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Economie

Unipol, Fazio e Consorte a giudizio per la tentata scalata a Bnl

autore: 
bancariomat
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L’ex numero del gruppo assicurativo e l’ex governatore di Bankitalia compariranno davanti al giudice a febbraio

MILANO - Rinviato a giudizio. Per la scalata di Unipol a Bnl del 2005, andranno a processo l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, e l’ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte. Tra le accuse l’ostacolo all’autorità di vigilanza, l’aggiotaggio e l’insider trading. Il processo a Milano inizierà il primo febbraio. Contemporaneamente, per quanto riguarda la vicenda del riacquisto di obbligazioni Unipol, Consorte e Ivano Sacchetti saranno processati a Bologna.

Il giudice ha mandato a processo tra gli altri anche l’allora direttore generale di Unipol, Carlo Cimbri, i banchieri Giovanni Zonin e Giovanni Alberto Berneschi, ai tempi rispettivamente presidente di Banca Popolare di Vicenza e Carige, e anche tutti i cosiddetti contropattisti tra cui gli immobiliaristi Stefano Ricucci e Danilo Coppola e Vito Bonsignore. Tra gli imputati prosciolti ci sono le banche Nomura e Credit Suisse First Boston con i loro esponenti e l’imprenditore Marcellino Gavio.Tra i rinvii a giudizio c’è anche Deutsche Bank e inoltre la stessa compagnia assicuratrice Unipol.

"Accolgo con sorpresa e stupore la decisione del gup del tribunale di Milano - dice Consorte - I fatti in sede di dibattimento mi daranno ragione". La strategia è quella di dare ampia visibilità al processo: "Il primo passo in questa direzione sarà quella di richiedere lo svolgimento del processo Bnl alla presenza dei principali organi di comunicazione".

(18 settembre 2009)

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/unipol/unipol/unipol.ht...

Esab: CUB, palla al centro

autore: 
Alex Miozzi

MESERO (MILANO), 18 settembre 2009. Dalla Confederazione Unitaria di Base oggi è inviata una lettera indirizzata al Ministero per le Attività Produttive, alla Regione Lombardia e al Comune Mesero, soggetti dell’accordo siglato il 3 agosto, per la creazione di un tavolo con l’obiettivo di reindustrializzare l’area.
“Infatti in questo accordo, del 3 di agosto, al terzo punto è previsto proprio questo” spiega Walter Montagnoli della CUB “giusto per eliminare quelle ombre negative circa il processo di reindustrializzazione dell’area, punto sul quale l’azienda non si è impegnata nemmeno in linea di massima.”
Per la cronaca, l’accordo del 15 settembre scorso, è stato firmato esclusivamente dall’azienda e dalle RSA (Rappresentanze Sindacali di Base) ma non dalla CUB.
“Diversamente, insieme alle RSA, ieri a Roma presso il Ministero delle Attività Produttive, la CUB ha siglato il verbale di accordo con cui si attiva la cassa integrazione speciale (CIGS) per due anni, con decorrenza dal primo ottobre prossimo.”

Esab, quale accordo

autore: 
Alex Miozzi

MESERO (MILANO), 15 settembre 2009. Le RSA hanno siglato l’accordo con l’Esab, ma la CUB non firma l’accordo anche se sosterrà fino in fondo la scelta dei lavoratori e delle RSA.
La trattativa che ha visto il coinvolgimento del Ministero del Lavoro e quello delle Attività Produttive, della Regione Lombardia e del Comune di Mesero, si è conclusa con una bozza di accordo che presenta sia luci che ombre.
“Restano ben presenti le ombre negative circa il processo di reindustrializzazione dell’area” afferma Walter Montagnoli della CUB. “e in particolar modo per il comportamento dell’azienda, che non si è impegnata nemmeno formalmente in questo senso.”
Il sindacato di base considera inoltre insufficiente il reimpiego dei lavoratori, con poche posizioni e logisticamente troppo distanti, così come sono insufficienti le integrazioni al reddito dei lavoratori rispetto alle rivendicazioni sindacali.
“L’aspetto positivo è il ritiro della procedura di mobilità, la cassa integrazione speciale per due anni, una copertura del reddito dei lavoratori” continua Montagnoli “E, questo va sottolineato, e per quanto ci riguarda ribadito, l’apertura di un tavolo che coinvolga le istituzioni, con tutte le parti firmatarie l’accordo del 3 agosto, con l’obiettivo di reindustrializzare l’area. Ed è per questo che continueremo a batterci.”

Esab, niente di nuovo sul fronte occidentale

autore: 
Alex Miozzi

MESERO (MILANO), 11 settembre 2009. Dopo nove giorni di presidio, con sei operai sempre sul tetto dello stabilimento , ennesimo stallo nella trattativa tra l’FLMUniti-CUB e dirigenza dell’Esab Saldatura.
La piattaforma sindacale della CUB si fonda sulla continuità sia lavorativa che produttiva della stessa azienda, con questa o con un’altra proprietà, oltre al mantenimento dell’assetto industriale su quest’area territoriale.
“Per questo motivo è importante che l’azienda accetti l’idea di cedere l’area a un eventuale nuovo imprenditore che ovviamente deve anche assumere tutti i lavoratori, ma se oppone resistenza lo fa per motivi di profitto” riferisce Walter Montagnoli della Confederazione Unitaria di Base. “In questo caso la cessione deve prevedere un prezzo di vendita ragionevole e appetibile, e come nel caso della compravendita di una casa, è chiaro che se è già occupata il prezzo deve essere minore di un immobile equivalente senza dentro nessuno.”
“In risposta alle nostre proposte la direzione ha presentato un altro documento” conclude Montagnoli “ma al di là di una ulteriore offerta di tipo economico, comunque sempre insufficiente, non vediamo novità significative.”

SCUOLA, PRECARI ANNUNCIANO PER DOMANI PROTESTA DAVANTI REGIONE

SCUOLA, PRECARI ANNUNCIANO PER DOMANI PROTESTA DAVANTI REGIONE
"Con l'accordo Gelmini-Formigoni il sistema dei tagli alla scuola resta intatto e il problema della disoccupazione per gli insegnanti precari lombardi, si sposta solo di un anno. Per questo domani mattina andremo, incatenati, davanti alla sede della Regione, portando un documento con le nostre critiche e le nostre richieste". Lo annuncia Giuseppe Palatrasio, portavoce del Coordinamento lavoratori scuola 3 ottobre, movimento che dal primo settembre ha dato vita al presidio permanente davanti al Provveditorato. I motivi del "no" all'intesa Governo-Regione sono state presentate questo pomeriggio nel corso di un'assemblea davanti agli uffici di via Ripamonti, a cui hanno partecipato anche rappresentanti sindacali di Flc Cgil, Cub, Cobas e Gilda. "L'introduzione di ammortizzatori sociali non risolve il problema - spiega Palatrasio -, lo stipendio sarebbe mantenuto solo per quegli insegnanti che hanno lavorato per tutto l'anno appena concluso e che hanno gia' versato due anni di contributi, creando delle diversita' fra i precari stessi. Non e' accettabile, inoltre, il dirottamento a mansioni diverse dall'insegnamento".(omnimilano.it)

Riapertura del museo dell’auto di Arese tra incuria e sporcizia.

autore: 
Alex Miozzi

ARESE (MILANO) 9 settembre 2009. Ieri 8 settembre ha riaperto i battenti il museo Alfa al Centro Direzionale dopo nove mesi di chiusura, ma la speranza di interventi migliorativi è stata totalmente vanificata attraverso una visita da normali visitatori.
Un vero e proprio disastro dovuto a una situazione di estremo degrado e di sporcizia totalmente inaccettabili, un chiaro segno di disinteresse da parte della FIAT per l’Alfa Romeo.
“Il rilancio del marchio Alfa deve partire proprio dal Museo, la cui gestione potrebbe occupare un certo numero di lavoratori.” Affermano i sindacalisti dell’FLMUniti-CUB presenti alla ricognizione. “Ancora una volta un'iniziativa del tutto innocua ha creato scompiglio nei vertici FIAT, segno che mettere in piazza le loro negligenze da sempre fastidio.”
E’ noto inoltre che nei primi giorni di agosto è stata firmata la convenzione tra i comuni per il piano sull’area di Arese, sulla cui area si discute circa la costruzione di un centro commerciale con villette e alberghi, e lo stesso Motor Village, nel totale silenzio di FIAT.
Inoltre, come in ogni stabilimento FIAT, anche ad Arese esiste un problema occupazionale in cui almeno formalmente la Cigo è ordinaria, ma senza garanzie di ripresa di attività quali progettazione, sperimentazione e stile.
Ricordiamo inoltre la chiusura della cassa integrazione presso lo stabilimento di Balocco e la procedura di mobilità di 450 lavoratori (320 fiat, 90 Powertrain e 40 uffici acquisti).

La retromarcia dei redditi fermi ai livelli di 10 anni fa

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Si annunciano con titoloni timidi segnali di ripresa, roba da zero virgola (direbbe Giulio Tremonti). Ma la realtà è una terra desolata. Lavoratori esasperati, estromessi dal ciclo produttivo, sempre più a rischio povertà. Questa è la cronaca della crisi a fine 2009. Altro che ripresa. L’Unione europea aveva già annunciato in primavera che in Italia l’incubo subprime sarebbe costato un milione di posti di lavoro. Un prezzo altissimo, sulle spalle dei giovani precari, ma anche dei cinquantenni con famiglia a carico. Numeri così non perdonano nessuno. Anche l’ufficio studi di Bankitalia qualche mese fa lanciava l’allarme occupazione. Intervenendo al Forex di Milano il governatore Mario Draghi non ha nascosto le sue preoccupazioni.

«Nel terzo trimestre del 2008 l’insieme dei lavoratori a termine, interinali e a progetto sfiorava i tre milioni - aveva detto - Per circa quattro quinti di questi lavoratori il contratto giunge a scadenza entro un anno. Su di loro grava un rischio particolare». Quattro quinti: cioè 2 milioni e mezzo. Un esercito di precari sull’orlo del baratro. Nonostante la ripresina. Cinque mesi dopo il Bollettino di Via Nazionale confermava le preoccupazioni. Nei primi tre mesi del 2009 204mila posti sono andati in fumo rispetto all’anno prima. Di questi, 114mila sono nel Mezzogiorno. Per la prima volta dal 2005 si contrae l’occupazione femminile. Donne e giovani restano a casa. I cocopro che non si vedono riconfermare gli incarichi a inizio anno sono 107mila, i lavoratori a termine nelle stesse condizioni sono oltre 150mila. Chi è «protetto» è in cassa integrazione. Gli altri nel nostro Paese hanno solo briciole.

Come si esce? Quando e come finirà? A che punto è l’Italia? Un intervento di Antonio Misiani, deputato Pd, sul Nens (l’associazione di Pier Luigi Bersani e Vincenzo Visco) elabora cifre inquietanti. detto in due parole: l’Italia di oggi è tornata indietro di 10 anni, ai livelli del 1999 (unica in Europa). Per riagguantare il livello di ricchezza pro-capite del 2007 bisognerà aspettare il 2018. Il Pil generale tornerà a livelli di due anni fa nel 2015. Questo stando a elaborazioni dei numeri forniti dal Fondo monetario internazionale. «Il tempo di recupero italiano - scrive Misiani - cioè sei anni, è il peggiore tra i grandi Paesi avanzati, nettamente superiore a quello della zona euro (4 anni), per non parlare di Paesi come il Canada (2 anni), il Regno Unito (3 anni) e gli Stati Uniti (2 anni). Insomma, l’Italia resta indietro: la crisi evidentemente non è uguale per tutti.

D’altronde da noi la recessione è iniziata prima che altrove. Nel terzo trimestre del 2008, tre mesi prima del Giappone e sei mesi prima della zona euro e delle altre grandi economie. «Questi numeri - continua Misiani - smentiscono l’ottimismo di facciata di chi racconta che l’Italia ha retto meglio degli altri e che il peggio è alle nostre spalle». Il governo italiano ha investito meno degli altri nelle misure anticrisi. L’argomento è forte e convincente: abbiamo un bilancio già disastrato. Dobbiamo risparmiare. Fosse vero. In realtà non si spende e i conti peggiorano. Nel 2009 le entrate diminuiranno di quasi 12 miliardi (lo dice il Dpef). Un calo «non interamente attribuibile alla crisi» osserva Misiani. Il crollo dell’Iva ha una portata nettamente superiore alla riduzione dei consumi. Lo Stato incassa meno e spende di più. La spesa primaria sfora di almeno 20 miliardi rispetto alle stime di inizio anno. Eppure le risorse destinate ai pacchetti anticrisi superano di poco i 5 miliardi. Gli altri dove sono andati a finire?
08 September 2009

di Bianca Di Giovanni - Unità

Ennesima fumata nera all’Esab Saldatura

autore: 
Alex Miozzi

MESERO (MILANO), 4 settembre 2009. Ennesimo incontro insoddisfacente quello previsto per oggi alle 14 ma iniziato con fortissimo ritardo.
“Di risolutore non c’è niente.” Afferma Walter Montagnoli della Confederazione Unitaria di Base. “La controparte ha avanzato concessioni di tipo economico molto limitate, ma il problema non sono due lire in più o in meno ai lavoratori.”
Si registra anche il terzo giorno di presidio, con un gruppo di lavoratori asserragliati sul tetto dell’impianto, che, anche a seguito dell’incontro di oggi, proseguirà fino al raggiungimento di un accordo dignitoso.
“Comunque siamo lontani anni luce dalle richieste da noi avanzate.” continua il sindacalista della CUB. “Qui è in gioco l’esistenza dell’azienda, e la nostra rivendicazione primaria è e resta il mantenimento dell’attività produttiva.”

Esab Saldatura, dal tetto con furore

autore: 
Alex Miozzi

MESERO (MILANO), 2 settembre 2009. Da stamane presidio a sorpresa per la fabbrica Esab Saldatura di Mesero, una lunga vicenda iniziata il 24 giugno dalla procedura di mobilità comminata a 85 lavoratori, su 143 dipendenti totali, e che ha coinvolto senatori della Repubblica e rappresentanti della Regione Lombardia, fino a un incontro il 30 luglio con funzionari del Ministero delle Attività Produttive.

L’esito positivo della vicenda sembrava essere l’accordo in Regione Lombardia del 3 agosto, seguito dal successivo nulla di fatto di giovedì scorso, 27 agosto, presso il Ministero del Lavoro.

“A quanto pare l’idea di trasformare la mobilità in cassa integrazione, con reali garanzie circa la continuità produttiva dello stabilimento, e la creazione di un tavolo che definisca la reindustrializzazione dell’area non è stata accolta dalla casa madre britannica.” Afferma Walter Montagnoli della CUB. “E a quanto pare anche l’impegno del Governo italiano non è servito a molto.”

Da parte del sindacato di base è prevista la continuazione del presidio affinché si riapra quanto prima il tavolo di trattativa.

“Se credono comunque di far fare all’Esab la fine delle filiali di Svezia e Finlandia, relegate a presidi commerciali, giocando sulla pelle dei lavoratori, sbagliano di grosso.” Conclude Montagnoli.

America Latina: crisi, movimenti di lotta, neocolonialismi

11/09/2009 - 20:00
11/09/2009 - 23:00
Etc/GMT+2
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comitato permanente
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Siamo felici di invitarvi al dibattito pubblico sull'America Latina, che si terrà venerdì 11 settembre, alle h. 20.00, al Palaplip di Carpenedo a Venezia-Mestre*.

Insieme a Ricardo Antunes e Charles André Udry e ai membri di diverse associazioni latino - americane, parleremo della drammatica trasformazione economica e sociale che investe l'America Latina, del ruolo che vi hanno i governi e i poteri economici del Nord del Mondo, delle risposte combattive della popolazione - un esempio importante per i lavoratori del Nord del Mondo.

In allegato troverete la locandina dell'iniziativa.
Vi chiediamo di partecipare e contribuire alla sua riuscita aiutandoci nella diffusione di questo invito.

"Crisi, movimenti di lotta, neocolonialismi - Cosa non sappiamo dell'America Latina"

Oltre 500 milioni di abitanti, un intero continente, eppure dall´America Latina le notizie ci arrivano con il contagocce...
Obiettivo del dibattito è iniziare a superare una condizione di ignoranza in cui, nel Nord del mondo, siamo in molti a trovarci. Di fronte alla rappresentazione stereotipata che i media ci danno dell'America Latina, limitandosi per esempio a parlare di pochi e "grandi" personaggi politici, sentiamo la necessità di occuparci delle questioni che riguardano la maggior parte delle popolazioni latino-americane.

Vogliamo parlare, andando più a fondo, dei processi economici, che trasformano in modo drammatico le società latino-americane, e in cui hanno un ruolo importante i governi e i poteri economici del Nord del mondo. Quali sono gli effetti dell'amministrazione Obama in America Latina? Quanto pesano gli interessi economici europei in quello che non è più il giardino della sola America? Perché le migrazioni continuano a dissanguare i paesi latini?

Le popolazioni latino-americane, messe sempre più a dura prova dalle mire del mercato mondiale, rispondono con lotte che sono per noi un esempio a cui guardare, perchè i lavoratori del Nord del mondo ne sono ugualmente coinvolti.
Con questo obiettivo, conoscitivo e politico, invitiamo tutti a confrontarsi con Charles André Udry e Ricardo Antunes, e con la fondamentale voce delle associazioni latino-americane.

Un caro saluto,

- A La Calle ! (Bologna)
- Associazione Immigrati San Vito al Tagliamento
- Comisión Intereclesial de Justicia y Paz Colombia
- Centro E. Balducci (Zugliano-Udine)
- Comitato di Solidarietà con i Popoli dell'America Latina (Marina di Massa - Massa Carrara)
- Comitato permanente contro le guerre e il razzismo (Mestre-Venezia)
- KanKurwa (Bologna)
- Gruppo promotore per un Coordinamento antimperialista antifascista dell´Alto Vicentino (Schio - Vicenza)
- Il Pulego (Venezia)
- Red de Alternativas A la Impunidad y la Globalización del Mercato (Colombia)

Come raggiungere la sala:

Il Palaplip è in via San Donà 195, a Carpenedo.
(http://maps.google.it/maps?oe=utf-8&client=firefox-a&q=via+San+Don%C3%A0...).
Lo si può raggiungere da Mestre - linee 13, 14, 15, 4 e 4/ - e da Venezia - linee 24, 4 e 4/.

Per chi proviene da Padova:
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Per chi proviene da Trieste:
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