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Diritti digitali

I tecnocrati europei assaltano la rete

autore: 
Ilvio Pannullo
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Il nuovo testo sulla regolamentazione delle telecomunicazioni sta prendendo vita in questi giorni nelle stanze segrete di quelle che vengono definite, impropriamente, “istituzioni europee”. Tra emendamenti e votazioni, dibattiti ed aggiustamenti, diversi soggetti, tutti privi di una reale e diretta attribuzione di sovranità da parte dei popoli sovrani di Europa, si apprestano a ridefinire un nuovo concetto di rete. La rete dei padroni. Nonostante il testo non sia stato ancora votato dal Parlamento e non abbia ancora, quindi, forza vincolante nei confronti degli stati membri, è certo che quelli che ora sembrano punti fermi - osservano infatti già in molti - potrebbero irreggimentare la rete, trasformarla in un servizio controllato dall'industria dei contenuti, privandola così della sua neutralità. Dopo la radio e la televisione è ora la rete ad essere entrata nel mirino di quanti, in questo mondo globalizzato, sognano di governare i propri affari riempiendo dei giusti contenuti la vita della maggioranza più uno delle libere popolazioni europee.

Ma andiamo con ordine. Nel novembre 2007 la Commissione presentò alcune proposte di riforma della normativa sulle telecomunicazioni dell’Unione Europea, intese a creare un mercato unico delle telecomunicazioni che consentisse di migliorare i diritti dei consumatori e delle imprese e di aumentare la concorrenza e gli investimenti, oltre a promuovere la prestazione di servizi transfrontalieri e la banda larga senza filo ad alta velocità per tutti.

I nuovi testi presentati il 7 novembre 2008 dalla Commissione furono discussi nel quadro del Consiglio dei ministri delle telecomunicazioni. Al centro dei testi, frutto del compromesso, si trovava un nuovo, piccolo ufficio indipendente per i regolatori europei delle telecomunicazioni che avrebbe dovuto aiutare la Commissione a garantire una maggiore coerenza delle misure regolamentari. Nuovo quadro di regolamentazione che dovrebbe diventare legge in tutti i 27 Stati membri dell’UE entro il 2010 e che proprio in questi giorni è in via di definizione.

Così, uomini e donne che - è bene ricordare - non sono mai stati eletti dal alcun cittadino europeo, ma semplicemente nominati dai rispettivi governi, si sono riuniti nei giorni scorsi per affinare il testo delle disposizioni e per prepararle ad essere messe al voto. Alla Commissione Mercato Interno (IMCO) sono stati sottoposti testi ed emendamenti: la IMCO, nell'intervenire sulla Direttiva Servizi Universali, sembra essersi espressa a favore di una rete alla mercé dei provider. Come infatti già sottolineato da Gaia Bottà di Punto Informatico, ha dominato la linea tracciata dal rapporto stilato da Malcom Harbour, relatore che, nella propria attività in Europa, sembrerebbe mostrarsi sensibile alle istanze dell'industria dei contenuti.

La Commissione ha infatti del tutto evitato la possibilità di prendere in considerazione certi emendamenti che avrebbero garantito tutele al cittadino in linea con quanto approvato nel rapporto Lambrinidis. Quello che ne esce è un potere discrezionale di filtraggio in capo agli ISP, che si troverebbero in una posizione privilegiata per avvantaggiarsi o per stringere alleanze strategiche con i detentori dei diritti, denuncia ad esempio il candidato svedese all'europarlamento Erik Josefsson, veicolando così contenuti e servizi attraverso corsie preferenziali e corsie discriminate.

Dal testo del progetto di legge, così come emendato, sarà infatti possibile disconnettere l’utente dalla Rete anche sulla base di semplici indizi, raccolti da società private senza autorizzazione della magistratura, che facciano sospettare la condivisione di contenuti protetti da copyright. Il fornitore di accesso Internet sarà obbligato a collaborare con le società private per fornire i dati degli utenti e sarà costretto a procedere alla sospensione del servizio. Il tutto senza diritto né alla difesa né ad un equo processo. In Europa - si sa - nonostante l’espressa previsione nel nostro, così come in altri testi costituzionali, davanti agli interessi privati non si guarda in faccia a nessuno. Purtroppo, però, non è finita qui. Il fornitore di accesso alla rete sarà libero di filtrare contenuti, servizi e applicazioni a piacimento.

Per fare solo un esempio fra i tanti possibili, diventerà lecito e legale bloccare Skype al fine di promuovere e costringere l’utente ad acquistare un servizio VoIP a pagamento. Il fornitore potrà applicare “differenziazioni di tariffe”, e far pagare abbonamenti aggiuntivi per applicazioni e protocolli specifici, ad esempio per e-mail, FTP, newsgroups, chat, oppure il democraticissimo peer-to-peer; potrà inoltre liberamente decidere a quali siti web potrai accedere senza limitazioni, a quali potrai accedere con de-prioritizzazione del traffico (quindi con rallentamento nello scambio dati) e a quali non potrai accedere affatto. Qualsiasi società privata, per generici scopi di sicurezza di rete, potrà intercettare, memorizzare a tempo indefinito, leggere e analizzare, tutti i dati che invii e che ricevi sulla Rete senza autorizzazione di alcun organismo governativo, inclusa la magistratura (!).

Descrivere questa oscenità come progetto di legge può essere dunque fuorviante. Si tratta infatti del peggior attacco alla libertà personale, al diritto di espressione, al diritto alla difesa ed alla riservatezza delle comunicazione che si ricordi a memoria d’uomo. Nemmeno Hitler e Stalin erano mai arrivati a concepire un simile abominio giuridico. Gli illuminati tecnocrati europei hanno battuto i mefistofelici sanguinari dittatori uno a zero.

Quando gli emendamenti, tra tutti i numeri 110 e 138, che avrebbero dovuto fare da presidio dei diritti del netizen vengono fatti oggetto di stralci, re-introduzioni e di nuovo stralci e travisamenti, poche sono le speranze di vedere approvato un testo equilibrato. Quando, nella civilissima Europa, trovano una strenua opposizione emendamenti che prevedevano, rispettivamente, il primo che i provider non fossero coinvolti nel controllo di ciò che i cittadini avessero fatto della connettività, se non sotto l'ordine dell'autorità giudiziaria e, il secondo, che avrebbe dovuto impedire che calassero ghigliottine deterrenti e punitive sulle connessioni, sul diritto del cittadino a informarsi e ad esprimersi, l’attenzione degli interessati dovrebbe farsi massima.

Il voto finale al Pacchetto Telecom è previsto per il 5 maggio. I cittadini della rete hanno già organizzato la resistenza. Sulla rete si sa: una volta davanti al computer siamo tutti veramente uguali e liberi di apprendere. Troppo per un’Europa invisa ai popoli e decantata dai banchieri.

Internet, le false dispute: controllori all'attacco dei controllati

autore: 
Antonella Randazzo
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Più volte ho avuto modo di sostenere che la rete Internet non è quel paradiso di libertà e di costruttività che alcuni pensano.
Tuttavia, in rete è possibile trovare argomenti non trattati o mistificati nei media di massa, e dunque si può ritenere che alcuni blog o siti possano fungere da canali pioneristici atti a stimolare un certo grado di consapevolezza ormai impossibile da avere se ci si rapporta soltanto ai mass media.
Per questo motivo, stanno aumentando i personaggi che vengono incaricati dal regime di “vegliare” a che questi siti possano essere disturbati, limitati nelle loro risorse oppure, se possibile, sabotati.

Chi ha interesse a che si limiti o si impedisca una certa presa di coscienza della realtà sa che non può più impedire del tutto che certe tematiche, come il signoraggio, le scie chimiche, la verità sull’11 settembre o sul controllo mentale, vengano a galla in diversi siti o blog, e che dunque una certa quantità di persone presti attenzione a tali argomenti. Tuttavia, sa anche che è possibile diminuire la portata di queste argomentazioni usando diverse strategie.

Queste strategie comprendono tattiche per deviare l’attenzione, limitare la trattazione, porre riflettori su aspetti irrisori del problema, deridere chi ne discute o chi cerca di divulgare contenuti perniciosi allo status quo del sistema, e porre i dialoghi ad un livello assai più basso rispetto a quello che potrebbe essere senza tali ingerenze.
Talvolta ci si può chiedere come mai questi personaggi operino all’interno di blog che hanno molti lettori già fidelizzati, che dunque difficilmente saranno convinti dalle loro sterili argomentazioni. Peraltro, operando in questi siti, i debunker rischiano di essere smascherati e insultati. Pericolo che essi corrono volentieri dato che operano nell’anonimato e spesso con diversi nick.
Ad esempio, in un blog (http://paolofranceschetti.blogspot.com/) dove si pubblicizza un convegno su diversi argomenti “proibiti” (scie chimiche, massoneria e democrazia diretta) si leggono post che ricalcano le tecniche usuali dei controllori incaricati di attaccare i controllati.

Lo scopo principale è quello di dirottare l’attenzione sugli stessi debunker, impedendo che si discuta il tema in questione e che emerga la portata di esso. Altri scopi sono: attacchi personali a persone “pericolose”, portare la discussione a livelli molto bassi, impedendo che si discuta dei problemi veri e che si inoltrino post di vera informazione.

Il post tipico dell’attacco personale ad esempio è: “Se non son paranoidi non li vogliamo”, come se si dovesse dare per scontato che tutto quello che queste persone dicono è da rigettare e che le argomentazioni di queste persone dipendano dal loro grado di squilibrio mentale.
Altre allusioni usate abitualmente dalle persone che operano al soldo del sistema, contro gli autori indipendenti, sono: hanno atteggiamenti ossessivi, sono incapaci di equilibrio psichico, sono poco svegli, sono fissati sulle questioni che trattano, sono convinti di essere importanti, trattano questioni ridicole, non hanno prove a sostegno di ciò che dicono, sono persone “autoreferenziali”, ecc.

Si vuole far passare il messaggio della creduloneria, del protagonismo, dello squilibrio mentale o della limitazione intellettiva che indurrebbe a credere a cose del tutto inesistenti. C'è l'idea che chi osa uscire dal gregge diventi automaticamente una persona inaffidabile, ingenua e pronta a credere a qualsiasi cosa. Come se non fosse proprio il sistema a far credere in cose irrazionali e assurde.
Come è stato fatto notare, i debunker tendono ad assumere gli stessi atteggiamenti di personaggi come Piero Angela, che amano apparire concreti, scettici verso ciò che non è provato, che non è “scientifico”. E tutti quelli che non aderiscono a questo modo di essere devono apparire perlomeno disturbati, osando sfidare i dogmi della divina scienza ufficiale o delle comuni credenze avallate dal sistema. Rifiutando tali dettami si dovrebbe per forza diventare ridicoli. Ad esempio il seguente post dice: “Francesco, io preoccupato per le scie? :) non direi proprio, io rido delle scie e di chi crede che siano chimiche... se credi che lo siano rido anche di te :) che fai come il clown da circo [zret], ti piace farti ridere dietro? ;)… mi sto solo divertendo a prendervi per il culo, con voi credenti nelle scie chimiche non si puo fare altro.”(1)

L’idea fondamentale è che non possa esistere libertà di credere a quello che si vuole, ma che credere in alcune realtà, anche quando sono del tutto empiriche, debba esporre al ridicolo quando tali realtà non hanno il privilegio di essere avallate dal sistema. In altre parole, l’attuale sistema decide, attraverso la scienza ufficiale e attraverso ciò che i media divulgano (e nel modo in cui li divulgano), ciò che è ridicolo e ciò che non lo è, ciò che è equilibrato pensare e ciò che è paranoico.

Si tratta di una sfida che mira a mettere in guardia dal fatto che se si fuoriesce dai dettami di regime si diventa automaticamente ridicoli o paranoici. Anche quando ci sono prove a sostegno di ciò che si dice, si fa passare l’idea che non ce ne siano affatto, se il sistema così decide.
Ad esempio, nella trasmissione "Voyager", andata in onda su Rai Due il 19 marzo 2008, si parlò delle scie chimiche, come si trattasse di un mistero, e non si potesse o dovesse rendere conto agli aerei statunitensi che le creano. Come se non vi fosse un potere militare che sorveglia i cieli e documenta tutto ciò che avviene, permettendo agli aerei in questione di spargere sostanze chimiche. Si tratta di un argomento che viene ammantato di dubbi e misteri, e spacciato come una "bufala di Internet". In realtà, anche il filmato di propaganda trasmesso su Voyager ammetteva che tali aerei diffondono sostanze tossiche come alluminio o bario, ma si curava di rassicurare dicendo che le autorità dell'Aeronautica preposte vegliano per la "sicurezza". Ma se così fosse, perché mai permetterebbero tale scempio chimico?
E' evidente che la trasmissione mirava a far accettare il fatto, facendo capire che ci sarebbero motivi di controllo del clima per motivi bellici. Ma non veniva spiegato come mai tale fenomeno è così diffuso in Italia, che è un paese ufficialmente non in guerra. Voyager cercava di rassicurare facendo credere di informare, mentre in realtà stava relegando il fatto nel novero dei "misteri", e così facendo occultava il fatto che le nostre autorità non chiedono conto alle autorità statunitensi del fenomeno. Molte persone, di diverse città italiane, hanno telefonato all'Aeronautica per chiedere conto di ciò che stava accadendo, ricevendo risposte vaghe quando non offensive della loro intelligenza. Sta di fatto che anche di fronte a pericoli per la salute dei cittadini le autorità italiane si sottomettono a quelle statunitensi, come se il paese fosse una colonia. A nessuna autorità statunitense viene chiesta alcuna spiegazione, e la trasmissione Voyager mirava a far apparire ciò come "normale". Si offriva un servizio in cui non si davano spiegazioni chiare e razionali, su un fenomeno assai grave provocato da autorità straniere. I presupposti propagandistici impliciti nel documento trasmesso da Voyager erano: C'è un fenomeno visto da molti, ma esso non è chiaro, e chi lo crea non ha nessun dovere di chiarirlo; non c'è da preoccuparsi (anche se vengono gettate sostanze nocive) perché le autorità ci proteggono (anche se non rispondono adeguatamente alle richieste di informazioni dei cittadini); possono esistere fatti che le autorità non sono tenute a spiegare con chiarezza, che sono "segreti". Questo deve essere accettato quando riguarda il settore militare (anche se avviene in tempo di pace); Di fatto gli Usa hanno potere sul nostro paese e lo trattano come fosse una colonia, potendo fare ciò che vogliono senza subire alcun limite dalle autorità italiane.
Questo è soltanto un esempio di come si cerca di rendere misteriosi fatti del tutto razionali ed empirici.

Diversi soggetti al soldo del regime, partendo dal presupposto che chi si oppone al sistema abbia per forza qualche rotella fuori posto, si atteggiano a persone sagge, sensate, e persino in grado di mettere una parola giusta per realizzare quell’equilibrio che si presuppone manchi nei blog indipendenti. Ad esempio, uno di essi scrive: “Comunque, io aspetto sempre questi famosi ‘riscontri reali’” (riferendosi alle scie chimiche).
Si fa credere che chi sostiene cose che potrebbero minare lo status quo è sprovveduto a tal punto da accettare argomentazioni non sostenute dai fatti, e invece gli altri sarebbero concreti e avveduti.

Un altro metodo è quello di accusare chi denuncia le magagne del sistema delle stesse cose che egli denuncia: ad esempio se parla di scie chimiche egli sarà accusato di intralciare il lavoro di chi vuol far luce davvero sul fenomeno. Uno di questi post dice: “D'altronde, paranoia per paranoia, io posso dire che è invece Straker (nick di una persona che si occupa del problema delle scie chimiche) l'infiltrato che, con le sue sparate imbarazzanti, getta discredito sul lavoro di chi realmente indaga sulla questione. E' solo questione di punti di vista”.

Facendo credere che si tratti di “punti di vista” piuttosto che di tentativi di invertire i termini per far apparire l’opposto di ciò che è, si vuole assumere il tono saccente di chi è capace di assumere un punto di vista più esteso e obiettivo.

L’attacco volto a far sembrare chi denuncia i crimini come un egocentrico si può capire da post come questi:
“La favoletta delle scie chimiche è meglio di un libro di Clive Cussler. Con Staker nel ruolo del salvatore del mondo. Fantastico!”

L’accusa di protagonismo, in una società che alimenta in modo spropositato protagonismo e egocentrismo risulta azzeccata perché in effetti molte persone ormai vedono nel mettersi in mostra (vedi “Grande Fratello”) un modo di esistere. Si mira a far passare in secondo piano che essere davvero egocentrici non vuol dire denunciare determinate realtà inquietanti, dato che in tal caso si rischiano più strali che facili consensi.
Paradossalmente, chi cerca di uscire dalla morsa di un sistema nazifascista si trova a dover essere accusato di avere quegli stessi difetti prodotti dal sistema, poiché essi, essendo comuni, sono assai credibili, e può sfuggire il paradosso a chi, non fuoriuscendo dalla logica di massificazione mediatica, non si accorge che di tecniche di manipolazione si tratta.

Un altro atteggiamento saccente e saggio è quello che mira a mettere tutti sullo stesso piano: chi denuncia i crimini e chi difende (pagato) il sistema, facendo credere che in realtà chi cerca di uscire dal sistema non può davvero riuscirvi. Si tratta di un messaggio più potente di quello che si crede, dovendo tristemente appurare che moltissime persone che comprendono diverse verità mistificate dai regimi poi si sentono impotenti o pessimiste, svalutando la portata reale della consapevolezza acquisita. Dunque, mettendo tutti sullo stesso piano si vuole far passare il messaggio: “tanto non cambia nulla e non è detto che far emergere certe verità determini una reale differenza fra chi sa e chi non sa”.
Ad esempio leggiamo i seguenti post:

(post 1) “Vedi Paolo (Franceschetti), stiamo assistendo al classico dibattito tra persone con atteggiamenti paranoici (non che lo siano del tutto, ma ogni tanto gli scappa): Qualcuno dice: 'Ma queste scie degli aerei non sono come quelle solite, hanno un comportamento strano. Sono chimiche, artificiali, non semplice acqua cristallizzata'
Arriva Straker: 'Sono un progetto segreto per farci diventare androidi'.
Arriva il debunker: 'Straker dice una cazzata, quindi il problema non esiste'.
Gente come Straker ha atteggiamenti paranoidi perché è ossessionata dal megacomplotto (di chiara matrice escatologico-hollywoodiana). I debunker invece è ossessionato dalla presenza di gente come Straker, che ritiene una minaccia per tutta l'umanità. Entrambi si sentono investiti di un compito superno, quello di salvare il mondo a colpi di tastiera: l'uno di salvarlo dal megacomplotto apocalittico, l'altro dalle orde di Straker e Mazzucchi che abbindolano tutta l'umanità (tranne loro stessi) per raccogliere miliardi di euro. Vista da fuori, è una situazione ridicola. Se non fosse che l'ossessione di questi personaggi fa loro monopolizzare la discussione, cosicché qualunque persona normale se ne cava al più presto, non avendo nessuna voglia di partecipare al teatrino (e magari passare per uno dei pazzi). E questo succede per quasi tutti gli argomenti (per esempio il problema delle banche, che viene spiegato con la burla del signoraggio). E adesso prego, che ricomincino gli insulti.”

(post 2) “Continuo la mia disamina facendo notare come complottisti e debunker si comportino in maniera assolutamente identica, solo che speculare. Perdono ore e ore a seguire il proprio blog e quelli "nemici", si accusano di lavorare per soldi (del governo o dei gonzi), si accusano di spargere nomi e indirizzi (come se ci volesse chissà cosa: se uno dice di essere Tizio di Mondovì, basta andare al municipio di Mondovì e leggere le liste elettorali), si accusano di millantare professioni mai svolte, si accusano di non capire niente della scienza, quella vera. Un patetico teatrino dell'assurdo. E qui ne abbiamo una dimostrazione.”

(post 3) “Infatti se non te ne sei reso conto, il mio discorso coinvolge entrambi gli schieramenti. Hanno entrambi atteggiamenti ossessivi e paranoidi, soltanto che rivolti a oggetti diversi. Ovviamente questo non rende una parte particolarmente migliore dell'altra.”

Questi post mirano a raggiungere diversi risultati: mettere tutti sullo stesso piano, trattare tutti da persone disturbate (paranoidi), far apparire chi scrive come saggio e al di sopra di tutti, e aprire un'altra serie di post che concentrano l’attenzione sull’argomentazione del debunker piuttosto che sul tema in questione (“che ricomincino gli insulti”).

Nonostante l’assurdità dei commenti “pagati”, i lettori autentici di questi siti sono indotti a rispondere a questi post, seppure con toni di riprovazione o intimando di rinunciare a continuare a cercare di fomentare ostilità o scetticismo. In ogni caso i debunker hanno raggiunto il loro scopo: catturare attenzione, attirare critiche e impedire uno svolgimento più costruttivo della discussione.
Qualche lettore consiglia di estromettere questi personaggi cestinando i loro post:

“PARACELSO, NICO, FEDERICO, GG, ESSSSE, BIGREDCAT, ILPEYOTE, M.S. (Ci manca solo M.D.D. e siamo al completo) andate a farvi un giro e piantatela di trollare in questo sito chè tanto nessuno vi vuole.
E' inutile, sappiamo chi siete e che ci state a fare qui, siete persone sgradite e qui vi si dà il credito che meritate.
Zero. Ha ragione Gennaro : qua abbiamo sviluppato gli anticorpi e vi sgamiamo sempre e comunque.
Mi rivolgo a Paolo : capisco la politica del non censurare nulla, ma in questo caso mi sembra controproducente non dare una ripulita da queste zecche”.

Ma altri ritengono lecito discutere anche di queste ingerenze di bassa lega:

"Se diciamo fesserie perché filtrarle? Sarebbe facile dimostrare che sono fesserie, no? Invece censura a priori, toglie libertà di parola a chi non è d'accordo con lui (o almeno ci prova, come si può vedere qui), minaccia ed accusa.
E fa passare i commenti incensatori. Ho come idea che abbia il culto della personalità... La propria, ovviamente”.(2)

Altri mettono in evidenza l’inutilità di questi interventi “mirati”:

“gatti rossi e paracessi vi state soltanto arrampicando sugli specchi!!!
la vostra guerra di disinformazione e persa in partenza perchè le bugie hanno le zampe corte!”

Per concludere, si può sostenere con un certo margine di ragionevolezza che i metodi involuti e massificanti dell’attuale sistema vengono utilizzati anche in rete, allo scopo di attutire l’impatto che certe verità possono avere sui lettori, e soprattutto per produrre effetti limitanti, condizionanti e manipolanti, sapendo che non molti si accorgeranno di ciò e quasi tutti saranno comunque indotti a dare peso a queste ingerenze.
Lo scopo principale di tutto ciò è quello di difendere lo status quo e di continuare a controllare anche chi ha ben compreso l’esistenza di tale controllo e cerca di allontanarsi dalle maglie di un sistema dittatoriale che tutto vuol plasmare a sua immagine e somiglianza.

Google ruba la nostra privacy?

autore: 
Mario Braconi
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E’ stato lanciato da pochi giorni nel Regno Unito un nuovo servizio dal nome Google Street View, un divertente complemento all’ormai arcinoto Google Maps, che consente di vedere immagini delle strade selezionate sulle mappe informatizzate. Come ogni altra applicazione della casa di Mountain View, Street View dimostra creatività coniugata a spregiudicatezza: Larry Page non si accontenta di aver creato il motore di ricerca più usato del mondo, non soltanto si sforza di googlizzare la cultura per consentirne la fruizione globale: ora vuole a disposizione di tutti delle viste sulle principali città del mondo. Come? Un veicolo della Google che monta sul tettuccio un dispositivo di ripresa, gira per le principali strade delle varie città ritraendone palazzi, monumenti, abitazioni, persone a passeggio, automobili parcheggiate o in movimento. Le immagini vengono poi caricate sul server di Google, che le rende disponibili a chiunque non si accontenti di vedere una mappa dall’alto, ma desideri invece farsi un’idea di come è realmente quella strada, quella piazza eccetera.

Giovedì scorso il servizio è stato lanciato anche in Gran Bretagna, dove è stato immediatamente messo sotto accusa per le sue implicazioni negative in tema di diritto alla privacy e perfino per la sicurezza nazionale. Segno della grande sensibilità generalmente dimostrata dai cittadini del Regno per il valore dei propri diritti (cui non sembra corrispondere una uguale attenzione da parte del governo, che ha dimostrato un atteggiamento compromissorio su questo tema, grazie al ricatto della sicurezza); nelle polemiche ha certamente avuto un peso anche la paranoia dilagante sulle questioni attinenti ai lati oscuri dell’animale umano che oggi vengono più frequentemente sbattuti in prima pagina: pedofilia e terrorismo (islamico, certo, anche se la recrudescenza del terrorismo in Irlanda del Nord offre nuovi spunti).

Le precauzioni messe in atto dalla software house californiana non sono state sufficienti: il software Google che dovrebbe identificare un volto umano all’interno di una immagine fotografica in modo da “pixellarla”, proteggendo così la privacy della persona cui appartiene, non funziona a meraviglia – tanto che sul sito del quotidiano Guardian un lettore ha scritto: “ho fatto una verifica [cercando su Street View] il quartiere dove vivo e ho trovato un buon numero di facce chiaramente identificabili (tra cui quella di un ragazzo che palesemente guardava male una macchina che lo aveva buttato fuori strada).”

Questo è niente, rispetto all’imbarazzo e alla rabbia delle persone che sono state beccate dall’infernale spia informatica a vomitare birra fuori da un pub, o “pizzicate” nel bel mezzo di una seduta di shopping “piccante” in un sex shop di Soho (finché dura), o immortalate mentre venivano arrestate da un bobby. Vi è anche chi non si dimostra particolarmente colpito – in fondo si tratta di un luogo pubblico… - ma la lente di ingrandimento della Rete è micidiale: puoi anche riuscire a dare un bacio proibito in una strada facendola franca, è un po’ più difficile inventare una scusa plausibile quando quel momento sfuggito all’attenzione di qualcuno per qualche secondo diventa perenne e pubblico per qualche centinaio di milioni di possibili internauti, tra cui ci potrebbe ben essere anche il tuo fidanzato, o un suo amico che ti conosce, se è per questo.

Ma il caso del giorno è quello scoppiato qualche ora fa, quando tra le immagini rubate dalla Google-mobile è finita una famigliola che faceva un picnic in un parco di Londra: tra i suoi componenti, infatti, c’era anche un bambino nudo. Certa stampa ha soffiato sul fuoco: secondo questi media un po’ isterici, immagini di tal tipo potrebbero infatti prestarsi ad usi “sinistri”. Anche qui è utile qualche distinguo: da un lato è sacrosanta la battaglia dei cittadini inglesi cui la propria immagine è stata “rubata”, così come è comprensibile che i genitori di quel bambino, giustamente inbufaliti, abbiano sporto querela; dall’altro, è sempre utile ricordare che, per il 99,9% delle persone un bambino nudo è solo un bambino nudo, non un oggetto di inconfessabili pulsioni. Tanto per capire il clima di sospetto tipico dei nostri tempi, l’Information Commissioner (l’autorità che in Gran Bretagna vigila, tra le altre cose, sul rispetto della privacy) ha diffidato la società americana a far comparire altre immagini di minori nudi, minacciando, in caso contrario l’apertura di un fascicolo a suo carico. Google ha comunque replicato, con buone ragioni, che la presenza di quell’immagine era solo un dettaglio di una immagine che ritraeva un giorno di festa in un parco.

Per la verità, di fronte alla grandinata di critiche, e pur avendo rimosso immediatamente le immagini che avrebbero potuto darle delle noie, Google continua a mantenere un atteggiamento freddo e piuttosto supponente. In pratica il suo modus operandi è il seguente: noi mettiamo online tutto quello che ci pare, se poi c’è qualcuno a cui non va bene, basta che ci scriva, e provvederemo a rimuovere le foto. Non un granché.

C’è poi, e questo è un altro segno dei tempi, chi ha sfruttato le indiscutibili debolezze di un sistema come Street View, per recitare l’ennesima declinazione dello psicodramma della sicurezza: “trovo molto inquietante che siti critici come stazioni di polizia o depositi di armi siano accessibili mediante questo servizio [che può fornire] a terroristi un accesso istantaneo – e anonimo – alle principali città britanniche, dove possono selezionare obiettivi per i loro campi in Afghanistan, Iran o altre zone a rischio” – questa l’opinione di Tamar Beck, Group Event Director di Infosecurity Europe, convegno mondiale della sicurezza informatica, che si terrà a Londra il prossimo aprile.

E’ possibile che questo strumento possa effettivamente essere usato per scopi delittuosi, ma non dimentichiamo, allora, che Google, con le sue mappe, è stato più volte lo strumento con cui sono stati risolti dei delitti. Al momento, paranoie a parte, sembra che il vero problema di Google Street View sia quello della privacy, su cui peraltro la società non sembra aver dato ancora alcuna rassicurazione.

http://altrenotizie.org/alt/

FNAC e FELTRINELLI: libreremo ATTACK!

autore: 
C.A.U. - Napoli

Domani, Sabato 21 Marzo, volantinaggio di controinformazione contro il copyright di "libreremo.org" alla FNAC E la FELTIRNELLI a Napoli!

CONTRO IL COPYRIGHT!
SCARICA LIBRI, DIFFONDI CULTURA!
VAI SU WWW.LIBREREMO.ORG

Probabilmente stai qui per comprare un libro, un disco o un film. Ma sai a chi stanno andando i tuoi soldi? Pensi davvero di supportare il tuo autore preferito? Quale sistema invece stai sostenendo?

In realtà tutto il mercato della cultura è in mano a pochi grandi gruppi, case editrici e discografiche, che decidono cosa imporre attraverso i mezzi di comunicazione di massa, il controllo della rete, le campagne di propaganda contro chi masterizza dischi o fotocopia libri. Questi grandi monopoli ci dicono cosa dobbiamo leggere, cosa dobbiamo ascoltare e vedere, quali idee dobbiamo seguire e soprattutto quanto dobbiamo pagare. Per fare tutto questo fanno leva sul copyright, sul diritto d'autore, facendolo durare 70 anni dalla morte dell'autore, pretendo di blindare la conoscenza, e di consentire l'accesso solo a chi può permettersi di sborsare, e tanto...

Fortunatamente, da ormai diversi anni la rete permette di condividere le opere di ingegno, le cose che ci piacciono e che amiamo, i film, i dischi, i libri, che vengono censurati o non vengono più ripubblicati, tutto ciò che eccede le logiche di profitto delle multinazionali.

È per questo che abbiamo deciso di mettere su un sito di condivisione dei testi, dove si possono trovare da scaricare i libri in uso nelle nostre scuole e facoltà, libri rari o in lingua. Chiunque può partecipare, far girare i testi, far crescere il progetto!

COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO - Napoli
per info e contatti: http://cau.noblogs.org/
coll.autorg.universitario@gmail.com

Telefonini: siamo tutti spiati

autore: 
Vito Calabrese
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Il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica si appresta ad affrontare una vicenda assai delicata, “più grande di quanto ciascuno di noi possa immaginare” – ha detto Francesco Rutelli, presidente del Copasir - che ha inviato ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, al sottosegretario con delega ai servizi segreti Gianni Letta, al ministro dell'Interno Roberto Maroni e al garante della Privacy Francesco Pizzetti, una lettera in cui si chiede un intervento urgente.

Si tratta del cosiddetto “pedinamento elettronico”, un nuovo metodo di intercettazione affidato alla libera iniziativa individuale. Al di fuori di ogni autorizzazione e garanzia dell’autorità giudiziaria.
Il fenomeno è stato descritto come piuttosto diffuso tra i giovani e giovanissimi che lo utilizzano per controllarsi a vicenda. Ma l’allarme riguarda pure l’uso che di questa tecnologia potrebbero fare le organizzazioni criminali e terroristiche.
Si tratta della cosiddette “intercettazioni peer to peer”, effettuate attraverso normali sms di cui non resta traccia, in grado di generare un virus nei sistemi informativi dei telefonini di ultima generazione e trasformarli di fatto in spie.
Con meno di cinquanta dollari è possibile acquistare on-line un software del genere.
Di questo sistema il Copasir è venuto a conoscenza a seguito di alcune segnalazioni. “Nell'arco di ventiquattro ore – ha detto Rutelli - sono state 500mila le persone che nel mondo hanno scaricato il software, alcune migliaia delle quali in Italia. Bisogna mettere rapidamente delle regole”.

Così il comitato parlamentare non perde tempo. Martedì scorso sono stati ascoltati un funzionario dell’Aisi (l’agenzia per la sicurezza interna, ex Sisde) e due rappresentanti del Garante della privacy. Lo spionaggio tramite telefonino – secondo gli esperti - si può realizzare con l’invio di sms particolari, non visibili dal destinatario, che permettono di inviare sms contenenti virus informatici.

Tali virus si installano nel sistema operativo dell’apparecchio cellulare, e una volta installati, permettono a coloro che li hanno inviati di ottenere la lista delle telefonate in entrata e in uscita, la rubrica, la posizione geografica con una approssimazione di qualche centinaio di metri, e addirittura l’intercettazione delle comunicazioni telefoniche connesse all’apparecchio su cui si è installato il virus informatico, attivando l’ascolto a distanza o avviando una chiamata silenziosa che accende solo il microfono dell’apparecchio controllato, in modo da farlo funzionare coma una cimice per captare la conversazione.

Di queste operazioni, che si possono ripetere ogni volta che si vuole controllare o intercettare qualcuno, restano tracce soltanto sull’sms dell’operatore, cioè la centrale di smistamento degli sms inviati e ricevuti. Ma esistono anche sistemi che, una volta installati, trasmettono periodicamente le informazioni a seconda delle richieste: si attivano a intervalli di tempo programmabili (trasmettendo tutto ciò che viene fatto col telefono), quando un utente si trova in un determinato luogo o ogni volta che l’apparecchio intercettato fa o riceve una chiamata, avviando simultaneamente l’ascolto sull’apparecchio intercettatore.

Tutto ciò avviene senza alcun controllo da parte di chicchessia. I programmi sono disponibili sulla rete Internet e alla portata di chiunque. Sui siti che reclamizzano e commercializzano questi sistemi c’è una generica avvertenza secondo la quale “questi dispositivi sono strettamente riservati alle forze dell’ordine”, ma non c’è nessuna garanzia su come vengono diffusi e utilizzati, e soprattutto da chi.

L’Italia viene, quindi, considerato Paese a forte rischio. In un atto parlamentare, depositato ieri alla Camera, i deputati Emanuele Fiano (Pd), primo firmatario, Carmelo Briguglio (Pdl) ed Ettore Rosato (Pd), cofirmatari, hanno interrogato il Governo per sapere se è a conoscenza “di questo gravissimo fenomeno di violazione dei dati personali di milioni di utenti della telefonia mobile” e “se intenda e come, contrastare tale gravissimo fenomeno”, considerato che - secondo gli interroganti - “risulterebbe che, solo nel 2008, nel nostro Paese sono state scaricate diverse centinaia di migliaia di copie di tali software, e che da ognuno di questi scaricamenti possono essere risultati infiniti invii di sms spia”.

Intanto a Milano scoppia un altro caso. La Procura della Repubblica indaga su venditori e/o dipendenti Tim che, insieme a gestori di esercizi commerciali di vendita, allo scopo di “trarre profitto dall’attivazione illecita di centinaia di schede sim in violazione della normativa del 2003”, avrebbero costituito “una associazione a delinquere” finalizzata alla “falsificazione e ricettazione di documenti” cartacei e informatici, “contraffazione di scritture private”, “sostituzione di persona”.
Una decina di dipendenti Tim, infatti, sarebbero indagati per avere venduto migliaia di schede telefoniche con contratti intestati a nomi di fantasia oppure a ignari clienti, attivate con l’utilizzo di documenti di identità falsi.
Il fenomeno è di dimensioni tutt’altro che trascurabili, visto che, nel solo mese di agosto 2008, a Milano sono state messe in circolazione oltre 9000 schede fittizie.
In Italia esistono migliaia di telefonini illegali “invisibili” alle intercettazioni, stavolta legali, dell’autorità giudiziaria.

Ho ricevuto un WARNING da Facebook

autore: 
AldoVincent
image1: 
GHEDDAFI G20.jpg

Ho ricevuto un WARNING da Facebook

Questo:

Our systems indicate that you've been misusing certain features on the site. This email serves as a warning. Misuse of Facebook's features or violating Facebook's terms of use may result in your account being disabled .

PRIMA DONANDA: Kekkazze' il misusing?

Ora le cose che ho fatto in questi giorni sono:

1- Ho bestemmiato perche' non mi piace il nuovo FB
2- Ho aperto un gruppo FREE BLOGGER Beppe Grillo e ho invitato tutti i miei amici
3- ho messo i link ai miei due blog di satira politica
4- ho messo le foto di Berlusconi coi capelli
5- ho chiesto a una dozzina di OSTINI se hanno notizie dei miei parenti di Erba
6- Mentre scrivevo mi sono messo le dita nel naso...

Quale di queste immonde azioni mi ha fatto guadagnare un Warning?

State in campana, amici, che se scompaio dalla circolazione, voi sapete chi mi ha rapito...

ALDO VINCENT
http://aldoelestorietese.dilucide.com
http://www.facebook.com/profile.php?id=1357875125

Campagna per il preservativo (checché ne dica Paparatzi):
http://www.youtube.com/watch?v=jksTgRKtqhY

Contro la Cybercensura

autore: 
Guido Scorza
image1: 
tastiera.jpg

Il rapporto di Reporters sans frontieres pubblicato il 12 marzo scorso, in occasione della giornata mondiale contro la cybercensura, chiarisce una volta per tutte che il problema della libertà di informazione in Rete non può più essere considerato circoscritto ai regimi tradizionalmente qualificati “meno democratici” ma rappresenta una questione “senza frontiere”, che investe ogni giorno di più anche i Paesi ad ordinamento c.d. democratico.

In italia, nelle ultime settimane, abbiamo avuto anche noi più di un assaggio di come, per legge, dalla sera alla mattina, si possa limitare o, forse, sopprimere d’un colpo la libertà di manifestazione del pensiero attraverso il primo media dalla vocazione democratica della storia della comunicazione di massa.

Inutile ricordare che il momento in cui difendere questa nostra libertà fondamentale è OGGI e non DOMANI quando, come già accaduto per il sistema della Stampa e della Televisione, per legge, si saranno stabilite regole tali da consegnare la Rete ai Soliti Noti.

Obama: E SE FOSSE UN NEGRO STR°°ZO?

Obama: E SE FOSSE UN NEGRO STR°°ZO?

Certo, commentare un articolo uscito sul Giornale, fa quasi ridere, non per l’articolettista che l’ha scritto, ma per il suo Direttore che è riuscito a ridicolizzare la creatura che fu di Montanelli.

Pure Roberto D’Agostino, il famoso indiscretino del Web che raccoglie la palla al balzo e sicuro che non ci sarà nessun Bonaiuti che gli farà cancellare il titolo, dà la stura al suo malcelato cafonale per titolare su Dagospia:

E SE FOSSE UN NEGRO STRONZO?
– OBAMA SNOBBA I BLOGGER (CHE HANNO TIFATO PER LUI): “FUTURO DEL GIORNALISMO? NON CREDO, SONO FUORVIANTI E SEMPLICISTICI, LI LEGGO RARAMENTE” - E SUL WEB SCATTA LA RIVOLTA – DRUDGE GODE: “ORA SMETTERANO DI DIFENDERLO”…
Matteo Buffolo per "Il Giornale"

Ed eccolo, questo Buffo, Buffolo che scrive un’articolessa tutta tesa (la trama della strategia comincia ad essere chiara) a sputare veleno contro Obama e la sua politica.

Allora, vediamo, cos’è successo.
Il New York Time intervista per 45 minuti! il Presidente degli Stati Uniti in volo sul suo Air Force One. Un’intervista veloce, a botta e risposta che riassume su SEI pagine web.

Si parla di tutto, ovviamente, e verso la fine il giornalista chiede:
- Sir, cosa sta leggendo in questi giorni?
- Vuol dire oltre al NY Times? (ride perché la battuta è buona)
- OLTRE al NY Times, legge il web?
- Leggo la maggior parte dei giornali nazionali
- Legge i riassunti o direttamente dai giornali?
- Leggo direttamente dai giornali…. Ma spendo la maggior parte del tempo a leggere relazioni (breefeing)… non guardo la televisione, lo confesso, e raramente leggo i blog..
FINE Non dice altro!
D’altra parte, cos’altro avrebbe potuto dire?
E secondo voi, questa dichiarazioncella può dare la stura alle bordate italiche da parte di queste truppe cammellate al soldo del Padrone?
Ridicoli.

-
CHI VOLESSE SENTIRE L’INTERVISTA DI OBAMA IN VIVA VOCE PUO’ ANDARE QUI:
http://www.nytimes.com/2009/03/08/us/politics/08obama-text.html?pagewant...
LA TRASCRIZIONE INTEGRALE DELL’INTERVISTA L’HO MESSA QUI: http://www.giornalismi.info/aldovincent

Cassazione: blog e forum non sono testate giornalistiche

autore: 
vale

La Cassazione ha stabilito, con la sentenza n. 10535, il principio per cui i blog e le aree di discussione su Internet non possono avere la stessa tutela costituzionale (articolo 21) delle testate giornalistiche regolamente registrate e con un direttore responsabile.

Il caso affrontato dai giudici del supremo Collegio riguardava una discussione fra i frequentatori del sito dell'Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), nella quale erano stati espressi pesanti giudizi sulla religione cattolica, ritenuti offensivi per il sentimento religioso. Per questo motivo, dopo una sentenza del giudice di merito, il sito era stato oscurato.
La difesa dell'Aduc aveva sostenuto che per i blog devono valere le stesse tutele accordate alla stampa ma i giudici hanno respinto questa tesi, asserendo che i blog "non possono essere qualificati come un prodotto editoriale, o come un giornale on-line, o come una testata giornalistica informatica".

Inoltre, ad avviso dei giudici, i forum "sono una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole e agli obblighi cui è soggetta la stampa (come indicare un direttore responsabile per registrare la testata) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che la Costituzione riserva solo alla stampa".

CASSAZIONE: NIENTE LIBERTA’ DI STAMPA PER BLOG E FORUM

autore: 
Aldo Vincent

Farà discutere questa sentenza della Cassazione contro i consumatori ADUC che avevano fatto ricorso perché il loro forum, contenente frasi inappropriate, era stato oscurato.
Leggo:

Come ricostruisce la sentenza di Piazza Cavour, alcune delle frasi incriminate, oltre ad avere offeso la religione cattolica mediante il vilipendio dei suoi fedeli e dei suoi ministri ''avevano travalicato limiti del buon costume alludendo espressamente a pratiche pedofile dei sacerdoti per diffondere il 'sacro seme del Cattolicesimo'''.

Quindi diciamo che i preti pedofili che diffondono il seme del cattolicesimo inchiappettandosi i bambini e di fatto rimangono impuniti, non si possono nemmeno prendere in giro sul proprio blog perché SCRIVERLO sarebbe contro il comune senso del pudore.
SCRIVERLO SI’ E INCHIAPPETTARSELI NO
Eh, sì. Occorrerà leggere attentamente il dispositivo, e chinare il capo davanti alla Legge.

Da Repubblica.it
Ma è una cattiva notizia per la libertà su internet - come crede Aduc - o è piuttosto il contrario? "E' una buona notizia", dice Fulvio Sarzana di S. Ippolito, avvocato esperto di internet. "Per la prima volta la Cassazione esonera i siti dagli obblighi della legge sulla stampa. Una cosa che gli utenti di internet temono da anni di subire", aggiunge.

Blog
Significa: niente obbligo di registrazione al tribunale, di avere un direttore responsabile; ma non solo: "Viene finalmente chiarito che non c'è l'obbligo di controllo su quanto pubblicato dai commentatori sul proprio blog. La responsabilità di eventuali diffamazioni è solo dei commentatori. Lo sarebbe anche del gestore del blog, se si applicassero le leggi sulla stampa".

Di recente sono numerose le proposte di legge che premono per equiparare siti e blog a testate giornalistiche, per alcuni obblighi, allo scopo di regolamentarli in modo più stretto. L'ultimo contestato esempio viene dalla proposta Carlucci, che, quanto alla diffamazione, vorrebbe applicare in toto ai siti e ai portali le leggi sulla stampa.

E' d'accordo, che sia una buona notizia, anche Andrea Monti, un altro avvocato esperto di internet, ma aggiunge: "Quello che contesto non è la possibilità di sequestrare messaggi diffamatori, ma alcune applicazioni abnormi della legge. Come il fatto che, per prassi, vengano sequestrati interi siti, per un solo messaggio oggetto di denuncia".

http://www.giornalismi.info/aldovincent

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