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Sex & gender

[Roma] LADYFEST_

21/05/2009 - 16:01
24/05/2009 - 00:00
Etc/GMT+2
autore: 
lf
image1: 
LOGO LADYFEST.jpg

Il primo Ladyfest e' stato organizzato ad Olympia nel 2000. Da allora si sono susseguiti centinaia di Ladyfest in tutto il mondo: una rete internazionale il cui nucleo concettuale condiviso è la promozione dell'arte indipendente, la decostruzione di modelli imposti e restrittivi, la rivalutazione del corpo e della sessualità come sperimentazione nelle sue infinite forme, in una prospettiva queer, antirazzista, transgender e femminista.

Il Ladyfest romano è un festival "do it yourself" e no-profit che si svolgerà in maniera itinerante con workshop, mostre, concerti, djset, teatro, proiezioni video, installazioni e merchandising di autoproduzioni.

L’iscrizione ai workshop è a sottoscrizione libera. L’incasso delle serate sarà devoluto per la promozione di arte indipendente ed eventi culturali a L'Aquila, in collaborazione con la rete '3e32'.

Per ulteriori approfondimenti sul festival, sul programma, sui laboratori, sulle artiste e per vedere lo spot, etc:
http://ladyfest-roma.noblogs.org

Per informazioni e per iscrizioni ai workshhop:
ladyfest-roma@inventati.org

GIOVEDI 21 MAGGIO

TUBA- Via del Pigneto, 19

dalle 16 alle 18

"LADIES CON LA MACCHINA DA PRESA”
Un incontro tra tutte coloro che durante il Ladyfest vogliono effettuare delle riprese con mezzi propri (videocamera, super8, cellulare, etc.): coordinarsi prima per condividere poi i nostri girati, per un progetto di documentazione collettiva del festival. Porta il tuo mezzo, il tuo occhio e le tue idee!

ISOLA PEDONALE DEL PIGNETO

dalle 19 alle 21

LADY MURGA (OPENING)
TZACATAL
Piccola ma energica formazione brass giramondo (tromba, sax baritono e sax contralto). Le composizioni tzacataleñe sono originali e di difficile collocazione nei classici generi musicali, hanno sapore latino, cumbiesco e a tratti perfino un po’ jazz, inciampando in sonorità esteuropee.

“Anonima Macchinette” – Circonvallazione Casilina

dalle 21 alle 23

HONEYBIRD
Trio eclettico formato nel 2007 da tre musicisti sperimentali a Roma. Suonano e cantano canzoni scritte da honeybird con strumenti, ritmi ed energie da tutto il mondo.
http://www.honeybird.net/

GIULIA TRIPOTI
Cantautrice romana che ama sperimentare nuove contaminazioni tra i generi. Esordisce nel ’97 come voce solista nello spettacolo teatrale “GiuliaFXX”. Cantante-compositrice negli Astrade, Bottega Latina, Blumenberg67, Beta Elements, Luna e Laltri, Terramaris.

FANFULLA - via Fanfulla da Lodi 101
www.myspace.com/fanfulla101

(ingresso con tessera arci + sottoscrizione libera)

dalle ore 23
SILNAYE (live 8 bit - BARCELLONA)
Inizia il suo percorso musicale nel 2005 suonando live set techno e djset in rave e eventi di musica elettronica nella sua città, Siviglia. Dopo una lunga fase sperimentale, approda ai suoni 8 bit che ama mixare con altri elementi da sempre appartenuti al suo universo musicale: ritmi techno decostruiti, bassi elettro o hip hop, suoni robotici dei vecchi synth analogici e videogames.
www.myspace.com/silnaye

DJSET: EVA vs EVA
VJSET: OSCAR - NIKKY

VENERDI 22 MAGGIO

C.S.O.A. FORTE PRENESTINO - via Federico Delpino
http://www.forteprenestino.net/

ore 16
SPAZIO SALTIMBANCHI
LABORATORIO TEORICO-PRATICO DI PORNOGRAFIA E FEMMINISMO
a cura di Slavina e Go Fist Foundation
E’ possibile un porno femminista? Da questa domanda – alla quale le organizzatrici del workshop hanno risposto da tempo un si’ entusiastico – parte il primo esperimento italiano di postpornografia teorica e pratica. Due giorni per conoscere le produzioni delle pionere del genere, per sperimentare e dare forma ai propri sogni proibiti , per discuterne insieme. For ladies only.
malapecora.noblogs.org
http://gofistfoundation.pimienta.org/

ore 16
MEDIALAB
WORKSHOP “ANTIFASCISMO VIOLA”
coordinano Le ribellule con Fika Sikula, Smaschieramenti,
Un laboratorio creativo di sperimentazione "viola". Uno spazio in cui lo spirito queer e il nostro estro realizzeranno gadget, video, grafiche etc per rilanciare un antifascismo privo di sessismi e machismi e denso di appeal.
www.antifascismo-viola.noblogs.org

S.P.A. STRIKE - Via Umberto Partini 21
http://www.strike-spa.net/

ore 17
Pub
VIVA LA VJ
Workshop sul vjing: come scegliere e crackare il proprio software - editing base e compressione video, cablaggio per le videoproiezioni (computer mixervideo-proiettore).
Con Kiravison.tv, Nikky, Sabota
http://www.kiravision.tv/
http://www.flxer.net/

ore 18,30
WORKSHOP di BASKET

ore 18,30
Pub
Sex Toys - Workshop/Workshow “A ciascun@ il suo!”
a cura di Sexyshock e Betty&Books (Bologna)
Sex toys, giocattoli erotici, giochi per il piacere. Che sia solitario o di coppia. Cosa sono, come si usano?
http://www.betty-books.com
http://atelierbetty.noblogs.org

dalle ore 19 ingresso 4 euro

ore 20,30
Pub
Selezione di corti dal Cum2Cut
http://www.cum2cut.net/

dalle ore 23

KLAUS MISER (Reading)

SARA AGUTOLI A.K.A SARALUCAS (Performance - BOLOGNA)
Fotografa artista e performer Sara Agutoli a.k.a saralucas cambia d'abito all'occorrenza per dare vita ai personaggi che propone. sdrammatizzando tabu enfatizzando ruoli, esorcizzando stereotipie interpretative. L'elegante equilibrio compositivo di mise en scènes patinate viene sottilmente insidiato da gesti inaspettati, che aprono crepe, squarci di sarcasmo.
www.flickr.com/saralucas
www.myspace.com/saralucas

Performance GrotterLesque "LA FIERA DELLA CARNE"
Terzo atto di di LILITH PRIMAVERA E SYLVIA DI IANNI + KIRAVISION screenshots & 66K
http://www.kiravision.tv

LIVE:
CRISTINA (CAPPUTTINI LIGNU e CORPUS CHRISTI)
http://www.myspace.com/capputtiniilignu

GNU AND THE SHREW
Duo originario di Manchester con voce cantastorie tra Cerys Matthews, Joanna Newsom e chitarra acustica ritmica stile ballate. La linea melodica chitarristica viene arricchita da linee di basso e da altri strumenti ricercati come il glockenspiel. Sono ispirati alla cultura del folclore, reinterpretata con freschezza e humor.
www.myspace.com/gnuandtheshrew

LIBERA VELO
Debutta discograficamente con l’album "Riffa", Octopus record 2007. “Riffa” è un album eclettico proprio come il bagaglio artistico di Libera: un elettropop con influenze rock, trip-hop, folk, glitch, con testi prevalentemente in italiano, ma anche in dialetto napoletano (Mura antiche), in inglese (We dance in a baton charge) e spagnolo (La llorona).
http://www.liberavelo.it/

TETTE BISCOTTATE (trash punk - BOLOGNA)
Nascono nel febbraio 2007 durante una serata di cabaret all'Arteria. Si definiscono : gruppo Punk Teatrale o meglio Punk S'dramm (da sdrammatizzare). Quattro delle componenti lavorano anche nell'ambito teatrale. I testi delle canzoni sono Autoironici e Demenziali ma urlano la diversità, la follia e l'amore. Tra i fans più accaniti : gli Skiantos.il titolo del primo demo prende il nome dalla prima canzone : Porno Soccorso. Si sono
esibite In diversi locali di Bologna, ad Acquaviva delle Fonti nell'associazione Urlo, a Taranto al Gabba Gabba Rock Club, a Matera. Alcuni pezzi sono passati in radio su radio Fujico, radio Kairos, radio Antennarossa.
www.myspace.com/tettebiscottate

DJSET: MISS MAYA (eclectik) - SILIS - ULTRAVIOLET
VJSET: SABOTA - KIRAVISION - NIKKY

MY DRAWINGS ARE BETTER THAN YOURS (collective comics exhibition)
mostra collettiva di autrici di fumetto e illustrazione feat: Anna Ciammitti/ Barbara Fagiolo/ Berta Navascués/ Bitte Andersson/ BreezyG/ Cristina Portolano/ DePica/ Federica Del Proposto/ Federika Fumarola/ Giulia Sagramola/ Karolina Bang/ Ilaria Grimaldi/ LaCame/ Lola Gouine/ Mabel Morri/ MP5/ Nicoz/ Sara Pavan/ Sbrizz/Sicks Harvey/ To/Let

TO/LET (toilet installation)
Gruppo che sperimenta, gioca e progetta senza limiti, dalle installazioni agli interventi pubblici, dalla fotografia al video, dalla grafica all'illustrazione, fino ad arrivare al fumetto.TO/LET è fondatore e collabora alla gestione dello spazio espositivo polifunzionale FRAGILECONTINUO, che organizza mostre e eventi, promuovendo l’autoproduzione in in tutte le sue forme. Da due anni TO/LET lavora frequentemente con MP5, con la quale realizza installazioni site-specific di public-art, oltre che Design&Wearing elements.
www.marinangeliplacucci.com
www.flickr.com/to_let
http://www.fragilecontinuo.blogspot.com/

SABATO 23 MAGGIO

C.S.O.A. FORTE PRENESTINO - via Federico Delpino
http://www.forteprenestino.net

ore 16
SPAZIO SALTIMBANCHI
LABORATORIO TEORICO-PRATICO DI PORNOGRAFIA E FEMMINISMO
workshop a cura di Slavina e Go Fist Foundation
malapecora.noblogs.org
http://gofistfoundation.pimienta.org/

ore 16
MEDIALAB
WORKSHOP “ANTIFASCISMO VIOLA”
coordinano Le ribellule, con Fika Sikula, Smaschieramenti
www.antifascismo-viola.noblogs.org

dalle ore 18.00 alle 21.00
Box audio "PARLA PER TE" a cura della trasmissione radiofonica del Martedi Autogestito da femministe e lesbiche (Radio Onda Rossa)
E' un progetto di autonarrazione: vogliamo far sentire le voci delle donne che raccontano le loro vite, le scelte, le ambizioni, i bisogni e i desideri e la loro azione nel mondo. Il punto di vista da cui partiamo è l'abc dei femminismi a partire da sé. Ci vogliamo riconoscere, rispecchiare, sentire che molte delle nostre difficoltà non sono personali, sono questioni sociali.
http://www.ondarossa.info/

dalle ore 19 ingresso 5 euro

ore 20
SALA THE
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "TEMPORANEAMENTE TUA - Intimità, autenticità e commercio del sesso" di Elisabeth Bernstein - Odoya Edizioni - edizione italiana a cura di Maia Pedulla'
Con Betty – Sexyshock, la curatrice del volume italiano
http://www.betty-books.com
http://atelierbetty.noblogs.org

ore 19.30
CINEMA
RAPIDO FINALE CON PASSIONE (1999) dur. 5 min.
SPLIT (2007) dur. 13 min.
di Luki Massa
http://www.lukimassa.com/cinema/

GO FIST FOUNDATION (Visual con live act - BARCELONA)
(proiezione video con doppiaggio live)
http://gofistfoundation.pimienta.org/

VIDEOART FROM CHINA a cura di Paline Doutrelingue

"LES CORPS SILENCIEUX" diretto da Luz Diaz, Belgio 2007
Il vagabondare di una giovane ragazza solitaria affascinata da una donna misteriosa

Selezione di cinema indipendente e video-arte

ore 21,40
TEATRO
LA STRADA FERRATA di Marta Gilmore (Isola Teatro)
[Spettacolo finalista al premio Scenario 2007]

ore 22,40
TEATRO
H10 di Maria Paola Zedda (Compagnia ZDDNTR)
Riflessione sulla capacità della danza di divenire atto performativo. Lo scarno esserci.

ore 22

EYES WILD DRAG
http://www.eyeswilddrag.it/

CATERING (pop - ROMA)
Il progetto Catering ha origine nella lontana prima edizione del Love to Love party, dicembre 2007, al Fanfulla 101, festa sonora dedicata all'amore, a cui hanno partecipato vari ed illustri esponenti del noise, del pop, del garage. Le Catering, hanno proposto una versione stralunata e arbitraria di “Perdono perdono” di Caterina Caselli, usando i suoni di una tastierina Amstrad. Divertite dall'idea di massacrare e stravolgere alcune hit della storia del pop nostrano, hanno deciso di continuare il progetto iniziando a comporre pezzi propri con tastiere, voci e batteria.

GIULIA ANANIA (romantic folk - ROMA)
Il suo sound è sospeso tra il suo passato punk, la sua passione per la scena indipendente americana, la poesia del padre poeta e le canzoni della tradizione italiana cantate nelle feste di paese dalla madre.
Ha un intensa attività live (negli ultimi due anni ha realizzato oltre 120 concerti) che l'ha portata a suonare in tutta Italia. Ha realizzato diversi tour sia in Francia che in Spagna. Collabora con alcuni dei più importanti musicisti della scena romana tra cui Filippo Gatti e Daniele Sinigallia che curano la produzione artistica del suo progetto solista.
www.myspace.com/giulianania

QUIO (hip hop - BERLIN)
MC e cantante della scena buzzing club berlinese. Rappa su beats e suoni della produzione elettronica AGF. Il suo stile club-hop-bubble-dancehall ha scatentato critiche ed ha accattivato fan in tutto il mondo. Il suo secondo album "PHIU" è uscito nel 2007 confermando il successo del primo lavoro "LIKE OOOH" del 2005. Le liriche di QUIO amano essere fraintese e prese poco seriamente, essendo lei stessa contro la serietà intesa come mezzo di dominazione. La serietà che dà peso, significa "verità" e "realtà". Non desiderando mai di imporre un significato, scrive e canta contro i preconcetti e le schematizzazioni, imposti in particolar modo nei confronti delle donne.
www.myspace.com/quio

BEN ET BENE’ (electro-punk - PARIS)
Duo parigino di electro-8 bit. La loro formula é quella di suoni di laptop volutamante cheap trattati con reason e voce femminile performativa ed energetica, per un punk diretto ma intelligente con influenze da club nordeuropeo.
www.myspace.com/benetbene

DJSET: PORNOD’YVA + LADY MARU + VIPERA

VJSET: CANDY + SABOTA + RESHMA Z. (live act - ROMA)
DEFTOO (POLONIA) - KIRAVISION
open vj

SALETTA#02

DJSET
ULTRAVIOLET + guests

DOMENICA 24 MAGGIO

C.S.A. LA TORRE - via Bertero 13
http://www.inventati.org/latorre/

ore 15
LADYFEST: com'e' andato questo, impara ad organizzarne uno
INCONTRO APERTO TRA LE LADYFESTERS coordinatrice MANUELA (ladyfest europe/amsterdam) - Discussione sul LADYFEST e le autoproduzioni con Ladies da Olanda, Torino, Pavia, Napoli, Roma
Come tradizione ad ogni ladyfest, l'ultimo giorno le organizzatrici sveleranno i segreti dal festival. Durante il workshop il publico ha l' occasione di fare domande, dibattere sui temi proposti, imparare ad organizzarne uno proprio. Oltre a manuela che da anni ha cordinato il proggetto ladyfest europe, parteciperanno anche altre organizzatrici di altri ladyfests italiani. lo scopo del workshop e' di condividere le proprie esperienze per mettere a confronto gli obbiettivi raggiunti, e quali ancora da raggiungere in futuro per chi ne voglia organizzare uno. quali sono le difficolta', quali i vantaggi, quali risorse abbiamo. chiunque abbia organizzato un evento d.i.y. o chi lo ha sempre desiderato puo' partecipare!

ore 16
DE LA GRACE VOLCANO (laboratorio)
Fotograf*, performer, attivista ermafrodita. Pionier* del queer. Pubblica numerosi libri fra cui, nel 1997, The Drag King Book con Judith Halberstam, e di recente uscita “Femmes of power: Exploding queer femininities” con Ulrika Dahl. “In quanto artista visivo dal genere variante accedo alle “tecnologie di genere” per amplificare, piuttosto che cancellare, le tracce ermafrodite del mio corpo. Mi nomino. Un abolizionista del genere. Un terrorista del genere part-time. Una intenzionata mutazione e intersex per design (come opposto alla diagnosi), in modo da distinguere il mio percorso dalle migliaia di individui intersex i cui corpi “ambigui” sono stati mutilati e sfigurati nel fuorviato tentativo di “normalizzarli”. Credo nella necessità di superare i limiti/attraversare le frontiere tante volte quanto serve per costruire un ponte che possiamo tutt* attraversare.”
www.sexmutant.com/del.htm
www.dellagracevolcano.com

dalle 18 ingresso 4 euro

TEATRO
ore 18
"La sventurata storia del Visconte Dimezzato"
di Patrizia Horvath (Compagnia Danno Teatro)

ore 19
"VERONA CAPUT FASCI"
di Elio Germano e Elena Vanni

ore 20

BANDA JORONA
L’eterogeneo bagaglio musicale dei componenti di Banda Jorona fa di questo gruppo un’entità abbastanza singolare nel panorama della musica popolare italiana, per i raffinati arrangiamenti, ma anche per le rivisitazioni dei brani più celebri.
http://www.bandajorona.it/

ELI NATALI
Cantautrice femminista italo-inglese con base a Roma; il suo primo disco "Interprétation" uscito per la Funky Juice Rec.(2008) è un progetto folkrock/pop con contaminazioni swing e blues...
www.myspace.com/elinatali

PILAR

H.E.R
Violino elettrico e voce, comunicazione con l’oltre. E’ una delle artiste più importanti della scena queer romana alla quale ha sempre prestato il suo corpo e il suo violino.

SARA RADOS
http://www.myspace.com/sararados

RUMORE BIANCO
Pop d’autore cortese con influenze folk e elettroniche,musica che sospira... Da 10 anni attivi nella scena indipendente italiana sempre convinti che la canzone perfetta sarà quella che scriveranno domani.
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da giovedì 21 a domenica 24 maggio
INFO POINT
TUBA, via del Pigneto,19
www.cybertuba.org
Mostra fotografica di SARA AGUTOLI A.K.A SARALUCAS (Bologna)

Exibition Fanzine DIY

Che tristezza....fra pedofilia e omicidio

autore: 
laRepubblica

In manette due ragazzi di venticinque e quattordici anni che vivevano in un campo rom
Accusati di aver rapinato e ucciso il pensionato. Ma il ragazzino era a sua volta vittima dell'anziano

Fermati due romeni per l'omicidio a Posillipo "Contatti sessuali tra il minore e l'anziano ucciso"

Salvatore D'Angelo, l'uomo ucciso nella sua abitazione a Posillipo
NAPOLI - L'ombra della pedofilia si allunga sull'omicidio del pensionato Salvatore D'Angelo, 78 anni, morto a seguito delle percosse subite martedì scorso nella sua abitazione a Posillipo durante quella che a prima vista era sembrata solo una rapina. Due giovani romeni, un 25enne e un ragazzino di quattordici anni, sono stati arrestati per l'omicidio, ma dalle indagini sono emersi nuovi elementi che rivelano contatti sessuali tra l'anziano e il minorenne straniero.

I due romeni, Teodor Florin Milea e C.F.H., bloccati in nottata in una zona del centro cittadino, vivono in un campo rom di via Nuova del Campo, nei pressi del grande cimitero di Poggioreale. Gli investigatori li hanno identificati anche grazie all'uso di un cellulare rubato alla vittima. Dopo la cattura il quattordicenne ha confessato mentre il 25enne si è valso della facoltà di non rispondere.

Gli inquirenti hanno riferito che il quattordicenne, già sposato, in Italia da poco più di un anno, si prestava ad avere rapporti sessuali con uomini in cambio di qualche regalo. Il ragazzino frequentava sistematicamente anche la casa della vittima; la sua presenza nell'alloggio di Marechiaro, dove faceva piccoli servizi in casa e aiutava l'anziano nelle pulizie, risalirebbe anche al periodo in cui non aveva ancora compiuto 14 anni (il che è accaduto solo due mesi fa). Il ragazzino era dunque a sua volta vittima dell'uomo: se i contatti sessuali - come pare sia avvenuto - avvenivano anche prima dei 14 anni, l'anziano avrebbe oggi risposto nei suoi confronti del reato di violenza sessuale su minore.

Secondo le ricostruzioni della polizia, C.F.H. qualche giorno fa è andato in casa del pensionato portando Teodor Florin Milea, ritenuto molto violento. Dalle indagini è venuto fuori che il venticinquenne aveva in passato già rapinato D'Angelo, facendolo finire in ospedale, alla clinica Mediterranea. Ieri, quando Teodor Florin Milea ha visto la polizia, ha tentato di lanciarsi da una cavalcavia, ma è stato bloccato dalle forze dell'ordine, che lo hanno tirato su per i polsi, quando era già penzoloni.

Salvatore D'Angelo viveva da solo in un monolocale in via Marechiaro, una strada di Posillipo che conduce al mare sulla quale si affacciano numerose ville. L'uomo, un tempo ambulante di latticini, conduceva una vita solitaria e frequentava poco anche i suoi vicini. Fu ritrovato, nel primo pomeriggio del 12 maggio, da un conoscente allarmato dal volume alto di uno stereo e dal fatto che non rispondesse.

17 maggio: Giornata Mondiale contro l'Omofobia

autore: 
red
image1: 
Omofobia16.jpg

Nata su iniziativa di Louis-Georges Tin curatore del Dictionnaire de l’homophobie (Presses Universitaires de France, 2003), si celebra il 17 maggio di ogni anno la Giornata mondiale contro l'omofobia.
La prima Giornata internazionale contro l'omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2005, a 15 anni esatti dalla rimozione dell'omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall'Organizzazione mondiale della sanità.

Dal 2007 il supporto è arrivato anche dal Parlamento europeo con una Risoluzione sull'omofobia in Europa.
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-T...

Le iniziative che si svolgono in occasione di questa giornata sono parte della battaglia ancora aperta contro le discriminazioni che, oltre a rivendicare diritti sul fronte istituzionale e legislativo, cerca fortemente di radicarsi anche a livello sociale, nella consapevolezza che senza una trasformazione culturale del nostro paese, nessuna legge potrà essere realmente efficace nel contrastare pregiudizi, superstizioni e talvolta addirittura violenze.

L’Italia è tra i pochi paesi in cui i richiami dell'Unione Europea a migliorare i diritti delle persone glbtq sono state sistematicamente ignorate dalle istituzioni politiche.
L’Agenzia europea per i diritti fondamentali denuncia anch’essa numerosi episodi di violenza contro lesbiche gay transessuali, riferendo di una situazione in cui “un significativo numero di persone lgbt nasconde il suo orientamento sessuale ai parenti per evitare discriminazione all'interno della famiglia”.
Il rapporto dell’Agenzia fa anche riferimento direttamente al governo italiano: ”Sono numerosi gli esempi di politici che rifiutano di sostenere gli eventi del Pride, ma quando questi politici sono direttamente responsabili delle pari opportunità, il messaggio politico è particolarmente grave. Nel maggio 2008 la ministra della Pari Opportunità ha rifiutato il sostegno al Pride con la motivazione che gli omosessuali in Italia non sono più discriminati”. Appare grave ancora che a differenza della maggior parte dell’Europa, in Italia l’omofobia non sia un reato, né un fattore aggravante della violenza.

Una recente ricerca del Mit (Movimento italiano transessuali) ha dichiarato che l’Italia è il primo paese occidentale per omicidi di transessuali. Le violenze ai trans sono sempre più numerose e il dato più preoccupante è che si tratta di aggressioni organizzate e preordinate. Il Mit accusa fortemente la politica italiana, colpevole di campagne di paura e odio contro il diverso, di creare isolamento ed esclusione intorno alle persone transessuali.

Come noto, in Italia non esiste poi alcuna legge che riconosca un’aggravante specifica per i reati commessi in odio a persone omosessuali, bisessuali e transgender. È di conseguenza impossibile avere una rilevazione statistica attendibile, o reperire informazioni ufficiali da parte delle Forze dell’ordine in merito a reati di carattere omofobico, semplicemente perché non esiste una specifica fattispecie di reato. Di conseguenza è estremamente difficile che all’atto della denuncia la vittima di violenza dichiari la matrice omofobica del gesto patito, sia perché ciò non costituirebbe una aggravante, sia in virtù di una forte omofobia interiorizzata, largamente diffusa nel nostro paese, che porta ad una vera e propria autocensura.

Ecco alcuni dati contenuti nel report di Arcigay 2008-2009 che non hanno in ogni caso alcun reale valore statistico, ma sono solo una fotografia della realtà, rilevata esclusivamente dalle notizie apparse sui media.

Riepilogo casi registrati nel report
gennaio 2008 - maggio 2009
Omicidi: 15
Violenze ed aggressioni: 71
Estorsioni: 12
Atti di bullismo: 7
Atti vandalici: 9

Anno 2008
Omicidi: 9
(4 in Lombardia, 2 nel Lazio, 2 in Campania e 1 in Sardegna)
Violenze ed aggressioni: 45
(13 in Lazio, 7 in Lombardia, 6 in Emilia-Romagna, 4 in Veneto, 3 in Campania, 3 in Liguria, 3 nelle Marche, 2 in Piemonte, 2 in Toscana, 1 in Sicilia, 1 in Calabria)
Estorsioni: 7
(2 in Liguria, 2 nelle Marche, 1 in Sardegna 1 in Toscana, 1 in Puglia)
Atti di Bullismo: 5
(2 in Lombardia, 1 in Piemonte, 1 in Toscana, 1 in Sicilia)
Atti vandalici: 9
(4 in Friuli Venezia Giulia, 2 in Lazio, 1 in Emilia-Romagna, 1 in Sardegna, 1 in Veneto)

Anno 2009 (primi 5 mesi)
Omicidi: 6
(1 in Campania, 1 in Lombardia, 1 in Veneto, 1 in Liguria, 1 in Sardegna, 1 in Puglia)
Violenze ed aggressioni: 26
(6 in Lazio, 3 in Lombardia, 3 in Sardegna, 2 in Friuli Venezia Giulia, 2 in Emilia Romagna, 2 in Campania, 2 in Toscana, 1 in Umbria, 1 in Puglia, 1 in Abruzzo, 1 in Piemonte, 1 in Veneto, 1 in Trentino)
Estorsioni: 5
(2 in Veneto, 1 in Emilia Romagna, 1 in Piemonte, 1 in Toscana)
Atti di Bullismo: 2
(1 in Veneto e 1 in Puglia)

Torino Pride: contro l'omofobia!

autore: 
((A))
image1: 
torinopride2009.jpg

Il 16 maggio a Torino sfilerà la manifestazione regionale del Pride, quest’anno dedicata alla lotta contro l’omofobia e la transfobia. Una battaglia contro le discriminazioni che oltre a rivendicare diritti sul fronte istituzionale e legislativo, cerca fortemente di radicarsi anche a livello sociale, nella consapevolezza che senza una trasformazione culturale del nostro paese, nessuna legge potrà essere realmente efficace nel contrastare pregiudizi, superstizioni e talvolta addirittura violenze.

A questo proposito, solo pochi giorni fa, il Mit (Movimento italiano transessuali) ha dichiarato che l’Italia è il primo paese occidentale per omicidi di transessuali. Le violenze ai trans sono sempre più numerose e il dato più preoccupante è che si tratta di aggressioni organizzate e preordinate.
Il Mit accusa fortemente la politica italiana, colpevole di campagne di paura e odio contro il diverso, di creare isolamento ed esclusione intorno alle persone transessuali.

Anche gli organizzatori della manifestazione di Torino puntano il dito contro le istituzioni nazionali e locali, le prime responsabili di non essersi adeguate alle leggi europee sui diritti e le pari opportunità; le altre per aver ostacolato l’approvazione di una legge contro le discriminazioni, bloccata da due anni in Consiglio Regionale.

L’Italia è tra i pochi paesi in cui i richiami dell'Unione Europea a migliorare i diritti delle persone glbtq sono state sistematicamente ignorate dalle istituzioni politiche.
L’Agenzia europea per i diritti fondamentali denuncia anch’essa numerosi episodi di violenza contro lesbiche gay transessuali, riferendo di una situazione in cui “un significativo numero di persone lgbt nasconde il suo orientamento sessuale ai parenti per evitare discriminazione all'interno della famiglia”.

Il rapporto dell’Agenzia fa anche riferimento direttamente al governo italiano: ”Sono numerosi gli esempi di politici che rifiutano di sostenere gli eventi del Pride, ma quando questi politici sono direttamente responsabili delle pari opportunità, il messaggio politico è particolarmente grave. Ricorderemo tutti che nel maggio 2008 la ministra della Pari Opportunità ha rifiutato il sostegno al Pride con la motivazione che gli omosessuali in Italia non sono più discriminati”. Appare grave ancora che a differenza della maggior parte dell’Europa, in Italia l’omofobia non sia un reato, né un fattore aggravante della violenza.

Ma al di là delle rivendicazioni sul fronte istituzionale, l’obiettivo del movimento glbtq è sempre stato quello di riuscire a sensibilizzare nella loro battaglia il maggior numero di persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale.
La lotta contro l’omofobia e la transfobia è una lotta di libertà in cui ognuno dovrebbe sentirsi coinvolto, un movimento culturale e sociale teso a contrastare le ingerenze della Chiesa nella vita privata delle persone, l’intolleranza e le violenze della destra, i pregiudizi e l’ignoranza di chi vede nell’omosessualità e nella transessualità una patologia, una devianza, un’inaccettabile diversità.

Il concentramento del corteo è sabato 16 maggio alle ore 15 in Piazza Solferino. Come si è appreso anche dai giornali locali, la manifestazione non potrà sfilare sotto le finestre del vescovo.
Il movimento glbtq potrà passare davanti agli edifici delle istituzioni laiche, ma non davanti al palazzo della Curia. A questo proposito gli organizzatori del Pride hanno scritto una lettera di protesta indirizzata a sindaco, presidente della Provincia, presidente della Regione, prefetto e cardinale. «Abbiamo chiesto che la manifestazione passasse davanti alla sede delle principali istituzioni, laiche e religiose, in coerenza con il nostro percorso di dialogo e richiesta di diritti che in questo paese mancano del tutto, a differenza della maggior parte d´Europa. La nostra richiesta è stata accolta, con un’eccezione».
Il palazzo della Curia in via Arcivescovado, appunto. «Perchè mai? - scrivono - Che cosa si vuole nascondere e cosa si vuole difendere? Non è certo con l´ipocrisia che si combatte l´odio e il disprezzo verso gay, lesbiche e transessuali. Passare innanzi alla sede vescovile, che non è un luogo di culto, significa ricordare la nostra esistenza e la nostra lotta a chi detiene un potere forte».

Il corteo terminerà verso le 18 con i comizi davanti al Municipio. Poi la festa si sposterà al Cortile del Maglio per un party d chiusura.

[RUSSIA] GAY PRIDE "GUASTA" EUROVISION, 20 ARRESTI

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Tensioni tra polizia e dimostranti del Gay Pride a Mosca nel giorno della festa di Eurovision, la Sanremo russa che oggi terra' la sua finale nel mega stadio dell'arena olimpica della capitale.
La polizia ha arrestato stamane 20 attivisti poco prima dell'avvio della manifestazione canora costata oltre 42 milioni di dollari.
Le organizzazioni degli omosessuali russe hanno deciso di tenere lo stesso la loro parata nonostant il divieto del sindaco omofobo Jurij Luzhkov.
La polizia e' in stato di allerta da ieri con migliaia di reparti speciali antiguerriglia pronti a intervenire in tutta la citta'.
In Russia fino al 1993 l'omosessualita' era considerata un crimine e solo nel 1999 ha smesso di essere classificata come una malattia mentale.
Proprio per la visibilita' di Eurovision comunque gli omosessuali hanno deciso di scegliere il 16 maggio per la loro manifestazione per via di un pregiudizio che loro ritengono ancora molto radicato nella societa' russa.
E la visibilita' di Eurovision si dimostra con i numeri: a partire dallo stadio gigantesco dove si terra' la manifestazione dell'arena olimpica capace di ospitare 80.000 persone.
Solo per ristrutturarlo sono stati spesi 20 milioni di dollari.
Inoltre i prezzi dei biglietti oscillano all'interno di un range dai 150 ai 3000 dollari l'uno.
Per quanto riguarda l'audience televisiva si parla di 120 milioni di spettatori.

(16 maggio 2009)

http://www.youtube.com/watch?v=3K-A_Tr-Etk

LADYFEST_Roma

autore: 
LF
image1: 
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Il primo Ladyfest e' stato organizzato ad Olympia nel 2000. Da allora si sono susseguiti centinaia di Ladyfest in tutto il mondo: una rete internazionale il cui nucleo concettuale condiviso è la promozione dell'arte indipendente, la decostruzione di modelli imposti e restrittivi, la rivalutazione del corpo e della sessualità come sperimentazione nelle sue infinite forme, in una prospettiva queer, antirazzista, transgender e femminista.

Il Ladyfest romano è un festival "do it yourself" e no-profit che si svolgerà in maniera itinerante con workshop, mostre, concerti, djset, teatro, proiezioni video, installazioni e merchandising di autoproduzioni.

L’iscrizione ai workshop è a sottoscrizione libera. L’incasso delle serate sarà devoluto per la promozione di arte indipendente ed eventi culturali a L'Aquila, in collaborazione con la rete '3e32'.

Per ulteriori approfondimenti sul festival, sul programma, sui laboratori, sulle artiste e per vedere lo spot, etc:
http://ladyfest-roma.noblogs.org

Per informazioni e per iscrizioni ai workshhop:
ladyfest-roma@inventati.org

GIOVEDI 21 MAGGIO

TUBA- Via del Pigneto, 19

dalle 16 alle 18

"LADIES CON LA MACCHINA DA PRESA”
Un incontro tra tutte coloro che durante il Ladyfest vogliono effettuare delle riprese con mezzi propri (videocamera, super8, cellulare, etc.): coordinarsi prima per condividere poi i nostri girati, per un progetto di documentazione collettiva del festival. Porta il tuo mezzo, il tuo occhio e le tue idee!

ISOLA PEDONALE DEL PIGNETO

dalle 19 alle 21

LADY MURGA (OPENING)
TZACATAL
Piccola ma energica formazione brass giramondo (tromba, sax baritono e sax contralto). Le composizioni tzacataleñe sono originali e di difficile collocazione nei classici generi musicali, hanno sapore latino, cumbiesco e a tratti perfino un po’ jazz, inciampando in sonorità esteuropee.

“Anonima Macchinette” – Circonvallazione Casilina

dalle 21 alle 23

HONEYBIRD
Trio eclettico formato nel 2007 da tre musicisti sperimentali a Roma. Suonano e cantano canzoni scritte da honeybird con strumenti, ritmi ed energie da tutto il mondo.
http://www.honeybird.net/

GIULIA TRIPOTI
Cantautrice romana che ama sperimentare nuove contaminazioni tra i generi. Esordisce nel ’97 come voce solista nello spettacolo teatrale “GiuliaFXX”. Cantante-compositrice negli Astrade, Bottega Latina, Blumenberg67, Beta Elements, Luna e Laltri, Terramaris.

FANFULLA - via Fanfulla da Lodi 101
www.myspace.com/fanfulla101

(ingresso con tessera arci + sottoscrizione libera)

dalle ore 23
SILNAYE (live 8 bit - BARCELLONA)
Inizia il suo percorso musicale nel 2005 suonando live set techno e djset in rave e eventi di musica elettronica nella sua città, Siviglia. Dopo una lunga fase sperimentale, approda ai suoni 8 bit che ama mixare con altri elementi da sempre appartenuti al suo universo musicale: ritmi techno decostruiti, bassi elettro o hip hop, suoni robotici dei vecchi synth analogici e videogames.
www.myspace.com/silnaye

DJSET: EVA vs EVA
VJSET: OSCAR - NIKKY

VENERDI 22 MAGGIO

C.S.O.A. FORTE PRENESTINO - via Federico Delpino
http://www.forteprenestino.net/

ore 16
SPAZIO SALTIMBANCHI
LABORATORIO TEORICO-PRATICO DI PORNOGRAFIA E FEMMINISMO
a cura di Maria Llopis con Slavina
E’ possibile un porno femminista? Da questa domanda – alla quale le organizzatrici del workshop hanno risposto da tempo un si’ entusiastico – parte il primo esperimento italiano di postpornografia teorica e pratica. Due giorni per conoscere le produzioni delle pionere del genere, per sperimentare e dare forma ai propri sogni proibiti , per discuterne insieme. For ladies only.
www.mariallopis.com
malapecora.noblogs.org

ore 16
MEDIALAB
WORKSHOP “ANTIFASCISMO VIOLA”
coordinano Le ribellule con Fika Sikula, Smaschieramenti,
Un laboratorio creativo di sperimentazione "viola". Uno spazio in cui lo spirito queer e il nostro estro realizzeranno gadget, video, grafiche etc per rilanciare un antifascismo privo di sessismi e machismi e denso di appeal.
www.antifascismo-viola.noblogs.org

S.P.A. STRIKE - Via Umberto Partini 21
http://www.strike-spa.net/

ore 17
Pub
VIVA LA VJ
Workshop sul vjing: come scegliere e crackare il proprio software - editing base e compressione video, cablaggio per le videoproiezioni (computer mixervideo-proiettore).
Con Kiravison.tv, Nikky, Sabota
http://www.kiravision.tv/
http://www.flxer.net/

ore 18,30
WORKSHOP di BASKET

ore 18,30
Pub
Sex Toys - Workshop/Workshow “A ciascun@ il suo!”
a cura di Sexyshock e Betty&Books (Bologna)
Sex toys, giocattoli erotici, giochi per il piacere. Che sia solitario o di coppia. Cosa sono, come si usano?
http://www.betty-books.com
http://atelierbetty.noblogs.org

dalle ore 19 ingresso 4 euro

ore 20,30
Pub
Selezione di corti dal Cum2Cut
http://www.cum2cut.net/

dalle ore 23

KLAUS MISER (Reading)

SARA AGUTOLI A.K.A SARALUCAS (Performance - BOLOGNA)
Fotografa artista e performer Sara Agutoli a.k.a saralucas cambia d'abito all'occorrenza per dare vita ai personaggi che propone. sdrammatizzando tabu enfatizzando ruoli, esorcizzando stereotipie interpretative. L'elegante equilibrio compositivo di mise en scènes patinate viene sottilmente insidiato da gesti inaspettati, che aprono crepe, squarci di sarcasmo.
www.flickr.com/saralucas
www.myspace.com/saralucas

Performance GrotterLesque "LA FIERA DELLA CARNE"
Terzo atto di di LILITH PRIMAVERA E SYLVIA DI IANNI + KIRAVISION screenshots & 66K
http://www.kiravision.tv

LIVE:
CRISTINA (CAPPUTTINI LIGNU e CORPUS CHRISTI)
http://www.myspace.com/capputtiniilignu

GNU AND THE SHREW
Duo originario di Manchester con voce cantastorie tra Cerys Matthews, Joanna Newsom e chitarra acustica ritmica stile ballate. La linea melodica chitarristica viene arricchita da linee di basso e da altri strumenti ricercati come il glockenspiel. Sono ispirati alla cultura del folclore, reinterpretata con freschezza e humor.
www.myspace.com/gnuandtheshrew

LIBERA VELO
Debutta discograficamente con l’album "Riffa", Octopus record 2007. “Riffa” è un album eclettico proprio come il bagaglio artistico di Libera: un elettropop con influenze rock, trip-hop, folk, glitch, con testi prevalentemente in italiano, ma anche in dialetto napoletano (Mura antiche), in inglese (We dance in a baton charge) e spagnolo (La llorona).
http://www.liberavelo.it/

TETTE BISCOTTATE (trash punk - BOLOGNA)
Nascono nel febbraio 2007 durante una serata di cabaret all'Arteria. Si definiscono : gruppo Punk Teatrale o meglio Punk S'dramm (da sdrammatizzare). Quattro delle componenti lavorano anche nell'ambito teatrale. I testi delle canzoni sono Autoironici e Demenziali ma urlano la diversità, la follia e l'amore. Tra i fans più accaniti : gli Skiantos.il titolo del primo demo prende il nome dalla prima canzone : Porno Soccorso. Si sono
esibite In diversi locali di Bologna, ad Acquaviva delle Fonti nell'associazione Urlo, a Taranto al Gabba Gabba Rock Club, a Matera. Alcuni pezzi sono passati in radio su radio Fujico, radio Kairos, radio Antennarossa.
www.myspace.com/tettebiscottate

DJSET: MISS MAYA (eclectik) - SILIS - ULTRAVIOLET
VJSET: SABOTA - KIRAVISION - NIKKY

MY DRAWINGS ARE BETTER THAN YOURS (collective comics exhibition)
mostra collettiva di autrici di fumetto e illustrazione feat: Anna Ciammitti/ Barbara Fagiolo/ Berta Navascués/ Bitte Andersson/ BreezyG/ Cristina Portolano/ DePica/ Federica Del Proposto/ Federika Fumarola/ Giulia Sagramola/ Karolina Bang/ Ilaria Grimaldi/ LaCame/ Lola Gouine/ Mabel Morri/ MP5/ Nicoz/ Sara Pavan/ Sbrizz/Sicks Harvey/ To/Let

TO/LET (toilet installation)
Gruppo che sperimenta, gioca e progetta senza limiti, dalle installazioni agli interventi pubblici, dalla fotografia al video, dalla grafica all'illustrazione, fino ad arrivare al fumetto.TO/LET è fondatore e collabora alla gestione dello spazio espositivo polifunzionale FRAGILECONTINUO, che organizza mostre e eventi, promuovendo l’autoproduzione in in tutte le sue forme. Da due anni TO/LET lavora frequentemente con MP5, con la quale realizza installazioni site-specific di public-art, oltre che Design&Wearing elements.
www.marinangeliplacucci.com
www.flickr.com/to_let
http://www.fragilecontinuo.blogspot.com/

SABATO 23 MAGGIO

C.S.O.A. FORTE PRENESTINO - via Federico Delpino
http://www.forteprenestino.net

ore 16
SPAZIO SALTIMBANCHI
LABORATORIO TEORICO-PRATICO DI PORNOGRAFIA E FEMMINISMO
workshop a cura di Maria Llopis con Slavina
http://girlswholikeporno.com/

ore 16
MEDIALAB
WORKSHOP “ANTIFASCISMO VIOLA”
coordinano Le ribellule, con Fika Sikula, Smaschieramenti
www.antifascismo-viola.noblogs.org

dalle ore 18.00 alle 21.00
Box audio "PARLA PER TE" a cura della trasmissione radiofonica del Martedi Autogestito da femministe e lesbiche (Radio Onda Rossa)
E' un progetto di autonarrazione: vogliamo far sentire le voci delle donne che raccontano le loro vite, le scelte, le ambizioni, i bisogni e i desideri e la loro azione nel mondo. Il punto di vista da cui partiamo è l'abc dei femminismi a partire da sé. Ci vogliamo riconoscere, rispecchiare, sentire che molte delle nostre difficoltà non sono personali, sono questioni sociali.
http://www.ondarossa.info/

dalle ore 19 ingresso 5 euro

ore 20
SALA THE
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "TEMPORANEAMENTE TUA - Intimità, autenticità e commercio del sesso" di Elisabeth Bernstein - Odoya Edizioni - edizione italiana a cura di Maia Pedulla'
Con Betty – Sexyshock, la curatrice del volume italiano
http://www.betty-books.com
http://atelierbetty.noblogs.org

ore 19.30
CINEMA
RAPIDO FINALE CON PASSIONE (1999) dur. 5 min.
SPLIT (2007) dur. 13 min.
di Luki Massa
http://www.lukimassa.com/cinema/

GO FIST FOUNDATION (Visual con live act - BARCELONA)
(proiezione video con doppiaggio live)
http://gofistfoundation.pimienta.org/

VIDEOART FROM CHINA a cura di Paline Doutrelingue

"LES CORPS SILENCIEUX" diretto da Luz Diaz, Belgio 2007
Il vagabondare di una giovane ragazza solitaria affascinata da una donna misteriosa

Selezione di cinema indipendente e video-arte

ore 21,40
TEATRO
LA STRADA FERRATA di Marta Gilmore (Isola Teatro)
[Spettacolo finalista al premio Scenario 2007]

ore 22,40
TEATRO
H10 di Maria Paola Zedda (Compagnia ZDDNTR)
Riflessione sulla capacità della danza di divenire atto performativo. Lo scarno esserci.

ore 22

EYES WILD DRAG
http://www.eyeswilddrag.it/

CATERING (pop - ROMA)
Il progetto Catering ha origine nella lontana prima edizione del Love to Love party, dicembre 2007, al Fanfulla 101, festa sonora dedicata all'amore, a cui hanno partecipato vari ed illustri esponenti del noise, del pop, del garage. Le Catering, hanno proposto una versione stralunata e arbitraria di “Perdono perdono” di Caterina Caselli, usando i suoni di una tastierina Amstrad. Divertite dall'idea di massacrare e stravolgere alcune hit della storia del pop nostrano, hanno deciso di continuare il progetto iniziando a comporre pezzi propri con tastiere, voci e batteria.

GIULIA ANANIA (romantic folk - ROMA)
Il suo sound è sospeso tra il suo passato punk, la sua passione per la scena indipendente americana, la poesia del padre poeta e le canzoni della tradizione italiana cantate nelle feste di paese dalla madre.
Ha un intensa attività live (negli ultimi due anni ha realizzato oltre 120 concerti) che l'ha portata a suonare in tutta Italia. Ha realizzato diversi tour sia in Francia che in Spagna. Collabora con alcuni dei più importanti musicisti della scena romana tra cui Filippo Gatti e Daniele Sinigallia che curano la produzione artistica del suo progetto solista.
www.myspace.com/giulianania

QUIO (hip hop - BERLIN)
MC e cantante della scena buzzing club berlinese. Rappa su beats e suoni della produzione elettronica AGF. Il suo stile club-hop-bubble-dancehall ha scatentato critiche ed ha accattivato fan in tutto il mondo. Il suo secondo album "PHIU" è uscito nel 2007 confermando il successo del primo lavoro "LIKE OOOH" del 2005. Le liriche di QUIO amano essere fraintese e prese poco seriamente, essendo lei stessa contro la serietà intesa come mezzo di dominazione. La serietà che dà peso, significa "verità" e "realtà". Non desiderando mai di imporre un significato, scrive e canta contro i preconcetti e le schematizzazioni, imposti in particolar modo nei confronti delle donne.
www.myspace.com/quio

BEN ET BENE’ (electro-punk - PARIS)
Duo parigino di electro-8 bit. La loro formula é quella di suoni di laptop volutamante cheap trattati con reason e voce femminile performativa ed energetica, per un punk diretto ma intelligente con influenze da club nordeuropeo.
www.myspace.com/benetbene

DJSET: PORNOD’YVA + LADY MARU + VIPERA

VJSET: CANDY + SABOTA + RESHMA Z. (live act - ROMA)
DEFTOO (POLONIA) - KIRAVISION
open vj

SALETTA#02

DJSET
ULTRAVIOLET + guests

DOMENICA 24 MAGGIO

C.S.A. LA TORRE - via Bertero 13
http://www.inventati.org/latorre/

ore 15
INCONTRO APERTO TRA LE LADYFESTERS:
discussione sul LADYFEST e le autoproduzioni
con Ladies da Olanda, Torino, Pavia, Napoli, Roma

ore 16
DE LA GRACE VOLCANO (laboratorio)
Fotograf*, performer, attivista ermafrodita. Pionier* del queer. Pubblica numerosi libri fra cui, nel 1997, The Drag King Book con Judith Halberstam, e di recente uscita “Femmes of power: Exploding queer femininities” con Ulrika Dahl. “In quanto artista visivo dal genere variante accedo alle “tecnologie di genere” per amplificare, piuttosto che cancellare, le tracce ermafrodite del mio corpo. Mi nomino. Un abolizionista del genere. Un terrorista del genere part-time. Una intenzionata mutazione e intersex per design (come opposto alla diagnosi), in modo da distinguere il mio percorso dalle migliaia di individui intersex i cui corpi “ambigui” sono stati mutilati e sfigurati nel fuorviato tentativo di “normalizzarli”. Credo nella necessità di superare i limiti/attraversare le frontiere tante volte quanto serve per costruire un ponte che possiamo tutt* attraversare.”
www.sexmutant.com/del.htm
www.dellagracevolcano.com

dalle 18 ingresso 4 euro

ore 18
TEATRO

"La sventurata storia del Visconte Dimezzato"
di Patrizia Horvath (Compagnia Danno Teatro)

ore 19

"VERONA CAPUT FASCI"
di Elio Germano e Elena Vanni

ore 20

BANDA JORONA
L’eterogeneo bagaglio musicale dei componenti di Banda Jorona fa di questo gruppo un’entità abbastanza singolare nel panorama della musica popolare italiana, per i raffinati arrangiamenti, ma anche per le rivisitazioni dei brani più celebri.
http://www.bandajorona.it/

ELI NATALI
Cantautrice femminista italo-inglese con base a Roma; il suo primo disco "Interprétation" uscito per la Funky Juice Rec.(2008) è un progetto folkrock/pop con contaminazioni swing e blues...
www.myspace.com/elinatali

PILAR

H.E.R
Violino elettrico e voce, comunicazione con l’oltre. E’ una delle artiste più importanti della scena queer romana alla quale ha sempre prestato il suo corpo e il suo violino.

VALENTINA LUPI
Nel 2000 inizia il suo percorso live. Nel 2006 il suo primo lavoro discografico e’ una raccolta di dodici brani intitolata “Non voglio restare cappuccetto rosso” (Altipiani/GDM/EDEL). Una miscela potentissima di rock e testi sospesi tra poesia e crudezze, una voce graffiante e intensa, che si impone nel panorama underground italiano.

RUMORE BIANCO
Pop d’autore cortese con influenze folk e elettroniche,musica che sospira... Da 10 anni attivi nella scena indipendente italiana sempre convinti che la canzone perfetta sarà quella che scriveranno domani.

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da giovedì 21 a domenica 24 maggio
INFO POINT
TUBA, via del Pigneto,19
www.cybertuba.org
Mostra fotografica di SARA AGUTOLI A.K.A SARALUCAS (Bologna)

Exibition Fanzine DIY

15 maggio, dalle 19.00: serata di autofinanziamento della Consultoria autogestita

15/05/2009 - 19:00
15/05/2009 - 23:00
Etc/GMT+2
autore: 
consultoria autogestita
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venerdì 15 maggio
c/o Villa vegan occupata – via Litta Modignani 66, Milano

alle 19.00, presentazione di 'Gouixx – Opuscola femminista e lesbica sulla riduzione dei rischi (ma non solo...)'

alle 20.30 cena vegan (10 euri)

prenotatevi entro la mattina di giovedì 14 maggio

per raggiungere la Villa vegan occupata: bus 40-41-82 oppure FNM Affori (10 minuti a piedi)

vi aspettiamo!
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femminicidio in guatemala

In Guatemala, una donna al giorno viene assassinata. Storie e opinioni su un fenomeno gravissimo strettamente legato a una società misogina e mafiosa

Più di 4300 donne sono state assassinate in Guatemala negli ultimi otto anni, con un aumento nel periodo 2002-2008 del 457 percento. Sono questi i termini della denuncia delle associazioni di donne guatemalteche, riunite a Città del Guatemala nella Plataforma de Mujeres Artistas seguendo lo slogan "Non più femminicidi".

donna guatemaltecaCifre da capogiro. Con l'occasione, è stato segnalato che l'organismo giudiziario ha ricevuto nel 2008 un totale di 39.400 denuncie di violenza familiare, nel 90-95 percento dei quali erano coinvolte delle donne. Una situazione allarmante, aggravata dal fatto che nel paese centroamericano "il sistema della giustizia non porta in giudizio né castiga i colpevoli. L'impunità negli omicidi delle donne è quasi assoluta, nel 98 percento dei casi non si ha giustizia penale", spiegano in un documento appena stilato.
Secondo il Gruppo guatemalteco delle donne (Gmc) fra gli anni 2007 e 2008 1.414 donne sono decedute per morte violenta, le denuncie sono state 1101 e le sentenze solo 185 (121 condanne e 64 assoluzioni). La relatrice della Commissione internazionale contro l'impunità, (Cicig), Susana Villarán, uno degli elementi che favoriscono l'impunità "è la debolezza imperante nelle istituzioni pubbliche incaricate di portare avanti le indagini". Uno dei fatti più preoccupanti, secondo lei, è la chiusura del Ministero apposito responsabile dell'unità delle indagini nei casi di femminicidio e in temi legati ai diritti umani.
Nonostante nel paese sia stata recentemente approvata una legge contro questo crimine e altre forme di violenza contro le donne, le associazioni femminili denunciano "vuoti" enormi, come la scarsa coordinazione tra la Polizia nazionale civile e la Giustizia, o la creazione di un pool che indaghi sui delitti contro la donna o anche l'organizzazione di giornate per informare. Per il Govenro guatemalteco la sicurezza della donna "non è una priorità".

donne guatemaltecheMa che tipo di violenza si scatena contro le donne? "Si tratta di forme di violenza diversificate. Si verificano episodi di vessazioni come violenza carnale, torture ai genitali, squartamenti, tutti da catalogare sotto la voce ‘intimidazione'. C'è comunque sempre crudeltà, ferocia e odio.
"Molte di queste donne sono morte in circostante brutali - spiegano Patricia Masip Garcia e Sandra Pla Hurtado di Amnesty International - Ad accomunare la maggior parte di questi delitti è comunque la violenza sessuale e le mutilazioni trovate sul corpo delle vittime ricordano molto quelle commesse durante la guerra civile". Secondo Amnesty, comunque, la vera dimensione dei femminicidi in Guatemala resta sconosciuta, da qui il dito puntato, ancora un volta, sulle forze dell'ordine e le autorità tutte. La maggioranza di queste donne ammazzate sono casalinghe, studentesse e professioniste. Molte vengono dai settori poveri della società, lavorano sottopagate come donne di servizio, o in negozi o in fabbrica. Alcune sono immigrate in Guatemala dai paesi limitrofi, altre erano membri o ex membri di bande giovanili e coinvolte in giri di prostituzione. La maggioranza sono tra i 13 e i 40 anni. "Al centro della crisi dei diritti umani che affrontano le donne guatemalteche c'è la discriminazione di genere, insita anche nella scarsa risposta delle autorità di fronte a tali crimini - spiega .... - Alcuni funzionari qualificano le vittime come membri di bande o prostitute, facendo trapelare un'attitudine discriminatoria contro di loro e le loro famiglie, che condiziona anche le indagini e la maniera di documentare i casi, includendo persino la decisione se indagare o documentare. E, a quanto dichiarato ufficialmente, nel 40 percento dei casi si archivia punto e basta". Cifra che si trasforma in un 70 percento secondo il Procuratore dei diritti umani del Paese.

donna guatemaltecaLa testimone. La storia di Clara Fabiola è esemplificativa di quello che è il connubio donne-violenza-impunità in Guatemala. Ventisei anni, fu ammazzata il 4 luglio 2005 a colpi di pistola in pieno centro a Chimaltenango, nel sud del paese. Morì poco dopo all'ospedale. Due anni prima, il 7 agosto 2003, Clara Fabiola aveva assistito all'omicidio delle sue due sorelle, Ana Berta ed Elsa Mariela Loarca Hernàndez, di 15 e 18 anni, uccise a Città del Guatemala. Nel febbraio 2005, la sua testimonianza fu chiave per condannare a cento anni di carcere il marero (le maras sono le gang delle zone più malfamate del Centroamerica) Oscar Gabriel Morales Ortiz, alias "El Smol", il quale giurò davanti ai mass media che gliel'avrebbe fatta pagare. Così è stato, ma nessuno mai è stato processato per l'omicidio della testimone scomoda.

L'opinione. "Il Guatemala è intriso di violenza - ci racconta Margriet Poppema, docente all'Università di Amsterdam e ricercatrice sul tema "Educazione e sviluppo in società multiculturali", appena rientrata dal Guatemala - La ferocia è strutturale e fa comodo alla cupola di potere con la quale la stessa politica deve fare i conti, ogni giorno. Anche l'attuale presidente, Colom, che sta smuovendo qualcosa in molti settori del sociale, ha le mani legate davanti a questo. E la questione della misoginia aggrava il quadro. La donna è da sempre l'anello debole in una società impregnata di machismo. E in un paese dove essere violenti è la norma, diventa altrettanto normale abusare, violare, mutilare, uccidere la femmina, che altro non è se non la creatura al servizio del maschio. Quasi fosse una sua proprietà. La cosa più scioccante è che nel paese mai si parla di questo. Non fa notizia, si preferisce ignorare. Tra le donne c'è un casto pudore misto a paura, e l'impunità rende tutto più crudele. È la longa manu del potere parallelo che tutto controlla e manovra, plasmando la società".

Facciamo una rete nazionale antisessista?

autore: 
fem a sud

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/05/09/comunicato-della-ret...

Il personale è politico, dicevano le nostre compagne tanti anni fa. Una violenza viene affrontata spesso in modo umano e privato. Trasferire la opposizione alla violenza in fatto pubblico la rende una dimensione politica che può essere agita in maniera preventiva, in termini culturali.

La violenza di genere, il sessismo, vanno intesi come una precarietà trasversale tra tutte le precarietà. Perciò è fondamentale la costruzione di un percorso che vada oltre i confini territoriali e che parta dall'assunzione politica responsabile e quotidiana dell'antisessismo e delle pratiche di lotta contro la violenza di genere.

Quello che è accaduto alla Mayday, ai danni di una ragazza alla quale va sempre la nostra più grande solidarietà, con riferimento ulteriore ad alcuni terribili commenti che sono venuti dopo, hanno reso ancora più evidente alcune precise necessità nel movimento.

Un fatto del genere non poteva non essere "condiviso" - spontaneamente - con e dalla rete di donne femministe e lesbiche che esiste in italia, per fare seguire alla vicinanza umana quella politica, per avviare processi di contaminazione e reazioni politiche ovunque, per innescare reazioni controculturali che sono preventive e necessarie se vogliamo opporci alle modalità securitarie e repressive.

Se una di noi avesse subito una aggressione fascista sarebbe stato necessario mettere in circolo la notizia tra le reti antifasciste, delle quali peraltro facciamo parte, per uno scambio di consapevolezze e di pratiche. Perchè nessun@ basta a se stess@.

Considerando tutto ciò una rete delle reti ci sembrerebbe una buona mossa politica. Il sessismo come la precarietà sono trasversali a tutto. Se manca questa rete tutto diventa terribilmente autoreferenziale e ciascun@ di noi si priva di importanti pezzi di conoscenza dei quali abbiamo assoluta necessità.

Noi proponiamo una rete nazionale antisessista. La proponiamo agli uomini e alle donne della Mayday perchè se ne discuta nella tavola rotonda di confronto che sarà attivata nelle prossime settimane su questo tema e la proponiamo a tutte le reti esistenti, a tutte le realtà compagn@ presenti in italia.

Perchè l'antisessismo, la lotta contro la violenza di genere possano essere posti come discriminante per ogni iniziativa e ogni momento di lotta politica esattamente come l'antirazzismo e l'antifascismo.

Abbiamo letto il comunicato degli uomini e delle donne che partecipano alla costruzione della Mayday (http://lombardia.indymedia.org/node/17350). Lo condividiamo e ci sembra un ottimo punto di partenza. Da qui partiamo per ragionare sul metodo. Mettere in campo un nuovo e indispensabile modo di opporsi al sessismo e alla violenza di genere che può avvenire - perchè accade ovunque a prescindere dai contesti - anche negli spazi, nei luoghi, nelle iniziative che frequentiamo.

LA NUOVA VIOLENZA

autore: 
Ida Farè e Franca Spirito

tratto da http://untori.noblogs.org/post/2007/11/21/una-lettura-in-vista-della-manifestazione-femminista-del-24-novembre-la-nuova-violenza-di-i.-far-e-f.spirito>/em>

La Nuova Violenza
Luisa Spagnoli, una solerte aguzzina arricchita con lo sfruttamento bestiale del lavoro delle
detenute proletarie.Una donna sensibile che “veste” con molto buon gusto le signore dell’alta
borghesia con abiti da L. 150.000 e golf da L. 20.000 che paga alle detenute rispettivamente L.
3.000 e L. 1.500 sfruttandole per dodici ore e più al giorno con lavorazioni a cottimo.
Oggi due boutiques della signora Spagnoli hanno chiuso in perdita : due gruppi di compagne le
hanno bruciate…; La signora Spagnoli, tutti gli sfruttatori, tutti gli sbirri, i porci, le suore e i
collaborazionisti dovranno d’ora in poi fare i conti con la coscienza rivoluzionaria del movimento
delle donne.
Perché è saltata la macchina di Luigi D’Incerto Bonino?
per chiarire chi è Luigi D’Incerto Bonino bastano queste poche note:
F.C., casalinga , due figli, malata di nefrite cronica (la malattia ha già fatto una vittima ,il primo
figlio della donna è deforme). Quando si accorge di una nuova gravidanza, F.C. con l’assenso di
ben due ginecologi, si reca al reparto di ginecologia di Niguarda di cui è primario Luigi D’Incerto
Bonino, per avere l’aborto terapeutico. “Questo certificato è carta straccia”, si sente dire dal
primario. “Proibisco che nel mio ospedale si facciano aborti. Se qualcuno dei miei assistenti vuole
farlo, lo faccia a casa sua”. Sempre dalla stampa apprendiamo che ha deferito all’Ordine dei medici
una sua assistente che ha disobbedito operando una donna molto malata… Da simili loschi figuri e
da mille altri che popolano gli ospedali gestendoli come loro feudi e che usano la medicina come
strumento di potere e di denaro non è certo la legge a difenderci. E’ solo la nostra disorganizzazione
che ne permette l’esistenza, ma è solo questione di tempo! Contro di loro saremo capaci di tanta
forza e creatività da distruggerli insieme alla loro scienza di parte… Speriamo che questo non
rimanga un gesto singolo ma che altre donne si organizzino per annientare tutti quegli individui e
istituzioni che le opprimono impedendo loro di vivere una vita decente.
Oggi due marzo 1977, un gruppo di donne ha attentato nel Sacro Cuore dell’Università Cattolica di
Milano, al Rettorato. Il Magnifico Rettore G. Lazzati noto crociato antiabortista si è messo in luce
per il solerte lavoro di organizzazione dell’obiezione di coscienza dei medici… Oggi le streghe non
stanno ad aspettare il rogo: questa volta il fuoco lo appicchiamo noi!
Oggi 8 marzo 1977 un gruppo di donne ha colpito uno dei personaggi più infami e
responsabili della violenza sulle donne messosi tristemente in luce nel dramma di Seveso: il
prof. G. Amico, primario neurologico dell’Ospedale di Desio, psichiatra con parere decisionale
della commissione per l’aborto terapeutico. Il sadismo di questo individuo non ha bisogno di
commenti. La tragedia di Seveso è per lui solo un problema legale-tecnico: di fronte a donne
distrutte dalla paura, dal dolore, dai sensi di colpa che tabù secolari alimentano si è permesso di
dire: “Signora dia retta a me, è meglio un figlio handicappato che uno sano che poi magari diventa
tossicomane.Se il bambino nasce malato lo porti pure qui, lo mettiamo in un istituto e faremo avere
un sussidio ai genitori”…
Alla barbarie delle affermazioni fa seguito una pratica degna di un nazista… Ad una donna ha fatto
ascoltare il battito del feto, ad un altro gruppo di donne tenute in osservazione trasmettono tramite
altoparlanti la predica domenicale antiabortista pronunciata durante la messa…
Ma stiano attenti questi mostri, questi baroni onnipotenti cui la legge permette tutto e delega tutto: il
movimento delle donne si sta organizzando e saprà come distruggerli insieme a tutte quelle
istituzioni che li proteggono… Non è vero che la violenza è estranea alle donne, da sempre la
subiscono! Si tratta della violenza con cui ci hanno espropriato di tutto: corpo, mente, affetti; vita è
la paura che ci ha fatto accettare di vivere di rinunce. Rompiamo questa violenza su di noi per
arrivare ad esercitare una violenza finalmente liberatoria, una capacità offensiva che è l’unico
mezzo per rompere questo cerchio di oppressione che ci circonda, per potere cominciare finalmente
a vivere i nostri desideri…
Un’unità di donne combattenti per il comunismo attacca e perquisisce la sede della Mondial
Lus. Si tratta di una ditta la cui padrona è una donna che fonda lo sviluppo del proprio profitto sulla
pelle delle lavoratrici a domicilio organizzate in piccoli gruppi e su una mole significativa di lavoro
nero nelle carceri e nei manicomi… Ci mettiamo oggi in prima fila tra le forze di classe
nell’attacco, nel combattimento contro il potere nemico per la distruzione dei rapporti sociali che la
società ci impone… Ci autodeterminiamo come soggetti della nostra liberazione nel progetto
generale di distruzione dello Stato… Liberiamo le nostre forze contro chi ci vuole sottomesse: non
schiave del nuovo comando nemico, non moderni angeli del focolare…
“Abbiamo bruciato la macchina del dott. Felice Basile”annuncia una voce femminile, sabato 23
luglio 1978 in una telefonata alla redazione torinese de La Stampa, “Perché è un obiettore di
coscienza antiabortista. In una cabina in corso Ferrucci troverete un comunicato…”
Nel comunicato si legge “Questa è la prima risposta delle donne stufe della violenza dei
macellai…”
I volantini di cui abbiamo riportato alcuni stralci e che hanno rivendicato le rispettive azioni,
sono firmati: “Violenza femminista”, “Donne combattenti per il comunismo”, “Alcuni collettivi
femministi”, oppure semplicemente con uno slogan: “Organizziamoci contro il potere nemico”,
“Streghe fuori, streghe dentro, siamo tutte nel movimento”, “Bruciamo i covi della nostra
oppressione”.
Le azioni sono state compiute principalmente a Milano,Torino,Padova,Genova.
L’ ultima è stata compiuta a Bergamo nelle notti del 30 e 31 ottobre 1978, quando due bombe
ad alto potenziale sono state fatte esplodere davanti ai negozi People e Charlie Brown, simboli
del “consumismo” e della “mercificazione del corpo della donna”. La mattina del 31 ottobre una
voce femminile aveva rivendicato gli attentati con una telefonata ad un redattore di Radio
Bergamo a nome delle “proletarie combattenti per il comunismo”.
In uno dei due negozi, il Charlie Brown, fin dal mese di settembre il proprietario Andrea
Lodetti, aveva avuto l’idea di mettere in vetrina, per attirare l’attenzione dei passanti, tre
ragazze in salopette (la tuta con pettorina e bretelle), ma senza camic ia e dunque a seno
mezzo nudo. Le ragazze poi, per accentuare un richiamo sessuale, mangiavano banane. Alcuni
collettivi femministi avevano organizzato una manifestazione davanti ai negozi e in seguito
all’intervento della polizia, era nato un tafferuglio: tre ragazze erano state denunciate per
resistenza e oltraggio. Qualche giorno dopo gli attentati.
Tutti questi episodi mostrano l’esistenza e la crescita di azioni dirette e violente,condotte e
rivendicate da gruppi di sole donne. Una scelta più o meno diffusa,più o meno organizzata, ma
comunque ben diversa da quella delle donne che fanno parte dei gruppi armati “misti” come le
Br e i Nap.
E’ difficile considerare la consistenza di questi gruppi che sfuggono a qualsiasi sommaria
classificazione, cosi a qualsiasi radiografia o mappa, del resto necessariamente imprecisa o
poliziesca. Non si tratta infatti di gruppi organizzati in modo costante, con una vita politica
legata esclusivamente alla preparazione e alla messa in opera delle azioni, quanto piuttosto di
gesti ed azioni sporadici e spontanei, di gruppi che si coagulano, nascono e si organizzano in
occasione di un determinato e specifico obiettivo, per poi sciogliersi. E tutto questo è
dimostrato, tra l’altro, anche dalla varietà e dalla non continuità delle firme, molte delle quali
sono addirittura degli slogan e come tali intendono rappresentare uno stato d’animo di
ribellione piuttosto che un’avanguardia costituita di donne armate. Si tratta dunque di capire,
al di là di impossibili classificazioni e indagini, la vita politica che ci sta sotto.
Abbiamo parlato con alcune di queste donne, abbiamo avuto con loro alcuni confronti e
discussioni, che tuttavia non abbiamo potuto riportare sotto forma di interviste. L’assenza di
“parola diretta” è dovuta, infatti proprio alle caratteristiche di fluttuazione e mancanza di
costituzione stabile di queste azioni: nessuna donna si sentiva di esprimerle o rappresentarle
con una teoria o a nome di un gruppo. Abbiamo rispettato questa obiezione e non ci è rimasto
che riportare quello che di loro abbiamo capito come tracce di un problema e di un discorso,
aperto. E precisamente ci soffermiamo sugli aspetti che riguardano il rapporto con la lotta di
classe; il rapporto donna-violenza, riscoperto e riattualizzato; il legame e le differenze con la
pratica politica del movimento delle donne. Che questi gruppi siano venuti “dopo” la scoperta
del femminismo e la nascita del movimento delle donne, non è solo una questione di tempo
storico. Cosi pure il fatto che ne siano collegati,ma anche diversi.
Facciamo parlare per un attimo ancora un loro documento:
Io sono conservazione, autoconservazione, vita quotidiana, adattamento, mediazione dei conflitti,
assopimento delle tensioni, sopravvivenza dei miei oggetti d’amore, nutrimento cibo; io sono tutto
questo contro me stessa , contro la possibilità di capire chi sono e di costruirmi la mia vita , io sono
nella mia pazzia, nella mia autodistruzione. Allora mi guardo dentro e cerco di smettere di pensare
ciò che è bene e ciò che è male, al giusto o sbagliato… Sento il bisogno di rompermi, di spaccarmi,
di non pensarmi sempre in continuo con la mia storia. Forse perché la mia storia non ce l’ho, forse
perché tutto quello che mi viene davanti agli occhi come storia mi sembra qualcosa di altri, mi
sembra un abito che mi è stato messo addosso e di cui faccio fatica a svestirmi… Allora cominci a
pensare come rompermi, spaccarmi, sezionarmi, riscoprirmi, ricercarmi nella nostra ricerca
collettiva nella nostra possibilità, utopia collettiva, vuol dire esprimere spaccatura, rottura contro
il potere… vuol dire che non posso rompere con la mia rassegnazione e subordinazione se insieme
non rompo contro i nemici che ho individuato, se non riconosco e tiro fuori la mia rabbia, la mia
violenza contro l’ideologia e l’apparato di violenza che mi opprime… se non ritrovo con le altre la
mia voglia di uscire,di attaccare, di distruggere… Ecco distruggere abbattere tutti i muri le
barriere…
Con queste parole si dichiara dunque guerra all’immagine della donna eternamente passiva,
marginale, inesistente. Questo infatti, si sostiene, è solo il vestito che il potere ci dà e di cui
occorre liberarsi. Non è vero che ogni azione, lotta o atto di ribellione contiene lo spettro del
“maschile”. E’ vero invece che ogni cambiamento nasce da una rottura in qualche modo
violenta, di fronte alla quale ogni donna prova un senso di angoscia e di paura del vuoto che
occorre superare, ma anche un piacere liberatorio determinato dall’aprirsi di nuove
prospettive.
Una donna con cui abbiamo parlato, riferiva un interessante elemento sul rapporto tra donna e
violenza: non è vero, diceva, che la violenza è estranea alla donna, sostenerlo è riduttivo e
sbagliato, poiché violare con un gesto significa tradurre nell’azione l’emotività e dunque
sconvolgere la razionalità e la separatezza della politica tradizionale.
In tutti gli scritti in cui si parla di questo problema si usano le parole “forza e fantasia”, “rabbia
e creatività” (“l’esterno, il maschile, il nemico, la logica della sopravvivenza e della
conservazione, si legge in un documento, hanno sempre contrapposto realtà e fantasia, emozioni
e intelligenza, intuito e ragione; per riappropriarci della nostra identità, occorre distruggere
questa catena di separatezze”).
La donna dunque, secondo questa ipotesi, è e può essere violenta, il problema è quello di
riappropriarsi in modo cosciente di questa sua capacità di ribellione. Finora essa ha praticato la
violenza in modo principalmente incosciente e autodistruttivo, non contro l’apparato che la
opprime, ma contro se stessa o i suoi figli: il gesto della donna che picchia il bambino è sterile
e impotente, cosi come l’abitudine silenziosa a mangiare quotidianamente la propria rabbia. Si
tratta ora di dare un nuovo segno a questa violenza istintiva, soffocata o masochista, di darle
una possibilità costruttiva e consapevole, di farla diventare una pratica una ricerca, una parte
della propria identità e della propria vita. Ma tutto questo può apparire astratto: cosa vuol dire
violenza e se significa violare regole imposte, con quali mezzi in quali condizioni e con quali
forme.
Per capire meglio occorre azzardare (certamente con molti rischi) non certo una storia (che
nessuno vuole raccontare a nome delle altre), ma alcuni elementi di esperienza personale e
collettiva che possono avere determinato questa frattura o differenza tra questi gruppi e altri.
All’interno del movimento delle donne l’attenzione è stata posta sulla materialità della
contraddizione tra i sessi, sulla sessualità e sulla condizione affettiva, sulle radici profonde che
questa contraddizione lascia dentro ognuna di noi. Per cui ogni trasformazione o modificazione
non poteva partire che dall’analisi e dalla ricerca di sé. Il rapporto tra le donne, cercato e
costruito al di fuori dell’occhio dell’uomo è stato (ed è rimasto) l’unica possibilità reale, sia per
la ricerca della propria identità finora nascosta e schiacciata dalla presenza maschile (unico
valore riconosciuto), sia per riuscire a spostare “lentamente e faticosamente” i propri rapporti
con l’uomo e il mondo dell’uomo (quella che viene definita società).
Del resto il movimento delle donne ha sempre rifiutato e negato qualsiasi possibilità o
legittimità di un programma politico generale sconvolgendo in questo modo tutti i parametri
della politica tradizionale. Cosi come il “fare” della pratica politica delle donne è stato un “fare”
che si è situato fuori da tutti i canali, i riconoscimenti e le misure quantitative, ribaltando le
regole di quello che normalmente si intende per prodotto politico.
Questo non ci siano stati prodotti, fatti o luoghi concreti, anche materiali e tangibili come le
librerie, i gruppi di self-help o di medicina, o che siano mancate le battaglie, così come la
produzione culturale, i luoghi e le case delle donne. Ma la pratica delle donne si è basata
principalmente sulla modificazione dei rapporti e sulla ricerca dell’identità personale, sessuale e
sociale delle donne, e questa trasformazione è certamente fuori delle regole produttive.
E’ modificazione che sconta i tempi lunghi, i silenzi, le difficoltà dell’apparente vuoto, come
pure la mancanza di scadenze e di obiettivi “coprenti”, l’inazione, la paura dell’assenza
dell’uomo (con tutti i valori di attivismo che racchiude e rappresenta).
E sconta anche la storia di tante donne perse nei meandri di se stesse, smarrite nelle eterne
implicazioni della condizione affettiva, prima analizzata poi continuamente ripetuta come unica
dimensione esistenziale (quante donne del movimento ne sono rimaste intricate, quante hanno
fatto ritorno alla precedente condizione di emancipazione o di emarginazione, per non essere
riuscite a risolverla?). Le giovani leve del movimento hanno senza dubbio guardato con molta
distanza e anche con una certa impazienza a questa esperienza cosi intricata e radicale, ma
anche lenta ed evanescente.
“Ma insomma dove cazzo è la pratica politica delle donne?” ci ha detto una volta una ragazza
reduce da una delle assemblee cittadine sempre affollate, ma in apparenza rissosa ed
inconcludente. “Il femminismo mi è servito per prendere coscienza, mi ha aiutato a capire, ma
poi?”
Questo “fare” delle donne, questo “lavoro che non finisce mai” perché smaschera le
implicazioni profonde e la forza del potere dentro la vita personale e la vita politica, ha potuto
sembrare ghettizzato, senza un rapporto diretto, un confronto o uno scontro con il potere e le
istituzioni. Per contrasto certamente, o forse per richiamo o necessità, è nata la voglia di
rivendicare un’azione più diretta e visibile e di sperimentare anche una pratica attiva di
violenza. E’ forse allora per questa strada che è possibile rintracciare la base, la realtà politica
e anche le motivazioni e il significato della scelta della “nuova” violenza delle donne. Quali sono
poi state le caratteristiche precise e gli sbocchi concreti di questa posizione?
Come primo dato si registra un maggiore legame con la lotta di classe comunemente intesa,
nelle forme storiche delle sue battaglie e nello scontro diretto con le istituzioni. Si combatte,
come dimostrano gli obiettivi delle azioni rivendicate dai volantini, lo sfruttamento del lavoro
femminile, nero o delle detenute; l’ordine dei medici, ossia la struttura che sintetizza in sé la
violenza sulla donna attuata dal capitale e dall’uomo; si cerca il rapporto con le donne
carcerate. Le donne in carcere rappresentano infatti l’antagonismo più radicale tra la donna e
le istituzioni, e la loro presenza nelle lotte deve trovare una precisa corrispondenza nelle lotte
delle altre donne.
“Il movimento femminista deve farsi carico della lotta delle detenute”, si legge in uno scritto,
“proprio per rompere l’isolamento sociale che una detenuta vive nelle mura del carcere”. E lo
slogan: “streghe fuori, streghe dentro, siamo tutte nel movimento”, lo conferma.
Ma gli obiettivi non si limitano a questo: più in generale si proclama la ribellione contro tutto
ciò che opprime le donne. “La violenza carnale”, si legge in un altro documento, “è uno dei modi
con cui il sistema capitalistico patriarcale esercita il potere su di noi… terrorismo maschile e
terrorismo di stato collaborano insieme contro di noi, le donne, per salvare il potere dello stato e i
miserabili privilegi del maschio ”.
Pertanto maggiore interesse e intervento di lotta nei confronti delle istituzioni si potrebbe
pensare; tuttavia questi gruppi di donne non mantengono maggiori rapporti con le
organizzazioni maschili della lotta di classe. Rivendicano invece una netta autonomia e una
gestione delle proprie forme di organizzazione rigidamente separate. E rispetto alla violenza
politica, cosi come viene oggi definita dai teorici dello scontro di classe in Italia, tendono a
precisare il significato e i termini di una partecipazione autonoma e specifica delle donne.
“Anche nella rivoluzione socialista, ha detto una compagna, se non
arriveremo con una capacità e una forza autonoma, ci troveremo di fronte a una struttura
repressiva”.
Il secondo dato, proprio a partire da questa ricerca di autonomia, riguarda l’analisi che questi
gruppi fanno del tipo e del livello di violenza che le donne sono in grado di praticare.
Stabilito che l’uomo non è “violenza” e la donna “dolcezza” (perché questa divisione è stata
operata dagli uomini contro le donne) e che la violenza non è né maschile né femminile, ma se
mai la differenza è tra violenza liberata e non liberata, si tratta allora di provare a viverla e a
praticarla in modo diverso. Evitando che essa produca, seguendo regole proprie e inglobanti,
quella che viene definita la “militarizzazione delle coscienze”.
Ricondotta in questo modo all’espressione del soggetto la violenza non può essere definita con
regole determinate e prefissate, sovrapposte o imposte ai bisogni individuali. Non può essere
una scienza, una strategia, ricondotta solamente alle analisi generali o alle leggi della guerra,
ma deve rimanere una parte della liberazione personale, un gesto o un comportamento che fa
parte dell’esperienza e della ritrovata espressione di sé, in cui la donna deve potersi
riconoscere tutta intera. “L’importante è”, diceva ancora una compagna, “affrontare la realtà
con una buona dose di azione e di volontà”
Resta dunque una valenza politica “aperta”, una specie di insubordinazione intima e profonda.
E’ questo infatti il dato caratteristico di queste analisi: volersi ribellare alle situazioni di
passività, senza volere teorizzare la violenza a tutti i costi. E se la situazione che si vuole
mutare riguarda l’uomo o la famiglia, l’azione acquisterà un segno e una forma precisa. Sono
infatti i nuovi rapporti tra donne, o forse una comune, a riuscire a trasformare la gabbia della
famiglia. Ma se l’oppressione subita proviene da un’istituzione come l’o rdine dei medici o le
strutture ospedaliere, allora, a giudizio di questi gruppi, si richiede l’esercizio di una ribellione
collettiva e organizzata, uno scontro diretto, senza paura della violenza. Possono andare
benissimo un incendio o una molotov.
L’ultimo dato che risulta chiaro a questo punto è la differenza tra la “nuova” violenza praticata
in queste forme saltuarie, specificatamente da gruppi di sole donne, e quella dei gruppi armati
(Nap, Br e altri) non sfiorati dalla problematica del femminismo. Pur non facendo aperta
condanna politica, le donne di quei gruppi in parte riconoscono questa differenza e si pongono
molte domande.
La donna si sostiene, per sua natura e per sua storia, fuori del potere e dello stato, è sempre
stata disponibile alle scelte più radicali, anche se per la sua condizione di “reclusa” della
famiglia ha potuto parteciparvi solo come “consistente minoranza”. Quando però ha scelto
questa strada si è scontrata con un modello elitario ed estraneo, non suo, non fatto per lei.
All’interno dei gruppi clandestini la donna può vivere certamente il massimo della parificazione
con l’uomo, fino all’assunzione del potere delle armi, può assumere posizioni di rilievo, guidare
azioni, vivere il gioco liberatorio e l’avventura dell’essere fuori e contro tutte le istituzioni.
Ma quanta parte del suo essere donna si esprime, quanto deve accantonare la contraddizione
specifica del suo sesso, e anche le possibilità di gestire e di vivere una sua forma di ribellione e
di violenza? Quanta costrizione, rigidità disciplina determinata dalla gestione maschile della
lotta deve subire?
Molte fra queste donne, intendono rivalutare la violenza in termini liberatori, come “forza
ritrovata”, e pongono il problema della mancanza di corrispondenza tra questo tipo di
esperienza cosciente e quella maschile, tradizionale, classica che i gruppi armati esprimono
cosi bene. Del resto, ci ha fatto notare una compagna in un gruppo che pratica la lotta armata,
per forza di cose è massima la mediazione tra le esigenze personali, la ricchezza e le
potenzialità di un individuo e il gesto che si vuole compiere, quantificato e simbolico, che
finisce per ridurre, nella sua rappresentazione, gran parte della persona umana. Non è
possibile infatti in queste condizioni discutere ogni azione mentre la si compie, la si decide, la
si prepara, e tanto meno gli effetti e le modificazioni che produce su chi la pratica. Non è
possibile dunque gestirla fino in fondo, renderla parte della propria liberazione cosciente.
Ma sul problema della violenza, riscoperta o rif iutata, individuale o collettiva, ricomposta alle
esigenze di liberazione personale o ad esse sovrapposta, si riaprono i mille perché della politica
delle donne.
Dietro l’apparente attivismo sociale alcune scorgono l’immobilità della donna, la difficoltà di
uscire dalla propria condizione mimetica che ripete, magari inconsapevolmente i modi e le
forme delle lotte dell’uomo. Altre pensano che questo tipo di azione “diretta” abbia il significato
di buttare nel calderone del ribellismo generale, un’ansia di liberazione non ancora
approfondita. E che tutto questo copra (anche con tutti gli effetti positivi che comporta
scaricare una giusta rabbia) l’incapacità di costruire una forza e una identità reale ed
autonoma, fuori dalle regole dello scontro.
Molte donne, poi, si rifiutano di vedere una contrapposizione tra lotta personale e lotta sociale,
perché qualsiasi costruzione personale e collettiva della propria identità, tra donne, è già lotta
e contiene una buona parte di violenza liberata.
Del resto quelle che sono le scoperte delle donne su di sé in un processo collettivo di
riconoscimento è storia di oggi, non descrivibile in modo definitivo e, speriamo, non è chiusa e
strozzata dalla fretta di ottenere dei risultati quantific ati e riconosciuti che risolvano una volta
per tutte, tutti i problemi.
Poiché il disagio delle donne proviene da una storia di lungo silenzio e la loro parola si deve
districare tra tutte le parole degli uomini.

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