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Diritti digitali

Rinvio e modifiche del provvedimento sulla privacy per amministratori di sistema

autore: 
vodkone

Con una comunicazione di fine giugno, pubblicata con un certo ritardo sul sito internet ufficiale, il garante della privacy informa di aver recepito indicazioni pervenute da associazioni di categoria e da consultazione pubblica e di apporre delle modifiche al testo del provvedimento sulla privacy riguardante gli amministratori di sistema.
Ulteriori dettagli qui: http://vodkone.estri.net

14 luglio: sciopero dei blogger

autore: 
Dirittoallarete
image1: 
censura3.jpg

IL 14 LUGLIO IL PRIMO SCIOPERO DEI BLOGGER
E IL RUMOROSO SILENZIO DELLA RETE!!
CONTRO IL DDL ALFANO E L’OBBLIGO DI RETTIFICA PER I GESTORI DI TUTTI I “SITI INFORMATICI”.

L’iniziativa nata in Rete e per la Rete ha avuto un insperato successo raccogliendo l’adesione di migliaia di blogger, gestori di siti internet di informazione non professionistica e molte associazioni di categoria.

A questo punto il 14 luglio si avvicina e bisogna prepararsi per il rumoroso silenzio.

Ecco cosa fare:

- alla mezzanotte del 13 luglio, se hai un blog o un sito internet pubblica il logo dell’iniziativa che puoi scaricare attraverso il sito www.dirittoallarete.ning.com con un link all’iniziativa.

- il 14 luglio, alle 19, quindi, non mancare all’appuntamento a Roma, in Piazza Navona dove la blogosfera e la Rete si siederà in circolo a fare una chiacchierata su quello che sta accadendo, perché così possiamo ancora parlare e poi ci imbavaglieremo simbolicamente per qualche minuto per far capire a tutti cosa potrebbe accadere alla libertà di informazione on-line se le disposizioni del DDL Alfano in materia di obbligo di rettifica venissero approvate.

Nel corso della manifestazione tanti giornalisti e blogger scatteranno foto e riprenderanno la manifestazione così da consegnarla poi alla memoria della Rete e consentire a quanti non potranno esserci di partecipare comunque all’iniziativa facendone rimbalzare on-line le immagini.

Ci vediamo a Roma!

(Alessandro Gilioli, Guido Scorza, Enzo Di Frenna)

Per maggiori informazioni consulta il sito www.dirittoallarete.ning.com o scrivi a dirittoallarete@gmail.com

Sciopero dei blog? Meglio non aderire

autore: 
Aldo Vincent

Sciopero dei blog? Meglio non aderire

Amici, coniglietti miei, eccomi pronto per la prossima scarica di vaffa che mi arriverà dalla Rete. Certo non dai promotori dello sciopero dei Blog che dovrebbe svolgersi il 14 luglio, che sono giornalisti che si occupano di blog, docenti che si occupano di blog, testate che si occupano di Blog a cui si accodano i soliti noti: l’incazzoso Luca Sofri, il soffice Sabelli Fioretti, l’inutile Adinolfi, e gli illustri Neri, Di Frenna, Granieri, Ribecchi, Zambardino ecc, questi non si occupano di piccoli pensatori come me. Mi aspetto reazioni scomposte dai qualsiasi, dai qualsivoglia, dai niente e nessuno che come me trasportano informazioni e notizie. Perché in questi vicoli elettronici funziona così, e così deve funzionare.

Invece, quello che offrono i capoccioni summenzionati (e altri illuminati), è di reagire ad un cerchio magico in cui vogliono cacciarci con una legge iniqua facendoci entrare in un altro cerchio magico che è l’intrupparsi in masse amorfe decelebrate dirette da loro (Nota 1) dimenticando che il Web usando un’informazione pluridirezionale, non è adattabile a nessuna forma di gerarchia.

Tempo fa, rispondendo a Umberto Eco che usava in modo dispregiativo il termine Hacker, mi rifacevo alle considerazioni di McKenzie Wark , docente alla New School University di New York, che ha pubblicato in Italia: 'Un manifesto Hacker – Feltrinelli” dove, analizzando i termini del nuovo conflitto sociale e del nuovo pensiero libertario che ha accompagnato lo sviluppo di Internet, parla di conflitto tra classe vettoriale (per esempio Berlusconi e il possesso dei mezzi di comunicazione) e quelli come me (come noi) che forniscono nuove informazioni da dati non pre-elaborati, che hanno il fine di estrarre nuova conoscenza e liberano il virtuale nell’attuale. Quelli come me (come noi), lui li definisce: Hackers ma in una nuova accezione del termine:

HACKERS DELL’INFORMAZIONE
Qualcosa che per il momento equivale ad una forma di anarchia virtuale.

Questa è la ragione per cui, ça va sans dire (o che bello! Ho trovato on line la cediglia) non solo trovo ridicolo metterci un bavaglio per combattere chi vuole metterci un bavaglio, ma invito pure quelli che come me abbiano un minimo DI DUBBIO (non oso dire discernimento) a non aderire a questo ridicolo sciopero.

P.S.
Gli scioperi in Italia negli ultimi cinquant'anni, se la Storia insegna qualcosa, sono serviti prevalentemente ai sindacalisti.

(Nota 1) Siete pregati di esimervi dal criticare il “Cerchio Magico” come esempio poco adatto alla questione perché lo ha citato Marshall McLuhan nel 1965 quando affrontò l’argomento che stiamo trattando ora.

www.giornalismi.info/aldovincent

14 luglio silenzio stampa e dei blogger!

image1: 
nuovobanner2.jpg

Riporto integralmente dalla pagina creata sul social network Ning.
L’appello è opera di Alessandro Gilioli, Guido Scorza e Enzo Di Frenna.
Aderisci scrivendo a dirittoallarete@gmail.com , ma puoi anche pubblicare il banner sul tuo sito o postando testi sulla pagina dell’iniziativa.
Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.
Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.
Il cosiddetto “obbligo di rettifica“ imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi.
I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.
Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.
I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist“ se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.
Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono.
E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.
Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto.
Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.
****
il feed rss di questo blog è qui

http://zambardino.blogautore.repubblica.it/

Appello: mettiamo in rete i terremotati abruzzesi

autore: 
mazzetta
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Il governo vieta Internet ai terremotati nelle tendopoli dicendo che "non gli serve". Una posizione ridicola che copre chiaramente il desiderio di ridurre nei campi le possibilità di comunicazione e di organizzazione per i terremotati, visto che allo stesso modo sono vietate assemblee, volantinaggi, visite e ogni attività di comunicazione che non sia esercitata su impulso governativo.

È fin troppo evidente che invece la rete ai terremotati servirebbe eccome, sia per sbrigare incombenze quotidiane che per lo studio o per comunicare con amici e parenti lontani grazie a strumenti come la posta elettronica, Skype, e altri ormai usati quotidianamente dagli italiani, così come per ammazzare la noia di giornate sempre uguali evadendo dall'unica offerta governativa, quella televisiva.

L'occasionale inattività alla quale sono costretti potrebbe al contrario essere valorizzata attraverso corsi di alfabetizzazione informatica, offrendo così agli abruzzesi la possibilità di riemergere dalla tragedia con un numero maggiore di frecce al loro arco, ma il governo non vuole, preferendo esercitare un controllo militaresco sui corpi e sulle menti dei terremotati.

Questo appello è rivolto a privati, aziende ed associazioni con la sufficiente capacità operativa, affinchè adottino i campi dei terremotati e forniscano loro la connessione ad internet e macchine utili a sfruttarla. Per coprire un campo non serve molto, giusto qualche router e qualche stazione Wi-Fi, l'ostacolo non è quindi economico, ma politico. Per superarlo basta la volontà e una volta che ci sarà il segnale nessuno potrà impedire agli abitanti dei campi di connettersi o vietare il possesso di computer o altri dispositivi utili allo scopo.

Non lasciamo soli i terremotati, diamo loro l'accesso alla rete perché tornino ad essere cittadini come tutti gli altri e non ostaggi della censura e della politica governativa, diamo la linea ai terremotati.

le immagini

belle le immagini che si succedono a sin sopra il newswire,
ma non e' meglio fissargli uno spazio 'dedicato' che sia fisso
e che eviti che ad ogni successione di immagine e cambio di formato, conseguentemente,
cambino anche i formati degli altri campi del video?

se stai leggendo un testo ogni tot devi andare a ribeccare il filo in un testo in costante spostamento

anche se non capisco nulla di web design

grazie in ogni caso

Nokia Siemens Disconnects People

image1: 
irans.jpg

Last year Nokia Siemens Network Monitoring Systems sold and set up a system to curb communication among the opposition and to collect detailed information for prosecution and now we see it in action...

http://www.washingtontimes.com/news/2009/apr/13/europe39s-telecoms-aid-w...

Selling this type of technology to oppressive regimes is not in line with the ethical code Nokia Siemens presents on its web site, or maybe this is Nokia’s idea about “making a positive impact on the society.”

From the business point of view, timing of this deal was perfect for Nokia since present situation in Iran provides an ideal environment for testing and marketing this kind of product. If it manages to limit communication among the opposition and efficiently restrict information reaching outside world, it will be easier to market to other fascist regimes around the world.

For time being it is failing, and the regime invested their money in a pile of shit thanks to the dedicated individuals and organizations providing ways around it. Next time you are buying a mobile phone remember that Nokia helps to disconnect people for good.

Il «partito dei pirati» sbarca a Milano

«Il Pirate Party svedese ha ottenuto un seggio in Europa perché dà a molti ragazzi un’alternativa politica»

«La domanda non è se il file sharing è o deve essere legale o illegale. Bensì: è giusto spendere tante risorse per contrastarlo?». Così Magnus Eriksson, tra gli ospiti dell’«Hackmeeting» in programma dal 19 al 21 giugno a Milano, affronta la questione della condivisione di file su Internet. Il 28enne svedese è un esponente e cofondatore del Piratbyrån («bureau della pirateria»), organizzazione legata al Pirate Party, il partito che in Svezia, puntando su obiettivi come la libera circolazione delle informazioni e la tutela della privacy in Rete, ha appena ottenuto un seggio al Parlamento Europeo. «È la prima volta che un movimento sociale conquista un ruolo sulla scena politica partendo dal basso – commenta Eriksson – .Un successo dovuto in particolare a due fattori. Da un lato la crisi d’identità dei maggiori partiti politici, sia a destra sia a sinistra, e la conseguente insoddisfazione della popolazione. Dall’altro il processo giudiziario contro The Pirate Bay, che ha fatto arrabbiare molta gente».
Ecco l’antefatto. Negli ultimi mesi il sito di file sharing The Pirate Bay, sulla cui scia nel 2006 è nato il Pirate Party, è stato al centro di un processo che accusava i suoi sviluppatori di violazione dei diritti d’autore. Ad aprile Gottfrid Svartholm, Peter Sunde e Fredrik Neij sono stati condannati a un anno di prigione a testa e a una multa di 2,7 milioni di euro per risarcire gli interessi di molte società, tra cui Warner Bros, Sony e Columbia Pictures. Pochi giorni dopo il verdetto, però, un colpo di scena ha ribaltato la situazione: si è scoperto che uno dei giudici che aveva seguito il procedimento, Tomas Norström, fa parte di alcune delle principali associazioni scandinave impegnate nella difesa del copyright. «La notizia ha fatto sì che si recassero ai seggi per le elezioni europee molte persone che altrimenti se ne sarebbero rimaste a casa, il che ha permesso al Pirate Party di conquistare il 7,1 per cento dei voti – osserva Eriksson –. Tantissimo se si pensa che alle politiche svoltesi in Svezia nel 2006 si era raggiunto appena lo 0,6.
Ora lo sforzo del neo-eletto Christian Engström andrà nella direzione di far inserire nell’agenda del Parlamento Europeo alcune istanze importanti come la tutela della privacy e il diritto a non essere monitorati dallo stato nelle comunicazioni online». Quello svedese non è l’unico Pirate Party nel mondo: «partiti dei pirati» esistono anche in altri paesi, dalla Spagna all’Austria alla Germania. In Italia il Partito-Pirata per le Libertà Digitali, che a dispetto del nome è un’associazione, ha candidato alle europee Alessandro Bottoni nelle fila di Sinistra Democratica, senza successo. «Ci piacerebbe coinvolgere nella nostra battaglia attivisti provenienti da altri Paesi – continua Eriksson –. Contro la volontà delle grandi multinazionali di bloccare sistemi di comunicazione come Skype e contro il Pacchetto Telecom che si sta esaminando al Parlamento Europeo: una serie di misure che rischia di limitare la libertà sul web, per esempio dando alle grandi società di telecomunicazioni il potere di filtrare il traffico dei contenuti in Rete». Misure che di certo non andrebbero a genio ai più giovani, cresciuti nell’era di Internet, dei social network e dei download digitali. «Se il Pirate Party svedese è riuscito nell’impresa di ottenere un seggio in Europa è perché ha dato a molti ragazzi un’alternativa politica, una speranza. In questo modo ha ottenuto la preferenza del 25 per cento degli under 30 svedesi, purtroppo per l’80 per cento maschi: anche se molte attiviste blogger sono donne, la cultura tecnologica è ancora dominata dagli uomini».

Il Corriere

Alla Fornace di Rho il raduno degli hacker

autore: 
dal corriere

Tre giorni di rave party tecnologico nel centro sociale, all'insegna del «niente paura» e contro le censure
Una festa a base di tecnologie, una sorta di rave party dell’informatica: l’Hackmeeting, incontro annuale degli «smanettoni» italiani, è una delle poche manifestazioni autenticamente underground rimaste sulla scena della contro-cultura. Dal 19 al 21 giugno l'evento (it.hackmeeting.org), alla dodicesima edizione, sarà ospitato come da tradizione in un centro sociale: stavolta i «pirati» hanno scelto la Fornace di Rho. Sarà possibile pernottare con tenda e sacco a pelo, e pranzo e cena sono garantiti anche per i vegetariani: per tre giorni si susseguiranno infatti seminari e workshop no stop, facendo pausa solo per qualche momento di sonno.

COME ORIENTARSI - Il raduno si articola su diversi livelli, molti dei quali assolutamente off limits per chi non abbia alle spalle una certa preparazione informatica. Ma ci saranno anche momenti dedicati a coloro si accostano per la prima volta a GNU/Linux, il sistema operativo del movimento del Free Software. Il programma è disponibile sul sito Internet della manifestazione. Formalmente vengono presentati due filoni principali: la maratona dei seminari e l’accesso alla Lan Space. Alcuni workshop sono resi pubblici anticipatamente, ma alcuni incontri (anche per approfittare dell’effetto sorpresa) vengono segnalati al momento su grossi cartelloni appesi un po’ ovunque. Per 48 lunghissime ore il flusso degli speech non viene mai interrotto, in alcuni momenti del giorno se ne svolgono anche tre in contemporanea. All’ingresso, se si è muniti di macchine da interfacciare, si può richiedere un indirizzo IP: in questo modo ci si potrà collegare alla Lan space e condividere materiali di qualunque genere in piena libertà.

I TEMI - Si parlerà molto di editing audio, video e grafica in ambiente opensource, e ancora estensioni per il browser Firefox, Web Archiving, discussione critica sulla transizione IPv4/IPv6, per citare solo alcune tra le proposte della prima giornata. Poi videogiochi, satira e sicurezza informatica, ma anche arte e attivismo politico in campo digitale. Previsto anche un incontro con Magnus Ericksson, membro di Pirate Bureau (vicino a «The Pirate Bay»), intorno alle 18 di sabato 20 giugno. Ovviamente non mancheranno le attività di svago, per decomprimere tra un seminario e l’altro. Banchetti di libri dalle case editrici indipendenti, CD di musica auto-prodotta, proiezioni di cortometraggi a tema, materiale documentaristico dalle comunità digitali.

«MENO PAURA» - Tra le parole d’ordine di quest’anno ritorna un monito contro la paura: «Più cultura, meno paura», «Hack your Fear». I promotori di questa edizione hanno adottato anche una mascotte, il Babau: una maschera apotropaica per esorcizzare appunto la paura. L’opinione degli «smanettoni» è che anche sulle questioni tecnologiche gli italiani vengano sottoposti ad una sorta di intimidazione psicologica: «La paura dei pirati informatici, la paura del file sharing, la paura della pornografia online, la paura della satira, tutto questo è utile per giustificare proposte di legge liberticide, censura, disinformazione sui reali problemi che la tecnologia porta con sé e che invece non vengono quasi mai affrontati». Gli hacker insistono sulla responsabilità individuale e rispolverano un vecchio motto, «Hands on!» (metterci le mani sopra), come a dire che l’unica via risolutiva resta quella della pratica.

Hackit 0x0C

Hackit 0x0C.jpg

Smanettoni, nerd, tecnofili, cyber activist, inventori, geek, creatori, manipolatori e soprattutto hacker! Tenetevi pronti!
Quest'anno Hackmeeting, l'incontro annuale degli hacker italiani si tiene a Milano. E per l'occasione, si apre, si allarga, cambia dimensione, si spinge, come ci si aspetta dai pirati, ad estendere i propri territori oltre agli orizzonti concessi
Giunto alla dodicesima edizione, nel suo percorso ha coinvolto tutte le realtà della penisola (ogni anno si è tenuto in una città diversa, da Palermo a Torino), con l'obiettivo di affascinare quanti vedono la tecnologia con occhio curioso e giocoso. Ma non solo. Hackmeeting infatti si inoltra anche in campi che vanno oltre l'informatica, per arrivare alla sociologia, psicologia, arte, ecologia,antisessismo, cucina....

Durante il Warm up (9-18 giugno) Hackmeeting entra nelle università per far innamorare ricercatori, filosofi e poeti, perché la cultura hacker non ha saputo limitarsi alla scheda, al chip, al cavo coassiale, ma si è spinta a pretendere di superare i limiti, quelli imposti dal mercato, dal controllo, dalla sicurezza, dal tentativo di rendere tutto uniforme, dalle costrizioni che uccidono l'evoluzione del pensiero,senza barriere determinate dalla mentalita' del profitto Hackmeeting vuol dire seminari gratuiti sulle piu svariate tecnologie e su molti altri argomenti, in cui tutti sono liberi di parlare e scambiare sapere; presentando qualcosa che sanno fare in uno spirito di libero scambio e con la consapevolezza che la condivisione e la libera circolazione delle informazioni sia la
sola ricetta per sconfiggere paura e ingiustizia.
Torna poi nel meeting vero e proprio (19-21 giugno) alla Fornace occupata di Rho, per coltivare le proprie radici, le uniche che possano generare nuovi tentacoli e abbracciare il futuro.
Non a caso Hackmeeting torna a Milano; una citta che sembra perseguire il cosciente soffocamento di ogni spazio di relazione orizzontale, e che rappresenta la punta di diamante della disinformazione mediatica, hackmeeting torna a milano perché ora come mai e in questa citta più che in altre ce bisogno non di semplici smanettoni ma di hackers e pirati, persone non disposte a rinunciare al piacere della creatività ed alla gioia della condivisione della conoscenza, qualunque conoscenza.

Appuntamenti:

-17 giugno ecohacking @ torchiera
-18 giugno p2p economies @ scienze politiche
-19 20 21 giugno hackmeeting @ sos fornace

- Come arrivare

Rassegna stampa: [1] [2]

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