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Scuola

Assemblea Interfacoltà - università Mi

11/11/2009 - 16:30
11/11/2009 - 18:00
Etc/GMT+2
autore: 
Uninversi!
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La tua università è mostruosa? Lla riforma ti fa orrore?

Parliamone! Abbiamo lanciato una seconda assemblea aperta a tutti gli studenti universitari perchè crediamo che solo costruendo una critica dal basso, sapremo sconfiggere la paura di non poter essere protagonisti del nostro futuro. Se suoi volare più in alto dello shuttle che imbratta la facciata della statale, trasforma ogni giorno l'orrore che ti circonda,

ASSEMBLEA INTERFACOLTÀ
Mer11/11, h16.30, Aula 400, via FdP

INCONTRO settimanale di UNINVERSI!
Gio12/11, h12.30, Bacheca di FdP

x info/contatti: uninversi@inventati.org | http://uninversi.org

No alla scuola-azienda, 08 nov Vaprio D'Adda

06/11/2009 - 16:53
08/11/2009 - 16:53
Etc/GMT+2
autore: 
Coordinamento LavoratoriScuola

Il Coordinamento Lavoratori della Scuola “3 ottobre” aderisce alle due giornate (7 e 8 novembre) di mobilitazione lanciate dai Comitati scuola dell’Istituto “M. Bellisario” di Inzago e ITSOS “M. Curie” di Cernusco, in occasione del “Campus Orienta” di Vaprio D’Adda, contro i tagli nella scuola pubblica e la riforma Gelmini delle scuole superiori e chiama all’appello tutte le forze sociali e sindacali per un’iniziativa di protesta contro la cultura delle scuole-azienda e l’attuale legge sulla autonomia scolastica, domenica 8 novembre dalle 9 in poi, davanti alla sede del Campus, VILLA CASTELBARCO via Concesa, 4 Vaprio d'Adda (MI)

Per raggiungere Villa Castelbarco da Milano:
In automobile:
via Palmanova - SS 11 fino a Villa Fornaci, poi SS 525 per Vaprio d'Adda oppure
Autostrada A4 direzione Venezia, uscita casello di Trezzo d'Adda (MI), seguire indicazioni per Vaprio d'Adda.
In metropolitana:
Linea Verde sino a Gessate,
Collegamento Gessate - Ente Fiera del Barco tramite autobus linea Z311 NET per Vaprio d'Adda

Coordinamento lavoratori scuola “3 ottobre”, C.P.S. Milano
Info: coordinamento3ottobre@gmail.com
blog: http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com

Addio istruzione pubblica

gelmini

La controriforma dell'Università della Gelmini meritocratica e manageriale estromette i figli della classe operaia e delle masse
Larga presenza di privati nei Cda. Ricercatori sotto ricatto e a tempo determinato. I rappresentanti degli studenti in assoluta minoranza e privi di potere decisionale
Gli studenti non ci stanno e scendono in lotta

Nonostante le grandi mobilitazioni degli studenti e dei lavoratori, il governo del neoduce Berlusconi va avanti come un carro-armato: sulle macerie dell'istruzione pubblica vuol procedere alla completa instaurazione della scuola e dell'università classiste, aziendaliste e meritocratiche di stampo mussoliniano per servire la costruenda terza repubblica capitalista, neofascista, presidenzialista, federalista, interventista, razzista e xenofoba. L'ennesima controriforma dell'università approvata il 27 ottobre dal Consiglio dei ministri, e su cui probabilmente il governo imporrà il "voto di fiducia", punta decisamente in questa direzione sulle orme del "piano di rinascita" della P2 di Gelli.
In apertura si ribadisce 1) che le Università sono "autonome" (art.1 comma1) nel rispetto del Titolo V della seconda parte della Costituzione, che ha introdotto il federalismo (art.1 comma 2); 2) che gli studenti e le università sono giudicati in base al principio della "meritocrazia" (art.1 commi 3 e 4).
Nei restanti articoli si chiarisce che il taglio dell'"offerta formativa" e l'aumento delle tasse sono le due lame della forbice che farà a pezzi l'Università così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi. Un piano criminale, non c'è che dire, ben pianificato: prima "si affama la bestia" (legge 133/2008), poi si scatena la "lotta per le briciole" (lo sconto sui tagli per le università "virtuose"), infine si dettano le regole amministrative per "la mutilazione". Risultato? Il sistema di governo degli atenei superstiti verrà asservito agli interessi dei privati - attraverso la controriforma dei consigli di amministrazione, il ruolo degli studenti verrà ulteriormente ridimensionato, per non dire azzerato, e un colpo di accetta verrà sferrato sulla testa dei ricercatori precari e sul diritto allo studio per i figli della classe operaia e delle masse popolari. Con questa mossa maldestra e probabilmente azzardata inoltre il governo ritiene di poter ridurre la spesa pubblica, che è già la più bassa d'Europa, abolire il valore legale dei titoli di studio e lasciare al mercato ed alle lobby massoniche e clericali la libertà di scegliere "i migliori" e più degni servitori della classe dominante borghese in camicia nera.

Gli organi di governo dell'università
Un immenso potere viene concentrato nel Consiglio di amministrazione (Cda) a cui sul modello delle aziende private sono attribuite "funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione finanziaria annuale e triennale e del personale nonché di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività; della competenza a deliberare l'attivazione o la soppressione di corsi e sedi; della competenza ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, il bilancio di previsione annuale e triennale e il conto consuntivo, da trasmettere al Ministero e al Ministero dell'economia e delle finanze nonché, su proposta del rettore e previo parere del senato accademico per gli aspetti di sua competenza, il documento di programmazione strategica".
La completa privatizzazione degli atenei avverrà con l'ingresso nei Cda di consiglieri esterni all'Ateneo "per almeno il 40% (fissato ad un massimo di 11 unità)" mentre la subordinazione dell'insieme delle attività didattiche e di ricerca agli interessi delle lobby private e del governo è rafforzata dall'instaurazione dei "nuclei di valutazione" composti "da soggetti di elevata qualificazione professionale in prevalenza esterni all'ateneo"(art.2 comma 2L).

Aziendalizzazione
Sempre in tema di "riforma della governance", tanto cara anche ai ministri dei governi della "sinistra" del regime neofascista, viene introdotta la figura del Direttore Generale a cui è affidata la responsabilità complessiva della "gestione e organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico-amministrativo dell'ateneo (art. 2 comma 2J)" e che è dunque da considerarsi come un vero e proprio "datore di lavoro", ossia un padrone, anche se temporaneo, dell'Ateneo. L'incarico sarà infatti conferito da parte del consiglio di amministrazione, su proposta del Rettore e sarà regolato con "contratto di lavoro a tempo determinato di diritto privato di durata non superiore a quattro anni rinnovabile". Il Rettore sarà scelto tra i soli professori ordinari (i vecchi e nuovi baroni). È insomma il modello di privatizzazione selvaggia della sanità e della scuola che viene esteso all'università.

Tagli e accorpamenti
Gravissimo il capitolo dedicato ai tagli. "Due o più università possono federarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività o strutture, ovvero fondersi" con conseguente "disattivazione dei corsi di studio universitari, delle facoltà e delle sedi universitarie decentrate" (art.3). "La federazione può avere luogo altresì tra università ed enti o istituzioni operanti nei settori della ricerca e dell'alta formazione". Quindi un'università pubblica, non solo, come previsto anche dal disegno di legge Aprea per la scuola, può diventare Fondazione, ma può fondersi addirittura con un ente privato, con tutto ciò che ne consegue. In questi casi, quando non licenziamenti e prepensionamenti, scatta la "mobilità forzata" del personale della ex-struttura pubblica.
Si tratta con tutta evidenza del grimaldello appena camuffato per attuare la tanto agognata sforbiciata al sistema universitario pubblico e per la quale non a caso il ministero della pubblica distruzione ha previsto una lunga serie di commi, tutti guarda caso riguardanti le procedure di messa in fallimento di facoltà ed atenei, già in corso d'opera per le università del massacrato Mezzogiorno: "previsione della declaratoria di dissesto finanziario nelle ipotesi in cui l'università non può garantire l'assolvimento delle proprie funzioni indispensabili", "nell'ipotesi in cui l'ateneo non può far fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei confronti dei terzi e, comunque, quando il disavanzo dell'ateneo risulta superiore al dieci per cento del proprio bilancio" e ancora "disciplina delle conseguenze del dissesto finanziario con previsione dell'inoltro da parte del Ministero di preventiva diffida e sollecitazione a predisporre entro un termine non superiore a centottanta giorni, un piano di rientro finanziario da sottoporre all'approvazione del Ministero, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, e da attuare nel limite massimo di un quinquennio"; "previsione delle modalità di controllo periodico dell'attuazione del predetto piano e previsione, per i casi di mancata predisposizione ovvero di mancata approvazione ovvero omessa o incompleta attuazione del piano, del commissariamento dell'ateneo e disciplina delle modalità di assunzione da parte del Governo... della delibera di commissariamento e di nomina di uno o più commissari con il compito di provvedere alla predisposizione ovvero all'attuazione del piano di rientro finanziario" .

Le borse di studio
È istituito un "Fondo speciale per il merito e l'eccellenza", "alimentato con versamenti effettuati a titolo spontaneo e solidale effettuato da privati, società, enti e fondazioni, anche vincolati". Come funziona il disimpegno dello Stato anche dal campo del "diritto allo studio"? Semplice: privatizzazione e meritocrazia ancora una volta come unica stella polare: selezionati "con procedura competitiva l'istituto o gli istituti finanziari fornitori delle provviste finanziarie" e stipulate le apposite "convenzioni con il concorso dei privati" l'erogazione delle borse di studio è subordinato al superamento delle "prove nazionali standard".

Specchietti per le allodole e ricatti
Infine con l'illusione di attuare rapidamente e senza colpo ferire questo concentrato mostruoso di controriforme che privatizzano, fascistizzano ed affossano per sempre le università più povere e del Sud, il ministro ha pensato bene di inserire nel testo una serie di specchietti per le allodole e di ricatti. Specchietto per le allodole è la "Commissione paritetica docenti-studenti", il cui compito è quello di esprimere "pareri sull'attivazione e la soppressione di corsi studio" (art. 2 comma 2G). Un altro è la possibilità concessa agli studenti di partecipare in qualche modo ai "nuclei di valutazione", un modo pacchiano per intrupparli nell'attuazione del piano governativo. Alla stragrande maggioranza è noto infatti che queste cariche consultive negli organi di governo non servono assolutamente a nulla e di norma sono appannaggio di soliti carrieristi camuffati da "rappresentanti".
Un vero e proprio ricatto è invece l'imposizione rapidissima ai singoli Atenei delle modifiche statutarie necessarie all'obiettivo preventivato. Se non avviene nel tempo stabilito "interviene il Ministero" che a scanso di equivoci precisa che il rigoroso "rispetto dei principi del ddl rientra tra i criteri di valutazione delle università valevoli ai fini dell'allocazione delle risorse, secondo criteri e parametri definiti con decreto del Ministro, su proposta dell'Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur)".
Come sempre ciò che conta sono solo i fatti e i fatti parlano di una gerarchizzazione di stampo mussoliniano degli Atenei e delle facoltà: "l'elettorato passivo è attributo solo agli iscritti per la prima volta e non oltre il primo anno fuori corso ai corsi di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca dell'università", il personale tecnico amministrativo è escluso da ogni forma di partecipazione, i ricercatori precari semplicemente non esistono.

Cancellata la figura del ricercatore universitario, legalizzato il precariato
La figura del ricercatore infatti letteralmente "sparisce" dal sistema accademico, sostituita da figure dette "ricercatori a tempo determinato" che "possono", o non possono, essere attivate dalle Amministrazioni a loro piacimento. Un benservito inaccettabile, come principio e come trattamento, nei confronti di tutti quei ricercatori che oggi "tengono in piedi" la maggior parte delle attività istituzionali senza la qualifica di docenti e con uno stipendio da fame! Non occorre dilungarsi oltre per smascherare il palese tentativo di scaricare i costi della crisi su studenti e precari, abbandonando il Mezzogiorno, rispettivamente con l'aumento delle tasse, forme lavorative a titolo gratuito, come il ministro Sacconi ha ricordato: dovete "riabituarvi ai lavori umili", e una nuova ondata di emigrazione qualificata dal Sud al Centro-Nord.

L'Onda è pronta a dare battaglia
Mentre il barone Enrico Decleva, a capo della Conferenza dei rettori (Crui), parla di "un'occasione fondamentale e per molti versi irripetibile per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell'università italiana" (sic!), ricercatori precari e studenti in tutta Italia stanno organizzando una forte e compatta risposta di piazza. L'Onda di Ferrara ad esempio chiama alla mobilitazione denunciando "il più grande attacco mai subito dall'università italiana nella sua storia: vogliono chiudere per sempre il capitolo della didattica di qualità per tutti e della ricerca libera da condizionamenti economici ed ideologici, vogliono abolire l'università pubblica". "O ci mobilitiamo adesso, oppure - scrivono le studentesse e gli studenti - il prossimo ottobre non ci sarà più nessuna università da difendere. Diamoci una svegliata. Il futuro ha bisogno di sapere libero, noi siamo qui per questo. Loro sono la crisi, noi la soluzione. Se la riforma sarà approvata, in 9 mesi sarà partorito il mostro della privatizzazione. Impediamo il concepimento, l'unica precauzione in questo caso siamo noi. Protesta anticoncezionale!".
Un altro documento analizza nel dettaglio le conseguenze della "riforma": "un taglio selvaggio dei corsi, nuovi e tradizionali, di nicchia e di fantasia, umanistici e scientifici senza distinzioni, con particolare intensità nelle strutture piccole e medie e nelle (troppe) sedi decentrate, la chiusura di interi settori disciplinari e il licenziamento della maggioranza dei docenti precari a basso costo, sostituiti con il lavoro gratuito dei dottorandi e la moltiplicazione degli stages affidati a "volontari". E ancora "la drastica riduzione dei bienni magistrali e dei dottorati, concentrati in poche sedi e sostituita da inutili master a pagamento, con cui si cercherà di incrementare le entrate aggirando il vincolo, ancora per poco esistente, del monte tasse sul 20% sul bilancio. E probabilmente molte altre cose su cui sarà bene cominciare subito a mobilitarsi con tutto il vasto fronte interessato, in primo luogo le vittime del riordino degli accessi alla didattica della scuola secondaria (progetto di riforma delle Ssis in itinere)".
Fomentare la divisione e il panico è infatti l'unica arma che il governo ha in mano: esso pensa che nell'università in subbuglio, nel senso di un formicaio impazzito, ogni docente mirerà solo a salvare il proprio Ateneo, il settore scientifico-disciplinare d'appartenenza, la Facoltà, il corso di laurea, senza porsi il problema di una resistenza collettiva.
E qui speriamo vivamente che si sbagli! L'Udu, l'Unione degli universitari, organizzazione vicina alla Cgil, ha già promosso una manifestazione a Roma per il prossimo 6 novembre invitando a scendere in piazza anche docenti e presidi non asserviti. Il governo - scrivono gli studenti in sintonia con i collettivi che si collocano alla sua sinistra - vuole distruggere l'università pubblica, riducendola ai minimi termini, togliendo qualsiasi spazio di democrazia e privatizzando quanto possibile".

Solidarietà e appoggio militante del PMLI
Il PMLI ha scritto in un volantino distribuito in queste settimane: "bisogna battersi per affossare le controriforme Gelmini e il disegno di legge Aprea. Le studentesse e gli studenti, che sono già scesi in piazza e hanno cominciato a occupare le scuole, devono portare fino in fondo la lotta per la difesa dell'istruzione pubblica, controbattendo colpo su colpo tutte le 'riforme' antistudentesche e antistruzione pubblica, per difendere le conquiste ottenute in passato e far sì che l'istruzione possa diventare davvero un servizio pubblico e gratuito goduto dal popolo. Bisogna battersi per cancellare tanto le 'riforme' già varate quanto per affossare quelle attualmente in gestazione. A questa mobilitazione devono partecipare anche i docenti e il personale Ata. Bisogna quindi fare pressione sui sindacati perché proclamino lo sciopero generale della scuola con manifestazione nazionale a Roma sotto palazzo Chigi, per l'istruzione pubblica, gratuita e governata dalle studentesse e dagli studenti!
Il governo delle scuole e delle università, che deve essere composto a maggioranza dalle studentesse e dagli studenti eletti dall'Assemblea generale tramite la democrazia diretta, è una questione fondamentale, che il movimento studentesco dovrebbe mettere al centro delle proprie rivendicazioni.
Contro l'istruzione del regime neofascista e del governo del neoduce Berlusconi!
Contro la privatizzazione della scuola e dell'università!
Diamo battaglia per l'istruzione pubblica, gratuita e governata dalle studentesse e dagli studenti!".

La polemica sul crocifisso svela l'ennesima anomalia italiana

autore: 
ilprimoamore
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In tutti i Paesi del mondo
Giuseppe Caliceti
La polemica sul crocifisso svela l'ennesima anomalia italiana.

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha dato ragione ad una cittadina italiana che nel 2002 aveva chiesto all'istituto frequentato dai figli di togliere il crocifisso dalle aule. I sette giudici della Corte europea hanno sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule può essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso". Non è tutto. Per i giudici, se tale condizionamento può essere di "incoraggiamento" per i bambini già cattolici, può invece "disturbare" quelli di altre religioni, in particolare se appartengono a "minoranze religiose" o sono figli di atei.

La reazione del governo italiano è fuori dalla grazia di Dio, verrebbe da dire. Si parla di sconcerto, offese, aberrazione, cancellazione della nostra identità, follia.

Più cauta la reazione del Vaticano. "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. La Cei invece non ha bisogno di riflettere troppo: afferma che è il "sopravvento di una visione parziale e ideologica" che "ignora o trascura il molteplice significato del crocifisso, considerato non solo simbolo religioso ma anche segno culturale". Secondo la Cei "non si tiene conto del fatto che nell'esperienza italiana l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come parte del patrimonio storico del popolo italiano, ribadito dal Concordato del 1984".

Stupisce sempre vedere come viene usato il crocefisso. A volte è solo un simbolo religioso, a volte un simbolo culturale, a volte religioso e culturale insieme, a volte politico.
A seconda delle necessità.
Come andrà a finire? Stiamo a vedere. Comunque sia, sappiamo che da tempo, anche nella scuola pubblica italiana, la presenza di un solo bambino di origine straniera, magari araba, supera e manda in soffitta a piè pari il Concordato - perchè l'alunno non sa cosa è il Natale, non sa chi è Gesù, e tutti gli altri si chiedono perché - e, in questo modo, costringe ogni docente a parlare non di religione, ma di religioni.

Questa dell'insegnamento della religione cattolica a scuola è un'altra delle tante anomalie italiane. E personalmente serve poco rispondere a un'anomalia come un'altra anomalia, come chiedevano giorni fa Fini e D'Alema parlando dell'ora di islam.

Possibile che anche in Italia, invece di mettere nella scuola pubblica ore confessionali o finto confessionali, non si possa insegnare la storia delle religioni come in ogni altro Paese del mondo? Non è forse questo il modo più semplice per risolvere ogni questione in una scuola che, costituzionalmente, si dice pubblica e laica?

http://www.ilprimoamore.com/testo_1607.html

Assemblea Interfacoltà - università Mi

11/11/2009 - 16:30
11/11/2009 - 18:00
Etc/GMT+2
autore: 
Uninversi!
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Ci ritroviamo, dopo l'incontro di dieci giorni fa, per la seconda parte del ragionamento avviato con la scorsa assemblea interfacoltà...a pochi giorni dalla presentazione della riforma e con l'idea di far ripartire una collabor-azione continuativa tra le tante soggettività presenti negli atenei.

Appuntamento Mer 11/11, h16.30, aula400, via FdP
Università degli Studi di Milano

per info/contatti: uninversi@inventati.org | http://uninversi.org

Blitz degli studenti dell'Onda al ministero dell'Istruzione

Blitz questa mattina di un centinaio di studenti dell'Onda al ministero dell'Istruzione. Con striscioni e forbici di carta giganti hanno scavalcato i tornelli d'entrata del ministero per protestare "contro i tagli alla scuola e alla ricerca del Ddl Gelmini". "Abbiamo organizzato questa azione per denunciare il fatto che la riforma Gelmini non è altro che l'interfaccia della legge 33 del ministro Tremonti - ha detto uno dei manifestanti - il nostro è stato un blitz di 10 minuti perché la Polizia ci ha subito accerchiati tentando di identificarci. A quel punto abbiamo scavalcato i tornelli verso l'uscita e abbiamo terminato l'occupazione". Uno striscione recitava "La Gelmini non si merita".

Gelmini due: smantellare le scuole superiori

gelmini

Dopo aver dato inizio allo smantellamento della scuola elementare italiana - la quinta del mondo per qualità prima dell'arrivo di Gelmini - il ministro si appresta a smantellare la scuola superiore. Data prevista del patatrac: il prossimo settembre. Ma già filtrano dallo stesso ministero alcune notizie, come al solito ben poco confortanti. Per esempio, quelle che riguardano l'assetto dei piani di studio, delle singole materie, degli orari settimanali contemplate dei nuovi licei. Tutte le scuole infatti si chiameranno licei: classico, scientifico, musicale, delle scienze umane, linguistico, artistico, eccetera. Alcuni sono nuovi di zecca, altri sono rivisitati e, se si può dire così, "corretti" al peggio.
Naturalmente è ancora troppo presto per le oltre 500.000 famiglie italiane che dovranno scegliere un indirizzo per i propri figli. Sapere già oggi cosa studieranno gli studenti a partire dal prossimo anno scolastico? Ci mancherebbe! La scelta dovrà avvenire rigorosamente al buio per tutti e sulla pelle degli studenti, come nelle più spumeggianti tradizioni italiane. Eppure una cosa è certa, per stessa ammissione del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini: le materie diminuiranno. Perché? Gelmini non lo dice, ma è chiaro che lo si fa non certo per aiutare gli studenti, ma per risparmiare soldi. Perché non è giusto che la crisi la paghino solo i bambini delle elementari, ci sono anche quelli delle medie e delle superiori....
Altra certezza ben poco confortante: diminuite le materie di studio, naturalmente diminuiranno drasticamente anche le ore di insegnamento, cioè il tempo in cui uno studente se ne sta a scuola. I nuovi licei saranno 11. Tre le opzioni per il liceo artistico (Arti figurative, Architettura / Design / Ambiente e Audiovisivo / Multimedia / Scenografia), che passa a 5 anni. Ma stando ai giudizi espressi dagli addetti ai lavori le materie di indirizzo vengono ridimensionate, per un carico settimanale che non andrà oltre le 34 ore al biennio e le 35 al triennio. Il liceo classico manterrà la sua struttura, ma confrontandolo con la sua versione moderna (la sperimentazione in lingua straniera) perderà parecchie ore di inglese, francese e spagnolo. Stesso discorso per il liceo scientifico dove parte delle ore di latino verranno sostituite dalle scienze. E che vedrà la opzione dello scientifico-tecnologico senza latino ma con l'informatica. Al liceo linguistico, finora solo sperimentale, si studieranno 3 lingue straniere negli ultimi tre anni, e saranno sufficienti 27 ore a settimana nei primi due anni e 30 ore poi. Impegno orario che resterà identico anche al liceo delle Scienze sociali, evoluzione del socio-psicopedagogico e del precedente istituto magistrale. La novità, ma solo in alcune province, è rappresentata dal liceo musicale e coreutica, che prevede le due specializzazioni; per imparare a cantare, danzare (liceo coreutico) e a suonare (liceo musicale) occorrerà però impegnarsi qualche ora in più.
Bambini o ragazzi che siano, l'idea base sull'educazione pubblica di questo governo è sempre, tristemente e drammaticamente, la stessa: tagliare tutto il possibile dall'offerta formativa. Non solo: far pagare chi ha voglia di studiare veramente e vuole una scuola di qualità. Per il resto degli studenti o per chi non ha una famiglia economicamente robusta alle spalle, invece, basta fornire il minimo indispensabile, cioè una parvenza di scuola, più che una scuola pubblica vera e propria.
È il discutibilissimo modello di scuola anglosassone di cui già parlò l'allora ministro Berlinguer che sta per essere attuato, nel peggiore dei modi, da questo governo. Senza che i genitori degli studenti, ma fino in fondo neppure i docenti, sappiano nulla. Si accorgeranno dello scadimento dell'offerta formativa solo a cose già fatte, nel corso del prossimo anno scolastico. Quando sarà troppo tardi.

Il Manifesto

11 NOVEMBRE - POSTO FISSO DAY - PRECARI DELLA SCUOLA -

autore: 
Assemblea Nazionale Precari\e

11 novembre: POSTO FISSO DAY

A Roma in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento alle ore 16
e in tutte le altre città d’Italia presso le Prefetture.

I precari e le precarie della scuola invitano tutti i lavoratori e le lavoratrici a partecipare al POSTO FISSO DAY .Gli insegnanti e il personale Ata stanno infatti pagando le conseguenze dei tagli del governo Berlusconi - Tremonti con la precarietà e la disoccupazione e se solo in quest’anno scolastico vengono tagliati ben 57.000 posti di lavoro, nei prossimi due anni saranno espulsi almeno altri 100.000 lavoratori e lavoratrici.
Ma questo è un problema che riguarda l’intero Pubblico Impiego e coinvolge interi settori del privato, come dimostrano le lotte che gli operai stanno portando avanti da mesi.
Ora però, dopo aver tagliato centinaia di migliaia di posti, Tremonti ci dice:

“ Credo nel posto fisso, la mobilità non è un valore”

SIAMO D’ACCORDO!
E CHIEDIAMO AL MINISTRO DI PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI

Si invitano perciò i movimenti, le associazioni, i comitati, i collettivi, le reti, le organizzazioni di precari, gli autonomi e gli autorganizzati, i singoli inoccupati, disoccupati, licenziati a sostenere e partecipare all’iniziativa, a scendere in campo tutti e tutte insieme inondando le strade, le piazze, le prefetture, per chiedere ciò in cui noi abbiamo sempre creduto e per impedire a questo governo ( come a qualunque altro) di giocare con le nostre esistenze:

RITIRO DI TUTTI I TAGLI
IMMISSIONI IN RUOLO SU TUTTI I POSTI VACANTI

Assemblea Nazionale Precari\e Scuola
MIUR 23 ottobre

Per contatti:
NORD:
mikeste@iol.it , manuel.posadas@libero.it, gina.pepe@fastwebnet.it
sara.mautino@]gmail.com

CENTRO: franceska28@hotmail.com , ricigliano1@interfree.it

SUD: alessandro_dauria@yahoo.it , valentina@tightrope.it

ISOLE: barbara.evol@tiscalinet.it ,

Per adesioni:
precaridisalernoinlotta@gmail.com

Di Giavazzi ne bastava uno...

autore: 
Uninversi.org

link all'art. del corsera: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=...

L'approfondimento...
Sono le lenti dei detrattori di marystar ad essere appannate o il corrierone nazionale si sta trasformando nell'ufficio stampa del Miur? In ogni caso la nostra risposta recita più o meno così: "di giavazzi ne bastava uno!"
Già, perchè a pag.1 del corsera di oggi, ven 30 ottobre, al posto dell'articolo che i lettori consumati definirebbero editoriale, campeggia un panegirico di Ernesto Galli Della Loggia che, ben inserito nel solco del giavazzi-pensiero, accompagna l'incauto lettore tra "nodi decisivi su cui il progetto [di riforma] innova profondamente".

L'articolo apre, profeticamente, con una citazione del nostro magnifico che con questo pathos commenta il ddl "un'occasione fondamentale per più versi irripetibile". Ora, a parte l'idiozia di sottolineare il parere entusiasta di uno degli estensori del progetto stesso, la prima delle tre innovazioni decantate dal "Della Loggia" è il limite temporale di otto anni posto alla carica di rettore; intrigante, non fosse che proprio il già rettore dei rettori...e della Statale di Milano, fatichi da parecchio tempo a cedere il posto sulla cadrega.

Noncuranti di queste facezie, e scevri da pregiudizi di sorta, proseguiamo nella lettura che è un tripudio di eufemismi; la concentrazione di potere nelle mani del rettore e l'annullamento progressivo del potere contrattuale degli altri soggetti coinvolti dalle decisioni di senato e cda è così confusamente commentato: "rendere il loro ruolo [dei rettori] più incisivo e autonomo sottraendolo alla continua mediazione (sempre anticamera di inefficienza) con le corporazioni interne di ogni tipo".
Sul tema della riforma delle carriere i commenti sono superflui, infatti l'Ernesto non spiega un bel nulla delle possibili implicazioni di questa legge: due contratti "di prova" e a seguire l'assunzione. Benissimo, con quali garanzie? Con quali fondi? Con quali prospettive per chi oggi è assegnista, borsista, dottorando in attesa di risposte?

Terzo ed ultimo "nodo", come poteva mancare, il tradizionalissimo elogio della meritocrazia made in italy: se pubblichi tanto e i tuoi studenti ti danno delle crocette guadagni di più. Leggiamo questo articolo perchè è inmportante (al di là delle contraddizioni interne sulle quali non vogliamo anticipare altro) osservare come agitando il mostro della "paralisi attuale" ci siano tanti soggetti disposti ad accettare passivamente ciascun tassello della lunga operazione di smantellamento dell'università pubblica e del suo carattere laico.

Istruzione e ricerca sono due settori strategici che decidono del futuro dell'Italia. Che decidono, oggi, se tra vent'anni saremo ancora in grado di stare con onore nella competizione mondiale oppure se continueremo nel declino presente. Ecco appunto; fatta eccezione per l'onore, la competizione mondiale e il declino presente.

tratto da: http://uninversi.org

Le mani di imprese e manager sugli atenei Ecco la riforma Gelmini

Ricercatori solo tempo, nel limbo l’attuale precariato. Senato accademico svuotato di poteri effettivi e studenti “infilati” ovunque, ma solo come operazione di facciata. Test di accesso persino per le borse di studio per il merito, un fondo a cura dell’Economia e non dal Miur. Riscrittura degli Statuti, pena il commissariamento e ore dei prof certificate e verificate. Ecco la riforma della Gelmini. Meno democrazia e più potere al Cda con l'ingresso delle aziende private e ai rettori. E la protesta dell’Onda è già dietro l’angolo. Un disegno di legge di riforma in 15 articolidi che dopo il via libera del Consiglio dei ministri comincerà il suo iter al Senato, affinchè il ddl Aprea sull’istruzione in fondazione possa avere una corsia privilegiata.

Nuovi statuti o commissariamento
Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge le università statali dovranno modificare i propri statuti, rispettanto vincoli e criteri: ridurre le facoltà: al massimo 12 negli Atenei più grandi e i dipartimenti. Per evitare gli sdoppiamenti le università vicine possono federarsi. E ancora: personale esterno nei nuclei di valutazione, snellire i componenti del Senato accademico e dei Cda. Se la governance non verrà rivista, tre mesi di deroga. Poi scatta il commissariamento.

Rettori eletti dai prof.
In carica al massimo 8 anni (non più di due mandati), scelti con voto ponderato dei professori ordinari in servizio.

Cda con dentro i privati
Sarà aperto al territorio, enti locali e mondo produttivo il consiglio di amministrazione. Attribuzione al Consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, competenze sull’attivazione o soppressione di corsi e sedi. Il Cda sarà composto di 11 componenti, incluso il rettore e una rappresentenza elettiva degli studenti. Il mandato sarà di 4 anni, quello degli studenti solo biennale. Scompare la figura del direttore amministrativo e subentra quella del direttore generale con compiti di gestione e organizzazione dei serviti, Un vero manager. Il Cda non sarà elettivo, ma fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni. Il presidente del cda potrà essere esterno. Il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell'ateneo.

Fondo per il merito
Istituito presso il minsitero dell’Economia e non dell’Istruzione il fondo per “sviluppare l’eccellenza e il merito dei migliori studenti”. La gestione è affidata a Consap Spa. Erogherà borse e buoni ma non a pioggia: per accedere bisognerà partecipare a test nazionali. Previsti prestiti d’onore.

Reclutamento prof.
Per i docenti arriva l’abilitazione nazionale di durata quadriennale assegnata sulla base delle pubblicazioni da una commissione sorteggiata tra esperti nazionali e internazionali. Solo chi ha l’abilitazione può partecipare ai concorsi di Atenero che avverranno sulla base di titoli e del curriculum con i bandi pubblicati anche sul sito della Ue e del Miur. Scatti di stipendio solo ai prof migliori: In caso di valutazione negativa si perde lo scatto biennale e non si può partecipare come commissari ai concorsi. Possibilità di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto.

Ricercatori solo a tempo
Non ci saranno più concorsi per i ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine di tre anni rinnovabili con selezioni pubbliche. Dopo il terzo anno lo studioso può essere chiamato dall’Ateneo per un posto docente. Anche il ministero potrà fare i suoi bandi per sostenere i migliori. Lo stesso vale per gli assegnatisti di ricerca.
Didattica certificata. Non saranno i tornelli o i badge ma di sicuro i prof saranno tenuti a firmare e timbrare le loro ore di lezione. L’obbligo è quello di fare 1.500 ore l’anno, di cui 350 dedicate alla didattica. Il provvedimento abbassa l'età in cui si entra in ruolo da 36 a 30 anni con uno stipendio che passa da 1.300 a 1.800 euro. Tra le novità l'aumento degli importi degli assegni di ricerca e l'abolizione delle borse post-dottorali.

Codice etico anti-parentopoli
Ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele.

Gli studenti valutano i prof.
Gli studenti valuteranno i professori e questo giudizio sarà determinante per l'attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero.

Abilitazione di carriera
Il ddl introduce l'abilitazione nazionale per l'accesso di associati e ordinari. L'abilitazione è attribuita da una commissione nazionale (anche con membri stranieri) sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università. Si prevede una netta distinzione tra reclutamento e progressione di carriera.

Bilanci trasparenti
Verrà introdotta una contabilità economico-patrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra i ministeri dell'Istruzione e del Tesoro. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio. È previsto il commissariamento per gli atenei in dissesto finanziario.

Il ministro Gelmini
Allo stato attuale «si diventa mediamente ricercatori a 37 anni - ha spiegato il ministro Gelmini - dopo anni di precariato». «Non ha senso - ha aggiunto - essere ricercatori a 50 o 60 anni». Invece, osserva, con la riforma licenziata dal consiglio dei ministri «si può diventare ricercatori a 30 anni». Il nodo dei ricercatori «è l'aspetto che più mi sta a cuore», ha detto il ministro dopo il Consiglio dei ministri.

Tremonti e i finanziamenti
I finanziamenti della riforma, ha assicurato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ''saranno disponibili con la Finanziaria, e dentro la sua meccanica sarà fondamentale la priorità nei fondi del rimpatrio dei capitali'', cioè dall'utilizzio prioritario delle risorse dello scudo fiscale a favore della riforma degli atenei. «Ci sono dei meccanismi di uscita dallo schema per esempio formule più fondazionali che statali». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, illustrando con la collega di governo Mariastella Gelmini il ddl di riforma dell'università. «Non è che si privatizza l'università - ha aggiunto il ministro - è come un ritorno al passato». Per la riforma del sistema universitario il governo ha scelto «equilibrio tra modello continentale e quello americano», ha spiegato Tremonti, aggiungendo che la formula prevalente è «il modello anglosassone». Il cda degli atenei sarà, infatti, aperto a territorio, enti locali e mondo produttivo.

L'entusiasmo di Confindustria
«La Riforma approvata oggi risponde all'esigenza, condivisa da Confindustria, di porre l'Università italiana in condizione di competere ad armi pari con i migliori Atenei del mondo». Così Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l'Education, commenta il disegno di legge varato stamattina dal Consiglio dei ministri. «Al centro del provvedimento - continua Rocca - c'è il tentativo di liberare il nostro sistema universitario da modelli organizzativi inefficienti, da vincoli burocratici e da abitudini corporative che finora hanno appesantito la vita dei nostri Atenei. Il merito, il finanziamento premiale, la selezione dei migliori e l'internazionalizzazione potranno sostituire l'appiattimento retributivo, il finanziamento su base storica e egualitaria, le assunzioni per anzianità e la chiusura internazionale». «Le nuove regole - conclude il vicepresidente degli industriali - potranno migliorare la gestione finanziaria degli Atenei, consentire alle nostre Università di attrarre docenti e ricercatori validi e di raggiungere più elevati livelli di autogoverno e qualità scientifica e didattica. Mi auguro che l'iter parlamentare sia rapido, registri un ampio consenso e non stravolga un provvedimento organico ed equilibrato che raccoglie anche le migliori proposte dell'opposizione».

Decleva, presidente dei rettori
«La proposta di legge Gelmini per l'ampiezza del suo impianto e la valenza riformatrice degli interventi previsti, rappresenta un'occasione fondamentale e per molti versi irripetibile per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell'università italiana», afferma il presidente della Crui (Conferenza dei Rettoridelle Università italiane), Enrico Decleva. "Ora è necessario - ha aggiunto -che il confronto parlamentare si sviluppiconcentrandosi sul merito delle varie questioni. Così come è indispensabile, e per più aspetti pregiudiziale, che all'avvio del processo riformatore, e a garanzia della sua credibilità, corrisponda una disponibilità adeguata di risorse. A partire da quanto sarà garantito al finanziamento degli atenei per il 2010".

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