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Sex & gender

Stupratore seriale e segretario del circolo PD. Un nuovo profilo criminale

autore: 
Ian St.John
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Quando si cattura un presunto stupratore seriale, i media sono solitamente avidi di qualsiasi particolare riguardante la sua vita e le sue abitudini.
Nel caso dello stupratore seriale di Roma, arrestato recentemente, emerge da Repubblica un particolare non secondario sulla vita del contabile accusato di una lunga catena di aggressioni a sfondo sessuale. Dal quotidiano romano apprendiamo infatti che "Bianchini era il coordinatore del circolo Pd del Torrino", e che "è stato immediatamente espulso dal partito". Insomma un particolare non secondario della vita di Bianchini è stato subito messo dietro le quinte dalla notizia della sua espulsione dal PD (in questo non si è fatta valere la presunzione di innocenza. Ma non c'erano di mezzo gli affari delle Coop).

Eppure, si pensi alla storica vicenda del Circeo, il rapporto tra stupratore e comportanti politici è venuto alla luce e molto seriamente in altre epoche. Evitando di separare pubblico e privato, facendo capire come tra comportamenti da stupratore e pratica politica ci sia una piena continguità.

Nel caso degli stupratori seriali i manuali di criminologia clinica indicano come, proprio nel caso della serialità, la pulsione di potere e di controllo della vittima sia persino superiore a quella sessuale da parte di chi commette l'atto. Quando c'è uno stupro seriale, non individuale insomma, il potere sarebbe una pulsione persino superiore al sesso come "motivazione" nel compiere questo genere di atti. Quella stessa pulsione di potere che, in questo caso specifico, avrebbe spinto Bianchini anche ad essere coordinatore di un circolo PD.

Chi minimizza dirà che l'espulsione di Bianchini è sufficiente a correggere l'anomalia. O che la personalità di uno stupratore seriale è troppo complessa per essere avvertita come tale anche nella vita politica.
Noi avanziamo invece l'ipotesi che i partiti "leggeri", d'opinione, fluttuanti, tattici sono fatti per attirare personalità compulsive in materia di potere e di controllo.

Non è il caso di rileggersi Adorno sulla personalità autoritaria per capire quanto i cartelli elettorali attuali favoriscano l'emersione di personalità perverse legate alle pulsioni di potere?

India, l’omosessualità non è più reato

autore: 
nico

Una sentenza della corte suprema indiana ha finalmente depenalizzato l’omosessualità, finora punibile con pene variabile da dieci anni all’ergastolo.
La legge in vigore, peraltro, risaliva al 1861 ed era stata introdotta dal colonialismo inglese: non era tuttavia mai stata cancellata.
Il ricorso era stato presentato dalla Naz Foundation, un’organizzazione che si batte per la prevenzione dell’Aids.

Gay Pride Genova: 200.000 in corteo

autore: 
bocca di rosa
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Gay Pride di Genova: dopo il corteo, tutti in piazza De Ferrari. Sul palcoscenico le associazioni che hanno aderito alla manifestazione hanno parlato di diritti e libertà.

«Questa è una piazza piena di Princesas», ha esordito la presentatrice e madrina del Pride Vladimir Luxuria. La canzone di De André, Princesa, è stata scelta come inno della manifestazione. Quello di De Ferrari è stato un palco politico: «speriamo che la Carfagna venga sfiorata dall'idea che le coppie omosessuali hanno gli stessi diritti di quelle etero», ha incalzato Luxuria.

In molti si chiedevano se la Sindaco Marta Vincenzi sarebbe salita sul palco. L'ha fatto e ha dichiarato: «questa è una manifestazione straordinaria. Ringrazio i tanti genovesi che hanno accompagnato il corteo. Essere qui è impegnativo, perché significa che non finisce qui. Questo Pride è stato solo un inizio».

Insieme a Luxuria, a De Ferrari c'era un'altra madrina d'eccezione. Lella Costa era entusiasta: «questa piazza fa bene al cuore. Il tema dei diritti riguarda tutti noi. Ora Genova può avviare un nuovo percorso, dopo il periodo buio iniziato il 21 luglio di otto anni fa: dopo il G8 la città si è finalmente riscattata».

Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay ha chiesto al pubblico: «entrate in Arcigay per cambiare le cose. Dobbiamo essere uniti per dire a Mara Carfagna e a Ratzinger di non illudersi: noi ci saremo sempre».

Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, ha ricordato che «non abbiamo mai visto un Pride in diretta sulla Rai. Ma il Family Day è stato trasmesso. Chiediamo la par condicio».

Il saluto finale è toccato a Lella Costa: « quando tornate nelle vostre case, fate una carezza ai vostri figli, e dite loro che questa è la carezza del Pride».
Tanta tanta gente (200 mila persone) in corteo. Tanti etero, tante famiglie, tanti bambini. E naturalmente quel popolo LGBTQI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali) che con il Gay Pride chiede diritti e rispetto.

Sabato 27 giugno a Genova danze, musica a tutto volume, colore e sorrisi. I 20 carri che animano il corteo sono carichi di messaggi: Lezioni d'ironia contro l'omofobia, recita quello lombardo; Vogliamo godere dei nostri diritti, si legge sul carro di Arcilesbica; Non siamo fantasmi, ma palloncini colorati sul trenino Agedo (Genitori omosessuali), carico di bambini. E poi ci sono i Cuerpos libres del carro dei gay e trans migranti.

Genova c'è: le strade del corteo sono stracolme e Vladimir Luxuria, madrina del Pride nazionale 2009, non se ne stupisce: «sapevo che Genova avrebbe risposto con grande calore. La cosa che più mi colpisce è la forte presenza degli etero, che si mescolano con gli omosessuali, camminano con loro. Oggi in Italia noi non ci sentiamo rappresentati e il Pride è un modo per far sentire la nostra voce».

Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, è accanto a Luxuria al capo del corteo: «quello di Genova è stato annunciato come un Pride politico, ma tutti i Pride sono politici. Questo lo è di più, perché oggi in Italia le cose vanno sempre peggio a causa di tutte le violenze di cui abbiamo notizia ogni giorno. Questo Pride lascia un'eredità: il Comitato Genova Pride che non morirà, ma continuerà a portare avanti le sue iniziative contro l'omofobia».

C'era anche don Andrea Gallo, che ha partecipato al Pride con il carro della Comunità di San Benedetto al Porto: «ciò che conta è la libertà e l'amore. Questo Pride vuol dire basta all'omofobia che in Italia imperversa. Dov'è il Ministro delle Pari Opportunità? Anche alla Chiesa chiedo un dinamismo nuovo: non si può non rispondere alle richieste della comunità LGBTQI. L'Italia è una repubblica democratica e laica; c'è libertà di coscienza e religiosa. È necessario ripartire dai diritti di tutti, per passare dalla solitudine alla festa».

Anna Paola Concia, è una delle quattro politiche arrivate a rappresentare il Pd al Pride. Tra le altre, Roberta Pinotti. E gli uomini dove sono? «Sono omofobi!», risponde Concia, che continua: «in Italia stiamo tornando indietro. Bisogna uscire in piazza».

In corteo c'è anche il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova: «rappresento Pdl e PPE (Partito Popolare Europeo) e difendo i diritti delle coppie omosessuali. Rappresento anche gli elettori omosessuali». E i DiDoRe? «Sono un piccolo passo nella direzione dei diritti».

Un altro buon motivo per andare a Genova domani...

autore: 
Il Russo
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"La folla pietrificata dalla paura, Piazza Bellini, skinheads scatenati: hanno insultato ragazzi omosessuali, solo la 27enne è intervenuta.

Omofobia, ma soprattutto indifferenza. A meno di una settimana dalla diffusione del video della morte del suonatore romeno Petru a Montesanto (spirato in mezzo alla folla che fuggiva), ancora una volta i napoletani devono interrogarsi sulla difficile conciliazione tra paura e senso civico. In piazza Bellini, intorno alle due di notte, un gruppetto di delinquenti con il capo rasato ha malmenato alcuni giovani omosessuali e mandato all’ospedale una ragazza che era intervenuta (unica a farlo) in loro soccorso. Tutto si è svolto all’aperto, al centro di Napoli, sotto gli occhi di centinaia di persone che non hanno mosso un dito."

Domani a Genova c'è il Pride, ogni anno purtroppo sembra sempre più urgente andarci, per quelli che non perderanno l'occasione:

La manifestazione partirà sabato 27 giugno alle ore 16.00 da Piazza del Principe, a Genova (Vicino alla stazione ferroviaria di Genova Piazza Principe).

Escort: edulcorando la lingua italiana

autore: 
Gennaro Carotenuto
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La lingua inglese serve anche per tergiversare ed evitare che la nettezza dell’italiano dia pane al pane.

Lo abbiamo visto nelle lande irachene quando i mercenari divennero contractors. Vuoi mettere? Lo rivediamo in questi giorni, quando le prostitute del presidente del consiglio vengono ribattezzate escort. Vuoi mettere (ma le nigeriane in strada come le chiamiamo?).

I media compiacenti fanno il resto, pensate quanto sarebbe sgradevole, stridente, usare il nome esatto della professione di molte parlamentari con le quali si accompagna il capo del governo.

Prima o poi il discredito dell’istituzione sarà tale che saremo costretti a chiamarlo Prime minister. Vuoi mettere?

Meridionale, sottoproletaria, incazzata

autore: 
haramlik

da Haramlik (http://www.ilcircolo.net/lia/2301.php) - 21 giugno 2009 – 13:39

Cioè: ma cosa credeva di fare, ’sto brianzolo, calando nel Sud Italia
con vetrini e brillantini manco si credesse in visita tra gli Apache?
Perché, insomma, le donne della mia zona so’ pragmatiche, e hanno nel
DNA mille secoli di sopravvivenza ai maschilismi più beceri. E quando
arriva il momento in cui, come dice oggi la Aspesi, “Mai le donne,
tutte le donne, sono state tanto lontane dalle cosiddette pari
opportunità“, nessuna più di loro gioca in casa. Figurati se ci
andavano senza registratore o senza macchina fotografica, a casa di
Berlusconi, la escort navigata e la ragazza madre coperta di tatuaggi.
Figurati se si fanno prendere per il naso da un pirla autocompiaciuto,
due che si pagano un anno di affitto in Puglia con una settimana
dall’emiro a Dubai. Queste sono donne che lavorano e lo sanno
benissimo, mica se la raccontano come la Carfagna.

E invece Berlusconi cosa fa? Una, se la porta a letto e la paga con
una tartarughina, scordandosi della promessa di sbloccarle l’appalto.
A una escort di quaranta e rotti anni. Ma ci credo che si incazzi,
scusa. Hai Berlusconi per cliente e quello ti tira il pacco? Ma le
sarà venuta voglia di sbranarlo e poi di pulirsi i denti con le di lui
ossa, e giustamente.

E all’altra, che ti ha detto chiaramente che la vita è dura e che lei
ha molte spese, invece di sistemarla con qualche contrattino le metti
una busta in mano con la frase: “Così tiri avanti per un po’“?? Ma se
ne rendeva conto di stare firmando la sua condanna a morte, con una
frase così incauta, che è come dire: “Non aspettarti altro“? I soldi
vanno e vengono, e la cartamoneta ha più fascino al Nord, temo. Giù,
ciò che piace è la “sistemazione”. E un Berlusconi deve potersela
permettere, se vuole frequentare certi ambienti. Sennò cambi aria,
appunto, e frequenti le borghesi, che sono più ingenue e
infinocchiabili.

Il maschilismo è un modo come un altro di organizzarsi, ma bisogna
rispettarne le regole. Un buon sultano non si carica di più donne di
quante se ne possa permettere. A Berlusconi è andato in tilt il
sistema di smaltimento della gnocca, e la prima ad accorgersene è la
parte più antica d’Italia, con le sue professioniste più antiche del
mondo. Nessuno sa gestire i padroni come chi ne ha avuti molti.

C’è del professionismo assoluto, di altissimo livello, nella dolcezza
e nel sorriso con cui ’sta ragazzina, seduta davanti al suo brutto
frigorifero, dà il bacio della morte a un presidente del Consiglio
mentre lo cosparge di belle parole. Killing him softly, certo che sì.
Questo è il Sud, signori, e lo è sempre stato.

E pensava di cavarsela con vetrini e specchietti, il brianzolo.

(I maschietti, dal Tarantini a Gino, sono parecchio più sprovveduti.
Si vede che i maschi lo dimenticano più in fretta, come ci si difende
da una fame secolare.)

Gheddafi e le donne italiane

autore: 
Enza Panebianco
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Il Presidente libico Muammar Gheddafi, il “campione della libertà” secondo Silvio Berlusconi, nel suo imminente viaggio di stato in Italia, nel quale riceverà anche una laurea a Sassari, ha chiesto e ottenuto che Mara Carfagna gli combinasse un incontro con 700 donne italiane. Mica è un Berlusconi qualsiasi che si porta sui voli di stato in Sardegna appena 30 o 40 veline.

Ecco cosa fa la ministra alle pari opportunità Mara Carfagna assieme alla presidentessa della Confindustria Emma Marcegaglia: fedelissime agli uomini che ispirano la politica più abietta che viene concepita nel nostro stato, reclutano 700 donne da offrire in pasto a Gheddafi come alibi per i rastrellamenti, le deportazioni, i "respingimenti", la cattiveria promossa a metodo di governo, le violenze subite da tanti uomini e da tante donne nelle prigioni libiche.
Questo è quanto sanno fare la Carfagna e la Marcegaglia. Cumulare corpi di donne da usare per ogni occasione, persino per legittimare uno come Gheddafi.
Mara Carfagna, Emma Marcegaglia: non ci rappresentano. Se l’una rivendica lo status di ex dipendente Mediaset, l’altra vanta il prestigio di non essere stata una soubrette. Importa poco. Pari sono. Veline di regime, entrambe. Ecco la lettera che altre donne stanno inviando per segnalare che le italiane non sono tutte intruppate nei casting del presidente del consiglio [leggi "Anatomia di Berluscolandia" - El Pais].

>>>^^^<<<
Al Leader della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista

(Per conoscenza, alle e ai rappresentati del governo italiano e dell’Unione europea)

Gentile Muammar Gheddafi,

noi non facciamo né vogliamo far parte delle 700 donne che lei ha chiesto di incontrare il 12 giugno durante la sua visita in Italia.
Siamo, infatti, donne italiane, di vari paesi europei e africani estremamente preoccupate e scandalizzate per le politiche che il suo Paese, con la complicità dell’Italia e dell’Unione europea, sta attuando nei confronti delle donne e degli uomini di origine africana e non, attualmente presenti in Libia, con l’intenzione di rimanervi per un lavoro o semplicemente di transitarvi per raggiungere l’Europa.

Siamo a conoscenza dei continui rastrellamenti, delle deportazioni delle e dei migranti attraverso container blindati verso le frontiere Sud del suo paese, delle violenze, della “vendita” di uomini e donne ai trafficanti, della complicità della sua polizia nel permettere o nell’impedire il transito delle e dei migranti.

Ma soprattutto siamo a conoscenza degli innumerevoli campi di concentramento, a volte di lavoro forzato, alcuni finanziati dall’Italia, in cui donne e uomini subiscono violenze di ogni tipo, per mesi, a volte addirittura per anni, prima di subire la deportazione o di essere rilasciati/e.

Alcune di noi quei campi li hanno conosciuti e, giunte in Italia, li hanno testimoniati.
Tra tutte le parole e i racconti che abbiamo fatto in varie occasioni, istituzionali e non, o tra tutte le parole e i racconti che abbiamo ascoltato, scegliamo quelli che anche Lei, insieme alle 700 donne che incontrerà, potrà leggere o ascoltare.

Fatawhit, Eritrea: “Il trasferimento da una prigione all’altra si effettuava con un pulmino dove erano ammassate 90 persone. Il viaggio è durato tre giorni e tre notti, non c’erano finestre e non avevamo niente da bere. Ho visto donne bere l’urina dei propri mariti perché stavano morendo di disidratazione. A Misratah ho visto delle persone morire. A Kufra le condizioni di vita erano molto dure (…) Ho visto molte donne violentate, i poliziotti entravano nella stanza, prendevano una donna e la violentavano in gruppo davanti a tutti. Non facevano alcuna distinzione tra donne sposate e donne sole. Molte di loro sono rimaste incinte e molte di loro sono state obbligate a subire un aborto, fatto nella clandestinità, mettendo a forte rischio la propria vita. Ho visto molte donne piangere perché i loro mariti erano picchiati, ma non serviva a fermare i colpi dei manganelli sulle loro schiene. (…) L’unico metodo per uscire dalle prigione libiche è pagare.”

Saberen, Eritrea: “Una volta stavo cercando di difendere mio fratello dai colpi di manganello e hanno picchiato anche me, sfregiandomi il viso. Una delle pratiche utilizzate in questa prigione era quella delle manganellate sulla palma del piede, punto particolarmente sensibile al dolore. Per uscire ho dovuto pagare 500 dollari.”

Tifirke, Etiopia: “Siamo state picchiate e abusate, è così per tutte le donne”. (Dal film “Come un uomo sulla terra”).

Siamo consapevoli, anche, che Lei e il suo Paese non siete gli unici responsabili di tali politiche, dal momento che gli accordi da Lei sottoscritti con il governo italiano prevedono ingenti finanziamenti da parte dell’Italia affinché esse continuino ad attuarsi e si inaspriscano nei prossimi mesi e anni in modo da bloccare gli arrivi dei migranti sulle coste italiane; dal momento, inoltre, che l’Unione europea, attraverso le sue massime cariche, si è espressa in diverse occasioni a favore di una maggiore collaborazione con il suo Paese per fermare le migrazioni verso l’Europa.

Facciamo presente innanzitutto a Lei, però, e per conoscenza alle e ai rappresentati del governo italiano, alle ministre e alle altre rappresentanti del popolo italiano che Lei incontrerà in questa occasione, così come alle e ai rappresentanti dell’Unione europea, una nostra ulteriore consapevolezza: quella per cui fare parte della comunità umana, composta da donne e uomini di diverse parti del mondo, significa condividere le condizioni di possibilità della sua esistenza.

Tra queste, la prima e fondamentale, è che ogni donna, ogni uomo, ogni bambino, venga considerato un essere umano e rispettato/a in quanto tale.

Finché tale condizione non verrà considerata da Lei né dalle autorità italiane ed europee noi continueremo a contestare e a combattere le politiche dell’Italia, della Libia e dell’Unione europea che violano costantemente i principi che stanno alla base della sua esistenza e fino a quel momento, quindi, non avremo alcuna voglia di incontrarla ritenendo Lei uno dei principali e diretti responsabili delle pratiche disumane nei confronti di una parte dell’umanità.

Federica Sossi, Alessandra Sciurba, Isabelle Saint-Saens, Glenda Garelli, Anna Simone

"DONNE TARANTOLATE E DONNE NELLA SOCIETA'" @ Spazio popolare la Forgia (Bagnolo Cremasco)

20/06/2009 - 22:01
Etc/GMT+2
autore: 
forgia
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20 Giugno 2009 Dalle ore 17

presso lo spazio popolare la Forgia

Nel Giugno del 1959 un’equipe guidata dall’etnografo Ernesto De Martino partì da Roma verso il Salento per studiare il cosiddetto fenomeno del tarantismo li proprio sulle terre in cui prese vigore. "Convenimmo di considerare attarantati - scrive - tutti coloro i quali, nell'estate del '59, erano coinvolti in una vicenda che li caratterizzava come 'tarantati' presso la gente del luogo e partecipavano all’ideologia della cura del morso della taranta mediante la musica, la danza, i colori". L'équipe, presente nella cappella di Galatina nei giorni della festa di San Paolo (28-29 giugno), osservò i casi di 37 tarantolati di cui 32 erano di sesso femminile. Le tarantole del Salento non hanno veleno. E allora come si spiega questo fenomeno ? Le donne colpite da queste “crisi” erano per lo più donne frustrate da una condizione economica, sociale ,familiare e sessuale poco favorevole .Non a caso ad essere "pizzicate" erano le donne. Oggi questo fenomeno non esiste più grazie alle lotte e alle conquiste delle donne che nella storia più recente sono riuscite ad ottenere. Ma di certo non possiamo dirci soddisfatti noi che nel 2009 parliamo di parità .Donne che a parità dell’uomo hanno un salario del 23 per cento più basso. Donne che appena assunte devono firmare un foglio di dimissioni in caso di maternità. E di tutte le conquiste sudate con le lotte cosa rimane?Si stanno ormai riprendendo tutto. Ma nel frattempo il Governo parifica l’età pensionabile delle donne con quella degli uomini. Questa è la loro parità!E’ contro queste logiche legate a difendere sempre e comunque gli interesso dei padroni che dobbiamo lottare a prescindere dal sesso e dal colore della pelle !

20 Giugno 2009 Dalle ore 17

Proiezione del video-documentario sul Tarantismo :”La Taranta” di Mingozzi Gianfranco 1962 ;( regista e sceneggiatore cinematografico italiano che negli anni 60 si afferma come uno dei migliori documentaristi italiani)commentato da Salvatore Quasimodo

Sarà presente Michela Zucca ,antropologa,che con il suo libro Donne delinquenti Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate ,ci potrà aiutare a capire questi fenomeni che appaiono surreali .

A seguire cena popolare

Ore 20.30 Spettacolo teatrale

Tratto dal romanzo di Giuseppe Alemanno: Terra nera; Romanzo perfido e paradossale di cafoni e d’anarchia. Sotto un torrido sole borbonico, che ingrassa i vitigni e la pancia dei signori togliendo ai “cafoni” respiro e desiderio di vita, la vicenda scorre come sangue vivo nei letti dei fiumi secchi da sempre…Lettura scenica: Annina De Secchi,Voce narrante:Ferrara Gerardo,Fisarmonica: AlanZamboni, Chitarra e voce:Carmine Rizzo,Percussione:Laura Guidi.

A seguire

I Khaossia, gruppo cremonese che rappresenta la musica popolare salentina.

www.khaossia.it www.myspace.com/khaossia

Riunione di gestione ogni martedì ore 21 Spazio Popolare la Forgia ,via mazzini 24,bagnolo Cremasco(CR) spaziopopolarelaforgia@gmail.com

[Roma] continua il pretestuoso divieto al Gay Pride 2009

autore: 
Cecilia
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Si è consumato l’ennesimo rifiuto al corteo del RomaPride del 13 giugno con delle motivazioni che ormai rasentano il ridicolo.

Dopo i due precedenti dinieghi su Piazza San Giovanni, sulle date sia del 13 sia del 20 giugno, con delle motivazioni risibili e pretestuose, anche la nuova richiesta del Circolo Mario Mieli di poter effettuare il percorso del RomaPride (da Piazza della Repubblica a Piazza Navona) ha ricevuto un secco “niet” da parte della Questura di Roma, cause l’eccessivo tempo di chiusura delle strade adiacenti al percorso e la presenza di imprecisati obbiettivi istituzionali e di personalità nella zona di Piazza Venezia.

E’ ormai evidente la volontà di impedire lo svolgimento del Gay Pride romano.

Le prime due richieste ricalcavano i percorsi previsti nel famigerato protocollo del Comune, ma sono stati negati per una infinità di manifestazioni religiose non specificate; è stata allora chiesta una deroga, non essendo presenti nel protocollo altri itinerari congrui, proponendo l’identico percorso dell’anno passato. A questo punto il protocollo è diventato la nuova Bibbia, pur se sono sotto gli occhi di tutti le infinite deroghe concesse alle altre manifestazioni. A Roma si dice quando a grilli e quando a tordi.

Sembra ormai evidente la volontà di voler sminuire la portata di una manifestazione importante come il Roma Pride. Infatti viene proposta come unica soluzione un percorso mortificante e assurdo.

Dopo inutili tentativi per trovare un accordo sensato con Comune e Questura, il Mario Mieli si vede costretto quindi a presentare ricorso legale al Tar e al Presidente della Repubblica contro i provvedimenti della Questura, attraverso il patrocinio degli avvocati Guido Calvi e Gian Michele Gentile, sia per sbloccare l’assurda situazione, sia per difendere un principio generale che sta subendo un inaccettabile attacco liberticida. Se fosse necessario siamo pronti a spostare la data della parata in attesa dell’esito giudiziario, che annullerebbe i vari dinieghi, compreso Piazza San Giovanni.

Il sesso è gioia e rivoluzione

autore: 
Anonimi per poco

Ciao a tutti,
siano quattro compagni e tre compagne di Milano.

Vorremmo iniziare a discutere di un argomento che, per lo meno collettivamente, sembrà diventato un tabù da molti anni: sesso, pratiche sessuali, riappropriazione della "perversione".

Dopo gli anni 60 e 70 che hanno portato, tra le molte altre cose, alla rivoluzione sessuale e dei costumi, il capitalismo si è appropriato (indebitamente) di quelle giuste istanze e pratiche per ricavarne profitto introducendo come sempre forme di sfruttamento...di cosa parliamo? La pornografia.

Riteniamo che questo aspetto della "liberazione" sia stato completamente trascurato, con la conseguenza di aver portato anche all'interno del movimento, le stesse logiche puritane, sessuofobe e in alcuni casi delle "dinamiche estetiche" proprie della superficialità capitalista (compagne/i anoressiche/i, compagni/e complessati/e, bassa attività sessuale, ansie da prestazioni ecc..)

Riteniamo che anche questo sia un ambito sul quale confrontarci tutt’altro che banale e/o semplice.

Ovviamente, e per fortuna aggiungiamo noi, all’interno dei nostri luoghi forme libere di sessualità ci sono, si praticano e si sperimentano; sempre individualmente però e stando ben attenti a non “essere scoperti”.
Esiste molto pregiudizio tra di noi per quando riguarda il sesso di gruppo, la bisessualità, l’omosessualità (anche se a parole sono tutti d’accordo), pratiche estreme, bondage, sado-maso, fetish e chi più ne ha più ne metta.

Ci piacerebbe riuscire ad affrontare questi temi collettivamente, senza paure o vergogna e rilanciare il sesso e la libertà sessuale come una cosa “NOSTRA”, che nulla ha a che vedere con il mercato e lo sfruttamento, ma solo come ricerca di piacere e libertà che da sempre l’essere umano rincorre e come “strumento rivoluzionario” che sfida frontalmente la morale ipocrita del potere.

Probabilmente a breve usciremo dall’ anonimato di Indymedia per promuovere assemblee e dibattiti su questi temi in tutti i luoghi di movimento che saranno interessati o che ci daranno la possibilità di usare i loro spazi e perché no iniziare anche a praticarlo il sesso invece di “parlarlo” e basta.

Scopare e bello, scopare in tanti e bellissimo!

Compagne e Compagni per il sesso libero, di qualità e di quantità.

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