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Scuola

Comunicato studentesco sugli arresti di ieri

autore: 
amici degli arrestati

La mattina del 13 novembre scatta a Milano un operazione di polizia che tramite irruzioni nelle case e perquisizioni porterà all’arresto di 5 ragazzi.
5 studenti che hanno partecipato attivamente alle mobilitazioni dell’anno scorso e che non hanno mai smesso di portare all’interno dell’università un agire critico verso l’esistente e la sua miseria.
4 di loro sono agli arresti domiciliari mentre uno e’ recluso a San Vittore.
Secondo l’accusa le motivazioni dell’arresto sono riconducibili al fatto che i 5 abbiano “rapinato” la CUSL ( libreria catto-mafiosa o cartoparrocchia all’interno della statale legata a CL) portandosi via come bottino un centinaio di fotocopie di volantini.
Non ci soffermiamo a discutere della possibilità che sia avvenuta o meno questa “rapina” o della sua definizione in quanto tale ma sicuramente come studenti , ragazzi, compagni.....riconosciamo il clima sotto il quale si sono svolti questi arresti: la repressione sistematica di qualsiasi dissidenza per mantenere la normalità e l’apatia dominanti dentro l’università come al di fuori di essa.
Ai nostri occhi l’evidenza della catastrofe e’ il dover spiegare che non e’ spiegabile che si muoia nelle carceri.
E’ dover smascherare l’esistenza di lager nelle nostre città quando questi si trovano sotto gli occhi di tutti
E’ il dover trovare le parole quindi l’esser costretto a giustificare il fatto di non aver pagato delle fotocopie mentre i nostri 5 compagni si trovano in carcere per questo.
L’evidenza della catastrofe non si può spiegare perche chi ha bisogno di spiegazioni non ha gli occhi per vedere.

Studenti amici compagni dei reclusi aka quelli che hanno gli occhi.

[MI] Ghandi, occupato nella notte, sgomberato all'alba

autore: 
mk

SCUOLE CIVICHE, SGOMBERATO ISTITUTO PACLE VIA MARSALA
Sgomberato stamani dalla polizia l'istituto Pacle Manzoni di via Marsala, occupato ieri sera da un gruppo di studenti delle scuole civiche che da tempo protestano contro la chiusura dei corsi serali da parte del Comune. La polizia è intervenuta nell'istituto, stamani, dove ha trovato 13 persone che sono uscite dalla scuola. L'operazione si è svolta senza disordini. I manifestanti hanno poi improvvisato un corteo con altri colleghi del liceo civico Gandhi. Già il 14 e il 22 settembre il Pacle era stato sgomberato dalla polizia dopo l'occupazione da parte degli studenti. (omnimilano.it)
(14 novembre 2009 ore 11:02)
http://milano.repubblica.it/dettaglio-news/milano-11:02/26417

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Ghandi, occupato nella notte, sgomberato all'alba

Una trentina di studenti delle civiche serali ieri sera avevano fatto irruzione nell'edificio. Stamani è intervenuta la polizia

Ieri sera una trentina di studenti del liceo civico serale Gandhi di Milano ha occupato la sede delle scuole civiche di via Marsala e questa mattina la polizia ha proceduto con lo sgombero.
Gli studenti hanno poi improvvisato un corteo insieme ad alcuni iscritti a un'altra scuola civica, l'istituto tecnico p.a.c.l.e Manzoni. Si sono poi diretti in largo Treves e ora si trovano davanti al non lontano istituto Carlo Tenca.

Non si tratta della prima occupazione da parte degli studenti che avevano occupato la sede storica del liceo, in piazza XXV aprile, per una notte a metà settembre e la sede delle scuole civiche di via Marsala il 21 settembre. Si sono però anche rivolti al tribunale e il Tar della Lombardia, lo scorso 23 ottobre, aveva accolto il loro ricorso, ordinando la sospensiva della delibera del Comune che prevede la chiusura della gran parte delle classi del liceo serale.

La protesta era proprio contro "il Comune che, nonostante la sospensiva del Tar della Lombardia, non ha la minima intenzione di riaprire il Gandhi". Ieri sera avevano detto di non avere alcuna intenzione di uscire "finchè non ci daranno delle risposte concrete e delle soluzioni ragionevoli basate comunque sul nostro diritto allo studio".
(14 novembre 2009)

http://milano.repubblica.it/dettaglio/ghandi-occupato-nella-notte-sgombe...

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Milano: studenti in corteo, sgomberata sede civiche
14 Novembre 2009 10:11 CRONACHE
MILANO - La polizia ha sgomberato la sede delle scuole civiche di via Marsala, a Milano, occupata ieri sera da una trentina di studenti del liceo Gandhi. I ragazzi hanno poi improvvisato un corteo che si e' diretto in largo Treves. (RCD)
http://milano.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache/Milano-studenti-co...

SGOMBERATA LA SCUOLA CIVICA DI VIA MARSALA A MILANO

sgomberata in mattinata la civica serale PACLE di via marsala:
alle h. 6.30 circa una 60ina di agenti in antisommossa con digos e vigili del fuoco:
hanno tagliato le porte (che gli studenti del gandhi in lotta avevano chiuso) e poi hanno usato violenza sbattendo fuori i circa 20ragazzi che stavano occupando:
uno di loro è stato preso per il collo e sbattuto su di una scrivania, inoltre gli altri ragazzi, arrampicati sugli armadi, sono stati percossi e portati fuori di peso.
il presidio di alcuni esponenti del movimento milanese,insegnanti,simpatizzanti e politici (consigliere di zona,luciano muhlbauer,piero maestri e sindaclisti).ha dato poi vita ad un corteo non autorizzato degli studenti del gandhi assieme a quelli del pacle che hanno dimostrato la loro solidarietà.

www.gandhi-in-rivolta.blogspot.com

studenti.civiciliceiserali@gmail.com

SGOMBERO AL GANDHI ADESSO!!!! TUTTI E TUTTE LI ORA!!!!

autore: 
corsari milano

Sgombero al Gandhi tutti la adesso.

Ieri sera circa alle 22 gli studenti del Gandhi decidono di occupare la scuola, stanchi di aspettare fuori al freddo nelle tende, stanchi di vedersi passare sotto gli occhi un anno di scuola perso, stanchi della politica del governo e del comune di Milano, che vuole in tutti i modi smantellare la scuola pubblica. Il Gandhi era stato già occupato e sgomberato 2 volte. Gli studenti decisero quindi di fare ricorso al TAR. Ricorso che ebbe un esito positivo, ma che per un ricorso immediato del comnune non viene applicato. La situazione ha del ridicolo, gli studenti con la carta in mano che sancisce la vittoria al ricorso al Tar e la polizia con scudi manganelli e flessibili alla mano che caricano e sfondano porte per interrompere l'occupazione. ''Vogliamo solo studiare'' è quello che urlano dai tetti e dalle finestre i ragazzi e le ragazze del Gandhi.....

....Ma è proprio vero che a Milano esistono dei poteri forti che possono permettersi di andare contro la legge e decidere come governare la nostra città.

Come Corsari aderiamo al presidio fuori. Esprimiamo la massima solidarietà agli studenti del Gandhi. Con il volto sereno, ma incazzato rilanciamo la mobilitazione del presidio permenente fuori dall'istituto, chi può si rechi qui ora. Seguiranno aggiornamenti.

corsari-milano.noblogs.org

12 novembre: serata di teatro e controinformazione in difesa della scuola pubblica

12/11/2009 - 12:10
13/11/2009 - 12:10
Etc/GMT+2
autore: 
Coordinamento LavoratoriScuola

Oggetto: 12 novembre presso Arcimetromondo, serata di teatro e controinformazione in difesa della scuola pubblica

Il Coordinamento lavoratori della scuola “3 ottobre” - Cps Milano, organizza una serata di contro-informazione e spettacolo a difesa della scuola pubblica, giovedì 12 novembre 2009, presso l’Arci Metromondo di Via Ettore Ponti, 40, a Milano.
Alle ore 19.30: intervento del Coordinamento “3 ottobre” per illustrare gli effetti della riforma Gelmini e il P.d.l. Aprea; Alle ore 20.00: presentazione del manuale Quale futuro per la scuola pubblica? Conoscere gli effetti dei tagli, della “riforma” e del P.d.l. Aprea, a cura del C3o.

A seguire: buffet

Dalle ore 21.30: esibizione de La banda degli ottoni e dei comici Alberto Patrucco, Diego Parassole, Claudio Taroppi, Luca Clovas, Urbano Moffa & Fazio Armellini, Romina Puma, Ricky Bokor, I fatti così, in solidarietà con il Coordinamento “3 ottobre”.

Nel corso della serata, proiezioni video sulle lotte dei precari della scuola ed estrazione dei numeri vincenti della Riffa precaria.

Coordinamento lavoratori scuola “3 ottobre”, sez. C.P.S. Milano
Info: coordinamento3ottobre@gmail.com
blog: http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com

STUDENTS REBEL PARTY (LIVE PUNK HC) @ SOS FORNACE

14/11/2009 - 22:00
Etc/GMT+2
autore: 
SIM
image1: 
14.jpg

SABATO 14 NOVEMBRE
STUDENTS REBEL PARTY
SOS Fornace - Rho, via S.Martino 20 - h. 22.00

Live:
The Monkeyed (Punk Hc) + guest
A seguire dj Set against Gelmini.

S.I.M. @ STUDENTI IN MOVIMENTO
è un collettivo interstudentesco che raccoglie gli studenti delle scuole superiori del territorio a nord-ovest di Milano, per far fronte comune contro chi vorrebbe distruggere e degradare la scuola pubblica. Nato sulla scia delle mobilitazioni per chiedere una nuova sede del liceo Rebora di Rho , S.I.M. è cresciuto fino a diventare la voce più forte e critica della provincia milanese.
Continueremo a denunciare ad alta voce le porcherie di gestione del territorio e delle problematiche giovanili irrisolte, con la consapevolezza di guardare alla realtà che ci circonda con voglia di conoscenza e di sperimentazione, perchè S.I.M. non affronta solo i problemi relativi alla scuola ma discute e promuove iniziative di ogni genere, capaci di costruire un diverso modo di intendere il tempo e la scuola, alternativo alle leggi di potere e a chi vuol farci credere che oggi i giovani sono un branco di mummie addomesticate. SIM è un collettivo che si ribella alla monotonia quotidiana e al degrado sociale.

Appello in difesa dell'università pubblica

Noi, docenti universitari di ruolo attivi in diversi atenei e facoltà, seguiamo con crescente apprensione le vicende dell’università italiana e le scelte assunte in proposito dal governo in carica. Oggi decidiamo di prendere pubblicamente la parola dopo avere letto il ddl di riforma dell’università approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, un progetto che ci sembra giustificare le più vive preoccupazioni soprattutto per quanto attiene alla governance degli atenei (per il previsto accentramento di potere in capo ai rettori e a consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati) e per ciò che concerne la componente più debole della docenza: decine di migliaia di studiosi, giovani e meno giovani, che da molti anni prestano la propria opera gratuitamente o, nel migliore dei casi, in qualità di assegnisti o borsisti, nel quadro di rapporti di collaborazione precari.
Le novità che il governo prospetta in materia di governance degli atenei ci paiono prive di qualsiasi ambizione culturale e di ogni volontà di risanare effettivamente i problemi dell’università pubblica, e ispirate esclusivamente a una logica autoritaria e privatistica, tesa a una marcata verticalizzazione del processo di formazione delle decisioni a discapito dell’autonomia degli atenei. Riteniamo che l’università debba cambiare, ma occorre a nostro giudizio procedere in tutt’altra direzione, salvaguardando il carattere pubblico dell’università e favorendo la partecipazione democratica di tutte le componenti del sistema universitario.
Quanto previsto per la vasta area del precariato ci sembra profondamente iniquo e irrazionale, tale da mettere a repentaglio la funzionalità di molti dipartimenti. I tagli alle finanze degli atenei e la nuova normativa per l’accesso alla docenza preludono all’espulsione in massa dal sistema universitario di persone meritevoli, stimate anche in ambito internazionale, che da tempo lavorano nell’università italiana, tra le ultime in Europa per quantità di docenti di ruolo e tra le più sfavorite per rapporto docenti/studenti. Al di là della retorica sul valore strategico della conoscenza e della ricerca, il governo – ostacolando i nuovi accessi, conservando le vecchie logiche baronali e non introducendo alcuna misura preventiva contro il malcostume accademico – pianifica un enorme spreco di risorse finanziarie, impiegate per la formazione di tanti studiosi ai quali sarà impedito l’accesso ai ruoli dell’università, e una perdita secca in termini di capacità, competenza ed esperienza, che rischia di determinare un incolmabile divario tra l’Italia e i Paesi più avanzati.
Chiediamo al governo di fermarsi, ma ci rivolgiamo anche al mondo universitario affinché faccia sentire la propria voce e manifesti con forza le proprie ragioni e preoccupazioni. Non difendiamo lo status quo: invochiamo una riforma seria che ampli gli spazi di partecipazione, salvaguardi il carattere pubblico dell’università e tuteli l’autonomia della didattica e della ricerca. Non ignoriamo l’esigenza di verificare la qualità dell’insegnamento e del lavoro scientifico di ciascun docente: esigiamo l’adozione di rigorose procedure di valutazione, non graduatorie improvvisate e funzionali a campagne di stampa più o meno denigratorie, ma criteri oggettivi, adeguati alle diverse specificità disciplinari e capaci di rilevare anche i pregi, internazionalmente riconosciuti, della ricerca italiana. Non auspichiamo un reclutamento ope legis: chiediamo lo stanziamento delle risorse necessarie a consentire l’accesso ai ruoli, previo concorso, di quanti abbiano acquisito, negli anni del precariato, comprovate competenze e attitudini professionali.
L’università pubblica non può essere governata in modo autoritario né gestita con criteri ragionieristici. Il lavoro di quanti ne garantiscono l’attività deve essere riconosciuto e tutelato. La conoscenza è una risorsa del Paese e un diritto fondamentale che la Costituzione riconosce a ciascun cittadino della Repubblica.

A breve aprirà il sito: www.perluniversitapubblica.it

Per adesioni: perluniversitapubblica@gmail.com

HANNO FINORA ADERITO:
Guido Abbattista (Univ. di Trieste),
Mario Alcaro (Univ. della Calabria),
Alessandra Algostino (Univ. di Torino),
Fabio Amaya (Univ. di Bergamo),
Annarita Angelini (Univ. di Bologna),
Gaetano Azzariti (Univ. di Roma La Sapienza),
Valeria Babini (Univ. di Bologna),
Franco Bacchelli (Univ. di Bologna),
Stefano Bajma Griga (Univ. di Torino),
Guido Barbujani (Univ. di Ferrara),
Riccardo Bellofiore (Univ. di Bergamo),
Paolo Bianchini (Univ. di Torino),
Francesco Bilancia (Univ. di Chieti-Pescara G. d’Annunzio),
Liliana Billanovich (Univ. di Padova),
Luca Bortolussi (Univ. di Trieste),
Patrick Boylan (Univ. di Roma Tre),
Davide Bubbico (Univ. di Salerno),
Alberto Burgio (Univ. di Bologna),
Tullia Catalan (Univ. di Trieste),
Sara Cervai (Univ. di Trieste),
Lorenzo Chieffi (Univ. di Napoli II),
Luisa Chierichetti (Univ. di Bergamo),
Pietro Ciarlo (Univ. di Cagliari),
Roberto Ciccone (Univ. di Roma Tre),
Alessandro Dal Lago (Univ. di Genova),
Alisa Dal Re (Univ. di Padova),
Ferruccio Damiani (Univ. di Torino),
Claudio De Fiores (Univ. di Napoli II),
Federico Della Valle (Univ. di Trieste),
Maurizio Del Ninno (Univ. di Urbino),
Lucia Delogu (Univ. di Torino),
Gianmario De Muro (Univ. di Cagliari),
Fabio De Nardis (Univ. del Salento),
Mariangiola Dezani (Univ. di Torino),
Alfonso Di Giovine (Univ. di Torino),
Guerino D’Ignazio (Univ. della Calabria),
Mario Dogliani (Univ. di Torino),
Angelo d’Orsi (Univ. di Torino),
Lea Durante (Univ. di Bari),
Antonio Erbetta (Univ. di Torino),
Maria Cristina Ercolessi (Univ. di Napoli L’Orientale),
Serena Facci (Univ. di Roma Tor Vergata),
Luisa Faldini (Univ. di Genova),
Luigi Ferrajoli (Univ. di Roma Tre),
Gianni Ferrara (Univ. di Roma La Sapienza),
Giovanni Fiaschi (Univ. di Padova),
Lorenzo Fischer (Univ. di Torino),
Saverio Forestiero (Univ. di Roma Tor Vergata),
Walter Fornasa (Univ. di Bergamo),
Fabio Frosini (Univ. di Urbino),
Ferruccio Gambino (Univ. di Padova),
Giovanni Garofalo (Univ. di Bergamo),
Cristina Gena (Univ. di Torino),
Franco Grignani (Univ. di Perugia),
Giorgio Inglese (Univ. di Roma La Sapienza),
Manlio Iofrida (Univ. di Bologna),
Cristina Jandelli (Univ. di Firenze),
Domenico Jervolino (Univ. di Napoli Federico II),
Guido Liguori (Univ. della Calabria),
Alberto Lucarelli (Univ. di Napoli Federico II),
Giorgio Lunghini (Iuss di Pavia),
Fulvio C. Manara (Univ. di Bergamo),
Giovanna Mancini (Univ. di Teramo),
Domenica Marabella (Univ. di Torino),
Maria Rosaria Marella (Univ. di Perugia),
Paola Marsocci (Univ. di Roma La Sapienza),
Alfio Mastropaolo (Univ. di Torino),
Giovanni Mazzetti (Univ. della Calabria),
Antonella Meo (Univ. di Torino),
Maria Grazia Meriggi (Univ. di Bergamo),
Raul Mordenti (Univ. di Roma Tor Vergata),
Ugo Morelli (Univ. di Bergamo),
Vittorio Morfino (Univ. di Milano Bicocca),
Giuseppe Mosconi (Univ. di Padova),
Angela Musumeci (Univ. di Teramo),
Walter Nocito (Univ. della Calabria),
Giuseppe Noto (Univ. di Torino),
Donatella Orecchia (Univ. di Roma Tor Vergata),
Salvatore Palidda (Univ. di Genova),
Alessandro Pandolfi (Univ. di Urbino),
Armando Petrini (Univ. di Torino),
Barbara Pezzini (Univ. di Bergamo),
Paolo Picone (Univ. di Roma La Sapienza),
Mariapaola Pierini (Univ. di Torino),
Franco Piperno (Univ. della Calabria),
Giovanni Pizza (Univ. di Perugia),
Margherita Platania (Univ. di Salerno),
Alessandro Portelli (Univ. di Roma La Sapienza),
Donatella Possamai (Univ. di Venezia),
Giovanna Procacci (Univ. di Modena),
Franco Prono (Univ. di Torino),
Adriano Prosperi (Scuola Normale Superiore di Pisa),
Michele Prospero (Univ. di Roma La Sapienza),
Elena Pulcini (Univ. di Firenze),
Luigi Punzo (Univ. di Cassino),
Riccardo Realfonzo (Univ. del Sannio),
Giuseppe Ugo Rescigno (Univ. di Roma La Sapienza),
Annamaria Rivera (Univ. di Bari),
Roberto Romboli (Univ. di Pisa),
Stefano Rosso (Univ. di Bergamo),
Marco Ruotolo (Univ. di Roma Tre),
Gianpasquale Santomassimo (Univ. di Siena),
Alessandro Savorelli (Scuola Normale Superiore, Pisa),
Giovanni Serges (Univ. di Roma Tre),
Massimo Siclari (Univ. di Roma Tre),
Filippo Silvestri (Univ. di Bari),
Laura Silvestri (Univ. di Roma Tor Vergata),
Alessandro Somma (Univ. di Ferrara),
Igor Sotgiu (Univ. di Torino),
Antonella Stirati (Univ. di Roma Tre),
Ciro Tarantino (Univ. della Calabria),
Laura Teza (Univ. di Perugia),
Massimiliano Tomba (Univ. di Padova),
Alessandro Triulzi (Univ. di Napoli L’Orientale),
Valentina Valentini (Univ. di Roma La Sapienza),
Claudio Venza (Univ. di Trieste),
Caterina Verrigni (Univ. di Chieti-Pescara G. d’Annunzio),
Giovanna Vertova (Univ. di Bergamo),
Francesca Vianello (Univ. di Padova),
Massimo Villone (Univ. di Napoli Federico II),
Adriano Vinale (Univ. di Salerno),
Piero Violante (Univ. di Palermo),
Stefano Visentin (Università di Urbino),
Pasquale Voza (Univ. di Bari),
Paolo Zatti (Univ. di Padova)

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/11/articolo...

17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO CORTEI IN TUTTA ITALIA

17 novembre 09: SCENDIAMO IN PIAZZA. ECCO I PRIMI CORTEI.

Il 17 NOVEMBRE, giornata internazionale per i diritti degli studenti, LINK - ASSEMBLEA STUDENTESCA (la rete che unisce l'Unione degli Studenti e Link - coordinamento nazionale universitario) organizza cortei studenteschi in tutta Italia, per ribadire ancora una volta la nostra contrarietà alla privatizzazione di scuola, università e ricerca.

Hanno rapito il nostro futuro...e noi blocchiamo le città.

ECCO LA LISTA DEI PRIMI CORTEI:

AOSTA @ Parco della Stazione ore 9,00

TORINO @ Piazza Arbarello ore 9,00

VERBANIA @ Piazza Ranzoni ore 9,30

MILANO @ Largo Cairoli ore 9,30

GENOVA @ Piazza Caricamento ore 9,00

TRIESTE @ Piazza Goldoni ore 9,30

FERRARA @ Piazzale Poledrelli ore 9,00

FIRENZE @ Piazza San Marco ore 9,00

SIENA @ Piazza della Posta ore 9,00

ROMA @ Piazza della Repubblica ore 9,30

FROSINONE @ Campo Sportivo ore 9,00

CAMPOBASSO @ Piazza San Francesco ore 9,30

NAPOLI @ Piazza Garibaldi ore 10

SALERNO @ Piazza Ferrovia ore 9,30

AVELLINO @ C.S. Samantha della Porta ore 10
Stati Generali della Scuola Pubblica

FOGGIA @ Piazza Libanese ore 9,30

BARI @ Piazza Umberto ore 9,00

BRINDISI @ Piazza Crispi (antistante stazione ferrovia) ore 9,00

LECCE @ Porta Napoli ore 9,30

NARDO' (LE) @ Via XX settembre ore 8,30

MATERA @ Piazza Sedile ore 9,00

COSENZA @ Piazza Loreto ore 9,00

REGGIO CALABRIA @ Piazza De Nava ore 9,00

SASSARI @ Piazza Santa Maria ore 9,00

CAGLIARI @ Piazza Garibaldi ore 9,00

In via di definizione:

BERGAMO, SAVONA, IMPERIA, ANCONA, PESCARA, BOLOGNA, PIACENZA, LATINA, RIETI, VITERBO, ISERNIA, TARANTO, POTENZA, CROTONE, CATANZARO, RAGUSA, SIRACUSA, ENNA, TRAPANI

Per segnalarci il corteo della tua città, scrivici su unionedeglistudenti@gmail.com This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

oppure chiama in sede nazionale allo 06/69770332

o più direttamente:

STEFANO VITALE 3384460375 (Sicilia, Marche, Trentino, Friuli)

MONICA USAI 3343500971 (Abruzzo, Umbria, Molise, Veneto)

FEDERICO DEL GIUDICE 3381457336 (Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Valled'Aosta)

MARIANO DI PALMA 3881977750 (Lombardia, Lazio, Puglia, Calabria)

TITO RUSSO 3333951888 (Toscana, Sardegna, Campania, Basilicata)

Per un nuovo conflitto costituente: gli studenti, la crisi e le sfide dell’Onda

autore: 
MM

Articolo su Marxismo Militante

A un anno di distanza dalla prima ondata di cortei spontanei ed occupazioni è opportuno, e forse solo ora possibile, produrre un’analisi complessiva del profilo politico del movimento dell’Onda, un movimento che ha rotto non poche strutture politiche consolidate che hanno regolato le mobilitazioni studentesche negli ultimi 20 anni. Ci interessa il profilo politico perché è quello che noi consideriamo come più idoneo e rilevante per valutare la reale consistenza e forza di questo movimento tutt’altro che estinto. Naturalmente non tralasceremo il necessario approccio alla sua composizione sociale, anche se come semplice conseguenza metodologica. Rinunciamo a tracciare un profilo ideologico, quanto mai sterile nella sua dimensione “riassuntiva”, tipica della caratterizzazione dei movimenti politici novecenteschi, ed abbandoniamo l’ipotesi di costruire in maniera artificiosa un impianto teorico dell’Onda, non foss’altro perché nella realtà fattuale della sua esperienza si può considerare completamente sussunto nella sua pratica politica.
Innanzitutto un dato: il movimento dell’Onda è stato il primo movimento studentesco che da decenni a questa parte ha avuto la capacità di produrre mobilitazione, e quindi la capacità di conservare la propria soggettività, “superando l’anno”, rompendo gli argini temporali delle mobilitazioni studentesche che si riproducono fisiologicamente di anno in anno rimanendo però legate al loro ambito stagionale. In particolare l’elemento che segna il superamento di questa condizione è dato dalla capacità del movimento di rimanere movimento anche dopo l’estinzione del casus belli legislativo che ha fornito l’elemento causale della contestazione, la legge 133: di norma storica degli ultimi anni di “movimento studentesco” categoricamente e genericamente inteso, la spinta di partecipazione e di contestazione è andata esaurendosi sistematicamente con la conclusione dell’iter legislativo delle riforme scolastico-universitarie, con un climax di mobilitazione liturgicamente celebrato il giorno dell’approvazione definitiva. Questa continuità che si è avuta negli anni, dal movimento della “Pantera” al movimento di contestazione contro la riforma Moratti si è finalmente spezzata, alla verifica di un movimento che ha prodotto mobilitazione cronologicamente successiva ai momenti della ratifica istituzionali dei provvedimenti di riforma. È da questo dato che è necessario distinguere due fasi della mobilitazione dell’Onda. La prima riguarda l’espressione prima e propria del movimento, quella della mobilitazione diffusa dei cortei spontanei, delle occupazioni generalizzate: questo primo momento ha il picco di mobilitazione in prossimità dell’approvazione della legge, e procede con intensità discendente fino al mese di dicembre. La seconda fase, che costituisce il vero elemento di discontinuità storica, è quella che noi abbiamo chiamato dell’“Onda lunga”, ovvero l’insieme di iniziative di partecipazione che sono seguite cronologicamente al fisiologico processo di smobilitazione invernale. Il fatto stesso di rilevare momenti di lotta successivi alla mobilitazione generalizzata individua quel fattore di discontinuità di cui abbiamo parlato. Per utilizzare una facile metafora, l’Onda, nella sua anomalia, come il fenomeno naturale a cui fa riferimento, presenta una forza tale da permettere il superamento della linea costiera e l’invasione della terra ferma. In questo caso la terra ferma è il terreno di scontro su cui si è mossa l’Onda nel corso di quest'anno. Onda lunga quindi, ma anche di lunga durata, grazie anche e soprattutto ad accelerazioni importantissime che hanno evidenziato la maturità dell’Onda, prima fra tutte la contestazione del G8 dell’università[1], in cui si è percepita un'interessantissima dimensione di conflitto che questo movimento è stato in grado di produrre nell’ambito di una politica di soffocamento delle agitazioni e tensioni sociali in tempo di crisi portata avanti da partiti, sindacati e istituzioni.
Oggi l’Onda è il movimento universitario che si trova di fronte all’ennesima riforma dell’università che vuole dirsi “definitiva”, immediatamente figlia della crisi, in questi giorni formalizzata in disegno di legge. Subito un dato: il fatto che il governo delle destre abbia optato per la forma del ddl anziché per la legiferazione per decreto, in controtendenza alla sua impostazione autoritaria e alla sua prassi parlamentare, è una diretta conseguenza (e parziale vittoria) del movimento, che ha posto le condizioni per la necessità di un iter legislativo diluito nel tempo anziché un procedimento breve che avrebbe sicuramente spostato la dialettica interna all’università sull’ordine pubblico, oggi potenzialmente difficile o addirittura impossibile da gestire senza scelte rischiose quanto dolorose. Gli aspetti più interessanti di questa legge superano però l'evidenza dell’ennesima riforma a costo zero (diretta esigenza dello Stato nella crisi, e nella crisi conseguente dei suoi conti pubblici) e che va ad addossare i costi della “razionalizzazione” (leggi, della crisi) sulle spalle degli studenti e, in particolar modo, di coloro che si troveranno a fare i conti con la chiusura degli atenei periferici senza un sistema di welfare in grado di colmare il divario tra loro e gli studenti metropolitani (vista la completa assenza di un piano per la mobilità e per la questione abitativa): l'aspetto più rilevante è che questa legge va a riconfigurare strutturalmente gli strumenti della governance e il modello direttivo dell’università intesa come istituzione della formazione[2]. Il fatto che tutto il discorso verta sulla retorica del merito e sulla “meritocrazia” come sistema tradisce la volontà delle destre di chiudere definitivamente con una stagione ormai storica che è quella dell’università pubblica post-’68, che con tutti i suoi limiti e le sue conservazioni, ha permesso lo sviluppo dell’università come un luogo non esclusivamente legato alla sua funzione principe di “apparato ideologico di Stato” per dirla con Althusser. Per quanto abbiano continuato a sussistere nel tempo le più odiose logiche baronali e corporative, all’interno dell’università è rimasto sempre quello spazio, aperto con le lotte del ’68 e allargato con le potentissime esperienze di contropotere studentesco del ’77, che ha permesso agli studenti di vivere l’università come luogo di libera crescita culturale, di espressione politica, di critica, superando quindi i meri risultati formali di quella stagione, ovvero le minime rappresentanze studentesche (ampiamente delegetittimate dallo stesso corpo studentesco) istituzionalizzate nel senato accademico e nei consigli di facoltà. Uno spazio che ha permesso di creare percorsi di formazione alternativa, autonoma, forme di autogoverno e autogestione dei percorsi didattici[3]. La riforma attuale ha in mente di abolire ogni forma di autorganizzazione del sapere dal momento che è in piano la completa ripianificazione e sistematizzazione dei percorsi didattici sulla base delle esigenze concrete del “mondo del lavoro”, ovvero del capitale. Questo processo abolirà con geometrica selezione darwiniana ogni insegnamento e ricerca ritenuto “inutile” o superfluo alle esigenze della produzione (che vanterà per questo diretti rappresentanti negli apparati gestionali degli atenei). Questo significa che si stanno preparando ad un’operazione, diremmo epocale, di neutralizzazione di ogni voce critica all’interno dell’università e di qualsiasi gruppo sociale in grado di muoversi all’interno della sua struttura creando conflitto e resistenza alla gestione verticistica dei singoli atenei. La retorica del merito non fa altro che offrire una copertura ideologica ad una volontà politica di irregimentazione del sapere secondo le necessità del mercato. In questo scenario di cesura storica va a inserirsi la lotta degli studenti, che difendono il loro diritto al sapere critico, all’autoformazione e all’autoriforma in risposta a questo scenario che ir entra a pieno titolo nel grande esperimento di controllo sociale che questo governo sta tentando con l’approvazione di leggi ora repressive ora palesemente autoritarie[4].
È quanto mai evidente che è necessario spostare l’attenzione sui concetti che regolano l’azione politica del governo e valutare la giusta risposta del movimento, in particolare sul piano terminologico: prioritario è far valere ed evidenziare problematicamente il contrasto stridente tra il concetto fondante di democrazia e quello esclusivo e vuoto di "meritocrazia", soprattutto quando questo principio di contrapposizione riguarda un soggetto sociale che in questa fase storica si fa carico di una trasformazione immanente, in quanto destinatario di un mutamento della suo ruolo fondamentale nel sistema produttivo e titolare di un potenziale di sovversione sistemica dello stesso processo e dell’intero sistema. Esattamente come 40 anni fa, il corpo sociale studentesco si trova nella condizione di poter delineare i lineamenti fondamentali del riassetto istituzionale, proprio perché interprete diretto di un mutamento strutturale della sua posizione funzionale all’interno della società. Il ’68 ha rappresentato l’esplosione delle contraddizioni sistemiche della condizione studentesca alle prese con la massificazione dell’università, è allora che gli studenti hanno percepito una realtà potentissima del loro tempo: la fine del ruolo funzionale delle barriere architettoniche che separavano i luoghi della formazione con il resto della società, barriere rappresentate da quei muri che sono stati oltrepassati dal movimento degli studenti per muoversi liberamente e politicamente nel tessuto produttivo metropolitano. Stesso processo di violazione dei confini fisici dei luoghi fondanti della società disciplinare è avvenuto nello stesso momento nella fabbrica, da qui l’incontro di due soggetti sociali fino ad allora distinti e in quel momento non più distinguibili in quel tessuto produttivo che in quegli anni cominciava a convertirsi verso una produzione di valore decentralizzata rispetto alla materialità dei luoghi tradizionalmente deputati allo scopo. È da questo presupposto che si può rifiutare la logica che distingue il ’68 tra operaio e studentesco e, di volta in volta, più operaio o più studentesco, dal momento che quel movimento ha ricompreso entrambe le soggettività (nella loro dimensione politicamente determinata) non più divise dalle categorie oggettivanti di una modernità già allora in crisi. Partendo da questo assunto, tenendo presente la determinazione politica di questo incontro ricomponibile nella dimensione sociale del declino, seppure esplosivo, della figura dell’operaio-massa, possiamo comprendere il superamento della dimensione ancora “unitaria” che ha caratterizzato questo primo e definitivo incontro. Lo slogan che caratterizzò il ’68, e successivamente l’autunno caldo, “operai e studenti uniti nella lotta” è oggi completamente superato nel momento in cui, oggi, diventa accettabile solo quando esso stesso presuppone il suo superamento paradigmatico: da “operai e studenti” a “operai-studenti”, o meglio “studenti-operai” nella dimensione sociale della soggettività ricomposta. Il dato che va compreso come condizione immanente alla composizione sociale attuale è che al figura dello studente è oggi compiutamente assunta e sussunta nel processo di sfruttamento capitalistico, nel momento in cui la sua capacità cognitiva diviene oggetto di valorizzazione da parte del capitale. La condizione dello studente afferisce oggi compiutamente e in maniera sostanziale a quella moltitudine operaia che rappresenta lo stato compositivo della classe nella definizione storica del post-fordismo: studenti di questa particolare generazione, che per primi vivono la prospettiva reale dello sfruttamento nella loro condizione di salariati del lavoro cognitivo. Le leggi che hanno in questi anni ridisegnato il panorama giuridico del lavoro dipendente riconvertendolo in sistema di produzione e riproduzione di precarietà si configura come l’adeguamento giuridico-formale alle nuove esigenze del capitale, in grado ora di trarre valore e profitto dal lavoro intellettuale-immateriale, che viene di conseguenza irreggimentato nel sistema del salario. È in questo contesto si delineano i caratteri di quell’integrazione sociale che lega l’operaio di fabbrica allo studente universitario, l’operatore del call-center al precario della ricerca, il contrattista a progetto al tremesista della pubblica amministrazione, non solo per un fatto di equiparazione giuridica del salario quantificato in cifre analoghe e contratti di durata e tipologia medesima, ma per quella realizzazione di classe oggi compiuta che vede il lavoro subordinato (e chi produce e riproduce valore capitalistico al di fuori del rapporto formale di lavoro) nella sua interezza e in conflitto sistemico con il capitale. Ed è da qui, da questa realizzazione, che parte potente l’istanza costituente, che nasce il nuovo potere in grado di concretizzare il mutamento: dal contropotere delle lotte si lancia la richiesta del reddito, intero e immediato, nell’osservanza del principio e istinto di riappropriazione che risuona nella post-modernità negli slogan “dateci il denaro!” e “tutto subito!”. L’offensiva al capitale si muove oggi secondo queste direttrici, formalizzatesi negli ultimi 30 anni nei bisogni emergenti dell’operaio-sociale, che diviene oggi soggetto principale e protagonista del processo di trasformazione. Quindi, sul fronte universitario: fine della logica unitaria, superamento del principio di equiparazione operai-studenti del ’68 sulla base della richiesta del salario: è negli atti lo stravolgimento dei termini relazionali tra capitale e categorie sociali oggettivate del fordismo, la battaglia è contro il lavoro, ora e subito! La rivendicazione sessantottina del “salario studentesco” viene oggi distrutta dalla questione del reddito, ed è da questo elemento che può ripartire la lotta degli studenti come motore propulsivo di una prima e grande necessaria offensiva autonoma e moltitudinaria contro capitale e istituzioni, figlia della migliore sovversione operaia del nostro tempo…
Sul piano operativo: la rinascita del conflitto in termini di processo dipendono dal grado di rottura con la continuità riformista che regola e imbriglia l’antagonismo all’interno della legalità e dei binari istituzionali: più è forte il momento di rottura e più è possibile un mutamento della dialettica delle parti sociali verso l’opposizione sociale. Nel dibattito storico si è discusso su quale fosse stato il momento di rottura che portò al ’68 come momento fondante di un processo di conflitto lungo (con le lotte degli anni ’70): in molti convergono sugli scontri di Piazza Statuto. Gli studenti dell’Onda il loro battesimo del fuoco l’hanno avuto, in quel maggio di lotta che ha visto di nuovo Torino come scenario di uno scontro sociale, dove studenti, precari e giovani proletari hanno ricevuto il plauso e la solidarietà di chi, per una questione d’età, quei giorni non c’era. L’Onda sola ha prodotto il vero e giusto conflitto nella crisi, ed è nell’autunno della crisi che deve trovare la forza di ripetersi, puntando alla rottura generale e allo stravolgimento complessivo degli schemi dialettici istituzionali. Solo in questo modo l’Onda può vincere la sua battaglia contro la riforma, saldando le sorti della sua lotta con un’offensiva sistematica e generalizzata in grado di spostare l’attenzione verso l’interezza delle politiche pubbliche del governo della crisi. Attraversare criticamente e scompostamente i cortei sindacali, per sovvertirne la piattaforma confederale e catalizzare la rabbia sociale verso il conflitto reale, sembra configurarsi come lo strumento più efficace per perseguire oggi questo obiettivo. È solo a Roma diciamo noi, nel cuore pulsante e materiale del potere politico, che può avvenire la rottura, che può verificarsi il conflitto costituente, che può generalizzarsi e concretizzarsi lo scontro con le istituzioni di chi non vuole pagare la crisi. Per una lotta che porti alla vittoria, per un'altra accelerazione, per una nuova stagione.

MM

Note:

[1] Vedi articolo "Torino, 19 maggio 2009: inizio di una nuova fase costituente del movimento?" del 23 maggio
[2] Testo completo del ddl
[3] Su questo si faccia riferimento ai lavori della Rete per l'Autoformazione e al percorso per l'autoriforma. Caratteri fondamentali di queste esperienze sono sintetizzati in questo documento di "Sapienza per l'autoriforma"
[4] Vedi articolo "Crisi, razzismo, repressione: caratteri dell'offensiva autoritaria in Italia" del 26 maggio

Dobbiamo porre alle studentesse e agli studenti la questione del governo della scuola e dell'Università

autore: 
KOBA

Ufficio Centrale Proletariato Internazionale

Dobbiamo porre alle studentesse e agli studenti la questione del governo della scuola e dell'Università
Questo governo sta facendo troppo male al Paese, anche alla scuola e alla università che vuole totalmente privatizzare, aziendalizzare e rendere funzionali alle nuove necessità dell'imperialismo italiano.
Le studentesse e gli studenti però gli hanno dato una risposta di massa fulminante: l'istruzione pubblica non si tocca! E hanno messo in piedi un grande movimento che gode dell'appoggio e del coinvolgimento dei genitori, dei docenti, dei ricercatori, dei dottorandi e degli altri lavoratori dell'istruzione, nonché di larghissima parte del movimento sindacale.
La nuova ondata di lotte studentesche, come quelle del '68, del '77, dell'85, del '90 e del 2001, dimostra che quando i governi fanno un passo pesante per privatizzare l'Istruzione e per colpire il diritto allo studio, esplode immediatamente la rivolta delle masse studentesche. È quanto è accaduto con la legge 133 di Tremonti e la legge Gelmini sull'Università.
L'attuale movimento studentesco, per la piattaforma che ha elaborato e per come si muove dimostra di avere una notevole maturità e capacità politiche e organizzative e il fiato lungo. Può farcela, e noi l'appoggiamo con tutte le nostre forze.
Gli sfugge però il problema chiave, che è quello del governo della scuola e dell'università. Spetta alle studentesse e agli studenti marxisti-leninisti porre questa questione, approfittando del fatto che negli atenei è in atto una discussione sull'autoriforma universitaria. È la condizione ideale per poter presentare la nostra proposta dell'università governata dalle studentesse e dagli studenti. Lo dobbiamo fare spiegandone dialetticamente la necessità, la funzione e gli scopi, nonché il metodo per realizzarla.
Come è noto, la nostra antica proposta, ispirata all'esperienza del movimento studentesco del '68, è quella di sostituire gli attuali "organi collegiali" di governo con nuovi organi di governo in cui le studentesse e gli studenti siano la maggioranza e dispongano di poteri vincolanti. Ne devono far parte i rappresentanti del personale docente e non docente, come minoranza, e tutti i membri devono essere eletti dalle rispettive Assemblee generali, fondate sul principio della democrazia diretta, che potranno revocarli in qualsiasi momento.
Dato l'attuale rapporto di forza a noi sfavorevole, non sarà possibile nell'immediato ottenere dei risultati concreti, ma intanto mettiamo una "pulce nell'orecchio", aiutiamo le masse studentesche a elevare la loro coscienza politica e facciamo una buona esperienza politica. Comunque vada, le nostre studentesse e i nostri studenti, che ringraziamo di cuore per quanto stanno facendo, debbono continuare a battersi in prima linea per il successo della piattaforma e degli obiettivi del movimento studentesco.
(Dal Rapporto di Giovanni Scuderi a nome dell'Ufficio politico al 5° Congresso nazionale del PMLI, 6-8 dicembre 2008, volume ad hoc, pagg. 26-27)

Concentrarsi sul movimento operaio e sindacale e sul movimento studentesco
Il 5° Congresso nazionale del PMLI ha aperto una nuova fase della vita del Partito, quella del suo sviluppo nazionale e del radicamento locale e nazionale. Questa nuova fase richiede il massimo impegno individuale e collettivo sui piani ideologico, politico, organizzativo e giornalistico; il massimo rispetto dello Statuto del Partito con particolare riferimento al centralismo democratico, alle procedure e alle regole interne del Partito; il massimo sforzo per applicare correttamente e intelligentemente sul piano tattico il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e la linea proletaria rivoluzionaria del Partito nel proprio ambiente di lavoro, di studio e di vita; il massimo della concentrazione sul movimento operaio e sindacale e sul movimento studentesco.
Il fronte operaio e sindacale e il fronte studentesco sono i fronti principali sui quali dobbiamo concentrare attualmente i nostri sforzi per dare al Partito un corpo da Gigante Rosso, per sviluppare la lotta di classe contro la classe dominante borghese, il governo del neoduce Berlusconi, la terza repubblica capitalista, neofascista, presidenzialista, federalista e interventista, i falsi partiti comunisti, per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle masse, per marciare concretamente e più speditamente verso l'Italia unita, rossa e socialista.
Lavorando su questi fondamentali fronti con perseveranza, con le idee tattiche, strategiche e programmatiche chiare e ben definite dal Congresso e applicando i tre elementi chiave e le 4 indicazioni, riusciremo a coinvolgere, e attirare a noi, anche le masse femminili, essenziali per lo sviluppo della lotta di classe e del PMLI. In ciò contiamo soprattutto sui nostri operai, lavoratori e studenti di ambo i sessi che devono divenire dei leader sindacali e studenteschi.
Le officine, le fabbriche e ogni altro luogo di lavoro, le scuole e le università devono essere i principali ambienti del nostro lavoro di massa, nel tempo devono diventare delle fortezze del Partito in cui dobbiamo essere presenti con delle Cellule, soprattutto nei luoghi di lavoro.
(Dal discorso di chiusura del 5° Congresso nazionale del PMLI pronunciato da Giovanni Scuderi l'8 dicembre 2008, volume ad hoc, pagg. 45-46)

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