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Lavoro

Fs: ancora un ferroviere morto sul lavoro

I macchinisti,"basta sangue sui binari"

La notizia la diffonde, come spesso è accaduto negli ultimi mesi, la rivista dei ferrovieri “ancora In Marcia!”, da sempre in prima linea nella battaglia per la sicurezza di lavoratori e viaggiatori . “La notte scorsa è morto, a seguito delle gravissime ferite riportate e dopo un mese di agonia, il nostro compagno di lavoro, Bruno Pasqualucci, operaio RFI addetto alla manutenzione dei binari nel compartimento di Roma. ...

La tragedia - proseguono dalla redazione - è avvenuta il 23 ottobre nella stazione di Maccarese (Rm), sulla linea Roma Civitavecchia ma la notizia non era trapelata. Bruno, 63 anni, ad un passo dalla pensione, è rimasto vittima di una caduta dal carrello lavori in movimento che lo avrebbe schiacciato contro il marciapiede. La sua agonia si è protratta per un mese, durante il quale ha subito numerosi interventi chirurgici. Solo pochi giorni or sono, il 6 novembre scorso – ricordano i ferrovieri – un altro giovane operaio, a Firenze Rifredi, Domenico Ricco, di 27 anni, ha perso la vita mentre lavorava alla manutenzione di binari. Gli infortuni mortali nelle Fs ed in particolare dentro Rfi devono richiamare l’attenzione di tutti i lavoratori e di tutte le Istituzioni alle procedure adottate, all’organizzazione del lavoro, all’adeguatezza dei mezzi, dei tempi e del numero di persone assegnate per ciascuna lavorazione al fine di evitare altre tragedie analoghe: basta sangue sui binari. Nel silenzio aziendale la nostra rivista si trova ad aver assunto, oltre al tradizionale ruolo di strumento di informazione, cultura, tecnica e politico sindacale, anche il ruolo di unico canale d’informazione per l’opinione pubblica di quanto accade all’interno dell’universo ferroviario. L’azienda, Ferrovie (ancora) dello Stato – sottolineano i macchinisti - l’Ansf, il ministero dei trasporti, le Asl, la Magistratura e i sindacati sono chiamati tutti a dare risposte concrete e non di circostanza a queste tragedie per ricercarne le reali cause ed evitarne altre. A noi lavoratori – conclude la nota - il compito di organizzarci e lottare per difendere la nostra salute e la nostra dignità: perché nessuno lo farà al nostro posto”.

23 Novembre 2009

DirittiDistorti

fonte: www.dirittidistorti.it

INSIEME CONTRO LA CHIUSURA DELLA MENSA UNIVERSITARIA DI VIA GOLGI

23/11/2009 - 16:25
24/11/2009 - 01:00
Etc/GMT+1
autore: 
S d L

marted* pomeriggio a partire dalle 14.00 gli studenti di città studi e i lavoratori della mensa in sciopero effettuano un presidio in Piazza Leonardo da vinci indetto da SdL ed RdB.
Gli amministratori del Politecnico probabilmente discuteranno il rinvio per 3 mesi della delibera di chiusura della mensa di Via Golgi.
I Lavoratori della mensa che rischiano i posti di Lavoro, gli Studenti e gli Operatori universitari che difendono il Diritto allo Studio ed a un pasto Caldo, ribadiscono che l'eventuale rinvio è un trucco per smobilitare e intendono continuare le mobilitazioni affinchè sia definitivamente ritirata la delibera di chiusura.

Alle 15.00 si svolgerà una conferenza stampa per info:
3482545794

Blitz nella notte degli operai Alcoa: bloccati i cancelli della centrale Enel

Il blitz è scattato in piena notte. Quando mancava mezz'ora all'una del mattina un centinaio di operai dell'Alcoa di Portovesme hanno varcato i cancelli dello stabilimento occupato e si sono riversati davanti alla centrale termoelettrica dell'Enel

Il blitz è scattato in piena notte. Quando mancava mezz'ora alla una del mattino un centinaio di operai dell'Alcoa di Portovesme hanno varcato i cancelli dello stabilimento occupato e si sono riversati davanti alla centrale termoelettrica dell'Enel. Un blitz improvviso con un obiettivo preciso: bloccare i cancelli della centrale, in particolare i varchi di accesso al carbonile. Davanti al muro umano si sono dovuti fermare i camion carichi di carbone, il combustibile della centrale, appena sbarcato dalle stive di un mercantile approdato nel pomeriggio nelle banchine dello scalo industriale di Portovesme. Niente alluminio, niente carbone: è la nuova parola d'ordine degli operai dell'Alcoa ormai decisi a tutto pur di evitare la chiusura della loro fabbrica. L'obiettivo Enel non è casuale: è proprio l'elevato costo dell'energia ad avere messo in ginocchio la loro fabbrica. Il blocco era ancora in atto nel cuore della notte e non si sa quando verrà rimosso. Gli operai rischiano, tenere una nave ferma in porto ha costi altissimi, qualcuno dovrà pagare. Ma la disperazione fa vincere qualsiasi paura. La protesta va avanti

Per una fabbrica che rischia di fermarsi un'altra riaccende i motori. Alla Portovesme srl ripartono da oggi i forni Waelz, spenti da febbraio. Rientrano al lavoro 140 persone, tra dipendenti diretti e degli appalti, che sono rimaste in cassa integrazione per nove mesi. Un segnale di speranza in un polo industriale che sforna cassintegrati a tempo indeterminato, dove le fabbriche si fermano ma non ripartono e anche i grandi colossi vivono in emergenza, come sta succedendo in queste settimane ad Alcoa.

L'ECCEZIONE In questo scenario il riavvio del Waelz, l'impianto della Portovesme srl dove si produce zinco utilizzando i fumi di acciaieria, rappresenta un'eccezione: un buon numero di lavoratori torna alla normalità, un reparto produttivo riparte. Resta ancora fermo il ciclo di produzione del piombo, che probabilmente non sarà riavviato prima di maggio 2010: per circa 300 operai, tra diretti e imprese, continuerà la cassa integrazione. «Questa è una giornata importantissima per noi», dice Tore Cappai, delegato Filcem Cgil della Rsu di fabbrica, «perché finalmente un pezzo fondamentale della fabbrica riprende a marciare. Certo, resta in sospeso la questione del Kss, dove si produce il piombo, e ci auguriamo che i problemi ancora in attesa di una soluzione definitiva, come l'energia a prezzi competitivi e il contratto di programma per incentivare gli investimenti, possano essere archiviati nel più breve tempo possibile».

IL CASO ALCOA ben diversa, come detto, la situazione nella vicina fabbrica di alluminio dell'Alcoa. Il rischio chiusura che incombe sullo stabilimento, mette a rischio circa 2000 posti di lavoro. Continua il presidio dei lavoratori e, soprattutto, prosegue il blocco dell'alluminio in uscita. Una forma di protesta che sta creando seri problemi alla compagnia Alcoa, impossibilitata a rifornire i suoi clienti abituali (tra cui importanti aziende nazionali dall'altra parte del Tirreno) a causa dell'iniziativa degli operai.

Intanto, a proposito della strategia allo studio del Governo per abbassare i prezzi dell'energia, venerdì l'Autorità per l'energia ha approvato una delibera che fissa le regole per l'interconnessione con le reti elettriche estere. «È singolare che per superare il problema dei costi energetici sia necessario rivolgerci all'estero, quando proprio sotto di noi c'è una straordinaria fonte di energia come il carbone», dice Francesco Sanna, senatore del Pd. Dopo l'assemblea di sabato in fabbrica, lavoratori, organizzazioni sindacali e sindaci sono impegnati ad organizzare la trasferta di giovedì a Roma. Luciano Uras, consigliere regionale dei Comunisti, Sinistra sarda, Rossomori ha proposto che a Roma ci sia anche il Consiglio regionale.

Interrotta a Rho l'iniziativa dei sindaci su expo e piano alfa

autore: 
Uniti contro la Crisi

INTERROTTA A RHO L'INIZIATIVA DEI SINDACI SU EXPO E PIANO ALFA
NELLA CITTA' VETRINA IN SCENA LICENZIAMENTI E SPECULAZIONI

Rho, 21 novembre 2009. Ci siamo presi la parola, non come pubblico, ma come i protagonisti di progetti speculativi che viviamo sulla nostra pelle, perché con il Piano Alfa 2015 e con il Pgt finalizzato alle speculazioni di Expo 2015, questo territorio non ha futuro. Nella serata del 20 novembre doveva andare in scena all'auditorium di Rho la passerella dei sindaci, con Zucchetti in primo piano, per presentare la futura città vetrina, quella in cui l'area dell'Alfa Romeo viene trasformata da industriale ad un mix di funzioni che prevedono alberghi e centri commerciali, quella che prevede lo stesso destino per l'area industriale di Mazzo, 900.000 mq accanto alla Fiera, con più di 200 piccole aziende ancora attive che occupano migliaia di lavoratori. La città vetrina in cui i servizi pubblici non esistono e l'unica opera prevista è il nuovo liceo Rebora, che oggi sarebbe già stato costruito se si fosse dato seguito al protocollo d'intesa del 2007, che invece Zucchetti ha stracciato per poi ricollocare il progetto con questo Pgt sui propri terreni.
In tanti, operai, studenti, cittadini abbiamo invaso il palco, con gli striscioni delle vertenze che portiamo avanti e ci siamo presi la parola, perché l'iniziativa di partecipazione fittizia presentata da Zucchetti, propone un pacchetto preconfezionato che non può essere emendato, dal momento che avrebbe un impatto devastante che cambierebbe per sempre la faccia di questo territorio.
Per il diritto al lavoro e al reddito, per il diritto all'istruzione, alla mobilità pubblica e alla sanità, che non trovano alcuna risposta in un piano di governo del territorio finalizzato a senso unico alla cementificazione selvaggia e alla speculazione edilizia, saremo in piazza sabato 28 novembre, per una manifestazione unitaria che partirà dalla stazione di Rho alle 9,30.

Centro Sociale SOS Fornace (Rho-Pero), Comitato No Expo (Milano), SIM - Studenti In Movimento (Rho), Collettivo Oltre Il Ponte (Nerviano), La Spinta! (Rho), RSU Agile/Eutelia (Pregnana), SLAI Cobas Alfa Romeo (Arese), FLMU-CUB Alfa Romeo (Arese), FIOM Sempione, CUB (Rho e Legnano), SLAI Cobas (Rho), Comunisti - Sinistra Popolare (Rho), Rifondazione Comunista (Nord Ovest Milano) Sinistra Critica (Nord Ovest Milano), Comunisti Uniti

Rho: operai Alfa occupano l'auditorium

Mentre il sindaco insieme a quelli di Lainate e Arese illustrava il piano di Expo 2015

RHO (Milano) - Venerdì sera gli operai dell'Alfa Romeo di Arese hanno occupato l'auditorium del Comune di Rho mentre i sindaci di Rho, Lainate e Arese presentavano il piano per l'Expo 2015 e la destinazione d'uso dell'area dello stabilimento. I sindacalisti dello Slai Cobas hanno appeso uno striscione sul palco e hanno tenuto un comizio. Secondo gli operai l'operazione è «una grossa speculazione edilizia».

PROTESTE - «Vogliamo che ad Arese rimanga la produzione dell'Alfa Romeo», ha detto Corrado Delle Donne, coordinatore dello Slai Cobas. «Noi non molliamo e faremo una piattaforma unitaria con tutti i lavoratori della zona». Assieme ai lavoratori dell'Alfa, che protestano contro il trasferimento a Torino di 232 dipendenti del reparto Stile e progettazione, hanno occupato l'auditorium gli attivisti del comitato No Expo e del centro sociale Fornace, i quali hanno appeso lo striscione «Su lavoro, diritti e sapere non si specula» e hanno urlato «vergogna» ad alcuni ospiti dell'incontro.

Alcoa/ Alta tensione a Portovesme "sequestrata" la fabbrica

autore: 
jg
image1: 
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da: http://www.apcom.net/newscronaca/20091120_214800_3d845f8_76746.htm

21:48 - CRONACA- 20 NOV 2009

Rivendicazione video: presi i manager, ma Cgil frena:sono con noi
Milano, 20 nov. (Apcom) - Una giornata di alta tensione alla Alcoa di Portovesme, in provincia di Carbonia Iglesias, dopo che la multinazionale dell'alluminio ha deciso di sospendere la produzione nei due stabilimenti italiani, quello in Sardegna e quello di Fusina in Veneto. L'azienda di Pittsburgh ha reagito così alla decisione della Commissione europea che ha chiesto di restituire gli aiuti ricevuti sul prezzo dell'elettricità. La notizia, ha fatto sapere la Cgil Sarda, è arrivata improvvisa e inattesa e, come ha spiegato il segretario regionale Enzo Costa, "Con una notizia come quella la fabbrica si ferma". Gli operai si sono subito riuniti in assemblea e la tensione è salita al massimo quando i lavoratori hanno deciso di "sequestrare" lo stabilimento e quindi è stato diffuso un video nel quale due uomini con il volto coperto hanno rivendicato l'azione. "Abbiamo sequestrato lo stabilimento con tutti i dirigenti dentro - hanno detto - la dichiarazione dell'Alcoa che chiude gli stabilimenti non può essere messa in atto. Togliamo il sequestro solamente dopo che l'Alcoa toglie la dichiarazione". Con il passare delle ore la situazione è andata tranquillizandosi e la Cgil ha ribadito che "non c'è nessun sequestro, i dirigenti sono rimasti di loro iniziativa, è una decisione che riguarda tutti e che ha sorpreso tutti. Domani mattina alle 9 - ha spiegato Costa - ci sarà un'assemblea aperta a tutte le associazioni del territorio e ci sarà un'analisi della situazione meno a caldo. La decisione di chiudere lo stabilimento sindacalmente è da respingere". Il problema, oltre che i lavoratori della Alcoa, riguarda l'intera regione sarda del Sulcis dove, hanno sottolineato dalla Cisl, la situazione "è disperata". "A Portovesme - ha spiegato il sindacalista Rino Barca - lavorano circa 1000 unità, circa 2mila con l'indotto, senza considerare la situazione di un territorio marcato dalla disoccupazione, per noi l'Alcoa è come la Fiat a Torino. Le fabbriche avevano dato un impulso a questo territorio dopo la chiusura delle miniere. Che la fabbrica chiuda è un disastro". Anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, è intervenuto sulla vicenda: "Questo è il momento della fermezza, ma anche del massimo senso di responsabilità da parte di tutti. Fare ora qualcosa di diverso potrebbe mettere a rischio qualche migliaio di posti di lavoro". Per il governatore "l'unico obiettivo che tutti perseguiamo è la piena operatività dell'impianto e il mantenimento dei livelli occupazionali, precondizione per un rilancio dell'intero polo dell'alluminio". In attesa degli sviluppi, a partire dall'assemblea di domani, la Alcoa avrebbe deciso di non fare nulla per 15 giorni. Ma la mobilitazione dei lavoratori non si ferma. l

Alcoa - Rivendicazione sequestro dello stabilimento in stile zapatista

autore: 
working class

Alcoa: ’’Abbiamo sequestrato lo stabilimento’’

20 novembre 2009

Il colosso Usa dell’alluminio ha deciso la chiusura degli impianti italiani: i lavoratori di Portovesme in sardegna bloccano l’azienda e trattengono alcuni dirigenti in assemblea: "Nessuno può entrare o uscire"

Il video della rivendicazione in stile zapatista (da c6.tv) al link :

http://tv.repubblica.it/copertina/alcoa-gli-operai-sequestrano-lo-stabil...

REPORT – RAI 3 ovvero LA FALCRI BNL e IL FONDO PENSIONI BNL

autore: 
Falcri Bnl
image1: 
falcribnl - logo.jpeg

REPORT – RAI 3
ovvero
LA FALCRI BNL e IL FONDO PENSIONI BNL

Domenica 15 novembre 2009 è andata in onda REPORT, la trasmissione di RAI 3 condotta da Milena Gabanelli, con una puntata dedicata alle banche ed ai Fondi Pensione dal titolo

LA BANCA DEI NUMERI UNO – Le Mani sui Fondi
di Paolo Mondani

All’interno della parte riguardante i FONDI PENSIONE è stata trasmessa l’intervista concessa dalla FALCRI attraverso il Segretario dell’Organo di Coordinamento Massimo Liberati sul nostro Fondo.
Durante la trasmissione è stata ribadita la performance migliore come rendimento del TFR rispetto a tutti i Fondi Previdenziali compresi quelli con linee cosiddette prudenziali ed è stata criticata l’impossibilità di recedere una volta effettuata la scelta verso i Fondi.
Tutto quanto detto e ricordato in trasmissione ha confermato la bontà delle indicazioni da noi date a tutti i colleghi circa la collocazione del TFR e tutti i dubbi sollevati solo dalla nostra Organizzazione Sindacale e dal sindacalismo di base si sono rivelati drammaticamente fondati.

Informiamo tutti i colleghi che non avessero assistito alla trasmissione che è possibile visionare la puntata direttamente dal sito www.report.rai.it

Non appena possibile l’intera parte riguardante i Fondi Pensione sarà visionabile anche sul sito del nostro sindacato www.falcribnl.it

Prosegue con tutti i mezzi la battaglia della FALCRI BNL per una maggiore informazione e trasparenza su tutto ciò che riguarda ed interessa le Lavoratrici ed i Lavoratori.

Roma, 16 novembre 2009

Segreteria dell’ODC FALCRI BNL

www.falcribnl.it

falcribnl@yahoo.it

[PALERMO] Termini Imerese, gli operai della Fiat occupano il municipio

«Abbiamo eletto un nuovo sindaco»
PALERMO
Circa 200 dei 1300 operai della Fiat di Termini Imerese, come annunciato ieri, hanno occupato il municipio e la stanza del sindaco Salvatore Burrafato. I lavoratori della fabbrica siciliana da oggi sono di nuovo in cassa integrazione e temono che l’azienda possa smantellare il sito dove attualmente si produce la Lancia Ypsilon. «La nostra - spiega Roberto Mastrosimone della Fiom - è un’azione simbolica per chiedere attenzione sulla vertenza in atto. Siamo qui perchè vogliamo incontrare il vicesindaco, cioè il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, con delega al Cipe, Gianfranco Miccichè».

Gli operai che si trovano in municipio hanno «eletto» un proprio sindaco tra le circa 200 tute blu che in questo momento occupano la stanza del primo cittadino Salvatore Burrafato. L’operaio ha indossato la striscia tricolore. «Se le istituzioni non prendono in considerazione i nostri problemi - dicono gli occupanti - cercheremo di fare da soli».

Gli operai insistono affinchè il visesindaco Miccichè vada in Comune per parlare con loro e chiedono di fissare un incontro con il ministro Claudio Scajola, prima che la Fiat presenti ufficialmente il piano industriale. Senza questi due passaggi «staremo qui ad oltranza», dicono.

Negli Usa dati allarmanti sulla fame. "Sottonutriti" 49 milioni di persone

Il Capitalismo è Morto

La crisi economica ha colpito duro negli Usa e lo rivela, più di altri, un dato sorprendente. Anche nella nazione più ricca del mondo una fetta ampia della popolazione non ha la certezza di avere cibo a sufficienza. Si tratta, secondo una ricerca del ministero dell'agricoltura, di 49 milioni di persone, vale a dire oltre il 14% delle famiglie americane. Il dato è il peggiore dal '95, ossia da quando si è avviata la ricerca con criteri omogenei. Naturalmente non si tratta della fame che conoscono molti abitanti dell'Africa, ma di una sottoalimentazione, e una mancanza di certezza sul cibo quotidiano.

La crisi economica ha aggravato la situazione, soprattutto quella delle famiglie numerose: nel 2007 erano 12 milioni i bambini che vivevano in nuclei familiari in cui talvolta non c'era nulla da mangiare, nel 2008 sono passati a 17 milioni; i minori in evidente stato di denutrizione, sempre in un anno, sono aumentati da 700 mila a più di un milione. Numeri che mettono in luce il dramma umano che sta dietro alla recessione, ufficialmente finita, ed evidenziano quegli effetti della crisi che in Italia ad esempio si tenta di oscurare.

Il fenomeno è così noto negli usa che in campagna elettorale Obama aveva promesso di eliminare totalmente la piaga della fame tra i più piccoli entro il 2015. Dai dati emerge che la carenza di cibo colpisce soprattutto le ragazze madri: una mamma single su tre fa fatica a comprare da mangiare e una su sette ha dovuto convivere con la fame. Un fenomeno che colpisce soprattutto la minoranza nera e quella latina.

La Casa Bianca parla di dati "sconcertanti", sottolineando come diversi fattori considerati nello studio convergano nell'indicare un aumento dell'insicurezza alimentare. "Il nostro primo compito - ha detto Obama - è quello di rilanciare l'occupazione, che aiuterà ad alleggerire la pressione economica che impedisce di portare tutti i giorni un piatto a tavola".

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