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Diritti digitali

Internet: il Vaticano cerca di controllare i domini religiosi

autore: 
cloro al clero
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Monsignor Carlo Maria Polvani, già in forza all'Arcidiocesi di Milano e ora esperto comunicatore e rispettato intermediario tra la Segreteria e i mezzi d'informazione del Vaticano, e nella specie plenipotenziario del sito internet d'oltretevere per quanto riguarda i paesi anglofoni, ha indirizzato una lettera direttamente a Paul Twomey, presidente dell'Icann, chiedendogli particolare e acuta attenzione nell'assegnare i domini di primo livello.

Preoccupazione di Piazza San Pietro sarebbe il rischio di una proliferazione di siti con estensioni tali da far scatenere una guerra di religione online; in conclusione, vigili l'Icann affinché l'organizzazione non abbandoni direttamente o indirettamente la propria neutralità, avendo l'obbligo di valutare se e quali gruppi o organizzazioni siano rappresentativi di una tradizione religiosa.

La questione si presenta assai imbarazzante per Twomey, che già deve fronteggiare l'appetito delle grandi multinazionali, i governanti dei paesi emergenti e non, le diverse etnie e comunanze linguistiche, la Comunità Europea e via discorrendo: ognuno di questi accampa ragioni a favore dell'assegnazione di una data estensione, o al contrario minaccia ritorsioni in caso di assegnazione di domini sgraditi, tanto da far rinviare - forse di almeno sei mesi, forse sine die - la soluzione del problema.

Da questo punto di vista, la posizione vaticana non sarebbe diversa da quella del governo coreano, che reclama un dominio con ideogramma per non costringere i propri concittadini a digitare astrusi caratteri occidentali; ma la questione diventa estrememente delicata se vista dal punto di vista degli appartenenti ad altre confessioni religiose.

Su tutta la vicenda grava la constatazione che, ancora una volta, invece di risolvere la questione con il semplice buon senso si faccia ricorso ai gestori della rete chiedendo - e talvolta di fatto ordinando - che essi si facciano interpreti e guardiani degli interessi di solo una parte degli utenti.

document freedom day

25/03/2009 - 09:30
25/03/2009 - 23:00
Etc/GMT+1
autore: 
ellecidi
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il 25 marzo presso il centro polifunzionale di Opera (MI) una giornata dedicata ai formati aperti, alla suite per ufficio open office, alle licenze copy left e creative commons, e musica libera live
info su www.dfdmilano09.tk

Al Gore promuove i domini .eco

autore: 
max

La Dot Eco LLC si è candidata alla gestione dei domini .eco, chiedendone ufficialmente l'approvazione all'ICANN. I proventi serviranno per finanziare iniziative contro i cambiamenti climatici.

Prepariamoci all'idea di poter scegliere tra .com, .it, .eu e, prossimamente, anche .eco. L'idea parte infatti con grandi forze alla base, con forti principi e con i capitali giusti. ICANN permettendo, dunque, l'ecologia è pronta ad entrare a far parte del mondo dei Top Level Domain.

La proposta parte dalla Dot Eco LLC di Fred Krueger e Clark Landry. Il gruppo si candida alla gestione dei domini stessi, ma fin dal principio tira in causa "An Inconvenient True", il film prodotto da Al Gore per sensibilizzare gli spettatori sul tema dell'emergenza ecologica. Al Gore non si è fatto tirare troppo per la giacchetta ed è immediatamente salito sul carro della Dot Eco LLC: la sua Alliance for Climate Protection, infatti, ha immediatamente promesso pieno supporto all'iniziativa ed Al Gore si è così messo in prima fila nel promuovere i domini .eco come nuova grande opportunità per il proprio mantra ecologico.

L'intento della Dot Eco LLC è quello di creare un nome a dominio dedicato a quanti sviluppano progetti ecologisti ed intendono darne pubblicità e mercato sulla rete. I proventi dai domini .eco andranno a coprire le spese gestionali del TlD ed in secondo luogo a finanziare altri progetti ecologisti. La mission del gruppo, dunque, ha finalità sociale, il che è un punto di forza imprescindibile nello spingere la causa verso la giusta direzione. Spiega Cathy Zoi, CEO della Alliance for Climate Protection: «L'iniziativa .eco è un approccio unico al fundraising per lo sviluppo di organizzazioni nonprofit come la nostra. Siamo eccitati dalla possibilità di poter lavorare con la Dot Eco LLC per generare fondi per la nostra organizzazione e per promuovere la sensibilizzazione sui cambiamenti del clima».

Nel Board della Dot Eco LLC figurano personaggi del calibro di Davis Guggenheim (direttore di "An Inconvenient True"), Roger Moore (Ambasciatore dell'UNICEF), Richard Muller (collaboratore del Panel on Climate Change) e Jim Dufour (dello Scripp Institution of Oceanography). Il gruppo si è presentato direttamente al meeting messicano dell'ICANN, ove però è emersa una certa confusione relativamente al passaggio verso la nuova realtà dei nomi a dominio liberi. Occorrerà ora capire se l'ipotizzato .eco passerà secondo le vecchie procedure o se potrà essere uno dei primi domini "liberi" ad essere portati sul mercato. In ogni caso i tempi non saranno immediati, soprattutto alla luce della confusione che ancora circonda l'avvio delle nuove procedure di approvazione dei prossimi TlD di nuova generazione.

advertising: schedatura di massa volontaria

autore: 
piero
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da un’indagine risulta che gli utenti del web stanno gradualmente accettando il fatto che le loro attività di navigazione online vengano monitorate a scopo pubblicitario

Un report appena pubblicato da TRUSTe, dal titolo "2009 Study: Consumer Attitudes About Behavioral Targeting", mostra un calo delle preoccupazioni degli utenti Internet concernenti il targeting comportamentale: da un’indagine condotta da TRUSTe e da TNS Global risulta infatti che gli internauti stanno gradatamente accettando il fatto che le loro attività di navigazione online vengano monitorate a scopo pubblicitario, e la percentuale di coloro che vedono questo ancora come un fastidio scende al 51% nel 2009, mentre nel 2008 era del 57%. Ciò però non vuol dire che gli utenti Internet tengono meno alla propria privacy online, ma semplicemente che circa la metà di essi non considera più il targeting comportamentale come una reale minaccia alla stessa, preferendo invece che gli vengano mostrati annunci pubblicitari rilevanti (per i propri interessi e/o necessità) allorché visitano i siti web. Inoltre, il 68% degli utenti Internet si dichiara ormai conscio delle pratiche di targeting comportamentale tramite le quali terze parti possono raccogliere ed analizzare i loro dati di navigazione.

Quell’altra metà di utenti che è tuttora contraria al targeting comportamentale, in quanto lo ritiene un invasore della privacy, cerca poi di bloccarlo sul nascere anonimizzando in vari modi la propria navigazione su Internet: secondo il report, infatti, il 48% di questi utenti cancella attualmente i cookies del browser almeno una volta a settimana (erano il 42% nel 2008 a farlo).

"Behavioral tracking techniques represent the future in digital advertising, but as companies adapt to take advantage of these technologies, we are seeing some stumble as they struggle to provide transparency around privacy" ha dichiarato Colin O’Malley, VP of Strategic Business di TRUSTe, aggiungendo anche che "The TRUSTe survey suggests that the more consumers understand these practices, the higher their comfort levels. Knowing this, TRUSTe invites the advertising industry to give its customers a newfound transparency into its tracking and profiling practices so that they may gain consumer trust and earn the right to continue to engage in behavioral advertising activities".

Il targeting comportamentale rappresenta comunque a tuttoggi un territorio ancora inesplorato, dice infine TRUSTe, nonché una pratica per la quale non esiste un chiaro quadro normativo applicabile.

Ma, in conclusione, risultano le pubblicità targhettizzate comportamentalmente essere davvero rilevanti per gli utenti ai quali sono state dirette? Non molto, in realtà, visto che l’84% degli internauti interpellati da TRUSTe nell’indagine ha sostenuto che meno del 25% degli annunci pubblicitari osservati sono stati di una qualche rilevanza per i loro interessi o necessità, ed un 72% degli stessi li ha trovati per questa ragione intrusivi e noiosi.

EFF, auto-difesa contro la cybersorveglianza

autore: 
PI
bigbrother

Una guida per tutelare i propri dati personali di fronte agli sconfinamenti delle autorità pubbliche: è questo l'obiettivo del Surveillance Self-Defense Project di Electronic Frontier Foundation, lanciato in partnership con Open Society Institute. Vi si trovano informazioni e dritte su come difendere i dati sul proprio computer, lungo le reti telematiche, all'interno dei database di terzi.

Le ragioni che presiedono alla creazione della guida vengono espresse con grande chiarezza da Peter Eckersley, staff technologist presso la stessa EFF: "La rete è un grande aspirapolvere, che si porta via tutte le informazioni che lasciamo nei paraggi - spiega - Con il progetto vogliamo mostrare ai cittadini gli strumenti che possono impiegare per cifrare e anonimizzare i propri dati, nonché per difendersi da ogni forma di sorveglianza governativa".

Di qui la scelta di una guida dettagliata, organizzata per sezioni tematiche, che secondo i responsabili del progetto può fornire risposte a due domande fondamentali: quali sono le strategie del governo in materia di sorveglianza sulle attività informatiche e telefoniche dei cittadini, e quali sono le contromisure che i cittadini possono prendere per tutelarsi.
Dopo una prima parte introduttiva, in cui vengono esplorati i concetti di sicurezza e risk management, il sito presenta tre capitoli, dedicato ciascuno ad una tipologia di dati. Il primo tratta dei rischi per i dati che risiedono sul computer dell'individuo, esaminando in dettaglio la normativa in materia e i "trucchetti" impiegabili dai cittadini per difendersi. A seguire, un lavoro analogo viene svolto con riferimento alle informazioni inviate lungo le reti di telecomunicazione (sia Internet che telefoniche) e poi sui dati personali contenuti all'interno dei database di terze parti.

Trasversalmente alle sezioni vengono poi offerte indicazioni e tips su temi come il security assessment dei propri dati, le strategie per massimizzare la propria protezione restando aderenti alle leggi federali, i singoli tool impiegabili per difendersi. "A dispetto dei reiterati casi di abuso dei propri poteri di sorveglianza che hanno costellato la storia del governo in questo paese, molti cittadini statunitensi sanno molto poco sulle tutele offerte loro dalla legge, o sui passi che possono compiere per difendersi" ha detto il responsabile dei servizi legali di EFF Kevin Bankston. "Questa guida offre ai cittadini una cassetta per gli attrezzi".

Certo, in alcuni casi i consigli forniti sono puro buon senso ("Pensa prima di comunicare", "Evita per quanto possibile di lasciare dati a terze parti"), ma anche in questo caso lo strumento è senza dubbio molto utile. Unico neo, allo stato corrente: il progetto non prevede alcun tipo di forum di discussione o blog.

L'attualità della guida - e dell'implicita denuncia - formulata da EFF è stata confermata nel passato recente da alcuni eclatanti casi di cronaca, tra cui quello relativo alle intercettazioni illegali da parte dell'Amministrazione Bush. Per sua parte Barack Obama, che durante la campagna elettorale si era espresso chiaramente a favore della neutralità della rete e contro ogni forma di controllo sui dati individuali, sembra intenzionato a continuare su questa linea anche nella sua funzione di presidente. O perlomeno, sostengono gli osservatori, sembra potersi leggere in questo senso la fresca nomina di Julius Genachowski a guida della Federal Communication Commission. Genachowski ha collaborato alla campagna elettorale di Obama, occupandosi proprio delle proposte riguardanti la tutela della net neutrality.

Perchè Pirate Bay no e Google sì?

autore: 
vnunet
pirate

Perchè Pirate Bay no e Google sì?

Pirate Bay offre molti meno file .torrent di Google eppure nessuno si sognerebbe, per fortuna, di mettere sotto accusa il gigante dei motori di ricerca.

La vicenda di Pirate Bay è grave perchè le accuse mosse contro questo bizzarro gruppo di fan del P2P potrebbero essere mosse a qualsiasi motore di ricerca.

Colpisce infatti che, sollecitati dalla stessa query wall-e, Google dia la possibilità di scaricare 5.800 file torrent mentre la Baia di pirati solo 979. Meno di un quinto.

Pirate-bay Google infatti solo apparentemente mette a disposizione dalla modalità avanzata di ricerca la possibilità di cercare solo innocui e comuni file - per esempio - Pdf, Office o Flash, ma in realtà permette di cercare attraverso lo specifico comando filetype: molti altri tipi di file, fra cui i famigerati file torrent.

Allora sembra proprio debole il castello accusatorio contro Pirate bay oppure bisogna pensare che è proprio il concetto di motore di ricerca ad avere difficoltà a rispettare le sempre più rigide norme che tentano - anacronisticamente - di imbrigliare Internet e il P2P.

Quanta tecnologia nelle famiglie italiane?

autore: 
pp

L'Istat fotografa la disponibilità presso le famiglie delle nuove tecnologie. Qualche dato in particolare sulla diffusione di Internet e sui motivi del suo non utilizzo. Il problema è soprattutto culturale.

Più antenne paraboliche, linee ADSL e lettori DVD

In Italia i beni tecnologici più diffusi sono:

* il televisore, presente nel 95,4% delle famiglie e il cellulare (88,5%)
* seguono il lettore DVD (59,7%)
* il videoregistratore (58,1%)
* il personal computer (50,1%)
* e l’accesso ad Internet (42%)

Tra i beni tecnologici presenti nelle famiglie hanno un certo rilievo anche l’antenna parabolica (30,7%), la videocamera (26,8%), il decoder digitale terrestre (23,8%) e la consolle per videogiochi (18,1%).

Rispetto al 2007 aumenta soprattutto il possesso del lettore DVD (dal 56,7% al 59,7%) a discapito del videoregistratore, tecnologia questa in continuo calo (dal 62% al 58,1%). In aumento anche la quota di famiglie che possiedono il decoder digitale terrestre (dal 19,3% al 23,8%), l’antenna parabolica (dal 28,6% al 30,7%) e il personal computer (dal 47,8% al 50,1%).

L’accesso ad Internet passa dal 38,8% al 42% e migliora anche la qualità della connessione usata per accedervi da casa: diminuisce drasticamente, infatti, la quota di connessioni a banda stretta (tramite linea telefonica tradizionale o linea telefonica Isdn) che passa dal 14,7% al 9,1% e aumenta, invece, la quota di famiglie con connessione a banda larga (linea telefonica ADSL o altro tipo di connessione a banda larga), che passa dal 22,6% al 27,6%.

Tra le famiglie si osserva un forte divario tecnologico da ricondurre a fattori di tipo generazionale, culturale ed economico.

Le famiglie costituite da sole persone di 65 anni e più continuano ad essere escluse dal possesso di beni tecnologici: appena il 7,1% di esse possiede il personal computer, soltanto il 5,5% ha l’accesso ad Internet ed è quasi del tutto inesistente la diffusione di connessioni a banda larga (3,5%). L’unico bene diffuso (a parte il tv color) è il cellulare (58,1%) il cui possesso è comunque di molto inferiore alla media nazionale (88,5%).

All’estremo opposto si collocano le famiglie con almeno un minorenne che possiedono il personal computer e l’accesso ad Internet rispettivamente nel 74,3% e nel 60,9% dei casi. Sono queste famiglie ad avere il più alto tasso di possesso di connessione a banda larga (41%), mentre per loro il telefono cellulare ha raggiunto i livelli di diffusione della televisione (99,6%).

Sono le famiglie del Centro e del Nord a possedere le quote più elevate di beni tecnologici

Il personal computer, ad esempio, è diffuso in uguale misura al Centro e nel Nord (oltre il 52%) e meno nel Sud (44,9%). Inoltre, nel Centro-nord si riscontra la quota più alta di famiglie con accesso ad Internet (circa
il 45%) e alla connessione a banda larga (circa il 30%), mentre nel Sud e nelle Isole le quote scendono rispettivamente al 35% e al 21% circa.

Le famiglie non hanno Internet a casa per l’incapacità di utilizzarlo

Il 49,9% delle famiglie non possiede un personal computer e il 58% non accede ad Internet da casa.
Tra i motivi per cui non si naviga in Internet da casa, le famiglie indicano in primo luogo la mancanza di capacità (40,6%) e in secondo luogo che lo considerano inutile e non interessante (25,2%).

Il 12,9% delle famiglie non ha accesso ad Internet da casa perché accede da un altro luogo, l’11,6% perché considera costosi gli strumenti necessari per connettersi e il 12,6% perché ritiene costoso il collegamento. Si attestano intorno al 2% le motivazioni come la disabilità fisica, la privacy e la pericolosità dei contenuti di Internet.

Dal 2006 al 2008 è aumentata notevolmente la quota di persone che non hanno un accesso ad Internet da casa per mancanza di capacità (dal 31,9% del 2006 al 40,6% del 2008). Questo aumento è dovuto in
gran parte alla parallela diminuzione della quota di chi non possiede Internet a casa perché lo ritiene inutile (dal 39,6% del 2006 al 25,2% del 2008).

Il ruolo che Internet ha acquisito nella nostra società rende ormai difficile considerarlo inutile. È cambiata quindi la graduatoria dei motivi del non accesso ad Internet e, a differenza del 2006, al primo posto si colloca la mancanza di capacità 40,6%.

Anche tra le famiglie di soli anziani la motivazione di non utilità crolla dal 44,3% del 2006 al 29,1%. Resta, però, il problema delle competenze. Sempre tra le famiglie di anziani, infatti, la quota di chi non possiede Internet a casa per mancanza di capacità sale dal 51,3% al 61,2%.

Il fenomeno della scarsa diffusione tra le famiglie dell’accesso ad Internet da casa dipende, quindi, soltanto in misura ridotta da problemi di costo degli strumenti o del collegamento. Si tratta in primo luogo di un problema culturale in quanto molte famiglie, pur riconoscendone l’utilità, non sono in grado di utilizzarlo.

Meet the media Guru

06/03/2009 - 19:00
06/03/2009 - 20:30
Etc/GMT+1
autore: 
sandokan
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Incontro con Cory Doctorw, co-autore di BoingBoing, uno dei più importanti blog di tecnologia al mondo.

“Web celebrity”, così è stato recentemente definito Cory Doctorow da Forbes, la rivista statunitense di finanza ed economia, che lo pone tra le 25 personalità più importanti del web. Giornalista, scrittore, attivista ma soprattutto blogger, il canadese Cory Doctorow (Toronto, 1971) è co-editor di BoingBoing.net, il weblog tecnologico più cliccato al mondo con più di 3 milioni di visitatori al mese. Scrive su Wired, New York Times, Popular Science, Make.
I suoi temi preferiti riguardano le implicazioni sociali ed economiche delle tecnologie digitali, i cambiamenti dell’informazione nell’era di internet e gli sviluppi dell’editoria digitale.

Cory è anche autore di numerosi romanzi di fantascienza, con i quali ha vinto importanti premi letterari. Sostenitore di Creative Commons, rende la maggior parte dei suoi libri scaricabili gratuitamente da Internet.

Meet the Media Guru è un programma di incontri con i protagonisti internazionali della cultura digitale e dell'innovazione destinato al mondo professionale e al largo pubblico.
Venerdì 6 marzo- ore 19 Mediateca Santa Teresa -
via della Moscova 28, Milano
(Ingresso libero fino ad esaurimento posti).

I provider indipendenti si rifiutano di diventare «Poliziotti della rete»

autore: 
pinko
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Anche gli internet provider indipendenti riuniti nell’associazione di categoria “Assoprovider” scendono in campo contro il governo.
In una nota definiscono l’emedamento D’Alia contro la diffamazione in rete, e i ddl Carlucci sulla privacy e quello di Barbareschi sul copyright leggi che se applicate avrebbero conseguenze gravissime con “perdita di diritti civili e costituzionali, adozione di pratiche di censura, obblighi identificazione preventiva, attribuzione di compiti di polizia ad entità private”.

Il riferimento è all’obbligo da parte dei provider di filtrare preventivamente gli accessi per identificare eventuali illeciti da segnalare e denunciare in mancanza del quale chi fornisce accessi a internet può essere considerato responsabile del reato quanto i propri utenti.
“In Italia – ricorda Assoprovider – fino all’ultimo grado di giudizio tutti sono innocenti salvo sentenza passata in giudicato. Ma quando si tratta di internet sembra invece che le libertà fondamentali degli individui passino in secondo piano rispetto alla ricerca esasperata di un controllo che non si riesce ad ottenere” e messo in atto da “norme che spesso denotano scarsa conoscenza degli argomenti trattati”.

"Quale vita dopo la Seconda Vita?". Dibattito su Second Life @ Libreria ShaKe

05/03/2009 - 21:00
05/03/2009 - 23:55
Etc/GMT+1
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"Quale vita dopo la Seconda Vita?". Dibattito su Second Life, la più importante piattaforma di interazione 3D condivisa, i suoi antagonisti e i possibili successori

Giovedì 5 marzo ore 21:00 - c/o "The Hacker's Corner", presso la Libreria ShaKe - Interno 4, viale Bligny 42, Milano

Second Life. Il passato tra aspettative, hype e bidoni. Il presente della comunità che crea e consuma. Il futuro in una rappresentazione (quasi)immersiva che prende allo stomaco. Analisi di un linguaggio che balbetta in cerca di grammatica e di un nonluogo che guarda oltre la tecnologia esistente. E da lì si interfaccerà con gli umani.
Intervengono Aaron Brancotti (programmatore ed esperto di realtà virtuali), Leandro Agrò (interaction designer), Marco Cadioli (fotografo, autore di "Io, reporter in Second Life") e Serena Zonca ("Juliet Chambers", giornalista, operatrice nel campo artistico d'avanguardia e nuova responsabile di Decoder Island).

L'evento sarà anche in Second Life all'indirizzo:
slurl.com/secondlife/Decoder/41/52/2

Open Wifi in loco; portarsi il laptop!

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