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Diritti digitali

posta su inventati.org

scusate il disturbo ma la posta da inventati.org non funziona nemmeno dal web e da come errore:
"Errore di autenticazione (Errore nel bind LDAP)".
cosa puo essere?non volevo scrivere qua ma non so dove chiedere visto che non cè nessuna comunicazione a riguardo.grazie buon lavoro

Come “mangiare” schermi cibernetici e insalate di microchip per vivere ignari e beati

autore: 
Antonella Randazzo
image1: 
show_image.jpg

Per far sopravvivere il sistema attuale urge una trasformazione delle masse. Non basta più l’ipnosi collettiva, occorre rendere i singoli individui come “robotizzati”, ovvero mentalmente ed emotivamente controllati, al fine di eliminare completamente ogni pericolo di evoluzione e di indipendenza.

Tale progetto può suscitare ilarità per la sua apparente assurdità, ma in realtà è già in atto da diverso tempo, nella totale inconsapevolezza della maggior parte degli abitanti del pianeta. Le prove a sostegno di ciò sono talmente tante che si potrebbe scrivere un trattato. In questa sede saranno brevemente considerati gli aspetti più evidenti.
Non si tratta soltanto del controllo mediatico, ma anche di altre tecniche per controllare la vita emotiva e sociale. A confronto la rigidezza dei metodi gesuitici impallidisce.
Il nuovo robot si sta costruendo attraverso programmi mediatici, prodotti tecnologici e giochi virtuali. Egli non si accorgerà di essere tale, e potrà essere diretto da chi possiede i poteri di azionare i suoi meccanismi.

Il sistema ci vuole diversi da come siamo. Ci vuole disposti a credere alle panzane mediatiche senza alcun senso critico. Vuole che ci sentiamo inadeguati, di scarso valore, complessati se siamo precari, disoccupati o al verde, incapaci di vivere una vita “piena” e dunque disposti a diventare “programmati”, a costo di sentire stress e infelicità.
Con i suoi metodi altamente manipolativi, l'assetto attuale ci vuole inclini ad accettare uno stile di vita improntato al materialismo consumistico e all'egocentrismo, come se fossimo incapaci di ritenerci più di un corpo fisico e di un insieme di pulsioni istintive.
Con la stessa tecnologia ci vengono poi offerti palliativi per tentare di sfuggire all'infelicità. Sono stati persino prodotti "giochi" per creare un'altra esistenza, o chat in cui sempre più persone trascorrono tutto il tempo libero, sottraendolo alla vera socializzazione o ad attività creative.
Il nuovo robot umano socializza all'interno di precisi canali, prova le emozioni concesse dal sistema, utilizza prodotti tecnologici e non si fida granché della sua personale esperienza.

Nel mondo ricco, si esalta la tecnologia come fosse la fonte per eccellenza del progresso umano, offrendo "effetti speciali" accattivanti per convincere e nascondere la condizione alienante in cui l'uomo contemporaneo si trova a vivere.
Sempre più persone, soprattutto europee, statunitensi e giapponesi, trascorrono il tempo libero all'interno di una "realtà" virtuale, in cui vivono rapporti umani, di coppia o erotici.

Come ho già avuto modo di spiegare in passato, gli aspetti negativi di Internet, da capire e contrastare, sono tanti. Il contesto della rete non può includere la percezione di oggetti o persone reali, mancano gli aspetti emotivi, che soltanto nel mondo concreto esistono. E’ ovvio che i computer non possono mai sostituirsi alla realtà, e può essere dannoso credere di poter fare a meno dell'esperienza reale, sostituendola del tutto o in parte con quella virtuale.

Lo schermo crea una “realtà”, che può condizionare quando non si ha consapevolezza dei meccanismi e si accettano alcuni aspetti perché popolari o per abitudine.
Il problema è capire come la realtà virtuale incide sul nostro modo di essere e sul comportamento, modificando abitudini, potenzialità cognitive, modi di essere e rapporti sociali.
Molti studiosi parlano di riduzione delle complesse potenzialità umane, impoverendo la qualità delle relazioni sociali e l'uso umano di risorse che il computer non potrà mai avere, come l'intuito, la capacità di complessi collegamenti semantici, o lo scambio di "energia" vitale. In altre parole, la ricchezza della comunicazione e della conoscenza "reale" può essere limitata in qualità e quantità dall’uso massiccio del computer per stabilire rapporti sociali o per altri usi.

Su Internet si può creare una suddivisione in "greggi", all'interno dei quali si creano significati fondamentali che possono essere trasformati in etichette o diventare dogmatici, riproponendo la medesima realtà di massificazione e di mancanza di libertà di pensiero presente negli altri media.

Inoltre, su Internet si potrebbero ricreare quei meccanismi propri della folla, studiati dalla psicologia sociale. Si tratta di meccanismi che prevedono il superamento delle comuni regole sociali grazie all'anonimato o alla possibilità di un'identificazione fittizia. Il senso dell'anonimato, nelle folle, accresce la possibilità di comportamento non costruttivo o istintivo, ovvero si sfoga il senso di oppressione che il sistema potenzia nell’individuo.
Oggi proliferano i social network, e sempre più persone trascorrono molto del loro tempo libero davanti allo schermo del computer.
Sta di fatto che l’aderire in massa a ciò che lo stesso sistema produce potrebbe rappresentare uno scacco alla possibilità di distruggere l’attuale sistema, nella misura in cui si accettano i palliativi in forma di svago e canali di socializzazione.
Non dimentichiamo che in un mondo davvero libero non si tende ad essere tutti uguali e non si corre a fare in massa tutti le stesse cose.

Il maggior dovere degli esseri umani allo stato attuale delle cose dovrebbe essere quello di agire per salvare il futuro del pianeta dalla distruttività a cui lo sta portando l’attuale gruppo al potere. Ovviamente ogni persona può utilizzare il suo tempo come vuole, ma occorre essere consapevoli che il sistema stesso elabora ninnoli e svaghi per impedire alle persone di porre attenzione a ciò che è davvero importante.

Negli ultimi tempi è esploso il fenomeno Facebook, che promette di poter contattare persone note o vecchi amici. Questo mese gli utenti del social network sarebbero saliti a ben 200 milioni, superando il rivale MySpace. In Italia gli utenti che hanno navigato su Facebook sarebbero oltre 10 milioni.
Facebook sembrerebbe offrire soltanto vantaggi, offrendo un servizio di contatti sociali del tutto straordinario. Ma come mai è sostenuto dalle stesse società che promuovono il sistema e che in altri ambiti saccheggiano o controllano?
Qual è l’inghippo?

Ovviamente qui non si sta criticando chi si iscrive ai social network perché credo che ogni persona sia libera di fare ciò che vuole, e penso anche che gli iscritti non abbiano tutti la medesima assiduità e la loro iscrizione ha diverse motivazioni, da rispettare. Qui si vuole soltanto mostrare l’altra faccia del fenomeno, quella che non sarà mai discussa da Bruno Vespa a “Porta a Porta”.

Il fenomeno dei social network ha lati che vale la pena considerare. Non si vuole certo demonizzare la possibilità offerta dal web di socializzare, ma si vogliono analizzare i possibili retroscena di queste opportunità offerte con estrema facilità a tutti. L’apparente asetticità contrasta con il legame stretto che il social network ha col sistema e con le sue caratteristiche. Alcuni autori notano che di solito la comunicazione tende ad essere appiattita, semplificata e privata delle caratteristiche empatiche che potrebbe avere nella realtà.

Il web spazza la televisione

autore: 
Daniele Martinelli
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Nel giugno del 2010 il tempo trascorso sul web dai cybernauti sorpasserà per numero i telespettatori: 14,2 ore alla settimana su Internet contro le 11,5 ore davanti al televisore. Lo dice la ricerca Microsoft “Europe Logs on”.
Attualmente il 50% degli europei dispone di una connessione alla Rete. Il 28% di questi si connette soprattutto per guardare i video, mentre un altro 65% predilige leggere siti, blog e frequentare social network. Le case europee raggiunte dalla banda larga sono finora 85 milioni.

Al recente Miptv di Cannes (una sorta di fiera internazionale della produzione televisiva) accanto alle produzioni tradizionali come Endemol e Freemantle, c’erano anche Youtube, Myspace, Facebook, Yahoo! e Msn Video. Tutti lì per stringere accordi per veicolare i contenuti televisivi in Rete. Sono già diversi i film e i thriller prodotti interamente per il web. “Section 8″, per esempio, è uno di questi. Sarà diffuso a puntate su Myspace.
Secondo Joe Michaels, direttore di Msn Entertainment, i video online sono ancora alla loro seconda infanzia ma ci sono tutte le credenziali perché crescano.

Secondo le previsioni della ricerca Microsoft, entro il 2012, il mercato pubblicitario su web avrà toccato i 7,5 miliardi di euro. Un miliardo sarà legato ai video. Secondo Patrick Walker, direttore delle partnership di Youtube, fra 10 anni il mercato del web avrà del tutto superato quello della televisione.
Major come Hulu sono già realtà. Propongono programmi di qualità professionale gratuiti perché sostenuti dalla pubblicità. Anche la Bbc ha intrapreso la strada del web. La sua videocommunity “Iplayer” sta avendo 32 milioni di click al mese.
Philip Jay, capo dei New services Bbc dice che la diffusione di programmi di varia estrazione è regolata dalle reazioni degli internauti. Come dire: decidono i cittadini cosa vedere.
Per carità, per chi come noi naviga da anni, tutto ciò non è nulla di nuovo.

Il probolema è chi ci governa in Italia.
La squadra di zerbini di Berlusconi perde tempo in sedute per decidere se dare o non dare i vitalizi ai repubblichini, anziché investire risorse per dotare l’Italia di banda larga dappertutto.

problemi posta inventati.org

autore: 
username

non si riesce ad accedere alla casella di posta di autistici/inventati...cosa posso fare oltre attendere e non pubblicare qui?
grazie

Milano Wireless: NAVIGARE GRATIS? NO, NAUFRAGARE

NAVIGARE GRATIS? NO, NAUFRAGARE

Ecco cos’è rimasto del progetto Milano Wireless: doveva consentire la navigazione tramite Wi-Fi in tutta la città…è stato messo in soffitta

La prima città è Parigi, con più di 105 hotspot accessibili gratuitamente, nei pressi di musei, biblioteche, parchi, con accesso consentito tra le 7 e le 23.
Si chiama Paris Wi Fi.
Poi vengono Londra, Dublino, Barcellona, Brighton, Monaco, Amsterdam, Vienna, Marsiglia e Colonia. Lo scorso febbraio, la città di Berlino ha annunciato un progetto per fornire accesso gratuito a Internet per l’intero centro di Berlino, usando antenne montate sui semafori, ed è attualmente in corso una fase pilota di 3 mesi.
A Milano c’è Wireless Castle, cioè il progetto di connessione gratuita e senza fili a Internet all’interno del Parco Sempione: partito alla fine del 2007, avrebbe dovuto essere solo un assaggio del progetto Milano Wireless, con cui l’assessore alla Ricerca e Innovazione Luigi Rossi Bernardi prometteva oltre 4000 punti di accesso wireless diffusi in tutta la città, a loro volta punto di partenza verso gli oltre 13000 che il Comune aveva previsto di realizzare entro il 2015, data di inizio dell’Expo.
Ma come ormai è noto, quando si parla di Expo e di progetti legati all’Expo, c’è sempre un «però» con cui fare i conti.
A oggi, oltre al Parco Sempione, secondo il sito Hotspot-wifi ci sono meno di 700 hot spot gratuiti in città, e solo una minima parte di questi sono pubblici.
E i 4000 punti di accesso che avrebbero dovuto costellare la città, tra scuole, sedi universitarie, biblioteche, punti di ritrovo di giovani e anziani, centri sportivi, parchi e giardini pubblici, fermate ATM e nelle linee metropolitane?
Si potrebbe obiettare che questo tipo di servizio riveste un’importanza minore rispetto magari ad una rete di trasporti pubblici ramificata ed efficiente, o al corretto funzionamento dei servizi sociali. Ma è anche vero che, in un mondo in cui la comunicazione passa soprattutto attraverso la rete, ancora una volta e anche su questo fronte, Milano, città che dovrebbe ospitare un’Expo mondiale, ad oggi è molto indietro rispetto al resto d’Europa.
La conferma che il progetto Wirelss Milano, uno dei fiori all’occhiello del Dossier Expo, è praticamente naufragato è arrivata dall’Assessorato stesso nel corso dell’ultimo Innovation Forum di Idc dedicato alla città digitale (tenutosi 3 settimane fa), quando Rossi Bernardi ha spiegato che “il progetto deve essere dimensionato sul fattivo uso che se ne fa a Milano” e che in fondo, a Milano, sarebbero in pochi a usarlo.
Ne consegue che dalla copertura totale della città si passerebbe a una copertura molto parziale limitata a poche zone selezionate soprattutto del centro come è stato fatto con il parco Sempione.
Indovinate un po’, il problema principale è il costo: se in alcune città degli Stati Uniti progetti simili si sono dimostrati non sostenibili dal punto di vista economico, a Milano non può essere certo il Comune a fornire questo tipo di servizio.
Ma perché questo lo scoprono solo adesso? Quando si presenta un progetto non si fanno anche degli studi sulla fattibilità economica? E come mai nelle altre città europee il Wi Fi gratis ce l’hanno sparso un po’ ovunque?
Al momento queste domande non hanno risposta, né a oggi l’Assessorato è in grado di fornire ulteriori informazioni su tempi e grado di sviluppo di quanto è rimasto del progetto iniziale.

Facebook con Beppegrillo? Bannato!

autore: 
Aldo Vincent
image1: 
FREEblogger.jpg

Sono Stato Bannato Da Facebook

Ovvia, ve lo segnalo solo per riderci sopra, non certo per crearne un caso, visto poi che gli Hackers delle notizie come me, quando vengono bannati, non fanno scalpore.
Ricorderete che il 19 Marzo u.s., il giorno dopo aver fondato un Group su Facebook FREE BLOGGER di Beppe Grillo: ISCRIVIAMOCI COMPATTI!

HO RICEVUTO UN “WARNING” DA FACEBOOK:

Questo:

Our systems indicate that you've been misusing certain features on the site. This email serves as a warning. Misuse of Facebook's features or violating Facebook's terms of use may result in your account being disabled .

Mandai in giro una noterella ridancianoccia:

PRIMA DOMANDA: Kekkazze' il misusing?

Ora le cose che ho fatto in questi giorni sono:
1- Ho bestemmiato perche' non mi piace il nuovo FB
2- Ho aperto un gruppo FREE BLOGGER Beppe Grillo e ho invitato tutti i miei amici
3- ho messo i link ai miei due blog di satira politica
4- ho messo le foto di Berlusconi coi capelli
5- ho chiesto a una dozzina di OSTINI se hanno notizie dei miei parenti di Erba
6- Mentre scrivevo mi sono messo le dita nel naso...

Quale di queste immonde azioni mi ha fatto guadagnare un Warning?

State in campana, amici, che se scompaio dalla circolazione, voi sapete chi mi ha rapito...

ALDO VINCENT
http://www.giornalismi.info/aldovincent
http://www.facebook.com/profile.php?id=1357875125

Ebbene, coniglietti miei, tanto tuonò che piovve. Sarà una coincidenza, o chissacosacchè, sta di fatto che venerdì scorso ho aggiornato il Group FREE BLOGGER di Beppe Grillo e sono stato sospeso da Facebook. Momentaneamente? Definitivamente? Non saprei, in questo mondo impazzito scriviamo alle macchine e aspettiamo che ci rispondano. Io ho risposto a questa mail:

Hello,

You uploaded a photo that violates our Terms of Use, and this photo has been removed. Facebook does not allow photos that attack an individual or group, or that contain nudity, drug use, violence, or other violations of the Terms of Use. These policies are designed to ensure Facebook remains a safe, secure and trusted environment for all users, including the many children who use the site.

If you have any questions or concerns, you can visit our FAQ page at http://www.facebook.com/help.php?topic=wphotos.

The Facebook Team

Adesso aspetto che la macchina mi risponda
Ehehehe

Analfabeta funzionale e controllo delle masse

autore: 
Giorgio Fontana
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analf.internet.bmp

Che l'ignoranza del popolo sia una delle condizioni migliori per il prosperare dei potenti è storia vecchia quanto l'umanità. La cattiva informazione — o meglio, l'informazione superficiale e volutamente distorta — è un momento chiave del controllo sulle masse.
L'era Berlusconi è stata edificata in gran parte grazie a una televisione populista, che tende a privilegiare la macchietta e il divertimento, e a diffondere un livello informativo superficiale o addirittura deviato.
Fin qui la storia è nota. Ma oggi il problema del controllo acquista una venatura inquietante secondo due nuove coordinate a prima vista molto distanti fra loro: analfabetismo di ritorno e web.

La rete permette l'affrancamento da una fruizione passiva di elementi "dati" (e consente lo scambio attivo, o addirittura l'inserimento di notizie in prima persona). In questo senso, può essere — ed è stato pensato come — un effettivo passo avanti a livello informativo rispetto a televisione e radio. Ma la rete necessita di ciò che la società televisiva non si aspettava, e cioè un'alfabetizzazione molto solida e la capacità di comprendere/produrre un testo. La televisione ha prodotto la cultura delle immagini e dell'ascolto: Internet, con un colpo di mano incredibile, ha trasformato il mondo in qualcosa di scritto.

Ora: alcuni studi del linguista Luca Nobile (rintracciabili su http://linguaditerra.wordpress.com/), dimostrano che l'alphabetical divide è uno dei mali più sommersi, e insieme più inquietanti, dell'Italia contemporanea. Secondo i dati dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), il 65% della popolazione italiana non possiede le competenze alfabetiche per interagire nella società dell'informazione. E parliamo di competenze abbastanza basiche, come capire da cima a fondo un articolo di giornale. In termini tecnici, si tratta di "analfabetismo funzionale", e vorrei ripetere la fetta interessata: il 65%. Due terzi del Paese.

Nei suoi articoli, Nobile mostra in modo convincente che il gap alfabetico coinvolge e spiega il gap digitale, "perché un computer è fatto per metà di una tastiera alfabetica, e perché Internet è un luogo a cui si accede digitando parole scritte". Come dicevo sopra, la retorica del bombardamento delle immagini è in parte superata: per molti versi, siamo soggetti a una intrusione sempre maggiore della scrittura nella nostra vita.
Ma stante la situazione registrata dall'OCSE, quello che potrebbe essere uno strumento di affrancamento si trasforma in un ulteriore elemento passivo. Il web non fornisce solo la possibilità di accedere a un numero impressionante di dati, ma consente anche — per gran parte — di commentarli e far nascere reti di discussione. Minando tale contributo con un'alfabetizzazione superficiale, le possibilità democratiche della rete crollano del tutto. Una straordinaria miniera di dati e funzioni che attende solo di essere utilizzata: e che invece, banalmente, non è utilizzata affatto.

Non voglio dire che Internet sia la salvezza e la verità, intendiamoci. Tuttavia consente di verificare delle notizie tramite fonti che venti anni fa sarebbero state di difficile reperibilità. Di reperire, ad esempio, i testi delle leggi emanate e valutare se un'interpretazione fornita da un giornalista è corretta o meno. Prima, questo era abbastanza complicato. Ora è fattibile nello spazio di due o tre click. Il problema è esattamente questo: la capacità di farlo, di compiere questi click. Allora cosa rimane del web, per la maggioranza "disfunzionale"? Molto spesso, l'appiattimento alla cultura delle immagini: una sorta di tentato ritorno alla vecchia maniera. Youtube ne è l'esempio per eccellenza. Ma persino l'onnipresente Facebook viene in gran parte usato solo per caricare delle foto. Il che da un certo punto di vista è naturale, perché il culto iconico è immediato, di facile fruizione, e non crea automaticamente una posizione morale. Che è precisamente quanto un regime populista desidera.

La cosa più inquietante è che a questo livello il discorso non riguarda la libertà di espressione, ma uno stadio molto basso di possibilità cognitiva. Gran parte del Paese è impossibilitata a farsi un'idea completa di un frammento di testo scritto. Gran parte del Paese è incapace di verificare una notizia risalendo alle fonti tramite un motore di ricerca. Siamo abituati a indignarci per la carenza di alfabetizzazione dei paesi meno sviluppati, ma la verità è che il problema dell'analfabetismo cresce e si evolve di pari passo allo sviluppo delle società. Si fa più nascosto e insidioso.
E qui il cerchio si chiude. L'istruzione gratuita e libera è una delle conquiste più straordinarie dell'epoca contemporanea. Tendiamo a sottovalutarla perché ci sembra un fattore scontato, ma non lo è affatto. Soprattutto, è grazie a essa che siamo in grado di rapportarci a una realtà sempre più complicata e in continua evoluzione. Dove non arriva la specializzazione tecnica, può arrivare almeno la comprensione: ma entrambe si fondano su un livello di alfabetizzazione non scontato.

A questo punto, anche la pessima gestione ministeriale dell'istruzione italiana appare come un tassello di un puzzle molto più grande. Senz'altro questo dipende da una cattiva distribuzione della ricchezza, che provoca tagli a un settore già di per sé piuttosto martoriato. Ma perché nessuno si prende davvero a cuore il problema? Perché, a voler pensare male, il totale disinteresse verso l'istruzione media potrebbe essere frutto di cattiva fede. Dopotutto, un popolo che non è in grado nemmeno di interagire con la società dell'informazione, è un popolo eccellente per essere preso in giro.

La Questura è in tilt: il virus "Conficker" ha infettato tutti i pc

In questura sono disperati: da dieci giorni il sistema informatico è completamente in tilt. La faccenda è seria, molto seria. Tant’è che i tecnici informatici delle telecomunicazioni, per tentare di risolvere la situazione, sono chiusi nel bunker sotto il palazzo di via Fatebenefratelli, dove si trova il server e da giorni mangiano (e dormono?) lì. Invano: il virus impedisce agli uffici di operare e il lavoro è ridotto al 20 per cento (percentuale molto ottimistica). All’ufficio immigrazione ad esempio mandano via gli stranieri perché non si possono fare le pratiche per i permessi di soggiorno; la squadra mobile non può redigere alcun atto e alcun verbale, anche l’ufficio di gabinetto non riesce a emettere le ordinanze. In sostanza sono stati mantenuti solo i servizi essenziali come quelli dell’ufficio denunce e delle volanti. E una lancia va spezzata proprio per quegli stessi informatici che hanno permesso proprio a questi servizi essenziali di funzionare. Per il resto in questura è il buio più totale, naturalmente solo dal punto di vista informatico.
Il virus si chiama «Conficker» e avrebbe colpito anche apparati europei molto più strategici come l’aeronautica francese, l’esercito tedesco e il network della Camera dei Comuni del parlamento inglese al punto che Microsoft ha messo una taglia da 250mila dollari per chi riuscisse a trovare l’autore della nuova «peste» informatica. Un vero e proprio flagello se si pensa che questo virus cresce sempre di più e, aumentando, diventa sempre più difficile debellarlo.
Conficker si rivela solo sulle grandi reti - sulle piattaforme Microsoft Windows - sfruttando proprio una falla del servizio di rete di Microsoft per diffondersi: dopo aver «rubato» le password degli utenti, si smaschera e colpisce. Da quel momento in avanti è impossibile fare aggiornamenti di Windows (Windows Update), Windows Defender è disattivato, la rete è congestionata al punto che è impossibile caricare anche delle semplici pagine web e, infine gli accessi ai siti relativi agli antivirus sono bloccati.
Insomma questa mega piaga informatica, dopo aver fatto tabula rasa negli Stati Uniti all’inizio del 2009, adesso è arrivata anche qui da noi. Secondo il New York Times Conficker, al 22 gennaio 2009, ha infettato 9 milioni di computer mentre The Guardian ha stimato in 3,5 milioni i computer colpiti. Il produttore di software antivirus F-Secure ha affermato che fino al 16 gennaio 2009 Conficker ha colpito «almeno» 9 milioni di computer.
Dati più aggiornati non ce ne sono, almeno per il momento. Si sa solo che il punto di forza di Conficker è proprio la sua diffusione tra i computer non aggiornati, raggiunti magari da una chiavetta usb infetta oppure direttamente su internet. E, infatti, si dice che gli antivirus del Dipartimento di pubblica sicurezza a cui fanno capo le questure siano scaduti di validità e non rinnovati per mancanza di fondi...Sarà vero?

Il giornale

Milano in balla

Computer non protetti dai virus
avviso all'ex dirigente del Comune
A tre anni dal blocco dei sistemi informatici di Palazzo Marino, il virus Kamasutra fa nuove vittime: la Procura apre un'indagine bis dopo aver scoperto errori nell'installazioni dei software di sicurezza
http://milano.repubblica.it/dettaglio/computer-non-protetti-dai-virus-av...

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