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Economie

Mediaset - E Canale 5 "pedina" il giudice Mesiano "Stravaganti i suoi comportamenti"

MILANO - Il filmato viene rilanciato alle 10.04 di ieri da "Mattino 5", contenitore di news e approfondimenti delle reti Mediaset. Il conduttore, Claudio Brachino, annuncia ai telespettatori le immagini "in esclusiva" dei presunti comportamenti "stravaganti" del giudice civile milanese, Raimondo Mesiano.

Lo scoop si basa su un video di pochi minuti sulla vita privata del magistrato che, non più tardi di due settimane fa, ha condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro, per lo "scippo" di Segrate: il lodo sul controllo del pacchetto azionario della Mondadori che si è risolto nel 1990 a favore del gruppo Fininvest in cambio di mazzette versate ad alcuni giudici romani.

Il video ritrae di nascosto l'interessato, mentre esce di casa, passeggia per le vie di Milano, attende il proprio turno dal barbiere. "Nel suo weekend - spiega la voce narrante nell'illustrare le presunte "stravaganze" di Mesiano - lontano dalle scartoffie del tribunale e dagli impegni istituzionali, sveste la toga e si cala nei panni del comune cittadino. Certo, non un cittadino qualunque", spiega una voce femminile. E mentre lo spettatore pregusta scene clamorose o perlomeno inconsuete, ecco che lo zoom inquadra Mesiano fermo al semaforo.

La giornalista, per non deludere l'attesa dello spettatore, chiosa: "Alle sue stravaganze in realtà siamo ormai abituati". Quali? A cosa allude? Il filmato prosegue con il giudice davanti alla bottega del barbiere. Qui, sempre secondo la cronaca televisiva, "è impaziente e non riesce a stare fermo. Avanti e indietro... ". Atteggiamento considerato anomalo, tanto da ribadire il concetto: "È impaziente, non riesce a stare fermo: avanti e indietro". E poi ancora, in maniera insistente: "Si ferma, aspira la sua sigaretta e poi ancora avanti e indietro".

Le immagini si soffermano sul giudice seduto sul seggiolone del barbiere, con la schiuma da barba sul viso. Il reporter commenta: "Forse non sa ancora che il Csm lo sta "promuovendo" con un bel sette, che per un magistrato equivale a un 30 e lode universitario". Il riferimento è alla promozione ottenuta da Mesiano, due giorni fa, dal Csm.

Un naturale avanzamento di carriera in base all'anzianità. "Lui va avanti e indietro", ripete, ancora, la giornalista. Poi, poco prima di concludere il servizio, la scena cambia e si concentra su "un'altra stranezza: guardatelo seduto su una panchina. Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese. Di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare".

Si torna in studio. E il conduttore sottolinea come dal video emerga come "tra la stravaganza del personaggio e la promozione del Csm, c'è qualcosa che non funziona". Il nesso sfugge, ma subito dopo è il condirettore de il Giornale, Alessandro Sallusti, a chiarire meglio il concetto, perché, per chi non se ne fosse ancora accorto, quello che sarebbe emerso "non è soltanto una questione di stravaganza fisica".

E no. Le strane attitudini del giudice che ha condannato a un maxirisarcimento il gruppo Fininvest, si spostano anche sulle sue "stravaganze professionali", rimarca Sallusti ricordando come, scavando nel passato di Mesiano, si sia scoperto che, in una causa tra vicini di casa per un tubo rotto in un appartamento, "questo giudice continui a rinviare il caso di anno e anno, fissando la prossima udienza nel 2011". "Non c'era alcuna malizia - ha spiegato ieri Claudio Brachino -, ma solo il senso televisivo di dare un volto a un personaggio che la gente non conosceva di persona".

Giurì boccia la 'pubblicità scorretta' del calcio Mediaset Premium

Due offerte televisive possono essere comparate tra di loro solo nel caso in cui siano realmente omogenee, abbiano elementi in comune e siano rivolte effettivamente ai medesimi spettatori. Ove ciò non avvenga, si configura una grave forma di pubblicità comparativa scorretta ed ingannevole.

Non lascia spazio ad alcuna replica la condanna inflitta dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria nei confronti di alcuni totem pubblicitari e al redazionale diffuso su TV Sorrisi e Canzoni da Rti per promuovere l’offerta di abbonamento Mediaset Premium per le partite di calcio di 6 squadre top del campionato italiano di serie A.

Secondo Sky, leader indiscusso del settore e unico operatore a offrire realmente tutte le partite del campionato oltre a trasmissioni e canali dedicati, le comunicazioni erano ingannevoli e soprattutto costituivano una comparazione diretta scorretta con conseguente indicazione di costi non rispondente al vero.

Inoltre, Sky contestava la natura pubblicitaria camuffata e non riconoscibile di un inserto apparso all’interno della testata Tv Sorrisi e Canzoni. A tali accuse, davvero pesanti, Rti si era opposta invocando la capacità da parte dei consumatori sportivi amanti di calcio di riconoscere e decodificare la reale portata del messaggio, conoscendo la differenza strutturale tra i due servizi a pagamento.

Il Giurì, si diceva, non ha fatto sconti a Rti, infliggendo uno stop su tutta la linea. Tra l’altro, a quanto è dato sapere, di questi stessi messaggi si starebbe occupando anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato che, nel caso di scorrettezza, potrebbe multare pesantemente le società del Gruppo Fininvest.

Tornando alla decisione del Giurì, non è condivisibile l’affermazione di Rti secondo cui il consumatore medio sarebbe il tifoso di una singola squadra di calcio che vuole seguire solo questa, bensì un generico consumatore che potrebbe essere interessato a seguire partite di calcio ma non solo. I messaggi denunciati, quindi, sono effettivamente privi di informazioni adeguate sui contenuti reali dei pacchetti Sky, con contenuti notevolmente più ampi e ricchi rispetto a quelli di Mediaset Premium.

Le scritte riportate nei tre totem posti sotto esame, per la loro grandezza grafica e il collocamento, non sono state ritenute idonee a sanare la lacuna informativa. Conseguentemente, il confronto comparativo posto in essere tra i due pacchetti non sta in piedi, essendo radicalmente diversi e solo marginalmente simili. Da qui la condanna per violazione degli artt. 2 e 15 Cap. da segnalare, infine, che l’inserto su Tv Sorrisi e Canzoni è stato ritenuto in contrasto con l’art. 7 Cap dal momento che non era chiaro che fosse un inserto pubblicitario e quindi tale da indurre in errore i lettori.

"DECRESCESCITA - UN ESEMPIO CONCRETO DI ECONOMIA E FINANZA FONDATE FONDATE SULLE RELAZIONI SOCIALI

autore: 
AltrAgricoltura Nord Est

MASSIMO TOMASONI

OSPITE di AltrAgricoltura Nord Est - Corso Australia, 61 - PADOVA

“DECRESCITA - UN ESEMPIO CONCRETO DI ECONOMIA

E FINANZA FONDATE SULLE RELAZIONI SOCIALI:

IL CASO DEL BIOCASEIFICIO TOMASONI”

Massimo Tomasoni è un produttore di formaggi che prosegue l’attività intrapresa dalla famiglia ben 200 anni or sono. La sua scelta produttiva, così ricca di storia ed esperienza, si è coniugata a tutto tondo con la scelta etica di produrre, bene e con il metodo biologico, formaggi per centocinquanta Gruppi di Acquisto in mezza Italia.

Il bio-caseificio F.lli Tomasoni, situato nella bassa bresciana, non è uscito indenne dalla crisi che negli ultimi anni ha investito l’intera filiera del latte e dei suoi derivati, in special modo i caseifici molto impegnati nella produzione tipica della nostra agricoltura regionale: il Grana Padano.

Questa produzione, infatti, prevede un immobilizzo ingente di capitale poiché per 24 mesi (tempo di stagionatura ideale del grana) l’alimento resta immobilizzato a magazzino in attesa della sua maturazione ottimale. Nel frattempo il produttore di formaggi salda il latte alla stalla (ed in questo momento salda a 48 centesimi il litro contro i 36 centesimi del mercato convenzionale) paga i salari, salda i magazzini di stagionatura, paga gli interessi bancari, etc. etc.. Con il crollo del prezzo di mercato del grana anche Tomasoni si è trovato esposto ad una crisi di liquidità ed ha dovuto rivolgersi al credito bancario presso gli istituti con cui già lavorava. Si trattava di una esposizione comunque di modesta entità rispetto al radicamento dell’azienda presso il suo “pacchetto clienti” ed alla continua seppure lenta progressione delle vendite.

Tutto questo accadeva attorno al gennaio del corrente anno, e la risposta delle banche, già in pieno marasma finanziario globale, alla richiesta di un allargamento di fido per 140.000,00 euro fu il consueto: il caseificio non presenta garanzie sufficienti!!!

Alla faccia di 200 e più anni di storia professionale e di presenza sul mercato!

In questa situazione una qualsiasi altra azienda avrebbe dichiarato forfait e sarebbe andata in liquidazione lasciando fornitori in difficoltà, le famiglie dei dipendenti senza reddito, migliaia di aderenti ai Gruppi di Acquisto Solidali privati dei buoni prodotti caseari su cui fondavano una sana, buona e sicura alimentazione.

E qui nasce il caso del biocaseificio Tomasoni che invece di continuare a sbattere il muso contro la porta dell’ottuso sistema bancario fa tesoro della sua specificità e forza, il radicamento sociale nel cuore dell’altraeconomia, ed espone pubblicamente la sua situazione ai GAS.

Lo scopo era valutare assieme se l’ interesse che fino ad allora aveva accomunato il percorso produttore/consumatore potesse presentare soluzione possibile alla crisi finanziaria in atto. Con questo atto Tomasoni ed i GAS escono dai consuetudinari schemi che tutti noi viviamo quotidianamente, quelli che vedono la silenziosa via individuale e privata come unica praticabile e percorribile, laddove in mestizia si ricorre, secondo l’occasione, alla richiesta di un prestito al parente o all’amico con disponibilità finanziarie. Il franco dibattito ed incontro tra Tomasoni ed i GAS sposta sul piano pubblico e partecipativo l’intero problema produttivo e finanziario, rendendo consapevoli entrambe le parti di quanto le rispettive esigenze risultino accomunate in uno stesso piano di lavoro ed aspettative di qualità di vita. Si è così data concretezza ad un'esperienza di finanza dal basso che dimostra tutti i limiti delle politiche degli istituti di credito.

Maturità, condivisione e impegno, ciascuno secondo le proprie possibilità, sono la piacevole sorpresa della partecipazione condivisa dai Gas al problema posto. Il risultato è stato una raccolta diretta di capitali per €. 91.000,00 da parte di 65 gas e una raccolta tramite MAG2 (Mutue AutoGestione) per € 30.880 da parte di altri 22 gas, più un finanziamento triennale di MAG2 € 30.000,00.

Centocinquantunomilaottocentottanta euro utilizzati immediatamente per abbattere l’esposizione del caseificio con i produttori di latte e per rilanciare la produzione di qualità spostando l’asse dal grana stagionato ai latticini freschi e semistagionati.

Incontrando Massimo vogliamo sottolineare e riflettere su quanto la risposta positiva dei numerosi GAS, alla situazione sopraesposta, possa prefigurare una nuova modalità di articolazione del rapporto solidale GAS-produttori che concretizza la costituzione di quell’ “economia delle relazioni” cui facciamo riferimento. Si attua una vera e propria ricostruzione della filiera produttore/consumatore in cui la consapevolezza della reciproca dipendenza motiva le famiglie dei GAS a farsi carico di una parte del rischio della produzione costituendo un fondo e/o azioni ad hoc per sostenere gli agricoltori e/o trasformatori impegnati nell’iniziativa.

Questa esperienza compartecipata da tutti gli attori di una filiera agroalimentare configura anche il primo esempio di salvataggio di una realtà del biologico utilizzando l’economia delle relazioni sociali: la rete dei GAS raggruppati in forma di D.E.S. (Distretto di Economia Solidale), assistiti in parte minoritaria da una M.A.G. (mutua auto gestione), e sotto il controllo diretto dell’andamento operativo dell’azienda in crisi da parte dei Gas stessi per mezzo di loro rappresentanti qualificati.

Vi invitiamo a condividere l’incontro considerandolo un momento di autoformazione ed azione diretta propedeutico alla costruzione di quell’economia alternativa, basata su processi di de-crescita, capace di darci futuro recuperando la centralità del nostro rapporto comunitario e con l’ambiente. Considerate questa ora di socialità condivisa, strappata ai ritmi quotidiani impostici dalla necessità della nostra riproduzione, come un primo cambiamento possibile ed auspicabile di quella lunga lista di abitudini negative che non ci permettono di autodeterminare appieno e con soddisfazione l’indirizzo e tutti i risvolti della nostra vita. Piccoli gesti nel nostro quotidiano sono un vero mattone su cui edifichiamo la casa del nostro futuro possibile. Un futuro diverso è possibile.
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AltrAgricoltura Nord Est – Corso Australia , 61 – 35100 Padova – Tel. 049.7380587 - 049.7380554 - fax 049.8736516

www.altragricolturanordest.it - e-mail: infogas@altragricolturanordest.it

Zhibin Gu: is China really a socialist nation: history, philosophy, politics, religion

autore: 
globalization forum

Onground probe by George Zhibin Gu of China (5 parts):

China's unfinished revolution: how to get rid of universal rights of government vs corruption

Part I. origins of China's political corruption: political-economy, self-appointed government and development in light of history and globalization

(George Zhibin Gu is an author of several new books on China and globalization, including: China's global reach, China and the new world order, and Made in China)

It has been interesting to read the comments by WAISers on Confucius and other classic Chinese writings. To me, there is a great need to study the circumstances in which these ideas emerged.

Indeed, Confucius or Mencius intellectually responded to the urgent issues their eras faced, along with other influential thinkers. Now, the old eras are little understood, while Confucius and Mencius have become doctrines as well as political cults for political bodies for ages until the collapse of the Qing dynasty in 1911.

From an intellectual point of view, Lao Zi and Zhuang Zi are more exciting and challenging. Again, their ideas are a direct response to a cruel political environment in which self-appointed, self-serving political bodies preyed on society and the people. These thinkers offered challenging advice on how to escape the cruel environment people faced in their eras, along with other ideas for the rulers. Their ideas are greatly relevant today, for China's self-appointed political body remains. What is more, this self-appointed government body remains inherently self-serving and stands as an oppressor politically, and a squeezer economically (without knowing this basic
issue, there is no way to understand today's China or its past history).

Furthermore, in the government's point of view, the Legalist group of thinkers has been most influential, which is little understood even today. The legalist thinkers were basically political consultants who offered concrete methods for the rulers on how to control people and how to extract wealth from society without causing unwanted troubles for the rulers. Their ideas are little analysed and challenged, which is part of the fact that China's universal rights of government has never been truly challenged. On the contrary, those people who aid government's expansion of power over the society and people are rewarded.

Since early 1900s, Marxism has become a new slogan for political bodies and social life. But it has remained a set of slogans, a cult to be more precise, for the latest self-appointed government to employ. In reality, even without this new cult, the Communist government would have existed in the same manner in its relations with society and the people--no more, no less. In essence, China's communist power is no more than another self-appointed, self-serving dynastic government in China's long dynastic history, and therefore faces the same type of built-in problems as before.

What is more, this Communist power has pushed the worst things of the past dynastic rulers to the extreme: it has hardly invented anything new in its relations with society and the people as well as its internal world (which is greatly explored in my books).

In short, all these challenging ideas should be best studied in a context of historical evolution in relation to society, government, people and life. What is more, in a globalized world today, they must be placed in a global, intellectual context, which would be more meaningful as well as needed.

Part II. Origins of China's corrupt government

George Zhibin Gu of China writes further on the method of terror adopted by "Legalists" vs. Communists and therefore pinpoints on the origins of China's corrupt political system of today:

1. Using terror as a means of governance for the rulers is a basic practice of the "Legalists." One of the most famous Legalists is Li Si, prime minister of Qin dynasty that unified China over 2,200 years ago, after five centuries of chaos and civil wars, but collapsed
within a decade after establishing the first most powerful centralized bureaucracy over the entire nation.

2. Li's basic method was to produce a common terror to be uniformly applied to the citizen body, therefore a set of "law." It includes the following:

1. Ban all free travel.
2. Burn all provocative books.
3. Kill learning, thinking and scholars.
4. Guilt by association: a person's guilt implies that his loved ones, relatives, friends, colleagues, and even neighbors and students are equally guilty. So that no citizen dared to speak up freely against
the rulers.
5. Ban all independent associations and organizations: so that the government has become the only thing in the society.

The above methods of terror were widely used in the era and ever since, but Li and his fellow Legalists gave them a philosophical argument in support of it.

3. Li was promoted to the highest post by the "first emperor" of Qin, but the next emperor wanted to get rid of him. He ran away. Yet, he could not travel far, as travelers must hold a government permit. What
is more, all his family members, many relatives, students, personal staffs, and even servants were killed along with him, a result of his "invention" of guilt by association.

4. In China's communist era, the same built-in problems persist. Let me focus on the differences between Mao and Liu Shaoqi, the second most
powerful communist in 1943-66, as an example.

For example, Liu favored allowing capitalists to exist longer, to ensure that their skills could deliver more eggs to the government, which was the very motive of the government in the first place.

But Mao favored eliminating all capitalists and managerial people, so that the Communists could most directly extract eggs from the population.

Mao won. For example, within 13 days of the Communist victory in Shanghai in May 1949, the new regime destroyed the Shanghai Stock Exchange and arrested over 2,000 bankers and investors in just one raid.

How many eggs did such raids produce for the rulers? Not to mention other things, Jiang Qing, wife of Mao, got four mansions in Shanghai alone, though her principal residence was in Beijing. But the Communist monopoly over China's wealth, markets, organizations and institutions immediately gave rise to a record famine, killing some 50 million people, not to mention about the record number of deaths by
violence. What is more, this grand economic failure led to three rounds of bureaucratic wars for the next two decades.

5. By the start of cultural revolution in 1966, the third bureaucratic war, Liu immediately fell to the ground. What is more, Liu's wife, mother-in-law, and brothers-in-law were all arrested. But that was the smallest part of the big picture: over 20,000 additional people, ex-teachers, school mates, colleagues, and neighbors of Liu and his wife were victimized. Many of them simply perished.

6. This group of Communist victims was only a drop in the ocean in view of the record bloodshed of the era.

Part III. China's political theories and classification of Chinese philosophers in light of current affairs

Politically speaking, Chinese philosophical schools can be roughly classified in the following way, which is judged on the grounds of how each of them shows their attitude and political stand towards the interests of society and people vs. government bureaucracy.

At one extreme, the Legalist School seeks to promote the universal rights of government at the expense of society and the people. Using terror is their basic tool of governance.

At the other extreme, the School of Mer Zi stands to promote universal love. At the same time, he advocates a limited government. What is more, he feels the absolute need for personal involvement in promoting peace, love and compassion. So, a student of Mer Zi must have the courage to stop evil acts whenever he sees it.

In between them stand Confucianism and Daoism, represented by Lao Zi and Zhuang Zi. The Confucius School aims to limit government power by imposing moral and ethical standards. At the same time, Confucians encourage direct participation in the government’s governance.

Lao Zi and Zhuang Zi offer two basic things: First, they condemn the boundless greed of unlimited government power. Second, they teach the government not to become too busy. For, whenever the government is busy, disasters follow. Why? This unlimited bureaucratic power exists to squeeze society and the people--though Lao Zi and Zhuang Zi did not say directly that China’s self-appointed government is inherently self-serving and stands as an oppressor politically and a squeezer economically. But their hidden rationale assumes this basic reality.

These ideas are all present in today's China, not just in its far past. (There are more things to the above general ideas, which will be put into a future book hopefully. The key to understanding these issues is to get a total picture of Chinese history and evolution.)

JE comments: It's great to hear from George Zhibin Gu after several months (since May, as George mentions in this post). We've come to know George as a prolific writer--I look forward to the announcement of his next book.

Part IV. On China's new economic surge

From China, George Zhibin Gu writes: In your review of my new book, China’s Global Reach - markets, multinationals, and globalization, you made some very interesting remarks about Andre Gunder Frank’s research on China and world history. You further asked about the Chinese view on Frank’s remarks that China was economically ahead of the West even by mid-1850s.

Indeed, when Frank’s book ReOrient 1400-1800 was first published in China five years ago, it created a hot debate in the Chinese intellectual world. Also, according to Joseph Needham, China’s share of global economic output was 30% at around 1820, but declined rapidly until this era. In the minds of many people, Chinese or foreign, this fast developing China is restoring the old prosperity and wealth. That may be so, but the deeper meaning goes beyond it. Indeed, what is happening in China goes beyond restoring the old wealth. Instead, China is moving into a new territory,! unknown throughout history. That is, China is becoming a true member in the global community. This new globalization will reinvent China completely.

In view of Chinese history, the biggest ill of Chinese civilization is the persistent and chronic bureaucratic power, which has constantly limited the potential and wealth-making of the Chinese people. In this reform era, to cure this long-lasting illness of Chinese bureaucracy has become so urgent. The rise of a great private sector shows the progress. Furthermore, the wholehearted engagement of China with the outside world lifts China’s development up to a new level. All this means that our world has entered a new era, the era of convergence of global civilizations.

I wonder if anyone in the outside world, especially in the late developing nations, can share information about what is happening in their region, especially in light of globalization? How do these nations cope with new development in light of past problems?

RH (Ronald Hilton): The Chinese bureaucracy was the creation of Confucius,? Do the Chinese criticize him?

Part V. Universal rights of government vs history

George Gu of China writes further:

This Chinese tradition of an overwhelming bureaucratic power pre-existed the Confucius era. Indeed, the supreme state power in China has never been truly challenged up to this date.

In my new book, China’s Global Reach, I make this point: the Chinese bureaucratic power has increased all the way for some 2,200 years, from the Qin Dynasty to the Mao era. In the period of 1949-76, the traditional bureaucratic power reached its very height (but declined rapidly in this era of globalization.) This new height of bureaucratic power implies that the entire society, economy and people were made exclusively and completely the servant to the government, nothing less. No citizens had any kind of independent life, not even monks or poets.

Then, how does the Confucius school fit into this large picture? In my mind, it has aimed to contain the bureaucratic power with some ethical and moral principles, a! rational approach, regardless how weak it has been. Then, how come the Confucius doctrines have become the official doctrine for some 2,000 years in China? It has been made a tool for the rulers to rule over their court as well as the population at large. Even so, the supreme bureaucratic power has never been truly challenged up to this very date.

Now, the other big question: how could Chinese bureaucracy (or the state power) have gained such a supreme position in the society and for so long? Hardly anyone has given a satisfying answer to it. But in the same context, can one ask this: how could the Western state and church emerge into one unity to provide a supreme political power for thousands of years? Even the Westerners living in Voltaire’s time could hardly escape it. It should be noted that with taking into consideration of the Western church-state power, the West has hardly experienced the supreme Chinese bureaucratic power and its disastrous consequences. They are all evident in the People’s Commune, the state sector, and the Cultural Revolution, among other things.

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For information about the World Association of International Studies (WAIS), and its online publication, the World Affairs Report, read its
homepage by simply double-clicking on: wais.stanford.edu/

John Eipper, Editor-in-Chief, Adrian College, MI 49221 USA

Domani pomeriggio soirée all’Hilton

autore: 
Alex Miozzi

MILANO, 06 ottobre 2009. Domani, dalle 15.45, circa, Soirée davanti alla sede dell’Hotel Hilton di via Galvani, 12, a cui è invitata l’intera cittadinanza milanese, all’interno del ciclo di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori contro il licenziamento collettivo della scorsa primavera.
“Questi lavoratori non si rassegnano” afferma Ferdinando Maestroni della Confederazione Unitaria di Base (CUB) “e per questo continuano a manifestare contro la decisione dell’Hilton di sostituirli con addetti di cooperative esterne, che com’è noto non godono degli stessi trattamenti contributivi, pensionistici e della stessa stabilità lavorativa”.
Infine si ricorda la condanna di quest’hotel per attività antisindacale, dovuta alla sostituzione con personale a termine delle dipendenti scioperanti, nello sciopero del 22 maggio scorso.

[messina] l eterno ritorno delle frane

MESSINA - Sale a 17 il bilancio provvisorio delle vittime del nubifragio che si è abbattuto nella provincia di Messina. Venti sono i dispersi. Un fiume di fango ha travolto paesi, abbattuto case, sradicato tratti di ferrovia. Molte frazioni sono ancora isolate. I soccorritori scavano con mezzi di fortuna tra le macerie, le ruspe faticano a raggiungere i centri più danneggiati.

Sei cadaveri sono stati recuperati nella frazione di Giampilieri, dieci nel Comune di Scaletta, e uno nella frazione di Briga Marina. A Giampilieri, già alluvionata nel 2007, la Protezione civile locale teme che il numero delle vittime salirà ancora. Un costone di roccia si è staccato ieri sera intorno alle 20, all'ora di cena, e si è portato via una ventina di abitazioni. Più di 400 sono gli sfollati. Il Consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza. La procura della Repubblica di Messina ha aperto un'inchiesta nei confronti di ignoti. L'ipotesi di reato è disastro colposo.

Le vittime. Tra le vittime a Giampilieri, Francesco De Luca di 70 anni, e il quarantenne Pasquale Bruno. A Scaletta Zanclea sono stati trovati i corpi di tre uomini: l'agente della Polfer Roberto Carullo ritrovato all'interno della sua auto travolta da un torrente in piena; Martino Scibilia e Salvatore Scionti, 64 anni. A Briga è stato recuperato sotto le macerie di una casa il cadavere di una donna, Agnese Falgetano, di 44 anni. Il marito e i figli sono riusciti a salvarsi. A Giampilieri due donne sono state estratte vive dai resti di due palazzine. Sono ferite, ma non in modo grave, e sono state portate in elicottero in ospedale.

Il sindaco: "Servono medici e volontari". Il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca lancia un appello: "Abbiamo bisogno di volontari, soprattutto medici, che possano darci una mano".

A decine sui tetti. Al momento sono stati predisposti due centri di soccorso. Il primo, in una palestra di Messina, ospita già 80 persone. Il secondo, messo in opera dalla polizia stradale, si trova a Giardini Naxos, a metà strada tra Messina e Catania. Gli uomini della Capitanerie di porto stanno intervenendo via mare per portare soccorso agli abitanti delle località costiere non raggiungibili via terra. Intanto sono arrivate dalla Calabria e dalla Campania squadre di vigili del fuoco, mentre il comando generale ha disposto l'invio di unità cinofile dalla Toscana. I vigili del fuoco, intervenuti anche con due elicotteri, riferiscono che decine di persone sono salite sui tetti delle case per salvarsi dall'acqua e dal fango.

Riaperta l'autostrada. Da Palermo i mezzi pesanti del Genio civile sono riusciti durante la notte a rimuovere fango e detriti dall'autostrada A18 Messina-Catania e dalla statale 114, entrambe chiuse a causa di frane. La tratta Messina-Roccalumera, sull'autostrada A18, è stata riaperta in entrambe le direzioni di marcia, ma con restringimenti di carreggiata.

Ancora chiusa la ferrovia. Anche la circolazione ferroviaria è sospesa da ieri sera fra Messina e Santa Teresa Riva, e i tecnici di Rete ferroviaria italiana sono al lavoro per ripristinare la linea.

Maltempo a Palermo. Ieri sera un violento nubifragio si è abbattuto anche su Palermo, e questa mattina la pioggia ha ricominciato a cadere. Al momento la situazione è sotto controllo, anche se si sono registrati numerosi disagi. Dopo lo stop di ieri a causa della scarsa visibilità è tornata regolare l'attività dello scalo Falcone-Borsellino, ma durante la notte gli allagamenti per le strade hanno causato non pochi problemi. Un'ambulanza con a bordo un trentunenne, vittima di un incidente stradale, è rimasta bloccata in un metro d'acqua e fango.

Tromba d'aria alle Eolie. Ed è allarme maltempo anche alle isole Eolie. Una tromba d'aria ieri sera si è abbattuta nel centro di Lipari, seguita da una pioggia violenta che ha allagato alcune zone dell'isola. Nessun ferito, solo tanta paura e danni ad alcuni esercizi commerciali.

E' uscito il nuovo CONTROPIANO

autore: 
contropiano-giornale metropoli

E’ in uscita Contropiano,
giornale della Rete dei Comunisti
il sommario di questo numero

-Editoriale: Una instabile stabilità (leggilo in anteprima su www.contropiano.org)

-S’annuncia l’Autunno…

L’autunno del 2009 potrebbe essere in qualche modo diverso da quelli precedenti. Le conseguenze sociali della crisi globale e l’irruzione nello scenario italiano di una potenziale crisi politica dell’esecutivo, creano un cortocircuito interessante per lo sviluppo del conflitto sociale. Il problema è se saprà entrare in campo una soggettività politica e di classe adeguata alle possibilità. Una rivendicazione collettiva per l’Autunno Caldo del ‘69

-Avviso ai naviganti n. 48

Attenti che qui cambia geopolitica! (di Giorgio Gattei)

Interrompo l’indagine sul «fenomeno cinese» per segnalare un decisivo mutamento di strategia geopolitica da parte degli Stati Uniti. Ho già raccontato (vedi gli Avvisi nn. 37-39) come la geopolitica occidentale, elaborata soprattutto da Mackinder e Spykman, si basi sulla supposizione (fondata o meno non importa, essendo sufficiente che ne siano convinte le diplomazie) che c’è nel mondo un’area geografica particolare (il “cuore della terra” o Heartland) il cui controllo consente il dominio del mondo. Questo luogo strategico è posizionato nelle steppe euro-asiatiche e quindi interessa la Russia e la Cina interna. Tuttavia, per esercitare il dominio sul mondo, occorre che l’Heartland arrivi ad affacciarsi sui mari caldi e quindi trabocchi sulle zone rivierasche che lo circondano (le “terre di contorno” o Rimlands) rappresentate nell’ordine dall’Europa, dal Medio Oriente, dalle penisole indiana e indocinese e dalla Cina costiera (….)

-Accettare la sfida. Il contributo della Rete dei Comunisti alla ricostruzione di una sinistra anticapitalista e alla soggettività dei comunisti nel nostro paese.

La ripetuta sconfitta elettorale alle europee di giugno dopo quella dell’aprile dello scorso anno, hanno confermato che sono saltati i rapporti tra i partiti della sinistra e il loro blocco sociale di riferimento e che la stessa internità dei comunisti alla classe non può più essere data per scontata. Ci sembra ormai chiaro come in questi due anni non siano stati analizzati a fondo i segnali di estraniamento e rottura che venivano dai settori popolari e dai lavoratori, ma neanche quelli che venivano dal “popolo della sinistra” costituito dagli attivisti che pure in questi anni hanno dato vita a mobilitazioni importanti contro la guerra, nelle vertenze territoriali e sul piano sindacale (…) Agire politicamente in una obbligata condizione extraparlamentare impone dunque una rivoluzione culturale anche nella concezione dell’organizzazione e della militanza. Noi non liquidiamo affatto il terreno elettorale come terreno della lotta politica ma riteniamo che la prevalenza dell’elettoralismo sia una malformazione genetica che va rimossa dalla cultura politica della sinistra anticapitalista e dei comunisti nel nostro paese. La fine della dimensione istituzionale non può essere vista come la “fine della storia” e dunque come buon motivo per andarsene a casa (…)Questa è una fase di recupero e di confronto nella sinistra di classe sia a livello nazionale sia a livello locale, è un processo che riguarda i militanti e i soggetti politici ma che riguarda anche e soprattutto il rapporto con i settori sociali che ci interessa riaggregare e rovesciare contro l’avversario di classe. Sta in questo il nodo irrisolto della rappresentanza politica che occorre cominciare a prendere di petto con serietà e rigore.

-1969-2009. Vogliamo ancora tutto…?! Un convegno sull’Autunno Caldo del’69 a Roma il prossimo 7 novembre

A quaranta anni dall’Autunno Caldo del ’69, una giornata di confronto, testimonianze, analisi sulla stagione di lotta ed emancipazione che dichiarò i lavoratori e i salari variabili indipendenti dal capitale e li rese protagonisti del cambiamento di un’epoca. La giornata si terrà a: Roma, Sabato 7 novembre , ore 10.00-18.00 all’ex Mattatoio di Testaccio. Organizzano la redazione di Contropiano, la confederazione Cobas, il collettivo Vis a Vis, il comitato di quartiere Alberone.

-Critica al “Programma di Cernobbio” (di Joaquin Arriola e Luciano Vasapollo)

Il contro-forum annuale della campagna “Sbilanciamoci” a Cernobbio merita una “non risposta economica”. La crisi sistemica del capitalismo deve essere una opportunità tutta politica per forzare l’orizzonte verso i percorsi di transizione al socialismo. Due economisti marxisti spiegano perché il neokeynesismo non può essere l’alternativa alla crisi del capitale confermata dal forum “ufficiale” dell’establishment capitalista a Cernobbio.

-Il 23 ottobre sciopero generale convocato dai sindacati di base

I sindacati del Patto di Base (Cub, Cobas e SdL) hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di tutti i lavoratori pubblici e privati per il 23 ottobre. … Generalizzare ed unificare le lotte in corso nella scuola, nelle fabbriche, nelle aziende e negli uffici, sono quindi gli obbiettivi immediati dello sciopero generale che si preannuncia già grande e partecipato (….) La commissione costituente per la costruzione di un nuovo soggetto sindacale ha tenuto a metà settembre un seminario nazionale. La discussione nel seminario, è stata animata dagli interventi di oltre 50 dirigenti della CUB, di SdL, della RdB, cui ha dato un positivo contributo anche le segreterie dello Snater, ha indicato le caratteristiche principali che dovra' avere il nuovo sindacato di base ed ha avviato la discussione sul modello sindacale da adottare…

-Dall’assalto al cielo all’assalto al tetto. Quali opzioni hanno a disposizione i lavoratori?

Le proteste spettacolari di questi mesi non sintomatizzano solo la solitudine degli operai di fronte alla crisi ma pongono anche il problema della riapertura di una prospettiva forte che cambi le regole del gioco e i rapporti sociali.

-Su cosa può entrare in campo una nuova generazione politica?

Il conflitto di classe visto con gli “occhi anche sulla nuca”. Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni
Scriviamo questo documento come comunisti, militanti di diverse organizzazioni, con la volontà di rivolgerci ad altri compagni, di altri gruppi, attivisti sociali, di movimento o indipendenti, che vogliano aprire un dibattito con lo scopo di elaborare un’azione condivisa dei comunisti all’interno dei settori giovanili….

-Roma, Milano, Bologna. Si accentua il conflitto sociale nelle aree metropolitane

(…) nell'area metropolitana romana si va dunque delineando uno scontro frontale e a tutto campo sugli assetti economici, urbanistici e politici della città. Uno scontro che vede in campo una violenta escalation da parte dei costruttori che da decenni decidono e determinano ogni aspetto delle sorti di Roma contro i movimenti di lotta che in questi anni hanno contrastato colpo su colpo l'egemonia della rendita speculativa e del patto del cemento sugli interessi popolari e i diritti sociali. …Tutti questi soggetti convergono su un criterio di "rispetto della legalità" che coincide però con la sistematica violazione ed esclusione dei diritti sociali di centinaia di famiglie a cui viene negato una abitazione dignitoso e un affitto accessibile.
A Milano invece cresce la protesta sociale degli inquilini e degli occupanti di case popolari contro le campagne “d’ordine” lanciate demagogicamente dalla giunta Moratti. Ma la giunta è alle prese con fortissime contraddizioni dovute alla spartizione degli affari, dei terreni e delle rendite annunciato dal gigantesco piano di ristrutturazione urbana dell’area metropolitana milanese attraverso l’Expo del 2015. …
A Bologna, gli sfratti di nuclei familiari avvenuti fino a poco tempo fa in un clima di “pace sociale” oggi incontrano invece resistenza e picchetti popolari in molti quartieri e in alcuni casi si è passati anche all'occupazione delle case…

-Stop alla sporca guerra dell’Afghanistan. Ritiro immediato delle truppe italiane

Il 4 novembre una giornata nazionale di mobilitazione antimilitarista in tutte le città
(…) Si conferma che – nonostante un sostanziale accordo politico bipartizan sulle missioni di guerra – la maggioranza della società è contraria alla presenza dei militari italiani in Afghanistan e favorevole al loro rientro. Si riaffaccia la contraddizione tra la maggioranza parlamentare a favore della guerra e la maggioranza sociale che resta contraria. Se ciò innescherà contraddizioni anche a livello parlamentare sia nella maggioranza che nell’opposizione è tutto da verificare.
(…) Il Patto contro la Guerra propone di mettere in moto un processo di confronto e iniziativa per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan, per severi tagli alle spese militari e l’uso delle risorse per le spese sociali, per lo smantellamento delle basi militari a cominciare dal blocco della base di Vicenza che deve riguadagnare la sua dovuta dimensione di “questione nazionale e non locale”. Questo processo deve connettersi già da oggi alle mobilitazioni sociali e sindacali previste per l’Autunno ….Proponiamo di convocare una prima giornata nazionale di mobilitazione antimilitarista su questi contenuti per il prossimo 4 novembre (giornata della retorica militarista) con iniziative in tutte le città (cortei, sit in, azioni, assemblee in piazza) e di convocare assemblee pubbliche nel mese di ottobre per discutere le iniziative…

-Il fascino discreto del razzismo

La rimozione di ogni disamina critica e veritiera sul falso storico degli “italiani brava gente”, ci consegna una società in cui il razzismo permea sempre più la vita sociale. Su questo la sinistra ha reagito prima con un inservibile politically correct e poi con la ritirata da ogni punto di crisi e di scontro, soprattutto nelle periferie e nei quartieri popolari.
Per il prossimo 17 Ottobre è convocata a Roma una Manifestazione Nazionale contro il razzismo. Nelle varie città si sta costruendo questo importante appuntamento attraverso l’attivo protagonismo delle comunità immigrate, di numerose associazioni, di organizzazioni della sinistra di classe - tra cui la Rete dei Comunisti - e dei sindacati di base ed indipendenti.
Come contributo alla discussione collettiva, in corso, pubblichiamo l’ultima parte di un più ampio lavoro di analisi di Biagio Borretti, collaboratore di Contropiano e dell’Osservatorio Meridionale del Cestes. Il testo integrale è disponibile sul sito www.contropiano.org

-Come costruire una alleanza anticapitalista efficace? L’esperienza del Movimento Al Socialismo in Bolivia (a cura della redazione di Nuestra America)

In Italia quando si discute delle modalità di una alleanza politico-sociale in grado di mettere in campo alternative strategiche al capitalismo molti segnalano l’esperienza del Frente Amplio in Uruguay o del Frente Zapatista. Ma in Bolivia hanno sperimentato una esperienza diversa e per molti aspetti più avanzata che vale la pena di conoscere e studiare….

-INSERTO SPECIALE

-A venti anni dagli eventi del 1989. Il prima e il dopo
Sulla vicenda del cosiddetto crollo del muro di Berlino c’è una grande, enorme, palese rimozione che viene fatta, in buona ed in mala fede, soprattutto a sinistra. Questa riguarda il confronto ineludibile da fare tra “il prima ed il dopo”. Va detto con forza che non abbiamo alcuna nostalgia per la sconfitta e che per noi le responsabilità dei partiti comunisti, a cominciare dal PCUS, sono la causa principale della crisi. Ma è anche giunto il momento di fare un confronto tra i due periodi, essendo intercorsi ormai circa venti anni che rappresentano un lasso di tempo sufficiente per cominciare a dare alcuni giudizi storicamente soppesati…..

-Autunno 1989: cade il Muro di Berlino. Venti anni dopo. Quel maledetto cielo (capitalistico) è ancora lì!!
Venti anni fa, nell’ottobre ’89, la velocità della storia – improvvisamente - conobbe una brusca accelerazione le cui conseguenze, sul piano globale, hanno profondamente segnato il corso degli avvenimenti internazionali. Riprendere la discussione su quello snodo recente della nostra storia non è un esercizio nostalgico o puramente rievocativo ma serve per meglio comprendere i problemi dell’oggi anche alla luce di quanto accaduto….

Contropiano lo trovi nelle manifestazioni, nelle librerie di movimento oppure puoi riceverlo in abbonamento

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ANCORA soldi alla Fiat e alla famiglia Agnelli!

Dopo l'allarme lanciato da Marchionne sulla possibile chiusura di stabilimenti, il premier Berlusconi assicura:"Sugli incentivi per l'auto il governo non si tirerà indietro". Parole definite "rassicuranti" dall'ad della casa torinese. Presidio delle tute blu di Pratola Serra, nell'avellinese, che vedono a rischio i 1.800 posti di lavoro legati dallo stabilimento, senza contare l'indotto. La Cgil chiede un incontro col governo e con l'azienda affinché le scelte sugli incentivi siano vincolate alla tutela dell'occupazione e delle produzioni in Italia. Ferrero (Prc): "Sperpero di denaro pubblico"

Complice la crisi economica, il mercato dell'auto in Italia e in Europa "non è ancora in grado di reggersi sulle proprie gambe". Ecco perché è necessario mantenere gli incentivi "per l'anno prossimo e per il 2011" anche se "a calare in modo graduale". Perché "è ovvio che non si può continuare per sempre questo sistema".
Lo ha detto l'ad del gruppo Fiat Sergio Marchionne nel suo intervento all'assemblea pubblica dell'Anfia, oggi a Roma a Palazzo della Cancelleria. "Siamo disposti a lavorare con il sistema per trovare una soluzione sugli incentivi", ha detto Marchionne, definendo "incoraggianti" le aperture del premier Silvio Berlusconi sulla proroga dei sostegni per l'acquisto di auto ("Responsabilmente esamineremo la situazione: abbiamo già fatto un intervento positivo per il settore automobilistico come per quello degli elettrodomestici e al momento opportuno, mi sembra che la scadenza sia a fine anno, il Governo non si tirerà indietro" ha assicurato il premier).

"Bisogna trovare il metodo per entrare in una fase graduale di diminuzione di questi incentivi tra il 2010 e il 2011 - è la controreplica dell'ad Fiat -. Naturalmente bisogna ragionarci e vedere in che modalità farlo". Il fatto è che "un taglio netto farebbe ripiombare la domanda nel baratro con conseguenze pensantissime per il settore", ha continuato, per questo serve trovare una via d'uscita morbida dalla fase degli incentivi. Ma non solo nel Belpaese, in tutta Europa.

Secondo Marchionne la maggior parte degli eco-incentivi varati nella Ue punta a rinnovare il parco circolante riducendo le emissioni e ciò "favorisce ovviamente l'acquisto di vetture più piccole". E' quindi evidente "che gli acquisti fatti sotto la spinta degli incentivi non sono distribuiti in maniera uniforme sui segmenti - ha ribadito il top manager - ma sono concentrati su quelli più bassi. E' altrettanto evidente che senza una politica di phase-out graduale dagli incentivi saranno i modelli dei segmenti più piccoli a soffrire di più nel 2010".

Marchionne, d'altra parte, ha fatto una stima delle immatricolazioni per l'anno prossimo. E le previsioni non sono affatto rosee. "Nel 2010 - ha affermato all'assemblea dell'Anfia - la previsione più credibile per il mercato dell'auto europeo è di quasi 12,5 milioni di immatricolazioni. Significa oltre un milione di unità in meno rispetto a quest'anno". Confrontando questi dati con il 2007 "il crollo sarà superiore al 20 per cento".
Questo perché "tutti noi che operiamo nel settore sappiamo bene che gli incentivi non hanno smosso soltanto gli acquisti previsti per l'anno in corso ma hanno in parte anticipato anche quelli futuri", ha chiarito Marchionne, dunque "non è azzardato ritenere che circa mezzo milione di vetture vendute nel 2009 grazie agli incentivi siano in realtà anticipi di acquisti che si sarebbero comunque fatti negli anni successivi".
Quanto al mercato italiano, ha proseguito l'ad di Fiat, "in assenza di un'uscita graduale dalla fase degli incentivi, è ragionevole pensare che il mercato nel 2010 scenda ben al di sotto della soglia dei 2 milioni, con una perdita di circa 600 mila unità rispetto a un anno come il 2007". Riguardo all'anno in corso, Marchionne ha sostenuto che "le misure di sostegno al mercato hanno contenuto il calo delle vendite, che dovrebbero attestarsi a fine anno poco sopra quota 2 milioni di unità, cioè oltre il 6 per cento in meno rispetto al 2008".

Ma le stime non devono scoraggiare, "l'industria dell'auto è pronta ad affrontare una nuova fase", ha detto il top manager, ma "i nostri sforzi da soli non sono sufficienti. Occorre che tutti gli attori coinvolti vogliano davvero risolvere i problemi che soffocano questo settore" e "fare la loro parte". Per esempio la Ue dovrebbe "evitare il varo di norme che non produrranno altri effetti se non quello di mettere il comparto definitivamente fuori gioco", ha puntualizzato Marchionne riferendosi all'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e la Corea del Sud che gli Stati membri si apprestano ad approvare. Secondo il leader del Lingotto "una volta approvate queste concessioni e azzerato il dazio dell'import nell'Ue, i costruttori coreani potranno disporre di un enorme vantaggio competitivo, fino a 1.500 euro per vettura".

Ma è implicito il riferimento alla trattativa in corso con i sindacati per il rinnovo del contratto delle tute blu. Le "parti sociali" - dice l'imprenditore - "dovrebbero rendersi conto che con il conflitto a priori non si va da nessuna parte. Anzi, penso che azioni di scontro immotivate portino solo danni, perché non fanno altro che regalare occasioni d'oro alla concorrenza".

Infine il governo dovrebbe allargare la Tremonti-ter ai veicoli commerciali e industriali, che sono "in profonda crisi". Un intervento del genere, ha detto l'ad di Fiat, "sarebbe una boccata d'ossigeno non solo per l'industria del settore ma anche per centinaia di migliaia di persone che lavorano con questi mezzi: artigiani, commercianti e autotrasportatori".

Il manager ha poi portato l'attenzione sul gruppo Fiat, elencando i progetti futuri e i progetti mancati. Innanzitutto, ha dichiarato, "oggi si chiude il terzo trimestre" e "quello che posso garantire è che l'andamento economico del gruppo è perfettamente in linea con le nostre previsioni". Quanto all'alleanza con Chrysler, dopo aver ricordato che "stiamo procedendo a ritmo molto serrato per poter presentare il piano industriale a novembre", Marchionne ha ribadito "l'importanza vitale dell'operazione conclusa con il costruttore americano". Non solo infatti "ci permetterà di tornare negli Stati Uniti con il marchio Alfa Romeo e con altri prodotti di successo come la Cinquecento" e "ci darà la possibilità di rafforzare la nostra base tecnologica con l'accesso alle tecnologie dell'ibrido e dell'elettrico che Chrysler ha già pienamente sviluppato", ma soprattutto l'operazione Fiat-Chrysler "ci farà raggiungere un'adeguata massa critica per continuare a sopravvivere in un mondo che sta cambiando". L'obiettivo infatti, ha osservato Marchionne, è quello "di aumentare il numero complessivo di vetture prodotte da un singolo costruttore (circa 5,5-6 milioni) e aumentare il numero di vetture ricavate da una singola piattaforma (almeno 1 milione di auto per piattaforma)".

Nel merito delle richieste della Fiat di reiterare gli incentivi per l'auto, interviene la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso che sottolinea come "da un anno chiediamo alla Fiat di conoscere il piano industriale del gruppo e la certezza di una missione produttiva per tutti gli stabilimenti, a partire da Pomigliano e Termini Imerese, proprio per scongiurare effettivamente i problemi occupazionali". Per questo, conclude Camusso, "chiediamo che si convochi al più presto un incontro col governo e con l'azienda a Palazzo Chigi e che le scelte sugli incentivi siano vincolate alla tutela dell'occupazione e delle produzioni in Italia".

Critico anche Paolo Ferrero, segretario del Prc. "Una cosa è certa: l'idea di continuare con la politica degli incentivi vuol dire solo sperperare denaro pubblico, mentre quello che andrebbe fatto e lanciato, invece, è un grande piano di intervento pubblico sul mondo dell'automobile, a tutela dei livelli occupazionali nelle fabbriche a rischio".
"Gli incentivi promessi, tanto per cambiare, dal governo Berlusconi all'auto, e dunque alla Fiat - prosegue Ferrero -, promessi dietro la patetica scusa degli ‘stabilimenti a rischio', nascondono la solita regalìa dei governi di tutti i colori alla casa automobilistica torinese, ma nascondono anche un'amara verità: mai una volta che i soldi, sotto forma di incentivi, vengano promessi ed elargiti ai lavoratori, gli unici che rischiano davvero il loro posto di lavoro e che le automobili le producono sul serio e a costo di grandi sacrifici, a differenza di Marchione e di tutti gli industriali dell'automobile, capofila di quella Federmeccanica che rifiuta ogni trattativa con i metalmeccanici della Fiom-Cgil".

“Noi la crisi non la paghiamo!”

“DECRESCERE PER SUPERARE LA RECESSIONE E LA CRISI ECONOMICA.”

03/10/2009 - 20:30
03/10/2009 - 23:50
Etc/GMT+2
autore: 
AltrAgricoltura Nord Est

SABATO 3 OTTOBRE – ORE 20:30

MAURIZIO PALLANTE

OSPITE di AltrAgricoltura Nord Est - Corso Australia, 61 - PADOVA

Maurizio Pallante, saggista, esperto dei temi concernenti il risparmio energetico e le tecnologie ambientali, teorico e divulgatore della proposta politica della “Decrescita felice” è il nostro ospite narrante in occasione della presentazione del suo ultimo (21 Agosto 2009) breve saggio intitolato: “Decrescere per superare la recessione e la crisi climatica”.
Nell’attuale fase storica, in cui la variante liberal/liberista dell’ideologia della crescita, sconfitte le versioni socialdemocratiche e socialiste, ha raggiunto il suo apice esercitando una egemonia assoluta su tutti i popoli della terra e su tutte le correnti politiche, è sotto l’occhio di ciascuno di noi che la crescita della produzione di merci è rimasta inceppata dalla sua stessa affermazione.
Ciò ha determinato:
a)- un eccesso di offerta sulla domanda, da cui una crisi di sovrapproduzione ed un aumento della disoccupazione;
b)- un eccesso di consumo di risorse, sia non rinnovabili (energia fossile), sia rinnovabili (quantità e tempi di riproduzione che non reggono la velocità del consumo per il sostegno della crescita) da cui derivano scarsità di risorse ed aumento dei prezzi;
c)- un eccesso di immissione di scarti delle attività antropiche nelle acque, nell’aria, nei suoli, sotto forma di rifiuti solidi urbani, industriali e agricoli, di sostanze inquinanti, di anidride carbonica in atmosfera, da cui originano problemi ambientali gravi e diffusi tanto da avere innescato una mutazione climatica.
La combinazione degli effetti a livello economico ed a livello ambientale configurano l’attuale crisi come la più grave attraversata dall’economia capitalista.
L’ideologia della crescita non da soluzione ai problemi da essa stessa originati, anzi, in un meccanismo illogico, per superare la recessione si incentiva ancora il sostegno dei consumi ed in particolare in quei settori industriali (edilizia, automobile, elettrodomestici) in cui si sono verificati i maggiori eccessi di offerta e quindi le difficoltà maggiori (ci sono 34 milioni di auto non vendute su un totale di 94 milioni di auto prodotte nel mondo).
Sussidi alla rottamazione, concessioni edilizie in deroga ai vincoli amministrativi esistenti non consentono di risolvere la crisi economica perché i mercati dell’auto e dell’edilizia sono saturi; si aggravano invece la crisi ambientale e climatica perché questi settori industriali producono gli oggetti più energivori in assoluto.
Per capire basta considerare che: in Italia dal milione ed ottocentomila veicoli degli anni ’60 si è passati nel 2008 ai 35.000.000, in un sistema di trasporto che assorbe un terzo circa di tutte le importazioni di fonti fossili e genera un terzo delle emissioni di CO2 , che sono la causa principale dell’innalzamento della temperatura terrestre; a Roma ci sono 245.000 abitazioni vuote su un patrimonio immobiliare di 1.715.000 abitazioni, situazioni analoghe si verificano in tutte le città di ogni dimensione. I consumi energetici delle abitazioni superano quelli delle automobili e nei 5 mesi invernali si consumano in riscaldamento quanto tutto l’autotrasporto in un anno: un terzo dei consumi totali.
Vediamo che la crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) resta la necessità che accomuna le politiche di destra e di sinistra in tutti i paesi del mondo, ma anche se non competenti in materia economica basta un po’ di buon senso per capire che per affrontare con successo sia gli aspetti economici occupazionali, sia gli aspetti ambientali climatici della crisi bisogna fare esattamente il contrario di quanto è stato messo in campo.
Diviene oggi necessario indirizzare il sistema economico produttivo verso settori che presentano ampi spazi di mercato e a parità di produzione riducono l’inquinamento, il consumo di risorse, in particolare quelle energetiche.
Ampio spazio c’è nei settori che accrescono l’efficienza nell’uso delle risorse consentendo di diminuire l’inquinamento, le emissioni di CO2 e i rifiuti. Se cresce l’efficienza nell’uso delle risorse, diminuisce automaticamente il loro consumo, e quindi una volta ammortizzati i costi di investimento con i risparmi sui costi di gestione, si riduce il PIL. La decrescita, nell’accezione di riduzione della produzione e del consumo di merci che non sono beni, ha le potenzialità per superare sia gli aspetti economico-occupazionali, sia gli aspetti energetici e climatici della crisi facendo fare un salto di qualità alla storia umana.
In Italia mediamente per il riscaldamento di edifici si consumano 200 chilowattora al metro quadrato l’anno. In provincia di Bolzano la norma in vigore non consente di costruire edifici se il loro consumo ne richiede più di 70 Kw. Ma alle costruzioni più efficienti ne bastano 15 ! Le possibilità di riavviare un ciclo economico positivo e di ampliare l’occupazione incentivando la ristrutturazione energetica degli edifici dissipativi costruiti negli ultimi 60 anni sono maggiori di quelle offerte dall’estensione della cementificazione delle aree agricole adiacenti alle aree urbane, dalla costruzione delle grandi opere, da infrastrutture viarie, di porti e aeroporti, di edifici faraonici per usi episodici (olimpiadi, centenari, expo ecc.).
Spostare l’asse produttivo indirizzato alla crescita del PIL ad un asse indirizzato alla riduzione dell’inquinamento, dello spreco delle fonti energetiche fossili e di materie prime, alla riduzione degli oggetti dimessi ed al recupero delle materie secondarie contenute in essi, porterebbe ad una riduzione della produzione e del consumo di merci che non soltanto non comportano un miglioramento nella qualità della vita e degli ambienti ma oggi le peggiorano. Una riduzione guidata e selettiva del PIL aprirebbe ampie opportunità occupazionali, non altrimenti ottenibili, in attività connotate qualitativamente.
Per mettere in moto un processo di questo genere è decisivo il ruolo della politica non solo a livello nazionale ma anche a livello locale. Strumenti decisivi per compiere questa inversione di tendenza sono nelle mani degli enti locali che debbono porre nei piani regolatori ed al centro dei lavori pubblici l’obiettivo di ristrutturare energeticamente gli edifici invece di devastare la bellezza residua del territorio con strade, autostrade, tangenziali, rotonde, grattacieli e alte velocità.
In sostanza, la strada per uscire dalla crisi economica e climatica passa attraverso lo sviluppo di innovazioni tecnologiche in grado di accrescere l’efficienza nell’uso delle risorse e di ridurre gli sprechi.
Queste tecnologie più efficienti hanno enormi spazi di mercato; pagano i loro costi d’investimento con i risparmi sui costi di gestione che consentono di ottenere; riducono il consumo delle risorse e una volta ammortizzati i loro costi d’investimento con la riduzione dei costi di gestione fanno diminuire il PIL.
La strada per uscire dalla crisi economica e climatica, per creare occupazione in lavori utili socialmente ed ecologicamente, è lo sviluppo delle tecnologie della DECRESCITA. Una uscita dalla crisi su un piano dove ciò che conta non è la crescita della produzione di merci ma la qualità della vita e degli ambienti in cui essa si svolge; dove le attività economico-produttive tornano ad essere il mezzo con cui gli esseri umani migliorano la qualità della loro vita migliorando gli ambienti in cui vivono.
La capacità di futuro di queste scelte che si sostengono costituisce le coordinate culturali e valoriali di un possibile cambiamento che già vive nelle pieghe del tessuto sociale come testimonia la diffusione di cinque prefissi: ri- e self- come risposta alla diminuzione della disponibilità di denaro (riciclo, riuso, autoproduzione, riduzione); de- come risposta alla diminuzione di risorse materiali (decrescita, chilometri zero, fonti rinnovabili); con- come risposta a un bisogno di maggiore socializzazione (gruppi di acquisto solidale, condivisione, co-housing, car-sharing, social network); tele- come bisogno di più tecnologia informatica (telelavoro, teleconferenza, skype).
Una importante presenza di stili di vita che rivalutano l’importanza della qualità, della sobrietà, della durata, della responsabilità ambientale, della socializzazione al posto dell’isolamento e del consumismo frenetico necessari all’economia fondata sulla crescita del PIL.
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Maurizio Pallante (Roma, 1947) è un saggista italiano. Laureato in lettere ha svolto lavori di consulenza per il Ministero dell'Ambiente riguardo all’efficienza energetica.
Biografia: è stato tra i fondatori, con Mario Palazzetti e Tullio Regge del Comitato per l’uso razionale dell’energia (CURE) nel 1988, ha svolto l'attività di assessore all'Ecologia e all'Energia del comune di Rivoli. Svolge attività di ricerca e di pubblicazione saggistica nel campo del risparmio energetico e delle tecnologie ambientali. Collabora con Caterpillar per la festa della Decrescita felice, di cui è il principale ispiratore. È membro del comitato scientifico di "M'illumino di meno".
Opere: La decrescita felice, ISBN 8835957273 - Un futuro senza luce? Come evitare i black out senza costruire nuove centrali, ISBN 8835955319 - Metamorfosi di Bios: Le molecole raccontano, ISBN 8835953472 - Ricchezza ecologica, ISBN 887285279X Un'idea di Roma, ISBN 8880681958, con acquerelli di Gabriella Arduino - Attimi di Piemonte, con acquerelli di Gabriella Arduino - L'estraneità, la ricerca, il tempo , con acquerelli di Gabriella Arduino - L'uso razionale dell'energia: Teoria e pratica del negawattora, ISBN 8833910350 - Scienza e ambiente. Un dialogo, ISBN 8833909808, con Tullio Regge - Le tecnologie di armonia, ISBN 8833908593 - I Tallone, ISBN 8876441220 - Moesta et errabunda, raccolta di poesie - Decrescita e Migrazioni, ISBN 9788896085-10-3

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G-20 opponents, police clash on Pittsburgh streets

G-20 opponents, police clash on Pittsburgh streets

By DANIEL LOVERING and MICHAEL RUBINKAM (AP) – 9 hours ago

PITTSBURGH — Police fired canisters of pepper spray and smoke at marchers protesting the Group of 20 summit Thursday after anarchists responded to calls to disperse by rolling trash bins and throwing rocks.

The march turned chaotic at just about the time that President Barack Obama and first lady Michelle Obama arrived for a meeting with leaders of the world's major economies.

The clashes began after hundreds of protesters, many advocating against capitalism, tried to march from an outlying neighborhood toward the convention center where the summit is being held.

The protesters banged on drums and chanted "Ain't no power like the power of the people, 'cause the power of the people don't stop."

The marchers included small groups of self-described anarchists, some wearing dark clothes and bandanas and carrying black flags. Others wore helmets and safety goggles.

One banner read, "No borders, no thanks," another, "No hope in capitalism." A few minutes into the march, protesters unfurled a large banner reading "NO BAILOUT NO CAPITALISM" with an encircled "A," a recognized sign of anarchists.

The marchers did not have a permit and, after a few blocks, police declared it an unlawful assembly. They played an announcement over a loudspeaker telling people to leave or face arrest and then police in riot gear moved in to break it up.

Protesters split into smaller groups. Some rolled large metal trash bins toward police, and a man in a black hooded sweat shirt threw rocks at a police car, breaking the front windshield. Protesters broke windows in a few businesses, including a bank branch and a Boston Market restaurant.

Officers fired pepper spray and smoke at the protesters. Some of those exposed to the pepper spray coughed and complained that their eyes were watering and stinging.

Police were planning a news conference to discuss their response. Officers were seen taking away a handful of protesters in cuffs.

About an hour after the clashes started, the police and protesters were at a standoff. Police sealed off main thoroughfares to downtown.

Twenty-one-year-old Stephon Boatwright, of Syracuse, N.Y., wore a mask of English anarchist Guy Fawkes and yelled at a line of riot police. He then sat cross-legged near the officers, telling them to let the protesters through and to join their cause.

"You're actively suppressing us. I know you want to move," Boatwright yelled, to applause from the protesters gathered around him.

Protesters complained that the march had been peaceful and that police were trampling on their right to assemble.

"We were barely even protesting," said T.J. Amick, 22, of Pittsburgh. "Then all of a sudden, they come up and tell us we're gathered illegally and start using force, start banging their shields, start telling us we're going to be arrested and tear gassed. ... We haven't broken any laws."

Bret Hatch, 26, of Green Bay, Wis., was carrying an American flag and a "Don't Tread on Me" flag.

"This is ridiculous. We have constitutional rights to free speech," he said.

The National Lawyer's Guild, a liberal legal-aid group, said one of its observers, a second year law student, was among those arrested. Its representatives were stationed among the protesters, wearing green hats.

"I think he was totally acting according to the law. I don't think he was provoking anyone at all," said Joel Kupferman, a member of the guild. "It's really upsetting because he's here to serve, to make sure everyone else can be protected. ... It's a sign that they are out of control."

The march had begun at a city park, where an activist from New York City, dressed in a white suit with a preacher's collar, started it off with a speech through a bullhorn.

"They are not operating on Earth time. ... They are accommodating the devil," he said. "To love democracy and to love the earth is to be a radical now."

The activist, Billy Talen, travels the country preaching against consumerism. He initially identified himself as "the Rev. Billy from the Church of Life After Shopping."

The G-20 summit was beginning Thursday evening with a welcome ceremony at the Phipps Conservatory and Botanical Garden and ends late Friday afternoon after a day of meetings at the David L. Lawrence Convention Center.

Dignitaries were arriving in waves and were heading to a city under heavy security. Police and National Guard troops guarded many downtown intersections, and a maze of tall metal fences and concrete barriers shunted cars and pedestrians.

Hundreds of police in riot gear were seen massing at Phipps, but only a handful of demonstrators were there.

Associated Press writer Vicki Smith contributed to this report.

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