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Economie

FIAT di Arese, la riscossa dei tecnici

autore: 
Alex Miozzi

ARESE (MILANO), martedì 14 luglio 2009. E’ di stamane l’assemblea aperta organizzata dall’FLMUniti presso lo stabilimento FIAT di Arese, un duplice successo in termini di partecipazione. Infatti, oltre alla partecipazione probabilmente più prevedibile da parte degli operai, in prima fila c’erano anche gli ingegneri e i professionisti del settore tecnico dello stabilimento lombardo.
Una forte presenza tecnica, per così dire, dovuta anche al provvedimento di cassa integrazione a zero ore a questi destinata, che paventa la sempre più concreta possibilità di dismissione anche del ramo progettazione delle linee produttive.
Un’assemblea che ha ribadito la ferma opposizione alle 13 settimane di Cigo, dal 24 agosto al 22 novembre 2009, che interesserà 312 lavoratori di cui 270 impiegati e 42 operai, con l’obiettivo di garantire l’occupazione di tutti i lavoratori in questione.
Infine, i lavoratori manifesteranno con un presidio davanti all’Assolombarda in occasione dell’incontro con i vertici dell’industria automobilistica previsto per la fine del mese.

safilo,made in Italy,la cina ringrazia.

autore: 
sandro pescopagano-cub portogr

negli ultimi mesi abbiamo seguito il caso della ditta di occhialeria "safilo",che ha appena tagliato definitivamente 750 posti di lavoro tra i 2 stabilimenti friulani di Precenicco-Latisana, e di Martignacco.n bruitta storia che abbiamo ascoltato direttamente da tanti amici e lavoratori che in quegli stabilimenti hanno versato sudore ,impegno,abnegazione, in cambio di circa 1000 euro al mese(con una turnazione su 2 turni ,mattino e pomeriggio ,dal lunedi al venerdi ).E ora tutti a casa,con oltre 2 anni di cassa integrazione,a dispetto delle varie promesse sotto periodo elettorale.I lavoratori avevano infatti reagito alla notizia dei liocenziamenti con un presdio permanente ,a cui abbiamo espresso solidrieta' e vicinanza ,ma che era stato oggetto di sciacallaggio politico sotto elezioni,con entrambi gli schieramenti in costante pellegrinaggio per carpire voti per le elezioni europee.Da Vendola a Dipietro ,ai vertici regionali della PDL ai vari Ferrero di Rifondazione ecc,un squallida parta ,in prfetto stile Circo Barnum,fatto di promesse,pale al vento,bla bla bla e tante facce di bronzo....Ora la triste realtà,le fabbriche chiudono e vanno a produrre in Cina nel nuovissio stabilimento che la dirigenza SAFILO sotto il propietario Tabacchi ha aperto,in nome della GLOBALIZZAZIONE...sulla pelle dei lavoratori e de nuovi popoli asserviti alle logiche del mero profitto e speculazione.
MA ora oltra la danno la beffa:la Safilo da tempo si sospetta che taroccasse il suo MADE IN ITALY,altro che qualità e standard ecc.
Un’indagine sulla presunta contraffazione di occhiali prodotti in Cina ma commercializzati col marchio «Made in Italy» è stata infatti avviata nei confronti della Safilo da parte della guardia di Finanza.
L’inchiesta è scaturita da una serie di sequestri di circa 200 mila paia di occhiali, effettuata alcuni mesi fa nello stabilimento friulano di Precenicco (Udine). A questi atti è seguito un ulteriore sequestro di documentazione nelle sedi dell’azienda di occhialeria, a Padova e Pieve di Cadore (Belluno). Secondo l’ipotesi al vaglio del sostituto procuratore della Repubblica di Udine, Barbara Loffredo, l’azienda avrebbe fatto fabbricare nelle proprie sedi in estremo oriente gli occhiali, ai quali negli impianti friulani sarebbero soltanto state apposte le etichette «Made in Italy».Una vera e propria truffa in grande stile se così fosse!!Doppia truffa ,anche nei confronti di chi compra prodotti marcati "italiano" proprio per difendere l'occupazione nella nostra terra.

E loro,gli sciacalli(eventuali)si sono buttati a capofitto nella truffa,nel raggiro di chi onestamente crede a certi valori di solidarietà tra lavoratori della stessa patria,a chi vuole aiutare la propria gente la propria terra ha mantenere l'occupazione,dignitosamente!

Loro,i padroni,sono esattamente dall'altra parte.....

Si configurerebbero quindi,per al dirigenza SAFILO i reati di frode in commercio e vendita di prodotti con segni mendaci. Negli ultimi mesi, gli stabilimenti italiani sono stati al centro di un progetto di ridimensionamento, con un taglio di circa 750 posti di lavoro,concentrati in Fiuli,nell'ex "ricco" nord est,dove la crisi non guarda in faccia nessuno..

L’azienda di occhialeria padovana precisa che il procedimento, è «unicamente un atto dovuto, utile anche a rafforzare la posizione di Safilo stessa». Sottolineando di riporre «massima fiducia nell’operato della magistratura», esprime «disappunto che un atto coperto da segreto istruttorio sia stato reso pubblico, gettando ingiustificatamente discredito - sottolinea la nota - su un’azienda di primaria importanza per la realtà economica italiana». La società si riserva, infine, azioni legali a tutela dell’azienda e del presidente, Vittorio Tabacchi(tra l'altro già con cittadinanza americana ,ci risulta).

Finite le elezioni,sprecate le vane promesse,incassato l'addio definitivo agli impianti indutriali,LA NOSTRA TERRA LA LIBERAZIONE ATTENDE, da politicanti-sciacalli e opportunisti,da servi e cherubini

il mistero dei bond americani...

autore: 
Progetto ciaoNippon

Il mistero che avvolge i bond statunitensi del valore di 134 miliardi di dollari sequestrati a Chiasso ormai un mese fa si infittisce sempre di piu’.
Infatti sono misteriosamente apparsi in rete i passaporti dei due Giapponesi, Akihiko Yamaguchi (forse cognato di Toshiro Muto che ricordo era fino a poco fa vice-governatore della Banca del Giappone) e Mitsuyoshi Watanabe, coinvolti, ed arrestati dalla guardia di finanza italiana, alla frontiera con la classica valigetta piena di “soldi” o bond o titoli Kennedy (veri o falsi che siano) e 4 cellulari internazionali a testa.
Secondo le prime indiscrezioni, anche se le indagini sono tuttora in corso, potrebbe trattarsi del pagamento degli interessi delle monete d'oro della Dragon Family, una fondazione cinese che si occupa di investimenti, e custodite dalla Federal Reserve che comunque coinvolge, misteriosamente, due uomini d’affari giapponesi che a loro volta erano i custodi di questo tesoro.
Le cose si complicano ancora di piu’ se si pensa che i due avrebbero anche incontrato nel loro pellegrinaggio italia-svizzera anche un personaggio italiano, un certo Alessandro Santi, che non si preoccupa minimamente di essere coinvolto (direttamente o indirettamente che sia) in questo intrigo internazionale e del fatto che la guardia di finanza italiana sembra essere andata a colpo sicuro informata anticipatamente dai servizi segreti americani. In fondo sembra di capire che Santi, già presidente di un consorzio internazionale per i trasporti e proprietario unico della Interprogetti, ha alle spalle una vita spesa nelle spedizioni internazionali e negli affari di dogana.

Quindi, ricapitolando... CIA, valigette con doppio fondo piene di bond capaci di risollevare il debito estero di un paese africano, businessman giapponesi che cercano di entrare in Svizzera, la dragon family, la federal reserve...un mistero internazionale grande come una casa che dovra’ essere seguito da vicino per arrivare un giorno, forse, ad una parziale verita’. O qualche versione che possa in qualche modo approssimare la Verita’, perlomeno, quella ufficiosa.

http://www.ciaonippon.com/

PRESIDIO AL PIRELLONE. RIPRENDIAMOCI LA FERMATA DI RHO!

14/07/2009 - 15:00
14/07/2009 - 18:00
Etc/GMT+2
autore: 
sos FORNACE

Il 14 luglio alle 15,30 al Pirellone incontreremo Regione Lombardia, Regione Piemonte, Trenitalia e Comune di Rho

RIPRENDIAMOCI LA FERMATA DI RHO!
MARTEDI 14 LUGLIO ORE 15.00
PRESIDIO AL PIRELLONE
VIA FABIO FILZI 22, MILANO

Finalmente la convocazione è arrivata! Il 14 luglio alle 15,30 al Pirellone incontreremo Regione Lombardia, Regione Piemonte, Trenitalia e Comune di Rho per discutere degli effetti della soppressione della fermata di Rho per i treni interregionali Milano Torino e i tempi di eventuali provvedimenti.

La nostra delegazione porterà a quel tavolo le 5.600 firme per il reintegro immediato della fermata, raccolte da quando a metà giugno abbiamo iniziato a presidiare negli orari di punta la stazione con i banchetti.
Questo incontro è un importante risultato e speriamo sia risolutivo per la vertenza.

Ci teniamo a ricordare che gli stessi interlocutori si erano incontrati già il 18 marzo 2009 e avevano in quella sede concordato la soppressione della fermata. Ma questa volta, a differenza dell’incontro di marzo, ci saremo noi a rappresentare gli interessi dei cittadini di cui nessuno si è curato all’epoca e non saranno dunque rappresentati solo gli interessi di Fiera, Expo e dei poteri forti.

Da qui all’incontro è comunque importante continuare lo sciopero del biglietto e intensificare la protesta, per dimostrare che se non si saranno presi provvedimenti chiari e concreti e non si terrà conto dei bisogni del territorio, dal giorno successivo i pendolari e i cittadini di Rho saranno pronti a mettere in atto forme di protesta ancora più radicali.

www.mobilitati.com
sosfornace@inventati.org
www.sosfornace.org

CONTRO IL G8

autore: 
CO.CO.CO.

I POTENTI DELLA TERRA PORTANO SOLO MISERIA, SFRUTTAMENTO E GUERRA!
LA SOCIETA’ DEVE ESSERE DIRETTA DAI LAVORATORI!

Ancora una volta i caporioni dell’imperialismo, i tirapiedi dei capitalisti, i responsabili maggiori, insieme ai loro mandanti, del degrado materiale e morale del pianeta, si riuniscono per decidere come affrontare i problemi della società attuale.
Ma quali problemi affronteranno?
Il mondo va a rotoli. La crisi dell’ordinamento sociale capitalista sta trascinando miliardi di persone nel caos: miseria, guerra, fame, distruzione dell’ambiente, migrazione di massa…
Sei miliardi di individui delle masse popolari oggi non possono più vivere come vivevano fino a ieri. In tutti i paesi in cui la miseria, la fame, le malattie, la guerra erano già all’ordine del giorno, le masse popolari si trovano di fronte all’alternativa di crepare subito o tentare una fuga disperata verso i paesi imperialisti.
Nei paesi imperialisti, come in Italia, le condizioni di vita e di lavoro, che con dure lotte la classe operaia organizzata nel suo partito comunista aveva strappato alla borghesia, vengono progressivamente smantellate.
Sono questi i problemi che i leader mondiali dell’imperialismo cercheranno di risolvere? Sono questi i punti su cui cercheranno di trovare un accordo tra loro? No!
L’unico obiettivo e interesse della classe dominante è quello di far profitto, di arricchirsi sulla vita delle masse. Le vittime del terremoto dell’Aquila non sono vittime del caso: sono vittime delle speculazione edilizia; i morti di Viareggio sono stati uccisi da chi per arricchirsi se ne frega della sicurezza, privatizza, guadagna, specula sui servizi che dovrebbero essere a disposizione delle masse popolari; i morti sul lavoro, i milioni di morti di fame e di malattie curabili nel mondo sono vittime dello sfruttamento e del profitto dei padroni e dei potenti.
Le condizioni in cui vivono le masse popolari sono per i caporioni dell’imperialismo solo un effetto collaterale del loro sistema di sfruttamento. Non affronteranno quindi questi problemi, anzi! I potenti della terra faranno mille sforzi per sfruttare e opprimere ancora di più e per reprimere chi si opporrà allo sfruttamento e all’oppressione. Se i potenti della terra, non verranno fermati getteranno le masse popolari di tutto il mondo in condizioni ancora più misere di quelle attuali.
In realtà i summit come il G8 non sono altro che passerelle in cui i capi politici dei maggiori paesi imperialisti recitano la parte di coloro che hanno a cuore le sorti dell’intero pianeta. Questa recita serve loro per mantenere soggiogate le masse, per far credere alle masse che la loro esistenza non può che dipendere dalla lungimiranza e benevolenza di questi maestri dello sfruttamento, di questi signori della guerra.
Per quanto è in loro potere i leader politici riuniti nel G8 cercano anche di far credere di essere d’accordo tra loro, che la loro gestione è priva di rilevanti attriti. In realtà l’unico punto su cui si trovano d’accordo è quello di sfruttare e opprimere le masse popolari per mantenere il loro potere e la loro ricchezza.
La borghesia imperialista è invece una classe divisa in gruppi che combattono tra loro una lotta all’ultimo sangue: il sangue delle masse popolari. Le masse popolari sono la carne da macello degli imperialisti che lottano tra loro per spartirsi un bottino oramai sempre più scarso.
I milioni di manifestanti che ad ogni summit dei G8 si mobilitano per protestare contro questa banda di sfruttatori, assassini e guerrafondai conducono una lotta giusta che rappresenta il rifiuto di tutte le masse popolari di fare da massa di manovra per i padroni. Oggi gridano “non pagheremo noi la vostra crisi”, come ieri gridavano “non un soldo, non un uomo per la vostra sporca guerra”.
A Genova nel 2001 il Governo Berlusconi represse nel sangue la protesta delle masse popolari e Carlo Giuliano venne assassinato dagli sbirri al soldo di Berlusconi e della sua banda. Il G8 dell’Aquila si presenta non meno gravido di minacce. In questi giorni sono già partiti arresti e perquisizioni preventive che si aggiungono alla più generale e crescente repressione nei confronti delle organizzazioni comuniste, anarchiche e antifasciste.
Lor signori, per giustificare la repressione, hanno tentato con i loro mezzi di “informazione” di far credere che un ristretto gruppo di facinorosi pretenderebbe di disturbare il summit. In realtà oramai le masse popolari di tutto il mondo odiano questa classe dominante. La mobilitazione contro il G8 continuerà a crescere così come è destinata a crescere sempre di più la mobilitazione delle masse popolari contro gli sfruttatori e contro i loro rispettivi governi.
A noi comunisti spetta il compito di partecipare, sostenere e promuovere la mobilitazione contro il G8 e di ricavare anche da questa mobilitazione le forze migliori per ricostruire nuovi partiti comunisti quali strumenti di direzione della classe operaia sul resto delle masse popolari nello scontro per strappare alla borghesia la direzione della società.
Non possiamo continuare a vivere in questo modo! Solo una società diretta dalla classe operaia nel proprio interesse e nell’interesse delle masse popolari può risolvere definitivamente i problemi che oggi sconvolgono la nostra esistenza e di cui sono responsabili i capitalisti e i loro rappresentanti politici.

NO al potere dei padroni! NO alla guerra, alla miseria, allo sfruttamento!
SI al potere dei lavoratori! SI al lavoro, alla sicurezza, alla salute per tutti!
Pace tra le masse, guerra agli sfruttatori!
No alla guerra imperialista, SI alla guerra popolare!

Coordinamento dei Collettivi Comunisti
www.coorcolcom.org - coorcolcom@tiscali.it

E’ allarme sfratti...

image1: 
2164_Sfratto.jpg

Gli affitti salgono, ma le buste paga non fanno altrettanto, lasciando le famiglie in grosse difficolta’ anche nel pagare l’affitto. Sostanzialmente sarebbe questa la causa indicata dalla Sicet, il sindacato inquilini della Cisl, per spiegare l’aumento degli sfratti eseguiti lo scorso anno.

“I dati forniti dal Ministero dell’Interno, ancorché provvisori, sono letteralmente drammatici, se non addirittura agghiaccianti - ha spigato il segretario nazionale dell’Unione inquilini, Walter De Cesaris. Nel 2008 le richieste di esecuzione sono aumentate di oltre il 25%, salendo a quasi 140.000. In particolare, su un totale di 51.390 nuove sentenze di sfratto (+17,14% sul 2007), la maggioranza assoluta, oltre 40.600, sono state per morosita’.
In particolare, le richieste di sfratto presentate dagli ufficiali giudiziari alla forza pubblica per eseguire gli sfratti sono state 138.040, con un aumento rispetto al 2007 del 26,13%. Gli sfratti eseguiti sono stati invece 24.996, l’11,25% in piu’ rispetto al 2007.

Lievita dunque di anno in anno il numero di coppie, singoli e famiglie che sono obbligati a lasciare l’alloggio in locazione in cui risiedono, perché non riescono a pagare la pigione mensile. Va, infatti, ricordato che nella procedura sommaria il giudice in udienza fissa la data del rilascio, a meno che l’inquilino non presenti opposizione. E se l’immobile non viene liberato si avvia la procedura esecutiva che, dopo l’atto di precetto da parte dell’ufficiale giudiziario e la notifica di preavviso, prevede lo sloggio forzato in presenza dei carabinieri, ancora dell’ufficiale giudiziario e del fabbro incaricato di cambiare la serratura della o delle porte d’ingresso.

Analizzando alcune citta’ emerge che a Venezia gli sfratti emessi salgono del 261%. Modena vede un +50% delle richieste di esecuzione, mentre a Bologna si fermano al +30,64% con gli sfratti eseguiti aumentati del 15%.
A Roma sono 53 mila (+171,62%) le sentenze di sfratto, mentre le esecuzioni con la forza pubblica sono salite del 18,07%. Nella provincia di Firenze le richieste di esecuzione sono aumentate del 58,28% e le esecuzioni di sfratto del 52,73%.
Dati preoccupanti anche a Napoli: le sentenze di sfratto salgono del 134%, le richieste di esecuzione del 61,56% e gli sfratti eseguiti del 4,23% con 1.800 esecuzioni.
Palermo e Catania si piazzano ai primi posti in Sicilia con rispettivamente 1.700 e 2.400 sfratti.

Analizzando invece le Regioni, e’ il Lazio che si aggiudica il triste primato dell’aumento delle richieste di esecuzione di sfratto. Sempre in base ai dati provvisori del Viminale, l’impennata e’ stata di oltre il 160%, per 54 mila richieste. Notevole l’incremento anche in Molise dove i numeri assoluti sono pero’ di gran lunga inferiori: le richieste di esecuzione sono state 938, il 63% in piu’ rispetto al 2007. In calo invece in Lombardia: le richieste sono state lo scorso anno circa 28.000, il 28% in meno rispetto al 2007.

“L’occasione della prossima scadenza della proroga degli sfratti del 30 giugno - sottolinea De Cesaris - deve essere colta per comprendere anche la morosita’. Il problema non deve essere solo rinviato di qualche mese. E’ giunto il momento di una profonda inversione di rotta".

Il Sicet richiede un blocco generalizzato degli sfratti, compresi quelli per morosita’, la riduzione del 50% degli affitti, lo stanziamento subito di un miliardo di euro per il sostegno all’affitto e la realizzazione di almeno un milione di case popolari a canone sociale.

G8 L'aquila: Mobilitazione diffusa

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Dopo otto anni eccoci ancora tutti qui: alcuni a nascondere la propria vergogna dietro filo spinato, battaglioni in assetto antisommossa, altri intenti a nascondersi dietro agli sfollati, per usare la tragedia di una città per lavarsi di dosso la nomea di puttanieri e ladri, ed altri, molti ad urlare la propria opposizione ad un sistema iniquo; che produce profitto da sfruttamento e tragedia.
La scelta dell'Aquila doveva rappresentare i vestiti nuovi dell' imperatore, l' ennesima menzogna costruita ad arte per darci a bere che il re è buono, che nonostante le reti, i divieti, le legnate e gli arresti, e i morti in fondo al suo cuore per noi c'è solo benevolenza.
Evitare di fare il confronto con il g8 2001 è impossibile, e allora facciamolo: che ogni cervello scorra indietro al 2001 ed alla colossale figura di merda fatta dai potenti quel giorno sul selciato di Genova, alla Diaz e a Bolzaneto dove per una manciata di giorni la democrazia ha mostrato il suo volto piu feroce.
Da qui l'esigenza di spacciare per beneficenza quella che rappresenta la loro necessità primaria, quella di rifarsi una verginità, un'immagine: gli otto grandi al salvataggio de l'Aquila in un turbine di bugie, ricostruzioni fantasma, infiltrazioni mafiose, militarizzazione del territorio e repressione preventiva. bugie che oramai hanno infettato l intero paese e che richiedono una risposta capillare: che l' Aquila sia da esempio perche le speculazioni e la militarizzazione non esistono solo li, ma in ogni strada e dietro ad ogni angolo, perche le ruberie di governo non mettono in pericolo solo gli aquilani ma ogni essere umano residente sul territorio italiano.
Allora diventa imperativa una serie di mobilitazioni diffuse, capillari, città per città per contrastare in ogni luogo quel mostro chiamato g8.

Appuntamenti ed iniziative Nazionali
- Roma Martedi 07: v-strategy aggiornamenti: 27 fermi a roma aggiornamenti audio su Radio Onda Rossa
- Roma Martedi 07 h 17: accoglienza ai potenti della terra @ pzza Barberini, il corteo arriva in pzza Repubblica in serata cariche a staz termini
- Roma martedi 07 report della giornata
- Napoli Martedi 07 Corteo degli studenti
- Roma mercoledi 08 azioni diffuse [1][2][3][4][5][6]
- giovedi 9 azioni diffuse [1][2][3][4][5]
- L'Aquila Venerdi 10 corteo nazionale contro il g8
- Torino Venerdì 10 ore 21.00 per chiedere l'immediata liberazione dei 21 arresti

Appuntamenti ed iniziative locali:

- Aggiornamenti dal corteo ticker
- Mercoledi 08 h 18 in largo Carrobbio [Cartina] Percorso: Largo Carrobbio, corso di Porta Ticinese, via Molino delle Armi, corso Italia, via Mazzini, piazza Missori, via Arcivescovado, Piazza Fontana[audio][audio2][audio2]
- Lunedi 06 Occupato il rettorato di unimi [foto]

Links:
- g8 @ indymedia italy - news ticker (notizie in rapido aggiornamento) - tutela legale
- Video - Audio:radio onda d'urto ROR
Rassegna stampa:
Lunedi 06: occupato il rettorato di unimi: [1] [2]
Martedi 07: Roma v-strategy [1]

Approfondimenti:
- -- G8 2009 dossier -- aggiornato

Elezioni RSU alla Comer Industries

autore: 
Alex Miozzi

REGGIO EMILIA, lunedì 7 luglio 2009. Lo spoglio delle schede elettorali per la RSU della Comer Industries conclusosi giovedì 2 luglio scorso ha restituito un importante risultato per la FLMU-CUB, diventando il secondo sindacato in azienda con oltre il 25% dei consensi.
Un’importante affermazione della FLMUniti-CUB, ma una trappola elettorale che permetterà a Cgil e Cisl di garantirsi le rappresentanze sindacali.
A fronte di questo risultato infatti però non potrà avere nessun rappresentante nella RSU, l'avrà invece la Cisl, che ha preso meno voti.
Una bella lezione di democrazia, effetto degli accordi "di esclusiva" messi in piedi da Cgil , Cisl e Uil, insieme al padronato, con gli accordi di luglio '93, un sistema che permette alle aziende di scegliersi i sindacati con cui trattare.
In questo modo Cgil, Cisl e Uil hanno nelle elezioni delle RSU una riserva del 33%,garantendosi un controllo da parte delle burocrazie sindacali , significa che, pur prendendo meno voti, hanno comunque la sicurezza di avere un terzo dei delegati, relegando così la volontà dei lavoratori ad ogni elezione in ogni azienda d'Italia.
Se un regolamento elettorale del genere venisse adottato a livello di elezioni nel pubblico impiego o nelle politiche od amministrative si potrebbe parlare di regime e ovviamente sarebbe bocciato come anticostituzionale , mentre a livello sindacale tutto questo è tranquillamente adottato.
La Cgil non ha firmato l'ultimo accordo sulla contrattazione perché ha ritenuto essere antidemocratico, ma a questo punto sarebbe preferibile che non si sciacquasse la bocca con la parola "democrazia" se poi partecipa da 16 anni alla spartizione dei delegati con criteri così discriminatori.
FLMUniti continuerà tuttavia a lottare per i diritti dei lavoratori, senza farsi condizionare da una normativa messa in piedi con l'obiettivo di discriminare il sindacalismo indipendente e di base.

Bob Geldof vs. Berlusconi: " la crisi, il terremoto, l’opposizione, i giudici...

autore: 
le cavallette ... "

5/7/2009 (7:57) - VERSO IL G8 - L'ITALIA AVARA
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/africa/200907articoli/45230g...

L'ACCUSA - Aver stanziato soltanto il 3 per cento della somma garantita nel vertice di Gleneagles
"È vero, non abbiamo rispettato gli impegni"

Berlusconi incalzato da Geldof ammette i ritardi nei pagamenti:
«E' la crisi, rimedierò».
«Signor presidente, tutti hanno lo stesso problema»
INTERVISTA DI MARIO CALABRESI
Silvio Berlusconi e Bob Geldof si incontrano nel cortile di Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio è tormentato dal torcicollo, ma mantiene la promessa di rispondere alle critiche che la rock star famosa per il suo impegno per l’Africa gli ha fatto pubblicamente. Geldof, appena arrivato da Londra, sta ripassando le domande e i dati sugli aiuti italiani all’Africa. Si ritrovano un attimo dopo nello studio del presidente del Consiglio. Si siedono al centro, uno accanto all’altro; le loro squadre sono su due divani contrapposti – i consiglieri di One, la Ong per l’Africa, da un lato; e gli uomini della Farnesina e di Palazzo Chigi dall’altro, tra cui Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. Quello che segue è il resoconto di un’intervista non convenzionale, uno scambio che a tratti è sembrato quasi un incontro di pugilato. Ho temuto un paio di volte che Berlusconi prima, Geldof poi, si alzassero abbandonando la sala, ma alla fine ce l’abbiamo fatta ad arrivare fino in fondo e lo scontro è stato leale. Geldof: «Signor presidente, vado subito alla sostanza. Lei è lo statista di più lungo corso del G8. Nel 2001, a Genova, avete creato il Fondo Globale per l’Hiv/Aids, rendendo disponibile una terapia salva vita gratuita per 3 milioni di persone in Africa. Quindi ha partecipato al vertice di Gleneagles, dove vi eravate impegnati ad investire in aiuti lo 0,51% del Prodotto Interno Lordo entro il 2010, e lo 0,7% entro il 2015: l’Italia, al momento, ha mantenuto solo il 3% di questa promessa. Dalle speranze di Genova siamo passati alla delusione di Gleneagles: non sente il peso di questa responsabilità?»

Berlusconi comincia a leggere da un appunto: «Lei ha ragione, c’è un ritardo nei pagamenti. Noi, però, siamo stati via dal governo per due anni e mezzo. Quando siamo tornati, abbiamo trovato un debito del 110% rispetto al Pil. Ora, a causa della crisi economica, questo debito è salito al 120% e l’Unione Europea non ci permette di restare a questi livelli. Nel fare la legge finanziaria, il Parlamento ha deciso di limitare le spese. Ci è dispiaciuto ridurre anche gli aiuti all’Africa, e su questo abbiamo aperto un dibattito. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è impegnato a tornare in linea con i nostri impegni entro tre anni». Geldof si innervosisce: «Il G8 è in programma fra tre giorni, non tre anni: come presidente di questo vertice, cosa si impegna a fare?». Berlusconi: «Guardi, quanto è accaduto è il contrario di ciò che sto facendo personalmente: quest’anno ho finanziato un orfanotrofio in Thailandia e un ospedale per bambini in Brasile. Comprendo la sua preoccupazione e apprezzo molto il lavoro che fa per i più poveri, ma abbiamo avuto ostacoli oggettivi». Berlusconi dà la parola al consigliere diplomatico di Tremonti, che comincia a spiegare: «Abbiamo iniziato a ripianare i ritardi nei pagamenti verso la Banca Mondiale e le altre organizzazioni finanziarie internazionali. Entro il 2010 raggiungeremo la quota dello 0,33% del Pil destinato agli aiuti, e arriveremo allo 0,51% nel 2015». Geldof lo interrompe: «Mi scusi, sono consapevole di questo. Grazie per la spiegazione». E si rivolge al presidente del Consiglio: «Non ci credo. Per riuscire a realizzare questo piano dovreste fare un lavoro incredibile. E poi non abbiamo più bisogno di piani: ora servono azioni. Sono stufo dei piani, bisogna agire. Dobbiamo avere più aiuti pubblici allo sviluppo. Quando tagliate gli aiuti, levate il cibo dalla bocca dei bambini affamati; togliete letteralmente gli aghi dalle vene dei malati. Perché dobbiamo comportarci così? L’Africa è il secondo mercato emergente del mondo, dopo la Cina. Ha più paesi democratici e meno guerre dell’Asia. Qui stiamo parlando di pochi spiccioli: perché è così difficile reperire i fondi per aiutarla? La cancelliera tedesca Merkel, il premier britannico Brown, persino il presidente francese Sarkozy ha aumentato gli aiuti, ma l’Italia li ha ridotti di 400 milioni. Le economie di tutti i paesi sono un disastro, ma tutti mantengono le promesse che hanno fatto ai poveri. Meno l’Italia. Come può guidare il G8? Dov’è la sua credibilità? E’ una questione umana, non tattica. Siamo stanchi di vedere la gente che muore di fame!» Berlusconi fa un cenno di assenso, si capisce che è stato colpito dall’immagine dei bambini affamati. Geldof aggiunge: «Le parlo come uomo d’affari. Ho visto l’accordo concluso con Gheddafi, tutto business e concretezza: perché non estendere questo atteggiamento all’intero continente? Guiderà il G8 verso una percezione diversa dell’Africa?» Berlusconi: «Sì, sì. Io sono anche il leader che ha più esperienza, e non solo su questo tema. Gli altri sono dei bambini, confronto a me. Su questo punto, però, ho dovuto seguire le posizioni del mio ministro per l’Economia. Ha una forte personalità e ritiene che come prima cosa si debbano rispettare gli obblighi con le istituzioni europee e quelle finanziarie internazionali. Però ha promesso che torneremo in linea con gli impegni presi per gli aiuti allo sviluppo entro tre anni. Vede, lei vive questo problema con intensità emotiva: i soldi sono cibo, e io apprezzo molto il suo lavoro. Ne ho parlato con Tremonti - dice Berlusconi scherzando -, ci ho pure litigato: mi ha presentato le dimissioni un mare di volte. Io però le ho respinte, perché non ho un altro ministro a disposizione. Sul tavolo del G8 ci saranno cinque o sei problemi di grande importanza: l’Africa sarà uno di questi. Dopo, nella finanziaria, vedrò di cambiare il piano per il rientro». Geldof scuote la testa. Mostra a Berlusconi i documenti che il premier aveva approvato al G8 di Gleneagles: «Qui c’è la firma di un paese e l’onore di un uomo».

Berlusconi li legge e ammette: «Mi dispiace, abbiamo commesso un errore». Geldof allora riprende: «Una ragione per cui la crisi in cui ci troviamo è così grave sta proprio nel fatto che abbiamo lasciato il 50% della popolazione mondiale fuori dal nostro sistema. Come puoi vivere con meno di due dollari al giorno? E se guadagni così poco, come puoi comprare i nostri prodotti? L’Africa è un mercato più grande dell’India, del Brasile, della Russia o del Messico: non crede che dovremmo includerla? Se i cittadini africani possono comprare i nostri prodotti, ci sarebbero più posti di lavoro anche in Italia». Berlusconi stringe i pugni: «Lei ha ragione: quando si assume un impegno, bisogna mantenerlo. Noi siamo in ritardo, e questo ritardo dobbiamo colmarlo. Mi dispiace di non aver mantenuto le promesse, ci siamo fatti prendere da tutte le cose che ci sono cadute addosso. La crisi, il terremoto. Abbiamo anche una situazione di forte contrasto con l’opposizione, giudici che ci attaccano...» Geldof lo blocca ancora: «Ma questa, signor presidente, non è una discussione sui media o il sistema giudiziario: stiamo parlando di gente povera che non ha difese». A quel punto, per cercare di abbassare i toni, interviene Gianni Letta, che interrompe Geldof: «Ha sentito: il nostro presidente ha espresso la volontà di cercare una soluzione». Geldof: «D’accordo, ma il G8 è fra tre giorni. Il presidente americano Obama ha detto che vuole affrontare l’emergenza dei paesi poveri: possiamo decidere qualcosa di concreto?»

Berlusconi: «Ho avuto un ottimo incontro col presidente Obama, mi ha fatto una grande impressione. Ha detto che vuole creare un fondo per la sicurezza alimentare: lui ha promesso di stanziare un miliardo di dollari per i prossimi quattro anni, e ora chiede che gli altri sette paesi del G8 mettano un altro miliardo. Io darò una risposta positiva». Geldof: «Saranno nuovi soldi, oppure verranno dagli aiuti che avreste dovuto finanziare già in passato?» Berlusconi: «Nuovi fondi, sì. Vede che faccio sul serio? Io prima di incontrarla ho letto le cose che lei ha scritto, i rimproveri per gli impegni non rispettati, eppure non mi sono sottratto a questa intervista. L’ho fatto perché apprezzo il suo sforzo. Siamo nel torto assoluto e voglio impegnarmi con una persona come lei, che spende la sua vita in questa bellissima missione. Va bene? Cercheremo di non deluderla». Geldof: «Signor presidente, lasciamo perdere l’intervista con “La Stampa”, parliamo francamente tra noi: cosa farà di concreto?». Di nuovo Letta interviene: «Il nostro presidente raccoglierà i suoi suggerimenti ed elaborerà una risposta nei prossimi giorni». Geldof: «E’ una questione di credibilità. Credibilità politica. Lei rischia di diventare il “Signor 3%”, quello che mantiene solo il 3% delle sue promesse. Cosa farà di concreto all’Aquila?». Berlusconi non capisce cosa significhi «Mister 3%», resta interdetto. Il suo assistente Valentino Valentini, che è seduto tra loro e traduce, gli spiega l’accusa di Geldof. Allora Berlusconi si fa più serio e scandisce le parole: «Io come imprenditore non ho mai mancato ad una promessa, e con gli elettori mi sto comportando nello stesso modo. In questo caso c’è stata una impossibilità di bilancio che non è dipesa da me. Se avessimo dato i soldi in questa direzione avremmo avuto delle penalità terribili dall’Europa. Siamo stati nell’impossibilità di adempiere agli impegni, impossibilitati a spendere. Adesso dobbiamo trovare un modo per chiudere altre spese e spostare i soldi nella direzione degli aiuti. Abbiamo forse la possibilità di farlo, ma sono tutti tagli molto dolorosi». Geldof: «Ma questo sarebbe un investimento». Berlusconi: «Sì, ne sono sicuro. Ho letto l’ultima relazione dell’Onu secondo cui nei prossimi 15 anni ci saranno due miliardi di persone in più al mondo, che nasceranno nei paesi esclusi dal benessere. Ci rimettiamo tutti, se non facciamo in modo che la libertà, la democrazia e quindi il benessere si diffondano. Ma ad un certo momento non abbiamo avuto la possibilità materiale di farlo, perché l’Europa che ci minacciava delle penalità...». Geldof: «Non rimproveri Bruxelles, presidente: Bruxelles è più lontana da Roma dell’Africa. Io sono stato a Lampedusa: se volete fermare la tragedia dell’immigrazione clandestina, dovete aiutare i paesi di provenienza a creare condizioni di vita migliori e aiutare a svilupparsi le loro economie. Signor presidente, quando i ricchi diventano meno ricchi, i poveri diventano ancora più poveri». Berlusconi: «Certo: più quelle persone diventano povere, più diventano disperate. So bene che aiutarle non è solo un dovere, ma anche un nostro interesse». Geldof: «Vuol dire che a L’Aquila farà qualcosa?». «Prenderò la guida. Insieme ad Obama agiremo, ne sono assolutamente convinto. Vedremo di farlo».

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