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Guerre globali

{ Libre & Salvaje }

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*Ha sido un año lleno de bromas, de malos sueños . Creo que mañana, ojalá, despertaré y el Maury estará en la Sacco, quejandose del dolor de su rodilla. Pienso que mañana pasearé y me tocará el brazo ese niño con la sonrisa más tierna que me ha llenado este año, el Júbilo, y me preguntará como estoy y que onda por la vida. Creo que a lo lejos veré al Pablo, sin conocerlo pero llamando mi atención por algo de su persona, converzando con sus amigxs. Espero que mañana me pueda pasear tranquilx por las calles sin tener en cuenta qu detrás de mi y otrxs hay un psicopata de la PDI rastreando cada paso que damos.
Quiero despertar y besar a mamá, tranquila ...
Mañana veré a mis wachxs y nos frustraremos por la mierda de sociedad en la que vivimos ... Pero ¿Sabes? Dentro de todo estaremos tranquilxs, por que no habrán psicotapas a nuestras espaldas conociendo nuestras familias, nuestra vida, nuestrxs compas de U, de cole, de vida...
Sé que eso no pasará, porque, nose si lamentable o no, esta es mi realidad, y la de mis compas.
Hoy, 36 años ... "Siempre pienso, busco una respuesta pero no logro entender. Cual es el afán de causar daño y hambruna al pueblo (...) Era trabajador, que luchaba por un mejor estar en su trabajo. Sólo eramos eso, trabajadores y trabajadoras. No hacíamos daño a nadie. No comprendo tanta maldad..."
Nosé si logro entender el dolor que sintió al decir esas palabras mi vecinx. Mi vecino, de allá, de acá, de la Pincoya, del Bosque I; esas lágrimas que salieron con tanto dolor, y temor ...
"Nos obligaron a trotar, desde Departamental hasta acá (La Pincoya). Nosé de donde saqué fuerzas y aguanté. Recuerdo un compañero de trabajo, uno medio gordito. Ahí, por Franklin él ya estaba agotado, no daba más. Nunca más lo vimos; cuando volvimos al trabajo, unos tres meses después ... Faltaban 2 compañeros más. Supieron hacerla; quizás están en el mapocho, quizás aún viven ... Torturados. Nosé, no me explico porque todo esto..."
La Claudia... de San Bernardo, estudiante de Lenguaje en el Peda y estudiante de Danza en la Academia ... Pobladora, Anarquista, amiga, compa, de tantxs . "La chica" ... Fuerte, con llama en las manos, con el corazón apretado y agitado. Lleno de emoción, tras cada salida en el cordón, tras las calles de Recoleta, de la Pincoya ...
Hoy, lxs compas en prisión, lxs compas muertxs, lxs compas perseguidxs ... Hoy ... Paranoicxs.

Saludos ! Y cada quien sabe cómo, dónde, hace lo que hace.
Se cuídan todxs ... Si no queremos más prisiones no las sigamos llenando ... Por que sus muros se fortalecen ... Cuando deberían estar siendo derribados ...

Mari mari ( A )wka !!

L'FPLP denuncia l'appoggio di Frattini ad Israele

autore: 
C.A.U. - Napoli

L'FPLP fa appello agli amici della Palestina italiani e svedesi affinché rifiutino i tentativi Sionisti di intimidazione

Tratto da: http://www.pflp.ps/english/

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha esortato gli amici ed i sostenitori della Palestina in Italia, in Svezia, in Europa ed in tutto il mondo, a rifiutare i tentativi Sionisti di calpestare la libertà di parola e di stampa e di eliminare il movimento di sostegno alla Palestina. Un portavoce dell'FPLP, in risposta alle dichiarazioni del ministro italiano degli Affari Esteri Franco Frattini, ha affermato che è urgente che gli stati europei ed i popoli a livello internazionale isolino Israele ed investighino pienamente i suoi abusi.

Il portavoce dell'FPLP ha condannato duramente l'intervento di Frattini, che ha affermato che “ci sono limiti alla libertà di stampa” e che ha spinto per espandere ed incrementare le relazioni economiche e politiche tra Israele e l'Europa. Israele ha chiesto che il governo della Svezia condanni un articolo del giornalista svedese Donald Bostrom pubblicato sul giornale Aftonbladet, in cui si parlava dei furti degli organi dai corpi dei Palestinesi assassinati dalle forze di occupazione israeliane.

Il portavoce dell'FPLP ha sostenuto che, piuttosto che confutare la veridicità dell'articolo di Bostrom, il regime sionista ha tentato di inquinare le acque e di creare un agghiacciante precedente che potrebbe mettere a tacere giornalisti ed attivisti per i diritti umani Palestinesi in Svezia ed in tutta Europa. Ha poi aggiunto che è assolutamente inappropriato per un governo “condannare” un articolo pubblicato sulla stampa libera, e ha chiesto che il movimento Sionista metta fine ai tentativi senza fine per silenziare la denuncia delle sue ripetute violazioni dei diritti umani e nazionali palestinesi.

Ha affermato che l'occupazione dello stato Sionista è illegittima e costruita interamente su un progetto razzista basato sull'espropriazione dei Palestinesi e sul furto della terra Palestinese. Al momento continua l'occupazione militare, l'imprigionamento di massa dei Palestinesi, la costruzione di insediamenti sulla terra rubata, la sionizzazione di Gerusalemme, la repressione sistematica dei Palestinesi nei territori occupati nel 1948, la negazione del diritto al ritorno per oltre 7 milioni di rifugiati Palestinesi, l'assedio e la continua aggressione contro il nostro popolo a Gaza, a soli pochi mesi dai devastanti massacri perpetrati contro i Palestinesi a Gaza, che hanno prodotto shock ed orrore in tutto il mondo.

Ha poi aggiunto che qualsiasi tentativo di spostare l'attenzione dai crimini israeliani o etichettare le investigazioni su di essi come “antisemitismo” non è altro che un tentativo di distrarre dal problema reale – per l'appunto i crimini dello stato di occupazione per cui Israele dovrebbe essere messo sotto processo. L'Unione Europea dovrebbe impegnarsi nelle sanzioni e nell'isolamento di Israele, anziché far proprie le preoccupazioni dell'occupante.

Il portavoce dell'FPLP ha dichiarato che la richiesta di Frattini affinché la Svezia “dimostri la propria posizione contro l'antisemitismo” è assurda e, ancora una volta, lavora in concerto con le forze occupanti per spostare l'attenzione dai crimini quotidiani razzisti del Sionismo. L'opposizione allo stato israeliano, razzista e criminale, non ha nulla a che vedere con gli Ebrei, l'Ebraismo, o con pregiudizi o odi contro di essi; al contrario, Israele stesso è uno stato razzista, basato sul Sionismo, un'ideologia razzista che sostiene il furto della terra Palestinese ed Araba nonché la pulizia etnica dei Palestinesi e degli Arabi con l'obiettivo di creare il cosiddetto “stato ebraico” sulla terra arabo-palestinese!

Il portavoce dell'FPLP ha sottolineato che il Fronte sta facendo appello a tutti gli amici della Palestina in Italia, in Svezia ed in tutta Europa affinché rifiutino le richieste Sioniste di mettere il bavaglio ai giornalisti e di impedire investigazioni sui crimini israeliani e affinché rifiutino in modo perentorio tutti i politici che tentano di giustificare questi crimini. Inoltre, esso fa appello affinché l'Unione Europea applichi il boicottaggio e le sanzioni contro Israele, i suoi prodotti e le sue istituzioni a causa della sua natura razzista e delle sue violazioni dei diritti umani e nazionali dei Palestinesi.

Il portavoce dell'FPLP ha concluso esprimendo la sua solidarietà al giornalista svedese, Donald Bostrom, al giornale Aftonbladet ed a tutte le forze e le istituzioni che nel mondo spingono per un'indagine completa, per la denuncia e per l'incriminazione per crimini di guerra dello stato Sionista.

Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org

Beata Merkel Addolorata

autore: 
NO WAR NO USA NO NATO
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...Che donna di buon cuore: la cancelliera tedesca Angela Merkel "chiede scusa per il raid", un vero angelo! E' "profondamente dispiaciuta" per le vittime innocenti del raid aereo in Afghanistan chiesto dalle truppe tedesche. Che passione, che spirito empatico! "Siamo addolorati per ogni singola vittima. Ogni civile ucciso o ferito in Afghanistan, è un civile di troppo". Belle parole, degne d'un pacifista. Uno si aspetterebbe a questo punto una qualche consequenzialità, un atteggiamento umile, autocritico, una marcia indietro; ed invece la Beata Addolorata ribadisce il concetto: "I nostri soldati resteranno in Afghanistan". Che forza d'animo, che fierezza, che donna! Applausi.
D'altronde "l'intervento in quelle terre, è la nostra reazione al terrorismo. E' da là che è partito e non il contrario". WOW! Una lezione di storia condensata in due righe! Meraviglioso.
Ma secondo voi, su quali basi si esprime questa democratica ipocrita "addolorata"?
Semplice: sulla base della ormai diffusa ed accettata propaganda occidentale, che ha preso ormai ufficialmente il posto della verità, o anche solamente del legittimo dubbio; cosicchè "la menzogna diventa verità e passa alla storia" (Orwell). Mentono sapendo di mentire, e chiunque può rendersene conto con un click qui, qui o qui...

In ogni caso, "la Nato temeva che i camion carichi di benzina potessero essere utilizzati per attentati terroristici": ottima scusa...ma a parte il fatto che l'Afghanistan Rights Monitor sostiene che questo non sia vero, questi presunti "attentati terroristici" dei talebani sarebbero rivolti a chi? Contro ai militari? Allora non sono atti terroristici, ma di guerra!
Ci sono infatti ben due sentenze del tribunale di Bologna che sanciscono che eventuali attentati contro militari in Afghanistan, Iraq o in qualsiasi altro paese occupato militarmente non possono essere considerati atti terroristici, in quanto questi possono essere definiti tali solo se colpiscono civili e non il personale addetto all'occupazione... Ed invece a colpire i civili SIAMO NOI...ma a noi basta chiedere scusa, giustificare l'orrore con squallide, fantasiose, ipocrite scuse e ricominciare daccapo nel nome della superiorità occidentale, vero?
E' l'ora di chiamare questi mostri per quello che sono: NAZISTI democratici.

11 septiembre: El Pueblo No OLVIDA - ¡NO A LA CRIMINALIZACIÓN DE LA LUCHA SOCIAL!

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Ante los hechos ocurridos el día miércoles 02 de septiembre frente a la Universidad Academia de Humanismo Cristiano, donde algunos jóvenes realizaban una protesta y donde se vio involucrado el cuartel de la Brigada de Homicidios de la Policía de Investigaciones que repelió violentamente con sus armamentos a los estudiantes, y como consecuencia de ello hoy están en prisión preventiva en la cárcel Santiago Uno los estudiantes Pablo Alonso Carvajal Aracena (carrera de Derecho), y Matías Josué Castro Aguilera (carrera de Antropología), declaramos lo siguiente:

Repudiamos la resolución de la 8va sala de la corte de apelaciones de Santiago, quien decretó prisión preventiva a nuestros compañeros y amigos, puesto que durante la audiencia uno de los jueces DORMÍA al momento de que los abogados defendían sus causas y además tenían un documento redactado con antelación, donde ya aparecía escrita la resolución de dejarlos en prisión sin escuchar los argumentos del abogado defensor. No tomando en cuenta la resolución de la jueza que ya los había dejado libres. ¿Corre la nueva reforma judicial o no?

Denunciamos el descarado MONTAJE POLICIAL que se les ha hecho a estos estudiantes universitarios, puesto que tanto el ministerio público como investigaciones de chile no presentan NINGUNA PRUEBA de las acusaciones que les han imputado con respecto a su supuesta participación en los hechos, solamente lo que la policía en forma mentirosa ha dado a conocer a la opinión pública y que son burdas especulaciones que incluso llegan a ser contradictorias. Lo que evidentemente demuestra una respuesta netamente política de parte de la policía. Ellos necesitan chivos expiatorios.

Negamos rotundamente que Pablo y Matías fueran partícipes de lo ocurrido debido a que ellos estuvieron PRESENCIANDOLO como mucha gente que también estuvo ahí, y prueba de ello son los innumerables testigos que hoy están dispuestos a declarar; e incluso existe una grabación con la cámara del celular del mismo Pablo quién habría grabado los hechos detrás de un kiosco, desde donde la policía lo secuestró, requisándole su celular.

Repudiamos el actuar de la Policía de investigaciones y de Carabineros de chile por su inusitada reacción frente a una casa de estudios y ante todos los medios de comunicación utilizando incluso armas de servicio de los funcionarios disparando indiscriminadamente hacia el interior de la universidad, hechos de violencia muy similares al actuar de la policía en dictadura militar.

Consideramos como un hecho grave los procedimientos que utilizó la policía para detener a Pablo y Matías por cuanto se cometieron irregularidades en todo su actuar, dado que después de 6 horas de haber detenido a Pablo, recién informaron a sus padres y allanaron su casa; en cuanto a Matías, reventaron su casa y golpearon a su hermano pequeño de 17 años, robándoles dinero y otras pertenencias que nada tenían que ver con pruebas.

Hacemos un llamado a la opinión pública a que no dejemos pasar este nuevo montaje, como ya han ocurrido otros en este país, y que están destinados a quitarle la libertad a aquellas personas que para el sistema les resultan peligrosas por su forma de pensar. Llamamos a todos a estar alertas y a solidarizar con Pablo y Matías denunciando estos hechos públicamente. Difundiéndolos entre las distintas organizaciones e individualidades conscientes, desenmascarando sobre todo el carácter político de este encarcelamiento.
¡NO MÁS MONTAJES POLICIALES!

¡NO A LA CRIMINALIZACIÓN DE LA LUCHA SOCIAL!

¡LIBERTAD A PABLO Y MATÍAS!

http://www.columnanegra.org/

11 septiembre de 1973

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En el marco de un nuevo aniversario del golpe de Estado ocurrido en septiembre de 1973, un grupo de encapuchados levanto barricadas para manifestarse contra la continuidad de la dictadura ya en democracia, denunciando el actual estado policial que opera contra los movimientos sociales.
VALPARAISO. MIERCOLES 2 DE SEPTIEMBRE.- Ayer martes a las 13:30 hrs, un grupo aproximado de 40 encapuchados se manifestaron en los alrededores de la universidad de Playa Ancha, cortando los principales accesos vehiculares hacia el Plan de Valparaíso con barricadas y escombros. A la par con esto, un grupo de encapuchados emitió una declaración publica alusiva a la conmemoración del 11 de septiembre, fecha en que todos los años aumenta aun mas el numero de asesinados por los aparatos de represión, tanto en la dictadura como bajo los gobiernos democrático-fascistas de la concertación, lo que también se hizo presente durante la protesta a través de panfletos, lienzos y consignas.

A las 14:00 hrs. se hicieron presentes en el lugar los carros de fuerzas especiales de carabineros haciendo uso del guanaco para extinguir las barricadas y poder dar paso al trafico vehicular nuevamente, provocando también la respuesta por parte de los encapuchados, quienes ingresaron a la casa central de la UPLA y bombardearon con piedras y bombas de pintura al guanaco y a dos piquetes de FFEE que se encontraban lanzando bombas lacrimógenas. El resultado de estos enfrentamientos, que se vieron fortalecidos por la acción de un grupo minoritario de encapuchados que se encontraba en la Facultad de Arquitectura de la U. de Valparaíso, fue la inutilización de un guanaco, lo que provoco el repliegue de carabineros, no sin antes bombardear ambas universidades con lacrimógenas.
Cerca de las 15:00 hrs. los manifestantes regresaron a la calle para levantar barricadas en la entrada de la universidad a lo que carabineros no respondió sino hasta unos 45 minutos después, momento en que un grupo de encapuchados decidió atacar frontalmente los carros de carabineros que se encontraban en el sector de la Escuela Naval. En respuesta a esto, FFEE especiales realizo una emboscada con el fin de tomar preso a la mayoría de quienes se encontraban en las calles, desplazando la mitad del contingente hacia el sector del estadio playa ancha (acceso lateral a la Universidad) y otra sección hacia el acceso principal. A partir de esta emboscada ocurren los enfrentamientos de mayor tensión entre carabineros y encapuchados, ya que los carros de carabineros intentaron embestir a los manifestantes (lo que ya tiene antecedentes en playa ancha, lugar donde un estudiante fue atropellado por un guanaco en un siting contra el APEC, nov. 2004), afortunadamente sin resultados positivos. En respuesta a la violenta represión ejercida por carabineros, los encapuchados intensificaron su ataque en base a piedras y bombas de pintura, atacando desde el primer y segundo piso, mientras un grupo de encapuchados lanzaba escombros desde el techo hacia los piquetes de bombas lacrimógenas. Al mismo tiempo, en la Facultad de Arquitectura y en los alrededores de Alejo Barrio, grupos de encapuchados (Arquitectura UV) y transeúntes (Alejo Barrio) atacaron a carabineros con objetos contundentes, siendo reprimidos con gases lacrimógenos y el guanaco. Estos últimos enfrentamientos provocaron la acción generalizada de carabineros quienes dispersaron con el carro lanzaaguas a todos quien se encontrara en los alrededores de la universidad.

Hasta el momento no se tiene un registro exacto de cuantas personas fueron detenidas ayer durante los disturbios en Playa Ancha, sin embargo se tiene constancia de dos personas que intentaron salir de la UV para arrancar de los gases lacrimogenos y que fueron detenidos, como también de un numero indefinido de transeúntes que fueron detenidos en el sector de Alejo Barrio.
FUENTE : http://www.columnanegra.org/?p=1774

Quando anche ad Abu Mazen scappa detta la verità storica

Quelle piccole storie spesso trascurate, che raramente arrivano ai titoli di prima pagina o alle trasmissioni tv, sono spesso le più significative. È da esse che talvolta emergono delle verità deliberatamente soppresse, è lì che le grandi bugie vengono talvolta smascherate, seppure inavvertitamente.
Poca attenzione hanno ricevuto lo scorso luglio le rivelazioni del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), sulla tv Al-Palestinia. Abu Mazen ha parlato della sua giovinezza a Safed, da dove racconta sempre che la sua famiglia fu cacciata a forza dalle truppe israeliane nel 1948. Abu Mazen si compiace del suo presunto status di profugo. È l’armamentario che gli è indispensabile sulla scena araba e internazionale: la commovente postura della povera vittima conferisce un’apparente autorità morale alla sua causa. Questa posa, per di più, diventa un dogma arabo fondamentale: la recriminazione cruciale per giustificare il terrorismo contro Israele, e rifiutarsi di abbandonare il cosiddetto “diritto al ritorno” da parte dei profughi a quelle che vengono descritte come le case sottratte loro dai violenti conquistatori ebrei. L’opinione pubblica prevenuta si presta volentieri a credere alla favola del palestinese combattente per la libertà. Ma una spensierata disattenzione – o la convinzione che nessuno ascolti i discorsi tra arabi – a volte fa cadere la maschera così pazientemente fabbricata. È quello che è accaduto ad Abu-Mazen il 6 luglio scorso.
Il co-fondatore di Fatah, soffermandosi a lungo sulle sue origini a Safed, ha lasciato trapelare per caso la verità. “Fino alla nakba ( “la sciagura”, il greve sinonimo usato in arabo per indicare l’indipendenza di Israele) – ha raccontato – la sua famiglia “viveva da benestante a Safed”. Quando Abu Mazen aveva 13 anni, prosegue il racconto, “partimmo a piedi di notte per il fiume Giordano... Infine ci stabilimmo a Damasco... Mio padre era ricco, e spendeva con metodo il suo denaro. Dopo un anno, quando il denaro finì, cominciammo a lavorare”.
“La gente – continua Abu Mazen – era motivata ad andarsene... Temevano ritorsioni da parte delle organizzazioni terroriste sioniste, particolarmente quelle di Safed. Quelli di noi che erano di Safed temevano soprattutto che gli ebrei nutrissero vecchi propositi di vendetta per ciò che era avvenuto durante la sommossa del 1929. Questo era nella memoria delle nostre famiglie e dei nostri genitori... Si rendevano conto che l’equilibrio delle forze stava cambiando, e quindi l’intera città venne abbandonata sulla base di questa logica: salvare la nostra vita e i nostri averi”.
E così, ecco la verità direttamente dalle labbra del gran capo dell’Autorità Palestinese. Lui, e proprio lui, attesta che nessuno espulse gli arabi da Safed. Il loro esilio fu il frutto di una scelta, spinti dalla chiara consapevolezza della loro responsabilità e dalla convinzione che gli ebrei si sarebbero mossi sulla base degli stessi standard di faida e di sangue che prevalgono nella cultura araba. In modo poco realistico immaginavano che gli ebrei avrebbero fatto loro esattamente ciò che gli arabi avevano fatto agli ebrei a Safed. Se questa era la loro premessa, avevano un ottimo motivo per andare nel panico.
La “sommossa” cui fa riferimento Abu Mazen fu uno dei pogrom istigati in serie dal famigerato mufti di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, ancor oggi venerato in tutto il mondo arabo: un entusiasta collaboratore nazista residente a Berlino durante la seconda guerra mondiale, un criminale di guerra ricercato nel dopoguerra.
Nell’agosto 1929 Husseini chiamò a raccolta gli arabi per massacrare gli ebrei con il falso pretesto che gli ebrei complottassero per impadronirsi del Monte del Tempio. Sessantasette membri dell’antica comunità ebraica di Hebron furono orrendamente fatti a pezzi. Fu la mattanza più famosa, ma non l’unica che venne perpetrata in quell’occasione nel paese. Nell’altrettanto antica comunità ebraica di Safed, ventun ebrei furono massacrati in modo altrettanto orrendo (un gatto venne infilato nell’addome sventrato di una donna). Un bambino e una giovane donna che doveva sposarsi il giorno successivo furono uccisi a sangue freddo da poliziotti arabi assegnati dalle autorità mandatarie inglesi a sorvegliare la maggioranza degli ebrei di Safed che aveva cercato salvezza nel cortile della polizia.
Gli inglesi proposero che tutti gli ebrei di Safed venissero evacuati “per la loro sicurezza”, come era avvenuto a Hebron. L’offerta fu rifiutata con fermezza. Dopo di allora, e in particolare durante i furibondi attacchi del 1936-39 guidati dal mufti, i duemila ebrei della città vennero difesi dall’Haganà e dalle cellule dell’IZL di Safed. Tuttavia, l’infausta sera del 13 agosto 1936 dei razziatori arabi riuscirono a penetrare e invadere la modesta casa Unger, nel quartiere ebraico, mentre la famiglia stava cenando. Assassinarono il padre, Alter, 36enne scriba della Torah, le sue figlie Yaffa e Hava (9 e 7 anni) e il figlio di 6 anni Avraham.
Nel suo libro “Annali di Safed”, Natan Shor riporta il seguente racconto di un testimone oculare, uno dei primi vicini che si trovarono a passare di lì. “I ragazzi sentirono dei gemiti provenire da una delle case. Entrammo e in mezzo a una stanza buia, ammobiliata solo con un tavolo, una sedia rotta e uno scaffale pieno di libri soprattutto religiosi, giaceva il corpo di un uomo. Era stato colpito alla testa. Mancava metà cranio. Vedemmo solo la barba, parte del naso e l’occhio destro... Il cadavere giaceva in un lago di sangue e di materia cerebrale... Nell’altra stanza, tra i piatti rotti, giacevano tre bambini morti, coperti di sangue. Due avevano ancora gli occhi aperti. Una vecchia, la nonna, correva di stanza in stanza, impazzita dal dolore. La madre, anche lei ferita e probabilmente creduta morta, andava da un bambino all’altro. Non piangeva e non urlava. Guardando fisso, ripeteva piano in yiddish: 'Se solo fosse toccata a me e non a voi’. Aveva una mano sanguinante e un dito amputato pendeva da un lembo di pelle”.
Ecco cos’era stata la “sommossa” per cui i parenti di Abu Mazen si aspettavano di subire vendetta. Paradossalmente gli ebrei furono messi in allarme dalla fuga degli arabi, immaginando che presagisse un grande massacro da parte degli eserciti arabi invasori (cosa che effettivamente venne tentata). In molte zone (a Haifa, per esempio) gli ebrei pregarono gli arabi del posto di restare. Ma gli arabi di Safed e di tante altre località, seguendo le esortazioni dei loro capi di andarsene, inseguiti dagli incubi che suscitavano le loro (ma non degli ebrei) tradizioni di vendetta, fecero ciò che era più logico e assennato alla luce della loro convinzione che gli ebrei si sarebbero comportati secondo il codice arabo.
La vigilia del 16 aprile 1948, giorno del ritiro degli inglesi da Safed, le autorità mandatarie consegnarono agli arabi le strutture della polizia e il forte militare di Monte Canaan. Si offrirono di scortare tutti gli ebrei fuori dalla città “per la loro sicurezza”. Come nel 1929, gli ebrei rifiutarono decisamente, benché il ricordo dell’orrenda carneficina avrebbe dovuto infondere più terrore tra loro che tra gli arabi in fuga.
Perché questa testimonianza di Abu Mazen di capitale importanza non ha avuto la debita risonanza sulla nostra stampa? Perché i mass-media anche israeliani hanno largamente ignorato i ricordi del presidente dell’Autorità Palestinese?
È di rigore perpetuare il mito della colpa di Israele, da esibire come un attestato di pensiero illuminato. Niente deve scalfire la narrazione, potente e fraudolenta, dei profughi palestinesi, nemmeno le memorie del gran capo dei palestinesi, per non parlare di quelle degli ebrei: quelle si possono ignorare completamente.
Ecco perché oggi gli abitanti di Safed devono richiedere alla municipalità di non demolire la vecchia casa Unger, ma di conservarla come un sito storico commemorativo.

Cpo La Fucina- Grigliata Popolare

11/09/2009 - 20:30
11/09/2009 - 23:59
Etc/GMT+2
autore: 
La Fucina
image1: 
ALLENDE.jpg

Grigliata Popolare
Ore 20.30

Cpo La Fucina
Via E.Falck,44- Sesto San Giovanni
(MM1 Sesto F.S)

[Afghanistan] macelleria nato

autore: 
cu-chi

Un f-15usa ha colpito cisterne di carburante che gli insorti afgani avevano appena sottratto nei pressi di kunduz.Attorno ai mezzi si erano accalcate decine di persone in attesa della prevista distribuzione gratuita del carburante.Il raid ha provocato almeno 90 morti e centinaia di feriti in gran parte civili arsi vivi nell'incendio sprigionatosi.La casa bianca si è dichiarata preoccupata per l'accaduto.

M.O.: SOLDATI ISRAELIANI UCCIDONO 14ENNE PALESTINESE

autore: 
NO WAR NO NATO NO USA

TERRITORI PALESTINESI
1/9/2009 19.25
INCURSIONE AEREA A GAZA E RAGAZZINO UCCISO IN CISGIORDANIA

Almeno due palestinesi sono stati uccisi in serata in un’incursione dell’aviazione militare israeliana nel nord della Striscia di Gaza. Lo riferiscono fonti palestinesi e israeliane, precisando che dell’episodio per ora hanno dato notizia solo fonti palestinesi, ma che, se venisse confermato, si tratterebbe di una violazione del cessate il fuoco che mise fine all’offensiva israeliana su Gaza di dicembre-gennaio. I due palestinesi uccisi, appartenenti a un movimento armato, erano impegnati in attività di sorveglianza del confine tra Israele e la Striscia di Gaza a est della città di Jabalya, nel nord della Striscia. Intanto restano da chiarire le circostanze in cui questa mattina l’esercito israeliano ha ucciso un giovane palestinese di 15 anni, Muhammad Nayif, nei pressi del campo profughi di Jalazoun, non lontano da Ramallah in Cisgiordania. Secondo la ricostruzione israeliana, i militari, penetrati in territorio palestinese per un’operazione militare di polizia, hanno aperto il fuoco contro il giovane in seguito al lancio di alcune pietre e di bombe molotov contro di loro. L’agenzia di stampa palestinese Maan - riportando le parole del Centro palestinese per i diritti umani e le testimonianze di fonti mediche, oltre che il racconto di alcuni testimoni oculari – fornisce però una versione completamente diversa. Secondo la ricostruzione palestinese i militari avrebbero aperto il fuoco (senza che se ne conosca il motivo) contro un gruppetto di ragazzi che si stava recando nella scuola del campo di Al Jalazoun gestita dall’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi. La sparatoria ha provocato il ferimento anche di altri due bambini. L’accusa più grave contenuta nel rapporto diffuso in serata dal centro palestinese per i diritti umani è che i militari avrebbero impedito l’arrivo sul luogo della sparatoria di un’ambulanza, lasciando il giovane Nayif (raggiunto da tre colpi) a terra sanguinante per oltre un’ora, prima di trasferirlo in un ospedale israeliano. [MZ]

http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=254739

N.B.: l'articolo non riporta il fatto che i soldati hanno sparato anche ai medici che tentavano di raggiungere il ragazzo, ferendone 3...

Aljazeera parla invece di un totale di 3 ragazzi feriti più il guidatore dell'ambulanza. in ogni caso, veramente degli infami e sporchi assassini!

anche il padre del ragazzo, pare, era stato ucciso dalle forze israeliane 7 anni prima.

[Afghanistan] Bombe Nato su autocisterna, decine di morti

autore: 
NO WAR NO NATO NO USA

Kunduz (Afghanistan), 08:06
AFGHANISTAN: RAID AEREO NATO AL NORD, FORSE DECINE DI MORTI
Decine di persone, addirittura novanta secondo il governatore provinciale Mohammad Omar, potrebbero aver perso la vita nel nord dell'Afghanistan a causa di una gigantesca esplosione provocata da un raid aereo dell'Isaf, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza guidata dalla Nato. Stando a testimoni oculari, la notte scorsa velivoli alleati hanno bombardato alcune auto-cisterne che erano state sequestrate da un commando di Talebani lungo la strada che, nel distretto rurale di Ali Abad, conduce al villaggio di Angorbagh, nella provincia settentrionale di Kunduz. Almeno uno dei veicoli e' pero' piombato nelle acque di un fiume: tutto intorno si sono allora ammassati non solo guerriglieri che cercavano di recuperarlo, ma anche semplici civili intenti a impadronirsi del carburante che fuoriusciva dai serbatoi. Il camion sarebbe stato centrato da una bomba, saltando in aria e facendo strage di chi si trovava nei pressi. Secondo il capo della polizia distrettuale, Baryalai Basharyar Parwani, vi sarebbero stati come minimo sessanta tra morti e feriti. Fonti del Comando atlantico a Kabul si sono limitate a confermare l'avvenuta "incursione", attribuendola alle forze occidentali.
(04 settembre 2009)

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/AFGHANISTAN-RAID-AEREO-NATO-AL-N...

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Afghanistan, bombe Nato su autocisterna in mano ai talebani: almeno 90 vittime
Il mezzo era finito in un fiume e la gente tentava di rubare il carburante, quando è arrivato il missile
ci sono anche diversi feriti

KABUL (AFGHANISTAN) - E’ di almeno 90 morti il bilancio del bombardamento aereo della Nato su un gruppo di talebani che si erano impossessati di un’autocisterna nel nord del paese: è quanto hanno confermato fonti locali, spiegando che sarebbero moltissime le persone coinvolte, tra vittime e feriti.

LA VICENDA - Nella notte, i talebani si erano impadroniti di un’autocisterna sull’autostrada di Angorbagh, nella zona di Kunduz, ha spiegato Baryalai Basharyar Parwani, il capo della polizia locale. «L’autocarro è finito sul letto di un fiume, c’erano civili con i talebani e sono stati bombardati, più di 60 persone sono state uccise o ferite», ha assicurato il capo della polizia. «Si è trattato di un bombardamento aereo della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf)», ha dichiarato uno dei suoi portavoce.

04 settembre 2009

http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_04/afghanistan_bombardamento_...

Dozens of casualties as NATO hits Afghan fuel truck
http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5gp62eJggkudwpH7cQ1juX...

Afghanistan air attack kills scores
http://english.aljazeera.net/news/asia/2009/09/200994465561117.html

Ultime Features

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