la brigata Sassari e i bersaglieri che stanno rimpiazzando i parà e quattro cacciabombardieri Amx che si preparano ad operare dall'aeroporto di Herat.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/i-talebani:-controlliamo-noi-her...

Alessandria: presentazione opuscolo antimilitarista + cena

07/11/2009 - 19:00
07/11/2009 - 23:55
Etc/GMT+2
autore: 
L.A. PerlaNera

“CHI FA LA GUERRA NON VA LASCIATO IN PACE!” + cena benefit

Sabato 7 novembre 2009 presso il Laboratorio Anarchico PerlaNera di Alessandria
verrà presentato l’opuscolo antimilitarista “Chi fa la guerra non va lasciato in pace!”.
L’opuscolo redatto ed autoprodotto dalla Rete Antimilitarista Anarchica, di cui il L.A.
PerlaNera fa parte, raccoglie materiale di analisi ed esperienze che parlano di ANTIMILITARISMO in un’accezione fortemente libertaria. Infatti lo scritto ne ripercorre brevemente i cenni storici, le origini, passando poi ad analisi più attuali,
per esempio leggendo il legame che intercorre fra militarismo e razzismo, o agli innumerevoli sviluppi e nuove forme che il militarismo sa darsi nel mondo attuale,
per poi proseguire con due approfondimenti specifici: il primo sulla militarizzazione
territoriale annosa e scandalosa della Sardegna; l’altro su un pessimo tentativo, in alcune
scuole di Lecco, di far passare i militari stessi come promulgatori di pace con incontri e
dibattiti con gli studenti.
Poiché le nostre vite sono quotidianamente bombardate da un livello di militarizzazione
sempre più crescente, soprattutto nelle città, ma più in generale in un clima in cui si registra una forte ripresa del militarismo in tutte le sue accezioni con le spese militari in
forte crescita, gli investimenti delle banche nel commercio di armi, le aziende italiane produttrici di armi, l’esercito italiano impiegato in operazioni di pubblica sicurezza:
sono l’aspetto lampante di una società ed un’economia pervasa da una cultura autoritaria
e militarista.
Ed è proprio contro queste logiche inumane ed assassine che è nata e si muove la Rete Antimilitarista Anarchica, aperta a tutti quelli che si ritrovano sui contenuti e sulle pratiche libertarie per presentare interventi, riflessioni, iniziative e mobilitazioni, per costruire relazioni anche internazionali e porre le basi per una nuova stagione di lotta antimilitarista nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle piazze per sensibilizzare su questi temi tutti i cittadini che subiscono il militarismo in tutte le sue forme.
Il presente opuscolo, e quelli che seguiranno, sono quindi strumenti di lavoro, di lotta e di contro-informazione atti a creare un terreno fertile alla diffusione
di una contro-cultura che si opponga fermamente all'autoritarismo ed alla sua emanazione più nefasta e brutale, cioè la concezione stessa della guerra.

Sommario dell'opuscolo:
• Cosa significa antimilitarismo anarchico
• Cenni storici
• Manifesto dell'antimilitarismo anarchico
• Antinterventismo e diserzione
• Le donne e l'antimilitarismo
• La guerra in casa
• La pace si fa a scuola
• L'occupazione militare in Sardegna
• F35, nuovi strumenti ai killer di stato
• Il campeggio contro la base di Mattarello
• Gli anarchici contro il muro
• Le basi USA in Italia
• Epilogo
• Le potenze si preparano alla guerra

A seguire cena benefit.
Ore 19,00: Aperitivo e presentazione opuscolo antimilitarista

Ore 20,00: Cena benefit per finanziamento attività, prezzo proposto euro 15, gradita prenotazione.

MENU':
• Salatini
• Tagliatelle al cioccolato fatte in casa
• Coniglio al cacao
• Anello di verdure con salsa affumicata
• Torta sacher

Sabato 7 novembre 2009 a partire dalle ore 19,00 al Laboratorio Anarchico PerlaNera, via Tiziano 2 (interno parcheggio stazione F.S. - in fondo a destra) - Alessandria.
Per eventuali contatti e/o prenotazioni, indirizzo e-mail: lab.perlanera@libero.it
oppure telefonare al numero 3474025324.

The Mohawk Nation Standoff

image1: 
MohawkNation.jpg

It was during the Oka Crisis, a land dispute between the Mohawk nation and the town of Oka, Quebec from July to September 1990. It was the first of a number of well-publicized violent conflicts between First Nations (aborigines people) and the Canadian government in the late 20th century. The Mohawk nation had been pursuing a land claim that brought them into conflict with Oka’s golf course expansions.

During this tense standoff with police in Quebec, Canadian Press photographer Tom Hanson snapped a masked Mohawk warrior – arm raised, rifle in hand – standing atop an overturned Sûreté du Québec police van. This photo of land rights campaigner Richard Nicholas, taken on July 11 (just after a police assault to remove Mohawk barriers failed) became the symbol of the land rights movement.

In March 2009, both Hanson and Nicholas died on the same day – and both at the young age of 41. Hanson collapsed playing hockey and Nicholas (whom he never actually met) was killed in a car crash. “To think that the very man who took that picture died on the same day at the same age — how miraculous is it that something like that would happen?” said Nicholas’ cousin and a Kanesatake band chief Sonya Gagnier. “At that pinnacle moment in 1990 they crossed paths, and then they crossed paths again. It’s another pinnacle point–they crossed paths in death.” For Hanson, it was a fitting end to a stellar career launched by the images he captured during the aboriginal standoff...

Delta in Rivolta: Incontro a scienze politiche

28/10/2009 - 14:15
28/10/2009 - 16:30
Etc/GMT+2
autore: 
Assemblea Scienze politiche
image1: 
Delta-del-Niger.jpg

Mercoledì 28/10 ore 14:30 Aula 20
Facoltà di Scienze Politiche via Conservatorio 7

DELTA IN RIVOLTA
Pirateria e guerriglia contro le multinazionali del petrolio in Nigeria
Suggerimenti da una «insurrezione asimmetrica»
144 pagine - 8,00 euro - edizioni PORFIDO

Da decenni, in Nigeria, la popolazione si batte contro lo sfruttamento selvaggio della propria terra da parte delle multinazionali del petrolio e del gas (tra le quali spicca la nostrana ENI-AGIP).
Un silenzio mediatico ai limiti della censura circonda l’insurrezione del Delta del Niger, per coprire le responsabilità dell’Occidente e cementare complicità e rassegnazione.
Ma tra occupazioni di impianti e sabotaggi, manifestazioni non violente e azioni di guerriglia, una multiforme resistenza dimostra come sia ancora possibile opporsi alla devastazione ambientale e sociale che il Progresso porta con sé...
Un grido di rivolta e di dignità, da cui gli animi intorpiditi dei “privilegiati” d’Occidente avrebbero molto da imparare.

- presentazione del libro (sarà presente l’autore)
- proiezione del film Delta Oil’s dirty business
(regia di Y. Avergopoulos - 2007 - durata 63 min)

Delta in Rivolta: Incontro a scienze politiche

27/10/2009 - 01:26
28/10/2009 - 17:26
Etc/GMT+2
autore: 
Assemblea Scienze politiche
image1: 
Delta-del-Niger.jpg

Mercoledì 28/10 ore 14:30 Aula 20
Facoltà di Scienze Politiche via Conservatorio 7

DELTA IN RIVOLTA
Pirateria e guerriglia contro le multinazionali del petrolio in Nigeria
Suggerimenti da una «insurrezione asimmetrica»
144 pagine - 8,00 euro - edizioni PORFIDO

Da decenni, in Nigeria, la popolazione si batte contro lo sfruttamento selvaggio della propria terra da parte delle multinazionali del petrolio e del gas (tra le quali spicca la nostrana ENI-AGIP).
Un silenzio mediatico ai limiti della censura circonda l’insurrezione del Delta del Niger, per coprire le responsabilità dell’Occidente e cementare complicità e rassegnazione.
Ma tra occupazioni di impianti e sabotaggi, manifestazioni non violente e azioni di guerriglia, una multiforme resistenza dimostra come sia ancora possibile opporsi alla devastazione ambientale e sociale che il Progresso porta con sé...
Un grido di rivolta e di dignità, da cui gli animi intorpiditi dei “privilegiati” d’Occidente avrebbero molto da imparare.

- presentazione del libro (sarà presente l’autore)
- proiezione del film Delta Oil’s dirty business
(regia di Y. Avergopoulos - 2007 - durata 63 min)

[CHIAPAS] PESTAGGI E ARRESTI A VENUSTIANO CARRANZA

autore: 
da www.radiondadurto.org

26 Ott. Ore: 19.25 - CHIAPAS: REPRESSIONE A VENUSTIANO CARRANZA
E' in atto in Chiapas da sabato una massiccia offensiva repressiva da parte dell'esercito federale, della polizia del Chiapas e dei gruppi speciali contro la comunità contadina di Venustiano Carranza. Le forze repressive hanno fatto irruzione nella comunità fortemente armati e a volto coperto per effettuare arresti perquisizioni e intimidire la comunità. Nella giornata di sabato sono stati arrestati due appartenenti alle comunità contadine che operano per il recupero delle terre. Ci sono stati pestaggi e intimidazioni. Il servizio da san cristobal con Gianni Proiettis, collaboratore del Manifesto.
[Scarica il contributo audio, durata: 14 min.] on www.radiondadurto.org

[Uruguay] elezioni sul filo del rasoio

Due i candidati che maggiormente si contenderanno la poltrona presidenziale: quello del Frente Amplio, centrosinistra, e quello del Partido Nacionalista, centrodestra

Il 25 ottobre prossimo si terranno in Uruguay le elezioni presidenziali. Diversi gli schieramenti che si affronteranno. Secondo gli ultimi exit poll pubblicati dalla stampa locale e diffusi dalle televisioni nazionali, il candidato del Frente Amplio (centro sinistra), Josè Mujica, ex guerrigliero Tupamaro e amico di Chavez, sarebbe favorito rispetto al suo diretto avversario Louis Alberto Lacalle, espressione politica del Partido Nacional (centro destra). C'è già chi è convinto, fra gli analisti politici nazionali, che una sola tornata elettorale non sarà sufficiente e bisognerà andare al ballottaggio. Possibile, certo, non sicuro ma possibile.
In ogni caso chi succederà a Tabarez Vasquez (che per legge non potrà ricandidarsi) se la dovrà vedere poi con una crisi finanziaria globale che ha colpito duro anche alcuni stati sudamericani ma da cui l'Uruguay ha saputo difendersi in maniera egregia.Se infatti l'economia nazionale ha segnato un -8 percento (a dire la verità quasi 9) nei primi tre mesi del 2009 nel secondo e terzo trimestre ha registrato una crescita pari al 4 percento. C'è chi crede, soprattutto la Banca Centrale del Paese, che le previsioni di crescita per l'Uruguay per il 2009 possano arrivare allo 0.8 percento e per il 2010 all'1,2 percento. Dati positivi che manterranno un'ottima gestione economica del Paese.

Ma la campagna elettorale che come detto vedrà scontrarsi quasi esclusivamente il candidato del Frente Amplio e quello del Partito Nacional, ha anche altri protagonisti. Uno dei più importanti senza dubbio è Pedro Bordaberry, uomo simbolo del Partido Colorado, con poche speranze di portare a casa la vittoria finale. Lui vorrebbe essere l'outsider di questa giornata elettorale ha puntato tutta la sua campagna su valori legati alla famiglia. Il suo partito politico dovrebbe attestarsi intorno al 12/13 percento dei suffragi.
Poi c'è il candidato presidenziale del Partido Indipendente che ha puntato tutto sugli indecisi. A loro si è rivolto Pablo Mieres, leader della lista che ha esordito nel giorno di chiusura della campagna con : "Se vi sentite insoddisfatti dei voti dati in precedenza votate per il Partido Indipendente".

Alessandro Grandi

Urban sul "ring" smaschera la politica guerrafondaia di Berlusconi e di Boss

Scontro tra il PMLI e la Lega ad "Alta Italia Tv" sugli F35
Urban sul "ring" smaschera la politica guerrafondaia di Berlusconi e di Bossi
Mostrato "Il Bolscevico" con il manifesto "È ora di muovere la piazza per liberarsi del nuovo Mussolini"

Successo dell'Organizzazione biellese del PMLI, rappresentata dal compagno Gabriele Urban, alla trasmissione "Ring" di Alta Italia Tv, martedì 13 ottobre 2009. Invitato per la quarta volta, il compagno Urban ha affrontato sul "Ring" dell'emittente piemontese l'assessore alla sicurezza della provincia di Novara Alessandro Canelli, in quota Lega Nord. Tra il pubblico sono stati invitati al dibattito tre esponenti dell'Assemblea permanente NO F35 tra cui ricordiamo Oreste Strano, che con i suoi dettagliati e acuti interventi ha reso concreto l'opportunismo e la voglia di guerre che la Lega Nord novarese trasuda da ogni discorso pubblico. Tra gli ospiti anche il vicesindaco del comune di Cameri, Paolo Gennaro, che in tutta la serata ha mostrato la parte più qualunquista e populista presente all'interno del partito xenofobo e razzista di Bossi.
La prima domanda del conduttore della trasmissione, Francesco De Luca, è stata quella se si può ancora ritenere valido l'undicesimo articolo della Costituzione il quale afferma che l'Italia ripudia la guerra. Urban ha sottolineato che oramai la Costituzione democratico-borghese del 1948 è cartastraccia perché il governo neofascista del neoduce Berlusconi invierà i cacciabombardieri F35 in Afghanistan per difendere le coltivazioni e gli accaparramenti dell'oppio da parte delle multinazionali farmaceutiche e dei trafficanti di droga e, in Iraq, per impossessarsi del petrolio bombardando miliziani e civili che fieramente si oppongono all'invasione militare di qualunque straniero nei loro territori.
L'assessore leghista Canelli ha invece sostenuto il fatto che non c'è contraddizione tra la Costituzione del '48 e l'assemblaggio degli F35 poiché già ora la nostra aeronautica è provvista di cacciabombardieri, ma vetusti, e dunque dotarsi di nuovi modelli di aerei da guerra sarebbe un diritto dovere dell'attuale governo.
Dal pubblico prende la parola il vicesindaco di Cameri, il leghista Paolo Gennaro, per affermare che quello che conta sono solo i posti di lavoro e che l'assemblaggio degli aerei porterà a Cameri, e nelle zone limitrofe, la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro, sostenendo che il resto è pura e semplice ideologia. Urban ribatte prontamente affermando che è assurdo mettere sullo stesso piano un'economia di sviluppo e benessere per le masse popolari italiane con la produzione di strumenti da guerra che serviranno esclusivamente a difendere gli interessi della borghesia nazionale in giro per il mondo; non si può accettare, ha sostenuto il compagno Urban, che con il pretesto della creazione di nuovi posti di lavoro, vengano legittimate la produzione di mine antiuomo o di fucili da guerra, che portano mutilazioni e morte nelle popolazioni dei Paesi più poveri e sfruttati del mondo.
Canelli dice che se i caccia non si faranno a Cameri verranno assemblati in altre parti d'Europa; a conferma che etica e morale pacifiste non sono di casa nella mente dei politici leghisti e che dal loro bieco qualunquismo emergono solo i loro interessi e quelli dei padroni che li finanziano e appoggiano.
Il conduttore del programma ricorda a Urban che Lenin voleva un proletariato armato per sconfiggere la borghesia e che dunque l'esponente marxista-leninista sarebbe in contraddizione. Urban risponde citando il Presidente Mao quando spiegava la differenza tra guerre giuste (quelle di liberazione nazionale) e ingiuste (quelle di aggressione di altri popoli) proprio come ora l'Italia sta contribuendo, coi propri militari, a sottomettere i popoli afghano e iracheno ai voleri dell'imperialismo internazionale.
A questo punto della trasmissione la regia manda in onda delle belle immagini dei cortei organizzati negli ultimi anni dall'Assemblea permanente NO F35 che hanno sempre visto la partecipazione di migliaia di manifestanti, oltre la costante adesione e presenza attiva dell'Organizzazione biellese del PMLI. Tornati in studio, per il giro di commenti, Urban ha voluto sottolineare che i problemi veri, a cui noi sinceri comunisti intendiamo dare risposte concrete, sono la drastica riduzione degli esosi affitti delle abitazioni per le lavoratrici e lavoratori e per le masse, bloccare i licenziamenti nell'industria tessile, ammodernare le infrastrutture esistenti per esempio elettrificando la linea ferroviaria Biella-Novara, che è tuttora servita da vecchie littorine a gasolio, costruzione di nuovi ospedali, asili e nuova edilizia residenziale popolare; altro che spendere più di 13 miliardi di euro in caccia da guerra come sta facendo il governo del neoduce Berlusconi.
La regia parte con una serie di interviste ad abitanti di Cameri chiedendo cosa pensano dell'assemblaggio dei caccia presso la loro cittadina. La maggior parte si è mostrata favorevole, altri contrari. Tornati in studio il conduttore ha chiesto al rappresentante del PMLI un commento su quanto appena udito. Urban nella sua replica ha ricordato gli strumenti dell'indottrinamento propri del regime mussoliniano che allora, attraverso la radio, la carta stampata e le scuole diffondeva capillarmente sentimenti patriottico-nazionalistici e militaristi. Oggi Berlusconi diffonde il "pensiero unico" capitalista e imperialista attraverso le proprie televisioni e quelle pubbliche, i propri quotidiani e settimanali ed ha affidato al filomafioso Marcello Dell'Utri il compito di riscrivere i libri di testo della scuola pubblica per darle un chiaro indirizzo guerrafondaio e anticomunista.
Canelli controbatte sostenendo che le risposte del PMLI sono meramente ideologiche e che la gente non segue più i comunisti perché "dottrinali". A questo punto il nostro compagno interrompe l'esponente leghista per ricordargli la differenza tra ideologia e fatti concreti ricordando che i militari morti in Afghanistan non sono ideologia e che le migliaia di morti civili afghani non sono fatti teorici ma tragedie vere.
A conclusione della trasmissione Gabriele Urban ha mostrato con orgoglio alle telecamere la prima pagina de Il Bolscevico con le parole d'ordine: "È ora di muovere la piazza per liberarsi del nuovo Mussolini", affermando che il PMLI si batte per il benessere delle masse popolari e contro un'economia di guerra.

Rapporto Goldstone: sui crimini di guerra d'Israele l'Italia vota contro

autore: 
STOP GLOBAL WAR
image1: 
vittime_gaza.jpg

Approvato dall'ONU il rapporto Goldstone
di Marco Cedolin - 19/10/2009

Fonte: Il Corrosivo di Marco Cedolin

Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha approvato sabato 17 ottobre il rapporto della commissione Goldstone, avente per oggetto i crimini di guerra compiuti dall’esercito israeliano all’interno della striscia di Gaza durante l’operazione Piombo Fuso degli scorsi mesi di dicembre e gennaio.

Fra i 47 paesi membri del consiglio 25 hanno espresso voto favorevole:
Argentina, Brasile, Cina, Russia, Bahrain, Bangladesh, Bolivia, Cile, Cuba, Djbouti, Egitto, Ghana, India, Indonesia, Giordania, Mauritius, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, Filippine, Qatar, Arabia Saudita, Senegal, Sud Africa e Zambia.
11 si sono astenuti:
Belgio, Bosnia, Burkina-Faso, Cameroon, Gabon, Giappone, Messico, Norvegia, Corea del Sud, Slovenia e Uruguay.
6 hanno espresso voto contrario:
Stati Uniti, Israele, Italia, Olanda, Slovacchia e Ucraina

Ed altri 5 non hanno votato:
Gran Bretagna, Francia, Madagascar, Kyrgyzstan ed Angola.

La questione dovrà ora venire esaminata dall’Assemblea generale dell’Onu e potrebbe ipoteticamente (cosa assai improbabile) approdare alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja nel caso Israele continui a respingere l’idea di un’inchiesta approfondita su quanto il suo esercito ha fatto nelle tre settimane dell’assalto a Gaza.
Si tratta comunque di una notizia che ha suscitato entusiasmo e soddisfazione in Palestina, mentre il governo israeliano di Netanyahu, dopo avere tentato a più riprese di bloccare l’iter del rapporto, ha reagito con rabbia, convocando un forum comprendente ministri, giuristi, diplomatici, membri del Mossad ed esperti diversi con il compito di attaccare il rapporto Goldstone e trovare le necessarie contromisure. I giornali israeliani hanno colto nella notizia, giunta a breve distanza da quella della cancellazione delle esercitazioni militari congiunte da parte della Turchia, il pericolo di un preoccupante isolamento internazionale d’Israele, che si rivelerebbe controproducente per il successo di eventuali piani di attacco nei confronti dell’Iran.

Risulta invero di assai difficile comprensione (a meno che si voglia pensare male) il ruolo del Mossad all’interno di un forum di giuristi deputato a “combattere” (si suppone per vie legali) il lavoro di una commissione d’inchiesta. Così da creare non poche perplessità in merito ai metodi che il governo israeliano intende usare per reagire di fronte alle accuse mosse dall’ ONU.
Al tempo stesso appare per molti versi incomprensibile la posizione assunta dall’Italia, nazione del mediterraneo tradizionalmente in ottimi rapporti con i paesi arabi, che anziché abbracciare una politica di equilibrio, preferisce appoggiare acriticamente l’aggressione ed i massacri compiuti da Israele a Gaza, ponendosi in una posizione differente rispetto alla maggioranza delle altre nazioni alleate europee.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=28383

sionismo e razzismo: assemblea con Eyad Rabi, compagno palestinese

23/10/2009 - 21:00
23/10/2009 - 23:55
Etc/GMT+2
autore: 
resmet
image1: 
Loc1_low.jpg

Venerdi 23 ottobre alle ore 21 presso la
Panetteria Occupata
Via Conte Rosso 20 - Milano
SIONISMO E RAZZISMO: la legislazione dell'Apartheid in israele
Assemblea cittadina con il compagno Eyad Rabi membro del comitato centrale del
raggruppamento democratico arabo Altajammuà

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