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Guerre globali

Times: Usa ammettono discussioni con italiani per le mazzette ai talebani

Ancora una volta il quotidiano britannico Times torna sul presunto pagamento di mazzette ai Talebani da parte dell'Italia per evitare attacchi in Afghanistan scrivendo che "il governo statunitense ha ammesso per la prima volta di aver discusso l'anno scorso con la controparte italiana" della questione.

Un funzionario americano ha confermato, due giorni dopo le "rivelazioni del Times" che "la questione e' stata sollevata con gli italiani"', scrive il quotidiano.
"Il funzionario non ha ne' confermato ne' smentito se le rimostranze fatte al governo di Silvio Berlusconi siano avvenute sotto forma di iniziativa diplomatica o protesta
ufficiale, ma fonti della Nato hanno riferito che sono state presentate dagli americani a Roma lo scorso anno", continua.

Ieri il ministro della Difesa francese Herve Morin ha respinto le accuse mosse dal Times secondo il quale i servizi segreti italiani avrebbero pagato decine di migliaia di dollari alle milizie talebane per mantenere l'area priva di attacchi.

Il quotidiano londinese ha scritto che le forze francesi, che sostituirono il contingente italiano a Sarobi, non furono informate da Roma di tale prassi, sottovalutando cosi' la situazione e non prendendo le necessarie precauzioni, pensando di trovarsi in una zona pacificata. Non a caso, continua il giornale, i militari francesi subirono numerosi attacchi fra cui l'agguato dello scorso anno in cui persero la vita dieci soldati.

[Milano] Mercoledì 21 ottobre Riunione Amici e Amiche di Euskal Herria

21/10/2009 - 21:30
Etc/GMT+2
autore: 
EH Lagunak Milano

MERCOLEDI 21 OTTOBRE - ore 21.30

Centro sociale Vittoria -
Via Friuli ang. Muratori 43 - Milano

RIUNIONE del comitato AMICI E AMICHE di EUSKAL HERRIA

Alla riunione sono invitati tutti coloro che intendono collaborare con le iniziative con/per i Paesi Baschi, in particolar modo durante la settimana di solidarietà con Euskal Herria di febbraio, e tutti coloro che intendono ospitare nei propri spazi e realtà dibattiti, concerti, cene eccc... durante la settimana di solidarietà di febbraio.
Durante la riunione sarà pianificato tutto il lavoro dei prossimi mesi, in base alle linee della riunione nazionale che si è svolta a Firenze.

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Continua nei Paesi Baschi la durissima repressione da parte dello stato spagnolo. Proprio pochi giorni fa, in Donostia, la Guardia Civil ha operato arresti e detenzioni di uomini della sinistra patriottica basca (tra loro Arnaldo Otegi portavoce delle istanze politiche del popolo basco e Rafa Diez ex segretario nazionale del sindacato LAB).
Questo lo scenario attuale:
- Illegalizzazione dei partiti della sinistra indipendentista e delle organizzazioni giovanili basche.
- Chiusura di organi di informazione (radio, giornali e case editrici, censura televisiva...).
- Più di 700 prigionieri politici dispersi a migliaia di chilometri di distanza da casa in isolamento e molto spesso sottoposti a tortura.
- La guerra sporca che torna a colpire con la sparizione di Jon Antza.
- Il tentativo costante da parte del governo spagnolo di rimuovere simboli di solidarietà, ad esempio le foto dei prigionieri politici.
- La brutale repressione dei vari corpi di polizia presenti sul territorio di Euskal Herria, che negano anche le più basilari manifestazioni di solidarietà (iniziative di piazza, accoglienza extracarceraria dei prigionieri politici...).

Chiediamo quindi a tutte le persone sensibili alla questione di mobilitarsi per denunciare l'attuale stato di ECCEZIONE che Euskal Herria sta vivendo.
Vi aspettiamo numerosi!!
EUSKAL HERRIAREN LAGUNAK MILANO / AMICI E AMICHE DI EUSKAL HERRIA
eh-lagunak@gnumerica.org

"TIMES" insiste, italiani pagarono anche a Herat

Mercenari

(AGI) - Roma, 16 ott. - All'indomani della denuncia del governo italiano al "Times", il quotidiano britannico insiste nel sostenere che gli italiani abbiano pagato i talebani per evitare attacchi ai militari; e aggiunge che gli accordi furono raggiunti in tutto l'Afghanistan, non solo dunque nell'area di Sarobi, ma anche a Herat.
Secondo un comandante talebano, Mohammed Ishmayel, l'accordo siglato lo scorso anno tra i servizi segreti italiani e la guerriglia locale prevedeva che "nessuno delle due parti avrebbe attaccato l'altra. Questo e' il motivo per cui fummo informati all'epoca che non avremmo dovuto attaccare le truppe Nato". I militari francesi -che sostituirono gli italiani nell'area di Sarobi e che, nell'agosto 2008, persero 10 soldati in un'imboscata- "non erano al corrente del fatto che gli italiani pagavano i comandanti locali per fermare gli attentati e conseguentemente sottostimarono la minaccia". "I talebani -prosegue il quotidiano britannico- non furono informati quando le truppe italiane lasciarono l'area e ritennero che avessero infranto l'accordo".
Il Times aggiunge che, secondo funzionari del governo afghano, gli italiani utilizzavano la pratica anche in altre zone dell'Afghanistan: un alto responsabile dell'amministrazione di Kabul ha raccontato che le forze speciali statunitensi hanno ucciso la scorsa settimana nella provincia di Herat un leader talebano; "e (la vittima) era conosciuta come uno dei talebani che ricevette soldi dal governo italiano. L'affermazione e' stata confermata anche da un alto ufficiale dell'esercito afghano, il quale ha aggiunto che gli accordi erano stati siglati tanto nella zona di Sarobi che Herat".

Il «Times»: dagli 007 italiani «mazzette» ai talebani

«Italiani pagavano mazzette ai talebani»

Afghanistan, 10 soldati francesi sarebbero stati uccisi in un agguato nella zona dove i servizi segreti italiani pagavano “mazzette” ai talebani. Questa la ricostruzione che fa oggi il quotidiano inglese Times di uno dei più sanguinosi attacchi, una vera e propria imboscata, subita dall'esercito francese nella zona di Surobi, presa in consegna dopo la “gestione” italiana.

“Mazzette ai talebani per evitare gli attacchi” scrive il Times che spiega come l'aspetto più grave della vicenda non è tanto il pagamento ai gruppi guerriglieri, ma il fato che di questa “usanza” non fossero stati messi a parte i vertici dell'esercito francese al momento del passaggio di consegne nella zona.

“Mai avuta notizia di pagamenti - si difende il ministro della Difesa La Russa - i nostri soldati escono e si conquistano la fiducia della gente. Denunceremo quotidiano”. Il governo respinge come "totalmente infondate" le notizie pubblicate dal quotidiano britannico.

Ma il quotidiano inglese cita, tra le sue fonti, i servizi segreti Usa che, riporta l'articolo, "sarebbero rimasti sbalorditi ascoltando le intercettazioni telefoniche" in cui gli 007 italiani "compravano anche militanti nella provincia di Herat con decine di migliaia di dollari".

Nel giugno 2008, alcune settimane prima che l'agguato ai francesi, l'ambasciatore Usa a Roma, prese un'iniziativa di protesta diplomatica nei confronti del governo Berlusconi sulla base delle accuse relative a queste tattiche.

L'esercito francese, ingannato dalle "usanze" italiane, al momento di insediarsi nell'area (descritta dalle forze italiane ai media come un esempio riuscito di "operazione fatta col cuore e con la testa") fece una valutazione del rischio totalmente errata considerando la zona "pacifica". "Può avere anche senso - spiega al Times un alto ufficiale Nato - tacitare i gruppi armati per far calare la violenza, ma è una follia farlo senza dire niente agli alleati...".

Altri ufficiali confermano la "strategia italiana, adottata, non dall'esercito, ma dai servizi segreti militari, per evitare morti in Afghanistan, che avrebbero causato problemi politici al governo".

Feroce, il commento di un alto dirigente Nato operativo a Kabul: "È una vergogna. La situazione militare della Nato quaggiù è già fragilissima senza che ci sia qualcuno che lavora alle spalle. Gli italiani hanno un inferno di cose a cui rispondere...".
15 ottobre 2009

I pm riabilitano Quattrocchi: «Non è stato un mercenario»

autore: 
sono tutti bravi ragazzi

fascisti brava gente. chissà perchè nessuno ricorda che ad es. l'eroico sig.Stefio è un amicone dell'organizzazione Gladio (Stay Behind), e che sul suo blogghettino inneggia delirando a Fede, Patria e Libertà... si fa di tutto per riabilitare questa gente, come se il loro ruolo nelle moderne guerre coloniali non fosse fondamentale, e come se dietro alla scelta di svolgere quel ruolo non ci fosse una intenzionalità dovuta ad una mentalità ben precisa.

L’inchiesta - Il bodyguard prigioniero con altri 3 italiani nel 2004. Poi fu ucciso
«Non è stato un mercenario»
I pm riabilitano Quattrocchi
La Digos: gli 007 sapevano in anticipo del sequestro

GENOVA - È a un passo dall’archivia­zione l’inchiesta aperta a Genova nel 2004, dopo la morte di Fabrizio Quattroc­chi in Iraq, per arruolamento illegale al­l’estero. Il pubblico ministero Francesca Nanni ha chiesto l’archiviazione delle ac­cuse contro Paolo Simeone e la sua ex col­lega, Valeria Castellani, indagati in base al­l’articolo 288 del codice penale che appun­to punisce «l’arruolamento o l’armamen­to non autorizzato al servizio di Stato este­ro ». Paolo Simeone, ex lagunare e ex vo­lontario dell’organizzazione non governa­tiva Intersos, è l’uomo che avrebbe contat­tato per la missione in Iraq Fabrizio Quat­trocchi, poi ucciso dalle «Brigate Verdi». Ma il punto su cui la Procura ha cercato in questi anni di far luce non è il contatto tra Simeone e la squadra di Quattrocchi (ab­bastanza scontato), è invece la caratteristi­ca di quell’arruolamento: si può configu­rare come un’attività da mercenari?

Quattrocchi e gli altri tre italiani seque­strati il 12 aprile 2004 in Iraq, Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cuper­tino, svolgevano, hanno affermato i super­stiti, attività di security: non azioni di guerra ma sicurezza personale. Non mer­cenari ma bodyguard. Il servizio, hanno detto, si svolgeva all’interno dell’albergo Babylon o come guardie del corpo nelle trasferte. Per definire i mercenari, soldati senza divisa al soldo di uno Stato estero, la legge italiana indica alcuni requisiti, co­me, ad esempio, quello di partecipare a «incursioni dirette a mutare l’ordine costi­tuzionale di un Paese». Il confine è quello fra la guerra, o la guerriglia, e la security.

La richiesta di archiviazione della Pro­cura genovese propende evidentemente per la seconda ipotesi. La decisione, ora, spetta al gip: può accogliere e archiviare come richiesto o rimandare al pm le carte. L’esito non è scontato. A Bari è in corso un processo contro Salvatore Stefio, rapi­to con Quattrocchi, e Giampiero Spinelli proprio in base all’articolo 288 del codice penale. La materia è controversa e soprat­tutto non esistono precedenti cui fare rife­rimento.

Le terribili circostanze della morte di Quattrocchi (che disse «Vi faccio vedere come muore un italiano» ai suoi carnefi­ci) sono destinate a far discutere ancora. Anche perché nelle carte della Procura di Genova è contenuto un documento che pone alcuni interrogativi. È un rapporto della Digos che documenta come due gior­ni prima del rapimento avvenuto il 12 aprile un agente del Sisde abbia telefona­to a un dirigente della Digos parlando di due genovesi rapiti in Iraq e chiedendo in­formazioni su Quattrocchi e Luigi Valle. Valle, amico di Quattrocchi, in quei giorni si trovava a Genova, circostanza che la Digos appurò subito. Nella telefonata del­l’agente dei servizi — avvenuta il 10 apri­le mentre il dirigente della Digos era di servizio allo stadio di Marassi — si faceva riferimento anche all’Isba, (Investigazio­ni, bonifica, servizi di sicurezza e allar­mi), una delle società con sede a Genova per cui aveva lavorato Quattrocchi. Diver­si elementi, non solo il nome di Quattroc­chi, ma anche della società Isba, vengono segnalati due giorni prima che il rapimen­to abbia luogo. Dopo il sequestro la Digos fa un rapporto sulla telefonata e la cosa ri­mane agli atti. La sera del 10 aprile la noti­zia che «un genovese» era stato sequestra­to in Iraq circolò confusamente nelle reda­zioni locali, senza trovare conferma. Un lancio dell’agenzia «Reute» aveva parlato di «quattro italiani» rapiti ma come il cer­chio si sia poi stretto sulla città di Genova e sul nome di Quattrocchi — che verrà ef­fettivamente sequestrato due giorni dopo e ucciso con un colpo di pistola alla testa — rimane un mistero.

Erika Dellacasa
14 ottobre 2009

http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_14/erika_dellacasa_quattrocch...

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IRAQ: PM, QUATTROCCHI NON ERA UN MERCENARIO, ARCHIVIARE CASO
(AGI) - Genova, 14 ott. - E’ prossima all’archiviazione l’inchiesta per l’arruolamento illegale di Fabrizio Quattrocchi, ucciso in Iraq nel 2004 dopo essere stato rapito dalle “Brigate Verdi”. Il pubblico ministero Francesca Nanni della procura di Genova ha infatti chiesto l’archiviazione del fascicolo che muove dalle accuse contro Paolo Simeone, l’uomo che avrebbe contattato Quattrocchi per la missione in Iraq, e l’ex collega Valeria Castellani, accusati, secondo l’articolo 288 del Codice Penale, di “arruolamento o armamento non autorizzato al servizio di Stato Estero”. La notizia e’ stata anticipata stamani dal Corriere della Sera.

In questi anni la procura ha cercato di far luce sul tipo di lavoro effettivamente svolto dalla vittima nel Paese. Secondo le testimonianze dei compagni di Quattrocchi, anch’essi rapiti, la loro attivita’ in Iraq era quella di security, un servizio che lo stesso Quattrocchi avrebbe svolto all’interno dell’albergo Babylon o come guardia del corpo durante le trasferte. Nulla a che vedere, quindi, con l’attivita’ di mercenario. La decisione sull’archiviazione delle accuse spetta ora al Gip, un esito che pero’ non appare scontato vista anche la mancanza di precedenti cui fare riferimento. (AGI)

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fu arruolato come scorta
La riabilitazione di Quattrocchi
Il Pm: «Non un mercenario»

A Genova, il sostituto procuratore Francesca Nanni ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Fabrizio Quattrocchi, il bodyguard genovese ucciso in Iraq nel 2004

Verso la riabilitazione di Quattrocchi
Il Pm: «Non era un mercenario»
14 ottobre 2009

A Genova, il sostituto procuratore Francesca Nanni ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Fabrizio Quattrocchi, il bodyguard genovese ucciso in Iraq nel 2004: il Pm ha trasmesso al giudice per le indagini preliminari il fascicolo su Paolo Simeone e sulla sua ex collega, Valeria Castellani, entrambi indagati per il reato previsto dall’articolo 288 del codice Penale, che punisce «l’arruolamento o l’armamento non autorizzato al servizio di Stato estero».

Il Simeone genovese (36 anni), ex del battaglione San Marco, è il capo dell’agenzia Dts - che ha sede nel Nevada (Stati Uniti) - che ha chiamato in Iraq Quattrocchi e tanti altri per scortare persone e svolgere altre attività di security.

Aurelio di Rella, avvocato della famiglia Quattrocchi, non sa ancora nulla della richiesta: «Andremo a controllare in Procura - ha spiegato questa mattina - Adesso mi consulterò con i familiari e decideremo cosa fare. Ma non penso che ci opporremo all’archiviazione».

Quattrocchi venne sequestrato in Iraq il 12 aprile 2004, insieme ad altri tre italiani: Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino; tre furono liberati dopo 56 giorni, mentre Quattrocchi fu ucciso.

I superstiti dichiararono che i quattro svolgevano attività di secutity e non azioni di guerra. Una tesi che, ora, sembra essere stata accolta dagli inquirenti.

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/10/14/AMJURk0C-mercenar...

Una scintilla nella Santa Barbara

autore: 
Fawda

Oggi è lunedì 12 ottobre 2009. Ed infine è successo.

Quello che molti temevano, quello che pochi speravano. Verso le 8 di mattina un nord-africano, forse un libico, ha cercato di introdursi nella caserma dell’esercito Santa Barbara, in via Perrucchetti, a Milano. Bloccato dai militari all’ingresso, l’uomo ha fatto esplodere l’ordigno a basso potenziale che portava con sé. Dicono che un attimo prima della detonazione abbia gridato «Via dall’Afghanistan!». Ad ogni modo, a parte un militare leggermente ferito, le conseguenze più gravi le ha riportate lo stesso attentatore. Quasi sicuramente perderà un braccio. C’è chi dice che si tratta di un “pazzo isolato”. C’è chi dice che si tratta dell’esecutore di un complotto.
Il portavoce della comunità islamica a Milano prende le distanze e assicura che fra di loro non c’è alcun clima di ostilità nei confronti degli italiani. Anche noi lo rassicuriamo: fra gli italiani c’è un forte clima di ostilità nei loro confronti. Altrimenti non si spiegherebbe il trionfo elettorale dei partiti più reazionari e razzisti, e il dilagare delle formazioni di estrema destra. Altrimenti autobus con grate alle finestre non riempirebbero i lager chiamati CIE con uomini e donne fermati durante le quotidiane retate. Fra gli stranieri, qualcuno si è stancato di subire.
Noi non sappiamo chi sia l’autore di questo attentato. Non conosciamo il suo nome. Non conosciamo le sue idee. Non sappiamo se sia clandestino o se abbia i documenti in regola. Se sia solito inginocchiarsi più volte al giorno in quanto sottomesso a Dio, o se sia solito camminare a testa alta perché appassionato del libero arbitrio. Se tratti le donne con rispetto o con disprezzo. Se auspichi l’avvento di uno Stato teocratico, se ne preferisca uno democratico, o se provi avversione per tutti gli Stati. Se lavori “onestamente” o se tiri a campare per mezzo di espedienti. Se parli correttamente la nostra lingua o se ne balbetti appena poche parole. Di lui sappiamo solo una cosa, quello che ha fatto questa mattina. E tanto ci basta.
Il suo è stato un gesto simbolico, ma dalle potenzialità devastanti perché parla a tutti. Dice che gli stranieri che si trovano qui in Italia non devono avere sempre paura. Non devono essere sempre quelli che scappano e si nascondono da chi vuol fare loro del male. Possono anche andare a cercare i loro persecutori, per contraccambiare. Dice che per attaccare la canea militare che insanguina il pianeta con le sue guerre non occorre essere a Kabul o a Nassiriya. Le truppe di occupazione sono qui, all’incrocio delle nostre strade, sull’uscio delle nostre case. Dice che quando la disperazione ha spezzato il cuore, quando tutte le lacrime sono state versate, quando il fiele dell’umiliazione è stato ingoiato, non rimane spazio solo per l’impotenza che induce alla passività.
C’è un’altra possibilità: LA RABBIA CHE TRAVOLGE OGNI CAUTELA.
Pensate davvero che una videosorveglianza onnipresente possa fermare individui simili? Pensate davvero che il campionato di calcio, i reality show o il culo delle veline possano addomesticare individui simili? Pensate davvero che la sentenza di Genova contro gli insorti del luglio 2001 possa inibire individui simili?
Da oggi, i razzisti avranno una ragione in più per attaccare gli stranieri. Fra le loro vittime c’è pure chi si ribella. Da oggi, gli antirazzisti avranno una ragione in meno per difendere gli stranieri. Fra i loro assistiti c’è chi è capace di difendersi da solo. Da oggi, il Ministro degli Interni vivrà in un incubo permanente. Cosa potrebbe accadere se fra gli stranieri dovesse generalizzarsi la voglia di vendicare la propria dignità offesa? E cosa accadrebbe se anche gli italiani percepissero infine la stessa necessità?
E se queste due tensioni, finalmente consapevoli e armate, s’incontrassero?

Milano, attentato a una caserma

autore: 
da Repubblica

MILANO - Attentato a una caserma dell'esercito di Milano. Un nordafricano ha lanciato una bomba contro l'ingresso dell'edificio in via Perrucchetti (zona San Siro) al grido di "andate via dall'Afghanistan" rimanendo lui stesso gravemente ferito. Colpito lievemente un militare, raggiunto da un sasso schizzato durante l'esplosione. E' stato medicato sul posto e sta già parlando con gli investigatori per ricostruire la dinamica dell'attentato.

L'uomo è entrato questa mattina nella caserma approfittando dell'ingresso di un'auto, una Punto bianca. Portava una cassetta degli attrezzi. Bloccato dai militari sotto il tiro delle armi d'ordinanza, dopo un febbrile scambio di battute, avrebbe tentato di lanciare l'ordigno urlando "via dall'Afghanistan". Non ancora escluso, invece, che il suo sia stato un tentativo di farsi saltare in aria. L'attentatore, trasportato in codice rosso all'ospedale Fatebenefratelli, ha perso una mano ed è gravemente ferito al volto. La strada è stata bloccata, il traffico è paralizzato in tutta la zona.

Le dieci domande a S.B. che pubblicò a suo tempo la Padania!

autore: 
camicie verdi = camicie nere

Leggere per credere! Sono molto più interessanti di quelle recentemente poste da Repubblica!

http://www.indicius.it/archivio/10_domande_a_berlusconi.htm

Chissà se i leghisti se le ricordano?

Per approfondire consigliamo i libri:

Mario Guarino, "Fratello P2 1816. L'epopea piduista di Silvio Berlusconi", Kaos Edizioni
G.Ruggeri e M.Guarino "Berlusconi. Inchiesta sul signor tv", Editori Riuniti 1986 (ristampato da Kaos edizioni nel 1994)

Kombat Sound @ Cpo LaFucina

10/10/2009 - 19:00
10/10/2009 - 23:59
Etc/GMT+2
autore: 
Cpo La Fucina
image1: 
4web.jpg

Aperitivo + Sound System
Kombat Sound + Dj L'Homo

Sabato 10 Ottobre 2009
Ore 19.00
@ Cpo La Fucina
Via E. Falck 44 -Sesto San Giovanni

Il ricavato della serata andrà per la ricostruzione della clinica Al-Awda di Gaza

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