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Diritti digitali

Le news in rete in cerca di un futuro

autore: 
Mauro Scarpellini
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L'era delle news online come commodity gratuita è agli sgoccioli? Da Siena a Los Angeles è tutto un proliferare di discussioni se i micropagamenti siano in grado di diventate un modello di business.

“Siamo appesi ai centesimi di euro” ha ironizzato, ma neanche tanto, un manager editoriale.
Il fatto è che la “vecchia” stampa ha imboccato un tunnel senza uscita, tra il calo della pubblicità, l'erosione delle copie vendute e l'esplosione delle alternative gratuite su internet, che non riescono però a pareggiare i costi di produzione. Siamo forse al redde rationem? Come diceva Wittgenstein, “Il mondo è tutto ciò che accade”.

La crisi della stampa è allora un fatto inoppugnabile. È lì, sotto gli occhi di tutti. Accelerata da quell’altra crisi, quella della Finanza. Lo scenario che si squaderna davanti ai nostri occhi è nero come la pece. I giornali di carta - quelli della “preghiera del mattino” di Hegel - non vendono più, è inutile girarci intorno, quelli online hanno un modestissimo ritorno.
La pubblicità scappa. Si diceva che questa procedesse ad ampie falcate verso i bit e il digitale, ma nei fatti i siti di news ne hanno vista poca. Ora il Big Crash della Finanza globale ha tirato per la collottola anche internet. Le testate americane lo chiamano il Great Online Ad Slow Down, il grande rallentamento della pubblicità sul web.

Che fare? In Usa, in Italia, in Europa, gli editori non stanno con le mani in mano. Come prima cosa hanno recuperato dalla cantina la cara vecchia scure: dappertutto si va di tagli e di brutto.
Poi, presi dal panico e contravvenendo a una consuetudine del web - e cioè la gratuità dei contenuti distribuiti - hanno rilanciato l'idea dei micro pagamenti sulle versioni online.
In Usa testate come Los Angeles Times, 'Hartford Currant e New York Times l'hanno presentata come una delle poche misure in grado di salvare i giornali dalla bancarotta. Tra gli addetti ai lavori italiani qualcuno storce il naso davanti a queste proposte. Ma il fatto è che nessuno sa a che santo votarsi.

Il problema di come monetizzare la presenza web dei giornali cartacei non è di ieri. Su questo punto la risorsa pubblicità ha mostrato i suoi limiti. Nel senso che la fede in una sua crescita esponenziale e infinita si è rivelata sbagliata. Un analista sociale direbbe che si tratta di un effetto collaterale del Turbocapitalismo. Uno dei tanti, scaturiti da quell’”incantamento” collettivo che ha portato alla Grande Bolla del 2007. Può essere, ma per gli editori il problema rimane. Che fare quindi?

Fermiamoci un attimo e guardiamo un dato.
Per il 50 per cento degli under 30 la fonte principale dalla quale attingere notizie non è più la tv ma internet. I quotidiani sono solo una terza scelta, e anche una certa distanza. Quindi è indirizzato ai giovani l’invito a mettere mano al portafoglio per estrarvi decimi di centesimo o al massimo poche decine di centesimi. Eh si perché queste sono le cifre che circolano.
Nel caso del Los Angeles Times per esempio i pagamenti presi in considerazione vanno dal mezzo centesimo, per la lettura di articoli contenuti in un'area premium, al quarto di dollaro per scaricare invece una versione stampabile degli articoli visibili gratuitamente sul sito del giornale.

Ora ammesso anche che questa idea funzioni, pur mettendoci tutta l’immaginazione possibile è difficile che possa rianimare i bilanci di quei Gruppi che in pancia hanno decine di testate, centinaia di dipendenti, etc. A meno che questi prendano la decisione storica di non preoccuparsi più di tanto dell’edizione cartacea. A spronarli in questa direzione c’è l’entusiasmo di Bill Densmore, direttore del media Giraffe Project, secondo il quale la scelta dei micropagamenti darebbe la stura ad un gigantesco terremoto che porterebbe alla nascita di megaportali formati da centinaia di giornali indipendenti che offrirebbero non solo news, ma di tutto e di più, musica, video, foto, perfino corsi di aggiornamento professionale a prezzo bassissimo. Insomma entreremmo in un altro mondo. Del quale però si sa ben poco.

È invece assai probabile che il futuro dell’informazione verrà dominato dall’incertezza più assoluta: ce lo dice anche Clay Shirky, professore alla New York University e guru del web, con un vaticinio dal sapore sinistro e metafisico, “Certe cose cambiano e non sono più come prima, certe cose hanno un prezzo, certe cose non si risolvono senza perdite. Certe cose non si sa come andranno a finire: e chi pretende di indovinarlo non ha nessuna attendibilità”. Per Shirky siamo in mezzo a una tempesta senza vie d’uscita se non quella di provare e riprovare sino a trovarne una. Trend non ne esistono, anzi, parole sempre di Shirky, “Il trend più importante è che non c’è alcun trend principale”. Per favore non ditelo agli editori, sennò sono dolori.

Hackmeeting

19/06/2009 - 10:00
21/06/2009 - 18:31
Etc/GMT+2
image1: 
cooking-industry-fucking-sharing-animated-need-for-speed-right.gif

Dopo dieci anni Hackmeeting è di nuovo a Milano.
Tre giorni per far conoscere il babau a chi è prigioniero della paura, introdurre alla peer to peer economy chi si è illuso con l'economia suicida, rilanciare lo scambio orizzontale per chi ha dimenticato questa pratica naturale e istintiva alla base dell'evoluzione umana.
Il controllo e le gerarchie sono state inventate da chi vuole monopolizzare lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali per trarre vantaggio dall'instabilità che ne consegue.

Hackmeeting nuovamente a Milano non è un caso. In una città che ha ucciso i propri spazi sociali, tornare con Hackmeeting significa mettere il dito nella piaga dimostrando che esistono altri modi di pensare, logiche non commerciali che generano ricchezza umana sorpassando gli interessi di business, felicità sociali e virus benigni contro la crisi.
Per questo motivo hackmeeting sarà preceduto da un periodo di Warm up: una serie di incontri su *p2p*, *paura* e *controllo* che si terranno nei principali poli universitari della città.

L'hackmeeting e' l'incontro delle comunita', delle controculture digitali e non, e delle individualita' che si pongono in maniera critica e propositiva rispetto all'avanzare delle nuove tecnologie, sempre piu' legate a doppio filo al controllo sociale, alle imprese belliche e alla commercializzazione di ogni spazio vitale. Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo.
L'evento e' totalmente autogestito: non ci sono organizzatori e fruitori, ma solo partecipanti.

leggi il Proclama

F.A.Q. - leggi qui se vuoi saperne di piu' sull'evento

Comunicato stampa

Contatto stampa:

Teresa Bernini

giornalisti@anche.no

320 8178535

Dove

RHO (periferia di milano)

Centro Sociale SOS fornace - via San Martino 20

Per raggiungerlo trovate una mappa sul loro sito

qui trovate il form per gli orari dei treni dalla centrale o della linea passante.

http://www.trasporti.regione.lombardia.it/trl_index.htm

In ogni caso in macchina dovete seguire le indicazioni per Rho (dalla Tangenziale Ovest c'e' l'uscita in corrispondenza della nuova Fiera di Milano) e poi per la stazione di Rho. Via San Martino si trova proprio alle spalle della stazione. Se arrivate in treno dovrete prendere il passante per Rho (chiedete nella stazione a cui arrivate) e scendere alla fermata di Rho, uscire sul retro della stazione e continuare a camminare sulla strada di fronte a voi, per poi girare a destra alla rotonda ed entrare in via San Martino. Se arrivate a Rho usando la metro rossa (linea M1) dovrete prendere la navetta per la stazione di Rho e fare come descritto nel capoverso precedente.

Quanto costa

L'hackmeeting è a ingresso libero. All'entrata ci sarà una sottoscrizione libera per contribuire alle spese di organizzazione dei tre giorni e del warm-up.

Per saperne di più: http://it.hackmeeting.org/

ECO HACKING - HACKMEETING WARM-UP

17/06/2009 - 17:30
17/06/2009 - 23:00
Etc/GMT+2
autore: 
torchiera + hackmeeting
image1: 
ecohacking_web.jpg

ECO HACKING - HACKMEETING WARM-UP
CASCINA AUTOGESTITA TORCHIERA SENZACQUA
17 GIUGNO 2009 dalle h.17:30

Pratiche wired di ecologia: come costruire un pannello solare, riciclo e riuso, ciclofficine riunite, la pratica degli orti urbani con le diverse realtà milanesi, la paura della notte e la natura in città.

h.17.30 - 20.30
Workshop di autocostruzione di micro impianti
fotovoltaici per alimentare i propri computer
Costruisciti un kit solare da portare sempre con te!
con: Sun-System e Alekoslab

Workshop sul riuso di componenti elettroniche per creare nuovi oggetti...chi l’ha detto che dopo 2 anni un computer è obsoleto e inutile? Dopo 2 anni un computer rinasce!
con: Peppo Lasagna - LEP (Laboratorio Elettronico Popolare)

h. 20.30 - 21.30
cena a cura della trattoria "La Lapide"

h. 21.30 - 23.30
Incontro su liberazione e riappropriazione degli spazi urbani tramite i giardini spontanei e l'azione dei contadini urbani. Mappatura live degli orti urbani...
con: aperto a tutti i coltivatori urbani nell'era informatica

Hack your bike!
Incontro tra le ciclofficine del territorio milanese. Sarà presente una ciclofficina volante: i meccanici faranno assistenza alle auto-riparazioni di base
con spiegazione del metodo: "lo vedi, lo fai, lo insegni".
con: Ciclofficine riunite

Cascina Autogestita Torchiera Senzacqua P.zza Cimitero Maggiore 18, Milano
Tram 14 o MM1 Uruguay+bus 40 - torchiera.noblogs.org - torchiera@ecn.org

19-20-21 GIUGNO HACKMEETING >>> HACKMEETING.ORG

NON CI IMBAVAGLIATE! sabato 13 giugno dalle 17.30 parco Solari Milano

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lando_sara_imbavagliata.jpg

Dal web alla strada. Nuovo presidio di libertà. Contro l’Italia che piace a Ghedini.

L’Italia in cui imbavagliare quel che resta dell’informazione e sabotare quel che resta della giustizia è priorità di governo, come dimostra la cosiddetta riforma delle intercettazioni, che sta per passare alla Camera, blindata dal voto di fiducia.

Ci troviamo sabato 13 giugno, dalle ore 17,30, al parco Solari, Milano.

http://www.facebook.com/event.php?eid=103837883271

DDL su sicurezza nel web: maledetto pacchetto

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Nella legge che regola le intercettazioni è inserito un comma che blocca youtube,i blog,myspace,google e tutto il web.
e indymedia?

http://www.youtube.com/watch?v=7q_l8VQo8Hc

INTERNET: BERLUSCONI SFERRA L'ATTACCO

Un noto religioso, padre Giorgio Butterini (del convento dei cappuccini di Trento) ha diffuso una mail nella quale critica il governo Berlusconi poiche' - scrive testualmente - "si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese e' ormai l'unica fonte informativa non censurata". Il frate ha titolato la sua innovativa forma di comunicazione elettronica "Perche' lo Spirito vi tenga svegli", e nel testo ricorda - tra l'altro - che "l'attacco finale alla democrazia e' iniziato. Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla l iberta' della rete internet per metterla sotto controllo". Padre Butterini - sentito dall'Agi - ha confermato il contenuto della e-mail, laddove scrive che, "secondo il pacchetto sicurezza approvato in Senato se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo". Il religioso aggiunge che "il ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorita' giudiziaria, puo' disporre con proprio decreto l'interruzione della attivita' del blogger, ordinando ai fornitori di connettivita' alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attivita' di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali". L'interrogativo che padre Butterini pone e' quindi questo: "Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la casta con questa legge?. Il cappuccino di Trento conclude cosi:'"Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet. Chi non puo' farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il piu' possibile. E' ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E' in gioco davvero la democrazia!!!".

(09 giugno 2009)

Dal cyberpunk al postcyberpunk italiano @ ShaKe

11/06/2009 - 21:30
11/06/2009 - 23:45
Etc/GMT+2

Giovedì 11 giugno ore 21.30 c/o Libreria ShaKe - Interno 4, viale Bligny 42, Milano

Incontro con due autori ai margini del cyberpunk, Elisabetta Vernier (“Clipart”, uscito in Odissea) e Dario Tonani (“Infect@”, Algoritmo bianco, in Urania). A cura di Delos Books/ fantascienza.com & Gomma.
Con proiezione di video storici sul cyberpunk.
L'incontro verrà virtualizzato in contemporanea su Second Life sull'isola di Decoder.
L'incontro fa parte delle iniziative "warm up" per l'Hackmeeting 2009 Milano

[cinefornace] AVALON @ road to hackmeeting 2009

12/06/2009 - 21:00
12/06/2009 - 23:00
Etc/GMT+2
autore: 
sos Fornace
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AVALON Di Mamoru Oshii (Giappone/Polonia, 2001)

Mamoru Oshii, celebre regista giapponese di animazione, noto in occidente principalmente per la serie Ghost in the Shell (serie che per molti versi anticipa Matrix) ci presenta con Avalon un prodotto in grado di evidenziare i progressi del genere fantascientifico anche all’interno del cinema orientale.
Un mondo futuribile non distante da ciò che la letteratura cyberpunk racconta (allo stesso tempo sudicio ed ipertecnologizzato) è lo sfondo di questo film in cui però, a differenza che il cyberpunk, riacquista valore il mistero e, più in generale, l’ontologia: se volessimo trovare un referente letterario a questo prodotto, operazione probabilmente inopportuna ma utile per fornire un orientamento, diremmo che sta a metà fra Gibson e Dick, due autori simbolo di due diversi periodi della fantascienza in letteratura ben distinguibili per via del più spiccato materialismo del primo rispetto al secondo.

Dopo la proiezione lo spazio resterà aperto in modalità "low profile":

Un modo “easy” di vivere la Fornace, con al centro le persone in carne ed ossa che la frequentano e la vivono! Nessun evento particolare, nessun concerto: la musica per una volta in sottofondo, e non solo a livello di volumi. In primo piano chiacchiere, connessioni, sinergie, scambi tra persone: ecco la Fornace “dal volto umano” :)
Come al solito offriamo a chi viene a trovarci socialità non mercificata, niente “ingresso + consumazione”, baretto dalla gestione friendly e a prezzi popolari! Live it slow!

Rho (MI) - Via San Martino 20 (dietro alla stazione Fs)

www.sosfornace.org
www.myspace.com/sosfornace
http://it.hackmeeting.org/

Svezia, Il Partito Dei Pirati Entra a Strasburgo

Svezia, Il Partito Dei Pirati Entra a Strasburgo: Un Seggio Per Tutelare La Libertà Del Web

Bruxelles, 7 giu. - (Adnkronos/Aki) - Il 'Partito dei pirati' svedese, che chiede la soppressione del copyright in internet e il libero scarimento di film e musica dalla Rete, alle europee ha ottenuto un grande successo: ottenendo il 7,1% alle europee, è il quinto partito del paese, stando almento alle prime proiezioni.
La candidatura a Strasburgo è giunta dopo che quattro responsabili del sito di scambio di file 'The Pirate Bay' sono stati condannati per violazione dei diritti d'autore.
Sempre secondo le proiezioni, in testa sono i socialdemocratici con il 26%, mentre il Partito moderato unito (centro-destra) del primo ministri Fredrik Reinfeldt si ferma al 17,7%. I liberali ottengono il 12,9%, i Verdi il 10,4%.

Il crepuscolo di Internet e l'alba di Oligonet

autore: 
Roberto Quaglia
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Premetto che io ero uno di quelli che ci capivano qualcosa di Internet. Mi ero sprofondato in internet appena il World Wide Web fece capolino in Italia nel 1995, con VideoOnLine. Non c’era quasi nulla, su Internet, e i motori di ricerca facevano schifo, eppure si trovava tutto.

Quindici anni dopo il paradigma si è invertito: su Internet c’è tutto, e i motori di ricerca sono intelligentissimi, ma non si trova più nulla.
Quindici anni fa i motori di ricerca erano decisamente stupidi, si limitavano ad indicizzare le pagine web e l’unico criterio di ricerca che usavano era contare quante volte una parola chiave compariva all’interno di una certa pagina.
Dato che io producevo pagine web e non ero altrettanto stupido, compresi quindi che bastava ripetere centinaia di volte una parola chiave all’interno di una pagina per finire in testa ai motori di ricerca, il più importante dei quali era Altavista. Iniziai quindi a fare proprio così usando praticamente tutte le parole chiave che mi venivano in mente, colorando le migliaia di parole chiave dello stesso colore dello sfondo, così che non si vedessero.

Adesso questo suona oggi banale, ma all’epoca era un’idea brillante. Tanto brillante che tutti me la copiarono (forse anch’io copiai qualcosa da altri, ma in Italia fui uno dei primi e, di sicuro, per almeno un paio di anni il più efficiente) e ben presto il web italiano divenne in parte un immondezzaio. Qualcuno criticò il mio operato (il responsabile motori di ricerca di Virgilio quasi mi tirò la tazzina di caffé che stava bevendo quando, dopo avermi incontraro, apprese da me chi ero), ma l’aspetto positivo di quelli come me è che costrinse i motori di ricerca a farsi più intelligenti.

In seguito utilizzai le mie competenze per mandare affanculo qualche milione di italiani che probabilmente se lo meritavano (i nostalgici possono ancora andarci su Affanculo.org) e per un po’ di altre cosucce, che qui non ci interessano. Questo preambolo non serviva a vantarmi, ma a premettere che di Internet non sono proprio a digiuno. Ebbene, oggi, nel 2009, su Internet non riesco neppure più a trovare quello che cerco. Forse è capitato anche a voi, ma eventualmente non ve ne siete accorti. Tutto dipende da cosa cercate. Se per esempio volete semplicemente trovare il profilo Facebook di un vostro amico, nessun problema. Eccolo lì, in testa ai risultati di ricerca. Se siete alla caccia di un albergo in una località turistica, ne trovate a volontà. Ma se cercate semplici informazioni a proposito di un luogo, è quasi impossibile sfuggire alla fitta giungla di siti alberghieri che vogliono attirarvi nelle loro stanze.

Alla fine, siete costretti a ripiegare su Wikipedia, che non manca mai in testa ai risultati di ricerca. Ma bisogna proprio essere schiavi di Wikipedia se si vuole qualche informazione non commerciale? (E tra l’altro si è scoperto che è ormai pratica comune fra le grosse aziende il rivolgersi ad aziende di marketing che a pagamento provvedono a manipolare Wikipedia a beneficio dei clienti - quindi la tanto decantata obiettività di Wikipedia è solo un mito).

Ci sono cose che si trovano sempre, su Google. Talmente sempre esse si trovano, che è diventato quasi impossibile trovare altro. Ci sono virtualmente milioni di pagine su Internet, ma gira che ti rigira ti ritrovi sempre a finire sulla manciata dei soliti siti. Io ho una homepage personale che esiste ormai da quasi 15 anni, eppure la gente del mio passato mi trova su Facebook, come se il resto di internet non ci fosse. E la mia pagina ha un buon ranking e si trova con facilità su google, ma per sempre più gente Internet si è ormai ristretta a Facebook e pochi altri “luoghi”. Buon per loro (tranne quando poi si ritrovano eventualmente buttati fuori da Facebook senza sapere il perché, come ad alcuni accade).

Io invece rimango attratto dall’internet più “underground”, che però è sempre meno facile da trovare. E’ ormai quasi del tutto invisibile, come se non esistesse.
Il sistema del ranking inventato da Google, certamente geniale e per molto tempo decisamente efficiente, ha tuttavia nel tempo finito per privilegiare (e formare) i grandi centri di gravità attorno a cui ormai ruota tutto.
Nulla di innaturale, dopotutto, anche l’universo stesso è diventato ciò che è in modo non dissimile. Se le galassie si sono formate è a causa di quel misterioso principio di gravità che ora sembra essere efficace pure nel mondo virtuale di Internet, anche se a livello cosmico è per ora da escludersi che ci abbia messo lo zampino Google.

C’è chi chiama questa nuova forma di Internet il Web 2.0, come se fosse una novità. Tecnicamente si tratterrà pure di una novità, ma concettualmente il Web 2.0 assomiglia sempre di più al vecchio mondo rispetto al quale il Web 1.0 costituiva una novità effettiva, un mondo essenzialmente oligarchico dove sono in pochi - i veramente grossi e potenti - ad avere audience e voce in capitolo su ciò che importi.
Se ciò avviene, significa che probabilmente è inevitabile e non andrebbe giudicato in termini di bene o di male, che sono sempre categorie soggettive. A me personalmente disturba, ma questo è eventualmente solo un mio problema. Il mondo è raramente come a noi farebbe comodo che fosse.

A questo processo - per così dire - “naturale”, si aggiunge però adesso anche quello più artificiale dei legislatori, che probabilmente agli ordini di occulti burattinai sembrano indirizzati a formalizzare sul piano legislativo e quindi consolidare questa trasformazione. La Francia è su questo all’avanguardia.
Una legge che costringe gli IPS, i fornitori di accesso, a bloccare l’accesso ad Internet a chi si scambi files peer-to-peer, costituisce l’antipasto. Ma è allo studio una legge ben più aggressiva, la quale prevede la creazione di “white lists” di siti web consentiti, e per essere inclusi nella white list bisognerà pagare una tassa. Questo significherebbe il definitivo affossamento della parte non commerciale di Internet.

In America si discute anche di una tassa sull’invio di ogni email. Ma in America Pentagono o dintorni hanno già definito Internet come la più grande minaccia esistente per gli Stati Uniti.
Probabilmente non li rende troppo felici il fatto che tramite Internet i loro stessi cittadini si scambino informazioni non approvate dal governo, tipo quelle che sui fatti dell’11 settembre raccontano una storia diversa (e io sul tema ne so qualcosa). Immagino che per quello che riguardi la “minaccia” si riferissero al Web 1.0, perché qualcosa mi dice che il Web 2.0, nella sua forma consolidata, non genererà gli stessi “problemi”. Ho provato a cercare su Facebook l’esistenza di gruppi per la verità sull’11 settembre (dei quali il web 1.0 è traboccante), ma non ne ho trovati, se non di dimensioni risibili. Questo vorrà pur dire qualcosa.

Il nome Internet nacque quando vennero connesse la rete Arpanet e la rete Usenet. Il nome suggerisce un ambiente che connetta reti. La direzione in cui ci muoviamo adesso è per certi versi contraria, si va verso una disconnessione (reale o virtuale) dei “piccoli” dal mondo dei “grandi”. Ragione per cui il Web 2.0 (o il 3.0, scegliete voi in quale release…) si chiamerà Internet in modo filosoficamente improprio. Sarebbe molto più appropriato chiamarlo Oligonet. E forse - chissà - sarà proprio così che gli esclusi lo chiameranno. Ma nessuno lo verrà mai a sapere.

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