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Sex & gender

Workshop: "FATTI DI PIACERE + Teatro: "Moana Porno Revolution"

09/10/2009 - 17:00
09/10/2009 - 23:00
Etc/GMT+2
autore: 
sos Fornace degenere
image1: 
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DOMENICA 11 OTTOBRE
FATTI DI PIACERE
SOS Fornace - Rho, via S.Martino 20 - Dalle 17:00

Dalle 17:00
“A ciascun@il suo!”
Sex-toys workshop a cura di Betty&Books
(E’ gradita la prenotazione: 3336927715 oppure sosfornace@inventati.org)
Sex toys, giocattoli erotici, giochi per il piacere. Che sia solitario o di coppia. Cosa sono, come si usano?
Non c’e’ limite alla fantasia e alla voglia di giocare, ma ci sono alcune variabili tecniche che possono aiutarci a scegliere il sex toy che fa per noi. Materiali, forme, colori, dimensioni, durata… e alcuni trucchi, aneddoti, esperienze non meno importanti!
Ecco un’occasione per un approccio informale e informato all’utilizzo di alcuni giochi per il piacere. Più strutturato di una chiacchierata, più confidenziale di un corso, più interattivo della lettura di un manuale. Parleremo quindi di come proteggersi da materiali non sicuri per la salute, di prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili e più in generale di come sviluppare un’attitudine personale al safe sex, non solo in ambito genitale.

Dalle 21:30
“Moana Porno Revolution”
Spettacolo teatrale di e con Irene Serini. Regia di Marcela Serli
Una pièce ironica che racconta Moana Pozzi fuori dalla sua vita lavorativa. Al pubblico il compito di riflettere, riflettere su uno spettacolo poetico e violento allo stesso tempo che vuole indagare sulla sessualità ed i nostri tabù, svelando il confine tra erotismo e volgarità

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SOS Fornace’s back in town!
Rho - Via S. Martino 20
Hotline: 02.36548589
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Support your local squat!

Sessismo, misoginia e maschilismo in rete

autore: 
Fem a Sud

Sin dai primi tempi in cui abbiamo iniziato a presidiare e monitorare la rete, ritenendo a ragione che non fosse uno spazio neutro, abbiamo sommato innumerevoli esempi di misoginia e sessismo, talvolta persino vera e propria istigazione alla violenza contro le donne. L'odio per le donne non è una cosa a se' stante. Viaggia di pari passo con l'odio verso tutti i generi che mettono in discussione il modello patriarcale, quindi i gay, le lesbiche, le trans, persino gli uomini che comunque non si riconoscono più in un modello anacronistico di mascolinità. Motivando l'odio su base economica diciamo che quello stesso odio che costringe noi ad essere dipendenti, controllabili e relegate ai lavori di cura, tocca anche le donne migranti nella misura in cui vengono sottomesse ad un unico stile culturale che le piega al ruolo di badanti. 

Per prima cosa abbiamo verificato i livelli di egemonia che in termini culturali il fenomeno andava assumendo e dall'altro lato consideravamo che le energie femminili in lingua italiana e in rete, le intelligenze portatrici di altri significati, alternativi, erano veramente poche. Negli ultimi anni il web si è andato invece via via popolando di presenze notevoli, di voci diversificate che finalmente interrompevano monologhi aggressivi rivolti sempre e solo contro chi si opponeva ad un bruttissimo modello di società nostalgico del ventennio fascista

La nostra presenza, come era prevedibile, ha attivato un conflitto che come tutti i conflitti poteva risolversi in un dibattito parallelo, ciascuno nei propri spazi tenendo conto del fatto che ciascun@ è liber@ di manifestare la propria opinione, oppure, com'è stato, in una vera e propria aggressione da parte di quelle realtà che si sono sentite minacciate dalla nostra presenza.

Analizzare quanto è successo è utile per comprendere quanto poi siano simili le dinamiche che nei rapporti tra sessi portano a tragici eventi tutt'altro che virtuali.

Innanzitutto ci siamo guadagnate il diritto di esistenza, il diritto di parola. Sappiate che non è per nulla scontato. Esprimere la nostra opinione è stata una grande fatica. Noi siamo abituate ad agire i conflitti e non a subirli e quindi tutte le volte che qualcun@ ha provato a misurarsi con noi non abbiamo avuto alcun problema a dire quello che pensavamo.

Lasciavano commenti offensivi e minacciosi? Li abbiamo segati via senza lasciarci intimidire. Denunciavano censura? Rivendicavamo il diritto a veicolare contenuti utili e non insulti. Ricevevamo acide e velenose mail? Le abbiamo ignorate. Qualcun@ ci indicava al branco per istigare al linciaggio? Noi andavamo avanti e costruivamo un sapere alternativo che volevano nascosto, cancellato, defunto. Volevano impedirci di esistere? Noi abbiamo denunciato quanto avveniva e abbiamo studiato ed elaborato forme di autodifesa.

I toni delle discussioni sono stati del tipo: "non potete permettervi di..." come se noi dovessimo aspettarci il permesso di qualcuno, presumibilmente un uomo, per poter esprimere la nostra opinione.

Il fatto vero è che questi uomini che per troppo tempo avevano usato la comunicazione in rete come specchio delle loro magnifiche gesta alla fine ritenevano di aver trovato un mondo in cui alle donne fosse proibito parlare, essere visibili. Sono uomini che non amano essere messi in discussione, che non accettano che la opinione delle donne, quella critica che non è appiattita su opinioni maschiliste, componga una opinione più generale che comprenda tutti/e, uomini che si rifugiano in un fragilissimo modello fatto di dogmi e di tradizioni che gli si sgretolano tutto attorno.

I maschi della rete che sono aggressivi con le donne sono uomini che evidentemente hanno grandi problemi con le donne nel corso delle loro vite. Non è un caso se i maggiori attacchi a tante di noi sono stati rivolti da soggetti di grande fragilità emotiva che si affidano a idee forti o a leader fanaticamente carismatici che li conducano alla sconfitta delle donne e alla vittoria sull'universo mondo. 

Sembrano uomini ferocemente in conflitto con l'altra per evitare di aprire un conflitto con se stessi. Se il loro rapporto non è andato bene non se ne assumono alcuna responsabilità. Giocano al rimpallo delle colpe per cui le donne picchiate se lo meritavano, quelle violentate hanno provocato, quelle che hanno osato separarsi e divorziare sono malefiche creature che vogliono condannarli all'inferno. Tutto ciò senza capire che quella mentalità è l'anticamera dello stupro e del femminicidio.

Sembrano uomini che si affidano a persone sbagliate per orientare le loro fragilità e che concepiscono le relazioni in un'unica direzione: mors tua vita mea. La coesistenza tra generi diversi per loro è una bestemmia. Per vivere hanno bisogno di individuare un nemico, per risolvere le loro paure hanno bisogno di abbatterlo. Poco conta se quel nemico cambia di volta in volta, sia esso frocio, immigrato, donna, perchè la dinamica è sempre la stessa. Perchè non c'è nessuno sforzo di comprensione delle complessità e non c'è alcuna voglia di guardarsi dentro e di stabilire con se stessi un rapporto sincero a partire dall'accettazione dei propri limiti.

E' una immaturità diffusa quella che molti maschi in rete diffondono attraverso le loro parole, in un registro di offese, di pensieri distorti, di desiderio di primeggiare, come quel patetico tentativo di ridefinire i numeri delle violenze che Rino della Vecchia compie affermando che il numero di donne che muoiono, soffrono, patiscono violenze di ogni tipo per mano maschile è inferiore a quello che viene divulgato dalle statistiche italiane, europee, mondiali persino. Lo chiamano "complotto" e impastano i numeri a firma di soggetti che sembrano parte di un mazzo di carte che mischia e rimischia produce sempre gli stessi nomi, le stesse associazioni, gli stessi spazi, le stesse motivazioni di partenza. 

E' una grande fragilità e una totale mancanza di solidità ed equilibrio - che non ci commuovono per niente - quella mostrata da maschi così ferocemente concentrati ad odiare "le femministe", a produrre pagine false interamente a gestione maschilista alla quale aderiscono sigle che fanno capo sempre agli stessi gruppi di uomini finanche a gruppi politici di estrema destra, a diffondere falsità sul conto delle femministe, a metterle a paragone con ladre, assassine, sterminatrici dell'umanità [guardate il video].

Non che questo ci sorprenda giacchè il papa per primo ci ha chiamate terroriste ma riteniamo che lui lo faccia perchè sostiene un ruolo sul quale poggia un interesse di tutta la chiesa. Si tratta di mantenimento di potere, di privilegi, di molte cose che sapete, con tutto il rispetto parlando. Ma questi maschi della rete, non già i leader che normalmente ricavano una gratificazione quanto meno "morale" dall'avere un seguito, ma tutti gli altri: disoccupati, operai, impiegati, precari, cosa mai possono guadagnarci nel non affrontare i propri reali problemi e nell'addebitare tutte le loro sofferenze alle donne? Quale misero potere intendono mantenere? Quello di poter scorribandare per tutta la rete, di sito in sito, di forum in forum, pisciando sui territori per riflettersi su essi e serbare l'illusione di esistere? Quello di provare a intimidire, a costringere al silenzio in un gioco sadico che risveglia forse passioni e vitalità frustrate in altri ambiti, compreso quello sessuale?

Vogliamo sperare di no e ci poniamo il problema giacchè non siamo stupide e certamente non ci fermiamo all'apparenza delle cose ne intendiamo istigare all'odio per nessuno. Semplicemente ci dispiace, per esempio, che molte discussioni in rete diventino veramente problematiche perchè stanno a monte di altri conflitti che la società, forse la giurisprudenza non risolvono.

La maggior parte di siti, spazi web, forum maschilisti, sessisti e misogini gira e rigira alla fine raccolgono uomini che sostengono la bigenitorialità, padri separati, maschi che stanno facendo una guerra per togliere i figli alla ex moglie, per criminalizzare l'ex compagna e persino il centro antiviolenza che l'ha ospitata assieme al figlio.

La bigenitorialità, l'affido condiviso, ha vita abbastanza recente e la sua applicazione viene sostenuta con forza da persone che tra le altre cose - tutte assolutamente NON condivisibili - divulgano documenti che contengono anche frasi come questa:

"Cosicché l’attenzione sessuale diventa molestia, l’esercizio del dovere coniugale dal parte del partner diventa stupro, un banale litigio diventa violenza fisica, una critica al vestito o alla pettinatura é considerata violenza psicologica, un blando rifiuto diventa limitazione della libertà personale, la necessità di chiarire situazioni ambigue diventa violazione della privacy, la richiesta di una equa distribuzione delle risorse familiari diventa ricatto economico."

Così capiamo che la frase di Claudio Risè - "Le nostre ex spose non ci permettono di vedere i nostri figli, ci fanno sentire dei mendicanti..." - registrata perchè rappresentativa di un conflitto tra i sessi nel libro di letizia paolozzi e alberto leiss "La paura degli uomini", è una delle ragioni di conflitto. Quel personale/politico che i maschilisti non amano mettere in campo poichè la discussione si concentra sulle "ex spose" e non su se stessi in uno sforzo di reciprocità necessario.

Dunque il nemico diventa lei, oppure il magistrato che le ha affidato il bambino e ha stabilito gli orari in cui il padre può vederlo, e la poverissima legislazione che tutela le donne da molestie, stalking, violenze, stupro, femminicidio, la società che non lascia che gli uomini facciano un po' come gli pare, cosa che avveniva un tempo e che in realtà avviene ancora adesso. Una società che stigmatizza prepotenze, arroganze, brutalità, aggressività e che talvolta si schiera dalla parte della vittima invece che del persecutore.

Troppo semplice? Certo. La semplificazione corrisponde al modello che la società patriarcale, proprio quella che questi uomini evocano come migliorativa dei loro stili di vita, ha costruito per dividere buoni e cattivi, usare la repressione come metodo di risoluzione del conflitto e assicurarsi il pieno controllo di gestione (loro la chiamano "difesa") della vita delle vittime.

Le cose sono sempre più complesse rispetto al modo in cui vengono rappresentate ed è a quella complessità che si rivolge la nostra lotta, la nostra battaglia quotidiana. Come può però un uomo fare pesare quella complessità, urlare al mondo che non è il mostro che tutti vogliono etichettare come tale se passa da una estremizzazione all'altra? Se non riconosce i propri limiti e descrive le donne, le femministe, come mostri? Tutto ciò avviene a partire dalle stesse immagini divulgate, donne muscolose, irreali, con i volti di morte viventi, facce spaventose, per costruire un immaginario fatto di odio e vendetta, per realizzare una visione del genere femminile che evidentemente è personale, appartiene cioè al soggetto o ai soggetti che la divulgano.

Le separazioni sono momenti complicati. Spesso violenti. Non si possono offrire appigli a nessun genere di violenza, non si può banalizzare, minimizzare così come fa il documento sulla bigenitorialità perchè è proprio quella minimizzazione che offre la legittimazione sociale per le violenze maschili subite dalle donne. 

Quello di cui si sta parlando è una lotta per i diritti delle donne, dei soggetti deboli. Quello di cui parlano costoro è una guerra per mantenere lo status quo, per relegare le donne al silenzio, in stato di subordinazione, per svilire il loro parere, per farle passare da bugiarde quando denunciano una violenza, uno stupro, salvo poi dover ricorrere a scuse "ideologiche", irresponsabili e ignobili - quel "sono depressi" - quando quelle donne muoiono per davvero, lasciando tracce visibili di carne e sangue che nessuno vede e che in molti cercano di nascondere. 

Gli avvocati matrimonialisti per esempio sostengono da un po' di tempo che non bisogna concedere alcun affido agli uomini responsabili di violenze perchè la bigenitorialità è stata spesso elemento sfruttato dagli ex mariti per controllare le ex mogli, per molestarle, per perseguitarle, per imporre altre violenze.

Tutte le donne separate sanno bene che è proprio il momento della separazione che spesso si tramuta in violenze irreparabili. Tutte le donne separate sanno quanto sia difficile realizzare con l'ex marito un accordo sereno che permetta ad entrambi di essere presenti nella vita dei figli. Tante donne separate sanno che la maggior parte delle volte gli ex mariti non vogliono contribuire in termini economici alla crescita del figlio e non hanno alcun interesse ad assumersi responsabilità di nessun genere a meno che non riescano ad accedere in un modo o nell'altro al corpo della ex moglie. Tante donne separate sanno quanto è difficile crescere un figlio da sole, mantenerlo e dover difendersi dagli attacchi crudeli di una persona che nella migliore delle ipotesi le perseguiterà solo nei primi anni dopo la separazione, nella peggiore lo farà per tutta la vita.

Ci sono donne che non osano neppure pretendere gli alimenti che spettano al figlio perchè solo ad attivare procedure giudiziarie l'ex marito potrebbe risvegliare odio e violenza di cui esse fanno perfettamente a meno. Ci sono donne che invece pretendono dai loro ex mariti una assunzione di responsabilità e questo viene recepito dall'altro lato quasi come una ingiustizia perchè diventare grandi, crescere, essere persone adulte, è una cosa difficile.

Così ci sono i padri separati che chiamano le ex mogli "sfruttatrici", quelli che non concordano con i tempi di visita stabiliti dal giudice, quelli che parlano di un sistema giudiziario totalmente schierato a favore delle donne. Nulla di più falso. Quello che in concreto avviene, a proposito del quale probabilmente discutono i genitori separati nei loro raduni annuali, è il fatto che la legislazione lentissimamente, in qualche modo, evolve in direzione della tutela dei soggetti che vengono ritenuti vittime. Ecco dunque spiegato il passaggio dalla visione complessa che avrebbe potuto trovare una linea di evoluzione reciproca al capovolgimento della questione. Non resta che far passare i carnefici per vittime e le vittime per carnefici. Meglio: non resta che negare in modo assoluto la condizione di subordinazione e discriminazione che le donne da sempre vivono e le innumerevoli violenze che subiscono.

- Le donne? Carnefici, come abbiamo detto, addirittura istigatrici dell'odio verso gli uomini.

- Le vittime di violenza maschile? Non esistono. Tutte bugie, invenzioni della stampa e delle femministe che nascondono i dati reali che corrisponderebbero invece con un alto tasso di uomini vittime di donne malefiche (che poi occultano i cadaveri che nessuno trova mai).

- Le ragazze che denunciano uno stupro? Bugiarde, vendicative, ci stavano, provocavano.

Eccetera eccetera eccetera.

Per fare passare questi concetti, come ben altri esempi revisionisti ci insegnano, è necessario manipolare numeri e parole, distorcere il senso delle frasi e addirittura storpiare, intervenire, modificare in senso completamente improprio concetti documentati, sostenuti da dati storici e contenuti nella enciclopedia di rete - wikipedia - sulla quale molti hanno purtroppo messo le mani facendolo diventare uno strumento inaffidabile. 

Intervenire su questo, osservarlo, denunciarlo a noi è costato un bel po' di fatica ma siamo venute a popolare la rete per esistere, agire e resistere e raccontandovi di queste cose, condividendo con voi queste informazioni intendiamo invitarvi a fare altrettanto.

Attivate un blog, un sito, un forum. Siate presenti in rete quanto lo siete nella realtà perchè questo è uno spazio di diffusione di idee e se le nostre idee non ci saranno alla fine non esisteremo neanche noi. Per voi l'Abc della femminista teknologica.

Post scriptum, rivolto ai maschilisti: volendo, anche noi sappiamo creare pagine false, confondere l'indicizzazione dei canali di ricerca ripetendo più e più volte - per esempio - le parole "padri separati" o "forum maschile" o altre ancora associate a tutte le nefandezze possibili. Ma il nostro uso delle rete è corretto perchè riteniamo che la nostra presenza non debba cancellare quella degli altri. Noi non manipoliamo dati e non inventiamo niente. Noi rispettiamo la netiquette con policy antisessista. La violenza maschile, quella che cancella le donne affinchè l'uomo eserciti il proprio dominio, non ci ha mai riguardato e non ci riguarda. Giusto per dirvi che non intendiamo applicare le regole machiste al nostro uso della rete e che i veri violenti, autoritari, fascisti, maschilisti, sono quelli che distruggono persino il diritto di esistenza delle opinioni altrui. Noi, invece, preferiamo costruire. E' tutto.

Per tutt*, se ne avete voglia, ecco la lista di post riferiti alle cose che abbiamo osservato in rete:

La sessualità secondo il maschio pensiero
Vogliamo il diritto di attraversare il web senza essere costrette al silenzio. Stalking digitale e squadrismo maschilista in rete 
La teoria maschilista della schiavitù femminile
La negazione dell'orgasmo e lo stupro
Wikipedia e il sessismo: come i maschilisti hanno distorto il senso di una parola
Chi tocca i maschilisti muore!
Wikipedia e il maschilismo, ancora
Wikipedia under attack fascio-maschilista, update
Wikipedia in mano a fascisti e maschilisti?
Siti antifemministi: chi sono, cosa fanno, cosa vogliono
La rete non è neutra

Di altre web-mobilitazioni antisessiste potete leggere qui e qui

da Femminismo a Sud

L'inchiesta ferma la pillola abortiva

L'inchiesta ferma la pillola abortiva
L'agenzia per il farmaco rinvia l'approvazione ma conferma l'orientamento favorevole: aspettiamo il Senato

ROMA - È un altro piccolo passo avanti. Ma non ancora quello atteso, quello definitivo. Ieri, infatti, il consiglio di am­ministrazione dell’Agenzia ita­liana del farmaco (Aifa), si è li­mitato ad approvare il verbale della precedente riunione del 30 luglio, quando aveva delibe­rato l’«immissione in commer­cio» della pillola abortiva, la Ru486. Però ha deciso di rispettare il lavoro del Senato che ha in corso un’indagine conoscitiva (oggi la prima audizione, il mi­nistro del Welfare, Maurizio Sacconi) e di congelare l’ulti­missimo atto, ovvero la delibe­ra (in termini tecnici «determi­na») dove verranno indicate nei dettagli le modalità di ven­dita del prodotto che sarà pro­posto alle donne in alternativa alla chirurgia per l’interruzione volontaria di gravidanza. Deli­bera che sarà approvata il 19 ot­tobre, con la «determina» del direttore generale Aifa, Guido Rasi.

Sergio Pecorelli, presidente dell’Agenzia, non la ritiene una rinuncia: «Concludere non ci è sembrato opportuno nei con­fronti delle istituzioni. Non è una retromarcia, assolutamen­te no. La pillola ha ricevuto già il via libera secondo il meccani­smo europeo del mutuo ricono­scimento, è sicura ed efficace. Ora bisogna fissare i paletti. In altre parole, non può ancora materialmente essere venduta nelle farmacie degli ospedali». Il presidente della Commis­sione Sanità del Senato, Anto­nio Tomassini, aveva scritto ai consiglieri per invitarli, appun­to, a tener conto dell’iniziativa parlamentare, proposta per la prima volta ad agosto dal presi­dente dei senatori Pdl, Mauri­zio Gasparri. «Hanno preso al­tro tempo. Niente di nuovo sot­to il sole», commenta il sottose­gretario al Welfare, Eugenia Roccella, smentendo le voci che ieri sera davano per certa l’approvazione definitiva. E proprio Gasparri è stato il più rapido nel correggere la fu­ga di notizie: «Prima che qual­cuno compia errori comunicati­vi è bene precisare che l’Aifa si è limitata ad approvare il verba­le della riunione precedente e che gli adempimenti tecnici contenuti nel mandato del di­rettore generale saranno di­scussi successivamente. La que­stione è ancora tutta aperta e l’indagine offrirà elementi im­portanti per evitare la banaliz­zazione dell’aborto».

Polemiche e timori riguarda­no il rispetto della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. C’è chi paventa il ri­schio che il farmaco e le sue conseguenze vengano gestite al di fuori dell’ospedale. In real­tà già il 30 luglio erano state in­dicate modalità di sommini­strazione più rigorose che al­l’estero. Tra maggioranza e opposi­zione è di nuovo battaglia. «Una buona notizia. Sono pre­valsi valutazione del merito, correttezza tecnica e istituzio­nale, ed è stata sconfitta la poli­tica di ostacolo del centrode­stra», era stato il commento im­mediato di Livia Turco, Pd. Su­bito attaccata dal vice di Ga­sparri, Gaetano Quagliariello: «Non ha compreso bene. L’Aifa deve essere lodata per la sensi­bilità dimostrata nei confronti del Parlamento». «Tanto rumo­re per nulla da parte dei votati alla demagogia», aggiunge To­massini. Il presidente dei radicali Bru­no Mellano la interpreta come una retromarcia: «Oggi avreb­bero avuto il tempo per delibe­rare, con le garanzie previste dalla 194. Non comprendiamo la decisione di rinviare».

Omofobia e biopotere

25/09/2009 - 19:30
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Incontro e dibattito con Giampaolo Silvestri (cofondatore dell'Arcigay nazionale),
venerdì 25 settembre alle ore 19,30 presso il circolo anarchico Bonometti di vicolo Borgondio 6 (zona Carmine). A seguire rinfresco

Il “femminismo” neocoloniale di Daniela Santanché

Il “femminismo” neocoloniale di Daniela Santanché

L'Occidente ha sempre avuto seri problemi nel comprendere e relazionarsi culturalmente (cioè: politicamente) con quello strano oggetto cha da almeno un decennio incarna il prototipo dell'Altro orientale: il velo indossato dalle donne islamiche per proteggersi dallo sguardo altrui (in specie: maschile). Figuriamoci se ad essere in gioco è il Burqa, condensato simbolico di un alterità radicale, non solo perché mediaticamente riconosciuta come pendant femminile del miliziano di Al-Qaeda, ma soprattutto perché sottratta allo sguardo scientifico e indagatore dell'occhio conoscitore della tradizione occidentale dove l'Io-guardo ha sussunto l'Io-penso e in un oggetto come il Burqa si riconosce paradossalmente l'insopportabile visibilità di un desiderio d'invisibilità.

Il fatto

E' successo che ieri, in occasione della festa rituale di fine Ramadan a Milano, un evento cui hanno preso parte migliaia di persone, la post-fascista Daniela Santanché assieme a una decina molto scarsa di appartenenti al suo nuovo raggruppamento politico "Movimento per l'Italia", abbia tentato di contestare la presenza di donne col burqa perché in contrasto con la legge italiana. Il pretesto del presidio era la recente morte di una ragazza marocchina, uccisa dal padre perché in rapporto sentimentale con un giovane italiano. La situazione precipita quando l'ex-ministro tenta di scoprire una delle donne velate. Intervengono uomini musulmani e la polizia per "riportare la calma". A evento consumato segue la rituale trafila di dichiarazioni e gestione mediatica. La Santanché spiega di essere intervenuta anche e soprattutto per "aiutare queste donne a liberarsi dalla costrizione del burqa".

Le implicazioni politiche

Si potrebbe facilmente smontare la retorica dell'ex-ministro ricostruendone la storia politica ma non è quello che qui interessa... Più produttivo ci sembra invece raccogliere e prendere sul serio le sue dichiarazioni, laddove queste continuano un Discorso politico ormai fattosi Tradizione nel dibattito pubblico d'Oltralpe relativo alla legge di stato sul (contro il) velo. Un dibattito, quello francese sul velo, in cui l'ideologia repubblicana francese quasi s'ipostatizzava in una sorta di religione laica, con tutte le conseguenti implicazioni circa il rapporto tra norma di legge e diritto di differenza. Un dibattito acceso e irto di spine che non ha mancato d'interrogare le irriducibili aporie che minano dal di dentro la nostra idea di modernità.

La Santanché s'è inserita (sicuramente senza saperlo) in questo filone di pensiero per cui la libertà delle donne musulmane (ammesso - e non concesso - che questa liberazione interessi davvero alla Santanché) possa e debba essere il prodotto di norme governative. Strana idea di un liberazione imposta dall'alto, dimentica della lezione storica più profonda dei movimenti di liberazione per cui l'apertura dei percorsi di emancipazione sono invece il risultato di bisogni e cooperazione collettiva che - inversamente - partendo dal basso delle lotte sociali, incidono nell'alto della sfera giuridica e legislativa (come i movimenti che in Italia hanno imposto il diritto al divorzio e all'aborto... A proposito, cosa pensa l'ex-ministro della conquista femminile al diritto d'interruzione della gravidanza?).

Gli strali del dibattito francese isolarono poche voci fuori-coro coscienti dell'implicazione politica di un tale discorso. Tra queste, quella della pensatrice femminista ex-jugoslava Rada Ivékovic che, invitando ad un approccio al tempo stesso femminista e post-coloniale alla questione del velo, sottolineava invece il rischio di chiusura comunitaria e patriarcale delle comunità come reazione fisiologica all'imposizione di una norma che, dietro la facciata emancipatrice laicizzante, nascondeva invece una volontà statale d'integrazione forzata. Il risultato fu che proprio le donne (immigrate e musulmane) furono invece le spossessate di ogni possibilità di parola e quindi, in ultima istanza, d'azione ritrovandosi chiuse nella doppia tenaglia tra imposizione statale e comunitarismo patriarcale.

Ci sarebbero poi anche (non ne siamo espert* ma le sappiamo esistere, per quanto la nostra formazione occidentale e universalista fatichi a concepirle) esponenti di un femminismo che si autodefinisce "islamico". Alcune di queste pensatrici offrono un sguardo interessante e decentrato su quell'universo simbolico e culturale. Uno sguardo capace di spiegare come e perché, in certi contesti, il velo possa anche essere per la donna musulmana un mezzo di difesa e tenuta a distanza di un universo maschile invadente e pervasivo. Riflessioni che precisano quanto quotidiana e micro-politica sia la battaglia che le donne islamiche stesse conducono proprio intorno alla questione del velo (ex: l'Iran), una battaglia in cui a volte qualche centimetro di "svelamento" equivale all'irruzione della minigonna nell'Italia culturalmente contadina e clericale del primo dopoguerra.

Quante di queste considerazioni e riflessioni hanno preceduto il gesto della Santanché? Un gesto in cui non può non riconoscersi la violenza coloniale (e patriarcale) del conquistatore. Un gesto ancora una volta pesantemente centrato sul corpo pubblico della donna. Poco importa allora che il gesto consista nello svelamento... La Santanché sicuramente non s'è posta questo genere di problemi. O forse sì e molto scientemente ha deciso di agire in questa direzione. Una scelta che l'apparenta alla lunga e variegata sfilza bipartisan di intellettuali, uomini e donne pubbliche che proclamano libertà dal di sopra dei carri armati, corifei ben pagati della ragion di stato.

aperitivo nuovo spazio donne autogestito " Le Vespe"

18/09/2009 - 19:00
Etc/GMT+2
autore: 
Le Vespe

18 settembre 2009: NONOSTANTE L'AUTUNNO LE VESPE CONTINUANO A PUNGERE!!!

Aperitivo d'inaugurazione del nuovo spazio autogestito per donne " LE VESPE" presso " IL POSTO" di Via Bramantino
dalle 19 in poi ci sarà da bere e da mangiare per tutte e tutti!

per l'occasione : diffusione a sorpresa di introvabili numeri di "nonostante milano" e foto di gruppo dietro la consolle di radiocane!

in solidarietà con i/le ribelli del Cie di Via Corelli attualmente in carcere per essersi ribellate/i contro i lager di stato

In via Bramantino angolo via De Predis (le insegne nere), zona Prealpi
tram 12,1
autobus 90/91
passante villapizzone

LE VESPE
SPAZIO AUTOGESTITO PER DONNE
cio che puoi trovare da subito:

Informazioni, assistenza e indirizzamento alle strutture per richieste di interruzione di gravidanza.

Informazioni e indirizzamento ai consultori pubblici milanesi e alle strutture ospedaliere a cui rivolgersi per problemi ginecologici, gravidanza, parto, menopausa.

Informazioni e indirizzamento alle strutture contro la violenza maschile sulle donne.

Una piccola biblioteca.

Per segnalare abusi riguardo alla richiesta di IVG o di pillola del giorno dopo, o sulla presenza di medici obbiettori di coscienza in consultori o ospedali.

Per segnalare chi denuncia chi non ha il permesso di soggiorno.

APERTO OGNI VENERDì MATTINA DALLE 10.30 ALLE 12.30

NOI NON DENUNCIAMO CHI NON HA IL PERMESSO DI SOGGIORNO

Le mura dello spazio dovranno essere attraversate, dovranno rappresentare un passaggio per le nostre parole, idee, azioni, che una volta fuori diventeranno sovversive, espressione dell’autonomia delle donne, la quale scardina la logica della delega, sovverte l'ordine costituito e le complicità su cui si regge!

Milano - In migliaia alla fiaccolata contro la violenza omofoba

autore: 
***

Ieri sera, partecipazione inattesa alla fiaccolata contro le ultime violenza omofobe.
Hanno sfilato tra le 2.000 e le 3.000 persone.

Milano - La fiaccolata di ieri

autore: 
dal corriere

- E' partito da piazza Oberdan e si è concluso in piazza San Babila il corteo contro l'omofobia promosso dal gruppo «Fiaccolata Lgbt Milano» e pubblicizzato anche su Facebook. «In seguito ai recentissimi episodi di violenza ai danni di persone gay, lesbiche, transessuali e transgender avvenuti in Italia, abbiamo deciso di organizzare una fiaccolata per promuovere l'uguaglianza sociale», spiega chi ha ideato l'iniziativa.

La sessualità secondo il maschio pensiero: educare e contenere

autore: 
Fem a Sud

Zeroviolenzadonne.it è una grande risorsa e come suo solito ha scovato e messo in rassegna la chicca del giorno: trattasi della opinione del mitico claudio rise' - pubblicata da Il mattino - a proposito di stupri adolescenziali. Impagabile. 

Così egli, tra le altre cose, scrive: a proposito di sesso "come spinta da educare e contenere; potenzialmente devastante se non ricondotta a precisi rituali di incontro e di corteggiamento (la cultura del sud italia li conosce ancora perfettamente, specialmente nei piccoli centri)".

Rise' è quello che parla di recupero del selvaggio che c'e' nei maschietti. Su questo tema ha fatto un sito, uno tra i siti antifemministi che citiamo di tanto in tanto, dal titolo abbastanza eloquente: maschi selvatici, per l'appunto.

Lui è noto come proibizionista, fu candidato capolista per "aborto no grazie" lista pro-life di giuliano ferrara in lombardia, dedito alla psicologia analitica e quindi teorico - un tantino omofobo - della "infelicità" degli omosessuali e della necessità di "accogliere le loro richieste di aiuto per curarli" [per i link che confermano quanto detto potete leggere qui].

L'opinione che lui esprime oggi ha dunque a che fare con gli stupri avvenuti recentemente e che hanno coinvolto adolescenti rapaci, stupratori di ragazzine inermi.

Il succo del suo parere è quello che leggete tra virgolette sopra. Egli parla del sesso come cosa da contenere. Dice che da un lato c'è questo istinto selvaggio del maschietto che va educato ('assa fa a maronna!) e dall'altro c'è la normale spinta della ragazza ad essere ammirata e desiderata.

Non lo dice con chiarezza ma la sostanza del discorso è che la ragazzina con quella spinta lì deve essere educata a non provocare i maschietti con quell'istinto la' (non gli è venuto in mente che alle ragazzine può non fregare nulla di provocare i maschi perchè capita che abbiano altre preferenze sessuali?).

Tra parentesi, in quale antro della psiche umana Rise' abbia scovato simili certezze, opinabili, pregiudizi generalizzati assurti a tesi scientifica, nessuno ce lo dice. Se i suoi esperimenti sono stati condotti su menti misogine e sessiste certo non abbiamo dubbi sugli effetti su una eventuale conclusione. Attendiamo, curiosissime, la pubblicazione di dati certi sulla materia.

"Educare e contenere" dunque. Educare i maschietti e contenere le femminucce? Sarebbe questa l'idea di educazione sessuale del professor Rise'?

Vogliamo sperare di no e intendiamo sottoporre il nostro parere per arricchire la costruzione della cultura sulla quale lui stesso dice bisogna pur incidere.

Innanzitutto riteniamo che il sesso sia una cosa bella, che non ci sia una differenza fisiologica nel modo di viverlo a meno che non risieda nelle menti maschiliste di tanti uomini di cui abbiamo il dispiacere spesso di dare notizia. Che le donne abbiano un istinto sessuale tanto quanto gli uomini, che gli uomini hanno ridotto il sesso ad una dimensione androcentrica in cui loro sono i consumatori e le donne esclusivamente oggetti, utilizzate finali. Che il piacere delle donne è stato storicamente, frequentemente ignorato dagli uomini giusto basandosi sulla teoria astratta che di sesso potesse essercene uno solo, unidirezionalmente, esclusivamente etero e comunque con penetrazione e volendo anche triplo salto carpiato del macho in fase eiaculatoria.

Se di educazione sessuale dobbiamo parlare è necessario riferirci a tutto ciò, alla patologizzazione della ricerca di piacere sessuale da parte delle donne (intese fino a poche decine di anni fa: isteriche e ninfomani), ad una reciproca educazione alla consensualità.

Partendo da questo presupposto e abbandonando l'idea malsana, peraltro letta proprio ultimamente su un noto forum maschilista, che gli uomini stuprerebbero perchè continuamente provocati e bombardati da immagini di corpi femminili possiamo tranquillamente stabilire che quanto il prof. Rise' ha scritto nel suo pezzo non ha alcun fondamento.

Oltretutto, abbia pazienza dr Rise', ma quei paesini del sud che lei chiama ad esempio di cultura illuminata di educazione e contenimento non fanno testo. Le ricordo che uno dei più efferati stupri di gruppo, con successivo omicidio e denigrazione della vittima avviene proprio a Niscemi. Si chiamava Lorena Cultraro, aveva 13 anni, e di lei certamente avrà letto. Niscemi, le assicuro, non è una metropoli ma proprio uno di quei paesini che nella sua mente restano paradisi immutati di relazioni su registro di pater familias, fidanzamenti in casa (quelli ufficiali) e seguito delle suocere all'uscita della coppia. In un paesino così ci sono cresciuta e sono più che certa nel dirle che tutto quello che lei immagina non esiste più da parecchio tempo e che le ragazze fanno sesso da giovanissime dappertutto. Davvero spiacente di deluderla.

E' semplicemente la vita, il corpo e il desiderio e l'unica cosa che lei omette di dire è che le ragazze non possono tornare ai tempi di mia nonna solo per fare un favore ai maschietti che non sanno adeguarsi all'evoluzione della storia della sessualità in italia. Solo una visione della sessualità che posiziona le donne, o le ragazzine in quanto oggetti chiede ai medesimi di contenere la propria vanità. Mai evidentemente le verrebbe di fare altrettanto con i maschi.

Sempre a proposito di cultura del sud italia, e poi giuro smetto di infierire, l'ultimo stupro di gruppo pochissimi giorni fa a Palermo, ai danni di una tredicenne disabile. 

Le spiego il sud, se ha voglia di leggere pareri diversi dal suo: il sud, soprattutto nei piccoli paesi, normalmente reprime. Non educa ne' contiene. La sessualità repressa, non educata, segue le vie tracciate da una mentalità che lei sposa appieno: la mentalità maschilista di chi colpevolizza le ragazze perchè si farebbero ammirare e desiderare lasciando nell'angolo quali vittime di se stessi, mai in grado di autodeterminarsi, i ragazzi perchè fisiologicamente portati a fare sesso. Fosse vero tutto ciò i primi a doverne trarre offesa dovrebbero essere giusto gli uomini: tutti potenziali stupratori? Tutti patologicamente malati di sesso a tal punto che le donne dovrebbero andare in giro con il burqa ed eventualmente smettere di respirare per non "provocarli"? 

Se lei subisce così tanto il fascino dei "paesini del sud" non starà nella pelle allora quando si parla di paesi arabi e di costrizione delle donne sottoposte alle leggi dei governi fallocentrici. 

Sappiamo del suo studio sul recupero della parte selvaggia del maschio. Cogliamo dunque il senso delle sue affermazioni e le astraiamo dall'alone intellettualistico che le imporrebbe come cose certe, non criticabili.

Troverà interessante dunque scoprire che le donne hanno recuperato la loro parte selvaggia molti anni fa ed è proprio quella parte che le parla in questo momento. Perciò scusi la selvaggitudine ma bisogna proprio dirglielo: ha scritto una pagina di autentiche fesserie. Speriamo - selvaggiamente parlando - che gradisca la sincerità! 

da Femminismo a Sud

Orrendo editoriale di socialismo rivoluzionario

autore: 
peter punk

Leggete l'articolo qui sotto, firmato Barbara Spampinato ed intitolato: "Contro la miseria della politica" (editoriale de La Comune 131).
A me viene da parlare della miseria di Socialismo Rivoluzionario, sedicente organizzazione libertaria (in verità, strutturata in senso assolutamente verticale).
Perché - sia pure in un passo fugace - anche a questi non è sembrato vero di poter strumentalizzare una vicenda tragica come lo stupro di una ragazza.
Se in alcuni blog femminili si criticavano gli organizzatori della Mayday non per una presunta responsabilità nell'accaduto, ma per il loro successivo comunicato (la critica era: la preoccupazione di difendere la manifestazione dagli sciacalli prevale sulla solidarietà nei confronti della ragazza), sul sito di socialismo rivoluzionario si entra invece nella logica dell'uso per propri fini della vicenda.
Sì, perché quel che si vuole suggerire è che le logiche politiche sono uguali dappertutto: che gli organizzatori della Mayday sarebbero addirittura affini a Hu Jintao che reprime le minoranze in Cina.
Per fortuna - continuano i nostri "amici" - ci siamo noi che siamo fuori dalla politica (cosa tutta da dimostrare) e che siamo liberi da ogni peccato.
Ma, a me pare che questi le tecniche della peggiore politica le conoscono molto bene...
Peter Punk

Contro la miseria della politica

un impegno di valore
La politica in crisi esprime una decadenza morale senza precedenti. In testa Berlusconi, al centro di squallide vicende di cronaca. Ma il caso non riguarda solo il partito di governo e non è solo italiano. La scenografia posticcia del G8 mostrava il Gran Sasso innevato, dato che le macerie del terremoto avrebbero testimoniato troppo crudamente le responsabilità delle istituzioni statali nella devastazione aquilana. I potenti della Terra, riunitisi incuranti delle migliaia di persone che chiedevano verità e giustizia per le vittime del sisma, non hanno risolto alcunché nella crisi iraniana: ma come aspettarsi altro se del G8 è degna parte la Cina, il cui premier si allontana dal vertice per organizzare la repressione di migliaia di donne ed uomini nel suo paese? Quali differenze qualitative vi sono fra il regime cinese che massacra con i carri armati e quello iraniano che reprime ed impicca oppositori? Ambedue sono nemici dell’umanità, come il resto degli Stati chiamati a raccolta, inclusi quelli democratici, particolarmente ipocriti nel coprire la propria naturale immoralità.

Ciò che viene a nudo è la tipica doppia morale della politica: si predica “bene” nel pubblico e si stupra nel privato, e ciò avviene nei Palazzi di governo come è avvenuto anche in una piazza “antagonista”, quella del May-day di quest’anno; ci si fa di coca nei festini e si appare in doppiopetto nelle occasioni ufficiali; e mentre si parla di pace, si massacra in Afghanistan, perché all’origine della politica c’è la guerra di cui gli Stati non possono né potranno fare a meno. La radice inestirpabile dell’immoralità della politica è infatti la pratica e la logica di guerra che disprezza la vita umana. Da lì al disprezzo delle donne da comprare o da violare, degli immigrati da uccidere ed espellere, delle migliaia che muoiono sul lavoro senza che questo susciti in chi governa il minimo scrupolo il passo è breve, ed è stato da tempo irreparabilmente compiuto. La Chiesa, che anche recentemente ha tuonato contro l’immoralità della politica, solleva una questione morale come se non vi fossero ampi settori del clero coinvolti in abituali ed impunite violenze contro donne e minori, solo per fare l’esempio più eclatante. Tante persone, di diversa formazione ed ispirazione, sono comprensibilmente disgustate dall’orrido spettacolo che è la politica, senza che necessariamente questo motivi una reazione positiva o una ricerca alternativa. Forse, allora, proprio interrogandosi su ciò che è al fondo della questione morale, si può comprendere che in discussione è lo stesso DNA della politica e di ogni potere oppressivo, incompatibile con il bene vero e profondo delle donne e degli uomini. Come si svolge la ricerca del bene cui tutti tendiamo quotidianamente riguarda direttamente noi, donne ed uomini, poiché il bene più prezioso è la vita stessa di ciascun essere umano e su questa terra, ed il suo miglioramento. L’impegno per affermare la vivibilità contro l’uccidibilità, dunque per preservare e migliorare la vita verte per noi, come umanisti e socialisti, rivoluzionari e libertari, attorno ad una centralità etica: per questo è un impegno umano ed ideale, non politico. È una ricerca di bene in libertà in cui scegliamo di cominciare da quelli che per la politica e spesso anche per le religioni, al di là delle parole, sono gli ultimi: donne e bambini, immigrati e persone che lavorano, chi sceglie di vivere diversamente e dunque prova a reagire anche all’immoralità del sistema, guardando all’assieme della nostra specie e cercando di prendere le mosse dalle sue migliori qualità per incrementarle. Ogni politica è intrisa di miserie e disvalori: i veleni si chiamano Pacchetto sicurezza, stragi impunite, ed in molti altri modi. Un impegno per cambiare la vita deve basarsi su valori che ci aiutino a realizzare al meglio la nostra umanità e dunque a viverla nella libertà e per il bene, per la bellezza e con la giustizia che possono esprimerla nella sua pienezza. Un impegno di valori può dunque essere un impegno di valore, in cui il valore delle persone e delle idee può enormemente accrescersi.

19 luglio 2009 Barbara Spampinato

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